ANNO 1940 
(anno 1940 - Nona Parte)

MA TORNIAMO ANCORA PIU' INDIETRO
ALL'INIZIO DELLA GUERRA 

AL "CORRI ALLE ARMI" (CHE NON C'ERANO)



Ritorniamo all'entrata in guerra il 10 giugno. Con il "Popolo italiano corri alle armi" si mobilitarono nell'Esercito 1.630.000 uomini di truppa e 53.000 ufficiali. Aviazione 84.000 aviatori con 1796 aeroplani solo in parte efficienti (700 capaci di volare). La Marina con 295 unità navali e 226 unità ausiliarie.

A Nessuno gli venne in mente (!!!) prima di dichiarare guerra il 10 Giugno che c'erano fuori dal Mediterraneo al di là di Gibilterra, 212 grosse navi da carico; un terzo di tutta la flotta mercantile italiana, che così rimase bloccata fino alla fine della guerra nei porti nemici o neutrali. Una flotta che poteva essere determinante per rifornire l'Africa, invece di adoperare per i trasporti navi che erano destinate invece per la guerra in mare e non per i pesanti carichi che ostacolavano già la critica navigazione (vedremo più avanti cosa accadde "solo per rifornire di acqua" le truppe in Africa)

Si era entrati in guerra con 12.000 pezzi d'artiglieria ancora della guerra 1918; 400 carri armati leggeri (3 ton. che dovevano emulare i 46 ton.o i 55 ton. di Hitler o scontrarsi con i 35 e 52 ton. dei russi e inglesi). In dotazione 53.000 automezzi compresi autoambulanze e trattori, compresi quelli requisiti alle ditte che furono subito riverniciati, ma sotto si vedeva la scritta Birra Peroni o il logo di Avandero, Gondrand ecc. (li guidava il padre di chi qui sta scrivendo); e per questo motivo essendo di varie marche, e molti costruiti anni addietro, erano tutti senza pezzi di ricambio, senza gomme di scorta, benzina e armi. I Belgi che si erano arresi ne avevano 90.000 di automezzi, mentre i tedeschi ne possedevano circa 500.000 e quasi tutti di recente costruzione e della stessa casa costruttrice; cosa importantissima, nell'emergenza un camion colpito era sempre utile per prelevare i pezzi di ricambio o le gomme per quelli che ne avevano la necessità.

Alla mobilitazione poi ci si accorse che per metà degli uomini non c'era l'equipaggiamento, neppure il vestiario; infatti una parte dei richiamati li rimandarono a casa per alcuni mesi in attesa delle forniture. Si approntarono 74 divisioni, ma solo 19 erano le divisioni complete di armi e di equipaggiamento; 34 efficienti ma incomplete; 21 solo sulla carta e senza neppure le armi e il vestiario. Ad alcuni reparti si distribuirono equipaggiamenti invernali in pieno Giugno Luglio e partirono per l'Africa a 50 gradi all'ombra, mentre nella "Battaglia delle Alpi" invece si erano distribuite quelle estive. Una tempesta di neve in pieno giugno paralizzò uomini e mezzi.
E se fu carente la logistica qui in casa, figuriamoci oltremare in terreni infidi come il deserto o negli altipiani rocciosi a quota 2500 metri.

BADOGLIO del resto era stato chiaro in un suo rapporto (facendo riferimento a un altro rapporto "di Cavallero") "la nostra efficienza operativa é del quaranta per cento". FAVAGROSSA che invece era il vero responsabile della produzione nazionale di materiale bellico e aveva le liste dei materiali presenti nei magazzini o in produzione, era stato ancora più chiaro  e quindi ancora più pessimista "anche se riceviamo immense forniture di materie prime e carbone, la prima data per essere pronti a una guerra é l'ottobre 1942".

Mussolini soffre, sa di essere impreparato alla guerra, tutti i rapporti che gli sono arrivati sulla scrivania sulla situazione reale del paese oggi li conosciamo, ma lui vuole deliberatamente ignorare questa realtà dopo tanti anni di propaganda militarista; gli manca il coraggio di confessare a Hitler e alla nazione che l'Italia militarmente é un bluff. (Non sarà credibile quando crollato il 25 Luglio lui e il fascismo dirà "quelli che avevo vicino mi avevano tenuto nascosta la grave situazione". Lui volle comandare e lui volle fare lo stratega, semplicemente perchè così faceva Hitler. La situazione la conosceva! (anche se non aveva -bisogna dirlo con obiettività- altre alternative, che vedremo più avanti).

L'organizzazione dei reparti e in alcuni casi il comando, furono affidati a vecchi generali, o a nobili solo perchè erano nobili, ai gerarchi solo perchè con Mussolini avevano fatto la Marcia su Roma. Tutti fermi ancora alla guerra di trincea, impreparati, a digiuno di tecnologie militari moderne. 
(per l'Aviazione leggete la storia di
CAPRONI che era un montanaro ma diventò un genio dell'aviazione. E la storia di BALBO che invece da capitano degli alpini s'improvvisò maresciallo dell'Aria)
"
Erano venuti un sacco di piloti, figli di papà, a provare l'ebbrezza della guerra...questo fenomeno si era già visto in Spagna. Ma non era una guerra dei soldi, era una guerra del piombo e gli Inglesi non scherzavano affatto, sparavano sul serio" (l'asso dell'aviazione Gorrini).

Nell'esercito erano fermi al modello romantico della cavalleria dannunziana che travolge e massacra con le sciabole. (Il Savoia Cavalleria fu effettivamente mandata in Russia con i cavalli contro i carri armati. Si fecero anche onore. Ma era una battaglia disperata e impari, quindi senza vie d'uscita. Cinica e suicida!).

