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CRONOLOGIA

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ANNO 1941

SECONDA PARTE - TERZA PARTE  -  QUARTA PARTE
QUINTA PARTE - SESTA PARTE - PEARL HARBOR
settima parte
APOLOGIA DELL'AUTARCHIA COL PAESE ALLE CORDE
PANEGIRICO A  Mussolini 
DIARIO originale di ROMMEL
L'IRA DI HITLER A BELGRADO
L'OPERAZIONE "BARBAROSSA" E LA  "SORPRESA"
LA CARTINA IL GIORNO DELL'ATTACCO E L'ARRESTO ALLE PORTE DI MOSCA, DI LENINGRADO, STALINGRADO
FERMATE LA BISMARCK !!
LA BATTAGLIA DI MATAPAM
ITALIA - 64 NAVI, POI IL NULLA !!!!! !!!!
L'ATTACCO GIAPPONESE A PEARL HARBOR
ITALIANI IN GUERRA - DALLA RUSSIA CON ORRORE
RUSSIA: TESTIMONIANZA DIRETTE
SCOPPIA L'AMICIZIA USA - G.B. - RUSSIA
LA CARTA ATLANTICA  
I NOSTRI ASSI DEL CIELO
ATTACCATE BOMBARDATE TRIPOLI !!!!!
QUEI RAGAZZI DI "BIR EL GOBI"
.
BATTAGLIA DELLA SIRTE
Scoperte/Scienza  - Cultura/Costume

SECONDA GUERRA MONDIALE
RELAZIONE DEL COMANDO SUPREMO AMERICANO (600 pagine)



QUI I PROTAGONISTI e 120 documenti storici

La pagina storica dell'anno - 7 Aprile 1941

IL 1° GENNAIO con le difficoltà in Africa e in Grecia, in Italia é ordinata e scatta la mobilitazione generale di tutti i quadri dirigenti del partito fascista, che devono, su ordine di MUSSOLINI, partire volontari per il fronte, dando così per primi l'esempio al popolo italiano che, con i rovesci militari, inizia a dubitare dell'autonoma avventura mussoliniana. E' quel popolo che dovrà digerire fra poco e senza traumi la coscrizione generale.
HITLER abbastanza infastidito sta togliendo da quel pantano dove si é cacciato Mussolini con l'iniziale intenzione di emularlo, di sfidarlo, di diventare suo pari. Ma i favori di Hitler si pagano.

Con i gravi rovesci sui due fronti, in Grecia e in Africa, Mussolini deve rinunciare al suo ambizioso progetto di condurre una "guerra parallela" completamente autonoma da Hitler. E' costretto ( e questo irritò moltissimo Hitler) a chiedere e ricevere aiuti dalla Germania, dove i generali tedeschi conoscendo lo scarso equipaggiamento dell'esercito italiano, avevano già considerato queste due disfatte imminenti.

(vedi l'impietosa analisi fatta da Rommel in una lettera alla moglie)

Un aiuto umiliante perchè Hitler pretese la presenza di suoi "consiglieri militari" presso gli alti comandi italiani. Condizioni queste che ponevano da questo inizio 1941, sotto il suo controllo ogni iniziativa militare italiana sui due fronti e annullava praticamente ogni autonomia nazionale. A comandare fra breve, sia in Africa che in Grecia, e poi anche in Italia, saranno d'ora in avanti i generali tedeschi con non pochi problemi fra gli alti comandi italiani e un Re (il Capo delle Forze Armate) che "dormiva", era del tutto "assente" (non però sulle pagine dei giornali quando raggiante visitava le truppe).
Il Re: quest'uomo per quasi venti anni aveva detto sempre di sì quando doveva dire di no, e sempre no quando doveva dire di sì; poi come vedremo più avanti si mise anche a "scappare" dopo aver prima tradito il suo eroe che gli aveva messo addosso qualche lustrino e (anche a lui) gli stivali per farlo marciare nelle parate come una buffa marionetta . Disse di no perfino quando poteva ancora salvare la sua dignità, quando tradi''  gli italiani, che per quaranta giorni,  convinti che aveva rimosso il "male" erano già persuasi che la guerra era finita.
Gridarono gli italiani - abbattuto dal piedistallo l'ultimo monumento di quello che credevano il responsabile - "Viva il Re". Poi l'8 settembre gli stivali al piccolo uomo gli sembrarono troppo piccoli per scappare e si fece pure aiutare da tutti gli altri 300. Quelli che gli italiani avevano considerati dei condottieri non erano nient'altro che un gruppo di uomini inetti, ebbri di potere e di ricchezze, che pensarono a salvare solo quest'ultime, ma non la propria dignità.

Sempre il 1° GENNAIO In un proclama al popolo tedesco Hitler afferma, tra l’altro, che “nel 1941 l’esercito, la marina e l’aviazione della Germania "...saranno talmente rafforzati e riceveranno tali miracolosi perfezionamenti che i loro colpi determineranno la fine dei guerrafondai, aprendo la strada all’attuazione di un nuovo stile, di un nuovo ordine nella convivenza tra i popoli...”.

3 GENNAIO - FRONTE AFRICANO - Gli inglesi, dopo l’arrivo di rinforzi, e in particolare della 6a divisione australiana in sostituzione della 4a divisione indiana inviata nel Sudan, riprendono l’offensiva in Cirenaica investendo la piazzaforte italiana di Bardia, località ai confini con l’Egitto. Le difese di Bardia sono sfondate quasi subito, soprattutto grazie all’impiego di un gruppo di carri armati Matilda contro i quali nulla possono i minuscoli e meno veloci carri italiani. A Bardia, dove le truppe italiane si sono ritirate in seguito alla disfatta di Sidi-el-Barrani e alla caduta di Sollum, si trovano 45.000 uomini al comando del gen. Annibale Bergonzoli, soprannominato per il suo dinamismo “barba elettrica”.
Da Londra si sollecita il gen.Wavell, comandante supremo delle forze britanniche in Medio Oriente, a procedere ai preparativi su vasta scala per l’invio di un corpo di spedizione inglese dall’Egitto verso la Grecia.
Gli italiani sono in rotta disordinata, ma il gen. Wavell, comandante delle forze britanniche, non osa, almeno per il momento, sfruttare il successo incalzando il nemico dappresso, sia perché le sue linee di rifornimento, che fanno capo all’Egitto, si sono allungate troppo, sia perché Londra ha già progettato il ritiro dall’Africa settentrionale di un corpo di spedizione da inviare in Grecia.


