ANNO 1941 (provvisorio)

(Anno 1941 - Sesta parte)



LA DIFESA DI MOSCA

E IN CONTEMPORANEA PEARL HARBOR

Gli USA entrano in guerra. Ma perchè?


(altre pagine in "LE FASI DELL'ATTACCO" >)


5-7 DICEMBRE - Quello che in Russia non era accaduto in 140 anni accadde nell'alba di questo fatidico giorno 5. Ci si sveglia con 35 gradi sotto zero. I carri armati non partono, le armi non sparano.
A queste temperature tutto diventa fragile, anche l'acciaio, scotta, scarnifica la pelle solo a toccarlo. Inizia il dramma. I cannoni quando sparano si sbriciolano, i vivoli di volata (la punta
estrema  dove escono i proiettili) dei fucili e dei mitragliatori si aprono come le foglie dei carciofi. Sparando i primi colpi, per lo sbalzo di temperatura, le canne s'arroventano stemperano l'acciaio e il vivolo di volata si apre, appunto come un carciofo.
 Ma a parte i mezzi e le armi, migliaia di uomini sono vittime di congelamento. Drammi anche nelle cose più banali e prosaiche. I servizi igienici che di solito in un campo militare sono all'aperto o in una tenda, divenne un grosso problema. Di giorno e di notte. Non bastava appartarsi fuori in un angolo, moltissimi pagarono questa imprudenza. Poi gli stivali, gli scarponi: se si toglievano caldi alla sera era poi impossibile calzarli al mattino. Se invece si tenevano addosso si rischiava il congelamento perché i tedeschi li avevano col numero giusto del piede, quindi troppo aderenti,
mentre i russi hanno imparato da due secoli a portare d’inverno scarponi fuori misura - due numeri in più - per creare all'interno una camera d'aria calda, per far muovere il piede, o poterli -all'occorrenza- imbottire di lana o paglia per proteggersi dal gelo. Si cammina forse male, a ciondoloni, ma in compenso si va molto lontano!

Il gelo ha paralizzato i nibelunghi giunti quasi a 35 chilometri dalla capitale.
Alcuni zelanti ufficiali tedeschi -già sicuri di entrarci di lì a poche ore- avevano già predisposto come doveva avvenire la parata della vittoria sulla Piazza Rossa. Pronto il bozzetto del monumento da metterci in mezzo. Era perfino pronta la lista gerarchica di coloro che dovevano intervenire alla festa.

Invece il generale russo Lellushenko riesce a bloccare una divisione tedesca proprio sull'autostrada di Mosca. E' il primo fatto positivo dall'inizio dell'invasione, ma d'ora in poi per i russi ha inizio il conto alla rovescia della riscossa.
Protagonista è il geniale Zukov, ancora il T 34, l'impiego dei siberiani, e una "trovata"  del generale Molotov. Questa volta il T 34 non usa solo i micidiali cannoni, ma diventa pure un potente mezzo di traino delle grande slitte piene di "bianchi soldati".  Dalla Siberia gli sono giunte tre armate scelte, sedici divisioni, abituate a combattere con uomini e mezzi a temperature rigide. Sono i cosacchi, i mongoli, gli uomini del Turkestan.
I T 34 si trascinano dietro a 40 kmh sulla neve le slitte dei siberiani  imbacuccati nelle loro calde pellicce, con stivali anfibi di pelo e bottiglie di Wodka "a volontà". C'è una ragione di tanta abbondanza,  le bottiglie svuotate - ha insegnato Molotov-  diventano dei micidiali proiettili:  i siberiani le riempiono di benzina e con una sola di queste, sfrecciando riparati dietro gli invulnerabili carri T 34, le lanciano e incendiano i panzer bloccati da gelo, dalla neve e dal morale sempre più basso dei non più invincibili Sigfrido. Basta ora una bottiglia per fermare tonnellate di ferraglia. E se le bottiglie sono tante anche l'intera offensiva tedesca.

E mentre quella tedesca si esaurisce davanti a Mosca per difetto di mezzi e per le terribili condizioni climatiche, la controffensiva la lanciano invece i russi che hanno accumulato tutte le possibili riserve umane e materiali. Si lanciano su tutti i fronti e in particolare su quello della difesa di Mosca. Sono circa 88 divisioni di fanteria, 15 di cavalleria e 1500 carri armati, contro 67 divisioni tedesche. L’obiettivo dei russi è sfondare l'accerchiamento. Ben presto i sovietici  impongono la loro superiorità (anche perchè stanno imparando i "blitz" dai tedeschi). Guderian chiede invano a Hitler di consentire a una rettifica difensiva del fronte. Compresa quella a nord-ovest di Mosca, ove sono concentrate le punte della 9a armata tedesca e del III e IV Panzergruppen, dove drammaticamente 7 armate sovietiche premono; così a sud di Mosca, a Tula-Kasira- Mihajlov, contro il Il Panzergruppe, quando 3 armate sovietiche e un corpo d’armata di cavalleria sferrano il loro attacco. I tedeschi sono nettamente sorpresi dalla violenza e dalla consistenza dell’attacco russo.
Il giorno dopo, il 6, i sovietici penetrano per una profondità di 18 km entro le linee del III Panzergruppe (a nord di Mosca). Mentre a sud della capitale, il II Panzergruppe di Guderian resiste disperatamente contro le preponderanti forze nemiche.

L'11 DICEMBRE i sovietici annunciano la liberazione di 400 località nella zona di Mosca, comprese Solnecnogorsk e Istra e la distruzione di 17 divisioni tedesche, di cui 7 corazzate e 3 motorizzate. Anche Rogacev e Stalinogorsk sono state riconquistate. E' il momento migliore della controffensiva russa.
 
Il 15 DICEMBRE - La situazione dei tedeschi diventa precaria nella zona settentrionale (Schlusselburg) pur assediando Leningrado. Diventa critica al centro a sud-ovest di Mosca. Diventa drammatica nel settore meridionale (Kaluga, Crimea, Sebastopoli).
 
