ANNO 1945 (provvisorio)

< (vedi anche LA STORIA DELLA BOMBA ATOMICA)


Hiroshima  6 AGOSTO - ORE 8.15.17

QUESTI I PRIMI SINTETICI COMUNICATI STAMPA CHE INORRIDIRONO IL MONDO

 

(vedi anche il 1945 - "QUANDO SULLA TERRA DISCESE L'INFERNO"

"Washington, 6 agosto - Il presidente Truman ha annunciato oggi che sedici ore fa aerei americani hanno sganciato sulla base giapponese di Hiroshima il più grande tipo di bombe finora usate nella guerra, la "bomba atomica", più potente di ventimila tonnellate di alto esplosivo. Truman ha aggiunto: "Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti"
(Comunic.Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45)

(Ma abbiamo anche la registrazione in fonia dell'annuncio di Truman)
(la metteremo in un secondo tempo)
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" Guam, 8 Agosto - Il corrispondente della Reuter da Guam riferisce le impressioni del testimone oculare del lancio della prima bomba atomica. Il colonnello Paul V. Tibbits, pilota della "superfortezza volante" che ha sganciato su Hiroshina la bomba atomica, ha dichiarato; "E' difficile credere a quello che vedemmo. Sganciammo la bomba alle  9.35 precise (ora giapponese) e ci allontanammo al più presto possibile dall'obiettivo per evitare gli effetti dell'esplosione. Si levò una tremenda colonna di fumo che fece scomparire completamente alla vista Hiroshima".
Al ritorno dalla sua missione il colonnello Tibbits è stato decorato".

(Comun. Ansa, 8 agosto, ore 03.30)


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"Tokyo - 8 Agosto - Radio Tokyo informa che la bomba atomica ha letteralmente polverizzato tutti gli esseri viventi che si trovavano a Hiroshima. I morti e i feriti sono assolutamente irriconoscibili e le autorità non sono in grado di fornire dati  circa il numero approssimativo delle vittime. La città è un immenso cumulo di rovine" (Prima pagina del Corriere Lombardo, dell'8 agosto 1945).

"Londra, 8 settembre - Riferendo le ultime cifre rese note alle autorità, la Domei ha dichiarato oggi che 254.000 persone sono rimaste vittime della bomba ad Hiroshima. 60.000 sono morte bruciate istantaneamente, 60.000 per ferite, 10.000 sono scomparse, 14.000 sono gravemente colpite e 100.000 leggermente. Soltanto 6.000 dei 250.000 abitanti della città sono rimasti incolumi. (Comun. Ansa. 8 settembre 1945, ore 18.25).
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Nagasaki, 9 agosto, ore 12.00

"Guam, 9 agosto - A  mezzogiorno di oggi, ora giapponese, Nagasaki è stata attaccata con una o più bombe atomiche. La notizia è stata data da uno speciale comunicato del generale Spaatz, il quale aggiunge che, secondo quanto ha riferito l'equipaggio, i risultati sono eccellenti" (Comun. Ansa, 9 agosto 1945, ore 09.45)
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"Londra, 5 settembre - Il corrispondente speciale della Reuter, Peter Burchett, telegrafa  che quanti sono ancora vivi senza nessuna ragione apparente, la loro salute comincia a declinare. Perdono l'appetito. I loro capelli cadono. Il loro corpo si cosparge di macchie azzurrognole. Le orecchie, il naso e la bocca cominciano a sanguinare. E poi muoiono" (Comun. Ansa, 5 settembre, ore 21,15)
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Più tardi in un messaggio agli intellettuali italiani Einstein ha scritto: « Il nostro mondo è minacciato da una crisi la cui ampiezza sembra sfuggire a coloro che hanno il potere di prendere le grandi decisioni, per il bene o per il male. La potenza scatenata dell'atomo ha tutto cambiato salvo il nostro modo di pensare, e noi stiamo scivolando così verso una catastrofe senza precedenti. Perché l'umanità sopravviva, un nuovo modo di pensare è ormai indispensabile".

