ANNO 1945 (provvisorio)
(Anno 1945 - Quarta Parte)

 

6 AGOSTO - ORE 9.35.17
QUANDO L'INFERNO SCESE SULLA TERRA

(tecnicamente chi la possiede la chiama "Arma tattica nucleare"
chi invece tenta di fabbricarsene una la si chiama "Arma di sterminio di massa")


Da un Boeing B.29 dove il comandante TIBBETS ha fatto dipingere sulla carlinga il nome di sua madre ENOLA GAY, viene sganciata la prima bomba a Uranio su Hiroshima (la città più intatta del Giappone "per dimostrare meglio la favolosa potenza distruttiva della bomba" dissero gli strateghi).

(I due bombardamenti negli  annuali della storia nucleare,
sono ancora oggi  registrati come 2 “test” della "bomba tattica nucleare"). 

QUI  LE  IMMAGINI E ALTRI TESTI > > >
(è la storia della Bomba Atomica)

 

Il puntatore TOM FEREBEE premuto il pulsante per lo sgancio, contò i 35 secondi necessari alla bomba per raggiungere il suolo, poi da 18 chilometri nel frattempo percorsi, si accinse a guardare  fuori l'"effetto": rimase impietrito "Mi parve che il sole fosse calato d'improvviso sulla terra, per poi risalire. Dio mio che cosa abbiamo fatto!".

Un lampo, un ciclone di fuoco, un fungo gigantesco che saliva al cielo, poi un vento della forza di 1200 chilometri e la città scomparve dalla faccia della Terra,  non con una morte nera ma con un abbagliante sole sceso sulla terra. Vite umane liquefatte, ritornate atomi, calcinati i corpi, ustionati, piagati e contaminati dalle radiazioni dal punto zero fino a dodici chilometri di raggio. Nemmeno l'Apocalisse aveva mai accennato ad un castigo divino così sterminatore.

Fu questione di un attimo, per molti abitanti appena il tempo di percepire l’immenso lampo luminoso. Nella zona dell’ipocentro la temperatura balzò in meno di un decimo di secondo a 3000-5000-50.000- 800.000 °C. Ogni forma di vita nel raggio di ottocento metri svanì in seguito all’evaporazione dovuta al tremendo calore.

Truman secondo i presenti esclamo' "É questo il più grande avvenimento della Storia". Il Giappone invece non si era ancora nemmeno reso conto di quanto era accaduto; una città intera, alla radio, ai telefoni, sembrava scomparsa, volatizzata;  pochi minuti prima era stato sì segnalato ma quasi con noncuranza un solo aereo in quella zona, ad altissima quota, ma poi più nulla;  eppure la città si era "eclissata".
Ed era proprio così, alcuni esseri umani sull'asfalto avevano lasciato solo l'ombra di un sole devastatore fabbricato da altri umani; la loro anima era salita in cielo insieme a quel lampo che aveva visto il pilota, ma pure i loro corpi stavano salendo in cielo insieme al grande fungo, perché tutti corpi erano diventati ormai molecole, atomi.

NISHIMA, il fisico nucleare giapponese, quando solo il giorno dopo arrivarono le prime notizie, ebbe un dubbio, fece appena il tempo ad intuire che era stata una esplosione nucleare, che subito su Nagasaki si levò un altro lampo. Altri 102.275 morti e una città in cenere. Un altro "esperimento", questa volta una bomba al Plutonio, un'altra dimostrazione della "favolosa potenza distruttiva" che ora ha l'uomo che "giudica", e che ha concepito un'arma micidiale e con questa "punisce" altri uomini.

Un filosofo fu più amaro "Gli utopisti non sanno produrre ciò che concepiscono, noi invece non sappiamo concepire ciò che abbiamo prodotto". (e non immaginava di certo che di quelle bombe ne avremmo costruite circa 48.000. Un deterrente?  Anche questa un UTOPIA.