Fermi alle divise dell'ottocento, con le ghette, le fasce, le giberne, e cosa drammatica fermi ai fucili del 1891 (ai 200.000 ascari in Africa distribuirono perfino quelli del 1887. Ci prendevano in giro anche loro. "Io sbarado, golpido, ma nemigo non gaduto" era la battuta che circolava in Africa a proposito dell'efficienza delle armi italiane. I cannoncini sparavano ai carri armati inglesi senza scalfirli, mentre le batterie inglesi con un colpo sfasciavano e mandavano in mille pezzi le famose "scatole di sardine" italiane. Quelle che erano riuscite a muoversi. Soprannominati i "carri dell' Upim", perchè acquistati al reparto "giocattoli". 3 ton. di lamiere, contro le 52 ton. di acciaio dei T 34 russi!

Nell'approntamento Mussolini fa lo stratega "precedenza alle armi della fanteria, mettendo in seconda linea le artiglierie". Una pazzia! Ed entra talmente nella parte del condottiero (Hitler fa questo no?) che si convince che lui può fare a meno del parere dello Stato Maggiore, dei tecnici, degli strateghi (Hitler fa questo no?) sarà lui a prendere le decisioni. E lo abbiamo già visto nella assurda pantomima della "Battaglia delle Alpi" che non serviva a nulla, o in quella di non far occupare la più importante base strategica del Mediterraneo (Malta) visto che aveva in mente di continuare, fare e condurre la "sua" guerra parallela in Africa, e poi in Grecia.

Inoltre la plateale deficienza in materiali delle forze armate, pur con uomini validi, era patetica, e più che di un condottiero i soldati avevano bisogno di mezzi e un equipaggiamento efficiente. Oltre la metà dei soldati italiani vittime dell'intera guerra sono morti per essere stati stremati dal gelo, dal caldo o dalla fame (non dai nemici!).

C'era una totale assenza di truppe provviste di mezzi corazzati. Salvo considerare i famosi carri "L" dei mezzi corazzati, visto che li chiamavano "scatole di sardine" che nel vederli nei film d'epoca, camminare nel deserto (ma camminarono pochi) con dentro due uomini non è solo una scena pietosa e ridicola ma abbastanza tragica per coloro che andarono con quei mezzi non molto lontano, e alcuni solo incontro alla morte.

La divisione corazzata Centauro la si chiamò divisione quando non era neppure una brigata, aveva solo 4037 uomini, 24 pezzi d'artiglieria, un centinaio di carri leggeri (non corazzati, avevano una lamiera di ferro (non di acciaio) che subito fondeva ai proiettili perforanti), cioè la decima parte di una divisione corazzata di Hitler come numero... ma come efficienza era 50 volte inferiore!

Dopo 18 giorni dall'inizio delle ostilità, l'artiglieria (se non vogliamo pensare a un atto fatto di proposito- nemici ne aveva tanti) scambiò l'aereo del proprio governatore in Africa Settentrionale, BALBO per quello di un nemico e lo abbatté al suolo.
 
(LO RIPORTIAMO IN ALTRE PAGINE QUI)
(ritornate poi con "pagina precedente")

28 Giugno - In Africa, a Tobruk, viene abbattuto per errore dalla contraerea italiana l'aereo su cui vola Italo Balbo, governatore della Libia. 

Lo abbiamo accennato all'inizio dell'anno.
 ITALO BALBO dall'Africa si precipitò in Italia per dissuadere Mussolini a non mettersi con Hitler per non diventare prima o dopo "il lustrastivale dei tedeschi". Ma ormai Mussolini aveva deciso.
BALBO infuriato se ne ritornò in Africa. Farà all'inizio della guerra il suo dovere, ma aveva già predetto che non sarebbe stata una guerra facile e breve. Va dicendo perfino in pubblico che bisogna sbarazzarsi di Mussolini prima che sia troppo tardi. Presto invece la morte arrivò per lui; a 18 giorni dall'inizio, per errore la contraerea italiana centrò in pieno il suo aereo. 
(VEDI L'INCIDENTE E LA MORTE  DI BALBO

Mussolini nel '45 disse poi di lui' "Era un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi". (del resto l'invidia dei successi aviatori di Balbo esistevano, e vecchi screzi fin dalla nascita del fascismo pure).
Questo pericolo ora non c'era più: anche se rimase qualche dubbio sulla vera dinamica dell'incidente. La rivelazione dell'episodio ("la congiura delle barbette") passato inosservato ai più, e che stava per mutare il corso della storia, ci viene però da un giornalista americano, Frank Stevens, quando il 10 ottobre 1939 (Hitler aveva già invaso la Polonia, e Mussolini stava decidendo cosa fare) scrisse per "El Tiempo", un quotidiano di Bogotà, un'ampia corrispondenza dall'Italia nella quale, esaminando la critica situazione politica del Paese Italia, dava una notizia inquietante: palesava una fantomatica
"congiura delle barbette" che faceva perno su Grandi, De Bono, Balbo e i Savoia. (ma sappiamo che anche il ministro della Real Casa fece dei passi per far sganciare l'Italia dalla Germania).
Balbo abbiamo visto com'è finito; Grandi diventerà poi il protagonista dell'Ordine d.g. del 25 luglio 1943; e i Savoia fecero il resto arrestando Mussolini. Mentre De Bono l'altro "barbetta" finirà fucilato a Verona come "traditore", per aver firmato la destituzione.
  
Stevens aveva allora ragione! E un "golpe" in effetti era nell'aria, stava quasi per essere portato a termine. Non avvenne, ma il giornalista americano era  molto ben informato sui retroscena della politica italiana. Una rivelazione la sua che contiene molti elementi di credibilità, avvalorati nel 1966 dall'esilio di Cascais da parte dello stesso Umberto che ammise l'intenzione, maturata fin dal 1939, poi più concretamente condotta a termine solo il 25 luglio 1943; cioè di provocare un voto di sfiducia del Gran Consiglio del fascismo per mettere in minoranza Mussolini e chiederne le dimissioni. (a tale proposito leggi la pagine  del link già citato qui sopra)

Montanelli il 27 nov 2000, sul CorSera, scrive che quella della "Congiura delle barbette" è una notizia degna di Bogotà. Ma sappiamo poi il seguito! Balbo morì, Grandi fu poi il protagonista alla famosa seduta (ci andò con in tasca due bombe a mano) e dovette poi far fagotto per non finire anche lui come l'altra "barbetta" De Bono fucilato a Verona come "traditore". Umberto poi ammise questa congiura. E quando cadde l'aereo con Balbo, in Italia molti si interrogarono; mentre la moglie non aveva il minimo dubbio chi aveva voluto la morte del marito; se non direttamente Mussolini, indirettamente qualche filo-tedesco ai vertici che non sopportava il "balbismo", nè il suo antigermanismo. 
E Balbo, Grandi, De Bono erano appunto le "tre barbette".
Aveva ragione il giornalista di Bogotà! Era proprio degno di "attenzione".