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L'IMPIEGO DELLA BOMBA ATOMICA

Nel luglio del 1945 l'atomica è diventata una realtà. Alle 5,30 del 16 luglio una luce incredibile ha illuminato il deserto del New Mexico. Una luce d'oro, di porpora, d'indaco, di viola, di verde striato di bianco. Ed una nube simile a un fungo è salita fino a 13.000 metri d'altezza. La forza d'urto dell'immane scoppio è stata calcolata uguale a quella di ventimila tonnellate di tritolo. Alcuni giornalisti ignari di quanto era accaduto riportano che ad Alamogordo un deposito di munizioni è saltato «con straordinari effetti luminosi ».
Uno era presente: è William L. Laurence, il redattore del New York Times, che si esaltò allo spettacolo, e scrisse: « Fu come il gran finale di una possente sinfonia degli elementi: affascinante e terrificante, entusiasmante e deprimente, minacciosa, devastatrice, piena di grandi promesse e di grandi minacce... In quel momento comprendemmo l'eternità. Il tempo si fermò. Lo spazio si ridusse a una punta di spillo. Fu come se la terra si fosse aperta e il cielo si fosse squarciato. Sentimmo di essere stati prescelti per assistere alla nascita dell'universo, per essere presenti al momento della Creazione in cui il Signore disse: "Sia fatta la luce" ».

Truman si trova in Europa, alla Conferenza di Potsdam. Lo raggiunge un messaggio strano: «I bambini sono nati felicemente ». Significa che la bomba ha funzionato. Il Presidente si confida con Churchill, il quale lascerà scritto: «Resta il fatto storico, e sarà giudicato nei tempi venturi, che la scelta dell'uso o del non-uso della bomba atomica per costringere il Giappone alla resa non fu posta nemmeno. Attorno al nostro tavolo l'accordo fu unanime, automatico, né mai sentii soltanto accennare che si sarebbe potuto agire in modo diverso ».
Unanime e automatica non è invece la scelta del tipo di bersaglio: per alcuni deve essere una città del Giappone non ancora distrutta dai bombardamenti convenzionali, altri vorrebbero far assistere i giapponesi a una dimostrazione delle capacità devastanti della bomba.

Il 23 luglio il colonnello K. D. Nichols, inviato dal generale Groves, si reca da Arthur Compton con l'ordine di comunicargli i risultati definitivi dei suoi sondaggi. Compton trascorre un'ora di tensione, sebbene la decisione ultima non spetti a lui ma al Presidente. Poi dice: « Il mio voto personale collima con quello della maggioranza. Credo che al punto attuale si debba usare la bomba, ma non più drasticamente di quanto sarà necessario perché il Giappone si arrenda ».

Passano altri tre giorni. I Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Cina diramano un comunicato congiunto, offrendo la resa all'Impero Giapponese. Ma nel proclama non è fatto alcun cenno all'arma totale. L'ultimatum scadrà il 2 agosto. La radio giapponese informa quasi subito che la dichiarazione di Potsdam non è stata neppure presa in considerazione. Quindi, il Governo di Tokyo rifiuta sdegnosamente l'offerta.
Il 3 agosto Harry S. Truman decide: sì alla bomba, il più presto possibile, su un centro abitato, ma non viene precisato quale, anche se viene prospettata una rosa di quattro città. Sarà il pilota a decidere.
La bomba ha già un nome, Little Boy (Piccolo Ragazzo). Esteticamente non è molto dissimile da una bomba qualunque ed ha anch'essa gli alettoni equilibratori. È un cilindro di ottanta centimetri di diametro, lungo tre metri e ventotto e pesa complessivamente quattromilaquattrocento chilogrammi. La carica nucleare è di appena 62,3 kg. di Uranio 235, scomposta in quattro parti uguali che sono tenute scrupolosamente separate. Solo all'ultimo momento quattro detonatori provvederanno a scagliarle l'una contro l'altra alla velocità di 1500 metri al secondo, affinché formino la massa critica.

