Su i "silenzi" di PIO XII... 

UNA POLEMICA INFINITA - Dopo cinquant'anni si ripropongono due drammatiche domande sulla base di un ennesimo libro e degli studi di una Commissione storica internazionale

PIO XII: ANTISEMITA E PAPA DI HITLER?
FALSIFICAZIONE O?


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di ALESSANDRO FRIGERIO

Non sembra trovare risposta l'annosa querelle sui cosiddetti 'silenzi di Pio XII' durante l'Olocausto. Il "Rapporto preliminare" reso noto a fine novembre da una Commissione storica internazionale cattolico-ebraica, formata rispettivamente da tre storici di ciascuno dei due campi, non sembra avere sortito alcun effetto se non quello di un inusitato incremento del volume della disputa. Anche perché il famigerato rapporto, invece di rispondere ai dubbi sul pontificato di Papa Pacelli ne ha formulati addirittura 47, chiedendo alla Santa Sede di aprire i suoi archivi e di consentire così adeguate risposte.
Perché il Vaticano non condannò il pogrom nazista del 1938 contro gli ebrei, noto come 'Notte dei cristalli'? I silenzi di Pio XII sullo sterminio del popolo ebraico furono casuali o voluti? Il Papa diede veramente il suo placet all'antisemitismo di Petàin a Vichy? Perché durante il famoso discorso di Natale del 1942 il Papa condannò le violenze naziste senza però fare riferimento agli ebrei? Come mai i fondi messi a disposizione da un'organizzazione ebraica americana furono destinati dalla Chiesa solo al salvataggio degli ebrei convertiti e non a beneficio di tutti i perseguitati? E ancora, perché la Santa Sede si oppose all'emigrazione degli ebrei in Palestina? Sono solo alcune delle taglienti domande alle quali la Commissione chiede che sia data risposta.

Ma come è nata l'idea di mettere Papa Pacelli sul banco degli imputati a cinquant'anni dagli eventi incriminati? La Commissione mista cattolico-ebraica è stata fondata nell'ottobre del 1999 per iniziativa del presidente della Commissione della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei, cardinale Edward Idris Cassidy.
Ma fin dall'inizio sono venute alla luce alcune ambiguità e riserve sui suoi compiti, i suoi fini e la sua composizione. Si disse inizialmente che i lavori avrebbero dovuto svolgersi sugli archivi vaticani, la cui consultazione era limitata fino all'anno 1922. Ma successivamente fu annunciato che sarebbero stati presi in considerazione solo gli undici volumi degli 'Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale', in cui sono raccolti tutti i documenti di archivio della Santa Sede relativi alla Seconda guerra mondiale.

Perplessità suscitarono anche i nomi degli esperti chiamati a farvi parte. Nonostante l'argomento riguardasse soprattutto l'Europa, solo un europeo, Bernard Suchecky, ricercatore alla libera Università di Bruxelles, è entrato a farne parte. Robert S. Wistricht, professore all'Università ebraica di Gerusalemme, è nato in Europa ma vive tra gli Usa e Isaraele. Gli altri componenti sono statunitensi. Inoltre, quattro dei sei membri sono noti per aver già pubblicato saggi di condanna dell'operato di Pio XII e della Chiesa durante la guerra.
Dopo un anno di lavoro i sei 'commissari' hanno redatto il rappporto preliminare col quale esprimono le pesanti riserve che abbiamo visto sul comportamento di Pio XII durante l'Olocausto. Parallelamente è stata avanzata una richiesta per la consultazione di nuovi documenti nonché la possibilità di ascoltare alcuni funzionari degli archivi vaticani.
Senonché, ampi stralci dei lavori, che dovevano svolgersi a porte chiuse ed essere resi di pubblico dominio dopo le risposte del Vaticano alle 47 domande, sono trapelati a fine ottobre sulle pagine di 'Le Monde', suscitando un vero e proprio vespaio. Ciliegina sulla torta, solo un mese prima in Italia veniva distribuito in libreria il saggio di un giornalista anglosassone, John Cornwell, che già nel titolo definiva Pio XII come 'Il Papa di Hitler'.

