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CRONOLOGIA

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E PAESI

< vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1923 
SECONDA PARTE  -   SCUOLA: RIFORMA GENTILIANA  -  Scoperte/Scienza  - Cultura/Costume
i disastri: Eruzione dell'Etna e crollo della diga del Gleno

HitlerIL NAZIONALISMO TEDESCO ALLE SUE ORIGINI
"FEDERICO II NE FU IL PADRE"

e vedi anche   "HITLER -WAGNER E GLI EBREI"

e  HITLER - LA GRANDE ASCESA

la LEGGE ELETTORALE ACERBO  

 Le reazioni del mondo, al "colpo di Stato" del fascismo dello scorso anno!
"MUSSOLINI è legato all'intima natura di un Savonarola e un San Francesco" scrive Le Galuois;
"Una salutare giusta reazione contro il bolscevismo"
scrive il Times;
"E un nuovo Garibaldi in camicia nera" afferma il N. York Tribune, che pochi mesi prima lo aveva bollato come un capo di una specie di Ku Klux Klan.

Iniziano alcune riforme. Alcune di controllo nell'amministrazione statale. Come la revisione dei ruoli del personale, che permette di introdurre dei meccanismi nuovi che lasciano a casa alcuni soggetti, mentre sono assunti quelli più capaci e anche ovviamente più "graditi".

Le ferrovie perdono 36.000 addetti, ritenuti incapaci, vecchi, con scarso rendimento. I telefoni passano alle società private. Le Assicurazioni non sono più monopolio dello Stato e seguono la stessa sorte. La Radio invece no; dai privati - questo potente mezzo di propaganda persuasiva - passa al governo, creando un apposito ministero. 
Il 1° MARZO un decreto fissa la giornata lavorativa in 8 ore. Abolita la festa dei lavoratori del 1° maggio ritenuta bolscevica. Alla fine dell'anno la Confindustria fa un solenne patto con le corporazioni fasciste e dichiara "armonizzeremo la nostra azione con le direttive del governo nazionale".

Nella scuola parte la "riforma Gentile". Il filosofo che é ministro dell'istruzione vara diversi decreti con i pieni poteri concessi al governo, quindi senza dibattito parlamentare. Traduce comunque in pratica quanto è già stato discusso in diversi anni da altri governi, che non sono mai andati oltre un vago abbozzo di un programma, sempre rimandato, non ritenendolo mai prioritario anche se metà della popolazione italiana è analfabeta.
Viene applicato un certo rigore nella struttura scolastica, una severità nell'obbligo della frequenza, una chiara definizione di percorso e di programmi di studio che riguardano tutti i gradi di istruzione, dalla scuola materna fino all'Università. Al centro la cultura umanistica anche se é costituito per la prima volta il Liceo scientifico. Una conquista!
Un altro decreto fissa che al termine della scuola superiore, per entrare all'Università gli studenti sono obbligati a sostenere un esame di Stato con alcune prove che permettono di giudicare la maturità del candidato. Proprio per questo inizia a chiamarsi "esame di maturita'".

 

SCOPERTE E SCIENZA
(in costruzione)

Sul piano scientifico MUSSOLINI istituisce in Italia il CNR, Il Consiglio Nazionale delle Ricerche con il compito di promuovere e coordinare la ricerca scientifica e tecnologica italiana alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio; che poi è lo stesso Mussolini

Entra anche in funzione ed é creato il corrispettivo Ministero delle Comunicazioni dove confluiscono le poste, i telegrafi, e l'Unione Radiofonica Italiana, l'URI, che inizierà a emettere trasmissioni regolari il 4 ottobre del prossimo anno.