Il giorno della decisione irrevocabile di Truman, Little Boy si trova già da una settimana nell'Isola di Tinian, Arcipelago delle Marianne. Ce l'ha portata l'incrociatore Indianapolis. A Tinian è da tempo stanziato il 509° Gruppo di Superfortezze Volanti B-29 che per mesi, al comando del colonnello Paul W. Tibbets, s'è addestrato per compiere una missione segretissima e di natura ignota per gli stessi equipaggi. Soprattutto i puntatori, selezionati tra i migliori della United States Army Air Force, si sono allenati a colpire piccoli bersagli da una quota di oltre 9000 metri ma ad una velocità di volo per loro inconsueta, a più di 500 chilometri orari.

La sera del 5 agosto c'è rapporto speciale alla base di Tinian. L'equipaggio del B-29 di Tibbets, chiamato Enola Gay dal nome della madre del comandante, viene informato che l'apparecchio che piloterà sgancerà una bomba di grandissima potenza su una città ancora imprecisata del Giappone: la scelta esatta dell'obiettivo sarà fatta all'ultimo momento in volo, secondo le condizioni meteorologiche. Tibbets sa solo che una delle città condannata è fra queste quattro: Kokura, Yokohama, Nagasaki, Hiroshima. Tutto dipenderà dall'osservatore che lo precede, il maggiore pilota Claude Eatherly che ignora la micidiale missione; lui pensa al solito bombardamento anche se sa che questa volta verrà fatto con una bomba speciale. Lui parte alle 1,37 del 6 agosto decollando da Tinian con un B-29 carichi di strumenti meteorologici.

Oltre un'ora dopo alle 2,45 parte anche l'Enola Gay con Little Boy - ancora disinnescata - nel ventre. Ha a bordo dodici uomini: il primo pilota Tibbets, il secondo pilota Lewis, il radarista Stiborik, i montatori della bomba Parsons, Jeppson e Beser, il puntatore Ferebee il navigatore Van Kirk, il radiotelegrafista Nelson, gli elettricisti Shumart e Duzembury, il mitragliere Caron.
L'Enola Gay affronta la prima parte del lunghissimo volo e alle 6,05 del mattino passa sull'isola di Iwo Jima, e Tibbets, mezz'ora dopo è a 9000 metri. Parsons ha già montato la bomba. Alle 7,30 la innesca, le dà un ultimo sguardo, si unisce agli altri nella cabina di pilotaggio. Il maggiore Ferebee compie i primi rilevamenti.

L' aereo Straight Flush, pilotato dal maggiore Claude Eatherly, che seguita a perlustrare il territorio, comunica al radiotelegrafista dell'Enola Gay: « Stato del cielo a Kokura: coperto. A Yokohama: coperto. A Nagasaki: coperto ». C'è una pausa. Poi: « A Hiroshima: quasi sereno. Visibilità dieci miglia, due decimi di copertura alla quota di tredicimila piedi».
Lui non lo sa, ma la sua indicazioni significa che Hiroshima è condannata a scomparire dalla faccia della terra.
E' questa una città popolata da circa 350.000 esseri del tutto ignari che cosa li aspetti. Gli osservatori a terra giapponesi notano ad alta quota un luccichio, un apparecchio (lo Straight Flush di Eatherly). Sono suonate le sirene d'allarme, ma la Difesa Civile non s'è per nulla preoccupata: un aereo così ad altissima quota non può fare molti danni anche se lancia bombe. Non sanno invece che Eatherly sta soltanto guardando e decidendo la condanna di Hiroshima. Vede in basso quasi in mezzo alla città un fiume, attraversato da diversi ponti. Pensa come ha sempre fatto, cioè che quelli sono gli obbiettivi dell'aereo di Tibbets. Gli fornisce le coordinate e sparisce dall'orizzonte.