Certo, le accuse di antisemitismo non sono nuove. In una intervista di un paio di anni fa Padre Peter Gumpel, oggi massimo sostenitore della causa di beatificazione di Papa Pacelli, ne ha voluto ripercorrere le origini, rintuzzandole una ad una.
"Tutto è cominciato - afferma Gumpel in questa intervista del 1998 - con il dramma storico scritto da Rolf Hochhuth, rappresentato per la prima volta nel 1963 in Germania con il titolo 'Il Vicario'. Quando il dramma fu pubblicato come libro, Hochhuth aggiunse una lunga appendice che giustificò come il frutto di lunghe ricerche storiche. Tuttavia chi legge attentamente questa appendice può facilmente constatare come Hochhuth avesse dato via libera alla sua fantasia. Le sue affermazioni secondo cui Pio XII era un codardo, un pro-nazista che si interessava dei suoi presunti investimenti in Germania, non sono altro che gravissime calunnie.

È interessante notare come, subito dopo la pubblicazione, Emilio Pinchas Lapide, un diplomatico ebraico già Console generale a Milano, nonché storico, si è sentito in dovere di pubblicare alcuni articoli per protestare contro questo attacco a Pio XII. Anche Jeno Levai, invitato come esperto al processo contro il nazista Eichmann che si svolse a Gerusalemme, difese pubblicamente in aula l'operato di Pio XII. Quando il dramma di Hochhuth fu presentato in Gran Bretagna, Sir Godolphin Francis Osborne D'Arcy, già Ministro inglese presso il Vaticano durante la seconda guerra mondiale, intervenne pubblicamente contro le affermazioni fatte da Hochhuth. Poco prima di essere eletto papa, l'Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, pubblicò un articolo su 'The Tablet' in cui prese di mira Hochhuth e difese Pio XII a spada tratta. Montini conosceva molto bene Pio XII essendo stato durante il periodo della guerra uno dei suoi principali collaboratori in Segreteria di Stato. Montini termina l'articolo sostenendo che 'se Pio XII avesse fatto un gesto clamoroso contro Hitler, Hochhuth avrebbe potuto scrivere un altro dramma sostenendo come un grande gesto teatrale aveva esposto tante vite a morte sicura'.

Tra le voci più critiche contro Pio XII - continua Gumpel - troviamo Saul Friedlaender, Gunther Levy e mister Wiesenthal. Negli Stati Uniti il più arrabbiato di tutti è il rabbino ultra-ortodosso Hiem, capo del Wiesenthal Center di Los Angeles. Un critico particolarmente noto è anche Robert Katz, reso famoso dal libro 'Morte a Roma' da cui il film prodotto da Ponti 'La Rappresaglia'. Per questo libro e susseguente film la nipote di Pio XII denunciò Katz. Dopo anni di dibattimento Robert Katz fu condannato per diffamazione vilipendio e calunnia alla memoria di papa Pacelli. Più recentemente il prof. John Weiss, ha pubblicato su 'America' del 26 ottobre 1996, un articolo che culmina con l'accusa che Pio XII era pro-nazi. Weiss sostiene che Pio XII non è mai intervenuto per i martiri cattolici e non c'è nessuna evidenza che Papa Pacelli abbia fornito aiuto ai cospiratori tedeschi contro Hitler.

