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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

< approfondimenti sul periodo vedi
"RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1940

LA GUERRA IN OCCIDENTE E' INCOMINCIATA (giornale)
IL PROCLAMA-ULTIMATUM DI HITLER ---- 1938-42 LA MASSIMA ESPANSIONE DELL "HITLER REICH"
SECONDA PARTE - L'ATTACCO
TERZA PARTE -L'ITALIA IN GUERRA
QUARTA PARTE- DUNKERQUE
QUINTA PARTE - ITALIA IN GUERRA
SESTA PARTE COME INIZIO' 
SETTIMA PARTE BATT.INGHILTERRA
OTTAVA PARTE - L'IDEA GRECIA
NONA PARTE - CORRI ALLE ARMI
21 MAGGIO: DUCE SIAMO PRONTI ! 
DISC .  MUSSOLINI  ENTRATA IN GUERRA 
LA RELAZIONE DALL'ALBANIA
M. "SPEZZEREMO LE RENI ALLA GRECIA" 
L'ATTACCO INGLESE A TARANTO
IL "GARIBALDINO" GRANDI IN GRECIA RIFLETTE
(GRECIA - AFRICA -  Rommel in una lettera alla moglie)
"LA NOSTRA GUERRA" GLI ERRORI DELLA PRIMA
LA REGIA MARINA ITALIANA
LA BATTAGLIA A PUNTA STILO
LA BATTAGLIA DI CAPO SPADA
AFRICA ORIENTALE - BATTAGLIE

   QUI I PROTAGONISTI e 120 documenti storici

Qui anticipiamo subito una pagina,
rispetto alla cronologia degli eventi

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la voce di Churchill

(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

......we shall never surrender!

Churchill ai Comuni e alla nazione (4 giugno)
Speech from the House of Commons and the nation (4 Iune)

"We shall go on to the end, we shall fight in France, we shall fight on the seas and oceans, we shall fight with growing confidence and growing strength in the air, we shall defend our Island, whatever the cost may be, we shall fight on the beaches, we shall fight on the landing grounds, we shall fight in the fields and in the streets, we shall fight in the hills; we shall never surrender!"

(Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e sugli oceani, combatteremo nei cieli, combatteremo sulle spiagge, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline, noi difenderemo la nostra isola a ogni costo, noi non ci arrenderemo mai!)

Churchill é fermo, deciso, determinato. Non abbandonerà mai Londra sotto i bombardamenti. E nemmeno i reali. Il grande esempio viene dall'alto. Perfino le principessine Elisabetta e Margaret alla sera parlano alla radio per tranquillizzare i bambini e così anche le madri e i padri.

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La voce delle Principessine

(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

"We are here, with you children"

"My sister is by side and we are both going to say "Goodnight" to you. Come on , Margaret... "Goodnight, children." Goodnight and good luck to you all."

"Bambini noi siamo qui con voi. Mia sorella e' accanto a me, e tutte e due vogliamo darvi la buonanotte. Su, Margaret.... "Buonanotte , bambini. Buonanotte e buona fortuna a tutti voi."


E la mamma e il babbo erano con loro, sotto i bombardamenti. Giorgio VI, non era destinato al trono. Vi era a suo tempo salito il fratello maggiore, Edoardo, che però abdicò il 10 dicembre 1936 per amore e per sposare la divorziata americana Wally Simpson. Edoardo avrebbe potuto regnare per altri 36 anni, infatti morì nel 1972).
Quando Giorgio salì sul trono il 12 maggio 1937, disse timidamente "farò del mio meglio". Ma fece molto molto di più, lui e sua moglie.

Giorgio timido lo era, aveva un complesso d'inferiorità per via della balbuzie, era di gusti semplici, e con una salute molto precaria. Nato il 14 dicembre 1895, tuttavia come ufficiale di marina alla prima guerra mondiale prese parte alla battaglia dello Jutland, ma nel 1917 la salute malferma lo costrinse a lasciare il mare. Riprese gli studi, e il 26 aprile del 1923 sposò Elisabetta Bowes.
Fu un matrimonio d'amore seguito da una calda vita affettiva, allietata dalla nascita della primogenita Elisabetta il 21 aprile 1926, e da Margaret il 21 agosto 1930 .
I due sposi condussero per 14 anni una vita semplice, Giorgio amava il golf, la pipa e la buona tavola, e assieme alla moglie amava molto il giardinaggio e la famiglia. Infatti, i due coniugi, invece che nella mondanità, trascorrevano la maggior parte delle loro ore con le due figlie. Poi venne la grande responsabilità di salire sul trono in un periodo che era già molto critico. Ma che divenne drammatico due anni dopo, nel 1940, quando Hitler scatenò il finimondo.

