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"RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1934
scoperte/Scienza  -Cultura/Costume

Lo scenario della guerra in Abissinia - Dicembre 1934

Ual Ual

Vincenzo Meletti nel suo "Libro fascista del Balilla", adottato nel 1934 in tutte le scuole elementari della penisola, spiega chi è Mussolini:

 "Mussolini, che tutti chiamano Duce e che tu puoi chiamare babbo, è un figlio del popolo, venuto dalla miseria. E’ l’uomo più grande e più buono del mondo. Egli in un decennio ha fatto diventare l’Italia la prima nazione del mondo. Con la Marcia su Roma il governo fu tolto agli uomini paurosi e fu inaugurato il Regime Fascista che durerà più di un secolo."

Il prossimo anno viene introdotta una nuova materia, obbligatoria in tutte le scuole secondarie, inferiori e superiori: la "cultura militare". Trenta ore di insegnamento all’anno, impartite da ufficiali della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, dovrebbero servire a forgiare nei giovani lo spirito guerriero. La materia costituisce un vero sbarramento che, se non superato, impedisce il conseguimento sia della maturità che della laurea. Peraltro si tratta sempre di un insegnamento e di uno sbarramento "all’italiana" e i giovani bocciati in "cultura militare" si conteranno ogni anno sulle dita di una mano.

Per la ginnastica il regime aveva già provveduto nel 1928, istituendo la Scuola Superiore di Educazione Fisica, che nel 31 prenderà la denominazione di "Accademia Fascista di educazione fisica". I professori di ginnastica dovranno avere una preparazione non solo atletica, ma anche politica . Insegneranno nelle scuole di Stato, ma la loro accademia sarà gestita dall’Opera Nazionale Balilla, nel quadro di quell’intreccio continuo di competenze di cui già accennavamo sopra.

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FERMI E COMPAGNI

MUSSOLINI è impegnato in giro per l'Italia nelle sagre del grano, a fare discorsi retorici, patriottici, slegati da molte altre realtà che invece il mondo sta vivendo soprattutto su quello tecnologico, scientifico.
Una, addirittura è epocale.
Mussolini il 14 GIUGNO a Venezia incontra HITLER; e come abbiamo già letto nello scorso anno, insieme "sognano" un'Europa da dividersi in due.
Contemporaneamente in Via Panisperma nella piccola vasca dei pesci, nel giardino del vecchio Istituto di Fisica, alla Sapienza (la raffreddano proprio con questa vasca) ENRICO FERMI e compagni ottengono LA PRIMA FISSIONE DELL'URANIO. Si viaggia verso la Bomba Atomica ma nessuno ancora capisce cosa sta avvenendo dentro quell'Istituto. Dove i "veri" sette migliori cervelli del mondo stanno imprigionando le forze della natura, quella dell'universo, il "fuoco" di Prometeo.

Hanno due stanzette, distante l'una dall'altra, e Fermi ad ogni esperimento, lui che é anche un atleta, deve correre in fretta per i corridoi, andare frequentemente in giardino, utilizzando la vasca dove c'è l'unica grande massa d'acqua, in grado di raffreddare i campioni irraggiati (pena l'immediato decadimento isotopico) e ritornare nuovamente di corsa nelle misere stanzette per irraggiare nuovamente l'elemento.
Altro strumento "tecnologico" per annullare una eventuale incontrollata reazione a catena, è una sgangherata carriola da muratore piena di sali di cadmio. Sali che hanno la proprietà di assorbire i neutroni.
 Insomma, si stava conducendo l'esperimento del secolo, con i mezzi più arcaici, esperimento che avrebbe aperto un'altra Era, e nessuno dei due dittatori avrebbe immaginato che da quel laboratorio sarebbe nata l'arma più distruttiva mai concepita dall'uomo. Quella che avrebbe poi chiuso il 6 agosto del 1945 definitivamente il capitolo Guerra che fra qualche anno loro due scateneranno. Un'avventura quella dei 6 di Via Panisperma, che passerà ai posteri e  i futuri scienziati rideranno per migliaia d'anni nell'apprendere il metodo adottato per arrivare alla grande invenzione.

Ma ritorniamo a MUSSOLINI che in questo periodo si propone come "modello dinamico" a tutte le Nazioni.
Non sono poche,  sono ben 39 i Paesi dove nascono movimenti sul modello fascista. Presenze di movimenti fascisti in tutti gli Stati europei; otto in America (in Argentina, Brasile, Canadà, Cile, Cuba, Panama, Perù e negli stessi Stati Uniti) e cinque nei Paesi asiatici (Cina, Giappone, Iraq, Manciuria e Siria). Molti si perdono lungo il cammino, altri si rafforzeranno, poi crollato quello italiano, scompariranno tutti.