15 AGOSTO - Alle ore 16 il Giappone, annunciò alla radio il messaggio di HIRO HITO. Parlò con una voce quasi irreale, piena di dolore ma decisa, commovente ma autorevole; l'imperatore, rivolgendosi a milioni di giapponesi di tutto il paese che ascoltavano nelle piazze, negli uffici, nelle case, sulle navi, nelle caserme, nei campi di battaglia, tutti in ginocchio, lesse la breve capitolazione. Mai, in nessun altro momento della storia umana, così tanta gente irruppe in lacrime. C'era il dolore, l'umiliazione, la tragedia, ma anche l'innegabile senso di sollievo che il terribile incubo del "sole atomico" era finito. La Seconda Guerra Mondiale pure.

Mentre Hiro Hito parlava - in una giornata spettrale e caliginosa che nessuno aveva mai visto prima in vita sua - su milioni di giapponesi in ginocchio, 200.000 esseri umani, inconsapevoli che il loro sacrificio aveva messo la parola fine alla guerra mondiale, si aggiravano ancora sulle loro teste, in atomi e molecole che volteggiavano nell'aria insieme alle nuvole di un cielo tetro;  Hiro Hito con la sua voce commosse, ma uomini e donne si sentirono profondamente turbati non solo per le sue parole, ma perchè erano tutti coscienti che a ogni loro respiro, nell'aria, c'era una piccolissima parte di quelle anime volate in cielo in un lampo, e che i loro corpi sottoforma di atomi e molecole erano in quello strano pulviscolo che modellavano quelle stranissime e cupe bronzee nuvole.

Se fu giusto o sbagliato usarla, TRUMAN rispose: "servì a far finire la guerra subito, ed evitare altri milioni di morti". Gli fu fatto notare che i giapponesi si erano già arresi, ma TRUMAN si giustificò  affermando che era poco convinto della resa dei giapponesi, e lui voleva una soluzione "rapida". Come non era convinto, appena salito al potere, della resa dei tedeschi in Europa; fortuna volle che l'esito in Italia si era concluso 66 giorni prima e che il 25 aprile nella Pianura Padana non era accaduto nulla con "quelli" che lui considerava tutti bolscevichi. Altrimenti ???? L'attesa sul Po (così tanto criticata da comandanti delle armate) fu forse motivata da questa prospettiva?

Qualora le truppe di TITO avessero invaso il Veneto per arrivare poi fino a Milano per unirsi ai comunisti italiani che avevano conquistato già la città, sarebbe bastata una bomba sul Veneto e una su Milano per sbarazzarsi in un colpo solo, dei tedeschi, dei comunisti, dei fascisti e mandato un forte segnale alla Russia, esattamente come in Giappone:  infatti a STALIN, con la bomba sganciata su Nagasaki e Hiroshima il segnale gli giunse forte e chiaro.
La Russia con la risolutiva e determinata soluzione americana, dovette ridimensionare le sue pretese non solo nel sud-est asiatico, ma anche in Europa.

L'Italia avrebbe anticipato Hiroshima? Non lo si esclude alla luce dei fatti del dopo e dei comportamenti avuti in Giappone così molto slegati dalle operazioni militari in corso.
Già un anno prima, era stato deciso di polverizzare Milano, Torino e Genova.
(VEDI documento - nella seconda parte)
E sappiamo anche che Harris (il capo "bomber" d'Europa) appena seppe della nuova arma (che però in aprile non era ancora pronta) la richiese per poterla impiegare, ovviamente in Europa e non si esclude - come detto sopra- l'Italia.


Sarebbe comunque curioso sapere se c'erano, e quanti anglo americani il 25 aprile si trovavano nella Pianura Padana. Le fonti dicono quasi nessuno. Solo alle 12.38 del 25 aprile gli americani varcarono il Po nel passaggio ferrarese di Corbola.

IL 16 LUGLIO sappiamo con certezza che esistevano 12 bombe atomiche negli hangar americani (pronte fin da maggio); 6 all'uranio (1 poi sganciata su Hiroshima) e 6 al Plutonio (1 poi sganciata su Nagasaki). A disposizione ne rimanevano 10, pronte ad essere impiegate nel conflitto. Non dimentichiamo che TRUMAN andò al potere il 13 Aprile (12 giorni prima della resa dell'Italia e 24 giorni prima della resa della Germania) e avendo quasi le bombe negli hangar, lui le voleva usare subito per far finire definitivamente la guerra. TRUMAN non voleva più nessun americano morto, né in Italia, né in Germania, né in Giappone.

