ANNO 1925
(continua anno 1925 b)

IL 3 OTTOBRE alcuni incidenti delle squadre fasciste a Firenze, fanno infuriare Mussolini che vuole ora abbandonare la violenza e realizzare un regime politico forte, ma anche edificare la sua dittatura senza il terrore, che ora ritiene controproducente, ed, infatti, licenzia su due piedi il prefetto e il questore di Firenze, che non sono stati in grado di controllare i disordini. E' un colpo di teatro ! La folla é stupefatta, si fa la domanda e la risposta "Mussolini sta' veramente mettendo in pratica quello che aveva detto"

Ma non basta, ed é clamoroso, impone al segretario del partito FARINACCI la smobilitazione delle squadre fasciste. Mentre il giorno 8 dello stesso mese è eliminata l'istituzione dei sindaci in tutti i comuni d'Italia e sostituito con il Podestà, nominato d'ora in avanti, non con le elezioni amministrative locali ma dal Prefetto fascista. La figura del Podestà non è solo quello di un amministratore ma é un'autorità che gode prestigio nella propria zona, sul proprio territorio e lo governa, relazionando a Mussolini in persona anche piccoli eventi come i fatti della provincia.

Ma nonostante tutto, altri segnali di credibilità e appoggio al fascismo lo troviamo nella Banca Morgan americana, che concede in giugno un prestito a Mussolini di 50 milioni di dollari.
Il 18 novembre ne fa un altro da 100 milioni di dollari, e un altro ancora alla Fiat di 10 milioni. Tutto questo permette di iniziare vari progetti che Mussolini sta varando a beneficio dell'agricoltura, nelle opere pubbliche e,  concedendo incentivi anche alla grande industria privata ma sempre sotto il suo controllo. Lui a decidere chi ne può beneficiare e chi no. (i primi -con foto e biografia- finiranno nel famoso volume del 1928 "La mia nazione operante" - 2000 "fervidi assertori" del fascismo (
maturi nobili, principi, conti e marchesi, i più noti industriali e banchieri italiani, apprezzati notabili, professionisti e famosi intellettuali, giornalisti, artisti, scrittori. ecc.) che riportiamo interamente in queste pagine di "Cronologia".)

Uno di questi imponenti interventi economici è quello fatto nei confronti della produzione agricola, dove Nussolini va a creare una struttura governativa per seguire passo passo quella che è lanciata come una sfida, La battaglia del grano.

Il progetto é ambizioso, ed é quello di rendere autonoma la produzione del grano in Italia che rappresenta ormai da anni circa il 50% del deficit della bilancia dei pagamenti, circa 4 miliardi di lire.

L'Italia che ne consuma 75, importa circa 25 milioni di quintali anno di grano, mentre ne produce solo circa 50; quindi con gravi ripercussioni nella bilancia dei pagamenti visto che l'Italia esporta poche cose, fra l'altro solo prodotti di grandi complessi industriali, come la chimica.
Con il rilancio dell'agricoltura e gli incentivi, si introducono i concimi, le varietà selezionate, le prime macchine agricole, i primi trattori ecc.

La propaganda mobilita tutti i mezzi per rendere in progetto fattibile sotto il profilo produttivo ma soprattutto sotto il profilo politico. La vittoria su questo fronte deve rappresentare una dimostrazione di indipendenza, quindi di prestigio nel mondo che sta ora osservando con molta curiosità l'Italia con questo singolare regime, ma soprattutto osserva quest'uomo che con il sistema delle corporazioni (nel 1934 saranno 22) sta inventando e ottenendo soddisfacenti risultati con un nuovo tipo di economia, antiliberale, interclassista, nazionalista, con mille difetti ma molto gradita agli interessi dei grandi gruppi monopolistici italiani, che tramite Mussolini hanno così allontanato per sempre lo spettro del collettivismo comunista, cioè l'espropriazione.

Il corporativismo non é per nulla un'invenzione di Mussolini, ma é l'asse ideologico e il modello dell'Associazione Nazionalistica Italiana fin dagli inizi del secolo, dove le più compiute elaborazioni del corporativismo moderno sono dovute ad ALFREDO ROCCO. E Rocco lo troviamo e lo troveremo accanto a Mussolini su tutto l'intero percorso del regime, che forma in questi anni un vero e proprio "Stato Corporativo". In ogni angolo degli atti legislativi e produttivi, troviamo sempre e comunque la firma e il nome di ROCCO.