Ma gli italiani come reagirono quando iniziò la guerra? Se dobbiamo sempre credere a Indro Montanelli ecco la sua risposta in L'Italia dell'Asse, 1a ediz. Rizzoli, 1981, pag 446) "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati".  
Insomma a queste condizioni, soprattutto se a "a far nulla" erano gli ufficiali,  non si poteva di certo sperare di vincere; ma a Bogotà già lo sapevano! che in Italia qualcuno mangiava, guidava degli uomini a lui affidati, e intanto faceva "nulla", e non "contribuiva".

(Anticipiamo il seguito dopo la morte di Balbo - A sostituirlo nella guerra in Africa fu mandato Graziani, che nonostante avesse già fallito sulle Alpi francesi, era un uomo non solo amante della guerra ma anche filotedesco. Ma presto (dando ragione a Balbo) si accorgerà anche lui a sue spese come e con quali mezzi doveva combattere in Africa; con 200.000 fucili del 1887 e del '91, e con le divise di panno invernale nel deserto a 65 gradi al sole, 50 all'ombra, e le gomme dei camion che scoppiavano come i palloncini (con lui c'era il padre dell'Autore che scrive, che evitò la cattura a Tobruk (era nei trasporti delle munizioni e dei carburanti) ma non pote' evitare poi con il generale Messe (e con l'Armata di Rommel) la Caporetto ad El Alamein nel maggio del '43, quando Montgomery li catturò assieme a tutti gli altri;  fatto poi  prigioniero fu "ospite" fino al settembre del 1946, nei "campi" di Sua Maesta' re d'Inghilterra in Rhodesia a mangiare inizialmente le noccioline. Non e' una battuta, gli inglesi rispettando la Convenzione di Ginevra che contemplava una razione di 1300 calorie al giorno per i prigionieri, diedero appunto solo mezzo chilo di noccioline, 1300 calorie, quello che era ancora rimasto nei magazzini della sussistenza. Avevano previsto dei campi di accoglienza un certo numero di razioni per gli eventuali prigionieri, ma non avevano previsto che avrebbero catturato l'intero esercito italiano; e centinaia di migliaia di uomini da sfamare diventò per loro un problema molto serio).
(VEDI BIOGRAFIA BALBO - E CHI LO COLPI' )

1 Luglio - Il generale Rodolfo Graziani è il nuovo comandante in capo delle forze armate italiane in Africa settentrionale e il nuovo governatore della Libia.
A
erei italiani effettuano azioni di bombardamento notturne sulla stazione di Etteb. Vengono inoltre attaccate le basi aeronavali di Aden e Porto Sudan.Nell’Africa Orientale, aerei italiani effettuano azioni di bombardamento notturne sulla stazione di Etteb. Vengono inoltre attaccate le basi aeronavali di Aden e Porto Sudan.

4 Luglio
- Le truppe italiane in Africa settentrionale colgono alcuni successi che fanno dimenticare a Mussolini l'umiliazione subita nelle spartizioni francesi e la "guerra beffa" di tre giorni delle Alpi.
Il compiacimento durò solo cinque giorni. 

9 Luglio - Al largo della costa calabra, la Marina a soli 12 giorni dall'oscuro incidente a Tobruk (Balbo), nella sua prima missione sullo Ionio in uno scontro a Punta Stilo con gli inglesi, per il  pessimo coordinamento fra Marina e Aviazione italiana.
La squadra inglese (1 portaerei, 3 corazzate, 5 incrociatori leggeri, 6 cacciatorpediniere) è comandata dall’ammiraglio A.B. Cunningham che conosce il Mediterraneo come le sue tasche.
Quella italiana (2 corazzate, 6 incrociatori pesanti, 12 leggeri e numerosi cacciatorpediniere), guidata dall’ammiraglio Campioni.
  I piloti italiani bombardano per errore le stesse navi di bandiera.
Gli aerei italiani arrivarono a dar man forte a Cunningham, invece delle navi inglesi bombardarono le navi italiane; 50 dei 126 aerei in missione si "sbagliarono" (!!!).
 
Lo scontro si concluse quando l’ammiraglia italiana, la corazzata Giulio Cesare, venne colpita dall’ammiraglia inglese Warspite. L’ammiraglio Campioni riuscì comunque a dirigersi verso Messina.
Un inizio drammaticamente negativo sul piano militare, e psicologicamente traumatico per gli italiani, che si risvegliarono da un brutto sogno. Un inizio invece positivo per chi aveva deciso di andare fino in fondo e prenotarsi per la vittoria: Churchill.

Intanto presidente americano Roosevelt firma il Two-Ocean Navy Expansion Act che prevede un forte potenziamento della flotta americana, oltre a tutto il resto. Molti impianti (fra poco quasi tutti) sono state subito convertiti per la produzione bellica.

