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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1953
SECONDA PARTE la morte  di stalin Scoperte/Scienza  -  Cultura/Costume

Il 10 Febbraio nasce l'ENI che assorbe la SNAM,
l'ANIC e l'AGIP. Alla cui guida rimase fino alla
morte ( avvenuta nel 1962 ) ENRICO MATTEI.
(nella foto ricerche di petrolio a Cortemaggiore)

***  ELEZIONI POLITICHE  7-8 GIUGNO
il FLOP della LEGGE TRUFFA
*** CRISI DI TRIESTE

sulla "Legge Truffa" vedi anche QUI >

E' l'anno in Italia dove si assiste a un durissimo scontro con l'opposizione per la nuova legge elettorale battezzata subito "legge truffa".
E' l'anno dove avviene anche per DE GASPERI il tramonto, liquidato dalla stessa Democrazia Cristiana e dal Vaticano. Quest'ultimo non gli perdonò il veto che l'uomo politico trentino aveva messo ad una alleanza con i post-fascisti.

E' l'anno
dove Enrico Mattei crea la sua creatura l'ENI, e diventa l'uomo più potente d'Italia, ma crea invidie e mette anche in allarme gli americani (in particolare le "7 sorelle")

Ed è l'anno
dove si cominciano ad aprire le frontiere con le prime cooperazioni fra i Paesi comunitari, anche se con qualche politico recalcitrante. 

Si va dunque al voto con la nuova legge elettorale che è stata
chiamata Legge Truffa, che però non fa scattare
il premio di maggioranza dei piccoli partiti apparentati
(ci contavano i democristiani) per soli 57.000 voti.

CAMERA DEI DEPUTATI

Seggi Elettori Votanti Voti validi %
590 30.280.342 28.410.326 27.092.743 93,8
SISTEMA ELETTORALE: proporzionale con premio di maggioranza
LISTE Voti (x 1000) % SEGGI
Democrazia Cristiana 10.864 40,1 263
Partito Socialista It. 3.442 12,7 75
Partito Comunista It. 6.122 22,6 143
Partito Socialdemocratico It. 1.223 4,5 19
Partito Liberale Italiano 816 3,0 13
Movimento Sociale It. 1.583 5,9 29
Altre 3.043 11,2 48
Totale 27.093 100 590

ELETTORI CAMERA 30.280.342. Votanti 28.410.326.
Nulle e Bianche 1.317.583

SENATO

Seggi Elettori Votanti Voti validi %
237 27.172.871 25.483.201 24.309.351 93,7
SISTEMA ELETTORALE: proporzionale con premio di maggioranza
Gruppo politico Voti (x 1000) % SEGGI
Democrazia Cristiana 9.692 39,9 113
Partito Socialista It. 2.893 11,9 26
Partito Comunista It. 4.912 20,2 51
Partito Socialdemocratico It. 1.047 4,3 4
Partito Liberale Italiano 696 2,9 3
Movimento Sociale It. 1.474 6,0 9
Altre 3.595 14,8 31

ELETTORI SENATO: 27.172.672. Votanti 25.483.201.
Nulle e Bianche 1.173 850

In questa elezione  i partiti centristi non riuscirono ad ottenere i voti sperati nonostante la cosiddetta “legge truffa” mentre quelli della sinistra videro aumentata la loro popolarità e di conseguenza la loro rappresentanza in Parlamento.
La netta flessione di voti nelle elezioni amministrative del 1951 e gli attacchi subiti da De Gasperi, all’interno del partito, tanto della sinistra (capeggiata da Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giovanni Gronchi) quanto della destra (Mariano Rumor) avevano provocato una crisi all'interno del partito al potere. Nel tentativo di garantire la propria egemonia, la DC aveva fatto passare in Parlamento una nuova legge elettorale.
La legge, che prevedeva un premio alla lista che avesse raggiunto la maggioranza assoluta (il 50% + 1) dei consensi, era stata pensata per favorire i partiti della coalizione di centro che aveva governato l'Italia nella legislatura precedente (DC, PLI, PSLI-PSDI, PRI si presentarono uniti). La durissima opposizione delle sinistre e di numerosi intellettuali progressisti non riuscì a impedire l’approvazione della legge; essa, tuttavia, non entrò in vigore perché il blocco governativo nelle elezioni del giugno 1953 mancò, seppure di poco, il quorum richiesto, mentre aumentarono i loro voti le sinistre e l’estrema destra (il Movimento Sociale Italiano, erede del partito fascista).
Il successivo governo monocolore, fu coinvolto in alcuni scandali, tra cui l’assassinio di Gaspare Pisciotta, luogotenente del bandito Giuliano, avvelenato in carcere forse per aver minacciato di rivelare connivenze tra mafia e potere politico democristiano.
All’insabbiamento degli scandali contribuiva indubbiamente la plumbea atmosfera della guerra fredda che in nome di uno schieramento di campo internazionale portava a giustificare ogni malcostume e che si acutizzò quando si accesero i contrasti a proposito del problema irrisolto di Trieste e dell’Istria con manifestazioni nazionaliste promosse dal Movimento Sociale.

