ANNO 1945 (provvisorio)
(Anno 1945 - Terza Parte)

La Pagina storica dell'anno - 8 Maggio

30 APRILE - MUSSOLINI aveva con sé nella fuga una cartella; nei suoi spostamenti non si era mai separato, quindi indubbiamente doveva contenere importanti documenti che gli avrebbero permesso in seguito se catturato e processato di giustificare tutto il suo operato, forse chiamando in causa chi aveva suggerito alcune scelte o certi suoi comportamenti (rimasti purtroppo oscuri) prima e durante la guerra, con chissà quali contropartite e promesse.
(Delle prime ambiguità dettate dalle circostanze o volute, le abbiamo lette. Ma in seguito (1943) non ne mancarono delle altre. Di contatti indiretti ce ne furono per uscire dalla brutta situazione, prima del 25 luglio, durante, e dopo).

Al primo inventario, quando fu depositata in una banca di Dongo, si trovavano nella cartella, lettere segrete con Hitler, rapporti militari, delle note (intime) non simpatiche su Umberto di Savoia, ma soprattutto c'era il carteggio di Mussolini-Churchill. (62 lettere).
Riportata la cartella il giorno dopo al comando della 52ma Brigata Clerici (dove furono subito fatte foto riproduzioni- 3 esemplari di ogni documento) il giorno dopo fu annunciato che nel corso della notte qualcuno nella banca aveva rubato una parte dei documenti, e più precisamente quelli in originale di Churchill.
Da questo momento le versioni sono tante. Furono proprio rubati? Quello che si sa é che alcuni uomini di Churchill erano da alcuni giorni nella vicina Moltrasio a Villa Donegani, e ripartirono stranamente subito il giorno dopo che era stato data la notizia del furto. Purtroppo Churchill poi venne a sapere che di quei documenti ne esistevano tre copie fotografiche. Churchill  si dannò fino al 1949, con i servizi segreti, per venirne in possesso, ma riuscì a recuperarne solo due, l'altro è divenuto un mistero. E se Churchill ci teneva tanto a queste lettere un motivo ci doveva pur essere.

L'ipotesi più attendibile é quella che i partigiani con chissà quale contropartita, consegnarono a Churchill i fogli (quelli rubati, gli originali) che lui riteneva essere gli unici esistenti visto che erano originali; non sapeva che in quelle poche ore erano stati fotografati in triplice copia. Due di queste copie come abbiamo detto le recuperò, l'altra copia, la terza non riuscì a venirne in possesso, forse prese la strada per Mosca e qui venne sepolta in qualche archivio segreto da Stalin. É una ipotesi avvalorata dal fatto che "qualcuno" portò a Stalin il mitra (un Mas 7,65) che aveva ucciso Mussolini e che oggi é esposto a Mosca. Non sembra proprio che a fare il viaggio con questi "tesori" possa essere stato un personaggio qualunque. Non certo quell'anonimo Valerio, ma molto più probabile o Togliatti o lo stesso Longo, quindi diventa credibile l'affermazione di Bill, quella che abbiamo già riportata sopra. Il 24 giugno il mitra era già esposto in una teca, nella grande parata della Piazza Rossa. Basterebbe sapere chi fece il viaggio e chi era quel giorno presente a Mosca alla parata. Non è molto difficile. Il nome ci appare molto chiaro dalle cronache dell'epoca..

Sul carteggio di Churchill possiamo fare delle ipotesi sul suo contenuto. Ma alcune indicazioni ci provengono proprio da una (imprudente?) dichiarazione dello stesso Mussolini rilasciata in una intervista apparsa sul Popolo di Alessandria il 20 aprile; 8 giorni prima (!!!) della sua esecuzione. ( la riportiamo in fondo alle pagine di questo anno, ed é molto illuminante. Mussolini si era molto esposto, mandava segnali criptici ma anche molto chiari, fino al punto che ci sembra abbia firmato la sua condanna a morte. Iniziava così "Ho una documentazione che la storia dovrà compulsare per decidere....Io sono tranquillo....Non so se Churchill é, come me, tranquillo e sereno....".