Il 18 DICEMBRE Hitler costringe von Brauchitsch a rassegnare le dimissioni e assume personalmente l’OKH (il comando supremo dell’esercito). C’è una vera rivoluzione negli alti comandi: lo Heeresgruppe Centro è affidato a von Kluge in sostituzione di von Bock; lo Heeresgruppe Nord passerà il 15 gennaio 1942 da von Leeb a von Kuchler; il 18 gennaio il comando dello Heeresgruppe Sud sarà assegnato a von Bock in sostituzione di von Reichenau, deceduto per colpo apoplettico.

  Ma a fine dicembre tutti i dintorni di Mosca non devono temere più nulla. Zukov ha vinto!


MA DOBBIAMO RITORNARE AL 5-7 DICEMBRE
NELLO STESSO GIORNO QUANDO STALIN (CON ZUKOV) HA SFERRATO LA CONTROFFENSIVA.

Il 5 DICEMBRE - A Mosca con i tedeschi alle porte, Stalin ha un incontro con il ministro inglese  Eden.
Pochi giorni prima (il 26 Nov) l'inviato di Washington a Tokio presenta le richieste ai giapponesi (abbandono Cina, uscita dall'Asse) per  avviare a soluzione la crisi fra Usa e Giappone. L’ammiraglio H.R. Stark, capo delle operazioni navali del Comando Supremo americano (che teme qualcosa) invia (il 27 Nov) un “preavviso di stato di guerra” ai comandanti delle flotte dell’Asia e del Pacifico. Il primo ministro nipponico Tojo (il 1° Dic) respinge con decisione, com’era da attendersi, le richieste americane. Sono intanto iniziate (il 30 Nov.-5 Dic)  movimenti di navi giapponesi nei mari dell'Indocina.
Il 5 dicembre il Giappone tranquillizza gli americani, e assicura che gli spostamenti di truppe nipponiche in Indocina hanno solo carattere cautelativo. Siamo alla notte del 6 dicembre.

A Mosca -come abbiamo appena letto sopra- è scattata la grande offensiva. Ma se 
Zukov  ha potuto farla, è perché Stalin deve aver fatto un patto altrettanto diabolico con i giapponesi. Questi, alleati di Hitler (fin dal 1936) erano contro i russi, ed infatti Stalin aveva le sue armate in Oriente perché temeva un attacco alle spalle (altro che impreparato!). Ma il 15 NOVEMBRE nella critica situazione in cui era la Russia, accadde un fatto stranissimo, che gli storici di tutto il mondo stanno ancora discutendo quanta importanza ebbe nel far intervenire nel conflitto gli americani.

SORGE, il famoso agente segreto russo all'ambasciata Giapponese, già a maggio all'incredulo (mica poi tanto, come vedremo avanti) Stalin aveva preannunciato l'invasione di Hitler, specificando le forze che vi sarebbero state impiegate, e il 15 giugno ne aveva precisato anche la data. Come sappiamo questo avvenne. Poi in quella circostanza comunica a Stalin che i giapponesi non attaccheranno la  Russia, ma stanno preparandosi per dichiarare guerra e attaccare gli Stati Uniti. 

Che Stalin si fidasse solo di questa comunicazione non è nemmeno da prendere in considerazione. Quindi più che una comunicazione (ritengono molti storici) questa fu una vera e propria intesa russo-giapponese. Cioè che reciprocamente non si sarebbero attaccati. La Russia avrebbe pensato da sola a distruggere le armate di Stalin dividendosi poi  l'Europa con Churchill; mentre i giapponesi da soli avrebbero impegnato l'America, da anni in "guerra fredda", per il possesso dei mercati del Sud Est asiatico.(La Russia infatti non dichiarerà mai la guerra al Giappone, lo farà - con sospetto ritardo- solo il giorno prima dello sgancio della bomba atomica, ormai a partita persa - e con le pive nel sacco nella spartizione dell'Oriente. - vedi 1945).

Churchill nel frattempo aveva il 12 luglio fatto un patto di assistenza con Stalin, e Stalin  il 30 luglio concordò con il consigliere del presidente Roosevelt Harry Hopkins volato a Mosca, l’invio di aiuti all’URSS (come desiderava Churchill).
Churchill sta incitando l'America a "entrare nella stessa barca", ma nel farlo non si è reso conto che lui è ormai il terzo incomodo. E ci resterà male quando dovrà scendere dalla barca 6 giorni prima della fine della guerra (prima della bomba atomica). Lasciando i due "soci" a spartirsi il mondo, e l'Inghilterra a fare solo più la "sentinella" americana (i più perfidi dicono a diventare "colonia" degli Usa).

La chiave della pace o della guerra in Europa dal 1939 all'invasione russa la deteneva l'Inghilterra, poi questa l'ha passata all'America. 
(Churchill ancora non lo sa. Ma qualcosa già si poteva intuire fin dal 1934 - vedi più avanti) 


La tesi del "patto" russo fatto con i giapponesi, appare attendibile per una ragione più che evidente. Stalin alla data del 7 DICEMBRE ha già sguarnito tutta la frontiera in Estremo Oriente da Vladivostock alla Mongolia interna (3.000 chilometri - sembra un gesto avventato, nemmeno pensabile che sia dovuto alla credibilità di una semplice velina di una spia). Stalin ha fatto concentrre le forze tutte su Mosca per sferrare la grande offensiva di Zukov, con l'apporto proprio dei Siberiani e dei Mongoli. Mentre il Giappone contemporaneamente il 7 DICEMBRE sferra l'attacco a Pearl Harbour, che farà scendere in campo nel conflitto anche gli Stati Uniti.

Tutta la politica di questo periodo fra Russia e il Giappone fino all'8 agosto 1945 sarà sempre in contraddizione e con tante ambiguità.
Ma in realtà tanto la Russia  quanto il Giappone "giocano" nell'ambito dei propri interessi.

Stalin "gioca" e diabolicamente punta alla propria salvezza, per il fatto che il Giappone, anziché attaccare Vladivostock, ha deciso di conquistare il Pacifico e di attaccare Pearl Harbor costringendo così a far intervenire l'America non solo nel Pacifico ma (come vuole Churchill, che l'America la vuole nella "stessa barca") contemporaneamente in Europa a logorarsi a fianco degli inglesi che vorrebbero prendere alle spalle Hitler aprendo il secondo fronte a occidente.
L'America non era preparata per una guerra, figuriamoci due, pertanto impegnandosi anche in Europa una possibilità di vittoria  in Estremo Oriente poteva essere una probabilità, ma non una certezza, anche perché l'impegno per avere una vittoria nell'immenso Pacifico sarebbe costato un prezzo molto alto.