Ma andiamo per ordine cronologico:

14 GENNAIO - DE GASPERI vuole accelerare i tempi per la votazione della nuova legge elettorale chiedendo la fiducia, evitando così di bloccare gli emendamenti presentati dall'opposizione. Ma avvengono tumulti sui banchi, e subito dopo questi si trasferiscono fuori, nella piazza. Roma vive un giorno di battaglia con i caroselli della Celere che disperdeno i manifestanti. 150 saranno gli arrestati

20 GENNAIO -
Dopo gli incidenti nella capitale la protesta si estende nel Paese. Viene proclamato uno sciopero generale e scendono in piazza tutte le forze dell'opposizione. In varie città si registrano nelle manifestazioni cariche della Celere che causano centinaia di feriti. Lo stesso direttore dell'Unità PIETRO INGRAO viene preso a randellate.

21 GENNAIO -
TOGLIATTI alla Camera dove da 70 ore continuate si discutono i vari emendamenti, propone di sospendere l'ostruzionismo a patto di portare la legge a un referendum, che dovrebbe essere fatto dai cittadini italiani contemporaneamente al voto delle elezioni politiche. Ma il governo respinge la proposta. Si passa alla votazione che il Presidente della Camera Gronchi ha sollecitato e ha voluto, nonostante l'intera opposizione ha prima minacciato e poi in effetti ha abbandonato l'aula. La legge é così comunque approvata con 332 si' e solo 17 no.

TARGETTI e altri membri si dimettono per protestare contro Gronchi. Proteste della sinistra, con manifestazioni e incidenti che avvengono in molte città d'Italia.

22 GENNAIO - Inutili sono gli esposti e la denuncia di incostituzionalità che viene presentata da Togliatti, Nenni e altri al Presidente della Repubblica LUIGI EINAUDI. Lui risponde che non vuole interferire nelle procedure parlamentari. Ed avalla.

12 FEBBRAIO - Si sollecita dalle file della DC che anche il Senato approvi la legge elettorale nel modo più urgente, infatti il.....

6 MARZO - "6 marzo 1953. Flash - Giuseppe Stalin è morto (Comunic. Ansa, ore 02.10)
(vedi 
la morte  di stalin )

6 MARZO - .... De Gasperi "suggerisce"  (ma indubbiamente minaccia - vedi reazione del Presidente) al Senato di porre (come è già avvenuto alla camera) subito la fiducia alla legge per stroncare l'ostruzionismo. Il Presidente PARATORE fa prima un lapidario commento "speriamo che non rappresenti questa minaccia un precedente", poi il....

23 MARZO polemicamente si dimette, rifiuta di fare il presidente del Senato a queste condizioni e con certe intimidazioni che nulla hanno a che vedere con la vera democrazia di un Parlamento di un Paese che si vuole civile. Ma non impressionano le sue dimissioni; viene subito sostituito con MEUCCIO RUINI che il......

29 MARZO, .... dopo 77 ore di discussioni fa chiudere perentoriamente il dibattito e fa mettere ai voti la legge. Scoppiano gravissimi incidenti in aula; il ministro Pacciardi ne esce ferito, La Malfa viene schiaffeggiato, altri si azzuffano, infine l'opposizione abbandona compatta l'aula. Ma Ruini (non aspettava di meglio) fa subito mettere ai voti la legge che passa con 174 voti e 3 astenuti. Fuori intanto si è estesa la protesta, e in varie città italiane si scontrano manifestanti e polizia con feriti e arresti.
I Senatori della sinistra minacciano di denunciare Ruini per il suo comportamento anticostituzionale. Parri, Terracini, Pertini, Scoccimarro salgono al Quirinale per protestare con il Presidente della Repubblica: ma non c'e' nulla da fare, Einaudi dà a loro la stessa risposta che ha dato ai deputati della Camera: "Non voglio interferire nelle procedure parlamentari",  il che significa che lui non conta assolutamente nulla, anche se formalmente quattro giorni dopo, il.....