Si tratta di affermazioni false. Sia dalle nostre ricerche che dall'archivio del Foreign Office abbiamo raccolto un pacco di documenti in cui si dimostra il contrario. Prima dell'invasione di Olanda, Belgio e Lussemburgo che fu scatenata dai nazisti il 10 maggio 1940 un gruppo di generali tedeschi ostili ad Hitler ed alla guerra provarono a mettersi in contatto con il governo inglese attraverso i buoni uffici del Vaticano. In cambio dell'eliminazione di Hitler e della libertà per tutti i paesi occupati, i cospiratori chiedevano una pace onorevole. Io ho sempre saputo che a capo di questo gruppo era il colonnello generale Beck. Quando Hitler voleva invadere la Cecoslovacchia, Beck era Capo di Stato Maggiore Generale dell'esercito tedesco. Egli consegnò le dimissioni per protesta. Beck conosceva Pio XII dal tempo in cui questi era stato nunzio a Berlino. Pio XII sapeva che era una persona assolutamente affidabile. Prima di accettare la trattativa gli inglesi però volevano sapere i nomi dei cospiratori anti-Hitler. Pio XII garantì che si trattava di persone serie ma non volle dare i nomi, perché se fossero venuti a conoscenza di Hitler sarebbero stati uccisi come traditori. Così il tentativo di accordo non ebbe esito".

Da parte nostra non possiamo esimerci dal segnalare gli attestati e i riconoscimenti di stima rilasciati a Pio XII da parte ebraica dopo la fine del conflitto. Studiosi e storici israeliani hanno ormai riconosciuto da tempo il ruolo svolto dalla Chiesa Cattolica durante il pontificato di Pio XII nel salvare più di 800 mila ebrei da morte certa. Nahum Goldmann, presidente del Congresso mondiale ebraico, scrisse: "Con particolare gratitudine ricordiamo tutto ciò che egli ha fatto per gli ebrei perseguitati durante uno dei periodi più bui della loro storia" (come segno di riconoscenza nel 1945 il Congresso donò 20mila dollari per le opere di carità del Vaticano).

Golda Meir scrisse: "Durante i dieci anni del terrore nazista, quando il nostro popolo attraversò gli orrori del martirio, il Papa levò la sua voce per condannare i persecutori ed esprimere solidarietà alle vittime. La vita del nostro tempo è stata arricchita da una voce che ha espresso le grandi verità morali". Il rabbino capo di Roma Israel Zolli (che fra l'altro si convertì al cattolicesimo prendendo il nome di Eugenio, proprio in onore di papa Pacelli) scrisse: "Ciò che il Vaticano ha fatto sarà scolpito in modo indelebile e per l'eternità nei nostri cuori". Anche Albert Einstein, ricordando la resistibile ascesa del nazismo in Germania, ebbe a scrivere: "Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io prima non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio di sostenere la verità".

Tuttavia oggi si torna a parlare di un Pio XII che non fece tutto il possibile per denunciare la persecuzione nazista nei confronti degli Ebrei. Questo silenzio lo avrebbe reso in qualche modo complice della tragedia dell'Olocausto. Misfatto imperdonabile, a causa del quale l'Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, parlando a nome del governo israeliano, ha recentemente chiesto di attendere cinquant'anni prima di beatificare Pio XII. Sulla stessa linea d'onda anche Elie Wiesel, scrittore, sopravvissuto ad Auschwitz, che in un'intervista sulla beatificazione di Pio XII ha dichiarato: "Sarebbe un gesto gravissimo premiare un uomo il cui silenzio durante l'Olocausto ha di fatto avallato lo sterminio di milioni di ebrei". Perfino il rabbino capo di Israele, Meir Lau, commemorando nella sinagoga di Berlino il sessantesimo anniversario della 'Notte dei cristalli' (9-10 novembre 1938), ha parlato del colpevole atteggiamento di Pio XII e lo ha accusato di non aver speso, in quella occasione, una sola parola in difesa degli Ebrei e dei loro beni.