In effetti le motivazioni in Giappone le abbiamo lette, erano politiche e non avevano nulla a che vedere con una preoccupazione bellica, MC ARTHUR il giorno 5 agosto aveva messo in pista a rullare 1100 bombardieri, 333 erano i micidiali B.29, voleva radere al suolo il giorno dopo, il 6 all'alba, Tokio (che era già un cumulo di macerie - vedi ). Ma lo fermarono, si voleva attendere prima i due "esperimenti" atomici. MC ARTHUR saputo l'esito voleva precipitare le cose, voleva subito impiegare le altre "favolose" 10 bombe atomiche su Tokio sui suoi B.29 già in rullaggio. Se fossero state veramente sganciate avrebbero fatto 3 milioni di vittime senza alcun risultato militare, che in quel momento non serviva, perché le due bombe in effetti erano cadute sul Giappone, ma erano state indirizzate a Mosca, ai russi, che infatti poi alla conferenza di pace si dovettero sedere con molto imbarazzo, non potendo chiedere nulla sulle spartizioni, la guerra in Oriente  l'avevano vinta gli americani, mentre loro avevano dichiarato guerra al Giappone solo 24 ore prima con lo scopo di chiuderla subito dopo con una pace e relative spartizioni assieme agli anglo-americani. Stavano per beffare gli americani, ma proprio loro rimasero beffati.

MC ARTHUR che era "affascinato dalle bombe atomiche" chiese in seguito, nel 1950, di impiegarle nella guerra in Corea e in Cina, ma TRUMAN non se la sentì di fare un'altra catastrofe atomica, lo fermò in tempo. Truman tolse il comando delle truppe del Pacifico al novello "Arcangelo sterminatore" che forse aveva già fatto un patto con il diavolo. Truman lo mandò in pensione. Lui - famoso - e convinto che l'opinione pubblica era dalla sua parte, si presentò candidato presidente degli Stati Uniti; ma alla prima votazione gli americani gli diedero 10 voti su 1100. Alla seconda, nemmeno uno; non lo votarono né i democratici né i repubblicani.

21 AGOSTO - Con un decreto legge che porta questa data, il n. 518, si fa finalmente chiarezza chi erano stati i veri partigiani che potevano ricevere una benemerenza storica, che avevano una certa credibilità e per dare riconoscenza ufficiale al loro operato per la lotta nella Liberazione. Questo perché si stava assistendo al più grave e disgustoso fenomeno. Non c'era un solo uomo che non si vantasse di aver combattuto contro i tedeschi o di aver aiutato o salvato qualche partigiano. Se all'8 settembre a un tratto nessuno era stato fascista, dopo il 25 aprile tutti erano stati partigiani. Al doppio gioco ricorsero gente di ogni risma, avventurieri, imboscati e delinquenti che stavano appannando (e nonostante tutto le offuscarono) vere e proprie epopee condotte con tanti sacrifici umani e con vero patriottismo contro una invasione straniera; che se non avevano sollecitato loro, nemmeno però erano stati molto contrari ad allearsi a Hitler (e montare sul carro del vincitore) quando lo avevano visto quasi alle porte di Parigi. "Ma allora per cosa ci siamo alleati a fare?", scrivevano i migliori giornali.

Decreto Legge 21 Agosto 1945. N.518
Riconoscimento dei partigiani operanti nelle varie regioni d'Italia e i caduti.

Attestati 240.969, morti 44.720, mutilati e invalidi 21.168.
Emilia 49.720 (6084 morti) - Veneto 33.690 (6006 m.)
Piemonte 33.175 (5598 m.) - Lombardia 20.907 (5048 m.)
Liguria 17.902 (2794 m.) - Toscana 16.604 (2089)
Marche 13.202 (529 m.) - Lazio 10.863 (1272 m.)
Abruzzo 7498 (337 m.) - Umbria 3.725 (486 m.)
Campania 2.632 (260 m.) Venezia Giulia 746 (386 m.)

277 vennero decorati con medaglia d'oro ma solo 20 a viventi - 987 con medaglia d'argento di cui 525 alla memoria, mentre il più giovane partigiano decorato alla memoria fu Franco Cesana di 13 anni.