IL 5 GENNAIO - Un altro giorno nero per l'Italia. Truppe inglesi nella zona di Bardia con un attacco riconquistano la città e catturano 45.000 italiani
, 462 pezzi d’artiglieria e 129 carri armati leggeri e più di 700 automezzi. Seguiranno i 40.000 prigionieri a Sidi e Barrani. 25.000 a Tobruck. 25.000 a Beda Fomm. 10.000 si misero in salvo attraversando di notte a piedi nudi e in mutande il deserto di Honus. Ma non mancarono episodi di valore come all'Oasi di Giarabub.
(l'autore che qui scrive non ha bisogno di altre fonti, gli sono bastati i racconti e le fotografie di suo padre che era presente, che scampò alla cattura ad El Alamein-  ma fu poi catturato sull' "ultima spiaggia" in Tunisia. Finì fino al 1946 inoltrato, nei campi di concentramento in Sudan, in Congo, in Kenia, in Rhodesia, e infine  in Sud Africa).

GRAZIANI per il suo attendismo, e anche per non sacrificare degli interi reparti, venne destituito per questi scrupoli ritenuti e bollati come incapacità tattica, dal generale GARIBOLDI, che poi andrà a sostituire per un'altra simile incapacità tattica (ferendone anche l'orgoglio) il generale Messe in Russia. Gariboldi, sarà quello che andrà fra poco con l'Armir a invadere la sterminata Russia a piedi, senza automezzi. E non si può certo dire che fu - come vedremo più avanti - solo sfortunato, anche lui non riuscì a colmare le gravi insufficienze, riscontrate (e antevedute) da Messe. Entrambi nominati da Cavallero, che con le sue concezioni della guerra, aveva sbagliato secolo, era rimasto alle marce forzate di Napoleone o a quelle di Cesare (Messe poi Gariboldi su invito di Cavallero, da 18 km al giorno portarono le marce di trasferimento a 40 chilometri quotidiani).  Ed erano rimasti fermi ai muli e agli alpini (che impiegarono poi in pianura) mentre i russi gli mandavano incontro i carri armati da 52 tonnellate, i T 34, che misero in crisi perfino le panzerdivision tedesche, inquietando, come leggeremo più avanti, lo stesso Hitler.

6 GENNAIO - Se grave è la situazione in Africa, in Grecia la crisi investe non solo gli italiani e i tedeschi. In un lungo memorandum al Consiglio dei capi di Stato Maggiore, Churchill pone al primo posto l’aiuto alla Grecia, a rischio di sacrificare ogni ulteriore avanzata in Africa settentrionale. Il premier sostiene che occorre aiutare i greci nella conquista di Valona, in Albania, per evitare che, sentendosi abbandonati dall’alleato inglese, i greci possano scoraggiarsi e magari firmare una pace separata con l’Italia. Pochi giorni dopo, avuta notizia dei concentramenti di truppe tedesche che preludono a una vasta azione nei Balcani, lo stesso Churchill precisa a Wavell che, una volta conquistata Tobruk, tutte le operazione in Libia devono essere subordinate alle esigenze del fronte greco.
I greci premono con grande energia contro Klisura (Kèlcyrè) che il giorno dopo deve essere evacuata dagli italiani. Non riescono tuttavia a sfondare in direzione di Berat, e la loro offensiva contro Valona si spegne. Nei combattimenti di Klisura, gravi perdite per le divisioni Lupi di Toscana, Julia, Pinerolo e Pusteria.
Tuttavia in Africa i primi contingenti britannici prendono contatto con i difensori del settore orientale di Tobruk. La caduta di Bardia ha più che dimezzato le truppe di cui può disporre il comandante in capo delle forze italiane in Africa gen. Graziani. Per la difesa di Tobruk egli può ora contare su non più di 25.000 uomini, 220 cannoni e una settantina di carri armati medi e leggeri. A ovest di Tobruk, e precisamente a Derna, Bengasi e el-Mechili si trovano rispettivamente la divisione Sabratha, la 17a e un gruppo corazzato. L’indomani, Tobruk è assediata.

8 GENNAIO - Gli inglesi si muovono in aiuto dei greci. Come diversione iniziano a bombardare il porto di Napoli; subisce danni seri la corazzata italiana Giulio Cesare di 29.000 t, e viene colpita anche, ma in maniera non grave, la modernissima corazzata Vittorio Veneto. Il 10 si prendono la rivincita i tedeschi e gli italiani, quando attaccano un convoglio inglese diretto a Malta. La  portaerei Illustrious, subisce danni molto seri, e l’incrociatore Southampton colpito viene affondato dagli stessi inglesi perché è impossibile recuperarlo. La corazzata Warspite riesce a passare fra le bombe: ma vengono colpiti alcuni piroscafi del convoglio e altre più piccole unità di scorta. È la prima azione nel Mediterraneo di aerei tedeschi.
Ma il 12 gennaio aerei inglesi decollati da Malta (
destinata a rimanere, per lungo tempo ancora la sola fortezza inglese nel Mediterraneo centrale) attaccano l’aeroporto di Catania.

IL 10 GENNAIO - Il primo contingente di aiuti tedeschi per l'Africa avviene con l'invio in Italia del CAT (Corpo Aereo Tedesco). 500 aerei  fanno il loro esordio sul Mediterraneo con un successo strepitoso. Gli Stukas, attaccano i convogli inglesi diretti a Malta, colpendo diverse navi e la loro portaerei. I greci si dimostrano dubbiosi, non vogliono irrisori aiuti immediati, per non fornire a Hitler il pretesto per accelerare il suo intervento.
Ma secondo i capi di Stato Maggiore britannici, la presenza della Luftwaffe in Sicilia rende inattuabile il piano che prevede l’occupazione dell’isola di Pantelleria con un’azione di Commandos. Contro tale progetto comunque (visto peraltro con entusiasmo dal premier inglese Churchill) si era già schierato l’ammiraglio Cunningham che non poteva sopportare un ulteriore carico alle già incredibili difficoltà che incontrava l’opera di rifornimento alla squadra nel Mediterraneo.

