SCHEDA
  BIOGRAFICA 

PIETRO BADOGLIO (1)

< < pagina precedente

ANNO 1943 (12)

il "to do not badogliate"

1871 - Pietro Badoglio nasce a Grazzano Monferrato (AT) il 28 settembre

1892 - Dopo gli studi intraprende la carriera militare ed è nominato tenente.

1896 - Parte per l'Eritrea, arruolato nel corpo di spedizione di rinforzo alle divisioni italiane in Africa rimanendovi per due anni.

1904 - In occasione della guerra contro la Turchia entra nello Stato Maggiore dove viene nominato capitano e partecipa come ufficiale alle operazioni di guerra.

1912 - Si distingue nella guerra in Libia, nella battaglia di Zanzur, ed è promosso maggiore per merito di guerra.

1915 - La sua carriera finora graduale conosce delle improvvise impennate con l'inizio della prima Guerra Mondiale..

1915-18 - All'inizio delle ostilità parte come Tenente colonnello, subito dopo è Colonnello, poi chiamato a dirigere le operazioni del Monte Sabotino (sul Carso), con un suo reparto ottiene un successo di scarsa rilevanza strategica. Ma ottiene i gradi di maggiore generale e subito dopo di tenente generale. Alle successive operazioni, nella disfatta di Caporetto è protagonista di un oscuro episodio (alcuni generali sostengono che il disastro fu causata proprio dal suo comportamento - lo sfondamento avvenne proprio nel suo settore mentre lui si era allontanato dai reparti - vedi più avanti quando gli furono lanciate queste tremende ma precise accuse - Ma Badoglio non rispose mai a queste calunnie).
Furono nella circostanza silurati due generalissimi quali Luigi Cadorna e Luigi Capello, ma Badoglio la passò liscia, anzi tre settimane dopo fu nominato sottocapo di Stato Maggiore a fianco del generale Amdando Diaz. E dopo la vittoria quasi conclusiva del Piave nel giugno del '18 (una offensiva voluta da Diaz con Badoglio contrario) fu nominato generale d'Armata. Lui ancora a trattare a Villa Giusti le condizioni dell'armistizio. A ricevere i "premi" della "prima vittoria mutilata".

1919 - Subentra in novembre al generale Armando Diaz come Capo di Stato Maggiore, Generale dell'Esercito, il più alto grado dell'esercito italiano. Ed è anche nominato senatore del Regno. Poi Commissario straordinario per la Venezia Giulia durante l'impresa di Fiume di D'Annunzio. E' uno dei sostenitori nel voler prendere a cannonate il poeta-soldato per fargli finire subito l'"avventura fiumana".

1920 1921 - Viene inviato con incarichi speciali militari in Romania e negli Stati Uniti. Rientra in Italia.

1922 - Per il fascismo di Mussolini non ha nessuna simpatia. Alla Marcia su Roma  si ostina presso il presidente del Consiglio a volerla stroncare con lo Stato d'Assedio.  Il Re si rifiuta di firmare il decreto. Le parole e le intenzioni di Badoglio espresse al presidente del consiglio Facta rimarranno note negli ambienti del fascismo "Io quelli con una decina di arresti al massimo e con un azione energica risolverei subito la questione". (MA VEDI ANCHE COSA SCRISSE MUSSOLINI POCHI GIORNI PRIMA - IL 14 OTTOBRE SUL IL POPOLO D'ITALIA -nella pagina seguente)

1922-24 - Badoglio ricambia l'antipatia che ha verso in fascismo e il suo fondatore. Ma è sempre un'autorità militare del Regio esercito. Poi si fa flessibile, ambiguo, si adegua e Mussolini lo destina ambasciatore in Brasile. "Così -dissero i maligni- se lo toglie dai piedi". In Sudamerica fa solo il suo lavoro; politicamente resta alla finestra a guardare gli eventi che accadono in Italia. Fino al delitto Matteotti.

1925-26 - Mussolini dopo la critica situazione, è diventato forte, e ha ormai consolidato il potere. Ed ecco riapparire Badoglio dal Brasile con una lettera accorata. Gli fa le congratulazioni, e tra le righe, si mette a disposizione per fare con il suo grado il proprio dovere verso la nazione. Badoglio sa di poter contare sul Re, e Mussolini sta decidendo chi mettere a capo di Stato Maggiore dell'esercito.
Nel parlarne in Parlamento solleva un putiferio. (VEDI IN FONDO LA POLEMICA E LE ACCUSE) Tuttavia Badoglio rientra in Patria. Diventa Capo di Stato Maggiore nell'esercito "regio"- mussoliniano, e riceve la nomina di Maresciallo d'Italia.

1929 - Nel dicembre del '29 riceve la nomina di Governatore della Libia. Una carica che manterrà fino al 1934. Nel frattempo viene insignito (ma è lui a sollecitarlo perchè è ambizioso di titoli) del titolo nobiliare di Marchese di Sabotino.

1935 - Mussolini scontento dell'operato di De Bono (che si fa troppi scrupoli) in Africa Orientale, dà il comando delle operazioni belliche a Badoglio. Mussolini  gli impone di "vincere la guerra ad ogni costo con "ogni mezzo", e, su "questo" non transigo, vincere subito!". Mussolini ha fretta di vincere e di raggiungere il suo traguardo politico più che strategico. E Badoglio i "mezzi" li usa, senza scrupoli. Del resto Mussolini ha un "buon appoggio" degli inglesi, nonostante la messinscena delle "Sanzioni" (VEDI ANNO 1935 - E LA PARTE CHE EBBE  HOARE)