Dall'altra parte della barricata di questa guerra civile, non si conobbe mai esattamente il numero dei giustiziati, si é parlato di 20.000 fascisti, ma dalle dichiarazioni dei parenti delle vittime, che a fine guerra in quel clima di disfatta nessuno raccolse, né furono tanto meno avanzate dagli stessi parenti (comprensibile) alcuna richiesta di chiarimenti per la scomparsa così traumatica dei loro cari, si calcola siano stati circa 50.000.

Di tedeschi, secondo fonti germaniche, dai partigiani ne furono uccisi un migliaio; di fascisti (italiani) ne uccisero 40-50 mila.

Mentre da fonti alleate questo è un documento:  "Londra 7 aprile 1945 - Secondo un rapporto sull'attività dei patrioti italiani nell'Italia settentrionale diramato oggi dal ministero britannico delle informazioni, i membri attivi delle formazioni partigiane assommano a più di 200.000. Il rapporto riferisce che le perdite nemiche in seguito alle operazioni dei patrioti ammontavano al dicembre scorso a 2.418 uccisi e 1580 prigionieri, mentre fra le armi catturate erano 24 mortai e 106 mitragliatrici. Fra gli atti di sabotaggio si contano 39 ponti fatti saltare. (Comunic. Ansa del 7 aprile 1945, ore 16.30)

Non è agevole ricostruire la memoria di questi venti mesi, che corrono dal settembre 1943 all'aprile del 1945. Molti documenti, infatti, sono stati distrutti e, di altri, non è possibile la consultazione.
Inoltre si è fatto di ogni erba un fascio e molte azioni sono state contrabbandate come resistenziali,  anche se prive di qualsivoglia movente politico o patriottico.
Unica iniziativa che questi ultimi riuscirono a prendere fu quella di regolare i conti personali, nel proprio rione, nel proprio villaggio, nella propria città, per i torti subiti; spesso anche alla cieca (vedi Schio), scatenando umane reazioni. Pochi, pochissimi (lo abbiamo appena letto sopra) furono quelli che contribuirono veramente ad eliminare il nemico, molti italiani erano impegnati ad eliminarsi tra di loro, soprattutto  i propri concittadini, più giovani…quelli che avevano allevato, istruito, catechizzato in venti anni. Cioè dalla nascita.

La maggior parte di queste vittime erano quasi tutti giovani; "figli" "vittime", di "padri" "giustizieri".

Scrive Marina Addis Saba "Al crollo del regime ci fu uno straordinario e oggi incomprensibile scambio delle parti per cui i giovani, che avrebbero dovuto essere gli accusatori, furono invece gli accusati, mentre assunsero il ruolo di accusatori gli adulti, dove la maggior parte di loro erano stati conniventi con il fascismo e tutti d'altronde erano se non altro colpevoli di omissione verso le nuove generazioni".

Molti furono dentro questo numero i giustiziati per equivoci o per la orribile fretta di farsi giustizia sommaria. Alcuni furono anche clamorosi come il direttore del carcere di Regina Coeli a Roma, CARRETTA, che dopo aver fatto evadere dal carcere SANDRO PERTINI e GIUSEPPE SARAGAT (i futuri Presidenti della Repubblica) e molti altri, per un irresponsabile indice puntato su di lui da una donna, la folla impazzita lo linciò; fu buttato nel Tevere poi finito a bastonate e fatto affogare tenendogli la testa sott'acqua con i piedi. Una sequenza fotografica passata ai posteri impressionante.
Per tre volte si giustiziarono tre cittadini per il solo fatto che avevano barba e baffi simili a un famoso generale, fu inutile implorare che erano in errore. Gli "Uomini" avevano fretta. "Uomini e no" è il libro di Vittorini, e i "non uomini" erano appunto i fascisti; tutti gli altri erano per lui "galantuomini" (!).
(Come quelli che giustiziarono gli appena accennati sopra, come quelli di Schio! e tanti altri)

2 SETTEMBRE - Dopo "sei anni e un giorno" (Hitler l'aveva cominciata il 1° settembre 1939)
TERMINA LA 2a GUERRA MONDIALE
55.000.000 di vittime, 35.000.000 di feriti. Paesi e popoli distrutti.

Oltre a questi morti, la grande tragedia degli Ebrei! Nei campi di concentramento si calcola che, nella hitleriana antirazziale "soluzione di massa", nei forni crematori siano scomparsi circa 6.000.000 di individui. In Italia la comunità Ebrea era composta di 47.252 individui, ne deportarono 8369 e a fine guerra ne ritornarono 980.