Ma per fortuna (per gli inglesi) nessuno in Italia (ma neppure in Germania) prese in considerazione il Canale di Suez, o il Golfo di Aden davanti all'Etiopia. Che era l'unica potenziale via di rifornimento degli inglesi, che poi divenuta effettiva, ringraziarono. "Bastava far affondare due tre navi mercantili carichi di cemento e ci avrebbero paralizzati" dissero poi onestamente a fine guerra).
Gli Stukas tedeschi misero in difficoltà i britannici solo per qualche mese. 
Le operazioni di appoggio agli italiani in Grecia terminano positivamente, e si concluderanno con l'invasione tedesca il 20 aprile;  la capitolazione é del 21, il 27 aprile metteranno la svastica sul Partenone di Atene.
Il tutto sembra capovolgere la situazione e risollevare il morale degli italiani, talmente basso che CHURCHILL prima di questo rovescio, sperava di concludere a Roma ancora a fine gennaio una pace separata con Mussolini. (Il dubbio che a spingerlo (o a spingere Ciano) in Grecia sia stato lui ritorna a galla. Hitler  si era precipitato a salvare lo scomodo alleato e questo gli aveva "scompaginato" i suoi piani, ma aveva "impaginato" i piani  di Churchill! Che direttamente o indirettamente poi causarono ai tedeschi il grave ritardo per l'invasione della Russia.

19 GENNAIO - Hitler e Mussolini si incontrano a Berchtesgaden per discutere la critica situazione italiana. Mussolini chiede di non inviare in Albania rinforzi tedeschi (chissà perchè) mentre non rifiuta un eventuale aiuto dell’alleato in Africa settentrionale. Hitler prende la decisione di inviare in Libia, in appoggio all’esercito italiano, la 15a divisione corazzata tedesca agli ordini di Erwin Rommel. Ma nello stesso giorno il comandante della forza inglese del Sudan, tenente generale sir William Platt, lancia una offensiva contro le forze italiane in Eritrea. Dispone di 2 divisioni (la 4a e la 5a indiana dei generali  Beresford-Peirse e Heath) e delle forze di difesa del Sudan. Le truppe italiane in Eritrea, ammassate in particolare nella zona di Kassala e nei capisaldi di confine, ammontano a circa 17.000 uomini con carri armati leggeri e artiglierie, al comando del gen. Trusci.

21 GENNAIO - Gli inglesi conquistano Kassala, presso il confine tra il Sudan e l’Eritrea. Sotto la pressione nemica gli italiani si ritirano ad Agordat e successivamente raggiungono la munitissima fortezza di Cheren. - Il giorno dopo si scatena contro Tobruk l’attacco della fanteria australiana.
Nello stesso giorno
da Londra due comunicazioni urgenti e importanti ai comandanti delle forze terrestri e navali britanniche in azione nel bacino del Mediterraneo: all’ammiraglio Cunningham si ordina di dotare Malta delle forze aeree necessarie alla sua difesa; al gen. Wavell viene comunicato che si ritiene oltremodo importante la conquista di Bengasi, e che si proceda quindi verso tale obiettivo. Dal canto suo il gen. O’Connor ha disposto che la IV brigata australiana si metta in marcia verso cl-Mechili e che la VII brigata corazzata continui la sua avanzata verso Derna : con el-Mechili quest’ultima località è un importante centro della Cirenaica.

22 GENNAIO - La guarnigione italiana di Tobruk si arrende dopo aver fatto saltare nella notte le installazioni portuali e l’incrociatore San Giorgio. Gli inglesi fanno prigionieri 30.000 italiani e catturano più di 200 cannoni e una settantina di carri armati. Nell’operazione gli inglesi hanno impiegato soltanto 16 carri del tipo Matilda.
Verso sera, la VII brigata corazzata inglese si trova a circa 30 km da Derna (Cirenaica) mentre alcune pattuglie della IV brigata percorrono le piste che da el-Mechili conducono verso ovest, sud e sud-ovest.
Mentre in Somalia  passano in forze il confine  nella regione dell’Oltregiuba, e occupano Gelib.

24 GENNAIO - Nei pressi di el-Mechili, in Cirenaica, ha luogo una delle prime battaglie tra carri armati della guerra d’Africa: opera la 7a divisione corazzata inglese che distrugge alcuni carri armati italiani e ne cattura altri pesanti e 6 leggeri.

27 GENNAIO - Il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Ciano raggiunge il fronte greco-albanese per assumervi il comando di un Gruppo aereo da bombardamento. Numerosi gerarchi sono mandati al fronte (purtroppo a comandare).

Siamo a gennaio, ma già in Giappone circolano voci. L’ambasciatore USA a Tokyo informa il suo governo che lo Stato Maggiore Imperiale nipponico starebbe approntando piani d’attacco contro le basi aeronavali americane nel Pacifico, e in primo luogo menziona esplicitamente Pearl Harbor.
O che i servizi segreti "dormono" o nessuno si preoccupa più di tanto. Poi a dicembre diranno "proditorio infame attacco".

28 GENNAIO - In AFRICA ORIENTALE a Barentu, a sud di Agordat, gli italiani oppongono una strenua resistenza, alla 5a divisione indiana, ma quando apprendono che Agordat è stata conquistata dai soldati britannici abbandonano il campo ritirandosi in direzione sud-ovest, tra i monti.
Mentre in AFRICA SETTENTRIONALE  i soldati italiani.per sfuggire all’accerchiamento delle truppe inglesi della 7a divisione corazzata, abbandonano Derna e si accingono a sgomberare l’intera Cirenaica per costituire una  linea difensiva a el-Agheila, al confine con la Tripolitania. Il 30 le truppe inglesi occupano Derna. Gli italiani sgombrano anche la zona di Bengasi, per evitare che tutte le forze dislocate rischiano di rimanere chiuse in una sacca.

Mussolini sollecita i rinforzi della Germania per la campagna d’Africa

2 FEBBRAIO . Il Gran Consiglio di Guerra tedesco e Hitler metteno a punto i particolari dell’operazione “Barbarossa” contro l’Unione Sovietica in base a un piano presentato dal gen. Halder che ha analizzato le informazioni sulla consistenza bellica russa. Sul fronte occidentale le forze sovietiche si valutano in 145 divisioni di fanteria, 26 di cavalleria e 40 brigate motorizzate: in totale 211 grandi unità di fronte alle 190 della Germania e dei suoi alleati. Una disparità numerica, ma conclude Halder, il fattore tecnico-strategico è decisamente a nostro favore (sbaglia - e sarà fatale- entrambe le due valutazioni).

