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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNO 1926 (01)

1926 DA GENNAIO A MARZO - LEGGI SULLA STAMPA - GOBETTI


GENNAIO 1926

(vedi anche "IL "CORRIERE" MEGAFONO DEL FASCISMO")

Il 1° gennaio entra in vigore la nuova legge sulla stampa integrando i provvedimenti già presi nel luglio 1924: può essere pubblicato solo un giornale che abbia un responsabile riconosciuto dalle autorità dello Stato; il direttore risponde penalmente per quanto è stampato sul giornale. Questi possono essere diretti, scritti e stampati solo se hanno un responsabile che è riconosciuto tramite il prefetto, quindi dal Governo dato che è questo a nominare quello. Tutti gli altri giornali sono quindi considerati illegali e dalle ore 00.00 del 1° gennaio 1926 i soggetti fuorilegge commettono non un reato amministrativo, ma penale con l'arresto immediato.
L'effetto si fa subito sentire, dal primo gennaio 1926, non escono sul territorio nazionale 58 giornali, 149 periodici, e migliaia e migliaia di opuscoli, manifesti, libri e altro. In qualsiasi tipografia un esemplare di quanto stampato, di ogni genere, prima di essere distribuito, deve essere depositato in tribunale per la preventiva autorizzazione della stampa e diffusione.


"ORA LA STAMPA E' LIBERA!!"
Lo ribadirà Mussolini: "Il giornalismo italiano è libero perchè serve soltanto una causa e un Regime; è libero perché, nell'ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione".
("Il giornalismo come missione", 10 ottobre 1928 - S. e D., vol. VI, p. 250).

Mussolini rilasciando l'anno prima un'intervista al Daily mail di Londra, parlando della "Libertà di Stampa" precisò: "Ho limitato la libertà di stampa perché gli allarmanti articoli di certi giornali screditavano l'Italia all'estero e provocavano conflitti nello stesso Paese, che non é affatto sull'orlo della rivoluzione ne' della guerra civile. In Italia tutto é calmo ed esiste un governo intenzionato a porre fine a degli abusi di certi sbandati.....Quando la stampa, che esercita un così enorme potere, eccede nei suoi priovilegi e mostra di non rendersi conto della sua tremenda responsabilità, il governo deve porre fine a un abuso del genere... Il popolo non è che un grande fanciullo che si deve guidare, che si deve aiutare, che si deve punire quando ciò è necessario....La libertà? Esiste forse qualcosa di simile che ci si avvicina? La civiltà è l'antitesi della libertà personale e coloro che vorrebbero beneficiare dei vantaggi della civiltà debbono necessariamente rinunziare ad una parte della loro libertà personale...."

La repressione viene favorita facendo leva sui tre attentati di cui è fatto segno Mussolini nel corso dell'anno, che permettono pure di introdurre i nuovi
"provvedimenti per la difesa dello Stato", con alcune misure liberticide nei confronti di qualsiasi forma di opposizione. (A novembre (vedi novembre) una legge regia, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, reintroduce anche la pena di morte). Sono create nuove istituzioni poliziesche e giudiziarie, e di conseguenza molti leader dell'opposizione sono costretti a riparare all'estero.
In questo clima, il regime continua la sua opera di costruzione di un sistema amministrativo estremamente gerarchizzato e compatto, con l'ampiamento dei poteri dell'esecutivo (vedi giorno 31 gennaio).

3 GENNAIO - Lo scioglimento delle squadre e l'espulsione di coloro che, nonostante il divieto, se n'erano fatti promotori (i vari ras di provincia) sono nuovamente ribaditi dal Gran Consiglio del Fascismo. E, inoltre, decisa la riapertura delle iscrizioni al partito, pur con severe norme per l'accettazione dei nuovi aderenti.
Farinacci, con la nuova carica ricevuta all'inizio del 1925, operando con eccessivo zelo l'intero anno, procedette a diverse epurazioni (compresi sei deputati e due consoli della milizia), ma fu un ingenuo nel pensare che il suo compito consistesse nel creare un partito fascista efficiente e disciplinato, che avrebbe imposto il suo volere alle classi dirigenti conservatrici. Non era insomma un "Mussolini", che invece proprio di questa classe conservatrice aveva bisogno se voleva varare il suo progetto delle corporazioni..
Mussolini lo aveva anche avvisato Farinacci:
"...bisogna dire basta alla violenza, perché un conto é muoversi in un ambiente simpatico e altro muoversi in un ambiente ostile.... La battaglia é ormai vinta su tutta la linea. Possiamo tenere un linguaggio moderato perché siamo sicuri della nostra forza e del nostro avvenire".