Il successo diplomatico del "patto a quattro" ha portato prestigio a Mussolini in tutto il mondo. "E' l'uomo di Stato più chiaroveggente del momento" titola il New York Times.
Chi si aspettava che Mussolini avrebbe colto l'occasione per fare una guerra, deve ricredersi. E' lui invece "l'uomo della Pace" in Europa. Gliene danno atto tutti, Paesi amici e nemici. E' il suo momento di gloria planetaria. L'uomo più saggio del momento.

Insomma, sembra che in ogni parte del mondo, il fascismo sia di moda. Sembra che la democrazia abbia perduto il suo credito. Il successo miete proseliti, nessuno sfugge al suo fascino. La propaganda di massa sia in Germania sia in Italia, amplifica questi successi in un modo martellante. Gli stranieri in visita a Roma, non si contano; a Palazzo Venezia c'è la fila di Capi di Stato per essere ricevuti da Mussolini. E tutti rimangono affascinati. Perfino GANDHI, l'apostolo della non violenza, ritiene opportuno di recarsi a Roma per complimentarsi con lui, definendolo un "nuovo Mazzini dell'Europa". LUDWIG un famoso giornalista scrive "I colloqui con Mussolini", un volume che diventa un best seller mondiale, subito tradotto in dodici lingue; un successo strepitoso, ma non in Italia; Mussolini interviene e lo blocca, non vuole farsi vedere dagli italiani troppo debole, perché nell'intervista non ha messo la sua grinta, ma molta diplomazia e tanto buonismo. Al mondo vuole apparire saggio, pacato, comprensivo. 

Insomma, tutti vogliono conoscere il pensiero del Duce, "è il salvatore dell'Italia, ma che dico dell'Europa" precisa STRAVINSKIJ. In Inghilterra sono già nate le camice nere inglesi, é il Movimento British Union of Fascist. Sempre in Inghilterra all'Università di Cambridge nella Facoltà di Scienze Politiche si studiano le dottrine  fasciste. Ma non basta...
A quaranta milioni di "nazionalpopolari" democratici  inglesi interessa sapere, non solo la politica di Mussolini, ma i fatti umani del "grande uomo di cui tutti parlano"; si divorano i giornali tabloid che riportano: cosa mangia il Duce, cosa legge il Duce, come ama il Duce, che sport preferisce, come passa le sue ore di libertà.
Il suo passato d'avventuriero, di battagliero, d'irrequieto, di capopopolo, viene riesumato. Quando era emigrante, quando fu messo in carcere tre volte, le sue battaglie sindacali, cosa scriveva. Le fotografie di quando fu ferito in guerra o quelle dove Mussolini vi appariva bastonato nei cortei, si pagano oro colato.

Gli americani altrettanto affamati di fatti personali, stravedono per lui, la sua popolarità negli Usa la possiamo sintetizzare con quanto scrive lo storico DIGGINS "...egli fu un personaggio stimato; gli americani in particolare, videro in lui certe qualità durature che ne facevano un "grand'uomo" non soltanto del suo tempo ma di tutti i tempi". 

La stampa americana del resto rifletteva interamente questo pensiero; il sistema di valori americano "é l'eroismo", l'uomo che si é "fatto da se'", e Mussolini era uno di quelli. L'eroe del momento. Lo si accosta ai miti del passato, ai grandi imperatori, nasce quindi il culto del DUCE, che si deve scrivere - impone STARACE - sempre in lettere maiuscole! Siamo alla divinizzazione augustea. Alle sparate grottesche del Segretario del Partito che guida la propaganda del regime come se si trattasse di vendere formaggini. Parla della fondazione del Fascio come di un Avvento, Anno XII dall'avvento del fascismo. Come se si trattasse di una religione e della venuta in terra di un nuovo messia.

