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CRONOLOGIA

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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1925 (04)

NOVEMBRE - DICEMBRE 1925
Contro la massoneria - La legge sulla stampa

NOVEMBRE 3 - «Il Popolo», organo ufficiale del Partito popolare, cessa le pubblicazioni dopo che da mesi era quotidianamente posto sotto sequestro.
NOVEMBRE 5 - L'ex deputato socialista Tito Zaniboni e il generale Luigi Capello arrestati per complotto contro la vita di Mussolini. Sono chiuse tutte le logge della Massoneria di Palazzo Giustiniani, della quale il generale Capello faceva parte, e sono poste sotto "custodia" quelle della Massoneria di Piazza del Gesù. Tito Zaniboni (con una legge retroattiva del 25 nov 1926 -
Leggi per la difesa dello stato - vedi 1926) sarà condannato nel 1927 a trenta anni di reclusione dal Tribunale speciale. (Nota: Zaniboni dopo l'8 settembre 1943, sarà chiamato da Badoglio a far parte del governo).

La notizia dà il via sulla stampa fascista ad una violenta campagna contro le opposizioni, fomentatrici di un simile gesto. Gli organi della stampa d'opposizione subiscono una serie di sospensioni e di sequestri.
Decretati lo scioglimento del partito socialista unitario e il suo organo ufficiale
«La Giustizia» è sospeso. I componenti del PSU decidono allora di dar vita al Partito socialista dei lavoratori italiani.

NOVEMBRE 5 - E'ufficialmente riconosciuto -con un apposito decreto legge- l'istituto LUCE (L'unione per la cinematografia educativa . già fondato nel 1924). Lo scopo che gli è attribuito è di svolgere un'opera di propaganda e di diffusione della cultura a mezzo dello strumento cinematografico. Nel corso del 1926 la LUCE costituisce presso i provveditorati scolastici dei maggiori comuni alcune cineteche per la distribuzione di pellicole per la visione nelle scuole medie.
Propaganda soprattutto delle opere che si stanno realizzando nel Paese, ma soprattutto è un grande nuovo megafono per tutte quelle manifestazioni dov'era presente MUSSOLINI o i suoi gerarchi, ogni qualvolta si doveva inaugurare un edificio pubblico, una ferrovia, un ponte, una strada, una chiesa, un dopolavoro e le tante palestre interne ed esterne (che in verità furono tante!).
Fra le tante realizzazioni ve ne sono alcune d’indubbio prestigio, nel sociale, quando crea le strutture dell'OMNI, e altre che faranno scuola anche nel dopoguerra.
I tecnici italiani in questo particolare inizio di secolo erano tutti straordinari e con idee rivoluzionarie. Prima avevano trovato sempre politici incapaci di comprendere che il mondo stava avviandosi verso la tecnologia; dall'ingegnere fino all'ultimo contadino ogni giorno ci si poteva aspettare un nuovo prodotto, una nuova macchina, una nuova lavorazione, una nuova idea applicativa; e infatti l'ingegno italiano emerse, e cosa ancora più eclatante questo ingegno, il
made in Italy, lo stile Italy, da allora non è più tramontato.
Non contava solo lo studio di base di una vecchia scuola da anni carente di attualità. Ogni italiano iniziava a osservare con un altro occhio il mondo, il lavoro quotidiano poteva essere modificato anche con un semplice arnese, o con un'innovazione che faceva diventare il suo lavoro straordinario e altamente produttivo.
Non era solo lo studio, era l'osservazione attenta che abbinata alla creatività rendevano poi la vita facile ad altri italiani; come quel piccolo e anonimo contadino vicentino che costruisce la prima falciatrice che taglia erba o il grano e che in un baleno fa il lavoro di cento mietitrici con il falcetto, il metodo vecchio di 3000 anni. Un mondo insomma in risveglio, che fa cambiare tecniche produttive, modificare il costume, cambiare il paesaggio, accorciare le distanze.
Come l'ing. PURICELLI che inizia a costruire la prima autostrada del mondo, la Milano-Laghi. E molti altri che vedremo nei prossimi anni. Realizzeranno opere grandiose, strade, nuove città, piani regolatori d'avanguardia, bonifiche di terreni, dighe, ponti, viadotti, gallerie. Tutti uomini straordinari.
Lacune ce ne saranno molte, incomprensioni e superficialità tante, disorganizzazione pure, ma questo succedeva anche in altri paesi del mondo, perfino in America visto che faceva ponti d'oro ai tecnici italiani e anche alle semplici ma specializzate maestranze. Ford spendeva milioni di dollari in pubblicità per vendere le sue auto e diventava verde dalla rabbia quando il lunedì sulle pagine dei giornali di tutto il mondo i nostri meccanici con una piccola officina nel sottoscala, avevano gratis sui quotidiani titoli da scatola con le loro vittorie. I vari Lancia, Romeo, Bugatti, Ferrari ecc.