Ma anche il Giappone "gioca". Lasciando Stalin a impegnarsi contro Hitler, sa che anche la Russia si logora. E anche se Stalin vince Hitler, dovrebbe poi mantenere i patti fatti con il Giappone.
(Cosa che in effetti farà, segretamente, fino al 7 agosto, e con gli Usa che sapevano - vedi poi 1945)

Le relazioni diplomatiche nipposovietiche da Pearl Harbor fino all'8 agosto 1945 saranno sempre apparentemente gelide, ma sostanzialmente non mutarono mai. Stalin non dichiarerà mai guerra al Giappone, pur essendo con gli americani alleato contro l'Asse. Di fatto gli americani sono soli nel conflitto con il Giappone.
Solo quando gli Usa, sganceranno la bomba atomica il 7 agosto (risolvendo da soli il conflitto) solo allora i Russi (l'8 agosto) temendo di perdere la faccia (e le spartizioni) dichiareranno guerra al Giappone. Ma ormai era troppo tardi. Stalin era stato provvidenziale solo in Europa, mica in Oriente.

E se abbiamo ancora dei dubbi su questo patto con i giapponesi, dobbiamo andarci a leggere la... 
visita del giapponesino a Mosca 
... fatta il 13 aprile 1941 (due mesi prima dell'attacco di Hitler del 22 giugno - che però sappiamo accusò un ritardo a causa dei Balcani - quindi sia i giapponesi che i russi qualcosa dell'attacco già sapevano).
Fu dunque fatto già allora un vero e proprio accordo. Questo quindi prima ancora che Sorge il 19 maggio informasse Stalin del previsto attacco tedesco, e prima del 14 novembre, cioè il disimpegno del Giappone nelle frontiere russe a est.

Pearl Harbour e Offensiva a Mosca. - Due spettacolari azioni belliche, con Stalin che prende due piccioni con una fava. Con la seconda può così risolvere il suo problema a Mosca fermando Hitler ormai alle porte della capitale; e con la prima fa intervenire nel conflitto gli Stati Uniti ormai costretti a scendere in campo alleandosi con i russi (spinti dagli inglesi). E' il giorno in cui scoppia la pace tra le tre grandi potenze, e scoppia la vera guerra mondiale, con 43 nazioni partecipanti alle eliminatorie della grande "olimpiade della morte". 

Olimpiadi - Così l'aveva preannunciata profeticamente Knickerbocher nel 1934 (!!). ( Il suo libro-inchiesta, pubblicato in 13 lingue, il grande giornalista (Premio Pulitzer) , lo intitolò "Ci sarà la guerra in Europa?" (In Italia, Bompiani ed, 1 giugno 1934). Poi dentro, dopo aver girato tutto il mondo a interrogare i grandi capi di stato,  rispose  "La guerra ci sarà, il punto interrogativo e da mettere semmai  dopo queste due parole: quando scoppierà?  Churchill ha risposto "forse fra diciotto mesi, è inevitabile".
 Poi Knickerbocher continuava  "Un'unica opinione è comune a tutti, che ci sarà! Ci sono sei milioni di uomini pronti con il fucile in mano, cosa credete che aspettano? Aspettano di sparare!"

E scrive che questa guerra avrebbe segnato la fine dell'Europa nella forma attuale. E affermava  perfino nelle ultime due pagina (292-293) che l'Inghilterra e la Francia, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica insieme (e quest'ultima sembrò una vera sua bizzarria - l'URSS con gli USA !!!) avrebbero vinto, per un motivo molto semplice "che hanno tutto quanto desiderano per fare una guerra, mentre le nazioni che non hanno quanto desiderano sono la Germania e il Giappone, e queste due perderanno". 
E sull'Italia? "Questa ha un suo timore, che l'Austria si converta al nazional-socialismo: si troverebbe sul confine alpino settantadue milioni di Nazis. A quel punto cosa farà Mussolini? Dovrà entrare nelle "olimpiadi".
 "La disfatta dell'Italia mussoliniana è già preannunciata, perchè millantatrice e impreparata anche se la guerra scoppiasse nel 1942-43".

"L'Inghilterra? E' un'isola che vive di commerci e ha quindi un interesse vitale. E' l'Inghilterra che oggi detiene la chiave della pace o della guerra in Europa. L'opinione dei capi responsabili è "tutto dipende dall'Inghilterra". In Inghilterra parlando della Francia, dell'odiata Francia, si teme che concedendo gli armamenti ai tedeschi, la Francia chieda anch'essa di aumentare i suoi arsenali - e l'Inghilterra vuole la sua sicurezza oltre La Manica, non temendo i tedeschi ma i francesi perchè non ha dimenticato Napoleone. Ma anche la Francia vuole la sua sicurezza, la parola inglese impegnata a Locarno a difesa della Francia contro l'aggressione tedesca non gli è sufficiente. Hanno paura degli inglesi, perchè anche loro non hanno dimenticato la sconfitta di Napoleone".

 Knickerbocher  indica che il grande conflitto sarà nuovamente mondiale e che "questa volta non serviranno come nell'ultima guerra, eserciti di fanti o di alpini,  ma l'arma decisiva per vincerla saranno gli aerei, i bombardamenti delle città, e forse una sconvolgente arma segreta che alla fine metterà termine a tutto".

Ha fatto persino i calcoli: "per quattro anni verranno rovesciati 600 tonnellate di esplosivi al giorno, e ucciderà 17.600 persone al giorno", e fa già i conti di quanti soldati dovranno essere ancora richiamati nel 1944 per proseguire la guerra, calcolando persino i fanciulli dai 10 ai 14 anni del 1934, quando appunto ne avranno a tale data  20-25. (non sbagliò! la 2nda guerra mondiale, finì nel 1945, durò 2190 giorni, 6 anni esatti più un giorno, e sbagliò di poco anche sulle vittime, ma in difetto, furono 25.528 vittime al giorno).