3 FEBBRAIO - IN AFRICA SETTENTRIONALE il gen. Graziani ordina la ritirata generale delle truppe italiane verso la Tripolitania. 
Intanto cominciano ad affluire a el-Mechili, in Cirenaica, i primi rifornimenti inglesi provenienti da Tobruk: la IV brigata corazzata può cosi procedere verso ovest per tagliare la strada alle truppe italiane che si sono ritirate da Bengasi.

Il 5 FEBBRAIO in Cirenaica, la IV brigata corazzata inglese e l'11° reggimento autoblindato Ussari riescono a tagliare la colonna italiana che da Bengasi si sta dirigendo verso Agedabia.
Al crepuscolo gli uomini del gen. O’Connor sono penetrati profondamente nella Cirenaica meridionale in direzione ovest. La IV brigata corazzata si sta avvicinando a Beda Fomm dove gli italiani si stanno ammassando frettolosamente in vista di quella che potrebbe rappresentare l’ultima resistenza. Ma a sud-est di Beda Fomm una colonna di 5000 uomini è costretta ad arrendersi.

Il 6 FEBBRAIO viene occupata dalle truppe inglesi anche Bengasi. Per sottrarsi all’accerchiamento gli italiani impegnano le truppe corazzate britanniche lungo la strada Bengasi-Beda Fomm, nel tentativo di spezzare il cerchio che si è rapidamente formato attorno a loro, ma perdono più di 80 carri armati.

Hitler nello stesso giorno 7 FEBBRAIO scrive a Mussolini per esprimergli la sua preoccupazione e la sua disapprovazione per il modo con cui il comando italiano sta conducendo le operazioni in Africa settentrionale; all’alleato offre inoltre l’aiuto di una divisione corazzata a condizione che nel frattempo gli italiani tengano duro e non ripieghino fino a Tripoli. 
Poi Hitler convoca il generale Erwin Rommel cui affida il comando dell’Afrikakorps...
(qui riportiamo il
DIARIO originale di Rommel che inizia proprio il 7 FEBBRAIO, con una lettera alla moglie parlandogli del colloquio con Hitler e dell'incarico ricevuto)

...cioè delle forze tedesche che dovranno appoggiare l’esercito italiano in Libia. Pur trovandosi nella sfera d’azione del generale Albert Kesselring, comandante del settore operativo sud (che abbraccia l’Italia e lo scacchiere del Mediterraneo), Rommel dipenderà direttamente da Hitler e solo a lui dovrà riferire le operazioni.
Viene deciso il trasferimento in Libia dei primi contingenti dell’Afrikakorps.
L'11 febbraio Rommel raggiungerà Roma. Il 12 è in Africa.

7 FEBBRAIO - In Cirenaica la 10a armata italiana è accerchiata a Beda Fomm. Anche Agedabia, a sud di Beda Fomm, uno degli ultimi caposaldi italiani in Cirenaica, cade in mano inglese. Quanto resta delle truppe italiane, che hanno perduto a Beda Fomm ben 20.000 uomini, più di 200 cannoni e 120 carri armati, si attesta sulla strada costiera che porta da Agedabia a el-Agheila, al confine tra la Cirenaica e la Tripolitania. Tutta la Cirenaica risulta ormai in mano inglese.

8 FEBBRAIO - Il gen. Rodolfo Graziani, comandante in capo delle forze armate italiane in Africa settentrionale, nonché governatore della Libia, invia a Mussolini una lettera in cui tra l’altro scrive: “Duce, gli ultimi avvenimenti hanno fortemente depresso i miei nervi e le mie forze, tanto da non consentirmi di tenere più il comando nel pieno possesso delle mie facoltà. Vi chiedo pertanto di essere richiamato”.
Il gen. Italo Gariboldi il giorno 12 verrà designato a sostituire Graziani al comando delle truppe italiane in Africa settentrionale. Le raggiungerà il 21 marzo.
Mentre nello stesso giorno 12 arriva in Libia il maresciallo Rommel, in un momento di disimpegno degli inglesi.
Infatti Churchill dopo aver inviato un telegramma al gen. Wavell per congratularsi per la rapida conquista di Bengasi, gli ordina di sospendere l’avanzata e di prepararsi a inviare in Grecia tutte le forze non strettamente indispensabili. A disposizione degli inglesi, in Libia, resta solo una squadriglia di caccia. A presidio del territorio conquistato agli italiani vengono lasciate pochissime truppe. Churchill teme che, se non tempestivamente aiutati, i greci possano accordarsi con Hitler.

IL 9 FEBBRAIO - Dopo gli attacchi degli Stukas inviati da Hitler, la reazione inglese non si fece attendere. Churchill punta sull'Italia. Si progetta e va in porto un'ardita e clamorosa impresa, in grande stile con una potente flotta nel cuore dell'Italia; l'attacco a Genova. 700 miglia di mare aperto che gli inglesi sfidano per raggiungere da Gibilterra la Liguria.
La Marina italiana messa a difesa delle acque tirreniche non si allarma, non fa eseguire neppure (per i soliti attriti che esistevano tra le due armi) una ricognizione dall'Aeronautica. La flotta inglese alle 8,45 con le corazzate inglesi Renown e Malaya e l’incrociatore Sheffield rovesciano su Genova 1500 proiettili di grosso e medio calibro, colpendo le navi alla fonda, gli stabilimenti industriali e ogni cosa; quasi indisturbata e con tanta confusione all'ammiragliato. 
Solo alle ore 15 si decise di prendere il mare da La Spezia per contrastare una flotta che era ormai già fantasma. Senza l'appoggio degli aerei (e quei pochi che si alzarono non riuscirono a localizzarle) la marina italiana girò a vuoto, non seppe individuare da dove veniva il convoglio (si pensò alla Sardegna), poi si misero  all'inseguimento di alcune navi avvistate ad occhio, ma dopo molte miglia di navigazione, ci si accorse con ritardo che era un convoglio mercantile che dalla Francia andava in Algeria. Le unità inglesi sembravano essersi volatilizzate. Infatti navigavano già 
 tranquille e sicura verso Gibilterra. Intanto erano passate  35 ore dall'attacco. 