Nonostante queste espressioni e le coreografiche scene da circo, é sempre vita dura per i denigratori, gli oppositori, i partiti antifascisti italiani che si sono organizzati all'estero. Alcuni seguitano a litigare, ad accusarsi a vicenda, come EMILIO LUSSO, CARLO ROSSELLI, MARIO LEVI. Litigi e incomprensioni che alla fine portano allo scioglimento della Concentrazione Antifascista. Ognuno porta avanti la sua azione da isolato ma senza alcun risultato, salvo pagare di persona con la vita e la repressione, che é dura quest'ultima, non perdona neppure all'estero, dove sono pronti i delatori, gli aguzzini e i fanatici giustizieri.
Gli intellettuali italiani invece si ricredettero tutti, e diedero il consenso, o almeno lo fecero credere per campare, o per salire sul treno dove si "fa la storia". L'intellettuale soffre se non può entrare nella storia, e giustifica sempre le sue metamorfosi con la dialettica a qualsiasi età, e quando muta pelle "4 volte", "Ma cosa volete, che io pensi ancora come quando avevo 20, 30, 40, 50  anni?". Si giustifica così e quindi ha sempre ragione a ogni mutamento di pelle. Il conto dell'alibi torna sempre, la frase la si può dire a ogni età nel momento in cui ci si mette sotto un'altra bandiera.

Qualcuno però dentro di sé analizzava meglio, e già intravedeva delle crepe, che poi fra qualche mese sarebbero diventate delle voragini. Ancora pochi mesi: poi dopo l'ubriacatura di una inutile conquista, quasi subito molte certezze si trasformeranno in drammatici dubbi, e alla fine diventeranno dei grossi incubi che finisca tutto in una tragedia. E ci sarà:  Africa, Grecia, Albania, Russia, per finire nell'apocalisse di una guerra civile sullo stesso suolo italiano, a scannarsi reciprocamente, italiani contro italiani.

Ora, Mussolini sulla cresta dell'onda, celebra i successi delle bonifiche nelle campagne, la sistemazione urbanistica nelle città e i grandi progetti iniziati negli anni precedenti che sono riusciti ad alleviare per un po' la crisi economica, che altri Paesi invece fatalmente stanno subendo. Ha a disposizione dei bravi tecnici, delle ottime maestranze, e nelle opere intraprese raggiungono risultati straordinari. E' uno dei momenti di alta creatività italiana in ogni campo.

IL SECONDO PLEBISCITO - Nel clima descritto sopra, il popolo italiano dà il suo più massiccio consenso alla politica fascista con il 99,84%. - Per esprimersi hanno due sole schede, una tricolore per il SI, una bianca per il NO. Gli italiani sono stati Convinti? Coercitati? Intimoriti? Furono sinceri? Falsi? Lo sanno solo gli italiani che vissero quel voto e quei momenti. Dopo negarono ogni partecipazione. Quelli che verranno dopo - addirittura i loro figli che stanno ora allevando - non riusciranno mai a capire cosa avevano "dentro" veramente i loro padri. Alcuni se li ritrovarono davanti come "belve", e altri con tanto disprezzo scoprirono che erano dei poveri "conigli".

"Dopo", prendendo alcune vicende di alcuni antifascisti si costruì la favola, e si iniziò a raccontarla ai posteri, "che c'era stato un lungo processo di netta opposizione al fascismo".
Tutti gli aspetti positivi del fascismo li abbiamo riportati del resto proprio per evidenziare un clima sociale che indubbiamente (è umano) aveva trasformato un po' tutti. Mai il popolo italiano aveva avuto la possibilità di sognare a occhi aperti, gli era stata sempre insegnata la rassegnazione, la predestinazione, a rimanere passivi; a nascere, a vegetare, e a morire. L'Unità d'Italia non aveva modificato nulla, al vertice prima del '22, si erano avvicendati sempre principi, duchi, marchesi e notabili  al governo, con a fianco la grande borghesia, i possidenti, i latifondisti. Non era cambiato nulla! Prima dell'unità la maggior parte erano servi, dopo l'unità non avevano nemmeno più il posto da servi. Ma li ubriacarono dicendogli che erano "liberi".
Come in America, avevano eliminata la schiavitù, li avevano resi liberi, e li avevano lasciati in balia degli speculatori di manodopera. Così molti furono lasciati allo sbando, a morire di fame. L'unica cosa che era cambiata era che il "mercato" invece che svolgersi in piazza, si svolgeva negli uffici dei collocatori.

L'energia vitale, prima quella collettiva di un popolo, poi quella persino individuale, aveva da secoli spento la vita di una comunità. E dove c'è rassegnazione non esiste la vita e non si va da nessuna parte. Mentre invece, "Perché danzi una stella ci vuole prima il caos" Nietzsche.
Qualcosa dopo il '22 era accaduto. Inutile negarlo. Poteva essere fatto meglio? A posteriori è facile dirlo. Ma qualcosa bisognava pur fare. Un rigore era necessario, una disciplina pure, e far sognare era pur sempre un mezzo per far scoprire a molti di avere le carte in regola per emergere.
Far credere che si ha una potenzialità forza 100, è possibile ottenere da molti che scendono in campo forza 50, anche 20 che e pur sempre qualcosa. Predicare la rassegnazione  si ottiene sempre 0, più 0.