NOVEMBRE 8 - L'aviatore De Pinedo conclude il suo volo: Italia-Australia e ritorno; 55.000 km in 370 ore.

NOVEMBRE 8 - I quotidiani «
Avanti!» e «L'Unità» sono sospesi con decreto del prefetto di Milano.

NOVEMBRE 9 - Alfredo Frassati lascia la direzione de «
La Stampa» di Torino. La quota azionaria posseduta da Frassati passerà alla FIAT nell'ottobre del 1926. La casa automobilistica di Agnelli, assume il pieno controllo del quotidiano.
NOVEMBRE 10 - «
La rivoluzione liberale», il periodico di Piero Gobetti, è sospeso con decreto del prefetto di Torino.
NOVEMBRE 11 - Il partito fascista francese, sotto il nome di Fascio dei combattenti e dei produttori, fa la sua comparsa ufficiale in Francia con una sfilata per le vie di Parigi.
NOVEMBRE 12 - La Confindustria s’inquadra nel regime e accetta di definirsi "fascista". In cambio ottiene che un suo rappresentante sieda nel Gran consiglio e una serie di altre rassicurazioni da parte del governo, del partito e dei sindacati fascisti. Nel gennaio del 1926 Stefano Benni e Gino Olivetti, rispettivamente presidente e segretario della Confindustria, prendono la tessera fascista e assumono la rappresentanza dell'organizzazione degli industriali nel Gran consiglio. (l'11 dicembre, Mussolini interviene sulla
"Legge sui rapporti collettivi di lavoro" (vedi 11 dicembre).

NOVEMBRE 14 - L'estensione dei poteri dei prefetti e una nuova legislazione sulla cittadinanza, tesa a colpire i fuoriusciti, sono approvate dal consiglio dei ministri.
- Italia e Stati Uniti firmano l'accordo sui debiti di guerra. Grazie a questa intesa, il debito italiano si riduce a 2 042 000 000 da estinguersi in 62 anni (scadenza 1987 !!!! - E non è un errore)
Per Mussolini questo è un grosso problema E' un grosso macigno che incombe sempre sull'economia nazionale. Dopo sette anni dai trattati di Versailles, e dopo varie inutili conferenze per modificare alcuni diktat sulle spartizione dei territori e sui debiti di guerra, gli Stati Uniti hanno fissato definitivamente il debito dell'Italia.
Mussolini, che ha sempre fatto di questa battaglia una questione di orgoglio, sempre paladino per combattere l'infame ingiustizia di Versailles con le indegne spartizioni, possiamo ben pensare che la fine dell'anno, con la notizia appena accennata sopra, lo chiude con propositi bellicosi. Sa che le sue conquiste economiche, il lavoro italiano, tutti i sacrifici, possono essere tutti vanificati con questi trattati, che presto sentiremo da lui definirli
"ne' eterni ne' perfetti" e non disposto ad accettare che chi li ha emanati sia dotato di "virtù mitologiche".
La "beffa" della guerra '15-'18 lo perseguita e lo indigna da sette anni (come ogni italiano), ma anche al di la' delle Alpi un suo "allievo" é ancora più arrabbiato di lui, definisce gli stessi trattati una "condanna e un'infamia per tutto il popolo tedesco" e quel popolo gli sta battendo a milioni le mani, dandogli ragione; e oltre che appoggiarlo moralmente si sta mobilitando; in attesa di segnali forti.
(Hitler sta uscendo quest'anno dal carcere, dopo il processo della birreria, che da anonimo che era lo ha invece reso popolare in tutta la Germania).