Dopo il micidiale attacco a Taranto con le navi alla fonda (che abbiamo gia letto nel '40), dopo questa prima fallimentare uscita difensiva; anche la prima uscita offensiva italiana conoscerà il più grosso dramma della Marina militare in questa guerra; che deve ancora quasi cominciare.

14 FEBBRAIO - Sbarcano a Tripoli, in Libia, i primi contingenti dell’Afrikakorps, un battaglione di esploratori e un battaglione contro-carro: sono le avanguardie del corpo di spedizione tedesco che comprende la 15a divisione corazzata e la 5a divisione leggera motorizzata.
Mentre le oasi di Cufra e Giarabub, e tutta la Cirenaica è in mano agli inglesi.
Nella Somalia meridionale, il 24 febbraio i britannici riescono a passare sulla sponda sinistra del basso Giuba. Le truppe italiane arretrano in direzione di Mogadiscio.
Mentre il Africa Orientale il 28 febbraio aerei inglesi bombardano la città di Asmara, in Eritrea.

Il 19-23 FEBBRAIO - Al Cairo gli inglesi discutono il piano di aiuti ai greci. Il 22 giunge ad Atene la delegazione britannica per le modalità per l’invio del corpo di spedizione britannico in Grecia. Fanno parte della delegazione il ministro degli Esteri inglese Eden, sir John DiIl, capo di Stato Maggiore, il gen. WavelI, comandante in capo delle forze inglesi in Medio Oriente e un rappresentante dell’ammiraglio Cunningham, capo della flotta inglese del Mediterraneo. Il 23 il primo ministro greco Koritzis accetta formalmente l’aiuto della Gran Bretagna: che fornisce una forza di 100.000 uomini con 240 pezzi di artiglieria da campagna, 32 cannoni di medio calibro, 192 cannoni antiaerei e 142 carri armati.
Il 4 Marzo partiranno da Alessandria d’Egitto il primo convoglio di navi mercantili e da guerra britanniche con a bordo le truppe e i rifornimenti destinati alla Grecia. La protezione dei convogli viene affidata a 4 incrociatori e 4 cacciatorpediniere A comandare le forze britanniche in Grecia è già stato designato  il generale Henry Maitland Wilson; il 28 febbraio arriva ad Atene. Il 7 marzo i primi sbarchi nel porto del Pireo.
Va invece male a Eden il progetto di formare una coalizione anti-Asse con la Turchia. 
Mentre la Bulgaria si è ormai alleata con la Germania.

2 MARZO - Si muovono anche le truppe  tedesche destinate ad attaccare la Grecia. Incominciano ad attraversare il Danubio e a riversarsi in territorio bulgaro. Si tratta di forze imponenti: la 12a Armata, composta da 5 corpi d’armata (il IV, l‘XI, il XIV, il XVIII e il XXX); il 1° Gruppo corazzato di von Kleist, forte di 3 divisioni (5a, 9a e 11a), un’altra divisione corazzata, la 2a, aggregata all’XI corpo d’armata, e infine l’8° Corpo aereo al comando dal gen. Wolfram von Richthofen.
A Berchtesgaden Hitler riceve in gran segreto il principe Paolo, reggente di Iugoslavia, cui chiede l’adesione al Patto Tripartito e il libero passaggio delle truppe tedesche sul territorio iugoslavo: in cambio la Iugoslavia potrà a suo tempo annettersi il porto di Salonicco e una parte della Macedonia greca da essa rivendicata.
Ma l'11 marzo scoppiano in Iugoslavia scoppiano disordini e dimostrazioni antitedesche e antiitaliane.
Mentre il 13 marzo si svolgono durissimi i combattimenti fra gli attaccanti italiani e i difensori greci; sono impegnati 32 reggimenti di fanteria italiani e 34 reggimenti greci. Gli italiani puntano in direzione di Klisura. Non riescono a travolgere i greci, e i combattimenti si protrarranno fino alla fine del mese. Ma scopo del comando italiano non è tanto il guadagno territoriale, quanto il logoramento del nemico.

I tedeschi il lanciano una specie di ultimatum alla Iugoslavia concedendole solo 5 giorni di tempo per decidere sulle richieste di collaborazione e di adesione al Patto Tripartito avanzate da Hitler al reggente Paolo il 4 marzo.
Nel corso di una riunione del Consiglio della Corona a Belgrado, il principe reggente Paolo si mostra propenso ad aderire alle richieste di Hitler.

IL 19 MARZO Hitler tramite lo stato maggiore della Marina tedesca Raeder, critica aspramente la condotta della Marina italiana, "imprevidente, non capace a difendersi, e con nessuna iniziativa ad attaccare, mentre le navi inglesi scorrazzano indisturbate nel Mediterraneo addirittura ora dal Mar Ligure alla Grecia". L'ammiraglio RICCARDI si giustificò dicendo che erano inattivi perché mancava il carburante, la nafta, i cannoni. (Questo prima non lo sapevano!?. E siamo appena agli inizi della guerra!)
(vedi anche l'impietosa analisi fatta da Rommel in una lettera alla moglie)
Rommel intanto in Africa inizia il 24 marzo la sua offensiva e con una rapida azione, occupa con le sue truppe el-Agheila, al confine tra la Tripolitania e la Cirenaica.

L' "Operazione Castigo" di Hitler alla Iugoslavia

24 MARZO - IUGOSLAVIA -
Il governo inglese ammonisce il governo iugoslavo a non allinearsi alle potenze del Patto Tripartito. Ma a Vienna, il presidente del Consiglio iugoslavo Dragisa Cvetkovic firma il trattato di adesione del suo paese al Patto Tripartito e quindi permetteva l'attraversamento del territorio alle armate tedesche per raggiungere la Grecia.
Ma nel Paese si  allarga a macchia d’olio la protesta dei nazionalisti. Londra incita a ribellarsi: appelli ai serbi affinché non si riducano “ancora una volta al rango di razza sottomessa”.


Mentre scendono dal treno che li riporta da Vienna a Belgrado, il ministro degli Esteri Markovic e il presidente del Consiglio dei ministri Cvetkovic vengono arrestati: il reggente Paolo è consegnato nel suo palazzo
.