I risultati negli anni d'oro - nello spingere a sognare- furono sorprendenti. Su tutti i settori. I migliori tecnici del mondo erano in Italia. Contesi da ogni nazione. Nelle costruzioni di opere idrauliche, nei motori, nelle auto, negli aerei, in quelle navali, nella radio, nella fisica, nella chimica, nell'urbanistica.  
E anche nelle imprese ardimentose. In questa situazione favorevole bisognava sminuire o esaltare?
Qualcuno calcò la mano, anche folcloristicamente, molte volte con tanta retorica. Costruì per i giovani dei "credi" e delle "dottrine". Ma meglio di nulla era!!! 

Riguardo ai giovani, dopo, nel '43, quelli di Salò, della RSI, cosa potevano fare? Dire di cambiarsi da soli nel loro cervello il "programma"? Accusarli di non averne usato un altro quando avevano in questi anni Trenta, 10, 15, 20 anni? Ma erano loro i responsabili? O lo erano i padri ipocriti diventati dalla sera alla mattina tutti trasformisti?

Molti morirono senza avere ricevuto nemmeno una risposta. Erano stati convinti (quale governo non lo fa?) fin dalla nascita che si combatte solo da una parte, ogni governo lo fa con la propaganda ma anche con le sue leggi; quando crollò il fascismo non crollò un partito intercambiabile all'istante (e con quale poi?), ma crollò addosso ai giovani cittadini, il loro mondo, il loro universo, l'unico che conoscevano, che gli avevano insegnato i padri, i saggi, gli adulti; quelli che stampano libri, giornali, impartiscono l'educazione, riga su riga ti formano il "programma", che "gira" poi dentro il cervello con i riflessi incondizionati. L'ipotalamo di ognuno può già nascere con un'indole violenta, ma è poi l'educazione che la fa, o emergere e la utilizza, o se ribelle la stronca con la punizione piegandoci alla sua volontà.

Sappiamo solo che in questo plebiscito, 10.433.536 erano i cittadini con diritto al voto, 10.041.997 votarono! 10.026.513 dissero SI' al Fascismo, mentre 15.265 dissero NO, 1.336 furono i voti nulli. Il consenso era dunque forte, totale, superiore in percentuale persino a quello di Hitler.
(da notare che il 78% di questi 10 milioni (che comprendevano anche le femmine) non faranno la guerra del '41-'45, la faranno fare a quelli dove è stato messo fin dall'inizio, cioè fin dalla nascita il "programma". Il fascismo  lo ha indicato, ma sono poi stati i genitori a educare i propri figli! E lo hanno fatto male!)

MUSSOLINI a questo plebiscito però già non è più lui. Inizia il suo primo errore, il primo di una lunga serie, dovuti: o alla sua vanagloria (e chi non lo sarebbe dopo aver raggiunto questi vertici di popolarità - E' umano anche questo, i neuroni fanno di questi scherzi, il fattore R e il fattore K è presente in ogni soggetto animale, compreso l'uomo pur non essendo un pavone) o per essere caduto nel plagio condizionante degli industriali che premevano per la preparazione degli armamenti, oppure cominciò a credere a chi gli faceva balenare, con rapporti falsi, conquiste facile d'Oltremare. Conquiste che iniziate con l'euforia, in seguito diventeranno una palla di ferro al piede, fu difficile gestirne le complicanze, e infine tutti furono incapaci di fermare quelle tragiche. Saranno proprio queste che faranno fallire i sogni suoi e di Hitler. "Quella sua manciata di sabbia buttata nel mio perfetto ingranaggio bellico, ha impedito la mia vittoria" Dirà pochi giorni prima di suicidarsi il tedesco.

Oppure il suo cambiamento lo dobbiamo al fatto che Mussolini non era ormai più capace di rinunciare a fare il "personaggio"; destino della sorte, nel preciso momento quando gli eventi internazionali, soprattutto quelli tedeschi rimettevano tutto in discussione la politica del fascismo e l'uomo che aveva fatto la marcia su Roma".
Poi c'era la fatalità, ma soprattutto c'erano pure alcuni  precedenti che proprio fatali non erano, sappiamo quanto contarono le alleanze di Francia e Inghilterra nella prima guerra mondiale, e quanto affidamento si poteva dar loro. (Non sbagliava! Le vedremo nel blando intervento in Polonia).

