ANNO 1942

( Seconda Parte )

RITORNIAMO SU ALCUNI EVENTI DRAMMATICI DELL'ANNO

Dalla fine del 1941 e fino alla metà di quest'anno 1942, su tutti i principali fronti dell'Asse, la situazione dunque era tutta favorevole a Hitler. La Germania era al massimo della sua espansione. Nell'Atlantico dove operano gli stessi tedeschi che fanno stragi di navi inglesi con gli U Boot; e nel Pacifico con gli alleati giapponesi che hanno messo fuori uso metà dell'intera marina Usa (ancora però modesta a fine '41). 
In Russia invece i tedeschi iniziano ad avere qualche grosso problema. Tuttavia seguitano ad avanzare i panzer  su un vasto territorio  anche perché non ancora bene organizzato dai russi logisticamente. Pur contando su un grande spiegamento di mezzi (il guaio era proprio questo- c'erano i mezzi, ma non i generali validi)  i sovietici sono riusciti a bloccare temporaneamente le armate di Hitler; sperano solo nell'alleato freddo polare, che non solo come utile risorsa é già stata messa nei piani russi, ma l'"alleato gelo" verrà quest'anno  ad aiutarli  in anticipo. Nei quartieri generali  tedeschi (con il ritardo accumulato) lo spettro napoleonico sta comparendo e inizia a inquietare. (Napoleone fu fermato allora con 22 gradi sotto zero, le armate di Hitler si trovano davanti a  punte di meno 52 gradi - non accadeva da 140 anni!)

Infine l'altro scenario: l' Africa.  Rommel  nei primi mesi si era ripreso  la Cirenaica e Tobruck dagli inglesi, fino ad arrivare a conquistare El Alamein il 2 Luglio; qui aveva catturato 60.000 britannici, ma finì subito dopo in stallo; in una sacca si dovette fermare. L'impazienza di arrivare ad Alessandria  gli giocò un brutto scherzo, soprattutto per aver fatto rimandare la programmata conquista di Malta; l'origine di tanti guai fin dall'inizio della guerra.

Rommel giungerà,  facendo avanti e indietro per rifornirsi, fino a 100 chilometri da Alessandria. Ma si deve arrestare, mancano i rifornimenti; le distanze da questi ultimi sono enormi. 
Il 13 agosto  arriva in Africa Churchill; al comando dell'intera operazione -che a lui interessa più di ogni altra, perchè la ritiene la più strategica di tutto il conflitto- mette MONTGOMERY; un uomo sconosciuto ma che in Africa diventa leggendario, forse (subito, ma anche dopo) ingigantendo un po' troppo le abilità del suo avversario, perchè Montgomery di errori ne commise molti. Rommel abile e coraggioso in battaglia, con lui stesso a guidare i carri, non era certo carente di strategia, quello che gli mancava erano i rifornimenti, l'appoggio aereo.

Il suo attendente riporta nel Diario, che un giorno Rommel gli disse ""se date cinque carri armati a me e cinque a lui (Montgomery) mettendoci in una zona isolata del deserto con uguali riserve di benzina, allora vedrete chi di noi due è più bravo!"
 
L'uomo nuovo mandato da Churchil, intuisce subito dove Rommel sta commettendo fatali errori, e dov'era l'anomalia (il punto debole) di questa guerra africana condotta dai tedeschi.
Rommel attaccava e spariva non per una tattica strategica (da "volpe") , ma perchè doveva necessariamente fare i rifornimenti a 600 chilometri e attenderli.
 L'inglese non vuole correre rischi, e lo lascia fare fino a quando dopo un rifornimento non arrivato nel Porto (ci pensano quelli di Malta a silurare i convogli) Rommel é costretto a fermarsi. Intanto l'8 novembre gli anglo-americani sono sbarcati in Marocco con ingenti mezzi, con i nuovi carri pesanti americani Grant e circa un migliaio di aerei. Rommel é ora incalzato (non come dice il giornale sopra in apertura) e sta per essere messo in trappola. La chiusura della cerniera egiziana che doveva collegare secondo gli intendimenti tedeschi l'Africa all'Oriente è ormai una questione di giorni.