Cos'era accaduto in quelle ore mentre il governo era a Vienna? Che un gruppo di ufficiali dell’aeronautica, guidati dal capo di Stato Maggiore gen. Dusan Simovic, con un temerario colpo di stato formò
un nuovo governo di unione nazionale, presieduto dallo stesso gen. Simovic, che tra i primi atti stipula un patto di non aggressione con Mosca.  Il Consiglio di Reggenza sciolto, il principe Paolo esiliato,  messo sul trono il non ancora diciottenne Pietro, figlio dell’assassinato re Alessandro. 

 Alla sera a Belgrado scesero in piazza i nazionalisti con tutta la popolazione. Se il paese  doveva perire, sarebbe perito combattendo contro Hitler e non favorendo Hitler. Il 27 marzo il Paese era tytto in  rivolta, ma fu quasi una rivolta festosa.
Da Londra Churchill (da gran volpone) si preoccupò di far conoscere alla stampa la propria soddisfazione "finalmente la Iugoslavia ha ritrovato se stessa"  ed esortava gli slavi ad "essere all'altezza di avvenimenti di portata mondiale"; e aggiunse:  "La disfatta di Hitler e Mussolini é certa... Nessuno di voi può dubitare di fronte alle decisioni concordi delle democrazie di Gran Bretagna e d'America.  Siamo decisi a impedire che la causa di libertà venga calpestata. Noi sappiamo che i cuori di tutti i serbi battono per la libertà e l'indipendenza del loro paese. Se la Iugoslavia dovesse piegarsi al destino...la sua rovina sarà certa ed irreparabile". - Per il  New York Times  questa esplosione di fierezza nazionale jugoslava era "come un lampo che illuminasse le tenebre che c'erano sull'Europa nazista".

"L'entusiasmo popolare con le parole rincuoranti e decise di Churchill,  traboccò per le strade, specialmente in Serbia, dove la gente a Belgrado si riversò nelle piazze, ballando e cantando canzoni che dicevano "meglio la guerra...meglio la morte che la schiavitù" (loro nei secoli precedenti l'avevano provata, non per nulla si chiamano sclavi e serbi (schiavi e servi). D'incanto - con tanta audacia - su una quantità di finestre vennero esposte bandiere francesi e inglesi, la folla cantò e danzò per le strade tutta la notte. Individuata la Mercedes del ministro tedesco fu  coperta di sputi.
La folla poi si riunì  nella cattedrale per una solenne cerimonia; il giovane re Pietro II, riuscito a sfuggire, si calò all'interno del tempio da una grondaia; fu la sua consacrazione  e il suo trionfo;  nessun re al mondo era mai entrato in un tempio in quel modo per farsi incoronare. Un'apoteosi anche commovente".
(Arigo Petacco. La Seconda Guerra Mondiale)

La stessa notte,  una reazione eguale ma contraria - cioè con tanti scatti isterici - venne registrata a Berlino. HITLER  il tradimento di Belgrado,  lo considerò come un "affronto personale e reagì come un selvaggio... -scrive William Shirer- ...con uno dei più violenti accessi di rabbia di tutta la sua vita. Hitler era fuori di sè e battendo i pugni sul tavolo affermò che era sua ferma intenzione vendicarsi della Jugoslavia, deciso a distruggerla, raderla al suolo  "militarmente e politicamente, senza attendere eventuali dichiarazioni.... Agire subito!" . Non ci si doveva preoccupare di sondaggi diplomatici e non ci sarebbero stati ultimatum da presentare, ma senza indugio si doveva procedere con spietata durezza. Convocò  tutti i capi militari, consegnò  il foglio d'istruzione n.25, poi li affrontò  illustrandone urlando il contenuto:
"E' mia intenzione invadere la Iugoslavia con potenti forze con direzione Belgrado e il territorio più a sud, allo scopo sia di infliggere  all'esercito iugoslavo una disfatta decisiva, sia di separare la parte meridionale dal resto del paese allo scopo di trasformarla in una base per ulteriori operazioni via terra.
In particolare ordino quanto segue: non appena sia compiuta la concentrazione di forze sufficienti e le condizioni metereologiche lo consentono, tutti gli impianti a terra e la città di Belgrado devono essere distrutti con attacchi aerei continui di giorno e di notte".
Poi Hitler avvisò pure l'Italia.  Mussolini  rispose "Sono stati da me personalmente dati ordini per far affluire le nostre sette divisioni, che si uniranno alle altre tre già esistenti sui Balcani, più invieremo quindicimila uomini sulla frontiera....Desidero anche dirvi, Fuhrer, che se la guerra si rendesse inevitabile essa sarà, in Italia, molto popolare".

(vedi anche il testo  L'IRA DI HITLER A BELGRADO

Hitler aveva dunque ordinato all'aviazione tedesca di bombardare Belgrado. E lo aveva fatto gridando terribili improperi: Goring doveva distruggere la capitale jugoslava cancellandola dalla faccia della terra "con attacchi aerei continui di giorno e di notte". E conformemente alla volontà di Hitler, Belgrado fu rasa al suolo. La città non era protetta nemmeno da una batteria antiaerea, perché era stata fino allora considerata una Città Aperta;  fu ridotta a un cumolo di macerie. Il fumo degli incendi si potevano vedere da molti chilometri. L'apocalisse causò 17.000  morti e 20.000  feriti.
Il bombardamento era stato designato in codice con nome "Operazione Castigo"; lo scopo? Il rancore di un uomo. Questa "mossa sconsiderata"  verrà studiato dagli psichiatri! A Belgrado iniziò la sua "autodistruzione".
Hitler dovette  essere soddisfatto del  lavoro compiuto dalla Lufwaffe, così abbondantemente documentato dai cinegiornali (con l'inno della "cavalcata delle Walchirie") dai giornali e dai settimanali. Un tripudio di potenza!

Alla frontiera dov'erano ammassate  22 divisioni germaniche, 7 divisioni italiane e 9 miste, pronte a fare la passeggiata "lampo" (doveva durare secondo i piani di Hitler quattro settimane al massimo) c'era un certo ottimismo tra i comandi, giacchè era ragionevole sperare che il bombardamento terroristico e indiscriminato della capitale avrebbe indotto il governo a piegarsi e chiedere la pace. Quindi raggiungere Atene sarebbe stata  una passeggiata!