Per dare un'idea di questa forza che scende in campo, negli Stati Uniti quest'anno ci sono già 30 milioni di auto circolanti (l'Italia ne ha  166.000, ma tutte ferme, perchè senza benzina), un raccolto di 700 milioni di q. di cereali (l'Italia 63 mil.- e fra poco 150 grammi di pane tesserato a testa ). Poi infine gli Usa potevano contare sui grandi impianti industriali mobilitati (fra questi 250 acciaierie - in Italia ne esistevano 2) subito riconvertiti nella produzione di guerra che andranno a creare il boom economico di quell'America che inizia quest'anno a fornire a credito tutti i Paesi che erano contro Hitler. "Si pagherà a fine conflitto" fu deciso. (come nel 1917)
(un grande affare; evidenziato ed elencato in questa tabella)
(ritornate poi qui con "pagina precedente")

Una colossale fortuna per l'America che non si era ancora ripresa dalla batosta del '29. In tre anni raddoppierà il PNL con il 107 %. La produzione bellica passò da 346 carri armati a 29.000, da 2000 aerei a 96.000, da 1,5 milioni tonnellate di navi a 16 milioni. (A fine guerra riconvertendo nuovamente e immediatamente gli impianti (neppure sfiorati dalla guerra) faranno "grande" l'America)

C'erano insomma forze dispari in campo. L'Italia non aveva mezzi, non aveva acciaio, non aveva carbone e non aveva nemmeno benzina. Mussolini fece fondere tutti i cancelli d'Italia per fare cannoni (siamo imparziali, questo lo fece anche Churchill in Inghilterra); poi raccolse le fedi matrimoniali per dare l'oro e i mezzi alla patria. Poi mise la tessera sui generi alimentari e si iniziò a vivere in piena autarchia o con la borsa nera; ma tutto questo non bastava per andare lontano.

25 Luglio - Nonostante le carenze e i poveri mezzi i piloti italiani si riscattano con una bella missione, Una formazioni aeree bombarda la base navale di Alessandria.
Il giorno dopo altra impresa: effettuano un bombardamento aereo notturno sulla base di Gibilterra, gli inglesi se vogliono andare in Egitto devono fare il periplo dell'Africa e risalire il Mar Rosso.

5 Agosto - Il nuovo comandante in Libia, Graziani è in difficoltà sul fronte per mancanza di mezzi; chiede rinforzi e aiuti, rimandando l'offensiva all'arrivo di questi. Ma Mussolini vuole ad "ogni costo" subito l'offensiva per "motivi politici".

Mussolini gli scrive sostenendo tra l’altro: “... L’invasione della Gran Bretagna è stata decisa, è in corso di ultimazione come preparativi e avverrà.  Ebbene, il giorno in cui il primo plotone di soldati germanici toccherà il territorio inglese voi simultaneamente attaccherete. Ancora una volta vi ripeto che non ci sono obiettivi territoriali, non si tratta di puntare su Alessandria e nemmeno su Sollum. Vi chiedo soltanto di attaccare le forze inglesi. Mi assumo la piena responsabilità personale di questa decisione... sono decisioni politiche». Futuri obiettivi strategici presi o solamente attaccati da mettere poi sul tavole delle trattative a Inghilterra sconfitta.
Purtroppo come abbiamo già letto, la battaglia d'Inghilterra non solo inizia con ritardo (il 13 agosto) e dura 4 giorni, ma 40 giorni e senza successo.


10 Settembre - Incursioni aeree italiane sul porto di Giaffa, in Palestina, e sulla ferrovia Alessandria-Marsa Matruh. Dall’Africa Orientale viene compiuta un’incursione sulla base aerea di Porto Sudan: il comunicato del Comando Supremo italiano parla di vari velivoli colpiti a terra e di uno abbattuto in volo.
Altre incursioni di aerei inglesi su Massaua, Asmara e Dessiè (in Africa Orientale) e in Cirenaica.

15 Settembre - Truppe italiane occupano Sollum (Al-Salum) nell’Egitto occidentale, nei pressi del confine con la Cirenaica (regione orientale della Libia).
Il giorno dopo gli italiani raggiungono e occupano Sidi-el-Barrani sulla costa della Marmanca, a est di Sollum.

27 Settembre
- Germania, Italia e Giappone siglano il "Patto tripartito".
A Berlino i rappresentanti di Germania (il ministro degli Esteri von Ribbentrop), Italia (il ministro degli Esteri Ciano) e Giappone (l’ambasciatore Saburo Kurusu) firmano il Patto Tripartito. L’accordo, oltre all’obbligo della reciproca assistenza militare in caso di attacco di un paese non ancora coinvolto nel conflitto, riconosce agli italo-tedeschi il disegno di stabilire un “nuovo ordine” in Europa e ai giapponesi il piano di imporre il loro “ordine nuovo” in Asia.

Il 4 Ottobre a Hitler, nell'incontro al Brennero, Mussolini gli riferisce i successi della sua offensiva in Africa. Hitler raccomanda che non si intraprendano azioni che non siano “di assoluta utilità all’Asse”.
 Parlano anche delle operazioni in Francia,  ma Mussolini gli tace il progetto che ha in mente, quello di invadere la Grecia.
Sono presenti i rispettivi ministri degli Esteri Ciano e Ribbentrop. Il Fuhrer offre una collaborazione per l' Africa settentrionale, ma Mussolini Duce declina l’offerta.
 I soldati italiani infatti stanno cogliendo alcuni apparenti successi sul confine egiziano sguarnito di Inglesi presi in contropiede. Gli italiani dopo la delusione dello scorso giugno, nuovamente ricominciano a sognare. A sognare di entrare in Egitto ad Alessandria su un cavallo bianco con sopra Mussolini.
Purtroppo tre giorni dopo, il 7 ottobre, cospicui rinforzi inglesi, australiani, neozelandesi, indiani sbarcano ad Alessandria e sono subito fatti affluire verso Marsa Matruh.
Nei giorni seguenti Mussolini con alcuni generali definiscono il piano per l'invasione alla Grecia. Nel verbale della riunione alcuni generali esprimono dubbi sulla consistenza delle forze destinate all'invasione e si fanno presenti le difficoltà territoriali con l'inverno quasi alle porte.
Ma si è alla fine ottimisti, affidandosi a in fantomatico numero di forze eversive all'interno della Grecia - fra l'altro guidata da un governo con ammirazione al fascismo - ma che invece non ci saranno, il nazionalismo farà ricompattare il paese. 