Ma sovrani o no, i due sposi neppure nei momenti più drammatici pensarono di scindere la loro sorte da quella dei sudditi, non lasciarono Londra nemmeno mentre infuriava la "battaglia d'Inghilterra" con i bombardieri nemici che scaricavano sulla città tonnellate di bombe. Si fecero apprezzare da tutti i sudditi per lo spirito di sacrificio e lo sprezzo del pericolo.
Re Giorgio non faceva discorsi sonanti come il suo primo ministro Churchill ("vi prometto lacrime e sangue") ma fece egregiamente il suo dovere di sovrano; e Lei, la moglie, dolce, forte, comprensiva sempre al suo fianco. La notte c'erano gli incessanti bombardamenti, e loro due il mattino sempre presenti nei quartieri colpiti, in mezzo alle macerie, a consolare gli sfortunati sudditi con le case distrutte.

Buckingham Palace fu colpita dalle bombe nove volte. Ma già alla prima incursione, la regina aveva affermato "Sono contenta che siamo stati bombardati, ora posso guardare in faccia da pari a pari la gente dell'East End" (il popoloso quartiere che aveva subito i maggiori danni per i ripetuti bombardamenti).

Fu suggerito ai sovrani di allontanare le due bambine, mandarle in Canadà, ma la regina rifiutò: "Senza di me loro non partono, io non parto senza il re, e il re non lascerà mai l'Inghilterra".
Giorgio fece anche una battuta: "Che cosa del resto sarebbero i re d'Inghilterra senza le guerre".

E anche qui fece il suo dovere. Quando l'Inghilterra contrattaccò le armate di Hitler, lui nel '43 partì per il nord Africa, a percorrere migliaia di chilometri sulle piste del deserto. Nel '44 non poteva di certo mancare allo sbarco in Normandia, poi fece la sua apparizione in Italia, e quindi nell'inferno delle Ardenne. Sempre in mezzo ai suoi uomini, che lo veneravano. Alla sera gli facevano una curiosa "serenata"; gli intonavano il famoso ritornello "..perchè è un gran bravo ragazzo".
Nel dopoguerra, nel '47, rinunciò al titolo di Imperatore delle Indie riconoscendo l'indipendenza di quel Paese.
Morì prematuramente, di cancro polmonare il 6 febbraio 1952. La moglie che gli fu accanto fino all'ultimo istante, gli sopravvisse per altri 50 anni (è morta il 30 marzo 2002 all'età di 101 anni).

Chi l'ha vista in questi anni del secondo mezzo secolo, questa simpatica, arzilla canuta vecchietta, dai vestiti vaporosi e cappellini eterei, forse non sa chi è stata quella forte, coraggiosa regina, che camminava impavida sotto i bombardamenti. Ma gli inglesi lo sanno, ecco perchè hanno avuto sempre una grande e infinita venerazione per la regina madre. E altrettanta devozione per la figlia.

Questa, Elisabetta II, il 2 giugno 1953 saliva sul trono. Churchill quel giorno disse "...è la figlia che ognuno di noi vorrebbe avere". Poi anche lei diventò "madre". E come tale a lei tutti devoti.
Nessun inglese ha del resto mai dimenticato quel breve messaggio che abbiamo ascoltato sopra.

Mentre in Italia, i sovrani, al primo bombardamento di Roma, alle 3 del mattino del 9 settembre 1943, si prepararono a fuggire, lasciando allo sbando tutto l'esercito e nel dramma tutto il popolo italiano.