Ma lui era Farinacci ! E prima che combinasse altri danni, appena finito il processo Matteotti (vedi 16 marzo), Mussolini trovò il modo di destituirlo e rispedirlo a Cremona senza neppure un lavoro. Rimase lì a languire per un decennio. Più tardi (ed è difficile capirne i motivi) tornò alla ribalta. Ma finì poi nel '45, fucilato a Dongo, nel vortice di un'altra violenza: quella antifascista che combatteva la ormai passata violenza fascista.

5
GENNAIO - Muore a Bordighera la Regina madre Margherita di Savoia. Figlia del Duca di Genova (Ferdinando Maria Alberto, fratello di Vittorio Emanuele II, entrambi figli di Carlo Alberto) sposò nel 1868 il cugino Umberto di Savoia (dal 1878 re Umberto I). Un matrimonio non proprio d'amore, che ben presto portò a dissapori coniugali (soprattutto per la rivale Titta, eterna amante, perfino alle esequie, dopo il fattaccio di Monza).
Dopo la morte del suocero
, Margherita diventata regina era giunta a Roma. Sua particolare predilezione fu quella di curare la sua immagine e impegnarsi nella mondanità nella capitale riuscendo ad attirare nelle sue famose feste al Quirinale la nobiltà romana (compresa quella nera) che dopo l'Unità d'Italia, aveva sempre disertata la corte del"Piemontese anticlericali", snobbando sia lui che la moglie morganatica "la Bella Rosina" di plebee origini. In quella veste mondana Margherita ebbe molta influenza a corte, in politica e su esponenti della cultura. Dopo l'uccisione del marito (Monza 1900), salito sul trono il figlio Vittorio Emanuele III, Margherita si ritirò a vita privata. Nutriva molte simpatie per Mussolini, e sembrerebbe che prima della Marcia su Roma abbia avuto un incontro con alcuni quadrunviri; avallando così la discesa su Roma, e non si esclude, il suggerimento al figlio di non reagire con lo stato d'assedio.
Alla sua morte, Mussolini farà anticipare la riapertura della Camera per commemmorare la Regina "che amò intensamente il fascismo e fu da esso riamata". (Approfitteranno alcuni Aventiniani per rientrare in Parlamento - Vedi più avanti, giorno 16)

7
GENNAIO
- L'Accademia d'Italia è istituita ufficialmente con apposito decreto legge. Entrerà effettivamente in funzione soltanto nell'ottobre del 1929.
L'Italia non mancava di accademie, tra le quali in primo prestigioso piano quella dei Lincei, ma l'Accademia Italia è diversa. Il suo scopo, detta l'art. 2 dello Statuto, è quello "...di promuovere e coordinare il movimento intellettuale italiano nel campo delle scienze, delle lettere delle arti, di conservare puro il carattere nazionale, secondo il genio e le tradizioni della stirpe e di favorirne l'espansione e l'influsso oltre i confini dello Stato".
Ne riparleremo nel 1929, quando l'Accademia, ufficialmente, fu inaugurata il 28 ottobre, nella sua sede nel palazzo della Farnesina a Roma.


8
GENNAIO - I popolari decidono di abbandonare l'Aventino e di riprendere parte ai lavori della Camera. Alla decisione dei popolari cercano di unirsi i deputati demosociali. Mussolini cerca di anticipare la riapertura della Camera per non dar tempo agli avversari di mettersi d'accordo per organizzare un massiccio rientro in aula (Vedi giorno 16)

13
GENNAIO - La proprietà del «Giornale d'Italia» passa a un gruppo finanziario filofascista. In marzo il direttore Vittorio Vettori sarà sostituito da Virginio Gayda. Dalla redazione del giornale usciranno i liberali antifascisti Armando Zanetti e Adolfo Tino, e il giornale si schiererà incondizionatamente con il regime.
«La Provincia di Brescia», quotidiano democratico, bersagliata dalla nuova legge sulla stampa, sospende le pubblicazioni.

15
GENNAIO - «Il Giornale di Sicilia», che era stato sospeso, riprende le pubblicazioni, dopo quindici giorni di sequestro, ma con una nuova direzione e una redazione in gran parte mutata in senso filofascista.