30 APRILE - L'"Armata Rossa" sferra nella notte del 30 l'ultimo attacco alla Germania; e con grande disappunto di Churchill il giorno 31 i russi entrano a Berlino. Sul pennone più alto del Reichstadt sventola la bandiera rossa. Sotto, in un bunker, l'uomo che aveva fatto tremare il mondo, portato al disastro la Germania e l'intera Europa, il "caporale" HITLER, si spara un colpo a soli 2 giorni dalla morte dell'altro suo collega, il "caporale" MUSSOLINI.
In Europa il 30 aprile finisce l'incubo Hitler - Mussolini.

Rimane il fatto come abbia potuto Hitler spazzare via dalla Germania una disoccupazione catastrofica, risanare una economia scesa con Weimar a zero, far riarmare un esercito che era diventato subito il più potente esercito del mondo e ridare la sicurezza ai tedeschi, il tutto in 10 anni, 3 mesi, meno un giorno.
Il dilemma storico é se fu lui e il suo nazismo a creare quella Germania o fu quella Germania a creare Hitler e il suo nazismo. Lo stesso dilemma é del resto quello del fascismo in Italia, fu Mussolini a creare il fascismo o i potenziali fascisti italiani a creare Mussolini. Non dimentichiamo che è sempre il popolo che si sceglie una guida. E se la guida riesce a sopravvivere per tanti anni è perchè ha dei consensi. E che consensi! C'era la borghesia, la classe media, gli intellettuali, e perfino la Chiesa. Anzi quest'ultima lo chiamò "l'Uomo della provvidenza".

Il "mistero", "l'imponderabilità, sta nelle masse, che creano e disfano i personaggi perdenti o vincenti, sconvolgendo e travolgendo ogni ragione ospitata in quella recente zona della corteccia della mente umana. Quella più antica, la primordiale zona che ignora del tutto in certe circostanza le scelte razionali (una zona troppo recente); quella parte del cervello si riprende il dominio, spesso non solo del singolo ma dell'intero branco.
Questo "mistero" sfugge a ogni indagine intellettualistica, ed era presente sia nella tragica fine dei due perdenti, ma anche (e non trascuriamo questo aspetto) nella "fine" del vincitore morale (anche se non traumatica la sua): CHURCHILL. Ed era presente sia nella popolazione italiana (con un alibi - responsabilità al fascismo e a Mussolini) come in quella inglese (ma l'alibi qui qual'era? Churchill aveva dato l'anima per la vittoria e l'aveva alla fine ottenuta! Eppure finì nella polvere! In un altro 25 Luglio del 1945!

Malgrado avesse lottato da solo contro tutti - - galvanizzato e ubriacato per anni le folle di retorica e di orgoglioso nazionalismo pari se non superiore agli altri due (il suo discorso che abbiamo messo qui, fa ancora oggi accapponare la pelle! vedi anno 1940); cioè quello di aver portato gli inglesi a vincere su ogni porto, su ogni fiume e in ogni contrada, in terra, in mare e in cielo, con tutto l'orgoglio patriottico non molto diverso dagli altri due anche se con un'altra ideologia -  finiva ingloriosamente!
A due anni esatti dal fatidico 25 luglio di Mussolini e a 6 giorni dalla fine della guerra mondiale (ripetiamo a soli 6 giorni dalla fine) crollava il mito.
Per vincere questa guerra Churchill  aveva  per cinque anni chiesto "lacrime e sangue" agli inglesi,  Eppure Churchill fu liquidato, deposto, messo da parte, rifiutato e umiliato, non da un uomo, ma da tredici milioni di suoi concittadini, proprio nei giorni della conclusione della guerra.

Gli negarono di guidare l'Inghilterra negli ultimi sei giorni quando lui stava raccogliendo gli ultimi suoi frutti. Questa cocente umiliazione gli fu servita su un piatto freddo, nel bel mezzo dell'ultima conferenza dei Grandi. A poche ore dalla fine della guerra. Neppure un romanziere avrebbe concluso una carriera di un uomo così singolare e cinico, ma comunque straordinario.