Sbagliarono! Gli iugoslavi non si smentirono nemmeno in questa occasione e resistettero a denti stretti sotto quella valanga di ferro e di fuoco. Il 9 aprile, dopo che era stata distrutta completamente Belgrado, quando fu chiaro che gli iugoslavi non intendevano cedere, l'attacco tedesco cominciò massicciamente  via terra, dilagando con la potente e micidiale  macchina bellica per tutta la Iugoslavia. Un inferno di fuoco fino in Grecia. Hitler voleva scalzare gli inglesi dall'Olimpo. E ci riuscì!  Come a Dunkerque gli inglesi cercarono scampo via mare. L'aviazione tedesca martellò uomini e navi incessantemente.
Inoltre  i tedeschi salvarono dalla brutta situazione in cui si era cacciato Mussolini. (forse non casuale la sua presenza in Grecia - le carte segrete di Churchill, e il discorso di Alessandria di Mussolini del 20 aprile 1945 (vedi - 1945 - 6a parte) avvalorano l'ipotesi del Piano Zeppellin  - Mussolini doveva attirare nella trappola dei Balcani, Hitler, fargli aprire un altro fronte per....."sbatterci contro il muso" Churchill).
La sera del 25-26 marzo, Hitler aveva preso  la decisione più fatale di tutta la "sua" vita! Ma non lo sapeva!
Dopo le vittorie hitleriane, c'era rimasta in Europa solo più l'Inghilterra. Sola! Che speranza poteva avere la Iugoslavia che era più sola dell'Inghilterra e con le armate nel suo territorio?. Eppure il "volpone" Churchill alla radio il 27 aprile impietosì il mondo. "L'Inghilterra  é toccata e commossa come non lo è mai stata in nessun momento della sua lunga e gloriosa storia...... Ma abbiamo promesso aiuto agli slavi e ai greci, e ci sono regole precise che non consentono di agire altrimenti.  A una sconfitta si può rimediare, ma un atto vergognoso ci toglierebbe il rispetto di cui ora godiamo in tutto il mondo.... intendiamo vincere o morire"

Ma come vincere? La fortuna di Churchill è che Hitler non conosceva chi erano gli Slavi! E gli Slavi salvarono Churchill!  Hitler era sceso in Iugoslavia quando mancava una unità nazionale  fra gli stati balcanici;  ma bombardardoli li aveva miracolosamente riuniti! 500.000 "fantasmi" cominciarono ad aggirarsi come corvi su un potente esercito che andava verso lo sfacelo con gli attacchi di piccoli commando. Insomma la sera del 25-26 marzo, Hitler aveva preso  la decisione più fatale di tutta la "sua" vita! Ma non lo sapeva!

Anche Churchill non pensava che per far "sopravvivere" lui e ad intralciare i piani di Hitler ci avrebbero pensato i Serbi. Il suo discorso sembrò patetico. La gente si domandava  se questo duello non fosse davvero impari e se la sua sorte non fosse già decisa. A salvarlo fu proprio la Iugoslavia di Belgrado.  Lo scrive lui stesso nelle sue Memorie "Quella di Belgrado?  poche rivoluzioni hanno avuto uno svolgimento così tranquillo ma micidiale. Fu fatta in silenzio, da un popolo annientato, senza nessuna speranza, fatto di spettri  perchè non esisteva più un popolo slavo;  ma furono determinante questi fantasmi per le sorti della 2a guerra mondiale. La macchina di guerra tedesca era un perfetto ingranaggio bellico, meticoloso, efficiente, ma era un ingranaggio! E bastò mettere in mezzo i "sassolini" balcanici  per fermarlo".

Quando Hitler diramò la direttiva n. 25, che ordinava la liquidazione della Iugoslavia, per correre a salvare Mussolini, l’OKH dovette preparare i nuovi piani per questa operazione denominata “Marita”, e dovette rinviare a metà maggio primi giugno l’operazione “Barbarossa” (l’invasione dell’URSS). Che accusò per i fatti balcanici un altro grave ritardo. 
Nessun storico al mondo ha mai messo in dubbio che l'invasione sui Balcani fu fatale a Hitler.
Altrettanto fuori dubbio che  nessun stato al mondo si liberò di Hitler da solo! Gli Iugoslavi invece si liberarono da soli!

Da notare che il giorno 6 aprile, quando ormai Belgrado era già ridotta a un cumulo di macerie dalla Luftwaffe, diretta personalmente da Gòring, Mussolini dichiara guerra alla Iugoslavia. Le sue truppe occupano i villaggi di frontiera nella Venezia Giulia.


MENTRE L'IRA DI HITLER SI ABBATTE SU BELGRADO...

LA TRAGEDIA DI CAPO MATAPAN

IL 26 MARZO la Marina italiana -forse sollecitata dal rimbrotto di Hitler del 19 marzo-  nonostante l'impreparazione, decisero comunque di fare la prima operazione offensiva in Grecia per bloccare i rifornimenti agli inglesi. Partirono da Napoli al comando dell'Ammiraglio IACHINO le 20 migliori navi; la migliore flotta che aveva l'Italia, con in testa la nuova, la più grande e fino allora la più potente corazzata del mondo, la Vittorio Veneto, 45.000 tonnellate a pieno carico che "filava" nel mare a 21 nodi.
Due giorni prima nel mar Egeo contro le navi inglesi, entrarono in funzione i "barchini", quelle piccole unità riempite di tritolo che venivano guidate da coraggiosi uomini italiani (questi sì veri eroi) fino a 80 metri dall'obiettivo, e che poi facevano saltare in aria navi da diecimila e più tonnellate. 
Nella notte del 25-26 sei “barchini” del reparto speciale denominato X MAS partono dalla base di Lero, nell’Egeo, al comando del tenente di vascello Luigi Faggioni in direzione di Creta. Dopo aver forzato gli sbarramenti nemici della baia di Suda, dirigono i loro mezzi contro le navi inglesi alla fonda mettendo fuori combattimento l’incrociatore pesante York di 8250 t e la nave cisterna Pericles di pari stazza.
Sei di questi eroi fecero in pochi minuti a Creta nella baia di Sura, tanti  danni alla flotta inglese, pari a quelli che con tanti errori fecero i comandanti italiani alle loro stesse navi il giorno giorno dopo. Una impreparazione, le scarse capacità dei comandanti e la carente strumentazione di bordo più i dissapori con l'aeronautica, causarono il disastro di quella che rimaneva della flotta italiana dopo Taranto, alla sua prima uscita, che doveva essere questa volta offensiva.