Anche il pressing della Commissione sul Vaticano è stringente. "In Vaticano speravano di poter arrivare a un documento conclusivo che tutto sommato confermasse la validità degli 11 volumi di documenti diplomatici della Santa Sede per il periodo 1939-45 pubblicati dal 1965 ai primi anni Ottanta. Forse si auguravano che avrebbe dato la luce verde al processo di beatificazione di Papa Pacelli. Ma, dopo la nostra ricerca, i dubbi sono più fitti di prima", osserva Robert Wistrich, docente all'università di Gerusalemme e componente della parte ebraica della Commissione assieme a Michael Marrus, esperto di studi sull'Olocausto negli Stati Uniti, e a Bernard Suchecky, docente a Bruxelles e autore di un volume su Pio XI e la sua nota condanna dell'antisemitismo nazista. Eva Fleischner, teologa cattolica statunitense e unica donna della Commissione, ha alternato dichiarazioni di condanna ad altre che sembrano voler smorzare i toni. "È ovvio che la Santa Sede fu a conoscenza molto presto dell'Olocausto - ha dichiarato la Fleischner. Mi è sembrato inutile invece che nella dichiarazione sulla Shoa del marzo 1998, la Chiesa dovesse nascondersi ancora dietro la vecchia scusa dell'ignoranza dei fatti per giustificare la sua passività. Il fatto è che Pio XII, come del resto ogni Papa, era investito di una missione profetica. E proprio in quella missione ha fallito".

Tuttavia, in un'altra intervista la teologa ha riconosciuto che omissioni e silenzi caratterizzarono anche Churchill, Roosevelt e Stalin. "Studiando i materiali ci siamo resi conto dell'enorme complessità dei problemi che la Santa Sede doveva fronteggiare. Parlando del ruolo di Pio XII, non dobbiamo nascondere anche tutto ciò che non è stato fatto dagli altri leader mondiali. E tuttavia la grande attesa di protestanti e cattolici, che si rivolgevano alla Santa Sede negli anni della guerra, dimostra che Pio XII non ha saputo rispondere a queste aspettative. E credo che una delle ragioni risieda nel carattere di questo pontefice. Pio XII era fondamentalmente un diplomatico e credeva che usando le leve diplomatiche si potesse mettere fine alla guerra e alle tante sofferenze del conflitto. Invece con i nazisti non aveva senso affidarsi alla diplomazia".

Ma torniamo al nostro battagliero Padre Gumpel. A lui si devono infatti le risposte meglio articolate ad alcune tra le 47 questioni più spinose poste dalla Commissione. In una recente intervista al mensile 'Tempi', dopo aver contestato la diffusione del rapporto preliminare senza aver atteso le risposte agli interrogativi sollevati, Gumpel passa immediatamente all'attacco. "La Commissione ha commesso una chiara manipolazione dei testi inventando fatti e cambiando addirittura il senso delle parole scritte. Per esempio la Commissione sostiene che tramite Montini Pio XII approvò le leggi antisemite di Petàin.

Si tratta di un falso clamoroso! In seguito alle leggi razziali ci furono proteste organizzate dai cattolici e dagli ebrei in tutta la Francia. Petàin si impressionò e cercò di creare una frattura tra il clero romano e quello francese. Scrisse a Léon Bérard ambasciatore presso la Santa Sede. E Bérard inviò a Petàin un lungo rapporto. La Commissione sostiene che Bérard avrebbe riportato di aver avuto da Montini un'approvazione all'antisemitismo ndi Vichy purché 'fosse amministrato con carità'. Ebbene si può leggere e rileggere il rapporto di Bérard senza mai trovare né il nome di Tardini né di Montini. Certo lui ha parlato con Tardini e Montini, ma che questi avessero approvato le leggi antisemite non è scritto da nessuna parte". Gumpel continua quindi sostenendo la coerenza di Pio XII nei confronti del nazismo e le cattive interpretazioni dei documenti in questione.