I cannoni contraerei giapponesi tacciono. Alle 7,31 suona perfino il cessato allarme mentre l'Enola Gay con le coordinate di Eatherly mette la rotta rettilinea per Hiroshima; gli mancano trecentocinquanta chilometri.
Nella città la giornata è cominciata, la gente è per le strade, gli operai entrano negli stabilimenti, i bambini vanno a scuola. C'è un bel sole. Alle otto tutto va per il meglio e la guerra sembra qualcosa di infinitamente remoto. L'Enola Gay è a meno di cento chilometri e il maggiore Ferebee si avvicina ai comandi dei portelli di sgancio.

Passano i minuti. Il cielo è sereno. Alle 8,11 Tibbets inizia a vedere in lontananza quella che dovrebbe essere la città di Hiroshima segnalata da Eatherly e dà ordini di aprire i portelli dove attende la Little Boy.

La quota precisa è di 9632 metri sul livello del mare, la velocità di 528 chilometri orari. Ferebee regola il traguardo di mira. Sono le 8,14. L'aereo è giunto su Hiroshima. Ferebee preme un pulsante e Little Boy precipita.
Alle 8,15 la bomba esplode a poco meno di seicento metri d'altezza, polverizzando all'istante ogni cosa su un'area di tre chilometri quadrati e soffiando un alito rovente (dai trecento ai novecentomila gradi) su una superficie assai più vasta. Qui gli abitanti di Hiroshima, dissolti, lasciano la loro ombra sulle pietre vetrificate. L'onda d'urto preme con la forza inconcepibile di settemila tonnellate per centimetro quadrato. Dura un attimo, ma tutto spazza e incendia. E' sceso l'inferno sulla terra. Tutto è finito, arso, smaterializzato, tutto e ritornato in molecole, atomi..

La sera, il Presidente Truman annuncia la verità al mondo. Gli Stati Uniti posseggono al momento un'altra bomba atomica - al plutonio. Ma si spera che quella di Hiroshima basterà.
E' una breve illusione. Truman autorizza la U.S.A.A.F. a colpire con la bomba al plutonio una seconda città giapponese.
La bomba al plutonio esplode sulla verticale di Nagasaki alle 11,02 del 9 agosto. L'inferno si ripete. Come a Hiroshima. Le macerie sembrano ruderi di un'età preistorica. Tutto appare fossilizzato.
L'Imperatore rompe ogni indugio e prega la Croce Rossa svizzera di comunicare al Governo degli Stati Uniti che il Giappone si arrende senza condizioni. Il 14 agosto la resa è ratificata. Il 2 settembre entra nella rada di Tokyo la corazzata Missouri e il generale Mac Arthur, riceve i delegati con la resa del Giappone .
La Seconda Guerra Mondiale all'ombra del fungo atomico, è finita.
Truman è felice: "Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti" (Comunic.Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45)

Ci fu uno che rimase sconvolto: Claude Eatherly, ed è l'anima nera del « trionfo » di Hiroshima. Viene decorato come gli altri, ma fa delle stranezze. Finirà al manicomio. Aveva 21 anni, quando scoppiò la guerra dopo Pearl Harbour: va volontario in aviazione e si distingue. Abbatte trentatré aerei e fa carriera in un baleno. Tre anni, e a 24 anni è già maggiore. Sul petto due medaglie, ed una è la « Dinstinguished Flying Cross » la decorazione più alta « per piloti vivi »: e appunto per queste medaglie viene scelto per la grande missione. Dal fronte lo richiamano a casa per una breve licenza, poi lo destinano nel Nuovo Messico. I piloti più bravi, più coraggiosi, più famosi: sono tutti lì, ad addestrarsi in segreto. Gli consegnano un Boeing 29. Il giorno dell'ora X Eatherly apre la formazione. Sul suo apparecchio non ci sono bombe, né lui ha il sospetto di quale terribile aggeggio si nasconda nel ventre dell'Enola Gay che lo segue a un ora di volo. Lui - come abbiamo detto sopra- deve solo individuare con la massima esattezza il bersaglio. Stabilire se le condizioni del tempo permettono di fare centro su Hiroshima o, se è necessario, continuare verso gli altri due obiettivi secondari. E' lo stesso Eatherly che racconta cosa successe in quegli interminabili minuti:

« Avevo i comandi dell'apparecchio di testa, lo Straight Flush. Ho volato su Hiroshima per 15 minuti per studiare i gruppi di nuvole; Il vento le spingeva allontanandole dalla città. Mi pareva il tempo e il luogo ideale, così trasmisi il messaggio in codice e mi allontanai in fretta come mi era stato detto, ma non abbastanza. La potenza della bomba mi terrorizzò. Hiroshima era sparita dentro una nube gialla".

Il racconto di Tibbets è invece più freddo: "Be', ci avevano detto di stare attenti. Quando il mitragliere urlò : "Vedo arrivare l'onda d'urto", di corsa ci allontanammo. Tornammo alla base e non eravamo eccitati. Eravamo sempliceniente tornati alla base da una missione. Anche i ragazzi che avevano partecipato all'operazione non credettero d'aver fatto nulla di particolare, fino a quando non fummo informati del numero delle vittime. Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei."
(Che è poi quello che all'incirca dissero i processati a Norimberga).

Claude Eatherly chiese di essere congedato. Si meravigliarono un po' tutti: come poteva bruciarsi un futuro pieno di promesse? Gli offersero 237 dollari di pensione al mese. Li rifiutò, e siccome rifiutare non è consentito dal regolamento, dispose che andassero a beneficio dell'associazione per le vedove dei caduti in guerra. Torna nel Texas. E' nervoso, magro: non ride più. Ha 24 anni, si sposa con una ragazza italo-americana, ma quella strana missione di guerra ha fatto saltare i nervi del maggiore. Per mesi la notte ha gli incubi, si sveglia gridando "Gettatevi, gettatevi: arriva la nuvola gialla!". Quattro anni così. Per la moglie un vita d'inferno. Poi, nel 1950 i familiari lo convincono a farsi ricoverare nell'ospedale psichiatrico di Waco. Un semplice esaurimento nervoso, si dice.
E' un paziente modello, molto silenzioso; essendo un alto decorato, Eatherly usufruisce di un trattamento speciale. Può passeggiare in qualunque ora del giorno anche fuori dall'ospedale. E qui cominciano storie inquietanti. Un giorno tenta una rapina in banca con una pistola giocattolo; un altro giorno fa il colpo in un emporio, si fa consegnare ì soldi che poi butta via. Poi ne fa un altro. Lo pizzicano e finisce in prigione.
Nella alte sfere si tenta di minimizzare. Ma la notizia finisce sui giornali. L'America si spacca in due. Chi dice che è diventato pazzo dal rimorso per la "follia atomica" e chi dice che è un furbo che tenta con la sua millantata malattia di farsi profumatamente indenizzare dallo Stato.

Di Atomiche se ne costruirono poi tante, sempre più potenti.

E altri Tibbets che candidamente affermano ciò che lui afferma, ce ne saranno sempre fra i vinti e vincitori: "Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei." Insomma il fine giustifica i mezzi !!.


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"Processo a Walter Reder - Responsabile della "strage di Marzabotto" - Bologna 19 settembre 1951. "Nella strage che viene contestata a Reder, all'interrogatorio il Presidente ha ricordato all'imputato "Lei tenne rapporto prima dell'azione criminosa e diede tali ordini da suscitare perfino la "ripugnanza" dei suoi ufficiali".
L'imputato: "Non so spiegarmi cosa sia la parola "ripugnanza", forse che i comandanti dei bombardieri quando sganciano sulle città le bombe, certi di provocare la morte dei civili, loro forse sentono ripugnanza?". (19 settembre 1951. Comun. ANSA, ore 21.00)
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( Paul Tibbets è morto nel giorno dei morti, il 1° novembre 2007 all'età di 92 anni)
''Non sono orgoglioso di aver ucciso 80.000 persone - ha detto Tibbets anni fa, in un'intervista - ma sono orgoglioso di aver pianificato l'intera operazione ed essere riuscito ad eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene''.
Ma si è preoccupato del sonno eterno: secondo quanto ha riferito l'amico di famiglia Gerry Newhouse, Tibbets ha lasciato detto di non celebrare un funerale nè di porre una lapide sulla sua tomba, per il timore che.... .... ...