Nelle future cronologie come questa ci ricorderanno come una "umanità" che a un certo momento fu presa da una follia distruttrice; i nostri pronipoti ci commisereranno.

21 AGOSTO - L'Italia diventa uno dei Paesi inseriti nell'UNRRA e beneficia degli stanziamenti economici erogati per la ricostruzione delle nazioni colpite dalla guerra. Nel corso di dodici mesi l'Italia riceverà 450 milioni di dollari. Molte nazioni -cosa che non piacque alle sinistre- con questi aiuti (che poi erano debiti - o contratti per decine e decine di anni) si faranno condizionare la politica, l'economia e anche la cultura visto che per anni, cinema (ritorneranno i film di Hollywood), letteratura (si traduce Hemingway, Steinbeck ecc), musica (booige woogie, poi il rock) e soprattutto lo stile di vita che emulato dal consumismo d'oltreoceano modificherà tutta la vita degli italiani, compresi gli aspetti peggiori. Conosceremo presto le rapine in banca, il far west delle migrazioni, i rapimenti, e le "americanate".

3 OTTOBRE - Finisce in Sicilia il sogno separatista. ANDREA FINOCCHIARO che abbiamo conosciuto all'inizio dell'anno, capo del Movimento Indipendentista; é arrestato e mandato al confino dal governo PARRI. E' accusato -con in mano il Codice Rocco fascista- di attentato all'integrità dello Stato (un Bossi formato Sicilia).

Con l'arresto di FINOCCHIARO, abbiamo subito pronta sull'isola la conversione di coloro (patrioti sinceri, uomini astuti, opportunisti) che hanno inizialmente appoggiato la sua lotta separatista. Una certa maggioranza avanza forme di rivendicazioni più moderate che andranno poi verso la creazione di una Consulta; un'assemblea che verrà eletta nel 1947 e che poi darà vita alla Regione Siciliana a statuto speciale, anche se nel frattempo un altro gruppo di siciliani proseguirà con l'illegalità. Creando bande (come quella del BANDITO GIULIANO nominato colonnello dei separatisti) e seminando il terrore fra i contadini, il proletariato e l'autorità costituita che difendeva gli interessi dei borghesi e dei latifondisti che avevano preferito l'ordine della "legalità" al disordine delle "bande". (Ma cos'era legalità e  illegalità non lo sappiamo ancora oggi. La storia della Sicilia è complessa).
Inoltre gli "illegali", a posteriori, sono quelli che non hanno vinto.

1 NOVEMBRE - Chiara e forte é la sfiducia degli americani nei confronti del Governo PARRI. Il mondo degli affari sta legando la sua sorte ai finanziamenti americani. Infatti fanno subito quadrato attorno al presidente della Bank of America, AMEDEO GIANNINI, un italo-americano, in visita ufficiale in Italia per incontrare i rappresentanti delle maggiori forze produttive del Paese.
Indubbiamente sono stese delle strategie economiche (ma anche dei diktat di scelte politiche) che andranno fortemente a condizionare tutta la futura economia italiana. Con i grandi prestiti (e quindi ricavi) che i beneficiati riceveranno, riusciranno a condizionare tutta la classe politica; che otterrà il potere (puramente di facciata), ma dovrà dare come contropartita,  detassazioni, svalutazioni moneta, incentivi, aiuti, scelte di priorità in certi settori piuttosto che altri, nicchie di potere all'interno dell'ex parastato ex mussoliniano, e per fare con i vari decreti quello che i potenti desideravano.
Prodotti durevoli invece che di consumo, auto invece di camion, autostrade invece che una riforma nell'agricoltura, frigoriferi invece che allevamenti di bestiame. Con esportazioni e profitti alle stelle e con un proletariato che mangia mortadella. Fino al '68. Poi il "sistema" sfugge ancora una volta di mano a entrambi. Alla politica e al settore produttivo. E inizierà un'altra epoca. Ma ne riparleremo più avanti.