"Dove inizierà la guerra ? a Danzica! E nelle fasi successive? In Polonia, Cecoslovacchia, Austria, nella Saar, e se il generale francese ha ragione, anche in Francia". Knickerbocher  indica pure la minaccia dell'Olocausto; il patto con la Russia di Hitler, e la successiva rottura del patto seguita dall'invasione.  "A questo punto la Russia si unirà ai Paesi democratici  contro la Germania; e predice  l'attacco dei Giapponesi.
E altra inquietante profezia: "I concorrenti, su terra, in mare e nell'aria, entreranno appunto come detto sopra nel rettilineo finale verso il 1944. Quel giorno nella sola Germania saranno 13 milioni di maschi dai 15 ai 40 anni chiamati a lottare, e si aggiungeranno ai 4 milioni di veterani tra i quaranta e cinquant'anni d'età" (Sbagliò in difetto solo di un milione).
Infine concludeva: "La corsa agli armamenti è cominciata. Partiti! Germania, Francia, Inghilterra, Russia, Giappone, Italia partecipano alla contesa che culminerà  nei giuochi olimpici della morte. Stanno iniziando le gare eliminatorie. Domani saranno le semifinali e la finale se non si tronca la contesa". (Queste righe sembrano la cronaca della 2a Guerra Mondiale, ma sono state scritte nel 1934!)

Visto lo scenario non proprio ipotetico, ma semmai profetico....

ritorniamo a  Pearl Harbor, in Russia, in America e in Gran Bretagna.

Indubbiamente l'attacco a Pearl Harbour rappresenta anch'esso un mistero. Come la Battaglia d'Inghilterra.  Roosevelt  (oltre Stalin e Churchill) conosceva le intenzioni dei giapponesi da sei mesi. L'attacco c'era da aspettarselo. Fu soprannominato con retorica il "giorno dell'infamia", ma non tutto era accaduto improvvisamente.
(Addirittura era stato previsto nei particolari 16 anni prima -vedi sotto)

Il 27 aprile 1941 a Singapore, inglesi e americani concordarono un piano di difesa comune in caso di attacco giapponese nel settore (dunque quest'ultimo era previsto) 
Il 2 luglio i Giapponesi ordinarono a tutti i propri mercantili in navigazione nell’Atlantico di rientrare in patria, e chiamarono alle armi oltre 1 milione di uomini (chissà perchè !?)
Il 23 luglio con l’assenso del governo Francese di Vichy (filonazista), forze giapponesi iniziarono l’occupazione completa dell'Indocina, per farne una base (per farci cosa!?)

Il 26 luglio il governo di Washington decise l'embargo e il congelamento di tutti i beni giapponesi e cinesi in USA (i giapponesi sul loro territorio fecero altrettanto con gli americani) e mise in allarme il comando del settore delle Hawaii. Il gen. Douglas MacArthur assunse il comando delle forze armate americane in Estremo Oriente e delle forze filippine.
E se gli USA mettono in allarme le Hawai, significa che qualcosa si aspettavano.

Il 9-12 Agosto Churchill e Roosevelt  s'incontrarono, e da Terranova lanciarono un duro monito a Tokyo " “Ogni ulteriore espansione nipponica condurrebbe a una situazione in cui il governo degli Stati Uniti si vedrebbe costretto a prendere contromisure, anche se queste dovessero portare alla guerra”. Le misure Roosevelt le prende subito, invia flotte nelle acque territoriali giapponesi.

27 agosto - Il governo nipponico protestò a Washington contro le ripetute violazioni delle acque territoriali giapponesi da parte delle navi americane.
A Novembre entrambi i due Paesi parteciparono ai vari tentativi  per regolare la vertenza nippo-americana, ma si trattava di polvere negli occhi: in realtà, tutto era già stato deciso. Gli Usa a invadere le acque territoriali giapponesi; e questi a preparare l'attacco.
 

Il 7 dicembre l'attacco a Pearl Harbur.
Si fecero alla fine ricadere le responsabilità sui militari. Le polemiche  durante il processo all'ammiraglio Kimmel si sprecarono, accusandolo di impreparazione e di aver ammassato nella rada 96 tipi di navi quasi affiancate e 300 aerei vicini ala contro ala. Ma non mancarono dai maligni accuse pesanti verso Roosevelt, di aver usato del cinico machiavellismo; di aver dato prova di noncuranza alle informazioni dei servizi segreti, al solo scopo di provocare un attacco giapponese, e con questo l'indignazione nell'opinione pubblica americana per rompere ogni remora e intervenire nel conflitto, fargli accettare insomma sacrifici e spese di una lunga e costosa guerra.

I danni a Pearl Harbur fra l'altro non furono poi così tanto gravi (a parte le vite umane- di cui 2008 della
marina - Da dati ufficiali USA pubblicati nel 1955, risulta che i morti sono stati 2330, i feriti 1347); le due importantissime portaerei erano state mandate (!!) da Kimmel al largo, furono colpite 8 corazzate, 3 incrociatori, 3 cacciatorpediniere, 2 navi ausiliarie, 1 posamine e 1 nave-bersaglio. Le navi danneggiate la maggior parte le ripararono; solo tre corazzate colarono a picco, e in quanto ai 188 aerei distrutti, questi in America uscivano già nelle catene di montaggio in una sola settimana o anche meno. La potenza industriale americana era in grado di colmare subito i vuoti.

Dunque il nerbo della flotta USA del Pacifico non era stato eliminato dalla lotta ancora prima che questa iniziasse. Fra l'altro i nipponici avevano concentrato il loro fuoco quasi esclusivamente sulle navi ormeggiate e sui 4 piccoli aeroporti, lasciando del tutto intatti i cantieri navali e (gravissimo errore) intatto un colossale deposito di carburante. E senza più carburante Pearl Harbor  per gli Usa non era più una base, né sotto il fuoco giapponese
avrebbe più potuto ricrearla.
 

Nel famoso discorso pronunciato al Congresso degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt...
(VEDI IL DISCORSO E LE FASI DELL'ATTACCO)
...accusò il Giappone di infamia e viltà per il "proditorio attacco". 
Ma fu veramente così?