Francomputer

Bibliografia:
Riassunto di due articoli di
- Giorgio Bonacina e Maurizio Chierici,
sul "numero speciale" di Storia Illustrata, n.139, giugno 1969.
Sergio Lepri (Ag. Ansa) "Mezzo secolo della nostra vita" vol.1.

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Song of  HIROSHIMA
(A ricordo del 6 agosto 1945)
di 
Koki Kinoshita

Dove è stata distrutta la città,
dove ci sono ora le ceneri dei nostri amati,
dove c'era l'erba verde
e le bianche piante,
il raccolto  é stato funesto.
Perciò, fratelli e sorelle, vigilate e badate 
che non venga mai la terza bomba atomica.

La pioggia lieve raccoglie il veleno dal cielo, 
e i pesci portano la morte nelle profondità del mare;
le barche dei pescatori sono ferme, i pescatori sono ciechi,
il raccolto  é stato funesto.
Perciò, uomini di terra e di mare, vigilate e badate 
che non venga mai la terza bomba atomica".

SONG OF HIROSHIMA

In the place where our city was destroyed, 
where we buried the ashes of the ones that we loved
there the green grass grows and the white waving weeds
deadly the harvest of two atom bombs.
Then, brothers and sister, you must watch, and take care
that the third atom bomb never comes.
Gentle rain gathers poison from the sky 
and the fish carry death in the depths of the sea;
fishing boats are idle, their owners are blind,
deadly the harvest of two atom bombs:
Then, landsmen and seamen, you must watch, and take care
that the third atom bomb never comes.

Koki Kinoshita
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Brano tratto da "Lettera da Hiroshima" di T.Hara ............
" Mi ero alzato verso le otto di mattina quel 6 agosto 1945. Il giorno avanti, alla sera, vi erano stati due allarmi, nessuno dei quali seguito da bombardamento. Improvvisamente ricevetti un colpo sulla testa e tutto diventò oscuro davanti ai miei occhi. Gettai un grido ed alzai le braccia. Nelle tenebre, non sentivo che un sibilo di tempesta. Non arrivai a comprendere cosa fosse successo. Il mio primo grido, io l'avevo inteso come se fosse stato gettato da qualcun altro. Poi il mondo intorno mi ritornò visibile benché ancora non nettamente, ed ebbi l'impressione di trovarmi sui luoghi di un immenso cataclisma. Dietro la spessa nuvola di polvere apparve un primo spazio blu, seguito ben presto da altri spazi blu sempre più numerosi. Brevi fiammate cominciarono a sprizzare dall'edificio vicino, un deposito di prodotti farmaceutici. Era tempo di abbandonare quei luoghi. In compagnia di K, mi aprii la strada fra le macerie.
Fumate vorticose si elevavano da tutte le case in rovina. Raggiungemmo un posto in cui le fiamme mandavano un calore insopportabile. Poi trovammo un'altra strada che ci portò sino al ponte di Sakai. Il numero dei profughi che affluiva verso quel posto aumentava sempre. Io presi la direzione del palazzo Izumi. I cespugli calpestati dalle persone in fuga avevano formato una specie di passerella. Gli alberi erano quasi tutti decapitati. Ciascuno dapprincipio pensava che solo la sua casa fosse stata colpita, ma una volta al di fuori, ci si accorgeva che tutto era stato distrutto. Tuttavia, benché le case fossero completamente distrutte, in nessun posto si vedevano quelle buche che normalmente fanno le bombe. Sull'altra sponda, l'incendio, che sembrava essersi calmato, riprese a divampare.