16
GENNAIO - Dopo le polemiche che si erano accese fra gli Aventiniani, nel dopo il primo attentato a Mussolini (che isolò ancora di più i dissidenti dalla pubblica opinione - bene o male l'attentatore faceva capo a queste forze politiche che il fascismo accusava di eversione perchè "disertono i lavori parlamentari") i deputati popolari e demosociali, in occasione della seduta della Camera convocata per commemorare la regina madre Margherita di Savoia, decidono il rientro in aula. Nel momento in cui l'onorevole Stefano Jacini chiede la parola, Mussolini reagisce violentemente, balzando in piedi gridando e accusando gli aventiniani di tentare un rientro in sordina alla Camera: "E' una provocazione! Al riparo di una grande morta, passando sulle spoglie sacre della prima regina d'Italia, che amò intensamente il fascismo e dal fascismo fu intensamente riamata».
Trasformatosi abilmente ancora una volta da accusato in accusatore, Mussolini aggiunge, tra gli applausi della sua maggioranza, che c'è
«una questione morale da liquidare» senza indugi.
E dichiara: «Chiunque dell'Aventino voglia ritornare, semplicemente tollerato, in quest'aula, deve solennemente e pubblicamente: primo, riconoscere il fatto compiuto della rivoluzione fascista, per cui una opposizione preconcetta è politicamente inutile, storicamente assurda, e può essere compresa soltanto da coloro che vivono al di là dei limiti dello Stato; secondo, riconoscere non meno pubblicamente e non meno solennemente che la nefanda campagna scandalistica dell'Aventino è miseramente fallita, perché non è
mai esistita una questione morale che riguardasse il governo e il partito; terzo, scindere, non meno pubblicamente e solennemente, la propria responsabilità da coloro che oltre le frontiere continuano l'agitazione antifascista.
Accettate ed eseguite queste condizioni, gli sbandati dell'Aventino possono sperare nella nostra tolleranza e rientrare in quest' aula. Senza l'accettazione e l'esecuzione di queste condizioni, sinché sarò a questo posto, e mi riprometto di starci per un pezzo, essi non rientreranno: né domani né mai! »
. E per dar più forza a questo "
mai", lo grida battendo un poderoso pugno sul tavolo.

Degli aventiniani solo tre deputati sono presenti in aula il giorno del discorso di Mussolini: due «popolari», Antonino Anibe e Amanto Di Fausto, e un rappresentante del «Partito dei contadini», Giacomo Scotti, che sono rientrati a Montecitorio prima del 16 gennaio. Questa è davvero la fine della travagliata e drammatica vicenda dell'Aventino.
«Il dramma della libertà e dello Stato liberale», scrive uno storico, «finiva malamente, per insipienza e irresolutezza nell'azione, per scarsa coscienza della realtà ed evasione da questa verso teoriche intransigenze inconciliabili con la politica, sola e vera attività pratica dello spirito ».
Sembrano le parole di un vero e proprio de profundis. E quel che è peggio è che al capezzale ci sono uomini coscienti che sta avvenendo una "liquidazione" definitiva. E qui ne sentiamo un paio, autorevoli:
GIOLITTI quel famoso 3 gennaio, con l'opposizione assente, aveva sentenziato "La Camera ha il governo che si merita. Essa non ha saputo darsi in quattro crisi un governo, e il governo se lo é dato il Paese da se'". DELCROIX anche lui è perentorio e chiarissimo con questa frase, che è un epitaffio:
"Se il fascismo é un bene, voi avete il torto di opporvi con minacce assurde e proteste vane; se il fascismo é un male, voi avete il torto di averlo scatenato con le vostre provocazioni e con i vostri errori. Nell'un caso e nell'altro voi non potete essere i giudici, perchè siete gli accusati".

Anche ARTIERI che ha disapprovato la condotta transfuga dei Popolari e dei demosociali, scriverà in seguito: "A riconsiderarla oggi, tanta somma di errori commessa da una congrega d'uomini d'alta intelligenza politica, di vasta cultura, di chiara coscienza civile come Giovanni Amendola e i suoi amici, appare veramente incredibile".

Ma già lo stesso Matteotti era stato profetico: dopo il suo feroce discorso contro Mussolini, a coloro che credevano che le sue accuse fossero servite a qualcosa, a scatenare una rivolta parlamentare con tutti i mezzi che erano consentiti, deluso dall'inazione dei colleghi li apostrofò dicendo "No, il fascismo non cadrà, Mussolini non cadrà, in questo momento ha preso conoscenza della sua forza e della "nostra" debolezza". 