RIPRENDIAMO GLI EVENTI DELL'ANNO

1° Gennaio si apre l'anno con l'Italia che conferma la sua neutralità nella guerra che Hitler ha scatenato in oriente (in Polonia) ed è in procinto di scatenarla in occidente (Francia-Inghilterra). Mussolini sembra essere pieno di dubbi, di trovarsi dentro un vicolo cieco, ed appare sempre più condizionato dal Furher, oppure ha paura delle sue imprevedibili mosse, non escludendo un suo intervento in Italia, dentro la Val D'Adige, dal Passo Resia e dal Brennero fino a Verona e all'Adriatico veneto. (Queste brutte intenzioni erano del resto già circolate)

L'inizio dell'anno non porta ancora consigli, nè toglie i dubbi a Mussolini. Anzi diventano maggiori e piuttosto evidenti nelle loro angosciosa gravità, quando vede Hitler dominare la scena politica e militare Europea. Mussolini fa l'altalena fra il costituire un "blocco di neutrali";   scrivere a Franco di unirsi anche lui a fianco della Germania, e a rassicurare il Re di non preoccuparsi, che lui non vuole la guerra. E, stando ai documenti, lo dimostra pure. Infatti .......

il 3 Gennaio 1940 con una lunga lettera a Hitler (adoperandosi a fargli una intera panoramica sull'Europa) Mussolini tenta di convincere Hitler di fare un accordo pacifico con inglesi e francesi e rovesciare semmai le sue armate a est, contro la Russia di Stalin, contro il bolscevismo, che Mussolini gli indica ("io non ho modificato la mia mentalità rivoluzionaria") essere quello il nemico mondiale numero uno, oltre che ricordagli che la Russia ha 21 milioni di Kmq di territorio. "Non potete abbandonare la bandiera antibolscevica che avete fatto sventolare per 20 anni".

Gli da' insomma dei consigli non da poco conto e quasi lo bacchetta, per poi rivestire i panni del soggiogato, quindi divenire accomodante. Si scusa di avere ottimi rapporti commerciali con Inghilterra e Francia "facciamo scambi per necessità di materie prime anche se siamo fortemente antibritannici e antifrancesi"..... "Le voci di eventuali blocchi neutrali sono false"......."Alla Finlandia non abbiamo dato ingenti aiuti ma solo 40 aerei ordinati prima della guerra". "La propaganda inglese alla radio non la possiamo efficacemente disturbare, ma nessun italiano prende sul serio le parole di libertà, giustizia, diritto, morale ecc"...e in un punto della lettera diventa abbastanza lucido, realista e premonitore;  avverte il pericolo, ma dà un colpo al cerchio e uno alla botte...

(LA LETTERA IN ORIGINALE QUI)

"...Sono convinto che Francia e Inghilterra non riusciranno mai a far capitolare la vostra Germania aiutata dall'Italia, ma non é sicuro che si riesca a mettere in ginocchio questi due Paesi. Gli Stati Uniti non permetterebbero una totale disfatta delle democrazie. Gli imperi crollano per difetti statici interni, gli urti dall'esterno invece possono consolidarli".
"L'Italia fascista intende essere la vostra riserva, dal punto di vista politico diplomatico, economico, e dal punto di vista militare, quando l'aiuto non vi sia di peso, ma di sollievo. Desidero che il popolo tedesco sia convinto che l'atteggiamento dell'Italia é nello spirito e non fuori dallo spirito dell'alleanza
". 
(Lettere/Documenti  Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)

A questa lettera Hitler non rispose mai. Ma di altro tenore fu poi quella inviata a fine giugno '41, sei giorni dopo l'invasione tedesca della Russia. Assicurandogli che l'Europa antibolscevica, quella antiebraica, quella cristiana, e tutta l'Italia fascista antibolscevica da 20 anni, tifava per le armate tedesche, tutte contente della "CROCIATA CONTRO IL BOLSCEVISMO".