Il 28 ottobre Mussolini ha un altro incontro con Hitler a Firenze; gli comunica a bruciapelo "le nostre armate stanno marciando in questo momento sulla Grecia" e che le truppe italiane la stanno invadendo muovendo all'attacco dall'Albania dove sono sbarcate. Hitler é  infuriato dell'iniziativa del Duce, gli sta rovinando i suoi futuri piani, che Mussolini però ignora. (fra l'altro Hitler sta stipulando un patto con l'Ungheria e la Romania). Aprire le ostilità sui Balcani significava avere alle spalle (e davanti - (*) conflitti che avrebbero messo in seria difficoltà i suoi progetti futuri verso Est. Ma diventa ancora più furibondo, 10 giorni dopo, quando gli Italiani sono costretti a ritirarsi in Albania con una imprevista sconfitta subita dai greci, pur questi attrezzati peggio degli italiani.
(*) Non dimentichiamo che Molotov volò subito a Berlino ad incontrare Hitler per esprimere le preoccupazioni per la penetrazione italo-tedesca nei Balcani soprattutto anche dopo che era stato concluso un patto fra Germania Ungheria e Bulgaria. Paradossalmente i russi ancora alleati dei tedeschi dimostrarono simpatia -e inviarono perfino aiuti- alla Grecia  (facendo quasi concorrenza gli inglesi).

VEDI QUI: LA DECISIONE, I PREPARATIVI, 
E L'ATTACCO ALLA GRECIA

11-12 Novembre
- Attacco notturno  inglese alla base navale italiana di Taranto. Metà della Marina italiana viene distrutta.

VEDI QUI:  L'ATTACCO A TARANTO 

20 Novembre - Hitler nell'inviare una lettera a Mussolini lo critica aspramente per l'iniziativa che ha preso in Grecia, ora che è in difficoltà: "Lo stato delle cose così creatosi ha conseguenze psicologiche e militari gravissime a proposito delle quali è importante far luce completa... Le conseguenze psicologiche della situazione sono spiacevoli...."
Gli elenca i singoli punti, le necessarie contromisure che deve e dovrà assumere, le misure di carattere politico-militare che dovrà prendere e prenderà a breve e a lunga scadenza sui Balcani, in Africa e nello sbarramento del Mediterraneo, ma non gli accenna minimamente che intenzioni ha verso la Russia.
Nell'intera lettera già ci sono i chiari propositi di evitare di crearsi dei nemici alle spalle quando invaderà la Russia in primavera. Gli scrive "Dobbiamo cattivarci la Jugoslavia e non indurla a minacciarci" (con Belgrado stipulerà un patto il 25 marzo del 41. Ma due giorni dopo Londra fomenta un colpo di stato con il giovane re Pietro. Con gravi ripercussioni ambientali quando poi nella stessa primavera dovrà Hitler utilizzare il territorio iugoslavo per correre in aiuto a Mussolini. Infatti il....

3 Dicembre
Gli italiani in Grecia sono costretti a ripiegare e perdono anche un terzo dell'Albania. Mussolini per evitare la disfatta, ormai impantanato, è costretto a chiedere soccorso a Hitler.

8-10 Dicembre
Altra rovinosa ritirate delle truppe italiane in Africa dopo la controffensiva inglese, che successivamente proseguendo per Tobruk, faranno prigionieri in gennaio 120.000 italiani. 
Anche qui Mussolini è costretto a chiedere aiuto a Hitler per togliersi dai guai.

Sta per riversarsi nel perfetto ingranaggio bellico di Hitler, la "manciata di sassi greci" e la "manciata di sabbia africana" con gravi ripercussioni sulla sua progettata invasione in Russia, i cui ritardi saranno poi fatali.

Il 20 Novembre Hitler invia una lettera di fuoco a Mussolini;  fra l'altro scrive "Lo stato delle cose cosi' creatosi ha conseguenze psicologiche gravissime. Le conseguenze militari di questa situazione sono, Duce, molto gravi". Comunque in fondo gli promette aiuti, a una condizione "vorrei in primavera, al massimo a maggio, riavere le mie forze armate". Scopriremo dopo cosa ci voleva fare a Maggio (l'intenzioni di invadere la Russia, che però non rivela a Mussolini), ma non aveva previsto Hitler, oltre i "sassi" della Grecia,  la imminente disfatta italiana  con la manciata di sabbia anche in Africa Settentrionale; che mette in crisi tutto il suo ingranaggio strategico.

Questa guerra greca che sembrava una folle decisione, era stata presa contro ogni logica, personalmente da Mussolini (ma soprattutto da Ciano che l'aveva convinto che era una passeggiata), ma aveva (per molti storici) una sua logica, il fine dell'attacco era indubbiamente politico e non militare e sta anche a dimostrare che il Duce (e soprattutto Ciano) temeva Hitler, nè sapeva come fare a fermarlo. (Ma altri storici affermano che questo attacco fu concordato segretamente con Churchill (che sta dandosi da fare quest'anno anche in Iugoslavia con re Pietro, e manda un accorato appello agli Slavi)  proprio per intralciare i piani di Hitler (e li intralcerà). Con chissà quale premio in contropartita. Mussolini nella sua ultima intervista, pochi giorni prima della sua cattura, cripticamente accenna a qualcosa - La leggeremo quell'intervista nell'aprile del  1945).

LA QUESTIONE ALTO ADIGE

Abbiamo già accennato alla questione Alto Adige; c'era una crisi palese sul territorio; una situazione locale che  aveva portato Mussolini dall'inizio della guerra a convivere con dei dubbi atroci. A Ciano prima della battaglia d'Inghilterra Mussolini disse queste parole "prevedo una inevitabile crisi tra Italia e Germania. Ormai e' evidente che si preparano a chiederci di portare il confine a Salorno, e forse anche a Verona. Il che produrrà una formidabile crisi in Italia, anche per il regime. La supererò, ma sarà la piu' dura di tutte. Sento ciò nel mio istinto da animale, e mi pongo seriamente il quesito se, per il nostro futuro, non è piu' auspicabile una vittoria inglese che una vittoria tedesca. Quindi non creiamo il mito dell'invincibilità tedesca, perchè presto dovremo batterci contro la Germania". (Diari di Ciano).  Insomma da Hitler,  Mussolini era ben cosciente che ci si poteva aspettare sciagure. Ma perchè Mussolini parlava cosi?