Mai nessun uomo nella storia, aveva vinto tanto, guidato così tanti uomini alla vittoria, e poi alla fine ricevuto una simile ingratitudine. Faccia una riflessione su questa sorte, chi crede ancora nel carisma di un uomo, nella sua ideologia e nelle sue virtù messianiche. Basta un "misterioso" vento  solare e si é spazzati via! I popoli  fanno ciò che vogliono.



la voce di Churchill e il suo famoso discorso "non ci arrenderemo mai!!" nell'anno 1940.

Ma dobbiamo fare dei passi indietro e ritornare nella cronologia dei fatti
compresi quelli di Churchill,  nella sua ora più umiliante.

2 MAGGIO - L'Armata Rossa completa l'occupazione di Berlino, mentre nello stesso giorno a Trieste arrivano le truppe del generale Harding con la città in mano ai partigiani di Tito. Churchill é doppiamente preoccupato: russi a Berlino, russi a Vienna, russi a Trieste e poi? É una preoccupazione che diventa una ossessione, fino a un punto tale che Truman prende le distanze da lui: "io entro in Iugoslavia solo se Tito mi attacca. Per Trieste se ne parlerà, troveremo un accordo, faremo una linea di demarcazione a Gorizia e a Trieste fra Italia e Iugoslavia. Io ora ho bisogno delle truppe per il Pacifico. Per me la guerra in Europa é finita !");

Da Churchill prendono le distanze perfino al suo Paese i politici, la corona, i militari e una forte maggioranza della stessa popolazione, che lo accusava di "piacergli troppo la guerra".

Sta avvicinandosi il suo "25 Luglio". Come il suo ex amico Mussolini ha quasi la stessa sorte pur vincendo la "sua" guerra. E che guerra!! - Infatti tra il 25 e 26 luglio (vedremo più avanti) a due anni esatti dalla "liquidazione" di Mussolini, c'è il "complotto anche per Churchill per "liquidarlo" togliergli il comando, esautorarlo. Chi l'avrebbe mai detto? Mussolini nella sua tomba forse si mise a ridere. Cosa avrebbe pagato per essere presente!

Churchill esce dalla scena politica mondiale e nazionale. Messo nell'ombra. L'uomo che aveva osato sfidare da solo Hitler e tutto il nazismo lo si vuole mettere da parte a pochi giorni dalla vittoria finale. Anche in Inghilterra sono cambiati i tempi. "Si va a sinistra? " titola un giornale, non capendoci più nulla per gli ostinati timori di Churchill verso l'Est, scambiati per simpatia per l'Est.

Ma la gente sfugge a ogni indagine, cambia cavallo e a quanto pare anche quando vince.

Se Mussolini avesse fatto soltanto la metà di quanto aveva ottenuto Churchill, lo avrebbero divinizzato in vita, come Cesare Augusto. Churchill aveva vinto il "diavolo", aveva mobilitato un popolo contro il "male", aveva con lui sofferto e pianto, lo aveva reso leggendario, guidato in una lotta che si riteneva impossibile; eppure cadeva nella polvere. 13 milioni di inglesi gli dissero "basta, Winnie ci hai stufato, vai a casa".

In Italia era successo la stessa cosa: gli italiani avevano detto basta, e se la presero con Mussolini perdente, e se era vincente forse avrebbe detto basta ugualmente, si erano arresi al fronte già 1.360.000 italiani. Tutti cercavano un capo espiatorio o una scusa per far cessare quella guerra; erano tutti stanchi; non c'erano ragioni nazionalistiche né la difesa della "propria" Patria; la maggior parte di loro erano stati proiettati in contrade che prima non avevano nemmeno mai sentito nominare, e a combattere per cosa? Questo nemmeno lo sapevano.  Nessun essere zoologico combatte con impegno fuori dal suo territorio. L'uomo neppure, ma purtroppo trova sulla sua strada chi gli dice di farlo. E allora spesso lo fa male. Oppure non lo fa per niente, si arrende, cambia bandiera, si mette a scrivere sulla lavagna della sua coscienza quello che vuole. E se uno si sentì nel diritto di piantare un reparto militare e andare sui monti, un altro si sentì nello stesso diritto di piantare un altro reparto militare e andare a Salò. Dunque andare a casa, alla macchia, sui monti o a Salò conta ben poco poco. Ma allora dove finiscono le leggi, le distinzioni morali, civili, penali, le idee di patria e di dovere che ad ogni cittadino s'impartiscono fin dalla culla?

