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CRONOLOGIA

20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. - 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1946 
SECONDA PARTE  -  TERZA PARTE  -  QUARTA PARTE  -  QUINTA PARTE  - trattato di pace -parigi
NASCE LA COSTITUENTE  -     I RISULTATI DEL REFERENDUM
MONARCHIA O REPUBBLICA MINUTO PER MINUTO       Scoperte/Scienza  -   Cultura/Costume

EMIGRAZIONE: SCIAGURA NAZIONALE

"Gruss Gott" "E' chiaro come il sole che la benedizione di Dio e' su di noi, sul nostro popolo, con tutti i segni piu' evidenti di pace, liberta', giustizia'"Hitler - (Da Costantino in poi sempre la stessa frase anche se in diverse lingue)

Il 30 Sett. Processo di Norimberga
per i delitti commessi contro l'umanita'.
PARTE CIVILE: IL MONDO
Condannati alla forca i responsabili (?!)
Gli interrogatori dei criminali portano
alla luce il terribile Olocausto Ebreo.
I campi di eliminazione del progetto di
Hitler . "La soluzione finale"6 milioni
di ebrei eliminati nei forni crematori.

REFERENDUM Monarchia -Repubblica
in questa pagina
la voce di DE GASPERI.

COSTO DELLA VITA NELL'ANNO 1946

Stipendio di un operaio Lire 10.000, costo Giornale £ 4, biglietto Tram £ 4, tazzina Caffè £ 20, Pane £ 45, Latte £ 30, Vino £ 75, Pasta £ 120, Riso £ 60, polpa Manzo £ 400, Zucchero £ 720 (!), un grammo di Oro £ 818.
CI FISSEREMO D'ORA IN AVANTI SEMPRE SU QUESTE VOCI 
OGNI 5 ANNI FINO AL 2000.

LE 2 PRINCIPALI NOTIZIE DELL'ANNO :

IL 9 MAGGIO
IL RE D'ITALIA VITTORIO EMANUELE III di Savoia
abdica a favore del figlio UMBERTO II. In precedenza gli aveva concesso solo la luogotenenza. Il nuovo re d'Italia regnerà solo 35 giorni.

(VEDI I PARTICOLARI E I PROCLAMI NEI LINK SOPRA)

Umberto era un re con una immagine non molto compromessa con il regime fascista e la sconfitta bellica, anche se pure su di lui, fuggito lasciando Roma indifesa, pesano quelle giornate dell'8 settembre come un macigno. Molti italiani hanno considerato quel gesto un vero e proprio tradimento, non certo fedele al motto della sua casata che era "avanti Savoia!".

UN TESORO (REALE) FINITO DAL RIGATTIERE

A molti italiani diede anche fastidio quei tesori che, pochi mesi prima della sua fuga, Sua Maestà aveva fatto trasferire a Pollenzo. 363 casse (circa 210 quintali di oggetti preziosi, storici o di affezione) che però i tedeschi ci misero le mani sopra saccheggiandole prima che il comando germanico le restituisse al prefetto di Cuneo. Ma Barracu (poi fucilato a Dongo) di quello che era rimasto, con un gesto demagogico, aveva ordinato che fosse distribuito ai profughi, e i preziosi in oro e argento fonderli per farne lingotti.
Le casse contenevano un po' di tutto, oggetti preziosi, dipinti, documenti, ricordi di famiglia e la famosa collezione di monete; le 108.000 monete, moltissime d'oro di inestimabile valore storico (collezione unica al mondo) che in base a una legge che lo stesso re aveva firmato, vigeva il divieto di esportazione perchè patrimonio culturale artistico e archeologico, trattandosi monete di epoca romana, con alcuni esemplari unici al mondo.
Gli estimatori dissero che valeva più quella collezione che tutte le entrate del Re in cinquant'anni di Regno. Ma non si é mai capito dove finirono queste monete. In parte (si disse) furono portate via dai tedeschi a Bolzano ( poi si disse recuperate, ma sembra solo quelle in metallo vile, quelle in oro se ne sono perse le tracce).