Le polemiche dentro gli Aventiniani seguitano ancora in questo inizio anno ad essere laceranti sulla linea da adottare. In mesi e mesi non sono ancora riusciti a trovarne una; se rientrare in aula, proseguire la protesta o cos'altro fare. Quasi ha ragione Mussolini nel dire che "Sono degli sbandati".

Il
Corriere della sera, che ancora non è stato imbavagliato, diagnosticando questo dramma, propone le dimissioni in massa come estremo atto di dignità che suggelli la denuncia morale che l'Aventino ha inteso essere; ma ancora una volta l'accordo non viene tempestivamente raggiunto. Fanno tutti il gioco di Mussolini e, di Farinacci, che il 7 novembre presenterà una mozione per chiedere la decadenza parlamentare degli Aventiniani, dal momento che, in base all'articolo 49 dello Statuto, la funzione di deputato deve essere assolta "al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria". La mozione sarà approvata a grande maggioranza e gli Aventiniani (123 deputati) saranno dichiarati decaduti dal mandato ricevuto dal popolo.

23-26
GENNAIO - Si svolge a Lione in clandestinità, il III congresso del Partito comunista italiano. Sono approvate le tesi di Antonio Gramsci (conosciute come le "Tesi di Lione"), secondo le quali il fascismo è la punta avanzata della reazione borghese; è ribadita l'attualità della rivoluzione ed è affidato al partito il compito di promuovere una solida alleanza tra classe operaia e contadini del Meridione. Palmiro Togliatti verrà inviato a rappresentare il partito negli organi dirigenti dell'internazionale comunista. Il nuovo comitato esecutivo risulta composto da Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Camilla Ravera, Mauro Scoccimarro, Paolo Ravazzoli.

27
GENNAIO - Italia e Gran Bretagna siglano a Londra un accordo per la definizione dei debiti di guerra, in base al quale il debito italiano, che ammontava a oltre 600 milioni di sterline, viene ridotto a 266 milioni da pagarsi in sessantadue anni; cioe fino al 1988. Condizioni che - nonostante la riduzione- via via, faranno salire il sangue alla testa a Mussolini, che vede vanificare tutti i risultati economici che i suoi nuovi provvedimenti in materia dovrebbero ridare fiducia all'economia italiana. Ma a parte questo, sente come ogni italiano, l'umiliazione di dover pagare una limpida "Vittoria" ottenuta sul Piave con il sacrificio e il sangue di tanti italiani. Di una simile rabbia e indignazione ( peggiore, perchè "Sconfitta") è pervasa la Germania, dove un ex "caporale", sta in questo periodo incendiando i bellicosi animi dei tedeschi.

31
GENNAIO - II potere esecutivo riceve per legge facoltà di emanare le norme giuridiche necessarie per regolamentare l'esecuzione delle leggi, l'organizzazione e il funzionamento delle amministrazioni statali, l'ordinamento del personale e degli enti e istituti pubblici. Tutte queste materie sono automaticamente sottratte alle deliberazioni e al controllo del Parlamento. La procedura adottata è il sistema dei decreti-legge. E fra questi figurano: l'abolizione dei consigli comunali e la sostituzione ai sindaci dei podestà, nominati dal prefetto (detto poi "federale") che a sua volta è nominato dal Capo del Governo, cioè Mussolini. Prefetti che non sono nè ras, e molti non sono neppure fascisti tesserati, ma sono solo ligi funzionari di carriera. Che faranno piuttosto bene il loro lavoro. Prova ne sia che nel dopoguerra, molti, anzi quasi tutti, conserveranno il proprio posto. Einaudi che era rientrato in Italia, e che per prima cosa voleva destituirli tutti, poi come presidente della Repubblica, non solo li lasciò al loro posto, ma ne nominò altri 22, prendendoli da quelle stesse file di funzionari che si erano formati sotto il fascismo.

Nuove
"attribuzioni e prerogative" sono date al presidente del Consiglio Mussolini, che non dipende più dal Parlamento ma direttamente dal Re e diviene ufficialmente "Capo del Governo". In conseguenza di questa legge un'altra disposizione impedisce la presentazione di leggi senza la preventiva approvazione del capo del governo, cioè Mussolini.
In parallelo sono emanate un complesso di leggi anche militari, approvate poi pure dal Senato il 10 marzo.