Ma anche qui, nell'Egeo, dopo l'attacco aereo tedesco e l'operazione "barchini", la reazione degli inglesi non si fece attendere, da Alessandria e dal Pireo, partì una potente flotta per attaccare quella Italiana, che era stata segnalata appena aveva lasciato il porto. Al comando c'e' l'ammiraglio CUNNINGHAM, che prende la decisione di uscire in mare con tutte le navi a sua disposizione. Sono meno potenti delle navi italiane, ma hanno una portaerei, e a bordo hanno tutte il Radar. Le Italiane viaggiano a vista, e nel buio o nella nebbia si perdono pure fra di loro. 
Mai era stata fatto con le navi un addestramento notturno in Italia.

Al primo scontro un paio di aerei staccatisi dalla portaerei della flotta inglese puntarono subito sull'Ammiraglia Vittorio Veneto che venne colpita non gravemente da un siluro. Rimase ferma, poi con un timone a mano riprese il mare. Per proteggere la nave simbolo dell'Italia, a mo' di scudo e facendosi scortare da sei incrociatori, Trento, Trieste, Bolzano, Zara, Fiume, Pola, da quattro cacciatorpediniere e da sette torpediniere, l'ammiraglio Iachino, abbandonò l'operazione offensiva programmata e decise per  il rientro.

E' quasi notte, le navi inglesi che sono a 50 miglia (ma Iachino non lo sa- non ha nemmeno un aereo ricognitore - la marina era insofferente agli aerei e a tutta l'aeronautica) vedono sfumare l'operazione di attacco, né possono inseguire le unità italiane che sono piu' veloci (le navi ottime l'Italia le aveva, ma mancavano i comandanti, l'organizzazione e la cooperazione aerea e (!) l'addestramento notturno) decide di abbandonare l'inseguimento, non prima di far decollare dalla portaerei un ultimo aereo che con una sola puntata va a colpire con un preciso siluro l'ultima nave di scorta del convoglio italiano, l'incrociatore Pola; che colpito in pieno rimase immobilizzata.

E' notte fonda, le altri navi in avanti si accorgono con molti minuti di ritardo del guaio, e qui, invece di abbandonare alla sua sorte il Pola, si commette il più funesto errore. (Fra l'altro ce da dire che i marinai italiani del Pola, gli inglesi li salvarono tutti, con la corazzata Variant dove tenente di vascello c'era FILIPPO DI EDIMBURGO). Segnalato dall'aereo che l'aveva colpita, mai pensando gli inglesi che gli italiani sarebbero tornati indietro, arrivati sul posto, non vedendo anima viva stavano per affondarla, poi salirono a bordo e trovarono una scena sconcertante, i marinai li trovarono a terra stravacati, quasi tutti ubriachi. Convinti che la nave affondasse si erano prima buttati in mare, poi vedendola galleggiare erano risaliti a bordo; ma intirizziti dal freddo si erano scolate tutte le bottiglie di liquore della cambusa. Si salvarono poi tutti salendo sulle navi inglesi.

Ma la tragedia appena sfiorata ne causò un'altra vera.  Non vedendo la Pola, Iachino fermò (!) il convoglio italiano e mandò indietro due incrociatori e quattro cacciatorpediniere per aiutare l'incrociatore probabilmente in difficoltà . Iachino ignorava in quel momento due cose importantissime, che poco lontano aveva alle spalle la flotta inglese che stava rinunciando all'inseguimento, ma che però era nei pressi del Pola, inoltre ignorava che sui loro schermi Radar le sue navi apparivano agli inglesi una a una, e quasi non credettero ai propri occhi nel vedersi venire incontro nella notte 6 navi italiane; poi  addirittura non ebbero nemmeno più bisogno del radar perchè le navi italiane si stavano avvicinando alla Pola con tutte le luci accese.

Le navi soccorso insomma andavano incontro alla flotta inglese che era ferma e in pieno oscuramento. Non solo, ma le navi italiane commisero il più idiota degli errori: in vista del Pola, si misero ad accendere nella notte i bengala illuminanti per raccogliere gli eventuali marinai che si erano buttati in mare. A 3800 metri le navi inglesi "guardavano.
Comportandosi con questa serie di errori (perfino i cannoni erano stati chiusi per la notte - altro grave errore!) si offrirono disarmate al bersaglio preciso dei siluri che partivano dalle navi inglesi, che non avevano nemmeno piu bisogno del Radar, appostate all'oscuro fecero la mattanza a vista. Le affondarono tutte, poi proseguirono su quelle che erano ferme, con le luci accese anche quelle, che vedendole arrivare le presero per le navi di ritorno mandate in soccorso. Altra mattanza, tiro al piccione, le navi italiane in pratica dicevano con le luci accese "venite siamo qui".

Alle 2,40 del 29 marzo, c'e' l'epilogo e la scena sul mare è apocalittica. La Vittorio Veneto e alcune unità scampate, con la loro velocità si mettono in salvo fuggendo. Gli inglesi fino al mattino finiscono a colpi di cannonate tutte le navi che galleggiano ancora, salvano i 258 naufraghi ubriachi del Pola, ne raccolgono dalle altri navi 905, poi alle luci del giorno per evitare le incursioni degli aerei tedeschi abbandonano la zona, non prima di aver segnalato al Capo di S.M. della Marina italiana a Taranto la posizione degli altri naufraghi con i salvagente in mare di cui molti li hanno buttati gli stessi inglesi.

La nave soccorso italiana (della Marina) arrivò sul posto solo il giorno dopo, senza neppure un aereo ricognitore (dell'Aeronautica), cercavano nel mare a casaccio. Alla fine individuarono la zona. Vi trovarono 2850 marinai che galleggiavano con la loro ciambella salvagente, ma ormai diventati tutti cadaveri, tutti morti assiderati, solo 150 erano ancora in vita. 
Finisce così la prima missione della marina italiana: A CAPO MATAPAN . 
Ma la guerra è appena all'inizio!
Cunningham e C. tranquilli rientrarono nel porto di Alessandria a celebrare una funzione religiosa di ringraziamento per il successo. Avevano del resto perduto un solo aereo.

(VEDI QUI I PARTICOLARI DELLA BATTAGLIA E I PROTAGONISTI)

continua

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)