Le statistiche mondiali dell'epoca come vedremo fra poco, ci dicono che l'Italia é ancora in condizioni economiche e tecnologiche di povertà sconsolante, peggio ancora il materiale bellico disponibile. Nei magazzini non c'era altro che paccottiglia requisita agli austriaci nel 1918, armi obsolete, inefficienti,  una carenza totale nell'equipaggiamento dei soldati. Si enfatizzavano "6 milioni di baionette" ma nessuno  aveva mai fatto i conti che solo per vestirli e calzarli (e lasciamo pure da parte le armi) occorrevano almeno 10 anni di lavoro negli opifici: occorrevano 24 milioni di scarpe, 12 milioni divise, e tutto il resto, oltre le materie prime che l'Italia non aveva; e che in un anno bisognava confezionare oltre 4 miliardi di pasti. Confezionare 3000 tonnellate di pane al giorno.
LE ARMI! Fanno ridere e sono patetiche le foto dell'epoca dove vi figurano i carri armati in dotazione, le famose "scatole di sardine" da 17 quintali che facevano le "parate" sulla sabbia, un po' di lamiere messe insieme (più vulnerabili e leggeri di un auto da passeggio americana) quando in Germania, in Inghilterra e in America stavano venendo fuori delle fabbriche i micidiali da 400, da 500, da 720 quintali, con torrette in fusione, con corazze d'acciaio davanti e dietro, veloci, e con autonomia 20 volte superiore. Non parliamo dei nostri aerei che erano in tela cerata, i Savoia Marchetti, gli S.79, mentre quelli degli altri già tutti in metallo, potenti, efficienti; micidiali anche questi. Nonostante avessimo i migliori motori del mondo e la più alta conoscenza in materia automobilistica, aeronautica e navale. L'Italia aveva tutti i primati mondiali! 

Automezzi? In Italia si contano 260.000 automezzi comprese tutti i camion e le auto civili; mentre in America ve ne sono 20.000.000 in circolazione! Inoltre non abbiamo carbone, petrolio e acciaio sotto i piedi come gli altri. Dovremo inventarci fra poco i motori che vanno con la legna e la carbonella e andare allo scontro con chi ha migliaia di pozzi nel Texas che vomitano milioni di barile di petrolio al giorno. Una tragicomica realtà.

Un rapporto del capo di Stato Maggiore, BONZANI, esprime molte critiche sul piano di DE BONO in Etiopia; stesso parere BADOGLIO, che considera l'avventura pericolosa e non adatta ai nostri contingenti (dopo cambierà parere quando vedrà che DE BONO stava vincendo troppo facilmente e si precipitò lui in Africa a fare l'entrata trionfale per conquistare l'Impero. A Badoglio gli andava sempre bene; a partire dal 1918 a Vittorio Veneto. Lui arrivava quando la guerra era già sempre terminata con una vittoria. Gli andò bene anche l'8 settembre 1943, pur scappando quella famose notte. A casa dell'Autore che sta scrivendo queste righe, a Palazzo Mezzanotte, a Chieti (non come scrivono tutti gli storici, a Pescara) prima d'imbarcarsi lui il Re e tutto lo stato maggiore dell'esercito, dopo avere venduta l'Italia ai tedeschi. Perché quella notte a casa dell'Autore che scrive, c'erano i tedeschi; già, ma questo fatto ogni storico non l'ha mai scritto! Nemmeno dopo anni!! (vedi 1943 - 8 settembre - minuto per minuto).

MUSSOLINI non ascolta le raccomandazioni né i timori che qualcuno esprime; in gran segreto nomina DE BONO comandante di "quella guerra" che gli ha prospettato facile, e  De Bono stesso ha predisposto tutto il piano militare, senza consultarsi con gli altri capi dello Stato Maggiore. Il capo delle Forze Armate é lui, Mussolini, quindi a che serve disturbare gli altri?
Non solo, ma fra i comandanti delle tre Armi non corre buon sangue. Ognuno pensa ai "suoi" preparativi, alla "sua" guerra in modo autonomo, fa l'indipendente, fa la sua guerra, senza coordinamento. Anzi si "fanno le scarpe" l'un l'altro, con le invidie, i pettegolezzi, è quando é possibile uno intralcia l'altro. Nel 1940 questa situazione diventerà paradossale; dopo 10 giorni la migliore cosa era smettere di "giocare" e tornarsene a casa (lo leggeremo più avanti).