La dichiarazione di guerra del Giappone agli Usa era partita il giorno prima, ma si perse (!) in qualche ufficio. Quando il giorno dopo alle ore 8  i rappresentanti diplomatici giapponesi a Washington si recarono al Dipartimento di Stato per notificare la rottura delle relazioni tra i due paesi, l’operazione di Pearl Harbor era già iniziata da mezz’ora.
Oggi sappiamo che i servizi segreti americani avevano intercettato la nota giapponese, il giorno prima,  molte ore prima che l'ambasciatore nipponico la consegnasse ufficialmente. E già dalla sera del 6 dicembre gli Stati Uniti si erano preoccupati di mettere in allerta tutte le loro basi, Pearl Harbor compresa. Ma il segnale d'allerta arrivò (stranamente) alle Hawaii 5 ore dopo l'attacco.
Sembra (questa appare come una tardiva giustificazione) che il segnale di allerta giunse con grave ritardo alle Hawaii per un comprovato intasamento alle stazioni di trasmissione dell'Esercito e della Marina, costringendo così gli USA ad utilizzare linee telegrafiche commerciali. Così la comunicazione arrivò mischiata ad altri messaggi, senza avere la priorità assoluta, e quando fu ricevuta e letta era già accaduto tutto. 

Ma (analizzato dai maligni) l'episodio, unito alla troppa superficialità con la quale si era agito nell'isola prima dell'attacco giapponese, ha fatto sorgere il sospetto che in realtà Roosevelt sapesse della decisione nipponica di colpire Pearl Harbor e che non avesse fatto nulla per evitarla. In questo modo Roosevelt, da tempo preoccupato per le vittorie naziste in Europa, per le sorti dell'Inghilterra oltre che chiaramente per le difficoltà nel trattare col Giappone, accettando dolorosamente la morte di migliaia di soldati, avrebbe messo il Congresso, sempre contrario all'entrata in guerra, di fronte ad un fatto compiuto. E questo (come accadde) gli avrebbe consentito di superare ogni opposizione per l'ingresso nel conflitto.
Ma di tutto ciò non esistono prove, queste restano solo illazioni.


UNA SORPRESA PEARL HARBOR ? NON SEMBRA PROPRIO - UN GENERALE ERA STATO CHIARO 16 ANNI PRIMA.
"Il 10 ottobre 1924, in una memorabile conferenza-stampa, il generale di brigata William Mitchell che da quattro anni si batteva accanitamente perché l'Aeronautica militare degli Stati Uniti godesse di maggiori appoggi governativi e fosse autonoma rispetto all'Esercito, pronunciò queste frasi profetiche:
«Le sorti della prossima guerra mondiale dipenderanno in modo primario dalle forze aeree. Oggi le nostre capacità di offesa dall'aria sono irrisorie, ma ancor più trascurabili sono le nostre possibilità di difesa dagli attacchi dall'aria, specialmente nelle Basi navali. Quella di Pearl Harbor, che rappresenta la chiave del dominio del Pacifico, è completamente sguarnita. Ebbene, signori, io prevedo che un giorno i bombardieri in quota, i bombardieri in tuffo e gli aerosilurante di una Potenza straniera, decoIlati da una flotta di portaerei a circa 200 miglia di distanza da questa nostra base, coleranno a picco senza colpo ferire tutte le navi alla fonda e distruggeranno al suolo ogni installazione. L'attacco sarà sferrato senza preavviso la mattina di una domenica e la Potenza a cui alludo sarà sicuramente il Giappone ».

Alcuni mesi più tardi, Mitchell accusò di «incompetenza, faciloneria criminosa, negligenza che sfiora l'alto tradimento» lo stesso Dipartimento della Guerra. Per tali infamanti accuse fu convocato dinanzi alla corte marziale e la sentenza di condanna venne ratificata dal Presidente Coolidge.
Quando, all'alba del 7 dicembre 1941 i bombardieri e gli aerosiluranti giapponesi decollarono dalla portaerei e annientarono la Flotta americana del Pacifico, furono in molti in America a chiedersi se, quindici anni prima, Billy Mitchel non fosse stato giudicato un po' troppo affrettatamente"


( La prima missione aerea sul Giappone fu poi compiuta nell'aprile del 1942 - VEDI > > )

Nell'apprendere l'attacco a Pearl Harbor, Churchill  si era fregato le mani 
"bene adesso devono anche loro entrare nella stessa barca"
.
La sera stessa, subito dopo l'attacco, Churchill  parla con Roosevelt , ma il presidente piuttosto titubante cosa fare, vuole sentire il giorno dopo il Congresso. Churchill gli assicura che avrebbe agito subito dopo. 
Finora gli Usa erano rimasti in disparte con una opinione pubblica non interventista sul conflitto europeo. Ora l'opinione pubblica veniva scossa da quella che era la cruda realtà. Il "male" che il premonitore ROOSEVELT andava predicando da anni era scoppiato con tutta la sua virulenza. E poi lui aggiunse: "si è perso fin troppo tempo per contrastare Hitler diventato ormai il pericolo pubblico mondiale numero uno".

Churchill da grande "volpone" che era, andava dicendo da tempo (soprattutto dall'8 agosto quando era scoppiata la "pace" fra Usa, Urss, e Gran Bretagna ) e prometteva, ogni volta che apriva bocca, che se gli Stati Uniti fossero stati attaccati, "entro un'ora la Gran Bretagna sarebbe andata in loro aiuto".
Per il fuso orario, Roosevelt solo al mattino riuscì a riunire il Congresso per ottenere l'appoggio.
Ecco il suo discorso, passato alla storia come il "Discorso dell'infamia":

 