Nel febbraio del 1950, a Milano si svolse un famoso processo -"Processo Stirner"- imputato di peculato, Stirner era il commissario per la confisca dei beni della casa reale, e imputati di ricettazione tre grossi antiquari. Stirner nell'affidamento della custodia del "tesoro" era riuscito a salvare dal precedente saccheggio 135 casse (ivi compresa la raccolta di monete) e (lo affermò lui) a trasferirle e a farle murare nel sotterraneo del municipio di Monza. Che però Barracuda gli fece rinventariare, o vendere o sottrarre.
Quello che poi venne fuori al processo, è che in quei caotici giorni ci fu uno strano movimento di antiquari piombati a Monza da tutta Italia per accaparrarsi "le robe usate" della casa reale e che Stirner (si disse poi) svendeva. Sembra insomma che tutta la Storia d'Italia era finita dal rigattiere (un famoso quadro del Fontanesi ("Novembre") fu venduto per 30.000 lire - la stima al processo di Milano fu di oltre un milione. Un vaso di Sassonia, (un "unicum") venduto a 16.000 lire (Stima, 1.200.000). I nastri funebri di Umberto I, per poche lire; così il velo di battesimo di Emanuele Filiberto; la collezione di 300 stampe, in blocco venduta ai tre antiquari per un milione (stima cento milioni); e perfino tutti i pizzi della regina madre Margherita furono venduti a un certo Giorgietti per la somma di 200.000 lire.
Steiner si difese che quell'ordine di vendere era venuto da Barracuda, purtroppo il gerarca non poteva testimoniare al processo del 1950, era finito disteso a Dongo.
Sempre al processo, venne fuori che alcuni fedeli monarchici si mobilitarono per acquistare certi pezzi "d'affezione" per poi un domani restituirli al monarca. Inoltre ci fu un partigiano, il professor Giomo (poi nel '50 segretario del PLI) che si trasformò in tenace detective, e riuscì a rintracciare (e a scovare in certe case di gerarchi) e poi rendere al Quirinale ben 150 quintali di oggetti.
Nella restituzione però ci furono episodi grotteschi; si scoprì che in quello che doveva essere il "tesoro recuperato", c'era tanta paccottiglia. Disonesti antiquari, sotto la spinta della forte domanda, avevano preso banali oggetti, o oggetti molto simili, poi con un dilettante pittore vi dipinsero sopra lo stemma o il nodo azzurro dei Savoia, e moltiplicarono all'infinito gli oggetti.
Stirner al processo fu assolto, per buona fede. A suo pro, c'era che, diffidando del suo superiore diretto, quando Barracuda gli ordinò -in caso di fuga - di tenere a portata di mano la valigia contenente l'oro e i gioielli dei Savoia, il 4 aprile del 1945, Stirner non ubbidì e accompagnato dalla sua segretaria andò a depositare in banca i valori che gli erano stati affidati.

(Tutte le fasi di questo famoso processo, che si concluse alle assise di Milano, sono riportate nel settimanale "Oggi" dell'anno 1950 - Nei particolari soprattutto nel n. 6 del 9 febbraio - Nei successivi numeri anche l'alienazione e le confische dei beni immobiliari in Italia dei Savoia)

Questa precisazione in corsivo è una risposta a un lettore, che affermava che, il tesoro fatto trasferire
dal Re a Pollenzo è una "bufala" messo in giro dalla sinistra.
Gli atti del processo sono a Milano!!.

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DE GASPERI in un discorso, metaforicamente consegna una scheda al Principe Umberto spiegando alla radio in che cosa consiste

De Gasperi
la voce di De Gasperi
(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

DUELLO DE GASPERI-TOGLIATTI

IL 2 GIUGNO, ELEZIONI
si vota per il referendum. Il responso che arriva dalle urne é  il seguente:
"REPUBBLICA" VOTI 12.717.923
"MONARCHIA" VOTI 10.719.284.
dichiarati non validi 1.509.735 . Il pretendente al trono, re Umberto II, é infuriato e grida allo scandalo dei brogli, fino all'ultimo non si rassegna. Ritiene un atto rivoluzionario e arbitrario la presa del potere del governo di De Gasperi che ha ricevuto dal consiglio dei ministri il mandato provvisorio.

La sconfitta a Umberto brucia e significa abbandonare il suolo italiano e prendere immediatamente la strada dell'esilio (dorato).