Un neuroscienziato direbbe che fuori dal "recinto" all'uomo gli viene a mancare il 90% della sua aggressività, perchè non ha la primordiale motivazionalità. La produzione di serotonina è sempre a livelli bassissimi fuori dal suo territorio. Si assiste al processo demotivazionale del fattore R, che nel nostro ipotalamo possiede un Dna arcaico, ha 250 milioni di anni.  L'uomo ha iniziato ad agire con le parole di un suo simile, ma purtroppo non è riuscito a modificare la produzione di serotonina a comando. E troppo giovane la neo-corteccia, quella dove noi abbiamo messo negli ultimi  miseri 3-4 mila anni, "...quella di cui gli uomini vanno orgogliosi. Come si chiama quella cosa che li rende orgogliosi? Essi la chiamano "Cultura", ed è ciò che li distingue dalle capre...." (Nietzsche, Cosi Parlò Zarathustra).

Questo molti governanti guerrieri non lo hanno mai capito. Dovrebbero rileggersi tutte le guerre (certi tracolli che sembravano inspiegabili, almeno fino ad oggi; dai Romani fino all'ultimo Vietnam) e anche leggere qualche testo di neuroscienza.

Si cercano alle volte ragioni storiche, sociologiche, economiche, motivazioni politiche, scontri ideologici, poi quando accadono queste cose, ci si accorge che non serve nessuna indagine intellettuale, domina solo un fattore che non é poi tanto imponderabile; é quello biologico del comportamento, che fa saltare tutti i teoremi, e ogni analisi "colta" va a finire nella grande pattumiera che la natura tiene sempre accanto. L'uomo é imprevedibile, anche punendolo, violentandolo o premiandolo per guidarlo ai propri scopi, a un certo punto "pensa", agisce e si muove come natura vuole, come il fattore R vuole. Neppure violentandolo con un Mussolini, o premiandolo con un Churchill non lo si può guidare. Va come il vento solare vuole. Tempeste magnetiche mentali collettive scatenano l'irrazionalità (Ma chi l'ha detto che sia irrazionale la Natura? Ha solo tempi più lunghi, alcune volte ritarda di qualche minuto dando l'impressione al potente di turno di fare lui la storia, ma le ore le batte tutte).

3 MAGGIO - Dunque, a giungere primo a Berlino é Stalin, che in poche settimane estende la sua influenza nei territori che ha liberato; crea il suo regime comunista su tutta l'Europa orientale, dando di malavoglia  una specie di indipendenza alla Iugoslavia (Tito si era liberato da solo e pretendeva lui la guida del Paese) ma resta bene in sella con il potere sulla intera Polonia. Stalin aveva fatto molto di più di quanto c'era scritto nel "foglietto a quadretti" del 9 Ottobre. Si sentiva forte ed é assai dubbio che gli alleati gli potevano impedire di prendersi quello che voleva. Stalin aveva già sacrificato la Grecia, di sacrificare pure la Iugoslavia e la Polonia non ne aveva proprio le intenzioni, ed aveva inoltre in mano un esercito ancora potente. Cosa che (oltre Hitler) Churchill non aveva previsto.

Le fosche profezie di Churchill circa le mire di Stalin, la disunione alleata, il fallimento all'organizzazione delle Nazioni Unite, i grandi contrasti che prevedeva, si avverarono.

A Yalta, il defunto Roosewelt si era dimostrato troppo fiducioso sulla politica di Stalin, e a Potsdam Truman troppo sospettoso della politica di Churchill. Ma lo statista inglese aveva cercato di far capire ad entrambi che il problema Stalin andava molto al di là del destino della Polonia, della Iugoslavia e della Grecia. E lo aveva scritto a chiare lettere anche a Stalin " Non é confortante guardare a un futuro in cui lei e i paesi da lei dominati, più i partiti comunisti di molti altri paesi, sarete schierati tutti da una parte, mentre gli altri saranno schierati dall'altra, perché é del tutto ovvio che questo antagonismo lacererà il mondo intero". Il grande statista non sbagliò affatto, con la sua grande realistica lucidità profetizzò che era perfino "ovvio".