"Ieri,7 Dicembre 1941,una data segnata dall'infamia, gli Stati Uniti d'America sono stati improvvisamente ed intenzionalmente attaccati dalle forze aeree e navali dell'Impero del Giappone. Gli Stati Unitiverano in pace con questo paese,e su richiesta del Giappone,erano ancora in contatto con il suo Governo e il suo Imperatore nel tentativo di mantenere la pace nel Pacifico.In realtà,un'ora dopo che le squadriglie aeree
giapponesi avevano iniziato il bombardamento a Oahu, l'Ambasciatore giapponese negli Stati Uniti e il suo collega hanno consegnato al Segratario di Stato una risposta formale al recente messaggio americano. Sebbene questa risposta affermava che sembrava inutile proseguire i negoziati diplomatici in corso, non
conteneva alcuna minaccia o accenno di guerra o di attacco armato. Tenuto conto della distanza delle Hawaii dal Giappone risulta evidente che l'attacco è stato intenzionakmente pianificato con molti giorni se non addirittura settimane di anticipo. Nel frattempo,il Governo Giapponese ha intenzionalmente cercato di ingannare gli Stati Uniti facendo dichiarazioni false ed esprimendosi al favore del proseguimento della pace. L'attacco di ieri alle Isole Hawaii ha arrecato un grave danno alle forze militari e navali americane.Un numero ingente di vite americane sono state perse. E' stato inoltre comunicato che le navi americane sono state attaccate con siluri in alto mare tra San Francisco e Honolulu. Ieri
il governo Giapponese ha attacato anche Malaya. Ieri notte le forze giapponesi hanno attaccato Hong Kong. Ieri notte le forze giapponesi hanno attaccato Guam.
Ieri notte le forze giapponesi hanno attaccato le Filippine. Ieri notte le forze giapponesi hanno attaccato l'Isola di Wake. Questa mattina i giapponesi hanno attaccato l'Isola di Midway. Pertanto,il Giappone ha intrapreso un'offensiva a sorpresa estesa a tutta l'area del Pacifico. Gli accadimenti di ieri parlano da
soli.Il popolo degli Stati Uniti si è già fatto un'idea ed è ben conscio delle implicazioni per la stessa vita e la salvezza della nostra nazione. In qualità di Comandante in Capo dell'Esercito e della Marina, ho dato disposizioni affinchè venissero adottate tutte le misure per le nostra difesa. Rimarrà per sempre nelle nostre menti l'attacco furioso nei nostri confronti. Non importa quanto tempo occorrerà per riprenderci da questa invasione premeditata, il popolo americano con tutta la sua forza riuscirà ad assicurarsi una vittoria schiacciante. Ritengo di farmi interprete della volontà del Congresso e del popolo quando affermo che non solo ci difenderemo fino all'ultimo ma faremo quanto necessario per essere sicuri che questa forma di tradimento non ci metta mai più in pericolo. Le ostilità esistono. Siamo coscienti del fatto che il nostro popolo,il nostro territorio i nostri interessi siano in serio pericolo.
Accordando fiducia alle nostre forze armate, e con la sconfinata determinazione del nostro popolo, raggiungeremo l'inevitabile vittoria, in nome di Dio. Chiedo che il Congresso dichiari lo stato di guerra tra gli Stati Uniti e l'Impero giapponese, a seguito dell'attacco non provocato e codardo del Giappone di Domenica 7 Dicembre 1941"

Ma Churchill non aspettò il responso del Congresso Americano, la dichiarazione di guerra al Giappone lui l'anticipò di sei ore. Annunciò alla radio che la Gran Bretagna dichiarava guerra al Giappone, e concluse   "come ricorderete ho dato la mia parola "entro un'ora", quindi come potete vedere, non abbiamo perso tempo, e in realtà siamo in anticipo rispetto ai nostri obblighi, e non c'e bisogno di aspettare la dichiarazione del Congresso".
Anche nell'ipotesi di un NO al Congresso, a quel punto gli Usa non potevano più tirarsi indietro; mica l'Inghilterra era la loro tutrice! (le stesse considerazioni furono fatte nel 1917).

Il Congresso americano, da sempre neutralista, sotto l'indignazione della popolazione, superò ogni remora nell'appoggiare il Presidente, e dichiarò guerra, ma solo al Giappone. 
Ci furono per tre giorni indugi se dichiararla anche alla Germania e all'Italia, crucciando non poco Churchill che voleva gli Usa al suo fianco in Europa, perchè -nonostante gli ingenti aiuti economici- lui da solo (con Londra sempre sotto i bombardamenti) mica poteva aprire un fronte occidentale. 
A togliere d'imbarazzo Roosevelt ci pensò poi Hitler che l'11 DICEMBRE fece lui pervenire la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, ma non per i fatti giapponesi ma per "provocazioni statunitensi nell'Atlantico". Alcune navi mandate a picco dagli Usa.

Comunque quando fu letta la dichiarazione di guerra a tutto l'Asse, l'opinione pubblica americana era ormai a favore della guerra sia in Giappone come in Europa, e felici anche i comunisti americani, finalmente esultanti nell'apprendere che si portava aiuto alla amata Russia bolscevica. 
Altrettanto in Inghilterra: gli "insopportabili  comunisti" di Churchill era dal mese di agosto che sfilavano con i cartelli "apriamo un secondo fronte a ovest". Ma Churchill era ancora solo, e l'Europa non era l'Africa. Insomma se non ci fosse stata una Pearl Harbour, Churchill avrebbe dovuto inventarsene una lui per dare finalmente una scossa agli americani.

(il primo bombardamento sul Giappone (Tokio), fu poi compiuto da "Missione segreta" il 18 aprile dell'anno seguente. VEDI QUI L'IMPRESA > )

Per come andarono le cose Churchill poteva ritenersi soddisfatto. E Stalin pure! 
Stalin un sorrisetto sotto i baffi indubbiamente lo fece, la scesa in campo degli Usa gli semplificava le cose con i tedeschi; questi  nell'apprendere l'attacco agli Usa dell'alleato nipponico esultarono; così in Italia  Mussolini  che imita subito i tedeschi nel dichiarare guerra agli americani. 
Non si erano ancora resi conto Hitler e Mussolini che i nipponici (loro alleati) avevano fatto un grande favore ai russi. E quando i tedeschi  se ne resero conto, stavano già andando a mettersi dentro la sacca di Stalingrado con davanti i russi e con davanti un altro inverno con 40 gradi sotto zero, prologo di un dramma e di una cocente disfatta.  


11 DICEMBRE -
Gli Stati Uniti, che finora formalmente non avevano partecipato direttamente alla guerra (proprio come nella Grande Guerra) pur sostenendo gli inglesi con imponenti mezzi sia economici che militari, entrano nel conflitto ufficialmente da questa data.
L'attacco a Pearl Harbor e la dichiarazione di guerra della Germania e Italia, permette agli USA di intervenire anche in Europa, e da questo momento il conflitto diventa mondiale, coinvolgendo direttamente e indirettamente quasi tutti gli Stati del mondo.
43 nazioni partecipano alle eliminatorie della grande "olimpiade della morte". Dopo questo attacco agli Usa, quasi tutto il pianeta fu coinvolto nel conflitto.