9 OTTOBRE - Il decreto delle epurazioni del 27 luglio '44 (Alto Commissariato) per le epurazioni e punizioni di uomini fascisti inseriti nella amministrazione statale e nelle società di capitali, era stato esteso ulteriormente il 4 agosto di quest'anno anche ai piccoli apparati dello Stato e alle società con capitali fino a cinque milioni. Ma subito il 5 ottobre altre norme riducono tali provvedimenti e sanzioni; poi il 9 di questo mese sono ulteriormente modificate. Ma anche queste sono disattese,  l'8 febbraio del prossimo anno verranno definitivamente soppresse. L'Alto Commissariato é eliminato e tutte le decisioni e i provvedimenti di epurazione a carico dei dipendenti in odore di fascismo, passano alla Presidenza del Consiglio che emana delle disposizioni che sono un "autentico suicidio giurisdizionale" (S. Lanaro)-

Tutti i procedimenti di epurazione a carico di dipendenti dello Stato e degli Enti Pubblici, possono essere avviati solo su iniziativa della amministrazione di appartenenza. É una pagliacciata; un direttore dovrebbe segnalare i dipendenti che sono stati fascisti e questi ultimi comportarsi allo stesso modo, cioè - se é stato fascista lui - fare altrettanto. Scatta l'omertà corporativa (entrambi capiscono che si é sulla stessa barca) e quindi tutto prosegue come prima, bastava solo riempire nuovamente "il vecchio tubo" pirandelliano.

É caduto il fascismo e la RSI, ma ogni uomo rimane al suo posto, si assiste alla "continuità dello Stato". Gli istituti del fascismo (o connotati dal regime) ora cambiano nome e sono il "nuovo Stato". Gli organismi, le gerarchie, gli addetti; quindi magistratura, Polizia, Finanza, impiegati ministeriali, insegnanti, provveditorati, presidi, parastatali, si adeguano alle circostanze, operando un trasformismo contro ogni logica di quello che viene presentato come il "Nuovo Stato Riformato" scaturito dalla partecipazione popolare. La transizione dal fascismo alla democrazia liberale é una "commedia", diventa una pura e semplice restaurazione di un altro regime, che non deve creare nulla, deve solo mettere le mani su quello che c'è.
( vedi "LA GRANDE ABBUFFATA" )

Leggiamo cosa diceva un autorevole personaggio

"Via i prefetti"
aveva tuonato LUIGI EINAUDI rientrando dalla Svizzera dopo il 25 aprile con l'Italia liberata "via tutti i suoi uffici e le sue ramificazioni. Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata. Il prefetto se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde. Per fortuna, di fatto oggi in Italia l'amministrazione centralizzata é scomparsa. Non accadrà nessun male se non ricostruiremo la macchina oramai guasta e marcia. L'Unità del Paese non é data da prefetti e da provveditorati agli studi e dagli intendenti di finanza e dai segretari comunali e dalle circolari ed istruzioni romane. L'unità del Paese é fatta dagli italiani".

Retorica. Parole al vento, buoni i propositi, ma c'é l'incapacità di realizzarli dentro un sistema che non é cambiato, ha solo cambiato camicia. Lui stesso (ma proprio lui) LUIGI EINAUDI nominato Presidente della Repubblica nel 1948, riconfermerà molti vecchi prefetti del regime (22), e (proprio lui) ne farà degli altri che con il regime avevano iniziato la carriera. Sopravviveranno non solo gli Enti (con un altro nome, con il quadro alla parete sostituito, e una mano di bianco sul nero) del regime, ma persino quelli che Luigi Lanaro definisce "Enti autarchici territoriali" udite, udite, che erano nati nel 1865, e che "peseranno come macigni sullo scrittoio del Presidente" a ricordargli il fallimento delle sue speranze di riforme.

Non si tocca il Testo unico di Pubblica Sicurezza del 6 Nov 1926, non si tocca il Codice Penale del 18 Giu. 1931 (Codice Rocco) e non si tocca tutta la spina dorsale che aveva tenuto insieme il fascismo. Il "tubo" lo si prese senza quasi neppure vuotarlo.