7 MAGGIO - Con l'appoggio dato dalla Francia agli alleati nella guerra in Italia, alla liberazione del Piemonte, le truppe francesi che erano sconfinate sul territorio italiano (malgrado Alexander e Clark non le avesse mai autorizzate) avevano occupata la Val d'Aosta e la parte alpina del Cuneese. I francesi per rimanerci parvero decisi a tutto, anche minacciando. Volevano occupare, amministrare e annettersi alla Francia questi territori a spese dell'Italia. "L'Ordine é di DE GAULLE" precisò il suo generale Doyen.
Ma Truman fu piuttosto sbrigativo, se questo era un ricatto, De Gaulle lo avrebbe ripagato con la stessa moneta e scrisse allo statista francese "Se non vi ritirate immediatamente dai territori italiani, tutti i rifornimenti americani alla Francia saranno sospesi". De Gaulle dovette piegare la testa e ritirarsi, non poteva prendersi la vendetta sull'Italia covata fin dal 1939, ma al Trattato di pace, la spuntò su Briga e Tenda, che così passò alla Francia. Fu solo una insignificante rivalsa, perchè in queste due zone  non esiste nessuna ricchezza, non è un Passo frequentato ed è rimasto fino ad oggi un territorio depresso.

8 MAGGIO - Con la resa ufficiale della Germania, Truman, Stalin, Churchill annunciano la fine della guerra in Europa.

2-7 GIUGNO - Il 9 maggio scorso la Democrazia Cristiana aveva avanzato la richiesta di un nuovo governo; il successivo 10 maggio PIETRO NENNI aveva proposto la sua candidatura; il 12 invece si propose FERRUCCIO PARRI, mentre la stessa DC dopo un'altra riunione indica in questi giorni 2-7 giugno, ALCIDE DE GASPERI. Il trentino inserisce e propone subito un suo programma: prima delle elezioni politiche per la Costituente si devono svolgere quelle amministrative. Nello stesso tempo i CLN regionali propongono di estendere il governo a tutti e sei i partiti dell'Unità Nazionale.

11 GIUGNO - TRIESTE e la sua divisione. L'occupazione dei territori da parte dei partigiani di Tito viene riconosciuta dagli alleati e la Venezia Giulia viene divisa in due, con Trieste separata da una linea di demarcazione: Zona A (Italia) Zona B (Iugoslavia).

12 GIUGNO - Dopo le dimissioni del governo BONOMI si forma il nuovo governo con presidente e ministro degli Interni  FERRUCCIO PARRI, il comandante partigiano delle formazioni di Giustizia e Libertà, si assume l'ingrato compito di presiedere il nuovo governo di unità nazionale formato dai rappresentanti dei partiti antifascisti della Resistenza. Vi aderiscono i democratici cristiani con DE GASPERI che assume il dicastero degli Esteri, i liberali e il Partito Socialista di Unità Proletaria  (PSIUP) con Manlio BROSIO e Pietro NENNI nominati entrambi vicepresidenti del Consiglio, e i comunisti con TOGLIATTI, SCOCCIMARRO e GULLO che s'insediano rispettivamente ai ministeri della Giustizia, delle Finanze e dell'Agricoltura, oltre naturalmente al Partito d'Azione di cui Parri è un esponente di spicco.


Un governo che pero' si scontra subito con le forze politiche moderate che fanno ostruzionismo e forti resistenze su i vari progetti e i programmi presentati dalle sinistre per il rinnovamento e la ricostruzione del Paese.  Parri dovrà dimettersi per una manifesta ingovernabilità.