( SE NON VOGLIAMO ESSERE IPOCRITI - ERA VERO! MOLTE NAZIONI PLAUDIRONO L'ATTACCO ALLA RUSSIA. ALCUNE NON PARTECIPANTI MA TUTTAVIA CONTENTE LE NAZIONE CAPITALISTE. E ALLA STESSA CHIESA NON E' CHE DISPIACEVA L'ANNIENTAMENTO DEI "SENZA DIO")


. Il "caporale" tedesco  si allarmò solo quando gli Stati Uniti mandarono in giro per l'Europa, WELLES, per trovare delle soluzioni a una pace duratura (che l'america proponeva decennale). ROOSEVELT  stava infatti tessendo la sua tela pacifista e lanciava appelli. Molti Stati lo derisero, altri si allarmarono o furono sospettosi, ritenendola una interferenza sull'Europa; temevano infatti che gli Usa si sarebbero inseriti nuovamente nello scacchiere internazionale europeo come nel 1917.
Nessuno aveva dimenticato le "Linee WILSON" e i trattati di Versailles, e questa guerra era la causa di quelle scelte, era anzi la continuazione di quella guerra e di quei trattati.
Mussolini rifiutò l'appello. Era fra quelli che derisero la proposta: "Sono gli effetti della paralisi infantile! Seminatore di panico, anticipatore di catastrofi, fatalista di professione. Vuol fare in condottiero e non può nemmeno andare al gabinetto da solo".

Ma Hitler fu ancora più sprezzante "Io sono il capo di una povera nazione, voi sig. Roosevelt parlate di pace e avete uno spazio vitale quindici volte più grande; parlate anche di giustizia, ma io non posso sentirmi responsabile dei destini del mondo, visto che il mondo non si è mai interessato prima d'ora delle condizioni pietose del mio popolo e della mia Germania".

Era evidente, dopo quanto abbiamo letto lo scorso anno che la situazione creata da Mussolini in Italia non poteva durare a lungo. Le decisioni con chi stare bisognava pur prenderle. Anche se quelle di sopra sono ancora molto ambigue e per nulla nette e decise (l'avvertimento però era chiarissimo). In Italia c'erano molti che tramavano e facevano piccoli passi diplomatici (ma anche vere e proprie congiure) per sganciarsi dalla temibile Germania; ma c'erano anche altri, gli italiani filotedeschi (i cosiddetti "filo-acciaisti"), che invece cercavano di convincere Mussolini a rispettare i patti e a schierarsi con i tedeschi. Comunque pochi i coraggiosi, e pochi erano anche quelli all'altezza di dare un giudizio preciso e intelligente, non solo soggettivo ma oggettivo. Abbiamo appena letto, perfino Mussolini é oggettivo guardando oltre atlantico "Mettere in ginocchio i franco-inglesi? Gli Usa non lo permetterebbero...."

E sappiamo anche che confidandosi con Ciano la sua preoccupazione era quella di non dover sotto la minaccia tedesca "costringermi a mangiar l'agro limone" Cioè allearsi con la arrogante e odiata Francia, che nulla aveva fatto per evitare una guerra (Diario di Ciano).

(ma vedi anche il rapporto del Reich con "la risposta al libro giallo" francese)
(documenti ufficiali del ministero degli Esteri Tedesco, sulle responsabilità della Francia)

Fra i primi (antitedeschi) c'era ITALO BALBO, l'eroe dell'aria, che mandato a governare la Libia, si precipita in Italia per dissuadere Mussolini a non mettersi con Hitler per non diventare prima o dopo "il lustrastivale dei tedeschi" (era stato in Germania a visitare l'aeronautica tedesca e aveva visto i loro progressi,  la loro organizzazione e una grande efficienza logistica e di mezzi rispetto all'Italia; ne ebbe paura ma nello stesso tempo li disprezzava per la troppa arroganza). Niente da fare, Mussolini dopo aver fatto l'ondivago ha deciso di fare la sua scelta: vuole (o deve per forza) "marciare fino in fondo" con i tedeschi. (del resto lo chiedono i giornali e la popolazione, convinta che "stiamo perdendo il treno".)
In questa sollecitazione c'è di tutto: il patriottismo, l'opportunismo, o la paura (degli "acciaisti") di dare l'impressione che ancora una volta non si rispettano i patti (come nel 1915, quelli di Londra), e hanno il timore di essere accusati traditori.
Stranamente proprio i militari - pensando ai pochi mezzi che hanno a disposizione- frenano, sconsigliano, e qualcuno pensa perfino di destituire Mussolini.