MUSSOLINI SCOPRE IL POTENTE MEZZO DI PERSUASIONE: 
CINEMA  E RADIO

Sul versante politico i Popolari commettono un grosso errore nel tranello che ha teso loro Mussolini. Al congresso dei cattolici del 12 aprile a Torino, una corrente non gradisce l'appoggio dato al fascismo e pur ammettendo che "questo governo può portare del bene alla patria" rifiuta una seria convergenza con Mussolini. Alla fine si é d'accordo con un'ambigua tattica di collaborazione non condizionata. Ma l'intesa, dura poco più di una settimana.
Il 24 APRILE, il partito si spacca in tre gruppi. Nasce il Partito Nazionale Popolare in contrapposizione al Partito Popolare Italiano. Mentre un altro gruppo, i Cattolici nazionali, prendono un'altra strada e il 3 luglio firmano un manifesto dove offrono il pieno consenso al governo Mussolini.
MUSSOLINI appoggiato da questa piccola corrente di cattolici di destra, non si lascia sfuggire l'occasione, fa partire subito una campagna feroce e sprezzante (e qualche spedizione punitiva in alcune sedi dei popolari che chiama "traditori") contro DON STURZO, che il 10 luglio é costretto a fornire chiarimenti, che Mussolini ora esige "chiari, precisi, inequivocabili" dopo le sue ambigue dichiarazioni a Torino.
Mussolini ha già deciso, ma la scena la vuole ufficiale. Don Sturzo deve abbandonare il governo. Poi é anche costretto all'interno del partito, ormai lacerato, a dimettersi. Mussolini sempre abile ha condotto prima una delicata operazione chirurgica all'inizio, e alla fine ha dato il taglio netto, e così dalla sua parte ha ora una corrente, anche se piccola, che si è espressa chiaramente a suo favore e lui ora può affermare che Don Sturzo era l'uomo sbagliato dentro un partito di "cattolici che invece desiderano il bene dello Stato". Gli aderenti delle due grandi correnti s'interrogano e non ci capiscono più nulla. Era quello che voleva Mussolini. Ora ha il piccolo gruppo che l'appoggia e lo usa come un ariete, vuole insomma dare l'impressione che tutti i cattolici d'Italia, ovviamente i "migliori", sono con lui. E per far questo, lui consumato giornalista, usa la propaganda. Dà l'impressione che tutti i cattolici gli si sono schierati a fianco, convincendo così i titubanti, gli scettici, e quelli fino allora rimasti a fare gli agnostici.

Non si sta meglio dei cattolici dentro molte sezioni di socialisti, che al XX congresso del 15 aprile i dirigenti, spesso senza neppure ascoltare la base (sempre più distante), negano ogni collaborazione ai comunisti. Questi ultimi nel Paese  già non hanno vita facile con Mussolini, ma ora si devono battere anche con i "cugini" rossi. Benito Mussolini, l'ex socialista, può gongolare dalla gioia; tutta la sinistra italiana si sta facendo il karakiri da sola; lui deve solo aspettare.

PALMIRO TOGLIATTI in agosto ha fondato il suo giornale Lo Stato operaio", clandestino, ma già a settembre, con l'imputazione di "complotto contro la sicurezza dello Stato" viene arrestato assieme ai suoi collaboratori.
Stessa sorte all'altro foglio, Il lavoratore, che si stampa a Trieste. E cessano per gli stessi motivi, in attesa di più severe misure sulla libertà di stampa, L'avanguardia, Guerra di classe, L'Internazionale, Compagna, Scintilla, Sport e proletariato. Considerati tutti "bolscevichi". Lo abbiamo già evidenziato quanto panico diffonde questa parola nella classe borghese, industriale e agraria italiana.

Dalla Russia giungono (anche se molto gonfiate) entusiastiche relazioni di osservatori socialisti che più false che vere, vanno sui giornali della sinistra. La rivoluzione sta esaltando i capi dei partiti di sinistra italiani che hanno mandato Gramsci a Mosca ad osservare e relazionare. Troviamo così che i giornali di sinistra, spesso clandestini, sono paradossalmente i quotidiani più letti dagli allarmati borghesi  liberali.

A distinguersi nel coro di proteste fra spaccature e ripensamenti di altri partiti, sono proprio i liberali che dichiarano e manifestano pubblicamente la piena fiducia al governo di Mussolini, e ricordano (temendo di essere messi da parte) la preziosa "opera di collaborazione" che hanno offerto in passato al vecchio movimento fascista. Solo ora questa collaborazione è palesemente dichiarata. Del resto per loro il fascismo si presenta l'unica forza politica che combatte il bolscevismo, e dichiarano apertamente, che se é necessario bisogna usare all'occorrenza anche le maniere forti; "solo questo - affermano - è rassicurante".