NOVEMBRE 18 - Si riapre la Camera dopo il caso Zaniboni. Una parte delle opposizioni valutano l'opportunità di abbandonare l'Aventino e riprendere a partecipare ai lavori parlamentari.
- La legge sull'elettorato femminile nelle elezioni amministrative è approvata dal Senato. Alla Camera era passata in maggio. Nulla da fare per quelle politiche.
- La Banca Morgan di New York accorda al ministro delle finanze Volpi un prestito di 100 milioni di dollari per il governo italiano. Nel corso dell'anno anche la FIAT ottiene dalla Morgan un prestito di 10 milioni di dollari.
NOVEMBRE 20 - I deputati comunisti sono cacciati dalla Camera; pugilato nell'aula.
NOVEMBRE 20 – E’ approvata dal Senato la legge contro le associazioni segrete; firmata dal re, diventerà esecutiva il 24. Ma già il giorno 22, Domizio Torrigiani, gran maestro del Grand'Oriente di Palazzo Giustiniani, dichiarerà sciolte tutte le logge d'Italia, evitando in questo modo uno scioglimento della Massoneria per atto dell'autorità governativa; afferma pure di volersi adeguare alle nuove norme, ma di fatto tenderà a disperdersi.
Pur note le intenzioni di Mussolini circa la massoneria, la rivista "
Civiltà Cattolica" dei gesuiti, pochi mesi prima sembrò ricordargli che la messa al bando della massoneria costituiva un elemento di successo per l'eventuale trattativa con la Santa Sede; ed infatti, scriveva:
"... la massoneria anglo-americana, stretta d'intenti e di scopi con le varie sette protestanti e teosofiche,
tenti, in Italia e negli altri Paesi cattolici d'Europa la medesima opera iniziale di proselitismo e di demolizione del sentimento cattolico e di snazionalizzazione che si sta compiendo con ingentissimi mezzi e, purtroppo, in molti luoghi con successo, conforme alle loro speranze, in tutti i Paesi cattolici dell'America
latina ». Il saggio proseguiva chiedendo che la gente venisse informata «intorno a questi gravi pericoli che minacciano a un tempo gli interessi della fede e della Nazione, onde sappia riconoscere in coloro che vantano la privativa di sentimento di Patria, i veri traditori d'Italia e affinché, ciò che più preme, si prendano ad ora e tempo opportuni provvedimenti prima che i biechi maneggi della setta producono effetti irreparabili"
.


NOVEMBRE 27 - II saluto romano fascista è introdotto -per disposizione del governo- in tutte le amministrazioni civili nei rapporti tra inferiori e superiori.
NOVEMBRE 28 - I fratelli Luigi e Alberto Albertini lasciano la direzione del
"Corriere della sera". Al loro posto temporaneamente va Pietro Croci. Smettono pure ogni collaborazione con il giornale Luigi Einaudi, Carlo Sforza, Mario Borsa, Francesco Ruffini, Guglielmo Emanuel e altri collaboratori. I fratelli Albertini cedono la loro quota azionaria e il controllo del giornale passa interamente nelle mani della famiglia Crespi.

DICEMBRE 1925

DICEMBRE 2 - La sentenza della Sezione d'accusa per l'uccisione dell'onorevole Matteotti: Dumini, Volpi, Poveromo, Malacria rinviati alla Corte d'Assise per omicidio non premeditato. Nella sentenza istruttoria: si riconosce l'intenzione di Cesare Rossi, Giovanni Marinelli e Filippo Filippelli di compiere il sequestro del deputato socialista, mentre non è riconosciuta la premeditazione dell'omicidio. I cinque esecutori materiali del gesto sono dunque rinviati a giudizio per omicidio non premeditato, mentre l'imputazione di sequestro di persona è ormai estinta dall'amnistia del 31 luglio 1925. Marinelli è immediatamente nominato ispettore generale amministrativo del Partito fascista.

DICEMBRE 8 - Firmato al Cairo l'accordo italo-egiziano per le frontiere della Cirenaica.
DICEMBRE 13 - Sono di 417 milioni in attivo il bilancio italiano 1924-25 annunziati dal ministro delle Finanze Volpi.
DICEMBRE 10 - È costituita l'ONMI (Opera nazionale per la maternità e l'infanzia) con il compito di integrare e coordinare le diverse forme di assistenza alle madri bisognose e all'infanzia abbandonata.