A invelenire un dibattito che sembra avere abbandonato i toni storiografici per quelli assai più chiassosi della polemica giornalistica sono giunti recentemente alla ribalta due nuovi documenti, entrambi provenienti dagli archivi statunitensi.
Secondo il primo, Papa Pacelli confidò a un diplomatico americano di considerare esagerate le notizie delle atrocità naziste contro gli ebrei.
Lo si apprende da un rapporto segreto redatto dall'allora ambasciatore statunitense presso la Santa Sede, Harold Tittmann, su una sua udienza dal Papa il 30 dicembre 1942. Nell'incontro, durato 40 minuti, il Papa disse di non essere disposto a denunciare in termini espliciti i nazisti senza condannare anche l'Unione Sovietica. Il Papa espresse il "timore" che le notizie sulle atrocità potessero essere fondate, ma "mi fece capire anche di essere convinto che gli Alleati avessero esagerato a fini propagandistici", riferì il diplomatico americano nel rapporto di quattro pagine, timbrato 'top secret' e solo di recente reso pubblico dagli archivi nazionali americani.

Il secondo documento è in apparenza meno esplosivo. Diffuso per conto del Congresso
ebraico nazionale, riferisce di un progetto di Pio XII per creare, alla fine della guerra, uno stato cattolico formato dall'Austria e da parte della Germania. Progetto che ottenne il consenso del comandante delle forze alleate Dwight Eisenhower. L'incontro avvenne in Vaticano il 17 settembre del 1945. Quel giorno Pio XII ricevette il generale Eisenhower e il generale Clark, che era a capo delle forze armate alleate in Austria. A loro chiese di non opporsi all'eventuale creazione di uno stato cattolico che comprendesse Austria, Baviera, Sassonia e altre zone della Germania occidentale. Pio XII - il cui progetto escludeva Ungheria e Germania Est perché sotto controllo sovietico - voleva garantirsi che gli alleati non avrebbero ostacolato la creazione di un movimento politico avente questo obiettivo, e ottenne un assenso di principio dai due generali. Capo del nuovo stato avrebbe dovuto essere l'arciduca Otto d'Asburgo, pretendente al trono austriaco. La cosa, naturalmente, non andò a buon fine. Nel 1947, infatti, la Sassonia fu integrata nella Germania Orientale, mentre la Baviera divenne parte di quella Occidentale nel 1949. L'Austria, dal canto suo, rimase divisa in due: una parte sotto controllo degli alleati, l'altra sotto quello russo fino al 1955.

Questi ultimi documenti - che hanno visto la luce con straordinario tempismo - potranno forse portare acqua al mulino della tesi di un Papa accecato dall'anticomunismo, ostinatamente filogermanico e vocato alla restaurazione e alla teocrazia? Un punto in più a favore della Commissione? Attendiamo i prossimi sviluppi, di cui naturalmente non mancheremo di dare notizia ai nostri lettori

ALESSANDRO FRIGERIO

Bibliografia
I dilemmi e i silenzi di Pio XII, di G. Miccoli - Ed. Rizzoli, 2000;
Il Papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII, di J. Cornwell - Ed. Garzanti, 2000;
Pio XII e la seconda guerra mondiale negli archivi vaticani, di P. Blette - Ed. San Paolo, 1999.
The Vatican and the Holocaust: A Preliminary Report Submitted to the Holy See's Commission for Religious Relations with the Jews and the International Jewish Committee for Interreligious Consultations, by the International Catholic-Jewish Historical Commission, October 2000.

Ringraziamo per l'articolo
concessomi gratuitamente
dal direttore di

 

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QUI  L'INTERVENTO DEL NUNZIO APOSTOLICO
LO STORICO MONS. AGOSTINO MARCHETTO > >

 

QUI UNO STUDIO ACCURATO SUL GRANDE TEMA
"INDIFFERENZA O SOLIDARIETA' ? "

 

vedi altre pagine con il discorso del Papa di porre termine al conflitto.  QUI

(E QUI IL GRAVE DISCORSO NATALIZIO DEL 1942)

QUI LA BIOGRAFIA DI PIO XII  CON INSERITI ALTRE PAGINE TEMATICHE


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