Improvvisamente, nel cielo, al di sopra del fiume, vidi una massa d'aria straordinariamente trasparente che risaliva la corrente. Ebbi appena il tempo di gridare "Una tromba" che già un vento terribile ci colpì. I cespugli e gli alberi si misero a tremare, alcuni furono proiettati in aria da dove ricaddero come saette sul tetro caos. Si aveva l'impressione che il riflesso verde di un orribile inferno venisse a stendersi al di sopra della terra. Dopo il passaggio della tromba, ben presto il crepuscolo invase il cielo. Incontrai mio fratello maggiore il cui viso era ricoperto come da una sottile pellicola di pittura grigia. Il dorso della sua camicia era ridotto a brandelli e scopriva una larga lesione che somigliava ad un colpo di sole. Risalendo con lui la stretta banchina che costeggia il fiume, alla ricerca di un traghetto, vidi una quantità di persone completamente sfigurate. Ve ne erano lungo tutto il fiume e le loro ombre si proiettavano nell'acqua. I loro visi erano cosí orrendamente gonfiati che appena si potevano distinguere gli uomini dalle donne. I loro occhi erano ridotti allo stato di fessure e le loro labbra erano colpite da forte infiammazione. Erano quasi tutti agonizzanti con i loro corpi ustionati completamente nudi.

Quando passavamo vicino a questi gruppi, ci gridavano con voce dolce e debole "Dateci un po' d'acqua", "Soccorretemi, per favore"; quasi tutti avevano qualche cosa da chiederci. Il cadavere nudo di un ragazzo giaceva nel fiume e, ad un metro di distanza, accovacciate su un gradino, si trovavano due donne. Riconoscemmo che erano donne soltanto per la loro acconciatura per metà bruciata.

Trovammo infine un piccolo traghetto e, remando, giungemmo all'altra riva. Era quasi notte quando toccammo terra. Anche da questa parte sembrava che ci fossero molti feriti. Un soldato accovacciato sui bordi dell'acqua mi chiese di dargli un po' d'acqua calda. Appoggiandosi alla mia spalla, camminava sulla sabbia con sforzo. Bruscamente, mi disse: "Sarebbe meglio esser morti". Acconsentii in silenzio e, in quel momento, senza scambiare una sola parola, ci trovammo tutti e due riuniti in una incontenibile collera davanti alla pazzia che ci circondava. Seduto ad una tavola, un uomo dalla testa enorme e bruciata beveva acqua calda in una tazza da tè. Il suo strano viso sembrava fatto di una serie di grani di soia neri, inoltre i suoi capelli erano tagliati orizzontalmente all'altezza delle orecchie. Soltanto piú tardi, dopo aver incontrato molti altri ustionati con i capelli tagliati orizzontalmente, finii per capire che le loro capigliature erano state distrutte sino al bordo dei loro cappelli.

Al momento della marea, lasciammo la riva per risalire sulla banchina. Con l'oscurità, la notte si trasformava in inferno. Si udivano grida dappertutto "Da bere, da bere!". Improvvisamente un allarme: da qualche parte una sirena doveva esser rimasta intatta. Il suo urlo lacerò la notte. La città continuava a fiammeggiare: a valle, si scorgeva il bagliore incerto dell'incendio. Nel quartiere dei tempio, numerosi feriti gravi erano sdraiati un po' dappertutto, per terra. Non un albero, non una tenda per dar loro un po' d'ombra. Noi ci costruimmo un riparo appoggiando pezzi di tavole contro un muro e scivolammo li sotto. Dovemmo passare ventiquattro ore in quel breve spazio, dividendolo in sei. Due metri più lontano c'era un ciliegio che aveva conservato qualche foglia. Due studentesse si erano lasciate cadere sotto questo albero: avevano tutte e due il viso carbonizzato e, volgendo il loro magro dorso al sole, supplicavano che si desse loro un po' d'acqua. Erano giunte il giorno prima ad Hiroshima per partecipare alla mietitura e così erano state colpite da questa grande disgrazia. Il sole era al suo declino. Anche prima del levar del giorno, ascoltavamo intorno a noi il mormorio ininterrotto delle preghiere: in quell'angolo le persone sembrava morissero l'una dopo l'altra. Le due studentesse morirono all'alba. Nuovo allarme verso mezzogiorno e si intese un rombo nel cielo.