Nella COSTITUENTE il risultato fu il seguente : (fra parentesi i seggi)
DC 35,2% (207) -- PSI 20,7% (115) -- PCI 18,9% (104)
PRI 4,4% (23) -- PLI 6.8% (6) -- MON 2,8% (0)
UOMO Q. 5,3% (30) -- UN.DEM.NAZ. 6,8% (41)
IND. SICILIA 0.7% (4) -- BLOCCO NAZ. 2,8 (16)
e altri minori. Nulle + bianche 7,8%.

Diritto al voto 28.005.449 - Votanti 24.947.187 (89,1%)

Chiare sono le conseguenze delle divergenze nella sinistra incapace di coagulare un blocco per contrapporsi ai democristiani che dai loro contrasti ne traggono solo benefici. Non era bastata alle sinistre l'esperienza del periodo pre fascista.
Comunque l'Italia sta voltando pagina, anzi comincia a scrivere un altro volume della sua storia.
Ma c'è qualcosa che non va!

Seguono mesi di grande incertezza e tensioni. De Gasperi, che ha assunto le redini del governo, è costretto a dimettersi il 1° luglio 1946, ma riceve il secondo incarico cui ne seguiranno altri due.

I comunisti partecipano attivamente alla compagine governativa e Togliatti nelle vesti di ministro della Giustizia si è adoperato strenuamente per disinnescare la polveriera della sovversione partigiana, capeggiata da quei gruppi che non avevano riconsegnato le armi pronti a intervenire per evitare l'avvento di una nuova, improbabile dittatura. E' lui a concedere l'amnistia ai fascisti, a reinsediare nel loro ruolo tutti i magistrati che avevano collaborato con la repubblica di Salò, a lasciare irrogare pene detentive per centinaia di anni a quei partigiani che non avevano voluto deporre le armi, a stipulare la pace con la Chiesa attraverso l'articolo 7 della Costituzione. Consapevole del fatto che difficilmente il suo partito avrebbe potuto insediarsi al potere in virtù degli accordi di Jalta e per l'avversione dell'Unione Sovietica al piano di aiuti per la ricostruzione europea forniti dal governo americano con il piano Marshall, Togliatti è tuttavia convinto di essersi meritato l'imperitura partecipazione alla conduzione politica del Paese. (ma il duello De Gasperi-Togliatti è appena iniziato. Ne vedremo gli sviluppi il prossimo anno)

Guardiamo intanto la Penisola. L'Italia del Nord e il Centro é Repubblicana, quella del Sud Monarchica, e vi sono manifestazioni e scontri già per questo, come se non bastassero le manifestazioni per la mancanza e la precarietà dei posti di lavoro e i problemi annessi alla disastrata economia ridotta al 29% rispetto al 1939. Ma da entrambi gli schieramenti c'é molta strumentalizzazione e nel Paese grande confusione, molta incapacità e poco realismo nei politici.
Poi la sinistra si è affermata soprattutto nel Nord e questo va già a creare una divisione geografica politica che diventa viscerale e culminerà nei momenti drammatici del 1948 con l'attentato a Togliatti.

Fine del prologo

CRONOLOGIA DEGLI EVENTI

6 GENNAIO - L'attenzione di tutti i partiti é concentrata a Roma. Il 29 dicembre, 2000 delegati in rappresentanza di 1.500.000 iscritti si erano riuniti al Congresso del PCI.
La struttura del partito é ben edificata e ramificata dal vertice alla base. Il nuovo corso che vorrebbe dare Palmiro TOGLIATTI é quello della "democrazia progressiva". Un partito nuovo verso un socialismo "italiano". Tutto fa prevedere una fusione del PCI con i socialisti.

4 FEBBRAIO -
Dopo il PCI, é la volta del Congresso del PdA, il partito d'Azione che si riunisce a congresso a Roma. Ma qui fin dalle prime battute appare subito un contrasto insanabile fra i liberaldemocratici di PARRI e LA MALFA, e quelli filo-socialisti.
Questo partito era un prodotto nato dall'eccezionalità della guerra e non un movimento espressione di larghi strati sociali, quindi non era un partito di massa.