1935 - Dicembre 24 -  - Badoglio ha chiesto a Mussolini uomini, uomini, uomini. Ne partiranno 400.000, ma non risolve la critica situazione. Il 19 dicembre inizia a utilizzare i gas soffocanti, i vescicatori, i gas tossici, i gas all'irzina e quelli all'iprite. Il 24 alla vigilia di Natale ha un'idea geniale. Con i nebulizzatori piazzati sugli aerei cosparge su villaggi e nella boscaglia dove si annidano i guerriglieri, le "nuvole della morte". Il mondo inorridisce, ma lui invia il telegramma a Roma: tale impiego ha dato buoni effetti sui nemici, molto efficaci. Ora hanno tutti il terrore dei nostri gas" e li impiega perfino spavaldamente anche nelle retrovie, sui villaggi, sui civili. Poi gli vennero alcuni scrupoli e allora mandò a dire agli etiopi in quale zona il giorno dopo sarebbero passati i suoi aerei a seminare la silenziosa e invisibile morte. "Preparatevi a fuggire o sarete annientati, quando, dove e come vogliamo". (la fonte di queste notizie è una diretta testimonianza del padre di chi scrive; fu lui a fare la spola al porto di Massaua, per trasportare con numerosi viaggi i cinquemila quintali di sostanze chimiche in fusti e barili)

1936 - Dopo un altro massacro "dal cielo" a Daran il 19 gennaio, altre  offensive "facili". Badoglio anche qui senza farsi tanti scrupoli fa iniziare agli uomini la grande micidiale marcia nel deserto di Dancalia. Si svolgono poi le battaglie dell'Endertà del Tembin, dello Scirè e dell'Ascianghi (altro "stermino dal cielo").
Sull' Harar (piuttosto esposto agli attacchi)  il maresciallo che ha fretta, manda allo sbaraglio gli ultimi  uomini, ed infine marcia su Adis Abeba. Vi entra il 5 maggio 1936 (e non su un bianco destriero, come scrissero i giornali,  e sulla Domenica del Corriere la tavola Beltrame lo dipinse nero - ma su una sgangherata Fiat Ardita)  anticipando così il più guardingo Graziani che non voleva mettere a repentaglio i suoi uomini per arrivare primo.
E' Badoglio a inviare il fono "l'Italia da oggi ha il suo impero". Tocca l'apice della sua carriera e raccoglie  nuovi titoli e onori. Duca di Adis Abeba, Vicerè d'Etiopia; il regalo di una villa a Roma, la presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche e prebende economiche degne di un principe ereditario.
(Nella sua villa a Roma, Badoglio aveva fatto trasportare il Trono del Negus che serviva da giaciglio al suo cane preferito) 
Sem Benelli, lo scrittore, nel libro Io e l'Africa, attribuì a Mussolini il merito della conclusione vittoriosa e rapida della campagna. Badoglio quasi offeso mandò allo scrittore una vivacissima lettera di protesta, alla quale fu risposto in termini espliciti.

1940 - All'inizio della guerra, l'atteggiamento di Badoglio nelle operazioni contro la Francia è decisamente contrario, persino pessimista sull'esito, data l'inefficienza dell'esercito e dei mezzi a disposizione. Ma alla riunione dello stato maggiore, sta zitto, è ambiguo, pur facendo trapelare il suo disaccordo.  Mussolini (anche se è conscio dell'impreparazione) è infuriato, e gli impartisce degli ordini. Prima lo incita a sferrare un attacco offensivo alla Francia su tutto l'arco alpino, cosa che il maresciallo non solo non vuol fare ma non può fare, perchè ha già predisposto sul confine tutto un piano difensivo e non offensivo e ci vorrebbero almeno dieci giorni per cambiarlo. Ma Mussolini è ancora più infuriato, ha fretta, e a questo punto lui personalmente (ha ricevuto dal Re la delega al comando operativo delle tre armi)  dà lui  stesso gli ordini al generale Graziani, convinto interventista. E' il primo scontro sul campo tra Badoglio e Mussolini, e con Graziani (che l'8 settembre del '43 Badoglio tenterà di arrestare, come fece con Cavallero). 
Poi anche in questa situazione (andata bene solo a Hitler - che non volle al suo fianco Mussolini a Parigi) Badoglio si adegua,  cambia atteggiamento ed è proprio lui a presiedere la commissione che il 24 giugno a Roma "dettò"  alla Francia le condizioni di un armistizio, ricevendo in cambio quasi nulla. Un'altra "vittoria mutilata". Badoglio rimase, come tutti gli italiani, molto insoddisfatto e i rapporti con Mussolini iniziarono ad essere piuttosto tesi. Non ritiene più valido Mussolini come comandante delle Forze Armate che secondo Badoglio autoritariamente da solo si è nominato tale. Cosi lui va affermando.

 Ma le cose stanno un po' diverse. Mussolini nel suo scritto Il bastone e la carota, riferendo alcune sue dichiarazioni nella famosa riunione del Gran Consiglio del 24 luglio '43, ha scritto: "Sia detto una volta per tutte, che io non ho minimamente sollecitato la delega del comando delle Forze Armate operanti, rilasciatami dal Re il 10 giugno del '40. L'iniziativa di ciò appartiene al maresciallo Badoglio".

Mussolini aveva ragione. Sono usciti oggi 5 documenti segreti dal Ministero della Guerra, che confermano inoppugnabilmente l'affermazione di Mussolini. (Pubblicati su Storia di un anno, Edizione La Fenice, Firenze-Roma, 1984)
I documenti sono datati e firmati da Badoglio (Capo di Stato Maggiore)  19 aprile 1940, XVIII;  3 maggio 1940, XVIII;  10 maggio 1940, XVIII. E' Badoglio a proporre al Re di delegare a Mussolini il comando delle F.A!  E' ancora lui a comunicarlo  a Mussolini e agli Stati Maggiori. In questo modo intendeva non esporsi lui, nè far esporre il Re in caso di disfatta o eventuali responsabilità.

(Anche sull'armistizio dell'8 settembre, essendoci scritto che "l'Italia con le sue Forze Armate (!) si è arresa", Badoglio cercò di non essere coinvolto, scansando le responsabilità, essendo non nominato. Ma gli anglo-americani, capito il tipo, il 9 ottobre con un protocollo di modifica, cambiarono la frase con "la resa dell'Italia senza condizioni sono state accettate e firmate dal Maresciallo Badoglio, capo del Governo italiano" - Sicchè la resa era trasferita dalle forze armate al Maresciallo, senza più ombre di dubbio).