Il risultato della "battaglia del grano" fu un successo; la produzione raggiunse nel 1931 il traguardo di 81 milioni di quintali, cioè l'intero fabbisogno nazionale. Non era mai accaduto a storia d'uomo, quindi l'effetto che si voleva ottenere sul piano del prestigio nazionale e internazionale fu clamoroso, anche se i risultati sotto il profilo economico non furono del tutto positivi, anzi negativi.
Si era appena partiti con i grandi investimenti pluriennali, che già nel 1927 i mercati esteri crollarono con il prezzo dei cereali. Era così conveniente il grano prodotto all'estero che Mussolini dovette chiudere le frontiere agli speculatori, che non mancarono. Anche se nessuno se ne accorse (tutti presi dalla esaltante propaganda) si creò una grave crisi su tutto il comparto agricolo che si era votato (o era stato sollecitato) con i terreni a coltivare grano, tralasciando, pur avendone la vocazione, altre produzioni molto redditizie per le esportazioni, dove prima l'Italia dominava.
Era sempre stata la sua ricchezza l'esportazione verso i mercati europei, la frutta e la verdura italiana. Il meridione soprattutto ricevette una grave modificazione nella diversificazione delle colture, tali che non si riprese neppure negli anni del secondo dopoguerra.

La coreografia di questa "sfida", con la regia di MUSSOLINI, fu teatrale, spettacolare, alle volte molto folcloristica e anche parossistica. Le piazze d'Italia, le aiuole dei giardini pubblici, i parchi, furono seminati a grano. Nelle scuole perfino nei vasi al posto dei fiori si seminavano chicchi di frumento che venivano dagli scolari delle varie classi (si inventarono vere e proprie gare) diligentemente curati, annaffiati e infine con una grande festa "mietuto".
Altre feste di mietitura avvenivano nelle campagne, e spesso non solo a presenziare ma a tagliare e ad infilare covoni nelle trebbiatrici, troviamo sotto il sole MUSSOLINI a torso nudo, con uno stuolo di cineoperatori che indugiavano nelle sequenze maschie, che poi riversavano in ogni sala cinematografica di ogni cinema, dopolavoro, scuole e asili infantili.

Infatti, nasce proprio quest'anno l'istituto LUCE con lo scopo di svolgere un'opera di propaganda e diffusione della cultura e delle opere che si stanno realizzando nel Paese, ma soprattutto è un grande nuovo megafono per tutte quelle manifestazioni dov'era presente MUSSOLINI o i suoi gerarchi, ogni qualvolta si doveva inaugurare un edificio pubblico, una ferrovia, un ponte, una strada, una chiesa, un dopolavoro e le tante palestre interne ed esterne (in verità tante!)

Fra le tante realizzazioni ve ne sono alcune di indubbio prestigio, nel sociale, quando crea le strutture dell'OMNI, e altre che faranno scuola anche nel dopoguerra.
I tecnici italiani in questo particolare inizio di secolo erano tutti straordinari e con idee rivoluzionarie. Prima avevano trovato sempre politici incapaci di comprendere che il mondo si stava avviando verso la tecnologia; dall'ingegnere fino all'ultimo contadino ogni giorno ci si poteva aspettare un nuovo prodotto, una nuova macchina, una nuova lavorazione, una nuova idea applicativa; e infatti l'ingegno italiano emerse, e cosa ancora più eclatante questo ingegno, il made in Italy, lo stile Italy (che nacque proprio in questi anni) da allora non è più tramontato.

Non contava solo lo studio di base di una vecchia scuola da anni carente di attualità. Ogni italiano iniziava a osservare con un altro occhio il mondo, il lavoro quotidiano poteva essere modificato anche con un semplice arnese, o con un'innovazione che faceva diventare il suo lavoro straordinario e altamente produttivo.
Non era solo lo studio, era l'osservazione attenta di alcuni che con la loro creatività rendevano poi la vita facile ad altri.
Come quel piccolo e anonimo contadino vicentino che costruisce la prima falciatrice che taglia erba o il grano e che in un baleno fa il lavoro nello stesso tempo di cento mietitrici con il falcetto, il metodo vecchio di 3000 anni. Un mondo insomma in risveglio che fa cambiare tecniche, modificare il costume, cambiare il paesaggio, e con la nascente motorizzazione accorciare le distanze.
Come l'ing. PURICELLI che va a costruire la prima autostrada del mondo, la Milano-Laghi. E molti altri che vedremo nei prossimi anni: Realizzeranno opere grandiose, strade, nuove città, piani regolatori d'avanguardia, bonifiche di terre, dighe, ponti, viadotti, gallerie. Tutti uomini straordinari.