Il 21 giugno 1945 Ferruccio PARRI, il comandante partigiano delle formazioni di Giustizia e Libertà, si era assunto l'ingrato compito di presiedere il nuovo governo di unità nazionale formato dai rappresentanti dei partiti antifascisti della Resistenza. Vi aderirono i democratici cristiani con DE GASPERI che assunse il dicastero degli Esteri, i liberali e il Partito Socialista di Unità Proletaria con Manlio BROSIO e Pietro NENNI nominati entrambi vicepresidenti del Consiglio, i comunisti con TOGLIATTI, SCOCCIMARRO e GULLO che s'insediarono rispettivamente ai ministeri della Giustizia, delle Finanze e dell'Agricoltura, oltre naturalmente al Partito d'Azione di cui Parri è un esponente di spicco.

Fervente antifascista, specchiato galantuomo, uomo onesto, cortesissimo e di animo mite, Ferruccio Parri si era assunto un compito impossibile e superiore alle sue forze, una parentesi effimera destinata a estinguersi di lì a pochi mesi. Il 21 novembre 1946 i liberali, che accusano pretestuosamente il capo del governo di aver agito in modo "disordinato e incontrollato", decidono di ritirare i propri ministri dall'esecutivo, assestando il colpo di grazia a una compagine governativa che fin dall'inizio si era mossa tra un mare di insidie. Tre giorni dopo anche i democristiani rinunciano alla loro partecipazione al governo costringendo Parri a rassegnare le dimissioni. Da quel momento le redini della Nazione passano in mano a cattolici e comunisti, a De Gasperi e Togliatti inizialmente uniti da una sorta di potere consolare che li vede affiancati nella maggioranza di governo e successivamente uniti da un patto di collaborazione, con i comunisti all'opposizione ma fattivamente coinvolti attraverso i sindacati e il mercato del lavoro sul cammino del progresso e della ricostruzione. Nel frattempo l'Italia è divisa da una scelta che infiamma gli animi di cocenti e contrastanti passioni. 
Monarchia o Repubblica?

PARRI che aveva costituito il primo governo non poteva quindi andare molto lontano, subito si era vista la ingovernabilita'.

PARRI era un uomo straordinario, aveva guidato con tenacia e coraggio la Resistenza, ma questa era appunto una eccezionalità, non era adatto invece a quella politica che ora si affacciava sullo scenario italiano, intesa come faticosa mediazione e costruzione di equilibri non solo politici ma di coscienze, sotto ancora gli influssi emotivi (negativi o positivi a secondo l'appartenenza ai vari gruppi)

Il PdA esigeva un'azione poco realistica, come la drastica e sommaria epurazione negli apparati dello Stato e anche nei settori della produzione di tutte quelle persone compromesse con il vecchio regime, senza peraltro proporre come e con chi sostituirli. Non bastava per fare un esempio, mettere in galera Valletta della Fiat e mettere al suo posto un uomo qualsiasi; magari buon politico ma non capace manager.

Gli altri partiti invece chi più chi meno erano desiderosi di soluzioni meno traumatiche. Non si poteva creare dal nulla una nuova classe dirigente. Si rischiava di commettere l'errore di Lenin all'indomani della Rivoluzione,  lui, per andare avanti, per non far crollare il Paese nel Caos, lasciando da parte le utopie, dovette richiamare in fretta e furia l'apparato burocratico giacobino, e a questo "prostituirsi".


8 FEBBRAIO -
Il Congresso del PdA segnò la fine di una esperienza. Carlo LEVI la suggellò così "In questo giorno é finita la Resistenza". PARRI sul palcoscenico si era messo a piangere ricordando i partigiani caduti; ci fu molta commozione in sala, ma mise a nudo la sua inconcludenza". LA MALFA, come altri, non si fece commuovere, si staccò e mise le basi per il suo PRI. Altri aderiranno al PCI, e altri ancora ai socialisti. Alle amministrative del prossimo marzo il PdA é quasi estinto, prende solo 9 comuni su 5722, e dopo il 1947 il PdA esce definitivamente di scena.