LAEGGE ACERBO

1 LUGLIO - Salito al potere, Mussolini fa elaborare dal sottosegretario alla presidenza del consiglio GIACOMO ACERBO un disegno di legge. E'  approvato -ovviamente- prima da Mussolini il  9 GIUGNO, poi dal consigli dei ministri alla Camera che nominano una commissione perchè ne prenda  visione (!). Scoppia rovente nell'opposizione la polemica  per questo disegno di legge che è poi la  RIFORMA ELETTORALE che Mussolini vuole modificare come una "inderogabile necessita'" (prima che finiscono i suoi Pieni poteri) in senso maggioritario. Il suo piano sconcerta perché é diabolico. La Legge Acerbo,  introduce il sistema del premio di maggioranza che consentirà in seguito a Mussolini di fare il dittatore. La legge prevede  l'adozione del sistema maggioritario all'interno di un collegio unico nazionale. Chi prende più voti (viene introdotto questo principio) prende i due terzi dei seggi (356), mentre i restanti (179) su base proporzionale vanno alle liste rimaste in minoranza. La legge è  approvata alla Camera il 21 luglio con 223 si, 123 no. Al Senato il 14 novembre con 165 si, 41 no.

( ( ( Le elezioni del 6 aprile del 1924, con questa legge, si svolgono in un clima rovente (con le accese contestazione e varie accuse di brogli e irregolarità prima e dopo le elezioni; con Rocca, Matteotti ed altri). La campagna elettorale si era aperta il 24 gennaio con un discorso di Mussolini in piazza Venezia a Roma. Escludeva ogni ipotesi di alleanza elettorale con altri partiti. Obiettivo primario sconfiggere i partiti dell'opposizione e in particolare i partiti della sinistra. Poi invitava "Tutti quegli uomini del popolarismo, del liberalismo e delle frazioni della democrazia sociale a collaborare con la maggioranza fascista che presentava un unico listone.
Cinque giorni dopo (il 29 gennaio)  veniva nominato un comitato elettorale composto di membri designati dal Gran Consiglio del fascismo per dar vita al "Listone". Vi entrano uomini politici liberali e democratici. Salandra è uno di questi e motiva la sua adesione riconoscendo in Mussolini "il continuatore della migliore tradizione liberale e risorgimentale".
Il 5 febbraio successivo (tempestivamente) a capo  delle poste e telegrafi - compresa dunque la Radio - viene nominato ministro Costanzo Ciano per questo importante settore "strategico". Pochi mesi dopo darà vita all'URI (Unione Radiofonica It.) unificando le tre società che prima gestivano il settore telecomunicazioni ai suoi primi passi. 
 Il 24 marzo dal teatro Costanzi a Roma Mussolini per il suo discorso elettorale utilizza per la prima volta il messaggio di radiodiffusione politica, collegando vari punti di ascolto. E' il primo esperimento, non molto bene riuscito, ma è ormai questa (assieme al cinema) la strada che si percorrerà per la propaganda. Ogni paese d'Italia verrà dotato di una radio con  altoparlanti nelle piazze per l"ora del Duce". (Hitler, perfino ossessivamente,  percorrerà la stessa strada)

Il 6 APRILE si vota. La maggioranza governativa ottiene il 64,9% dei voti validi (pari al 41 % degli iscritti alle liste elettorali. Su 7.614.451(pari al 63,1 degli elettori iscritti)  il "listone" fascista ottiene 4.305.936 voti, soprattutto nell'Italia centrale e meridionale.  Quindi, con la legge Acerbo sono 375 i deputati eletti con il "listone", di cui 275 hanno in tasca la tessera del fascio)..

Mentre le opposizioni che accolsero 2.511.974, pari al 35,1 %; devono accontentarsi  (la legge Acerbo li penalizza) di 161 deputati.  Stranamente nelle quattro regioni settentrionali il "listone" non ha ottenuto credito. Infatti gli "oppositori nordisti", Piemontesi, Liguri, Lombardi e Veneti  (l'intero Nord) ebbero più consensi dei fascisti; con 1.317.117 voti contro 1.194.829 del Listone".
Ma la legge Acerbo è scattata; cosicché i voti del Sud permettono di conquistare il Nord. Una beffa dei deboli ("bisogna pesarli i voti, non contarli" diceva ancora Massimo D'Azeglio nel 1849; ostile al suffragio universale; e aggiungeva "Tante pecore non valgono un solo mandriano". 
Infatti nel Nord  "il peso" lo fece la Confindustria.  A cento giorni prima del voto  (il 19 dicembre del 1923) incontrandosi a Palazzo Chigi - presente Mussolini- con le Confederazioni delle corporazioni fasciste gli industriali hanno fatto sapere che la loro associazione "armonizzerà la propria azione con le direttive del governo nazionale", e di " voler stringere cordiali rapporti per giungere a una reciproca collaborazione". 
La settimana prima (il 12 dicembre - l'11 di giugno erano scattate le misure sulla libertà di stampa, rigorosamente poi andate in vigore con un decreto del 10 luglio 1924) erano state sospese (adducendo "per ordine pubblico") le pubblicazioni dei giornali La Giustizia, Il Lavoratore, L'Avanguardia, L'Internazionale, Sport e proletariato, Scintilla, Guerra di classe, e  altri minori. In seguito quelli più importanti, nazionali, intervenendo sulla sostituzioni dei direttori, ma soprattutto sulla proprietà del giornale come al Corriere della Sera, La Stampa, Il Gazzettino, Il Messaggero ecc.)