Potrebbe rispondere solo Churchill. Ed essendo morto non lo sapremo mai! E' il più grande mistero della guerra mondiale. E molti storici attribuiscono anche alla eliminazione di Mussolini perchè si volevano seppellire con lui alcune verità, accordi segreti, patti, che sarebbero stati molto scomodi se portati a conoscenza. (vedi 1945, documenti di Churchill e dichiarazione di Mussolini pochi giorni prima di essere eliminato. Ma sembra che come portarono a Mosca il mitra che lo uccise e il pastrano che indossava, portarono a Mosca anche i documenti della famosa cartella. E qui sorge il dubbio di un  "trio" Mussolini, Stalin, Churchill in... Grecia).

Quindi l'attacco alla Grecia per quanto folle e imprevedibile (non per nulla aveva avvisato l'alleato a cose già fatte - "lo lascierò di stucco, come fa sempre lui con me") aveva un ben preciso significato politico, anche pericoloso perché era un doppio gioco, drammatico, inutile negarlo, e che Hitler avrebbe potuto far pagare caro all'Italia; in poche ore poteva scendere dal Brennero, da Tarvisio e dal confine francese e invadere l'intera pianura padana da tre direzioni.

La Grecia quindi era una specie di assicurazione (ma appoggiata da chi?) contro una eventuale invasione dei tedeschi sempre più forti. Il rischio più grosso era la temuta discesa  su un territorio non ostile fino all'Adriatico attraverso il Brennero e quindi una porta aperta nel Mediterraneo. Se poi Mussolini avesse saputo che Hitler si stava preparando all'invasione della Russia, l'avrebbe fatta con maggior convinzione e più mezzi e avrebbe avuto più appoggio dai suoi generali, visto che Badoglio fu rimosso perchè (ragionava da militare) perchè contrario a questa assurda invasione (all'inizio era favorevole, però aveva chiesto 20 divisioni. In questo caso Badoglio si dimostrò realista).

Molti storici sono convinti che Mussolini era stato informato da Churchill delle intenzioni di Hitler, e che lo stesso statista inglese avrebbe spinto Mussolini a invadere i Balcani proprio per questo scopo, cioè mettere (anche se sapeva benissimo dell'inefficienza e la carenza dei mezzi dell'Italia) almeno un sassolino balcanico nell'ingranaggio delle armate tedesche).
(C'è anche questa seconda ipotesi (ispirata da Churchill?): se Hitler gli rifiutava l'aiuto in Grecia e in Africa, Mussolini aveva uno dei più validissimi  motivi per chiedere aiuto proprio agli inglesi. Anche questo Hitler poteva immaginarlo e soprattutto realisticamente temerlo).

(Sono anni che si cercano alcune lettere di Churchill che si dicono scomparse dopo  la cattura di Mussolini. Forse in quelle lettere c'era il grande mistero proprio dei Balcani: l'invasione della Grecia, e magari che le operazione in Africa dell'Italia era stata tutta una messa in scena ben concordata (purtroppo poi sacrificando tanti italiani) per inceppare le armate di Hitler.

Appare anche strano che il generale MESSE (già destituito in Russia nel novembre 1942 per contrasti con Gariboldi) inviato in Africa il febbraio del '43 per assumere il comando dell'armata italiana  il 13 maggio in Tunisia si arrese con tutto l'esercito italiano al 10° corpo d'armata inglese del generale Freyberg dopo esservi stato autorizzato da Mussolini.
  
"Catturato" (!?) quindi dagli inglesi, Messe volò poi  in Inghilterra non solo a ricevere tanti smisurati ossequi dagli inglesi, ma ricevette da Mussolini anche la promozione a Maresciallo d'Italia. Poi - caduto Mussolini, nel novembre del 1943 Messe rientra in Italia e si unisce al Re e a Badoglio; riceve la nomina di Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate, mantenendo questa carica fino al 1945. Andato poi in riserva a 65  anni nel 1947, lo ritroviamo nel 1953 senatore per la Democrazia Cristiana, poi deputato del PLI e del Partito Monarchico.
(Messe allora per chi parteggiava quando guidava gli uomini prima in  Russia e poi in Africa? ognuno pensi quello che vuole). 

La Grecia (poi l'Africa) fu proprio la manciata di terra e di sabbia nell'ingranaggio militare-politico tedesco, dove tutto era previsto (basterebbe leggere la lettera di Hitler del 20-Nov) tranne che Mussolini prendesse questa iniziativa della guerra parallela, per giunta sbagliata (!?), senza mezzi e organizzazione. (Trattandosi di due alleati appare quanto mai inconcepibile e stranissima questa iniziativa di Mussolini, senza informare il collega delle sue intenzioni, e soprattutto per quale motivo lo faceva. La Grecia non era nemica dell'Italia; anzi era filo-fascista. E resta ancora un mistero che un pugno di uomini abbia ributtato a mare l'esercito italiano.

Le truppe scelte greche, gli Euzones, inchiodano gli italiani in una logorante guerra di posizione incrudelita dall'arrivo di un gelido inverno. Il maltempo imperversa, i piani d'attacco italiani sono stesi con faciloneria, manca l'equipaggiamento, le munizioni scarseggiano e le truppe italiane combattono con la divisa estiva, quella invernale non era prevista data la certezza "matematica" delle brevissima durata dell'offensiva (15 giorni).