Molti italiani insomma  se l'erano presa con l'uomo Mussolini; con quelli che indossavano la camicia nera; questi a loro volta con quelli che portavano il fazzoletto "rosso"al collo , altri quello "verde". Entrambi presi da un fanatismo omicida/suicida, scatenandosi in una grande caccia alle streghe. Una lotta di poveracci. Intanto nei grandi saloni e nei soliti salotti, i giochi avvenivano con il compromesso, con la disinvoltura e con il solito machiavellismo di sempre ("diamo in pasto il reo, il popolo si sfogherà con lui, e noi diventeremo uomini della "giustizia", e saremo il "nuovo").
Fecero esattamente in questo dopoguerra quello che avevano fatto altri nel  prima dopoguerra  1919-22. Anzi in alcuni casi nel "circo tragico" c'erano gli stessi personaggi.

Il nuovo ordinamento ribadiva che avrebbe favorito la partecipazione popolare alle scelte politiche, ma quando queste avvennero la vecchia ossatura delle istituzioni centralistiche erano già in mano a chi aveva "giocato" in anticipo. Buttando sul tavolo verde della penisola  l'asso di "denaro", che voleva dire "America", voleva dire aiuti, voleva dire "pane",  e gli italiani erano con la cinghia ancora al "foro mussolini", all'ultimo buco. Per risalire di un paio di buchi avrebbero dato l'anima al diavolo, e infatti la diedero, più della metà si allearono con quelli che ci credevano proprio al diavolo: i cattolici.

A favorire tutto questo, le solite, vecchie e antiche divisioni dentro la sinistra purtroppo ancora ferma al 1919-22 e come allora all'interno le stesse spaccature, la stessa miopia, la stessa dissociazione dalla realtà di una nuova epoca. Tanti errori  nelle confuse mobilitazioni, nei dibattiti e poi tante lacerazioni.

Gli avversari ne approfittarono e con le tante connivenze del passato non fu difficile riorganizzarsi sotto altri simboli. Poi intervennero tanti altri mezzi psicologici
(le mobilitazioni di GEDDA, l'Anno Mariano, le scomuniche, le madonne che piangevano, e  le 27 mila parrocchie furono tutte insieme una strategia d'appoggio che si rivelò vincente).
Non c'erano però solo nelle file i pii e  i timorati di Dio c'erano anche quelli che non dimenticarono l'arroganza del regime, nè dimenticarono come ci si può riempire le tasche  a spese di quegli illusi che si stavano scannando reciprocamente per un "nuovo sistema", una "nuova Italia".

Questa volta però il cittadino italiano, passato il momento di irrazionalità, non era più il bifolco del primo dopoguerra, del '22. Per un po' di anni (fino alla fine degli anni '60) recitò bene la parte, diede l'impressione di essere un timorato di Dio e un ubbidiente servitore, poi diventò lui il protagonista.

Nessuno o quasi, tranne qualche illuminato uomo politico come i due leader di opposte tendenze, il democristiano Alcide De Gasperi e il comunista Palmiro Togliatti, si rende conto che l'Italia, da grande o media potenza che era, è diventata una nazione subalterna in balìa dei due grandi blocchi, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica, che nell'incontro di Jalta fra Churchill, Roosevelt e Stalin, questi hanno definito le rispettive sfere d'influenza nella nuova spartizione del mondo: all'URSS i Balcani e l'Europa centrale, agli occidentali l'Italia, la Grecia e gran parte della Germania.
I più illuminati furono gli italiani.

Nelle parole che abbiamo letto di EINAUDI solo l'ultima frase si avverò (autonomamente anche se con qualche anno di ritardo): "L'Unità del Paese verrà fatta dagli italiani". Infatti gli italiani penalizzarono la sinistra, servirono il "nuovo" sistema per servirsene, nelle processioni si  misero a portare la croce, accettarono perfino la catena di montaggio, il cottimo, i sacrifici;  mangiarono pane e mortadella per un po' di tempo, fino alla fine degli anni '60, e poi si ribellarono e scesero nelle piazze, e questa volta non solo gli operai, ma gli studenti, poi i colletti bianchi. Un fenomeno che nessuno aveva previsto.


Da lontano veniva questo movimento; questa "onda"  ed era partito, da questo 1945. Non per merito di qualche capo partito ma perchè era un fenomeno nuovo; un "onda" biologica!