23 FEBBRAIO -Alla FIAT si ricostituisce quasi interamente il vecchio staff dirigenziale (70 giorni prima era morto il fondatore mentre era in corso una pratica di epurazione generale assieme ai suoi alti dirigenti, con Valletta in cima alla "lista nera", per aver collaborato col fascismo. Ma risulterà poi che aveva collaborato con gli inglesi e con gli stessi capi della Resistenza).
Scampato il pericolo, Amministratore Delegato e Presidente del gruppo, viene nominato proprio lui, VITTORIO VALLETTA, dal 1921 un "uomo Fiat". Resterà al vertice fino al 1961 (ne abbiamo parlato lo scorso anno) mentre la vice presidenza la assume il nipote del fondatore, il ventiquattrenne GIOVANNI AGNELLI; successivamente nel '66 presidente. Il governo a fine gennaio aveva annullato la pratica di epurazione e anzi con gli stessi dirigenti prima accusati si impegna  a garantire il rifornimento delle materie prime come pure le grandi commesse statali.

10 MARZO -
Si vota in 5722 Comuni d'Italia su 7294. E' quasi un trionfo per la DC. Suoi sono 2534 comuni, i comunisti ne prendono 2289, i liberali 98, democrazia del lavoro 69, i repubblicani 38, e infine l'Uomo Qualunque 23.

Su questo ultimo partito che si era appena formato poche settimane prima e a fine dicembre pubblicava un settimanale diffuso in 800 mila copie, confluirono molti nostalgici del fascismo, oltre  gli elettori che temevano sia il comunismo che l'eccessivo potere che potevano prendersi i partiti della moderna democrazia rappresentativa. Il motto di GUGLIELMO GIANNINI - il fondatore - era "Nessuno ci rompa più le scatole". Era l'ardente desiderio dopo 20 anni di dittatura. Ma la sua fu una esperienza che durò poco. Ognuno messa da parte i rancori, trovò in seguito la sua strada.


12 MARZO -
Nella Legge per l'epurazione, una categoria più delle altre (non poco responsabile) era stata bersagliata, ed era quella dei giornalisti che prima dalle colonne dei giornali del regime avevano enfatizzato gli atti, le parole e i pensieri  di Mussolini (aggiungendovi con fervore, anche i propri).
Ma anche qui non si poteva certo fare una sommaria pulizia. Tutti avevano scritto sotto il regime, chi per la pagnotta o chi aveva subito il plagio c'era nelle varie redazioni  il fascista vero e il fascista falso, come nelle alte gerarchie, in cielo in terra e in ogni luogo.
Montanelli uno dei tanti, disse che a venti anni non si può ragionare come a quaranta.
Poi continuò anche in seguito a dirlo: che a 60 ("turatevi il naso votate Dc") non si ragione come a 40; che a 80 si è più maturi che a 60, e quando ne avrà 100 dirà che a 80 non si può ragionare come a 100.  Perchè allora impegnarsi a scrivere tanto, visto che non sono le idee a far cambiare la gente, ma è solo l'età.
Ma non rimase un caso isolato.
Nel ventennio erano tutti fascisti. Nel '45 nessuno lo era più. Dissero che erano stati plagiati, aggregati con la forza o che bisognava essere  per forza fascisti per campare, che non c'era libertà di scelta.
Poi nel 1992-1994 metà italiani (e questa volta liberi di esprimersi democraticamente) tornarono a dire: "no, noi non abbiamo mai rinnegato". Troveremo così attivisti di sinistra e sessantottini extraparlamentari, schierarsi, scrivere, o entrare nelle liste della destra riapparsa all'orizzonte.

L'8 febbraio di quest'anno venne definitivamente soppresso l'Alto Commissariato incaricato per le sanzioni e per l'epurazione dentro la stampa.
L'Albo dei giornalisti (istituzione creata dal regime - e che quindi rimase - unica al mondo)  prese dunque una decisione: d'ufficio furono nuovamente iscritti tutti quelli che erano già stati epurati o allontanati. Ognuno ritornò al suo lavoro e in pochi mesi in Italia, già al 31 maggio si contavano 150 testate di quotidiani. A primeggiare subito il Corriere della Sera che inizia a stampare giornalmente oltre 500.000 copie.


Ma proprio rientrati tutti no. Le faide interne in certi giornali esplosero ma non per questioni ideologiche, ma perchè qualcuno voleva fare carriera molto in fretta scavalcando i capi redattori o gli stessi direttori. Nomi famosi durante il fascismo li ritroveremo al vertice, ma altrettanti molti loro colleghi, spesso di primo piano, furono allontanati per meschini motivi (mai chiariti). Insomma la tolleranza funzionò per alcuni ma non per altri.

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(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)