FEBBRAIO

4 FEBBRAIO - La riforma delle amministrazioni locali entra in vigore. Sono aboliti i consigli elettivi. Al sindaco, in un primo tempo nei comuni con più di 5000 abitanti, viene sostituito il podestà, di nomina prefettizia. Al podestà sono attribuite le funzioni che prima erano demandate al sindaco, alle giunte e ai consigli comunali (aboliti). I podestà sono affiancati da organi puramente consultivi, le "consulte comunali", i cui componenti, di numero variabile a seconda delle dimensioni del comune, vengono scelti dal prefetto tra i nominativi proposti dalla nuova associazione sindacale fascista. Come i prefetti, non tutti i podestà sono fascisti; la maggior parte sono signorotti locali, o ex militari, che godono di un certo prestigio, e che opportunisticamente hanno indossato la camicia nera, pur essendo noti liberali e arcinoti conservatori. Salvo rari casi, sono invece pochi i (rissosi) ras di provincia messi da Mussolini nei posti chiave del Paese.

6
FEBBRAIO -
Scoppia la polemica con la Germania-Austria che hanno rivendicato per l'Alto Adige, quell'"autonomia" che Wilson aveva formulato nelle sue famose "righe" di confine. E' un intervento quello tedesco che l'Italia subito ha trovato antitaliano. Mussolini interviene con polso fermo, e alla Camera pronuncia un duro discorso sulla situazione dell'Alto Adige dopo alcune dichiarazioni rilasciate pochi giorni prima dal primo ministro bavarese. Il giorno, 9, il ministro degli esteri tedesco Gustav Stresemann sarà chiamato, di fronte al Reichstag, a esprimersi sulla questione. II 10, Mussolini ribadirà i diritti dell'Italia derivanti dai trattati di pace e dichiarerà che non intende accettare alcuna discussione in materia. La tensione si protrarrà per tutto il mese e coinvolgerà anche il governo austriaco, che tramite l'ambasciatore italiano a Vienna sarà chiamato (con nota ufficiale del giorno 19) a chiarire le proprie posizioni al riguardo.
Al di la' delle Alpi si fa un po' marcia indietro e con tante scuse. Si addebita la sortita a un ministro bavarese affermando che quello esternato era un suo punto di vista puramente personale.
Finisce il primo scontro Altoatesino, ma apparentemente, e solo temporaneamente viene risolto.
Tuttavia Mussolini il 22 si dichiarerà soddisfatto delle spiegazioni ottenute.

16
FEBBRAIO - Piero Gobetti muore in esilio a Parigi per i postumi delle violenze subite dai fascisti nel settembre del 1924, dopo le quali era stato costretto dapprima a sospendere la pubblicazione della rivista «La Rivoluzione liberale» e poi a espatriare.

PIERO GOBETTI

Era nato a Torino nel 1901. A 17 anni stupì perfino la sua insegnante, quando nell'autunno del 1918 (la guerra stava per terminare) l'ingegnoso alunno fondò una piccola rivista dal titolo "Energie nuove". Chi lesse il primo numero della rivista, fu convinto di leggere (come disse lo scrittore Manlio Cancogni) "parole che parevano scritte da un uomo maturo". Ed ecco cosa scrisse: "Finchè dura la gazzarra, finchè la lotta è tra la menzogna e l'onestà, fra la mentalità massonica e riformista da un lato e il pensiero dall'altro, finchè combattere Croce vuol dire comvbattere la serietà degli studi e l'educazione nazionale, non può essere dubbio il contegno della gente onesta. Stare col Croce vuol dire combattere le porcherie torbide di quegli italiani che disonorano l'Italia".
Il ragazzo, alto, magro, con una gran voglia di vivere e di fare, sentiva appieno gli stimoli della propria epoca. Finita la guerra, frequentò amici come Carlo Levi, M.A. Levi, Manfredini; seguì le lezioni d Luigi Einaudi all'Università. Divenne anche amico di Gramsci, ma poi prese le distanze perchè Gobetti intimamente era liberale.
Nel 1920 sospese l'uscita della sua piccola rivista, perchè -annunciò- sentiva il bisogno di riflettere.
Il 12 febbraio 1922, ritorna sulla scena nel momento di una grave crisi italiana, con la rivista
"Rivoluzione liberale". Ciò che intendeva fare, era di far aprire gli occhi ai conservatori, perchè si rendessero conto che l'avvento dei partiti di massa aveva cambiato il Paese e le sue istituzioni. Auspicava la nascita di una classe dirigente che "pur nelle sue tradizioni storiche, fosse consapevole delle nuove esigenze sociali, e persuasa che la partecipazione del popolo alla vita dello Stato era ormai inevitabile".
Dopo l'ascesa di Mussolini, e dopo il delitto Matteotti, aveva previsto il rischio di una dittatura incipiente, e più lucido di tanti vecchi ottusi mestieranti della politica, fu uno dei pochi che si battè per far convergere in una coalizione i liberali i socialisti, i popolari e anche i comunisti. Inutilmente! Anzi denunciò liberali, democratici e socialisti che si preparavano a fiancheggiare il fascismo con l'illusione di riportarlo alla legalità costituzionale.
"Non ho fiducia in un domani costruito dai "vecchi".
Proprio per questa sua presa di posizione, una squadraccia fascista a Torino, il 5 settembre lo aggredì, malmenandolo. E lui per nulla intimidito torno alla carica, e fu durissimo:
"....bisogna sperare che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina. Chiediamo le frustate perchè qualcuno si svegli, chiediamo il boia perchè si possa veder chiaro".