5 Gennaio - Quello che si temeva in Italia, nonostante le intenzioni di neutralità, arriva sugli italiani come una doccia fredda. Sembra un preallarme delle intenzioni belligeranti. Si annuncia la distribuzione delle carte annonarie per il razionamento dei principali prodotti di consumo. Pane, Carne, Grassi, Zucchero, Patate e altro. Il clima non è sereno, gli antintervististi abbondano, anche se alla  guerra nessuno è pronto; nemmeno i generali soffiano sul fuoco, loro sanno da tempo ("Rapporto Cavallero") di non avere i mezzi, né di essere pronti per fare una guerra; almeno fino al 1942.

10 Gennaio - Hitler comunica ai comandanti delle tre armi Hermann Gòring (aviazione), Erich Raeder (marina) e Walter von Brauchitsch (esercito) la decisione di sferrare l’offensiva a Occidente il 17 gennaio denominata "Piano Falce". 
Ma costretti ad un atterraggio di fortuna nei pressi del Belgio, non lontano dal confine tedesco, viene catturato un aereo tedesco con a bordo i maggiori Reinberger e Hoenmansì. Hanno con sé documenti importantissimi e segretissimi destinati al comando del Gruppo di armate B, relativi al piano di attacco in Occidente. Le autorità di Bruxelles vengono così a conoscere le intenzioni aggressive di Hitler nei confronti del loro paese e dell’Olanda. 
Il giorno dell'offensiva per le brutte condizioni atmosferiche viene rimandato di giorno in giorno, finchè Hitler decide di rinviare tutto in primavera, anche per renderla più sicura.
Pur non molto convinto, il suo stato maggiore ritiene opportuno nel frattempo preparare una campagna contro la Norvegia e la Danimarca ("piano Weserubung" - sotto il nome "Esercitazione Weser")
I motivi sono: che interessano in particolare il minerale di ferro delle miniere norvegesi e la posizione strategica dei due paesi, quando si sferrerà l'attacco in Occidente.
Ma dello stesso avviso sono gli Inglesi e i Russi. E saranno questi ultimi a muoversi, prima ancora dei tedeschi.

Il 1° Febbraio von RIBBENTROP porta il messaggio di Hitler a Mussolini; lo invita a rispettare i patti, a rompere gli indugi, a entrare in guerra con lui; poi sollecita un incontro con il Fuhrer a brevissima scadenza. Hitler ha fretta di concludere e ha fretta di muoversi.

10 Febbraio - Sotto la minaccia di un’offensiva annunciata, nel governo Finlandese ci sono molte incertezze su cosa fare: si discutono tre alternative:
1°- placare i sovietici aggressori e quindi raggiungere la pace, offrendo loro un’isola al posto di Hangö, la Gibilterra del Golfo di Finlandia, da essi rivendicata alla vigilia dello scoppio del conflitto.
2°- continuare la guerra con l’appoggio delle truppe svedesi (decisamente piú volte negato, malgrado le massiccie forniture d’armi della Svezia alla Finlandia)
3°- accettare, come ultima risorsa, l’offerta di intervento, tentennante e tardiva, avanzata al governo finlandese da Gran Bretagna e Francia (perfino a costo di violare la neutralità svedese per il transito delle loro truppe, sempre negato).
Ma l'11 febbraio i sovietici attaccano e, con la 7a armata, sfondano la linea Mannerheim. I finlandesi si ritirano ordinatamente attestandosi su una seconda linea difensiva, perdendo però forza negoziale in caso di trattative.
Mentre il governo tedesco dichiara che tutte le navi mercantili britanniche verranno d’ora in poi considerate navi da guerra e come tali trattate (favorendo con ciò anche l’URSS nel teatro del Baltico, in virtú del Patto segreto), il...

16 Febbraio - ... il cacciatorpediniere inglese Cossack attacca nello Jossing Fjord, e quindi in acque territoriali norvegesi, la nave tedesca Altmark, già impiegata per il rifornimento della corazzata tascabile Admiral Graf Spee: l’unità inglese ha la meglio e vengono liberati i 299 prigionieri inglesi che si trovano sull’AItmark. Alla protesta del governo di Oslo per la violazione inglese della sua neutralità, Londra risponde protestando a sua volta per l’atteggiamento “miope” dei politici norvegesi.

