ANNO 1942

( terza parte )

QUELLI DELLA "FOLGORE"


(VEDI ANCHE 4.NOV.'42 BATTAGLIA EL ALAMEIN

ROMMEL FECE MORDERE LA SABBIA AGLI INGLESI

QUI: L'INTERO DIARIO DI ROMMEL

L'anno termina, mentre sulle nevi russe 235.000 italiani stanno trascinandosi nelle steppe con pochissime speranza di ritornare a casa, e contemporaneamente altri 220.000 nel deserto africano si sono già arresi, o si arrenderanno, e si stanno incolonnando per raggiungere i campi di concentramenti inglesi in Rhodesia o in sud Africa, a 9 mila chilometri dalla patria, che rivedranno alcuni solo nel settembre del 1946.
Di questa testimonianza l'autore ha quella del padre. Che per quanto dura anche questa prigionia le cose andarono un po' meglio. Talmente "meglio" che al loro rientro, negarono ai "perdenti" perfino la paga di soldato, oltre sentirsi dire dagli "imboscati" e perfino dai propri familiari "bravi! voi a fare la bella vita e noi sotto i bombardamenti, nella guerra civile, e nella miseria"
Insomma che era meglio se si fossero arresi "prima ancora di iniziare", avrebbero così accelerato la liberazione, e la guerra sarebbe finita prima. Tutti si erano dimenticati che erano stati loro a spingerli, battendo le mani o benedicendo i gagliardetti quando partivano,  disistimando quelli che invece rimanevano casa.

Dopo anni di umiliazioni sui campi di battaglia con i "carretti armati", e i "fucili Upim, reparto giocattoli", i reduci trovarono al loro ritorno  anche quest'altra umiliazione. E scoprirono pure che più nessuno era fascista; eppure le madri e i padri erano stati loro ad allevarli e a vestirli fin da bambini con le divise, erano stati loro a insegnare il "credo", e a indicare come doveva essere la loro vita futura. Che dire dei "professori", "educatori", "opinionisti"? Quelli? spariti tutti!
Che tradimento per molti giovani! Il tradimento di una intera generazione di padri; che non ebbero neppure la dignità di fare silenzio, né vollero rispettare chi voleva piangere in pace; e non solo per una guerra persa dopo tanti sacrifici, "ma per come la si aveva persa"; eppure altri "ora dicevano" quasi con orgoglio "vinta"; e che loro avevano combattuto in pianura nelle valli e in montagna. 
Ma prima (quando predicava Carlo Rosselli ) dov'erano?

Oppure, ogni soldato che si rispetti, può forse lui decidere un bel mattino cosa fare, come farlo e con chi farlo? 
Allora si giustifica, per il passato come per il futuro la diserzione, il sabotaggio militare, il venir meno al giuramento di fedeltà, ognuno allora è giustificato se interpreta il dovere verso la patria secondo le sue opinioni o i suoi interessi personali. Allora vedremmo le idee di patria  trasformarsi in quella lavagna dove ognuno un bel mattino alzandosi può scrivere o cancellare tutto quello che vuole e quando vuole.
E dove finiscono le distinzioni morali, l'etica, il diritto, in tempo di pace come in tempo di guerra?

Che batosta! per chi aveva creduto nei padri, nei nonni, nei "maestri, e nelle favole che per anni e anni, durante tutta la loro gioventù, gli avevano raccontato.
Solo dopo parecchi anni, i poveri cristi, scopriranno alcune pagine di qualche ex ufficiale: " Allo scoppio della guerra? I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati". Montanelli, L'Italia dell'Asse, Rizzoli ed. 1981.

Bravo!!! Ma come si permette?!

Che brutta "liquidazione" per tutti coloro che invece si erano battuti come leoni da una parte e dall'altra, quelli che si immolarono a Cefalonia, quelli caduti in Russia, quelli sprofondati negli abissi marini o seppelliti nella sabbia di El Alemein; e che dire di quelli che sono tornati mutilati? Chi ha il coraggio di dirgli "noi quasi tutti non abbiamo contribuito"? oppure,  non eravate "traditori ma nemmeno buoni soldati"? oppure "i più fecero come me, cioè nulla"?  Imsomma dirgli chiaro e tondo che "il fesso era stato solo lui".

E a quelli della "Folgore" vivi e morti cosa gli diciamo? Fessi?!

Chi scrive qui è stato dentro alla "Folgore", negli anni '50, a Viterbo. Lì, come miei istruttori, alcuni dei sopravvissuti, come il Colonnello Mautino, o il maresciallo Vanna che allora dirigevano il centro CMP, e volavamo ancora con i SM 80-82 della guerra (le famose "vacche"). Quando mi raccontavano degli amici che avevano lasciato laggiù, dimenticavano i gradi che avevano addosso e piangevano come dei bambini e non erano più capaci di andare avanti, concludevano dicendo basta, basta basta!
Alla resa (che gli inglesi non ebbero nemmeno il coraggio di chiedere, davanti a quella scena di disperata dignità militare) in quel 6 novembre 1942, quelli della Folgore, messi in riga, l'ufficiale rivolgendosi a loro e portando la mano alla fronte, lesse la forza: "Ufficiali, 32, truppa 262".
Di 5000 uomini della "Folgore" ne restavano vivi solo 294 !

E Montanelli osa dire "non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati", e aggiunge "noi quasi tutti non abbiamo contribuito".