Le persone morivano l'una dopo l'altra e nessuno veniva a portar via i cadaveri. Con l'aria sconvolta, i vivi erravano tra i corpi. Si videro allora tutte le rovine nelle strade principali. Uno spazio vuoto e grigio si estendeva sotto un cielo di piombo. Soltanto le strade, i ponti ed i bracci del fiume erano ancora riconoscibili. Nell'acqua galleggiavano cadaveri dilaniati, gonfiati. Era l'inferno divenuto realtà. Tutto ciò che era umano, era stato cancellato. I visi dei cadaveri si somigliavano tutti, come se portassero tutti la stessa maschera. Prima di irrigidirsi, le membra degli agonizzanti si agitavano sotto l'effetto del dolore in maniera assai strana. I chilometri di cavi che coprivano il suolo e gli innumerevoli frammenti di pali elettrici costituivano un disegno pazzesco. Davanti allo spettacolo di un tram che sembrava fosse stato rovesciato e bruciato nello spazio di un lampo, o davanti a quello di un cavallo morto, con la carcassa smisuratamente gonfia, si aveva l'impressione di trovarsi al centro di un quadro surrealista. La nostra carretta attraversava interminabili spazi coperti di rovine e la serie delle case smantellate si prolungava sino alla più lontana periferia.

Trovammo un paese verde ed intatto soltanto molto più avanti. La danza leggera delle libellule che folleggiavano al di sopra dei campi verdi di riso ci commosse profondamente. Di là, prendemmo la strada lunga e monotona che conduce al villaggio di Yáwata. Era notte quando vi giungemmo. Il giorno dopo dovemmo riprendere la nostra vita miserabile. Non solo non si vedeva nessun segno di miglioramento dei feriti, ma anche coloro che stavano bene si indebolivano ogni giorno di più e deperivano per mancanza di nutrimento.Qualche giorno più tardi vidi arrivare un allievo, mio nipote, che in seguito doveva morire. Al momento dell'esplosione si trovava a scuola. Quando vide l'accecante luce che entrò nell'aula, egli si gettò sotto il suo banco. Il soffitto era crollato e l'aveva seppellito, ma insieme con qualche compagno era riuscito a venir fuori attraverso un buco.

La maggior parte dei fanciulli erano stati uccisi sul colpo. Con i suoi compagni, si era rifugiato su una vicina montagna e durante l'ascensione aveva continuato a vomitare un liquido bianco. Una settimana dopo il suo arrivo al villaggio cominciò a perdere i capelli e divenne calvo in due giorni. Già s'era sparsa la voce che un malato non avrebbe sopravvissuto alle sue ferite se perdeva capelli e sanguinava dal naso. Tuttavia mio nipote doveva vivere ancora qualche tempo malgrado il grave stato in cui si trovava. ............Verso sera, attraversai il ponte e mi diressi, attraverso i campi, in direzione del terrapieno che si trova ai margini di Yáwata. Una libellula nera asciugava le sue ali su una roccia. Io feci il bagno là, respirando assai profondamente. Girando la testa, vidi i piedi della montagna avviluppati nel crepuscolo, mentre le cime lontane scintillavano ancora al sole che tramontava. Si sarebbe creduto un paesaggio di sogno. Il cielo al di sopra di me era di un silenzio assoluto.
Ebbi la impressione di non esser venuto sulla terra che dopo l'esplosione della bomba atomica".

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( 1945, 6 AGOSTO - SULLA TERRA DISCESE L'INFERNO"

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