A novembre, Mussolini in persona inviò una minuta al prefetto di Torino suggerendo di "vigilare per rendere la vita difficile a questo insulso oppositore". Lo zelante
Piero Brandimarte con la sua squadraccia torinese si incaricò lui di dargli una intimidatoria "lezione". Il 22 novembre, Gobetti, fu duramente malmenato e lasciato privo di sensi dentro un portone. Il 26 gennaio, lasciò Torino "...sono interdetto a fare il mio mestiere; vado a Parigi, ma non a fare libelli, ma a fare un'opera di cultura nel senso del liberalismo europeo e della democrazia moderna". Debilitato com'era per l'aggressione subita, e per il freddo, e per il viaggio, quando arrivò a Parigi, il 3 febbraio si ammalò; rimase febbricitante alcuni giorni, poi il 16 dello stesso mese moriva. Non aveva compiuto nemmeno i 25 anni.
(vedi GOBETTI, "quando propose di fare la rivoluzione liberale")


18
FEBBRAIO - In una lettera al cardinale Pietro Gasparri, pubblicata sull'Osservatore romano, Pio XI, riferendosi ai lavori della commissione mista che nel corso del 1925 aveva studiato un progetto di riforma della legislazione ecclesiastica, afferma che il Vaticano non può accettare una legge su questa materia elaborata esclusivamente dallo Stato italiano. Qualsiasi iniziativa al riguardo non può prescindere da appositi accordi e trattative tra i due Stati (leggi, anno 1929, i capitoli del Concordato).

25
FEBBRAIO - Mussolini incontra Momcilo Nincic, ministro degli esteri iugoslavo. I colloqui vertono sulle possibilità di una più stretta collaborazione tra i due Paesi, nel quadro della nuova situazione europea creatosi dopo la firma del trattato di Locarno.

27
FEBBRAIO - In Sicilia, una vasta operazione di polizia nella zona delle Madonie porta all'arresto di oltre cento persone, di due boss e cinquanta esponenti minori. L'iniziativa si inquadra nell'opera di abbattimento della delinquenza mafiosa che da mesi il prefetto di Palermo e capo della polizia interprovinciale, Cesare Mori, sta conducendo in tutta l'isola e che ha già portato all'arresto di oltre 2000 persone.

27 FEBBRAIO - A Sestri Ponente viene varato il più grande transatlantico d'Italia: il "Roma". E' l'ottava nave più grande del mondo.

MARZO

1 MARZO -
«Il Quarto stato» pubblica a Milano il suo primo numero; ha per sottotitolo «Rivista socialista e di cultura politica», diretto da Carlo Rosselli e Pietro Nenni. Alla rivista, che dopo trenta numeri verrà soppressa dalla censura fascista nel mese di ottobre, collaborano Lelio Basso, Rodolfo Morandi, Giuseppe Saragat. Suo obiettivo programmatico è avviare una riflessione ideologica sul socialismo e sui suoi limiti, difetti ed errori, di fronte all'avvento del fascismo. Nello stesso tempo, constatato il fallimento dell'esperienza aventiniana, si pone come momento di raccordo per l'aggregazione di un fronte antifascista capace di unire un'ampia coalizione di forze repubblicane, democratiche e socialiste. Invano!