IL 25 LUGLIO c'è la prima tensione internazionale con l'Austria; si verifica un putsch per abbattere il governo di DOLFUSS e realizzare l'annessione dell'Austria alla Germania di Hitler. Fallisce, ma Dolfuss é assassinato. Si aspetta da un'ora all'altra, l'invasione tedesca.
Mussolini, che ha sempre di persona dichiarato al mondo di appoggiare l'indipendenza dell'Austria, non si fida affatto di Hitler; invia le armate al Brennero per "difendere" l'Alto Adige. Poi, fa molta scena, vuol fare rispettare contemporaneamente l'indipendenza dell'Austria e nello stesso tempo difendere quel lembo di terra italiano strappato a quella che i tirolesi considerano la madre patria e premono per ritornarci. Un'invasione di Hitler sull'Austria potrebbe finalmente coronare il loro sogno. Hitler ai Sudtirolesi farà, ne sono sicuri tutti, questo "regalo", cioè la riannessione all'Austria della provincia di Bolzano, dopo aver annesso l'Austria alla Germania. 
Tirolo, la Valle dell'Inn, la Carinzia, hanno sempre fatto le feste all'imperatore austriaco, ma non si sentono legati a Vienna, sono tedeschi. Diventano così tutti ardenti sostenitori di Hitler.

MUSSOLINI agendo in questo modo, mandando i reparti in Alto Adige, fa il primo torto a Hitler che risponde sarcastico e accomodante "…non é l'Alto Adige che ci deve a noi due preoccupare, gli obbiettivi sono ben altri"!

Già in questa situazione Mussolini non sa cosa fare. O mettersi contro Hitler e far finire l'idillio e diventare antitedesco, o ritornare con la Francia e l'Inghilterra: che subito hanno appoggiato questa sua prima - inaspettata - mossa, considerata "di orgoglio" più che dissuasiva.
Mettersi con il "caporale tedesco" significa rischiare non solo l'Alto Adige, ma rimettere in discussione tutta la sua politica europea, che finora ha l'impressione di aver guidato. Non solo, ma appoggiare Hitler ora, significa mettere nelle sue mani tutto il futuro della politica italiana, dove non si torna più indietro; appoggiarlo ora politicamente significa anche allearsi militarmente, non c'è scampo. Questo é implicito ed è nella logica dei fatti. Non ci sono altre vie d'uscita. Mussolini deve vivere giorni terribili come uomo; quindici anni di lotte per ritrovarsi al bivio di Bolzano, dove ci sono solo due strade che portano entrambe verso una sola direzione, entrambe verso la tempesta.

Nel dilemma sopravvaluta Hitler, e sottovaluta gli altri Paesi. Ma chi poteva dire in quel momento chi era il più forte? Escludendo gli Usa, le forze in Europa erano tutte in equilibrio, nessuna dominante, anche se a blocchi. Abbiamo visto cosa sono i blocchi nel Grande Guerra, si sciolgono in un mattino. E presto anche nei prossimi eventi a qualcosa di simile assisteremo. Lo leggeremo nei prossimi anni.

A levargli ogni dubbio il 2 AGOSTO accadde un fatto. Muore HINDENBURG e per effetto di una legge votata dal Parlamento nazista, proprio il giorno prima, mentre era in coma il presidente tedesco, HITLER diventa il Capo dello Stato, con pieni poteri, quindi comandante di tutte le Forze Armate. Ora fa coppia con Mussolini. Entrambi guidano di persona il governo e l'esercito.
Da questo momento HITLER prende il nome di FUHRER, il Capo assoluto della Germania, il condottiero, la guida.

HITLER vuole dare ancora più forza al suo potere, e dopo 17 giorni manda i tedeschi a votare. 40 milioni di suoi connazionali votano per lui. A questi, nel delirio che ormai ha contagiato tutti, fa il suo discorso più megalomane della storia, supera perfino quello di Alessandro Magno, siamo oltre l'"alessandrite", la malattia che contagiava tutti gli imperatori Romani; "Per mille anni la Germania non avrà rivoluzioni, il Reich sarà la più grande realtà europea, anzi sarà l'Europa stessa, e il Deutch Mark sarà la moneta che dominerà il continente europeo e il mondo. Deutschland uber alles. La Germania su tutto. "