Fu dunque accordato e confermato (inequivocabilmente) il comando a Mussolini da Vittorio Emanuele III, giunto l'11 giugno in zona operazioni, con un proclama:

" " L'articolo 5 dello Statuto del Regno sancisce che "al re solo appartiene il potere esecutivo; egli è il capo supremo dello Stato; comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara guerra".
"Soldati di terra, di mare e dell'aria! Capo supremo di tutte le forze armate di terra, di mare e dell'aria, seguendo i miei sentimenti e le tradizioni della mia Casa, come venticinque anni or sono, ritorno tra voi. Affido al capo del Governo, duce del fascismo, primo maresciallo dell'Impero, il comando delle truppe operanti su tutte le fronti. Il mio primo pensiero vi raggiunge mentre, con me dividendo l'attaccamento profondo e la dedizione completa alla nostra Patria immortale, vi accingete ad affrontare, insieme con la Germania alleata, nuove difficili prove con fede incrollabile di superarle. Unito a voi come non mai, sono sicuro che il vostro valore patriottico del popolo italiano sapranno ancora una volta assicurare la vittoria alle nostre armi gloriose" Vittorio Emanuele. 11 giugno 1940. N.  5569 di protocollo. " "


Ecco quanto aggiunse l'agenzia Stefani nel comunicato stampa nel diffondere il proclama: "Detto proclama, che è uno dei mezzi di manifestazione della volontà del capo dello Stato, costituisce l'unico atto con il quale la Maestà del re e imperatore ha attribuito al capo del Governo, Duce del fascismo, primo maresciallo dell'impero, il comando delle truppe operanti su tutti i fronti.
Alla stregua degli atti di cui sopra, la situazione venuta a risultare è la seguente.
Il Re, in virtù della norma statuaria anzidetta, ribadita nella prima parte del suo proclama, lì dove dice  che "capo supremo di tutte le Forze Armate...torna fra i soldati come venticinque anni or sono", è il comandante supremo di tutte le Forze Armate. Mentre il Duce è comandante delle truppe operanti su tutte le fronti, per delega di S.M il re".
 
(chi delega insomma comanda, e il delegato è sempre un suo sottoposto - Ndr - Ma ignorava la lettera di Badoglio di cui ci parla Dino Grandi - vedi più avanti)

A conferma di quanto sopra:

"Il ministro degli Esteri Ciano alle ore 16,30 del 10 giugno, all'ambasciatore di Francia ha fatto la seguente comunicazione.  "Sua Maestà il Re e Imperatore dichiara (la dichiara lui, non Mussolini; che non ha il potere di farlo - Ndr.) che l'Italia si considera in stato di guerra con la Francia a partire da domani 11 giugno. Alle ore 16,45 ha convocato l'ambasciatore di Gran Bretagna, gli ha comunicato in termini identici lo stato di guerra con il suo Paese".
(Il testo, fedelmente riportato, è apparso su tutti i giornali della nazione).
Mussolini insomma era il comandante delle truppe operative ma non il comandante supremo delle Forze armate.

Ci resta però questa inquietante intervista fatta a Dino Grandi e apparsa il 10 aprile 1966 su Epoca: Ricordando la Riunione del Gran Consiglio nella notte del 24 luglio 1943, così scrive Dino Grandi: " ...La discussione si protrasse per due ore e Mussolini non mancò di creare un'atmosfera drammatica rivelando un particolare da noi sino allora ignorato, la lettera del maresciallo Badoglio in data 3 maggio 1940, con cui Badoglio nella sua responsabilità di capo di Stato Maggiore generale, proponeva di togliere al Re le prerogative e le responsabilità di Capo Supremo di tutte le Forze Armate in guerra, attribuendo questo comando a Mussolini. Questa rivelazione produsse nell'assemblea la più penosa impressione. Farinacci (*) ne approfittò per mettere in stato d'accusa i generali che circondavano Mussolini."
Ovviamente il Re ignorava l'esistenza di questa lettera. E non sa ovviamente che un'altra proposta di "metterlo da parte" verrà fatta da Badoglio nel corso dei suoi due anni di governo (vedi 1944).

(*) Ricordiamo che Farinacci fu l'implacabile accusatore di Badoglio nella campagna di Grecia (vedi avanti)

1940-41 - Guerra in Grecia. Badoglio nella sua posizione di massima carica militare è ovviamente chiamato a condurre la campagna greca-albanese.
(L'intera riunione quando fu decisa la guerra in Grecia
VEDI QUI ).
 Nella prima fase della guerra i risultati e i rovesci furono durissimi e perfino umilianti.

 

 Sulla stampa Badoglio viene attaccato dal potente Farinacci che attribuisce a Badoglio i clamorosi insuccessi. Vengono chieste le dimissioni, che Badoglio ignora. Poi il 26 novembre manda la lettera di dimissioni ma pochi giorni dopo chiede di ritirarle. Troppo tardi, il 4 dicembre viene destituito dalla carica di Capo di Stato Maggiore, silurato. Gli si preferisce il generale UGO CAVALLERO. Badoglio questo nome se lo lega al dito. Preso il potere nel '43, fece arrestare Cavallero, per anti-americanismo; il generale in carcere si difese scrivendo un memoriale, affermando e ricordando che "semmai era un antitedesco". Badoglio nella fuga, scarcerò Cavallero ma lasciò di proposito il memoriale sulla sua scrivania. Sequestrata dai tedeschi finì mano a KESSELRING , che dopo averlo letto fece arrestare Cavallero. Il giorno dopo fu trovato morto "suicida" si era sparato un colpo alla tempia destra; lui che non aveva mai preso in mano una pistola con la mano destra; infatti era mancino.