DICEMBRE 11 - Intervento di Mussolini a proposito del sindacalismo fascista e la "Legge sui rapporti collettivi di lavoro" agrari e industriali:

« Prima di procedere innanzi nella mia argomentazione, che sarà dalle premesse alle conclusioni rigorosamente logica, io voglio definire ancora una volta il carattere del nostro sindacalismo.
« Il nostro differisce dal sindacalismo rosso per una ragione fondamentale, ed è questa: che non mira a colpire il diritto di proprietà. Quando il datore di lavoro si trova di fronte al sindacato rosso, ha di fronte un sindacato che fa la lotta per l'aumento del salario in maniera contingente, mentre il suo fine mediato, lontano, è il capovolgimento della situazione, cioè l' abolizione del diritto di proprietà.
« Ci sarebbe molto da discutere su questa proposizione "diritto di proprietà"; ma non è questo il caso. Comunque il nostro sindacalismo è sindacalismo selettivo, è un sindacalismo che vuol migliorare le condizioni delle categorie e delle classi che sotto i suoi gagliardetti si raccolgono e non ha finalismi: non ne può, non ne deve avere.
« Il nostro sindacalismo è collaborazionista in questi tempi del processo produttivo: è collaborazionista nel primo tempo, quando si tratta di produrre la ricchezza; è collaborazionista in un secondo tempo, quando si tratta di potenziare questa ricchezza; può non essere collaborazionista nel terzo tempo, quando si tratta della ripartizione dei profitti conseguiti. Ma anche allora, se la buona fede delle due parti esiste, si verifica il collaborazionismo, cioè la transazione che ristabilisce quell'equilibrio che per un momento era stato turbato.
« Del resto nessun sindacalismo è finalista, nemmeno in quei paesi lontani dove si crede che si sia realizzato il paradiso degli operai. Fu domandato ad un operaio della Nuova Zelanda quale fosse il suo programma ed egli rispose: « Il mio programma è semplice: dieci scellini al giorno! » Sono piuttosto i partiti e le loro ideologie che hanno appiccicato a questo movimento delle finalità che evidentemente lo trascendono.

« Questa legge, che è veramente fondamentale, considera due economie: l'economia industriale e l'economia agraria.
« E, in questa considerazione, le due economie procedono su due linee parallele. Ad un certo punto l'economia agraria arriva sino alla magistratura obbligatoria, cioè all'obbligo. L'economia industriale si ferma invece al piano della semplice facoltà.

« Io penso che una legge così fatta rimane mutilata; penso che, o si fa un passo innanzi con l'economia industriale, o si fa un passo indietro con l'economia rurale. Insomma, o la facoltà o l'obbligo per entrambe. Anche perché io penso che non ci sia una netta separazione fra le due economie, se è vero, come è vero, che l'agricoltura si industrializza, se è vero che dai prodotti della terra traggono la materia prima talune delle più grandi industrie del nostro Paese, le tessili e le chimiche.
« Perfino quelle caste vaccine, di cui parlava ieri sera il mio amico Barbiellini nel suo discorso rorido di profumi agresti, perfino quelle dànno luogo ad una industria di grande portata: l'industria del caseificio. Così la vigna dà luogo all'industria enologica, e successivamente.
« Io credo che si debba invece arrivare ad una concezione unitaria dell'economia nazionale. È certamente una jattura il grano che resta, o che restava, non mietuto nei campi, ma talvolta uno sciopero che interrompe la produzione in momento delicato in cui si disfrena la concorrenza internazionale può dar luogo a conseguenze ancora maggiori.

« Bisogna avere il coraggio di inoltrarsi anche in questo che si vuol far credere un campo inesplorato e pieno di imprevisti. Non ci sono i leoni, e del resto i leoni sono delle sedicenti belvel
" ... Come durante la guerra combattuta al fronte non si ammettevano controversie nelle officine e vi erano degli organismi di conciliazione che le superavano ed i risultati furono soddisfacenti perché non ci furono mai sospensioni di lavoro, così oggi attraverso queste organizzazioni noi realizziamo il massimo della efficienza produttiva della Nazione.
" ... Questa legge nasce in una determinata atmosfera politica e morale; è il prodotto di un deteminato regime. Non ci sono pericoli sino a quando questa atmosfera morale in cui la Nazione respira non sia modificata.
« Ma questo regime politico e questa atmosfera sono nel calcolo delle previsioni umane immodificabili.
« Su questa certezza è basata la nostra fiducia in questa legge! »

(Legge sui rapporti collettivi di lavoro, 11 dicembre 1925. "S. e D.", vol.. V, pagg. 228-229-230-238-239.)

DICEMBRE 13 - Esce il primo numero della rivista «
Fiera letteraria» settimanale diretto da Umberto Fracchia e in seguito da Giovanni Battista Angioletti e Curzio Malaparte. Nasce dall'esperienza dell'«Italia letteraria», un mensile edito da Vallecchi tra il 1923 e il 1925. Successivamente, muterà nuovamente nome prendendo quello di «Italia letteraria» (1929-1936) e poi quello di «Meridiano di Roma» (1937-1943). Si caratterizzerà come una delle più importanti riviste letterarie del ventennio per l'eclettismo e la molteplicità dei contributi e degli interessi coltivati.