Mussolini personalmente se aveva ancora dei dubbi, ora non li ha più nel valutare quella forza che Hitler in questo momento possiede (lo abbiamo letto che tipi di appoggi ha). Non sapremo mai se fu per paura, rendendosi conto che il più forte era ora in Europa Hitler, oppure per farsi vedere che era bravo anche lui; oppure da opportunista volle montare sul carro del potenziale vincitore.
(Con lo stesso identico dilemma, molto più drammatico, lo ritroveremo nel giugno del 1940, ma quel giorno non fu lui, furono gli italiani a decidere. Mussolini li aveva fatti sognare, e la sua attesa aveva innervosito tutti, ebbero tutti, tutti, tutti, ebbero l'impressione che stavano correndo il rischio di rimanere fuori della storia, basta leggere i giornali di quei giorni. E i giornali non li scrivono quelli della massa, li stampano e li scrivono le persone colte, sagge, i potenti, che condizionano la massa, e la spingono dove vogliono; poi se va male, danno la colpa alla massa, agli italiani, loro non si sentono mai responsabili.)

IL 18 SETTEMBRE scatta la legge sulla preparazione militare degli italiani. L'addestramento deve iniziare dagli 8 anni (!) in su. Obbligatorio l'insegnamento della cultura militare in tutte le scuole. Servizio pre-militare a tutti i giovani da 18 anni a 21. Postmilitare per tutti quelli  anche dopo aver prestato il servizio di leva, da 23 a 33 anni.
IL 3 NOVEMBRE si calca la mano, l'Opera Balilla estende l'addestramento ai cosiddetti "figli della lupa", cioè dai 6 agli 8 anni (!) "La pace durerà dieci anni, anche se credo che We can take the Pact at its face value, "possiamo attribuire al patto il suo valore apparente" dichiarò Mussolini a quel Knickerbocker, che abbiamo già ricordato, alcune pagine indietro)

I giorni "fatali" MUSSOLINI li sta aspettando con i suoi dubbi. Se non ferma Hitler ora, non lo fermerà più, di questo ne é certo. L'errore di tutti gli altri Paesi é che la Germania perché disarmata sulla "carta", sia effettivamente debole e impotente di fatto, nessuno si accorge che dietro Hitler ci sono ora le grandi forze produttive ed economiche del Paese. Una potente "macchina" che si mette in moto con obiettivi dirompenti, inarrestabile, e in un modo maniacale, con una disciplina ferrea che pur già innata nella natura del germanico, in questo periodo diventa rigorosa perfino parossistica.

MUSSOLINI non ha più dubbi. Al bivio, sceglie HITLER. Una strada che lo porterà a una fatale chiusura in politica estera con tutti gli altri Paesi. Decide insomma la sua deviazione, intuendo che Hitler ha mire nel territorio della ex Germania, soprattutto nella ricca Saar (concessa a Versailles alla Francia) dove gli abitanti il 13 gennaio 1935 si esprimono con un voto plebiscitario per ritornare alla madre patria Germania: 467.000 contro 48.000. Quello che Hitler aspettava: che soddisfatto comunica al mondo "…d'ora in avanti riarmerò a mio piacimento le forze di terra, di mare e di cielo della "nostra" Germania, per difendere la libertà dei cittadini ridotti da potenze straniere in stato di schiavitù sul proprio sacro suolo germanico". In sostanza ignora e ripudia seccatamente il Trattato di Versailles.

Attenzione, questa dichiarazione Hitler la fa il 16 MARZO 1935. Otto giorni dopo, il 24 MARZO 1935 Mussolini ordina la mobilitazione della classe 1911 per l'Africa Orientale. Questo quando mancano venti giorni (11 APRILE 1935) alla programmata conferenza di pace a Stresa. Mussolini quindi ha già deciso tutto, e di Stresa non gli importa proprio nulla. "Io tiro diritto".

Ma siamo andati troppo avanti. Dobbiamo ritornare a quel "bivio" pieno di dubbi, al Mussolini del 25 luglio, il giorno fatale dell'Alto Adige, dove tutti in Europa si chiedono, va bene la mobilitazione fino al Brennero, "ma ora cosa farà?". Che Mussolini si trovi a un bivio lo sanno tutti, e non basta la sceneggiata, subito chiamata di "orgoglio" o peggio qualcuno dice un "colpo di testa". Per essere realisti, diciamo che non aveva altra scelta, anche se sapeva benissimo che entrambe le strade erano a vicolo cieco.