Quella destituzione, e la sostituzione con Cavallero, fu un'umiliazione per Badoglio; ma per nulla rassegnato, l'esonero lo utilizza molto bene per fare la vittima. In questa forzata inattività utilizza la sua migliore carta che giocherà nel complotto (nonostante gli stretti controlli della polizia fascista) per la destituzione di Mussolini il 25 luglio. E sarà lui a prenderne il posto.

1943 - GIUGNO (mancano pochi giorni alla destituzione di Mussolini)- Affamato di titoli, insiste con Mussolini perchè interceda presso il Re per avere il Collare dell'Annunziata. Vittorio Emanuele alla richiesta di Mussolini, rifiuta. Ma poi inspiegabilmente dopo due giorni cambia opinione; il Re, Badoglio lo manda a chiamare personalmente e gli conferisce l'alta onorificenza.  Badoglio diventa così il cugino del sovrano (ed è pronto a fare con lui il "golpe" del 25 luglio e.... a vendicarsi di tutti i torti con i suoi "nemici").

1943 - 25 LUGLIO - Entrato quindi nelle grazie del Sovrano, alla caduta del fascismo rientra nella vita attiva del Paese come Capo del Governo. E' lui a leggere alla radio il famoso proclama con alla fine le famose parole "la guerra continua e l'Italia resta fedele alla parola data (*) " ma dice anche "chiunque turbi l'ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito". Le manifestazioni popolari di ogni genere (politiche ma anche per la fame) non mancano; ma lui  tenendo fede a questo impegno le reprime con estrema durezza. (Le vedremo più avanti).

(*) Dunque la guerra dell'Italia alleata ai tedeschi contro gli anglo-americani dal Re e da Badoglio veniva confermata. E se questa guerra l'aveva -come più volte si è detto- voluta Mussolini, ora anche senza Mussolini la guerra ai "nemici" anglo-americani proseguiva.

Badoglio sosterrà sempre (anche nelle sue memorie) che non c'entrava nulla lui con la destituzione di Mussolini. Che fino a poche ore prima non aveva la minima idea che il sovrano gli affidasse il Governo. Mentre sappiamo oggi che fin dal 16 luglio si era incontrato con il Re, con il generale Ambrosio, e che Badoglio propose un suo Governo con la collaborazione di Orlando e Bonomi. Inoltre il 24 mattina ricevette la visita di Acquarone, Ambrosio e Castellano, per riferire quanto sarebbe accaduto il giorno dopo, e con già in mano il testo che farà stampare su disco da mandare alla radio. Visita ripetuta il 25 mattina da Acquarone, per dirgli l'ora fatidica e di tenersi a disposizione del Re.

1943 - 3 SETTEMBRE - Il rappresentante del "Governo Badoglio" generale CASTELLANO, a Cassibile, dopo mesi di segrete trattative (ma non molto segrete per Hitler) aveva già firmato l'armistizio con gli alleati. Che era una "RESA" incondizionata dell'Italia. Perentoria la consegna agli alleati delle tre armi: Esercito, Marina, Aviazione. Non era dunque un armistizio ma una resa!
Non era per nulla l'Italia "alleata" perchè nei campi di concentramento dove erano rinchiusi gli italiani questi furono liberati solo nel tardo 1945. E non era nemmeno "cobelligerante" perchè le tre Armi dovettero consegnare navi, aerei e le armi in dotazione
(VEDI POI SOTTO IL TESTO DELL'ARMISTIZIO)

 Si tiene ancora segreto l'accordo, ma proprio nello stesso giorno, al mattino, BADOGLIO  tranquillizza l'ambasciatore tedesco RAHN che assieme a Hitler nutre qualche sospetto sulla fedeltà dell'alleato.
Badoglio risponde risentito: "Sono il piu' vecchio generale d'Italia, mi chiamo Badoglio, mi riesce incomprensibile la diffidenza di Hitler; vi do' la mia parola d'onore ( !!!! ) che marceremo con voi fino in fondo, abbiate fiducia".  (!!!) Come molti altri italiani di questo ventennio, la vocazione di Badoglio non smentiva la sua vocazione alle trame sotterranee. Lui era il maestro riconosciuto degli intrighi. E con questi, come abbiamo visto sopra, si ricoprì di onori in una misura senza precedenti nella storia militare. Malgrado le accuse (molto pesanti e circostanziate) di incapacità e di disfattista, alla fine era sempre lui il "vincitore della sconfitta". Sempre presente all'ultimo colpo di cannone; sparato dall'altra parte però.

Fu ritenuto responsabile alla Grande guerra della disfatta di Caporetto (vedi più avanti)  ma silurato Cadorna e Capello, lui inspiegabilmente fu nominato Capo di S.M., e sara' lui a trattare l'Armistizio a Villa Giusti. Lì colse il suo primo successo di una "sconfitta". Quella che passò alla storia come la "vittoria mutilata".
Lui a dare l'appoggio per stroncare le velleità irredentiste dannunziane a Fiume appoggiando la decisione di prendere il Vate a cannonate per farlo sloggiare.

Alla Marcia su Roma, rimase scandalizzato perchè il Re e Facta avevano rifiutato - contro Mussolini - lo stato d'assedio, mentre lui andava affermando: "io con una dozzina di arresti e un atteggiamento energico avrei risolto subito quella faccenda" (andò sui giornali questa frase) , ma poi accettò (e fu lui a sollecitare la nomina) già nel 1925 di diventare il nuovo Capo di S.M. di Mussolini,  nonostante le camice nere che erano sfilate  il 31 ottobre del '22 gridassero "Abbasso Badoglio". "Badoglio traditore", oltre al resto. Inoltre sul tavolo di Mussolini il 4 aprile del 1925 arrivò  una terribile accusa per Badoglio; addirittura di diserzione alla famosa battaglia di Caporetto.
Era del deputato Rotigliano che scriveva -oltre la pesante accusa- questa profetica lettera:


"Oggi alla Camera  si parlava insistentemente della nomina del generale Badoglio a capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Mi auguro che la voce sia infondata. Ho avuto occasione di conoscere in guerra il generale Badoglio e di seguire molto da vicino la sua azione. Posso assicurarle che non ha le doti di carattere indispensabili per essere posto a capo dell'Esercito. Molti sanno che Badoglio è il maggior responsabile di Caporetto, ma pochi conoscono il contegno ignobile tenuto da lui l'indomani della disfatta, quando abbandonò senza comando, sulla sinistra dell'Isonzo, tre delle quattro divisioni del suo ventisettesimo Corpo d'armata per correre ad Udine e a Padova ad assicurarsi la impunità e a brigare per la sua nomina a sottocapo di Stato maggiore. E' un uomo di un'ambizione insaziabile. Se si trovasse a capo dell'Esercito sono sicuro che egli approfitterebbe della carica per tentare la scalata al Governo. Io non ho candidati da proporre; confermo, anzi, che dei generali più in vista, nessuno secondo me, dà sufficienti garanzie di fedeltà al nostro regime. Ma sotto questo aspetto, Badoglio sarebbe certamente il peggiore di tutti. Perdoni Eccellenza, se ho creduto mio dovere esprimerle un convincimento che è frutto di una mia personale diretta conoscenza di avvenimenti, dei quali potrei, quando ella lo desiderasse, darle prova, e voglia gradire l'attestazione della mia devozione immutabile". PS. Badoglio tentò, mediante un telegramma falsificato, di fare apparire di essere stato trasferito ad altro Comando, prima dello sfondamento del suo Corpo d'armata". E. Rutigliano. (Mussolini; Storia di un anno; Il tempo del bastone e della carota; pag. 132, Ediz La Fenice, Firenze-Roma, 1984).

Ma ricordiamo che già nel 1919, da Villar Pellice, il 12 settembre così si difendeva il silurato Cadorna, scrivendo al direttore di Vita italiana.
" La Gazzetta del Popolo  ha pubblicato ieri le conclusioni dell'inchiesta su Caporetto.  Si accollano le responsabilità a me e ai generali Porro, Capello, Montuori, Bongiovanni, Cavaciocchi e neppure si parla di Badoglio, le cui responsabilità sono gravissime. Fu proprio il suo Corpo d'armata (il ventisettesimo) che fu sfondato di fronte a Tolmino, perdendo in un sol giorno tre fortissime linee di difesa e ciò sebbene il giorno prima (23 ottobre) avesse espresso proprio a me la più completa fiducia nella resistenza, confermandomi ciò che già aveva annunciato il 19 ottobre al colonnello Calcagno, da me inviatogli per assumere informazioni sulle condizioni del suo Corpo d'armata e sui suoi bisogni. La rotta di questo Corpo  fu quella che determinò la rottura del fronte dell'intero Esercito. E il Badoglio la passa liscia! Qui c'entra evidentemente la massoneria e probabilmente altre influenze, visto gli onori che gli hanno elargito in seguito. E mi pare che basti per ora!".

Le altre influenze erano  indubbiamente quelle della monarchia. Quindi fin dal 1919. (Ib. pag. 133).

Sempre a proposito di "questa"  Caporetto, sono depositati al Museo della guerra di Milano i tre manoscritti inediti del generale Caviciocchi, consegnati dalla figlia a Mussolini a mezzo del generale Segato, da rendere pubblici dopo quindici anni dalla consegna.

Pochi mesi dopo la lettera di Rutigliano, cioè il 7 novembre del 1925, ci fu l'attentato a Mussolini compiuto dall'ex deputato  Tito Zaniboni. Badoglio che nel frattempo ha ottenuto proprio nel '25 la carica di Capo di Stato Maggiore, così scriveva a Mussolini:

"Eccellenza, quale Capo di Stato maggiore e collaboratore fedele del Governo nazionale, di fronte alla conferma che l'ex deputato Zaniboni, nel momento del suo criminoso tentativo, indossava la divisa di maggiore degli alpini, sento il dovere di protestare indignato in nome di quanti indossano l'uniforme di soldato d'Italia contro l'atto esecrando di chi, dimentico delle leggi dell'onore, cercò coi segni delle benemerenze del passato di rendere possibile la perpetrazione del più vile e odioso dei misfatti. Dio ha protetto Vostra Eccellenza e l'Italia. Nel palpito della nazione che in questi giorni vibrante di commozione e di esultanza le si è pressata affettuosamente d'intorno, vostra Eccellenza avrà certo riconosciuto e sentito vicino il cuore di quanti portiamo le armi al servizio della Patria. e, nel nome augusto del re, le siamo ossequientissimi e devoti. Suo devotissimo Badoglio".

Fa una certa impressione a distanza di quasi vent'anni, sentire dalle labbra del maresciallo parlare "delle leggi dell'onore". Ma ancora più impressione sapere che fra i primi collaboratori del Governo del Sud, a Bari dopo l'8 Settembre, sia stato chiamato al suo fianco proprio il fallito attentatore di Mussolini del 1925!!! E che per questo era considerato un eroe: Tito Zaniboni!
A Tito Zaniboni, Badoglio gli affidò il neonato Commissario per l'epurazione dei fascisti dagli uffici pubblici. (la lettera sopra suona beffarda).


Nel 1940 era contrario con Ciano all'entrata in guerra a fianco della Germania di Hitler, poi con Mussolini cambiò atteggiamento, partecipò a quella guerra inutile sul confine francese, e finì poi a presiedere il suo secondo ("mutilato" e "osceno") Armistizio con la Francia. Colse anche qui il "successo di una sconfitta". Infatti l'Italia non ottenne nulla; solo una briciola, un anonimo porto in Africa.