________________________________________

Ma siamo sicuri
che gli USA non erano già intervenuti prima?

E' abbastanza singolare questa analisi fatta pochi mesi prima in Italia pubblicata su "Il Gazzettino del Popolo" (e poi su un inserto a parte il 7 aprile 1941 - che possediamo in originale). Con un titolo abbastanza curioso:
"Gli Stati Uniti contro l'Inghilterra", firmato da Ezio M. Gray.
"Quando tra due gruppi di Potenze in conflitto una terza Potenza fornisce, a uno solo di questi gruppi, navi da guerra, aeroplani, munizioni e materie prime, mi sembra ozioso e ingenuo domandarsi ogni giorno se quella Potenza intende o meno intervenire nel conflitto. E' più semplice prendere atto che essa è già intervenuta ed è più utile esaminare le ragioni del suo intervento e i possibili risultati.
Fino a qualche mese fa Roosevelt giustificava la sua politica interventista con due argomenti: la difesa del Continente americano da una preordinata aggressione delle Potenze dell'Asse e la difesa della causa democratica.
Nel messaggio del 6 gennaio Roosevelt, sensibile una volta tanto al ridicolo, ha abbandonato la tesi delle necessità di proteggersi da una aggressione d'oltre oceano. Prendiamo atto, anche se i vari Cordell Hull osano insistere.
Resta dunque unica ragione dell'interventismo rooseveltiano, l'asserita necessità di difesa della democrazia pericolante.

Senonchè su questo terreno Roosevelt ha commesso una grave imprudenza polemica. Volendo coonestare la propria ingiustificabile aggressione egli ha creduto di poterla innestare su una tradizione di antagonismo storico tra Democrazie e Stati totalitari dichiarando che già venti anni fa gli Stati Uniti erano entrati in guerra per difendere l'ideale democratico. Sarò bene precisare come e quando la democrazia stellata sentì venti anni fa l'incoercibile imperativo dell'ideale democratico. La guerra scoppia il 2 agosto 1914; l'America interviene il 2 aprile 1917; debbono dunque passare tre lunghi anni prima che gli Stati Uniti si accorgano che il Belgio democratico è sommerso, che la Francia democratica è svenata e che l'Inghilterra democratica è agli estremi. Tre anni dunque, di insensibilità politica, ma tre anni di lucrosissime forniture all'Intesa. Insensibilità che non era stata scossa nemmeno dall'affondamento del Luisitania nella quale - 7 maggio 1915 - centoquattordici sudditi americani avevano trovato la morte. Solo quando la guerra sottomarina imperversa falciando anche la marina mercantile americana (impedendo i lucrosi affari a nemici e amici), solo allora Wilson alza la voce e nel gennaio 1917 dichiara al Senato che la guerra mette in costante pericolo i diritti (quelli di vendere) degli Stati neutrali. Egli però non indice la crociata per il trionfo della Democrazia, ma insinua la proposta di una pace bianca, senza vincitori e senza vinti. Lo muove l'interesse, non la commozione di calpestati ideali. Poi continuando gli affondamenti di naviglio americano, il 2 aprile 1917 l'America finalmente vota la guerra e soltanto allora sciamano per il mondo i messaggi democratici contro l'imperialismo austro-tedesco. Su ciò che accadde dopo, sullo sfacciato trionfo patrocinato da Wilson dei più cinici e ingordi imperialismi, sulle rivelazione americana circa gli inauditi lucri (nella guerra e poi nel dopoguerra) realizzati dagli Stati Uniti nelle forniture all'Intesa, sul tramonto della democratica sterlina a vantaggio del dollaro sarebbe ozioso il ricordo e fare della ingenua ironia.

Se dunque Roosevelt vuole ora giustificare il proprio interventismo come un atto tradizionale della politica americana egli non deve richiamarsi all'idealismo nebuloso e demenziale del professor Wilson, ma alla brutale realtà dell'affarismo americano in quella famosa Grande Guerra.
Noi non neghiamo il fatto che i Regimi fascista e nazista provichino in lui un autentico furore.... Ma è anche più vero - ECCO IL PUNTO - che per il signor Roosevelt e per la pluotocrazia che lo manovra il vero scopo dell'intervento attuale futuro è ben diverso da quello che esso ostenta: il vero scopo è rappresentato dalla distruzione della potenza inglese. Paradossale? Assurdo? No! Domina segretamente in Roosevelt un pensiero. Ed è questo:
Quando per assurdo l'inghilterra dovesse uscire dal conflitto, non diciamo vittoriosa, ma anche soltanto in condizioni di potersi rifare, proprio in questa Inghilterra anche più aspramente catapultata verso una ripresa egemonica di rappresaglia, gli Stati Uniti troverebbero l'avversario fatale pericoloso e vicino per il loro avvenire. Perciò se agli effetti della propaganda nel Paese e del dovuto ossequio alla banda plutocratica imperante, Roosevelt assume le Potenze dell'Asse come falso scopo ideale della sua combattività, in realtà il suo sforzo interventista mira ad alimentare la resistenza britannica col più usuraio contagocce, non affinchè l'Inghilterra possa vincere ma al contrario affinchè il prolungamento della guerra porti l'Inghilterra stessa a dissanguarsi irreparabilmente. Il gioco è in pieno sviluppo cinico e matematico. Attraverso le rinnovate e progressive cessioni di possedimenti imperiali, attraverso l'ammainamento della bamdiera inglese tra Atlantico e il Pacifico, attraverso il fantastico indebitamento per forniture e per crediti, l'Inghilterra sta per essere totalmente eliminata dalla posizione di tradizionale rivale degli Stati Uniti.
Il giorno poi in cui l'Inghilterra sarà caduta, le sue spoglie oceaniche saranno state assorbite dall'impero americano, e la classe dirigente inglese sarà stata accolta in funzione di parente povero e di nobile decaduto nella comunità anglosassone, quel giorno il signor Roosevelt, freddo e cinico realista dietro il paravento dell'ideale, non tarderà a riconoscere che la nuova Europa unitaria potente solvibile, autarticamente rafforzata dal riorganizzato Continente africano, è ancora il miglior complesso di forze con cui convenga convivere, discutere e possibilmente riprendere gli affari.
In sostanza, se in Europa e in Africa si svolge un duello mortale tra la giovane Europa e la vecchia inghilterra antieuropea
,
sugli oceani che bagnano le terre della bandiera stellata un duello dissimulato ma ugualmente mortale è ingaggiato dalla spietata volontà degli Stati Uniti contro la imbarazzante sopravvivenza transoceanica dell'Inghilterra.