10 MARZO - Il Senato approva le leggi concernenti il complesso delle leggi militari.
12 MARZO - Il Senato approva pure le leggi concernenti la disciplina giuridica dei sindacati fascisti.

16
MARZO - Inizia a Chieti, il processo per il delitto Matteotti. Roberto Farinacci, in qualità di difensore degli imputati, usa la tribuna del processo per lanciare un attacco contro le forze dell'antifascismo e contro l'Aventino, riaccendendo l'interesse dell'opinione pubblica per la vicenda, mentre il desiderio di Mussolini è che il dibattimento passi il più possibile inosservato e non gradisce proprio per nulla il suo zelo dell'improvvisato Catone. L'atteggiamento di Farinacci è così alla base del suo successivo allontanamento dalla carica di segretario del Partito fascista. Il processo si chiuderà il giorno 25 marzo. La sentenza, pur ammettendo il fatto materiale, escluderà l'omicidio volontario, riconoscendo la complicità in omicidio preterintenzionale, con il beneficio delle circostanze attenuanti, di Amerigo Dumini, Albino Volpi e Amleto Poveromo; l'aggravante per la qualifica di deputato della vittima non verrà riconosciuta e sarà altresì negata la provocazione. Ai tre sarà comminata una pena (per omicidio preterintenzionale
) di cinque anni, undici mesi e venti giorni, di cui quattro anni condonati per amnistia. Di Giuseppe Viola e Augusto Malacria sarà negata ogni partecipazione all'accaduto e quindi dichiarati assolti.

17
MARZO - Ugo Ojetti assume la direzione del «Corriere della sera». Da anni è una delle firme più brillanti e seguite della terza pagina del giornale milanese. Sua preoccupazione principale nella conduzione del quotidiano sarà quella di arricchirlo di nuove importanti firme di esponenti del mondo della politica e della cultura: coinvolgerà come collaboratori il ministro delle finanze Alberto De Stefani, lo storico ufficiale del regime Gioacchino Volpe, il filosofo e grande organizzatore del mondo culturale fascista Giovanni Gentile, l'esperto di agricoltura Arturo Marescalchi.

30
MARZO - I nodi vengono al pettine. Terminato il processo Matteotti dove il ras di Cremona ha difeso gli imputati, Farinacci annuncia le "dimissioni" dal direttorio nazionale del partito. Il Gran consiglio del fascismo, nella seduta indetta per la sera stessa, accetta le dimissioni. Mussolini non gli affida più nessun incarico lo rispedisce a Cremona senza neppure un lavoro per quasi dieci anni. Nomina poi Augusto Turati nuovo segretario del partito. Vicesegretari sono eletti Leandro Arpinati, Alessandro Melchiori, Renato Ricci, Achille Starace. Membri del direttorio: Gerardo Bonelli, Lare Marghinotti, Alberto Blanc, Maurizio Maraviglia. Giovanni Marinelli è nominato segretario amministrativo.

- II presidente della Confindustria, Stefano Benni, intervenendo nella seduta del Gran consiglio del fascismo, illustra la posizione degli industriali sulla manovra per la stabilizzazione monetaria, sulla situazione economica generale e sui rapporti con il sindacalismo fascista. Su quest'ultimo tema, la risposta è quella di Rocco, quando presenta la sua legge il 3 aprile (vedi). Mentre sulla
"Battaglia economica", il "Popolo d'Italia", pubblicherà un articolo il 1° luglio (vedi), seguito subito dopo il 9 luglio (vedi) dal lungo articolo "La difesa della lira, e i problemi dell'esportazione". Una interessante analisi dell'Ufficio di Statistica, che Mussolini illustra alla Camera (ci permette di conoscere la situazione economica di questo periodo)

(vedi anche "IL "CORRIERE" MEGAFONO DEL FASCISMO")

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Fonti, citazioni, testi, bibliografia
(*) RENZO DE FELICE "Mussolini il fascista"- Einaudi, 1966
CONTEMPORANEA - Cento anni di giornali italiani
MUSSOLINI, Scritti Politici. Feltrinelli
MUSSOLINI, Scritti e Discorsi, La Fenice, 1983
A. PETACCO, Storia del Fascismo (6 vol.) Curcio
(*) MARTIN CLARK, Storia dell'Italia contemporanea 1871-1999), Bompiani

STORIA D'ITALIA Cronologica 1815-1990 -De Agostini

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