Lacune ce ne saranno molte, incomprensioni e superficialità tante, disorganizzazione pure, ma questo succedeva anche in altri paesi del mondo, perfino in America visto che faceva ponti d'oro ai nostri tecnici e anche alle semplici maestranze. Ford spendeva milioni di dollari in pubblicità per vendere le sue auto e diventava verde dalla rabbia quando il lunedì sulle pagine dei giornali di tutto il mondo i nostri meccanici con una piccola officina nel sottoscala, avevano gratis i titoli da scatola con le loro vittorie. I vari Lancia, Romeo, Bugatti, Ferrari ecc.

L'anno si conclude il 31 DICEMBRE con Mussolini in Campidoglio a Roma, e in un discorso annunzia che farà di Roma nuovamente una capitale potente e di grande prestigio. Parte così un piano di risanamento, di ristrutturazione e di costruzioni straordinario che in certi casi porta a far scomparire alcuni quartieri in degrado e a farne nascere altri nuovi, monumentali. E in periferia, sull'Agro Pontino, modifica perfino il territorio di milioni di ettari insalubri, deserti da secoli e secoli.

MUSSOLINI lo vedremo in questi anni, operare "in grande". L'Italia è trasformata tutta in un cantiere. Sono gli anni d'oro del fascismo e anche della primissima modificazione del tenore di vita degli italiani, dove cambia soprattutto anche il costume, il modo di vestire, ma soprattutto l'alimentazione da secoli carente non solo nelle misere campagne ma anche nelle città e nelle nuove metropoli.

A fine anno il grosso problema per Mussolini è un altro, e non solo per lui, ma per l'Italia intera. E' un grosso macigno che incombe sempre sull'economia nazionale. Dopo sette anni dai trattati di Versailles, e dopo varie conferenze per modificare alcuni diktat sulle spartizione dei territori e sui debiti di guerra, gli Stati Uniti fissano il 14 novembre, definitivamente il debito dell'Italia in 2.040.000.000 di lire da pagarsi in 62 anni, fino al 1987.

Mussolini che ha sempre fatto di questa sua battaglia una questione di orgoglio, sempre paladino per combattere l'infame ingiustizia di Versailles con le indegne spartizioni, possiamo ben pensare che la fine dell'anno, con la notizia appena accennata sopra, lo chiude con propositi bellicosi. Sa che le sue conquiste economiche, il lavoro italiano, tutti i sacrifici, possono essere tutti vanificati con questi trattati, che presto sentiremo definirli da lui "ne' eterni ne' perfetti" e non é disposto ad accettare che chi li ha emanati sia dotato di "virtu' mitologiche".
La "beffa" della guerra '15-'18 lo perseguita e lo indigna da sette anni (come ogni italiano), ma anche  al di la' delle Alpi un suo "allievo" é ancora più arrabbiato di lui, definisce gli stessi trattati una "condanna e un'infamia per tutto il popolo tedesco" e quel popolo gli sta battendo a milioni le mani, dandogli ragione, e oltre che appoggiarlo moralmente si sta mobilitando; ed é in attesa di segnali forti.
(Hitler sta uscendo quest'anno dal carcere, dopo il processo del putch della birreria, che da anonimo che era lo ha invece reso popolare in tutta la Germania)

Limitiamoci ora alla cronaca di questi anni, dove questi trattati saranno la principale forza scatenante, prima verbali, poi belliche, e causeranno non poche incomprensioni e arroganti reazioni, per la cocciuta volontà di non voler comprendere i "vincitori" di Versailles la situazione disastrosa di altri popoli, o forse incapacità nel fare una più giusta revisione senza egoismi, che vinti e "vincitori mutilati" non solo aspiravano, ma anche imploravano per non essere strangolati nella propria economia.

Nessun italiano e nessun tedesco era disposto a lavorare e a fare per altri 62 anni sacrifici per soddisfare l'ingordigia di chi con imponenti mezzi era intervenuto in una guerra all'ultimo momento affermando che... "lo faceva per il benessere e la libertà dei popoli".
Questi popoli ora in ginocchio decisero che tanto valeva buttarsi in un altra brutta avventura; del resto peggio di così il futuro non poteva proprio essere.

Ma forse la guerra la volevano tutti, i "veri" vincitori per ripetere nuovamente il "miracolo economico" del dopoguerra, e i vinti per vendicarsi della sconfitta, dei diktat e delle umiliazioni che avevano subito e che stavano subendo.

Ma proseguiamo con gli anni...................

CONTINUA ANNO 1926 >