La campagna in Grecia, che si dimostrò poi  catastrofica per l'Italia doveva secondo i piani (di chi?) concludersi dopo appena 15 giorni con la vittoria (puntando a un fantomatico esercito clandestino a favore (!?) dell'invasione-
Ciano credeva fermamente nel facile esito dell'operazione, condotta a suo dire con la connivenza delle massime autorità elleniche), invece fallì e causò una delle fasi più critiche per la Germania quando dovette spostare i suoi soldati su un altro fronte che veniva a trovarsi dietro quella linea che Hitler aveva in progetto di predisporre per invadere la Russia nella primavera del  '41 (che poi ritardò al 22 giugno; un ritardo che gli fu fatale)

Mussolini voleva tenere lontano i tedeschi dai Balcani, ma nelle difficoltà di questa sottovalutata "passeggiata" si trovò nella necessità di dover accettare l'aiuto di Hitler che non era disinteressato. Infatti,  Hitler non era solo infastidito e infuriato, ma era molto preoccupato perchè temeva che la sconfitta dell'Italia poteva portare la Grecia vincitrice nelle accoglienti braccia di Churchill, che non aspettava altro di avere (era una sua ossessione) una forza nei Balcani dalla sua parte per organizzare così una testa di ponte e quindi un altro fronte; sarebbe stato così  potenzialmente possibile attaccare le armate tedesche da tre lati e rinchiuderle come in una trappola nelle steppe gelate se Hitler si sarebbe spinto in Russia.
 (erano queste le  intenzioni, e questo poi accadde).

La RIEFENSTHAL, la famosa regista tedesca, riporta alcune confidenze di Hitler a quasi fine guerra "Per noi, l'entrata in guerra dell'Italia è stata una sventura, se non attaccavano la Grecia che provocò il nostro intervento di aiuti, e poi il ritardo, il conflitto sarebbe evoluto diversamente. In Russia, avremmo anticipato la morsa del gelo, conquistando Leningrado e Mosca, nè mai ci sarebbe stata alcuna Stalingrado".
In effetti se non ci fosse stato il ritardo, a Mosca (nonostante Smolenks) i tedeschi ci sarebbero arrivati; i russi avevano i mezzi ma i generali si dimostrarono impreparati e incompetenti. Solo il "generale" gelo (e utilizzando i siberiani) permise ai russi di fermare i tedeschi già alle porte di Mosca.

8 dicembre - Ma non era ancora era finito l'anno, con i tedeschi infastiditi per la  situazione in Grecia, quando l'Italia subì un'altra rovinosa ritirata anche in Africa settentrionale. Il 10 cade Sidi Barrani, il 15 ripiegano su Bardia sul confine Libia Egitto, che attaccata il 1 gennaio dagli inglesi cadrà il 5, poi proseguiranno per Tobruk catturando 120.000 soldati.
 Per Hitler il problema diventava ora ancora più enorme e critico. Doveva accorrere anche in Africa prima che gli inglesi, superato Suez, dilagassero in oriente a bloccare i rifornimenti di petrolio tedeschi, e da qui con un altro successivo passo  sfondare nel Caucaso, compromettendo l'"operazione Barbarossa" che proprio il 18 di questo mese di dicembre 1940, con la "Direttiva 21" era stata, con i suoi generali più fidati, minuziosamente preparata in gran segreto per la primavera del '41. (primavera!)

Gli sviluppi saranno decisivi, e tutti gli storici affermano che l'imprevisto dirottamento di alcune armate in Grecia (con la grossa sorpresa della Serbia), e poi in Africa, fecero saltare i piani di attacco di Hitler predisposti per la Russia;  provocarono uno stallo, minarono  l'ottimismo e favorirono  un inasprimento nella lotta di tutte le altre potenze coalizzate (il tempo giocava a loro favore). Queste dopo aver visto Mussolini entrare in una serie di difficoltà, con le armate di Hitler beffate dalla guerriglia Serba, si coalizzarono tutti contro Hitler, ormai  con il suo piano strategico compromesso, pieno di falle, prima ancora di dare inizio all'invasione della Russia.

(Ma questa è una versione. Quando Hitler decise di invadere la Russia, tutti i Paesi d'Europa contro il bolscevismo, l'ebraismo e i senza Dio, parteggiarono per Hitler. Leggeremo il 30 giugno del prossimo anno, una lettera di Hitler inviata a Mussolini, dove il Fuhrer si meraviglia perfino di questo appoggio: "Finalmente hanno capito da dove viene il pericolo" 

L'anno '41 termina mentre si sta scatenando in Africa la controffensiva inglese, che costrinse gli  italiani il 31 dicembre a una rovinosa ritirata fino a Tobruk; qui senza mezzi, munizioni, rifornimenti, rimase in attesa di rinforzi, di carburante, di armi e di aerei. Rommel quando arriverà a portar soccorso con il suo corpo di spedizione sarà impegnato in Africa per quasi otto mesi.  Poi alla fine gli inglesi con Montgomery liquidarono la questione Africa (troveremo l'azione verso la fine del prossimo anno il 7 dicembre)
Non a caso  Churchill scelse quel periodo e quella data per scatenare l'offensiva decisiva; proprio  il 7 dicembre quando l'intero esercito tedesco entrò in crisi e stava subendo la sua prima disfatta alle porte di Mosca. E sempre nello stesso giorno 7 dicembre ci fu l'attacco dei Giapponesi a Pearl Harbour, disimpegnando così i Russi a est.

Churchill se aveva fatto certi conti in questi ultimi mesi del 1940, a fine '41 gli tornavano tutti. Trappola compresa. E fu lui a incitare i serbi di Belgrado a non cedere (esortava gli slavi ad "essere all'altezza di avvenimenti di portata mondiale") a sbarrare il passo alle armate di Hitler, che davanti al "No" di Belgrado era diventato furibondo, isterico, vendicativo.
(vedi a proposito: 
***
L'IRA DI HITLER A BELGRADO  GLI COSTERA' CARA! 

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La guerra era già segnata e Churchill l'aveva già vinta in questo fine 1940 predisponendo  il suo piano strategico che giorno dopo giorno -e non poteva essere diversamente-  si rivelerà vincente.