Poi  gli andò ancora più male sul fronte greco albanese. Qui contrariamente a quanti scrivono che era contrario, Badoglio invece era inizialmente favorevole. Nella riunione del 15 ottobre 1940, alle ore undici nella sala di lavoro di Mussolini a palazzo Venezia (esiste il -Verbale Segreto- documento stenografico del segretario Colonnello Trombetti; presenti Ciano, Soddu, Jacomoni, Roatta, Visconti Prasca, Badoglio)
( Vedi il documento: "SPEZZEREMO LE RENI ALLA GRECIA")
Risulta che alla riunione non era nemmeno presente un rappresentante della Marina.  Badoglio propose l'occupazione dell'intera Grecia, sostenendo che  "non dobbiamo fermarci all'Epiro (prevista l'occupazione in 10-15 giorni. Ndr.)  ma occupare la Candia e la Morea; le forze avversarie non dovrebbero presentare molte difficoltà e non sembra probabile  uno sbarco inglese a Salonicco".  Visconti Prasca: "Lo stato d'animo dei greci è profondamente depresso, non è gente che sia contenta di battersi".... "Questa operazione potrebbe consentirci di liquidare tutte le truppe greche" ..."è stata preparata fin nei minimi dettagli, ed è perfetta. Lo spirito delle truppe è altissima, l'entusiasmo al massimo grado; l'unica manifestazione di indisciplina è quella di eccesso di ansia di voler andare avanti e di voler combattere"... L'operazione è stata preparata in modo da dare l'impressione di un rovescio travolgente in pochi giorni".  (lettere e documenti segreti. Kink Feautures Syndacate - New York - 1946)

Ma non era così semplice. Le cose si misero subito male. Iniziata in ottobre l'invasione con tre giorni di ritardo, già in novembre ci fu l'ordine di ripiegare. Il 3 dicembre l'esercito greco (quello che "non era contento di battersi") sferrava la controffensiva, e Mussolini fu costretto a chiedere la collaborazione tedesca.
Farinacci attacca pesantemente  sul suo foglio Regime fascista Badoglio per gli insuccessi della campagna greca. Il maresciallo il 4 dicembre è costretto a dimettersi, sostituito dal generale Ugo Cavallero.(qui cominciò ad odiarlo e a covare la vendetta - il 25 luglio lo farà arrestare per collaborazionismo con i tedeschi, poi l'8 settembre prima di scappare lo fa liberare, ma lascia sulla sua scrivania il memoriale di Cavallero dove si difendeva dall'accusa evidenziando che lui era un antitedesco. Finisce in mano a KESSELRING che lo fa subito arrestare; ma in carcere viene ritrovato morto con un colpo di pistola alla tempia destra. Giustificazione: suicidio. Il curioso è che Cavallero era mancino e non aveva mai impugnato nella sua vita una pistola con la mano destra. Inoltre sembra molto singolare che a un prigioniero gli si lasci la pistola.!

1943 - Badoglio sembrava un uomo finito, quando nel 1943, il 25 luglio, eccolo a 72 anni, risorgere dall'oblio. Poi l'8 settembre, in pantofole e pigiama, persino infastidito (non) trattò la difesa di Roma (che a molti sembrò una vera e propria consegna di Roma ai tedeschi. In effetti a consegnarla fu il genero del Re, Calvi di Bergolo).
Infatti Badoglio con gli stivali delle sette leghe e insieme tutti i Savoia e il Quartier Generale, se la diede a gambe, verso Chieti. Il caso vuole, proprio a casa di chi scrive queste note, cioè a Palazzo Mezzanotte (viene raccontato in altre pagine del '43).

Nell'ambiguità gli andò ancora una volta bene: poi sbaragliando (con la repressione) i suoi  avversari militari, riuscì perfino a impedire alle forze politiche di intervenire democraticamente nella guida del governo e a impedire a queste forze di costituirsi. Infatti non revocò le disposizioni (fasciste) che erano contro la costituzione dei partiti; non abolì neppure le leggi razziali; stroncò con l'esercito ogni manifestazione contro il suo governo e anche quelle contro il carovita e la borsa nera.

La repressione  della forza pubblica durante le varie dimostrazioni popolari fu dura, Badoglio colpì con estrema durezza. Vi furono 93 morti, 356 feriti, 3500 condanne, 30.000 arresti.
Il paradosso fu poi che chi volle restare fedele al giuramento fatto in precedenza al Re (che nel Nord non era decaduto - dentro nella RSI), veniva considerato "un fascista" da bandire. Ma nel Sud pure, i bandi di coscrizione erano nella sostanza gli stessi, e la renitenza e la diserzione  in entrambe venivano colpite. Il primo non era considerato un effettivo governo voluto dal popolo perchè in mano tedesca (ma statuariamente era ineccepibile) , e l'altro pure perchè in mano a un "fantoccio" voluto dallo stesso Re; un sovrano che non aveva mai cessato fin dall'inizio del fascismo di essere il Capo delle Forze armate; compreso il giorno in cui nel 1940 l'Italia entrò in guerra accanto a Hitler. Fu lui a firmare la dichiarazione di guerra, non Mussolini, cui delegò solo il comando perchè lui era vecchio. Famosa la sua frase che andava ripetendo in giro nei quartieri generali nei giorni precedenti "gli assenti hanno sempre torto". E altrettanto famosa la sua intenzione di "scendere in campo in mezzo a voi". Cosa che fece, subito,  il mattino dopo; il giorno 11 era già in Piemonte a fare i proclami che riportiamo in altre pagine. (Mussolini appena fatta la dichiarazione di guerra, il Re apparve al balcone del Quirinale già in divisa e con la bustina sul capo; pronto a partire).  

La lotta fratricida quindi avveniva solo nella plebe ignorante, strumentalizzata da entrambi i due governi. Mentre nei posti chiave, in tutte le istituzioni, nelle prefetture, nella polizia, nella magistratura,  nei giornali, nelle banche, nelle industrie, rimasero al loro posto tutti; pur notoriamente compromessi con una fazione o con l'altra; ex fascisti, malvisti da nuovo Governo del Sud e antifascisti malvisti dallo stesso Badoglio, sia nel sud che nel nord. 
Certi soggetti c'erano prima, durante, dopo il 25 luglio e l'8 settembre, e rimasero al loro posto anche dopo il 25 aprile. Stragi di "Personaggi" nei "Palazzi" non ce ne furono; di "poveri disgraziati"   invece molte. Una mattanza fratricida fino al  luglio del 1945 (vedi seconda parte del 1945, l'intero elenco, che si concluse con la strage di Schio (il 7 luglio del '45!).