DICEMBRE 24 - È pubblicata la legge sulle attribuzioni e prerogative del capo del governo: questi non è più responsabile dei suoi atti davanti al Parlamento, ma solo davanti al re, che è l'unico che lo può dimettere. Può inoltre emanare norme giuridiche senza dover chiedere l'approvazione delle Camere. Viene, in questo modo, attuata una modifica allo Statuto albertino: la figura del
capo del governo sostituisce quella del presidente del consiglio, gli è attribuita la facoltà di nominare e revocare i ministri, anch'essi non più responsabili di fronte alle Camere, e gli viene riconosciuto il diritto di decidere le questioni che devono essere discusse dal Parlamento.

DICEMBRE 26 - I progetti di legge sulla legislazione ecclesiastica, elaborati dalla commissione mista incaricata di studiare una possibile riforma di questo settore del diritto, sono sottoposti da Amedeo Giannini, capo dell'ufficio stampa del ministero degli esteri, al papa Pio XI. Nonostante queste proposte siano ampiamente riconosciute le rivendicazioni della Santa Sede, il papa le respinge sostenendo di non poter accettare una regolamentazione unilaterale della posizione della Chiesa in Italia.
- «L'idea nazionale» pubblica il suo ultimo numero. Dal giorno seguente si fonde con «La Tribuna», che sarà diretta dal 28 da Roberto Forges Davanzati.

DICEMBRE 29 - Mussolini e Austin Chamberlain, ministro degli esteri britannico, si incontrano a Rapallo.

- Muore Anna Kuliscioff. Era stata una delle menti più lucide del socialismo italiano, compagna e collaboratrice di Filippo Turati. I suoi funerali sono disturbati da provocatori fascisti.

- Si dimette il direttore del «
Mattino» di Napoli. Paolo Scarfoglio. La proprietà del giornale e di altri periodici del Napoletano viene assunta da un gruppo finanziario che imprime loro uno spiccato indirizzo fascista. A dirigere il «Mattino» è chiamato Riccardo Forster.

DICEMBRE 31 - Una nuova legge sulla stampa entra in vigore e integra i provvedimenti presi nel luglio 1924: può essere pubblicato solo un giornale che abbia un responsabile riconosciuto dalle autorità dello Stato; il direttore risponde penalmente per quanto è stampato sul giornale. Questi possono essere diretti, scritti, stampati solo se hanno un responsabile che è riconosciuto tramite il prefetto, quindi dal governo. Tutti gli altri sono quindi considerati illegali e dalle ore 00.00 del 1926 i soggetti fuorilegge commettono non un reato amministrativo, ma penale con l'arresto immediato. L'effetto si fa subito sentire, dal primo gennaio 1926, non escono sul territorio nazionale 58 giornali, 149 periodici, e migliaia e migliaia di opuscoli, manifesti, libri e altro. In qualsiasi tipografia un esemplare di quanto stampato, d’ogni genere, prima di essere distribuito, deve essere depositato in tribunale e occorre l'autorizzazione per la diffusione.

"La legge del 31 dicembre 1925, come scrive Paolo Murialdi,
«stringe i giornali in una rete di misure liberticide e consentirà tra breve di cancellare ogni residuo di libertà di stampa». È una legge così scopertamente eversiva che, nonostante sia stata approvata con una maggioranza schiacciante di voti alla Camera (anche grazie all'assenza dell'opposizione riunita sull'Aventino), incontra particolari resistenze al Senato. I punti più qualificanti della legge introducono (art. 1) la figura del direttore responsabile e prevedono (art. 7) l'istituzione dell'Ordine dei giornalisti. Sulla carta le due norme sembrano giovare alla libertà di stampa, ma nascondono insidie che non sfuggono a chi le esamina con un minimo di attenzione. Finora la responsabilità del giornale è stata del « gerente », che era un rappresentante dell'editore. Introducendo il direttore responsabile, la legge afferma di voler dare una maggiore autorità alla redazione nei confronti dell'editore. Ciò risulterà vero, ma l'effetto sarà sorprendente e immediato: limitandosi a sovrintendere alla nomina del direttore, il fascismo si impadronisce, in effetti, del giornale, giacché il potere del direttore sulla redazione è un po' assimilabile a quello del comandante sull'equipaggio di una nave. Anche più insidiosa appare la norma che prevede l'iscrizione all'Ordine professionale per chiunque voglia lavorare in una testata, permettendo così una preventiva selezione tra i giornalisti. Questa norma viene tuttavia sospesa per il momento finché si rinuncerà del tutto all'istituzione dell'Ordine, non più necessario perché, nel frattempo, alla Federazione Nazionale della Stampa il fascismo avrà opposto un sindacato destinato, come scrive Murialdi, a «irreggimentare i giornalisti». Ciò provocherà in breve la fine della FNSI e il sindacato fascista dei giornalisti sarà delegato a provvedere all'Albo, cui si accederà solo dimostrando di non avere svolto «una pubblica attività in contraddizione con gli interessi della Nazione» ed avendo un attestato di buona condotta rilasciato dal prefetto. Che cosa significhi tutto questo è facile capire. Con la legge del 31 dicembre il fascismo ottiene lo strumento per imporre la propria volontà ai giornali e l'arma per selezionare e ricattare i giornalisti".(**)