Gli inglesi nei primi mesi dell'anno del '42, pur aiutati economicamente dagli Usa sono stati  messi in difficoltà perchè gli americani, appena entrati in guerra, non avevano ancora avuto il tempo di provocare  mutamenti sul destino delle armate di Hitler, militarmente e neppure con gli aiuti economici offerti ai paesi in difficoltà. I soldi sono indispensabili, ma alla produzione occorre anche del tempo.
Ma tutto cambia nel secondo semestre del '42. La Russia già verso la fine dell'anno inizia a mettere in seria crisi le armate tedesche, mentre in Africa altrettanto fanno gli anglo-americani quando gli Usa con lo sbarco in Marocco con la "Operazione Torch" iniziano a dominare il Mediterraneo e tutta la costa ovest dell'Africa. Montgomery con i massicci rifornimenti di cui ora dispone, può prendersi il lusso di compiere un grande giro nel deserto, piombare alle spalle dei tedeschi e mettere nel "sacco" la "volpe".

Intanto in Germania da ogni paese vinto confluiscono dalla Polonia, Ucraina, Boemia, Moravia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Francia, Jugoslavia, Grecia, i deportati, gli obbligati o gli invitati con messaggi suasivi (l'Italia risponderà con 200.000 lavoratori) per il lavoro servile nelle grandi fabbriche o nelle miniere tedesche. In questo 1942 saranno circa 5.000.000 gli uomini a servizio coatto in Germania, nel 1943 saranno 7.000.000, e a fine 1944 raggiungeranno la cifra di 8.100.000.

In questo 1942 fra questi prigionieri o presi deliberatamente nelle varie retate della "pulizia etnica", inizia l'attivita' degli Einsatzgruppen, i gruppi che si devono occupare del sistematico sterminio e annientamento fisico degli ebrei e dei prigionieri sgraditi, avviando i progetti degli iniziali Campi di Lavoro, poi subito trasformati in Lager, infine in Campi di eliminazione. Ne sorgeranno 900, fra i più famosi, Buchenwald, Mauthausen, Auschwitz, Treblinka, Dachau, e tanti altri. Luoghi in cui troveranno la morte la maggior parte dei 6 milioni e mezzo di ebrei, zingari o avversari politici antinazisti.

E proprio di quest'anno l' inequivoco  discorso di Hitler  a Berlino, l' 8 novembre 1942 - " Sie werden sich noch erinnen an die Reiscstagsstzung... (...) Vi ricorderete ancora della seduta al Reichstag in cui io affermai: qualora l'ebraismo si illuda di poter provocare una guerra mondiale per annientare le razze europee, il risultato non sarà l'annientamento delle razze europee, bensì l'annientamento dell'ebraismo in Europa. Voi mi avete sempre deriso per queste mie profezie. Ma di quelli che allora ridevano, oggi moltissimi non ridono più. Coloro che oggi ridono ancora, forse tra qualche tempo non rideranno più. Questa ondata si propagherà dall'Europa a tutto il mondo. Dell'ebraismo internazionale verrà riconosciuto tutto il demoniaco pericolo. 
Vi provvederemo noi nazionalsocialisti!"