Il 24 AGOSTO, durante l'approvazione della legge (tra i favorevoli troviamo invece DE GASPERI) un oppositore accanito é DON GIOVANNI MINZONI; ma nel corso di alcune spedizioni punitive fatte dai fascisti nei vari circoli cattolici dopo il polemico abbandono di DON STURZO al governo, cade vittima di uno di questi atti di intimidazione e di violenza.

Dopo questo superato scoglio della legge elettorale, nella navigazione parlamentare, sulla politica internazionale Mussolini é subito chiamato a risolvere una questione delicata. L'invasione della Francia nella Ruhr che i francesi giustificano per le inadempienze della Germania. In virtù dei famosi trattati di riparazione della guerra persa, sostengono che la Germania non fornisce i quantitativi (molto ingenti) di carbone contemplati negli esorbitanti patti.
MUSSOLINI dovrebbe appoggiare l'iniziativa della Francia ma abilmente si disimpegna. A giugno però esce allo scoperto e fa un discorso sibillino contro i francesi, accenna ai "diritti di un popolo che sorge di fronte ai popoli che declinano" .
Chiara la simpatia per la Germania dove Mussolini si è recato in visita per 10 giorni lo scorso anno per rendersi conto di persona in che disastro economico vive questa nazione.

Altro intervento arrogante nella politica estera italiana è l'invasione di Corfù con un piccolo contingente per difendere alcuni diritti che l'Italia ritiene "sacrosanti".
La spedizione viene massacrata. Mussolini fa immediatamente salpare una squadra navale e inizia a bombardare l'Isola che subito dopo é occupata. La Società delle nazioni sollecitata dalla Grecia a intervenire accusa Mussolini di occupazione arbitraria. Mussolini risponde di non interferire nelle questioni interne dell'Italia e minaccia di lasciare la Società.
Poi si arriva a un compromesso, ottiene poco, ma già qui si delinea la sua arroganza nella politica estera. Un segnale piuttosto allarmante.

Eppure l'Austriaco KALERGI propone alla riunione della Società delle Nazioni "gli Stati Uniti d'Europa". E' un fallimento; altrettanto quello del 1929 quando si tenterà di formare una Società delle Nazioni basata su un clima di collaborazione  economica e militare.
MUSSOLINI è insofferente alle unioni, e prima ancora della sua caduta, nel '41 MUSSOLINI farà arrestare gli esponenti che vogliono e auspicano il federalismo europeo.
Sarà poi uno degli arrestati, SPINELLI, alla caduta del fascismo il 27 Agosto '43 a fondare il "Movimento Federalista Europeo" cui farà seguito il 19-9-1946 la proposta di CHURCHILL, che il 16-12 a Parigi, con Francia, Inghilterra, Germania, costituisce "l'Unione Federalista Europea" dove aderisce il "Movimento" italiano proprio di Spinelli.

L'anno si chiude con il Patto della Confindustria e il Governo Fascista, stipulato il 19 dicembre. Ma si chiude anche con un regalo di Natale poco simpatico per il deputato dell'opposizione, GIOVANNI AMENDOLA che é oggetto alla vigilia di una spedizione punitiva in casa; riceve un mucchio di bastonate.

L'anno si chiude anche con un altro evento, che non possiamo non mettere in cronaca per le conseguenze che l'evento stesso avrà sulla scena politica mondiale fra alcuni anni.

E' il

IL PUTSCH DI MONACO DI HITLER

 

Continua