Tutti gli avvenimenti che adesso accadranno saranno solo militari, tutta la partita politica sembra che sia già stata tutta giocata con queste mosse; quelle vincenti di Churchill e quelle perdenti di Hitler.
(Con il contributo di Mussolini? Involontario lo possiamo pensare, ma anche quello volontario molti storici non l'hanno mai scartato. Anche se non è stato mai documentato).

La fine dell'anno per l'Italia non fu uno dei migliori. Le oscillazioni psicologiche nella coscienza popolare nell'arco di sei mesi furono più d'una; in alternanza pacifismo, entusiasmi, dubbi, scoramento, sdegno, vergogna. Dalla non belligeranza dei primi mesi dell'anno si era passati all'entusiasmo dell'entrata in guerra a fianco dell'alleato in giugno, credendo a una guerra facile e utile per montare sul carro del vincitore. Poi ci furono alcuni dubbi che la guerra sarebbe stata lunga (e con molti altri sacrifici) quando ci fu l'attacco alla Grecia.

Il 18 novembre, quando le cose già andavano male, la spedizione in Grecia marciava indietro verso un disastro e il momento era già cupo, Mussolini alla radio ridimensiona il contrattacco dei greci e smentisce Radio Londra che la divisione Alpina Julia era stata polverizzata, e incoraggia con una frase che resterà anacronisticamente famosa:
"C'è qualcuno fra di voi camerati, che ricorda l'inedito discorso di Eboli pronunciato nel luglio del 1935 prima della guerra etiopica? Dissi che avremmo spezzato le reni al Negus.
Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia".
QUI L'INTERO DISCORSO
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

 Quando poi arrivò il clamoroso insuccesso (il 3 dicembre i greci sfondarono le linee italiane occupando parte dell'Albania), "le reazioni in Italia furono di stupore, disorientamento, vergogna , depressione e di sdegno e critiche assai aspre soprattutto degli alti comandi militari". (Renzo De Felice. Mussolini l'alleato, l'Italia in guerra, Einaudi, p.728)
"Non siamo stati capace di battere una piccola nazione come la Grecia" Che figura davanti all'opinione pubblica mondiale!". Questo vanno dicendosi tra di loro gli italiani, dopo un intero anno di sacrifici, convinti che questi servissero veramente allo scopo.

Questo momento di peggior depressione e di maggiori critiche verso il regime ce lo conferma indirettamente il tono allarmato dei carabinieri in un "promemoria per il Duce" relativo proprio al mese di dicembre.
"Lo stato d'animo di tutte le categorie sociali è sostanzialmente disorientato e assai depresso. Il fenomeno che appare degno di seria considerazione, è senza dubbio causato anche dal malessere economico divenuto sensibile, ma trae la sua prima origine dalla profonda vivissima amarezza per i nostri insuccessi, che, mentre favoriscono severi commenti ed aspre critiche, hanno determinato ed accentuato uno stato di perplessità e di preoccupazione. Prevale nelle varie province l'opinione che le attuali sfortunate vicende siano dovute alla impreparazione del paese alla guerra ed a errori di carattere militare e politico, ai quali molti invocano di mettere riparo con urgenti e radicali provvedimenti. (...) E' poi da porsi in risalto che l'orizzonti di speranze per una rapida soluzione della lotta si è tra le masse molto offuscato, tal che molti, constatando che le nostre forze armate, per difetto di messi, sono costrette a cedere di fronte al nemico, si domandano con viva preoccupazione cosa possa accadere in avvenire. Ciò pone in evidenza che nel popolo va declinando la fiducia; si sente spesso ripetere che sarebbe da preferirsi un sollecito intervento dell'alleato, anche se da ciò dovesse conseguire una ulteriore scossa al nostro prestigio" (ACS, Seg, part. del Duce, Carteggio ris.(1922-1943(, b. 164, fasc.23 - Pure in: Renzo De Felice. Mussolini l'alleato, l'Italia in guerra, ed. Einaudi, p.731).

Il responsabile degli insuccessi militari fu poi subito trovato. Badoglio da una certa stampa (in testa Farinacci) fu oggetto di un fuoco di critiche, e se ne chiese l'allontanamento, le dimissioni, che amareggiato ma anche indispettito poi diede. Per la stima che godeva il maresciallo apparve al popolo come unico capo espiatorio, e dello stesso avviso erano alcuni  ambienti militari regio-badogliani (e già si complotta- Badoglio si riavvicina al Re).
Pochissima o quasi nessuna critica verso le responsabilità degli uomini nell'ambiente politico (come ad es. Ciano - che inizia a ondeggiare). Poche critiche  forse solo perchè la stampa che avrebbe dovuto riportarle temeva qualche ritorsione dal regime. (Ricordiamo che c'erano sei mesi di carcere e 10.000 lire di multa solo per chi si azzardava a sintonizzarsi su Radio Londra; figuriamoci com'era la censura nella stampa interna! Sequestravano perfino i giornaletti di alcune parrocchie che facevano troppo inopportuno pietismo, non conformi allo "spirito di guerra" necessario agli italiani.

Una valutazione di queste critiche e di agitazione psicologica interna, viene comunque fotografata così da Alexander Kirk, che da Roma, dall'Ambasciata Usa, scrisse il 15 dicembre un rapporto a Summer Walles (e questi trasmise a Roosevelt) "Le reazioni suscitate dal fallimento in Grecia  sarebbero state tali da poter provocare un "aperta ribellione" contro il regime e la sua sostituzione con una dittatura militare" (F.D. Roosevelt Library, PSF, 57, "Italy" 1941).

C'è nel panorama di questo scoramento anche una canzone degli alpini sul micidiale fronte greco, non nata a caso; anzi  i suoi versi fotografa la drammatica situazione:


"Sul ponte di Perati bandiera nera
L'è il lutto degli alpini che fan la guerra
L'è il lutto degli alpini che fan la guerra
La meglio gioventù che va sotto tera"
(Questa canzone l'abbiamo in originale. La metteremo in seguito).

Soltanto l'intervento dell'alleato tedesco salverà l'Italia dall'onta di una cocente sconfitta.

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