(Questo discorso di Hitler lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Il giorno dopo, il 10 novembre 1942 sarà
ROBERT LEY a Troisdorf (Il gerarca responsabile del Fronte del Lavoro) a fare un discorso ancora più duro  - " Wer den Kampf mit Juda beginnt, muss sich klar sein ...(...) Chi inizia la lotta contro l'ebreo, deve essere consapevole di iniziare una lotta mortale. L'ebreo non dimentica  che noi tedeschi abbiamo osato mostrando ai popoli e al mondo nel suo nudo squallore, che noi abbiamo proclamato: guardate questi nasi adunchi, guardate questi piedi piatti, guardate queste creature inferiori, guardate questa bassezza, guardate come vi sfruttano, guardate come vogliono sottomettervi. Questo è il punto: il Dio di Giuda, il Dio di Giuda è il Dio della vendetta!".
(Questo discorso di Ley  lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Ci sono però i primi sintomi di una drammatica inversione di tendenza nelle operazioni di guerra - che nei primi mesi erano invece apparse positive solo ai tedeschi - ed inizia la controtendenza in Russia, quando i generali di Stalin dopo tanti errori iniziali, imparando proprio la tattica dai tedeschi, cominciano (vanificando il piano di Hitler "Operazione Blu") a ritirarsi al di là del Don riuscendo a far esaurire l'attacco tedesco che si era allargato troppo, in una grande confusione e anche con pochi mezzi. I Russi spostano l'epicentro più a nord, verso Stalingrado (Volgograd) appunto fra il Don e il Volga (un vero collo di bottiglia) dove l'intendimento strategico di Stalin era di far prolungare al massimo gli attacchi tedeschi, in modo da bloccarli con il gelo del "secondo" inverno, in quel passaggio obbligato che si trasformerà come una "carta moschicida" nella città dei cosacchi, messa proprio sulla strada verso Mosca. A favorire Stalin fu un rigido inverno in anticipo, più inclemente di quello precedente che aveva già salvato Mosca.


Ma non era la sola e unica strategia dei russi. Nel frattempo spostarono verso gli Urali le grandi fabbriche (1500), si mobilitò il popolo, si indietreggiò e si fece terra bruciata alle spalle, si voleva così riservare al nemico la stessa ospitalità data a Napoleone. Ogni paese e ogni città vuota.
Stalin cambia atteggiamento, non usa più nei suoi discorsi l'ideologia ma si appella al patriottismo; non chiama più i russi "compagni", ma "patrioti"; non nomina le lotte della rivoluzione, ma si richiama ai grandi condottieri zaristi.

Fu quella si Stalingrado, la migliore mossa strategica russa. Infatti sul "passaggio", e quindi sulla stessa Stalingrado che alla fine diventò il baluardo di Mosca, i tedeschi si concentrarono, la assediarono, parte della periferia la occuparono, ma dopo una epica resistenza di 900 giorni della città (é diventata una leggenda) la VI armata di von Paulus si era trasformata da assediante in assediata; era infatti caduta nella più infernale trappola tesa dai russi; complice il freddo e  la diabolica "guerra dei topi" combattuta dai cittadini di Stalingrado casa per casa. La micidiale "Rattenrkieg" come la soprannominarono i tedeschi.

A Nord di Stalingrado purtroppo c'era la sfortunata VIII armata italiana, i 220.000 soldati dell'ARMIR, tutti partiti con il miraggio propagandistico che "in Ucraina c'e' il nostro granaio" o con il nome dato alla "missione" ancora piu' ridicolo "crociata antibolscevica". Al seguito hanno un giornalino "In bocca all'orso", e mai un titolo fu così realistico e drammatico. Ci finirono tutti,  nella bocca dell'orso russo, e le parole della canzone che li accompagnava " Aspetta mia bambina il nostro giorno, vado, vinco e torno" mai fu cosi' tragico;  non vinsero, e più della meta non tornò più indietro.

Mentre le divisioni di fanteria Ravenna, Pasubio, Torino, Sforzesca e Celere dopo un Natale drammatico iniziarono a ritirarsi ai primi di gennaio, alle divisioni degli alpini della Julia, Tridentina e Cuneense fu dato l'ordine (da Berlino, come del resto a von Paulus) di resistere, cosa che fecero fino al 15 gennaio del '43, poi furono investiti dal "diluvio" russo, dalla "valanga" cosacca, dalle famigerate katiuscie ed iniziarono quel ripiegamento che si trasformò in una drammatica e tragica ritirata a piedi, 280 chilometri sulla neve, in pieno inverno, con 40-52 gradi sotto zero, senza indumenti idonei (lana autarchica - di ortica o di latte) marciando per chilometri e chilometri, spesso senza viveri; 84.830 morirono sfiancati, congelati, affamati, lasciando in vita gli altri disperati ad aspettare anche loro da un momento all'altro la morte bianca. Più nessuno era certo di farcela.