PARRI, fervente antifascista, dicono specchiato galantuomo, dicono uomo onesto, cortesissimo e di animo mite, si è assunto un compito impossibile e superiore alle sue forze, una parentesi effimera destinata a estinguersi di lì a pochi mesi. 
Il 21 novembre 1946 i liberali, che accusano pretestuosamente il capo del governo di aver agito in modo "disordinato e incontrollato", decidono di ritirare i propri ministri dall'esecutivo, assestando il colpo di grazia a una compagine governativa che fin dall'inizio si era mossa tra un mare di insidie. Tre giorni dopo anche i democristiani rinunciano alla loro partecipazione al governo costringendo Parri a rassegnare le dimissioni. Da quel momento le redini della Nazione passano in mano ai cattolici e ai comunisti, con De Gasperi e Togliatti inizialmente uniti da una sorta di potere consolare che li vede affiancati nella maggioranza di governo, poi in un secondo tempo uniti da un patto di collaborazione con i comunisti all'opposizione ma fattivamente coinvolti attraverso i sindacati e il mercato del lavoro sul cammino del progresso e della ricostruzione. Nel frattempo l'Italia era divisa da una scelta che infiammava gli animi di cocenti e contrastanti passioni. Monarchia o Repubblica?

26 GIUGNO - Si riuniscono a San Francisco i rappresentanti di 50 Paesi. Firmano lo statuto dell'ONU, che dovrà garantire la sicurezza mondiale, la Pace, la Libertà dei Popoli, la Democrazia. Ma non molto lontano (che anacronismo) si sta portando a termine il più terribile strumento di sterminio che gli uomini abbiano mai concepito: il distruttivo "Sole atomico". 
Mai il termine nichilismo fu così bene adatto per indicare la follia autodistruttrice dell'uomo.

UN 25 LUGLIO...  ANCHE PER CHURCHILL
A 10 GIORNI DALLA FINE DELLA GUERRA!

17-25 LUGLIO - Colpo di scena. A Potsdam si riuniscono i Tre Grandi: Churchill, Stalin e Truman in una conferenza; si esaminano i problemi del dopoguerra e gli ultimi sviluppi del conflitto sul Pacifico. Si definiscono gli equilibri europei, le spartizioni, le nuove strategie belliche e gli interventi contro l'ultimo ostacolo alla pace mondiale, i Giapponesi.
Ma nel bel mezzo della conferenza non ancora quindi giunta al termine Churchill riceve la "batosta" dal suo stesso Paese, é stato "liquidato" alle elezioni. Impietosamente deve lasciare la poltrona. Al suo posto siede ora il nuovo vincitore, il Primo Ministro CLEMENT ATTLE. Subito gli americani trovano in lui un alleato alla loro politica, ma proprio per questo salgono le tensioni tra le due grandi potenze come a Magdeburgo (ma questa volta sono i Russi a soffrire).
Una potenza sta trattando all'insaputa dell'altra con i Giapponesi la resa, mentre l'altra cerca una soluzione di forza per spazzare via l'impero nipponico con uno spiegamento di forze impressionanti, fino a prendere in considerazione l'annientamento totale di un popolo, visto che gli americani dal 17 luglio, già sperimentata ad Alamagordo, hanno pronte 12 bombe atomiche. Truman é intenzionato a far finire la guerra subito, prima che i Russi facciano o una pace con i giapponesi o, sferrando un attacco, riescano a occupare militarmente o politicamente i territori nipponici.

5 AGOSTO - In aprile gli americani, partendo dalle Isole Marianne poste a 2400 chilometri dal Giappone, si erano lanciati alla conquista di Okinawa posta a soli 640 chilometri, un'isola a una distanza ideale per stanziarvi una base con circa 1000 bombardieri di cui 333 B.29 e varie portaerei. Conquistata Okinawa il 7 giugno, da questa testa di ponte micidiale, partirono giornalmente le missioni sul Giappone, che furono catastrofiche. Fino al questo 5 agosto erano state bombardate 66 città giapponesi, causando la morte di 185.000 civili, distruggendo le case di 9 milioni di giapponesi di cui 3 milioni nella solo Tokio con un quarto della città  rasa al suolo.