19 Febbraio - Hitler ordina di accelerare l’elaborazione del piano Weserubung (“Esercitazione Weser”), denominazione convenzionale del piano di invasione di Norvegia e Danimarca.
Il gen. Nikolaus von Falkenhorst, già comandante del XXI corpo d’armata tedesco, viene designato da Hitler quale comandante delle truppe destinate ad occupare la Norvegia e la Danimarca.
Svezia e Norvegia ribadiscono il rifiuto di transito a soldati e materiale bellico degli Alleati attraverso il loro territorio.

10 Marzo - il ministro degli esteri tedesco Ribbentrop invita ancora una volta l'Italia a entrare in guerra e a rispettare il "Patto d'Acciaio". Mussolini temporeggia, ribadisce le intenzioni di poterlo fare solo quando avrà i mezzi necessari. Ma nello stesso tempo teme una invasione tedesca in Italia.
Infatti fa proseguire in Alto Adige i lavori di fortificazione ai confini con l'Austria, in un ambiente (quello altoatesino) in fibrillazione (avvengono persino alcuni attentati). In 250.000 attendono il "liberatore", ci sperano e si sono anche preparati, organizzati e hanno già un "capopolo", omonimo di quello che sfidò Napoleone: Hofer.

Nel corso del mese ci sono vari incontri in altre sedi per evitare l'ingresso in guerra dell'Italia. Incontri riservati del ministro della Real casa Pietro Acquarone con alcuni esponenti molto vicini a Mussolini come Galeazzo Ciano. Ma ci sono anche altre iniziative più oscure, che trapelano e che leggeremo più avanti.

12-13 Marzo - L’esercito finlandese non è più in grado di mantenere le posizioni e il maresciallo Mannerheim, comandante supremo delle forze armate finlandesi, sollecita i politici a scendere a patti con i sovietici.
A Mosca viene firmato il trattato di pace finno-sovietico e si conclude quella che i finlandesi chiameranno la “Guerra d’inverno”. Le condizioni dettate dal governo sovietico e accettate da quello finlandese sono durissime. Per quanto mutilata e umiliata, la Finlandia mantiene tuttavia la propria indipendenza nazionale. Il giorno 13, sul fronte finnico cessano tutti i combattimenti. La Finlandia ha perduto il conflitto con l’Unione Sovietica.


Nel corso del mese ci sono vari incontri in altre sedi per evitare l'ingresso in guerra dell'Italia. Incontri riservati del ministro della Real casa Pietro Acquarone con alcuni esponenti molto vicini a Mussolini come Galeazzo Ciano. Ma ci sono anche altre iniziative più oscure, che trapelano e che leggeremo più avanti.

12-13 Marzo - L’esercito finlandese non è più in grado di mantenere le posizioni e il generale tedesco Mannerheim sollecita i politici a scendere a patti con i sovietici.
A Mosca viene firmato il trattato di pace finno-sovietico. Le condizioni dettate dal governo sovietico e accettate da quello finlandese sono durissime.  Per quanto mutilata e umiliata, la Finlandia mantiene tuttavia la propria indipendenza nazionale. Il giorno 13 sul fronte finnico cessano tutti i combattimenti. La Finlandia ha perduto il conflitto con l’Unione Sovietica.

La pagina storica dell'anno - 19 Marzo 1940

 

Il 18-Marzo Hitler e Mussolini si incontrano al Brennero e discutono sulla determinazione di collaborare insieme, al fine di procedere con la massima rapidità contro la Francia e l'Inghilterra. Mussolini deve ascoltare per due ore di fila  il fiume di parole di Hitler, poi al suo turno, di pochi minuti, parla, temporeggia ancora, e accetta di scendere al suo fianco solo se gli si invia del materiale bellico (anche se la Germania si è già impegnata a fornire materiali per l'apparato produttivo, come il carbone dopo l'embargo inglese) solo così dice Mussolini "saremo pronti a marciare assieme a voi e al popolo tedesco"