Il capolavoro di Badoglio doveva essere l'8 settembre; pensava persino di liquidare la dinastia Savoia, il Re e tutti i suoi avversari. Infatti chiese poi l'abdicazione del Re; che si accorse troppo tardi con chi aveva a che fare: "vuole comandare quel Badoglio solo lui". Il compimento di queste ultime operazioni molto ambigue di Badoglio si infranse poi l'8 giugno del 1945, con una decisione del CLN che lo trasformarono da primo ministro a semplice pensionato di lusso.

Quando TAYLOR, il coraggioso ufficiale che per primo entrò in forma clandestina in Italia e scese a Roma per conferire con Badoglio, Taylor uomo energico, comandante di un altrettanto impavido reparto, quello dei paracadutisti che doveva scendere su Roma e che incontrò Badoglio in piena notte il 7, rimase impressionato di vedere e di dover trattare la sorte dei suoi valorosi uomini -oltre che di Roma e dell'Italia- con un uomo decrepito come quello che gli stava davanti, in pigiama e pantofole dentro la sua villa dorata, sfuggente, ipocrita e ambiguo. Quando due giorni dopo gli dissero che era fuggito, Taylor  fece lo stesso identico commento di Hitler "da quell'uomo non c'era da aspettarsi altro".

Liquidato, defenestrato, screditato, Badoglio ebbe anche l'arroganza di dire in modo sprezzante ai presenti in quel famoso 8 giugno 1945: "Voi siete qui non perche' voi, che eravate nascosti o chiusi in conventi abbiate potuto fare qualcosa; finora, chi ha lavorato, assumendo le piu' gravi responsabilità, è questo militare che non appartiene a nessun partito". 

Andò poi a ritirarsi nella sua principesca villa e nelle sue tenute: i doni ricevuti dal fascismo. Morì nel 1956 a 85 anni. Nel lusso, ma solo! Metà Italia lo disprezzò, l'altra metà tacque.
L'onore non glielo tolsero affatto, lo aveva perso da solo da quella prima metà. Molte migliaia di italiani calati nella tomba devono a lui il regalo di una pallottola al cuore e non sulla schiena. Soprattutto quelli messi in fila uno per uno a Cefalonia (VEDI LA STRAGE DI CEFALONIA) e tante altre.
Il disprezzo dei vincitori ( gli inglesi stessi (*) ) per l'ex nemico che aveva tradito così palesemente il proprio alleato, arrendendosi vergognosamente, poi scappando lasciando l'intero esercito allo sbando, si manifestò perfino in un neologismo coniato proprio dagli stessi anglo-americani.
 
Per due anni in giro per l'Europa circolò tra gli alleati  il verbo "to do not badogliate", che appunto era sinonimo di "non fare il doppio gioco...", cioè tradire, nel loro linguaggio comune: "tradire scioccamente, tradire per il gusto di tradire", secondo l'"Oxford dictionary".
(*) ...altrettanto, l'opinione pubblica inglese riteneva che l'armistizio era stato "Uno sporco tradimento nei confronti della Germania e riusciva a stento ad ammetterlo come conseguenza di un'incapacità dell'Italia e degli italiani a continuare la guerra" (Degli Espinosa, Il Regno del Sud", p.48)

E' anche dubbio il ".... valore giuridico della dichiarazione di guerra comunicata il 13 ottobre 1943 dal Governo del Sud alla Germania, giacchè tale Governo ha agito non autonomamente e nell'esercizio della propria sovranità, ma di vero e proprio "organo" delegato dalle autorità "alleate" e coi soli poteri giurisdizionali da queste assegnatigli" come sanciva l'Armistizio Lungo - art, 22, "il Governo e il popolo italiano ...eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordine delle Nazioni Unite"
E' lo stesso Badoglio a confessarlo "io e il mio governo siamo davvero ridotti ad essere semplici strumenti ed esecutori delle decisioni alleate". (Doc, - Augenti- Mastino Del Rio- Carnelutti, Il dramma di Graziani, pp.63-64, 291, 377, 378, 419, 437)

Del resto proprio Eisenhower nelle sue Memorie, La crociata in Europa, scrive che anticipò di persona l'annuncio dell' Armistizio a Radio Algeri "perchè non mi fidavo della parola datami da Badoglio". Che infatti ritardò a diffonderlo. Ma ormai altro non poteva fare. Poi mentre il disco alla radio veniva ripetuto ogni quarto d'ora, Badoglio si stava preparando alla fuga.
Lasciando 51 divisione allo sbando con 457.000 uomini di cui 25.000 ufficiali; circa 60.000 uomini nella sola Roma. Che furono in poche ore e disarmati dai tedeschi; e chi si opponeva ucciso a cannonate (come a Trieste, o a raffiche di mitragliatrici come a Cefalonia). Una mattanza annunciata. E c'è anche il dubbio che fu voluta di proposito. (vedi Strage di Cefalonia, e anche quella di Lero).

Comunque sia, Badoglio aveva dimenticato quanto aveva affermato nel 1925 a proposito delle "leggi dell'onore" dei militari che indossano l'uniforme di soldato d'Italia".
Eppure, proprio come dopo Caporetto, pochi mesi dopo lo ritroviamo a guidare l'Italia nei suoi due anni più drammatici e tragici.
Concludiamo con un singolare apprezzamento fatto da Churchill: 
(Loewenheim- Langley- Jonas, Lettere di Churchill a Roosevelt, pag. 526, doc. 377, lettera 10 giugno 1944)
 
" Badoglio é stato un utile strumento per noi quando egli ci ha consegnato la flotta a dispetto del nemico, nelle nostre mani senza incidenti".
E sul nuovo governo:
"Emergono uomini di nessun prestigio, politicanti a caccia di cariche, che si sono eletti da soli..." 
"...ci sono sei partiti che non rappresentano in alcun senso la democrazia italiana o la nazione italiana...",  "...bisogna evitare che acquisiscano credito nella pubblica opinione e tentino di sostenere gli interessi italiani in modo più energico di quanto osi fare Badoglio, ignorando tutti gli obblighi nei quali Badoglio stesso s'è già impegnato"
(ib. docum. 386).
Insomma Badoglio fu usato. E lui si era con molto zelo "impegnato" a farsi "usare".