Dopo queste incursioni apocalittiche la situazione in Giappone era quasi diventata disperata tanto che l'Imperatore HITO HITO decise di inviare il principe Konoy in Russia per fare negoziati di pace a qualsiasi costo. Ma perché Mosca?
Stalin aveva deciso per assicurarsi una posizione nell'estremo oriente di entrare in guerra contro i giapponesi all'ultimo momento, quando fino ad ora aveva mantenuto una posizione di neutralità.
(quella che aveva permesso a Stalin e alle armate russe di concentrarsi a ovest, per affrontare quelle di Hitler.
  Aveva si' combattuto contro l'Asse, ma in Oriente aveva coltivato un progetto, quello di impossessarsi dei territori della Manciuria e altri ancora senza combattere apertamente contro i Giapponesi, ma ricorrendo a una politica sottile, di attendismo, utilizzando segreti canali diplomatici, il tutto all'insaputa degli americani. Alla fine Stalin era quasi riuscito a trovare un punto in comune con i giapponesi, più disponibili ai russi che non agli americani.

Ma ora non era più possibile visto che gli americani conquistata Okinawa intendevano spingere a fondo l'acceleratore e impossessarsi militarmente dell'Estremo Oriente. Aveva quindi Stalin deciso di dichiarare (ma solo sulla carta) apertamente guerra anche lui al Giappone (attenzione!) proprio l'8 agosto (un fumo negli occhi agli americani). Nelle trattative di pace che Hiro Hito aveva proposto negli ultimi giorni, indubbiamente c'erano dei risvolti politici ambigui. Non per nulla erano avvenuti nella massima segretezza.

Non abbastanza! Il servizio segreto americano intercettò mediante il codice Magic i messaggi tra i giapponesi e i russi con le ultime trattative. Stalin avrebbe dichiarato guerra l'8 e il giorno dopo i giapponesi si sarebbero arresi ai russi. Gli americani erano proprio a un passo da una grande beffa.

Questa notizia fu per gli americani un vero shock. C'era da risolvere immediatamente l'inquietante problema di chi arrivava prima in Giappone militarmente.

TRUMAN per come far finire subito la guerra non ebbe più alcuna esitazione, sia alle prime intercettazioni che anticipavano questa mossa, che alle seconde che la confermavano, ; "desiderava" far finire il conflitto a suo favore con ogni mezzo, e il mezzo era a disposizione. La Bomba Atomica!

L'ammiraglio LEALY si oppose di usare una simile arma, l'aveva vista all'esperimento di Amalagordo, e l'aveva definita terrificante; al momento critico dell'esperimento nessuno sapeva cosa poteva accadere; lo stesso Einstein aveva ipotizzato una casualità: l'esplosione della bomba innestando una reazione a catena provocata dall'alta temperatura nell'ordine di milioni di gradi, questa avrebbe potuto incendiare l'ossigeno che avvolge l'intera Terra e trasformarla in un millesimo di secondo in una Stella Nova, dentro un universo che sarebbe rimasto a guardare del tutto indifferente la scomparsa del nostro pianeta.

LEALY era quasi indignato "Il mio parere era che, essendo stati i primi a usarla, noi avevamo adottato uno "standard" etico degno dei barbari del medioevo". Ma non erano d'accordo altri suoi colleghi e lo stesso Truman. Era, come assicuravano gli scienziati il mezzo più rapido e facile per porre fine alla guerra. "Se davvero aveva la potenza prevista dagli scienziati si doveva adoperarla per ottenere rapidamente i risultati più spettacolari ed eloquenti possibili".

Così il 6 agosto la prima bomba atomica fu sganciata su Hiroshima. I giapponesi sbigottiti diedero con un comunicato il cessate le ostilità a tutti i reparti in armi, gli americani analizzarono i punti e le virgole di quel messaggio, loro volevano la resa incondizionata (la solita poco saggia e miope richiesta che in Europa aveva protratto la guerra per altri due anni). Poi senza porsi altri scrupoli sulle virgole e i punti che potevano essere chiariti, e dopo aver intercettato i colloqui (letti già sopra) fra giapponesi e russi per una resa, decisero di sganciarne un'altra il 9 a Nagasaki che avrebbe reso del tutto inutile la resa (messa in scena) di Hiro Hito a Stalin.
Il Giappone se voleva la resa doveva trattarla solo con gli americani. C'erano pronte altre 10 bombe atomiche sugli aerei.



MA RITORNIAMO ALL'ORA DELL' INFERNO SULLA TERRA


 < < inizio ANNO 1945                                             Continua > >

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)