Intervenuti non per una esigenza nazionale ma per un malinteso senso di stupido prestigio, si troveranno in Russia senza risorse e mezzi, accerchiati, congelati, mentre i pochi vivi, quelli scampati, paradossalmente furono aiutati nella ritirata dagli stessi contadini russi, che prima avevano senza tanta convinzione (perchè era difficile trovare un perchè - salvo i fanatici che presto si ridimensioneranno da soli) combattuto nell'andata. Si era andati in Russia a piedi con gli scarponi standard che si usavano indifferentemente nel deserto africano a 50 gradi sopra zero e nelle steppe a 50 gradi sotto.

Indossavano pastrani e divise in falsa lana (il lanital). Avevano alcuni "carretti armati" - che furono soprannominati quelli dell'"Upim" (perchè si diceva comprati al reparto giocattoli del famoso magazzino) visto che erano cimici (3 ton.) quando dovettero scontrarsi con i bestioni russi di 52 tonn. Avevano i muli (25.000), ma nessuno aveva pensato che nelle steppe russe il fieno non cresceva come nella pianura Padana. Furono solo utili per confezionarci qualche pasto. Qualche camion nel corso dell'estate era arrivato fino al fronte, a fare le spole per brevi tratti, ma nell'inverno furono tutti bloccati, non esisteva un solo automezzo in Italia con il raffreddamento ad aria, avevano tutti il radiatore, che voleva dire far grippare il motore. Mentre la grandi slitte dei russi sfrecciavano sulle nevi con una leggerezza quasi alata, cariche di due semplici armi, una bottiglia piena di Vodka per tutti fino all'obiettivo, poi svuotata e riempita di benzina gli serviva per distruggere un intero carro armato tedesco; erano le famigerate Molotov inventate proprio dal famoso generale russo omonimo.

Le pagine dell'assedio di Stalingrado e quelle della ritirata italiana in Russia sono le più impressionanti, drammatiche e commoventi pagine della storia della Seconda Guerra Mondiale (900 giorni di assedio) che non si possono ignorare, nè si puo' far finta di nulla, come se non fossero mai state scritte. Non fanno parte solo della storia di un popolo, ma fanno parte della storia dell'umanità, della cattiva umanità, della follia dell'umanità, e  ci sono in queste pagine tanti validi motivi per riflettere, soprattutto quando ci disinteressiamo di politica e diamo in mano al pazzo di turno il destino di centinaia di migliaia di vite umane: Odio fanatico che abbiamo fatto nascere nei figli, quelli che abbiamo allattato, fatto studiare, che con apprensione ci siamo preoccupati di loro per una piccola febbre, e abbiamo condiviso con loro attimi di gioia e di amore; momenti felici che per molti di loro non diverranno mai ricordi; questi giovani vivranno appena una sola stagione della loro breve gioventù, che per alcuni fu brevissima. Li abbiamo mandati tutti a un massacro in un modo cinico, superficiale e irresponsabile.

(Raccogliendo delle testimonianze, che con il tempo forse mettero' in rete, ho conosciuto molti di questi sopravvissuti; quelli più fortunati, non fatti prigionieri, che si trascinarono per 700 chilometri, e poi  scamparono anche ai Campi. Umanamente fa effetto venire a sapere che uno dei non sopravvissuti, morì sfinito dalla fame; aveva mangiato il giorno prima le sue ultime bucce di patate, mentre a casa, in Umbria possedeva 600 ettari coltivati a grano, 45 fattorie, 90 famiglie che lavorano per lui, e perfino un borgo che dominava la proprietà, con tanto di chiesa che aveva fatto costruire. Una fine crudele per chi aveva creduto nel Lavoro, nell'Eroismo, negli Uomini e nella fede in Dio

continua