Hitler è infastidito e deluso di questo alleato che ha mille scuse per tirarsi indietro e che osa anche dare consigli; Mussolini vorrebbe anche ricordargli la lunga lettera inviatagli a gennaio, che non ha ricevuto risposta, ma Hitler scantona. Non ha tempo, ha fretta, conclude e se ne torna a casa.
Anzi sulla questione Alto Adige Hitler ha minimizzato, ha scantonato  "abbiamo ben altre cose più importanti in mente". 
Mussolini ribadisce ancora una volta di non essere pronto, anche se le probabilità del coinvolgimento dell'Italia appaiono sempre di più alte, pur essendoci molte perplessità nelle alte cariche militari delle tre armi.
Il giorno dopo l'incontro del Brennero, a Roma il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Ciano riceve per la seconda volta in poche settimane il sottosegretario di Stato americano Sumner Welles. 
Ai primi di Aprile il Presidente Roosevelt invia un messaggio a Mussolini invitandolo a non schierarsi con la Germania; di riflettere prima di agire.
Lo stesso messaggio gli arriverà da Churchill (dal 10 maggio è Primo ministro)  il 16 maggio, quando Hitler ha ormai scatenato l'offensiva e ha già invaso il Belgio e l'Olanda.

20 Marzo - Forti contrasti dentro il governo francese. A Parigi si dimette il gabinetto Daladier: Paul Reynaud forma un governo di guerra. Il giorno 28 Marzo Francia e Inghilterra tentano di stipulare un'alleanza per scendere in campo e impegnarsi reciprocamente a non concludere trattati di pace separati.
Contrasti anche dentro il governo inglese, che proseguono fino al 3 aprile, quando con il rimpasto del ministero Chamberlain, Churchill viene chiamato a presiedere il comitato dei ministri della Difesa e ottiene il consenso del governo per la posa di campi minati nelle acque territoriali norvegesi, già deciso nella seduta del Consiglio Supremo Interalleato del 28 marzo.
Il giorno 8 aprile viene deciso di inviare i primi contingenti del corpo alleato in Norvegia.
Alla sera  la flotta inglese salpa da Scapa Flow dirigendosi verso la costa norvegese per intercettare la formazione navale germanica che ha già iniziato il giorno precedente ad effettuare i primi sbarchi  in Norvegia.
Lo stesso giorno il governo norvegese - nonostante l'invasione tedesca in atto - non ordina la mobilitazione generale. Solo verso sera, durante una riunione del Consiglio dei ministri viene decisa la mobilitazione (segretissima) di 5 brigate da campagna nella Norvegia meridionale.

9 Aprile -  Hitler  invade la Danimarca e la Norvegia con un blitz fulmineo e spettacolare, che molti abitanti pensarono che stessero girando un film. 
 Hitler informa l'alleato Mussolini quando l' invasione é già avvenuta  e già quasi conclusa.
Le truppe tedesche incominciano la occupazione della Danimarca e della Norvegia.
Partecipa all’operazione al gran completo tutta la marina del Reich.  Il corpo di spedizione comprende 7 divisioni di fanteria e 2 da montagna; un corpo d’armata aereo forte di oltre 400 aerei da combattimento, 70 da ricognizione e 500 da trasporto. 
Le 7 formazioni in cui è suddiviso l’esercito di occupazione tedesco, 2 dopo 12 ore entrano nella capitale Copenaghen e dopo 48 hanno già invaso l'intera Danimarca. Le altre 5 sbarcano in Norvegia a Oslo, Kristiansand, Bergen, Trondheim e Narvik.
 
Si scatena l'offensiva navale inglese e proprio a Narvik  affondano 8 cacciatorpedinieri tedeschi. Con l'appoggio dell'aviazione il 19 Aprile sbarcano a Narvik.
Gli anglo-francesi chiedono al Belgio di poter entrare con le loro truppe terrestri nel paese. Il governo belga respinge la richiesta.
L'avanzata tedesca è ora su tutti i fronti norvegesi, e il 30 Aprile gli inglesi sono costretti ad abbandonare il suolo norvegese.

27 Aprile - Nel frattempo Hitler ha già comunicato al comandante in capo delle forze armate e  Comando Supremo della Wehrmacht che intende scatenare l’offensiva contro la Francia nella prima settimana di maggio.
Buona parte delle truppe tedesche provenienti da Oslo e da Trondheim si ricongiungono a Dombas. 

DUNQUE QUALCOSA STA BOLLENDO IN PENTOLA

continua

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)