MUSSOLINI a Bolzano, vuole togliersi a ogni costo dall' impasse. Deve cercare un'alternativa al "suo" declino. Distogliere l'attenzione. Ci vuole un successo militare. Un'evasione di fronte alle difficoltà. Ci vuole una "missione" per far dimenticare agli italiani e agli europei "il" declino e la sua precaria posizione col repentino arrivo sulla scena di questo "caporale austriaco" già sulla soglia della porta dell'Italia, al Brennero.

Non meno urgenti sono le necessità socio-economiche. Dopo la crisi americana del '29, anche l'Italia ne è stata travolta. Le esportazioni in pochi anni sono crollate. La diminuzione del potere d'acquisto delle masse sta diffondendo un grosso malcontento, sta mettendo in pericolo la credibilità del regime.
Mussolini, da bravo giornalista, era il primo a rendersi conto che dietro la propaganda c'era un bluff. Ma con l'impresa coloniale che gli si diceva poco rischiosa ma con esiti trionfali, si accorse che poteva accontentare un po' tutti, i produttori con le grandi commesse per la guerra, le banche, gli sviluppi cantieristici in oltremare, e offrire ai contadini della buona terra da colonizzare su un territorio quattro volte più grande dell'Italia.
Progetti che erano più che sufficienti per infiammare le aspirazioni e i desideri della massa, con il miraggio dell'emigrazione generalizzata verso un "Paese dalla terra fertile, con la ricchezza del sottosuolo e con una popolazione così docile, brava e bella" che si composero anche canzoni (Faccetta nera dove un ritornello diceva "la legge nostra, bella abissina é schiavitù d'amore". Salvo poi dopo sterminarla con i gas).
La propaganda avrebbe fatto il resto. E lo fece battendo la grancassa, paventando agli italiani le miniere di oro e perfino di platino, e con tanta enfasi le "miniere" dell "oro vegetale", la banana (il frutto esotico dei ricchi) "che presto venderemo al prezzo delle patate"! (una banana allora costava 6 lire, pari a 3 kg di pane, le patate 0,15)

IL 5 DICEMBRE Mussolini prende al volo l'occasione che gli si offre; un piccolo incidente a Ual Ual sul confine tra Etiopia e Somalia fra i soldati del presidio italiano e quelli etiopi, con una reazione  portata fino alle estreme conseguenze. E' la miccia che fa esplodere una escalation che porta allo scontro militare immediato e a diversi morti da entrambe le parti.

(E attenzione! Anticipiamo un fatto. In questa circostanza Hitler, irritato per il "no" di Mussolini, all'occupazione dell'Austria, accetta di rifornire segretamente di armi l'Abissinia e gli concede 3 milioni di marchi come prestito, mentre paradossalmente la Francia si rifiuta di vendere armi agli etiopi.
Ma del doppio gioco di Hitler, Mussolini non sa nulla, lo scoprirà a guerra finita sequestrando il materiale bellico etiope. Questa non lealtà gli poteva bastare. Invece scelse di fare il doppio gioco pure lui. Quando la Germania si alleò poi alla Russia  impegnata in una guerra contro la Norvegia (invasione dell'8 aprile 1940) Mussolini si mise segretamente a rifornire di armi proprio i norvegesi).

IL 30 DICEMBRE dopo l'incidente di Ual Ual, Mussolini alza la voce, e afferma che "…i rapporti ora non possono più essere affrontati con la diplomazia, ma é diventano un problema di forza, per cui é necessario prepararsi allo scontro armato". Insomma Mussolini dichiara una vera e propria guerra, "una guerra" che era già nata e costruita sul suo tavolino dopo il "caso" Brennero;  poi attese cercando in giro da qualche parte una scintilla, e Ual Ual era la favilla "giusta", la provocazione per farne una causa "giusta", da trasformare poi in una improrogabile "necessità" .

Le sue intenzioni le manda a dire a tutti. Alla Società delle Nazioni dove si è appellata anche l'Abissinia. Ma rifiuta qualsiasi intermediazione fra i due paesi, non prende in esame nemmeno la questione all'ordine del giorno. Si dirà in seguito che comportandosi così resero a Mussolini le "mani libere". Il motivo c'era:  Francia e Inghilterra stanno operando ambiguamente, stanno facendo i propri comodi in Africa e in mezzo mondo, e intervenire nella questione c'era il rischio (creando un precedente) di aprirne altre dieci di rivendicazioni di Paesi aggrediti che chiedevano alla Società "giustizia". Ma lo vedremo in seguito, già nei primi giorni del prossimo anno.......

 

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