Gli Italiani  faranno in cinquant'anni tutto da soli. Modificando l'economia, la società e la stessa politica, sfuggendo a ogni regia, a qualsiasi disegno politico di uno o più potenti , sfuggendo a ogni dottrina e ideologia politica, compresa quella  bigotta quando non ebbero nemmeno più paura del diavolo. (referendum divorzio prima, aborto subito dopo, e l'individualismo più esasperato)
L'italiano é imprevedibile. E' capace di andare -insieme ad altri 3 milioni di suoi simili- in guerra cantando, e poi arrendersi in 1.500.000 senza vincere una sola battaglia, ma é poi anche capace  di mettere insieme un manipolo di 1000 persone e vincere una guerra. E ' capace di mangiare per mesi e mesi pane e mortadella, mandare giù grossi rospi e poi trasformare  in pochi anni una società rurale in una società industriale, con i responsabili sia politici che imprenditori non ancora del tutto maturi e sensibili ai problemi sociali, incapaci persino di farsi una autocritica. Si dimostrarono così gli italiani molto più capaci di mille studi economici e sociologici. C'era l'"onda" biologica a guidarli.

Gli italiani  andranno a creare il "miracolo economico", poi finito questo, s'inventarono fuori da ogni pianificazione  il  sommerso, il  terzista,  la "Terza Italia" , provocando   perfino crisi nella grande industria, che non attenta si era fatta una specie di karakiri credendo di poterlo solo utilizzare questo italiano lavoratore formica come nel '22, non avendo capito in tempo che bisognava trovare alternative, adattarsi in fretta agli eventi, riproporsi con un altro modello di sviluppo sia industriale che sociale.

Solo BASSETTI in seguito fu onesto e lapidario "Visto che gli addetti non ci capivano nulla hanno scelto di lasciarsi guidare dal Paese. L'hanno lasciato nella logica della foresta e per fortuna ci è andata bene, perché il paese, fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente".

Non era quindi stata solo una pagliacciata quell'esperienza fatta nel ventennio, ma un movimento dove convergeva e si era formata una nuova massa, la nuova imprenditoria, e perfino  il grosso capitale era stato costretto a concedere qualcosa al sociale. Anche i giornalisti, gli intellettuali, i grandi artisti sono usciti da quelle esperienze positive. Sotto "mamma chioccia"  BOTTAI, figuravano e si potevano esprimere  molti anche di sinistra - quindi con la prospettiva di un libero dibattito e quindi una loro crescita. Uscirono da quei cenacoli i Montanelli, Quasimodo, Vecchietti, Pintor, Pelizzi, Bilenchi, Spini, Alicata, Pratolini, Montale, Pavese, Zavattini, Biagi, Brancati, Ungaretti, Bacchelli, Buzzati, Abbagnano, Argan, Gatto, Guttuso, Carrà, Casorati, Manzù, Treccani, De Pisis, Mafai, Sassu e tanti altri.

Il fascismo insomma non é stato solo la "farsa" di un politico (lo dimostra che dopo tanti anni é ancora oggetto di discussioni geopolitiche e geoculturali oltre che sociologiche), ma un periodo storico e una espressione di quella gente che stava vivendo dentro un regime, ma nello stesso tempo camminava  a passo di corsa fuori dal massimalismo socialista verso un Paese indubbiamente più moderno di tanti altri. A qualcosa quell'esperienza è pur servita.

Un giorno forse eliminati tutti gli attriti di natura ancora quasi personali, gli italiani si soffermeranno di più sulla genesi di questo fenomeno con più obiettività evitando pregiudizi di altra natura, quelli che ancora oggi a pochi mesi dell'anno 2000, sono utilizzati per bassa propaganda politica, rivangando delitti e colpe di un periodo che solo più gli studiosi dovrebbero interessare.

Alcuni fatti devono rimanere solo nei libri di Storia che deve giudicarli non fingendo di ignorarli, ma nemmeno additarli all'autorità giudiziaria perchè appartengono a un ciclo storico ormai chiuso. Questo dovrebbero comprendere quelli che vanno a rivangarli  quei fatti con lo squallido opportunismo.
Bisognerebbe ad alcuni dire "smettetela"; pensiamo ad altro.
Quasi lo stavano facendo, infatti....

MANCA UN PREAMBOLO NELLA COSTITUZIONE
CHE FU VOTATO ALL'UNANIMITÀ, MA POI MAI INSERITO

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