Una prova? In questi ultimi mesi, approfittando della paralisi inglese nel campo degli scambi internazionali, gli Stati Uniti intensificano l'antica lotta intesa ad espellere metodicamente l'Inghilterra dai mercati sud-americani. Stanno infatti fallendo tutte le missioni economiche inglesi nel Paraguay, nel Cile, come recentemente è già fallita quella in Uraguay e in Argentina. Su questi mercati l'America intende smaltire 1390 milioni di dollari di prodotti non smaltiti perchè mancanti le ordinazioni europee. Un miliardo e mezzo di dollari in pericolo?! La solidarietà anglosassone, la solidarietà democratica sono pregate di ripassare domani.

"Noi sosterremo l'Inghilterra con tutte le nostre forze" dice Roosevelt. Dichiarazione esattissima: basta pensare come la corda sostiene l'impiccato".

Per come andrà a finire l'Inghilterra a fine guerra, noi oggi lo sappiamo già: "Ridimensionata!" per non dire "Spacciata". In America i "maligni" (rifacendosi all'arrogante passato dei loro cugini) hanno iniziato dal 1945 a considerarla l'Inghilterra una loro "colonia" in Europa). E' quasi vero: dal dopoguerra saranno gli Inglesi a fornire appoggi alle varie guerre degli Stati Uniti, ingaggiate anche queste in ogni parte del mondo per difendere (seguiteranno a dire, spesso facendo anche carte false) l'ideale democratico in altri Paesi.
IL 29 DICEMBRE 1945 - a Londra, l'autorevole settimanale Observer, terminata la Conferenza a Mosca dei TRE GRANDI, definì quella pace con questo titolo: "Un compromesso tra gli Stati Uniti e la Russia.   La Gran Bretagna è stata esclusa,  e i Tre Grandi, stanno per diventare due".

(con Churchill già mandato in pensione una settimana prima della - risolutiva per la fine della seconda Guerra Mondiale - bomba atomica in Giappone).

Page, ambasciatore degli Stati Uniti a Londra dopo la Grande Guerra, era stato preveggente, aveva già visto molto lontano, quando chiedeva "Che cosa ne faremo di questa vecchia Inghilterra quando saremo noi a dirigere tutta la razza anglosassone?".

L'inghilterra non ha mai voluto confessare alla Storia che la sua dominante posizione europea era nata da un equivoco e si era consolidata (da Elizabetta e Drake in poi) con l'arbitrio. E la Storia è spietata verso chi ha cercato di illuderla e di tradirla.
Più che uno Stato Europeo, l'Inghilterra (che non ha mai collaborato al nuovo ordine europeo) è stata oggi relegata a essere nel vecchio continente una modesta succursale degli Stati Uniti. Il suo secolare predominio economico-industriale sull'Europa: avvilito. La sua presunzione messianica (dovuta al suo gigantismo coloniale (e quindi alla facile e gratuita opulenza): finita nel cono d'ombra statunitense. Sta ancora in piedi solo perchè esiste sull'isola il feudalesimo bancario; in grado purtroppo di gestire il Club dell'Euro anche senza aver pagare l'Inghilterra la sua quota di socio.
Infatti a quanto pare in Gran Bretagna gli 11 Paesi che il 1° maggio 1998 hanno raggiunto la sofferta intesa di una moneta unica adottando l'Euro, sono "Stranieri". Lo ha detto chiaro e tondo La Mont "Dannoso adeguarci a culture straniere. Dio salvi la sterlina!".

L'assurdo per gli americani é che il padrino del battesimo dell' Euro é un Paese che non fa parte degli 11: ed é ancora più assurdo che saranno proprio gli inglesi a Londra che concentreranno le attività di negoziazione dei titoli e dei relativi derivati della moneta "straniera".
Galbraith ha perfino sulla stampa americana ironizzato: "L'intesa è solo una prova della vanità della vecchia Europa, convinta di poter ridiventare il centro del mondo"
.
Paul Samuelson il decano Nobel di Economia e professore al MIT, ha invece così commentato: "Non é ancora chiaro che cosa succederà a questi undici Paesi che resteranno diversi, per lungo tempo, pur avendo la stessa moneta".

________________________________________

Torniamo ai fatti del dopo Pearl Harbor. In Oriente sotto i colpi giapponesi, cadono uno dopo l'altro tutti gli stati coloniali inglesi, la Malesia, Singapore, Hong Kong, le Filippine, le Isole Midway, Giava, Sumatra, Nuova Guinea, le Isole Salomone, a rischio anche l'Australia e infine la Birmania dove i giapponesi sono a un passo dall'India.
I successi dei giapponesi all'inizio sono considerevoli. (loro non lo sanno ancora ma stanno facendo un utile bel lavoro per gli americani!).

Tuttavia è nata la grande alleanza bellica delle tre Potenze schierate  per distruggere le speranze giapponesi di una loro "Nuova Grande Asia"; per distruggere le speranze  tedesche di un "Impero del Reich" dalla Spagna agli Urali; per distruggere le speranze italiane di "Un nuovo Impero Romano" dalle Alpi alle Piramidi. 
Su quest'ultima speranza - e mancano solo pochi giorni al tracollo dell'Asse sia in Russia che in Africa - Mussolini ci crede e ci spera ancora. 
Anche se nello stesso giorno gli inglesi ma con gli aiuti americani hanno liberato Tobruck
Anche se nello stesso giorno i sovietici hanno liberato 400 località intorno a Mosca e di
strutto  17 divisioni tedesche, di cui 7 corazzate e 3 motorizzate. MUSSOLINI INVECE COSA FA?

CONTINUA  >

< RITORNA INIZIO ANNO 1941

< PEARL HARBOR "LE FASI DELL'ATTACCO"