Rommel era invece di questa opinione ""Gli italiani, qui in Africa, sono degli ottimi camerati e dei bravi e valorosi soldati. Se avessero i nostri mezzi, potrebbero gareggiare con le nostre migliori truppe. L'episodio di Giarabub  rivela le doti di coraggio degli italiani.... l'unica cosa viva qui è il valore e il coraggio dei piloti italiani; un nostro aviatore rifiuterebbe di decollare con quegli apparecchi che qui chiamano a ragione "Totebahren" "Casse da Morto". (dal Diario di Rommel - vedi)
E poi quest'altra opinione, fatta dai nemici ! : "...i resti della divisione Folgore (ad El Alemein) hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane" (la citazione è della BBC inglese, dell'11 novembre a battaglia conclusa).

Alcuni anni dopo, Carrel Barret, lo storico inglese così commentò: "Considerata l'immenza disparità di forze tra le opposte armate, quel che sorprende non è il fatto che vincessimo la battaglia, ma che fossimo sul punto di perderla".

Rommel fu sbalordito dall'eroismo degli italiani "I tedeschi hanno meravigliato il mondo, ma gli italiani hanno sbalordito i tedeschi"

Il padre di chi scrive si salvò dalla cattura ad El Alemein, perchè rimase fermo tre giorni con il camion 50 chilometri prima, senza carburante, ma non riuscì a scampare -dopo la battaglia del Mareth- alla resa di Messe in Tunisia. In quanto a opinioni, le sue collimavano con quelle di Rommel, non con quelle di Montanelli (lui non c'era, i "buoni soldati" invece c'erano!). Messe aveva scritto "condividerò la sorte dei miei soldati, anche con la prigionia se necessario", ma poi lui dalla Tunisia, volò a Londra a fare i brindisi, per rientrare pochi mesi dopo a fianco del re e di Badoglio come Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate (ovviamente a far la guerra contro quelli che fino a pochi mesi prima erano i suoi alleati e i suoi soldati, guidati da lui prima in Russia, poi in Africa).

Alcuni (1800) superstiti di El Alemein, fatti prigionieri furono fatti salire sulla nave Laconia per condurli in Inghilterra. Lungo il percorso la nave fu intercettata da un sottomarino tedesco e silurata.
I poveri prigionieri finirono tutti in acqua, e mentre lo stesso sottomarino, dopo essere emerso, si accingeva a salvare i naufraghi, gli anglo-americani non resistettero alla tentazione di bombardare il sottomarino. Oltre 1500 italiani rimasero agganciati per ore ad alcuni relitti, poi furono divorati dai pescecani.
QUI la storia della tragedia della Laconia

Rommel scrivendo alla moglie il 14 novembre (mancavano 8 mesi alla caduta di Mussolini) non si sbagliava. "Da Roma mi sono giunte preoccupanti notizie sulla situazione italiana. Al Comando Supremo italiano l'atmosfera è oscillante, grigia e gravida di elettricità. Le ostilità contro di noi aumentano. Si teme, negli ambiente  della Corte vi siano correnti che premono sul Re d'Italia perchè prenda in mano la situazione interna italiana e limiti l'autorità del Primo Ministro (Mussolini). Voci darebbero sicuro al nostro servizio informazioni che la Principessa ereditaria, MARIA JOSE', abbia avuto, tramite una sua amica francese, dei contatti con diplomatici americani ed inglesi in Svizzera per una pace separata. Sarebbe mostruoso!" - "
Il Maresciallo Cavallero capo del Comando Supremo italiano sarebbe stato silurato per ordine del Re d'Italia"

Ancora più mostruoso è che Messe è al suo fianco, poi messo da solo a guidare gli italiani. "I non buoni soldati" che con Messe, tutto avevano capito, meno da che parte dovevano stare.
 (compreso il padre di chi qui scrive, Gonzato Giuseppe, che per "fortuna" morì nel 1958. Ha evitato di leggere che "non era un buon soldato". Partito nel 1935, tornato nel 1946! dopo essere stato sbattuto in Somalia, Eritrea, Ethiopia, Sudan, Libia, Tripolitania, Tunisia, finì poi prigioniero in Kenia, poi trasferito in Uganda, Tanzania, Rhodesia, Mozambico, infine gli ultimi due anni in Sud Africa).


Mentre Montanelli si fece conoscere come giornalista, quando proprio in Africa, mettendo a buon frutto la vittoria abissina, scrisse e pubblicò a puntate il romanzo d'ambiente etiopico, "Ambesà"

(portammo sì la civiltà: ma con lo scudiscio in mano)


Questa una sua corrispodenza a "Civilta Fascista"
"Ci sono due razzismi: uno europeo - e questo lo lasciamo in monopolio ai capi biondi d'oltralpe; e uno africano - e questo è un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può. Non si deve. Almeno finchè non si sia data loro una civiltà..... non cediamo a sentimentalismi...niente indulgenze, niente amorazzi. Si pensi che qui debbon venire famiglie, famiglie e famiglie nostre. Il bianco comandi. Ogni languore che possa intiepidirci di dentro non deve trapelare al di fuori".

(Indro Montanelli. dicembre 1935. Da "Civiltà fascista" N.1, gennaio 1936 - che abbiamo in originale)
L'intero articolo, digitalizzato è presente nei files dei "Documenti" sul CD-ROM
(chi lo possiede, cliccare QUI )



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