- Mussolini in Campidoglio, durante la cerimonia d’insediamento del primo governatore di Roma, lancia il progetto di fare della capitale una città "ordinata e potente", attraverso la realizzazione di una vasta opera di ristrutturazione urbanistica. Parte così un piano di risanamento e di nuove costruzioni straordinario che in certi casi porta a far scomparire alcuni quartieri in pieno centro da tempo in degrado e a farne nascere altri nuovi, monumentali. E in periferia, sull'Agro Pontino, inizierà a modificare perfino il territorio di migliaia di ettari insalubri, incolti e abbandonati da secoli e secoli e responsabili di tante casi di malaria).

- L'anno termina con il fascismo che si rafforza, mentre gli oppositori diventavano sempre più deboli. Anzi l'attentato a Mussolini ha contribuito a isolare ancora di più i "gentiluomini della politica" dell'Aventino. Sbagliando tattica si stanno mettendo ormai fuori gioco. Come vedremo nel prossimo anno, alcuni disobbedendo alla linea del gruppo tenteranno di organizzarsi per il rientro alla Camera; ma non essendoci unione nemmeno fra gli antifascisti, il risultato è fallimentare.
«Il dramma della libertà e dello Stato liberale», scrive uno storico, «finiva malamente, per insipienza e irresolutezza nell'azione, per scarsa coscienza della realtà ed evasione da questa verso teoriche intransigenze inconciliabili con la politica, sola e vera attività pratica dello spirito». Il Corriere della sera, che ancora non è stato imbavagliato, lucidamente diagnosticando questo dramma, propone le dimissioni in massa come estremo atto di dignità che suggelli la denuncia morale che l'Aventino ha inteso essere; ma ancora una volta l'accordo non viene tempestivamente raggiunto.
Quello che resta della coalizione dei partiti antifascisti l'anno prossimo verrà sciolto dal governo, che ormai conduce il gioco ed è ben deciso a concludere il braccio di ferro. Una mozione presentata da un gruppo di deputati fascisti su iniziativa di Farinacci chiede la decadenza dal mandato parlamentare degli aventiniani. Dal momento che, in base all'articolo 49 dello Statuto, la funzione di deputato deve essere assolta «al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria», spiega la mozione, i parlamentari aventiniani (erano 123 !) devono essere dichiarati decaduti dal loro mandato poiché, «pretestando una questione morale nei confronti del Capo del Governo e di questa Assemblea, fecero atto esplicito e pubblico di secessione».

QUESTI E ALTRI FATTI LI LEGGEREMO NELLA CRONOLOGIA
DEL PROSSIMO ANNO 1926 > > >

Fonti, citazioni, testi, bibliografia
(*) RENZO DE FELICE "Mussolini il fascista"- Einaudi, 1966
CONTEMPORANEA - Cento anni di giornali italiani
PUBBLICAZIONE NAZIONALE UFFICIALE, (con l'assenzo del capo del governo), Vallecchi, 1928
MUSSOLINI, Diario della Volontà (1914-1922) - Quaderni Fascisti, Ed. Bemporad 1927
MUSSOLINI, Scritti Politici. Feltrinelli
MUSSOLINI, Scritti e Discorsi, La Fenice, 1983
(**) da A. PETACCO, Storia del Fascismo (6 vol.) Curcio
(*) da MARTIN CLARK, Storia dell'Italia contemporanea 1871-1999), Bompiani
+ AUTORI VARI DALLA BIBLIOTECA DELL'AUTORE  


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