-----------------------------
A DIFESA DEL MARESCIALLO BADOGLIO RITENGO NECESSARIO
RIPROPORRE UNA SUA DICHIARAZIONE CHE
FECE A "ITALIA NUOVA" IL 29 MAGGIO DEL 1946:


«Si è molto discusso sull'abbandono di Roma da parte di S.M. il Re Vittorio Emanuele III e da parte mia il 9 settembre 1943. Ho già chiaramente spiegato nel mio libro i motivi che mi indussero a prendere tale decisione. Ma poiché non tutti leggeranno il mio libro intendo precisare i seguenti punti:

I - La decisione di trasferirci nel sud spettava, trattandosi di un governo costituzionale come era il mio, al capo del governo. Perciò la responsabilità di tale decisione è mia, esclusivamente mia.
Il - I capi di Stato che hanno avuto il Paese invaso si sono in tempo recati all'estero. Così il re di Norvegia, la regina d'Olanda, il re di Grecia, il re di Jugoslavia. Nessuno si è sognato di qualificare questo loro atto come fuga. Il nostro re non si trasferì all'estero ma in territorio italiano, allora non occupato né da tedeschi né da angloamericani.
III - Se io fossi rimasto a Roma sarei stato, con assoluta certezza, arrestato dai tedeschi, che senz'altro avrebbero provveduto alla costituzione di un nuovo governo fascista con Mussolini alla testa. Simile trattamento fu fatto ad Horty. Risultato: annullato l'armistizio e l'Italia ridotta alle stesse condizioni della Germania. Il pubblico avrebbe avuto ragione di chiamarmi sciocco, se non peggio.
IV - Andando al sud, io sono riuscito a mantenere operante l'armistizio firmato a Cassibile dal mio delegato personale generale Castellano, risparmiando così all'Italia distruzioni ben più radicali di quanto ebbe a sopportare.
V - Devo quindi ascrivere a malafede o a livore politico l'espressione "fuga di Pescara". BADOGLIO
-----------------------------------

Tuttavia la polemica continuò per anni e anni. E segnaliamo ancora l'intervento di una scrittrice, sul n. 299, ottobre 1982, di "Storia Illustrata", dopo aver letto un articolo sulla stessa rivista (la 294) di Silvio Bertoldi.

"E strano che i «moltissimi storici e testimoni di grande levatura» - come afferma Bertoldi - che sono stati severi nel "condannare" l'esodo del re da Roma e il suo trasferimento a Brindisi non ci abbiano mai detto cos'altro poteva fare; ancora più strano e altamente sospetto che abbiano sempre passato la spugna su quanto il governo Badoglio fece nell'Italia libera e sul gran bene che ne venne dal suo operato, promotore della rinascita.
Non giurerei perciò in verba magistri, non certo senza aver prima fatto una verifica rigorosissima dei motivi che condizionarono gli avvenimenti del settembre '43, e cioè: da una parte, l'ordine di Hitler - ben deciso a non lasciarsi sfuggire la preda come gli era accaduto il 26 luglio - di rovesciare su Roma la strapotenza dei suoi carri armati e della sua soverchiante aviazione sino al ricorso ai gas asfissianti, e, dall'altra il Gigantic Bluff angloamericano che ebbe la manifestazione più vistosa e dirompente nell'anticipazione della proclamazione d'armistizio e nel far mancare agli italiani la protezione assicurata.

Questi motivi - che io ho altrove documentato e su cui ancora ritornerò in un libro di prossima pubblicazione - fecero fallire il piano che Badoglio aveva studiato con Ambrosio sin dal giugno quando l'intenzione di Hitler di tenere l'Italia si era chiaramente delineata ed altrettanto chiaramente si era delineata l'intenzione angloamericana di portare la guerra sul continente italiano. Il piano, che prevedeva il capovolgimento del fronte come ultima ratio nella situazione senza sbocco in cui Mussolini aveva gettato l'Italia, sarebbe stato pronto per il 12 settembre, ed è ormai documentato che, più che i grossolani errori strategici dei comandanti di Algeri, giocò sul comportamento degli Alleati, oltre alle loro discordie interne, la volontà di una certa politica mirante a trattenere a Roma e ovunque il maggior numero di forze tedesche e a far scomparire l'Italia sotto l'occupazione annullandone l'identità onde poterla poi spartire a discrezione alla fine delle ostilità.
Il problema sollevato da Bertoldi di una irresolutezza del re con l'interrogativo se abbia avuto a cuore la sorte del suo Paese e del suo popolo più della sua incolumità personale mi sembra ingeneroso nei riguardi di un sovrano che, in giorni cruciali, mise a repentaglio la sua vita e la sorte della sua millenaria dinastia nell'estremo tentativo di salvare il salvabile. Quanto a Caviglia e alle sue sparate viscerali, lascerei tutto in sonno per carità dì patria. Vanna Vailati, Torino"

Si potrebbe anche accettare la giustificazione di Badoglio "I capi di Stato che hanno avuto il Paese invaso si sono in tempo recati all'estero"; ma sembra sorvolare nel dirci che in nessuna nazione al mondo, si è mai visto un sovrano e un Capo di Governo che fugge con tutto lo stato maggiore, e lascia l'esercito allo sbando, senza ordini. E' da corte marziale!

PIETRO BADOGLIO (2) -ANNO 1922 > >

QUI L'ARMISTIZIO LUNGO FIRMATO DA BADOGLIO >>

ed anche alcuni passi riportati nella BIOGRAFIA DI BORGHESE >>


  ALLA PAGINA PRECEDENTE

< RITORNO INIZIO ANNO 1943

CONTINUA ANNO 1944 >

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)