4 APRILE .... Einaudi promulga la legge con la sua firma, e scioglie la Camera proprio su richiesta di questo governo che si è in pratica votata la legge da solo, sollevando non poche perplessità. Stessa procedura nei riguardi del Senato dove PARRI pur essendo del PRI si dimette per protestare contro questi metodi autoritari, dittatoriali, vergognosi. Nulla da invidiare con quelli precedenti.

7-8 APRILE -
Dopo un mese di manifestazioni, proteste, interventi durissimi nei comizi elettorali in tutte le città italiane contro la "legge truffa", si va finalmente alle elezioni. La sinistra ci va con una tristezza ferale, è convinta che sarà scippata. Mentre i partiti della maggioranza, DC in testa, pregustano un successo strepitoso. Hanno tramato con mille sotterfugi, con prepotenze e  colpi di mano; la vittoria é data quindi per scontata.

Ma non è servito a nulla. Il giorno dopo c'é la sorpresa che gli italiani ogni tanto riservano ai loro governanti; ed  è grande. La sconfitta è cocente, la "legge truffa" non è servita a nulla. Non solo, ma si aggiunge la beffa. Per soli 57.000 voti non scatta il premio di maggioranza.
Si reagisce con una proposta indecente. Di fronte all'alto numero di schede non valide (1.317.583 alla Camera e 1.173.850 al Senato) qualcuno vorrebbe fare annullare le elezioni e ritornare alle urne. Siamo al parossismo e anche all'irresponsabilità totale (o a un altro tentativo immorale).

Lo stesso De Gasperi (ma la pagherà cara!) e perfino lo stesso Scelba hanno più lucidità di alcuni "pazzi". Scongiurano questa scellerata scelta che potrebbe portare il Paese (con un'altra campagna elettorale) a uno vero e proprio scontro, perfino incontrollabile sul piano dell'ordine pubblico. 
Sarebbe sicuramente scoppiata una guerra civile di proporzioni enormi. Era ormai chiaro a De Gasperi che la "legge truffa" non solo non aveva fatto guadagnare voti al centro ma aveva, rispetto al 1948, fatto perdere il 13%. Era una vera Caporetto. Un'altra tornata alle elezione, nella migliore ipotesi e pur senza una temuta guerra civile, avrebbe peggiorato sicuramente una situazione già molto critica.
La sorpresa dunque fu per tutti. Perdeva la DC l'8,4%, perdeva l'ambizione di Saragat con il suo PSDI e altrettanto ne venivano fuori perdenti quelli del PRI e del PLI.
Guadagnavano sorprendentemente le sinistre con PCI e PSI, i monarchici, dal 2,8% passavano al 6,9 e con ancora più sorpresa l'MSI che dal 2,0% (6 seggi alla Camera) registrò un 5,8% guadagnando 29 seggi; la destra si riaffacciava prepotentemente sulla scena politica italiana. Ed era anche piuttosto chiaro da dove questi voti provenivano, da quelli che per un po' di anni avevano parcheggiato dentro nella DC.

La conseguenza dei timori espressi, fu che lo stesso De Gasperi, il padre della Patria nel 1945, in carica con sette governi consecutivi, inventore della nuova legge, fu fatto fuori, e questa volta per sempre, malgrado avesse cercato un colloquio con Togliatti, che dal 1947 non aveva mai più voluto incontrare. Infatti il.....

3 LUGLIO
... incaricato di formare il nuovo governo, che sarebbe il suo VIII, De Gasperi "cerca" il segretario del PCI (sta cercando una ciambella di salvataggio). Inutile, il.......

28 LUGLIO -
... De Gasperi vara il suo governo ma non ottiene la fiducia. Ha tentato di fare un monocolore, ma gli votano contro 283 deputati (PCI, PSI, PNM, e il MSI (!),  gli dicono sì 263, solo i democristiani, e si astengono i vecchi amici (PSDI, PLI, PRI).

Gli fanno finire cosi' la lunga carriera, non gli perdonano di aver quest'anno sbagliato tutto: la legge elettorale che è stata un boomerang; la "polivalente" che ha inquietato un pò tutti; e gli errori sulle alleanze. Paradossalmente era riuscito a fare il "miracolo" dentro la destra, meglio di Don Sturzo; infatti era riuscito a far guadagnare al MSI 1.582.000 voti; ma poi questi, "alleati" (addirittura) con il PCI gli votarono contro con un secco no; una beffa!

13 AGOSTO -
A guidare il governo viene chiamato GIUSEPPE PELLA, proprio il nemico di De Gasperi (liquidato da lui il 15 luglio del '51 e messo sempre in un angolo). L'unico uomo del resto ancora valido, dentro una DC sconvolta al suo interno dopo la batosta elettorale, e dove hanno perso smalto addirittura i Fanfani e gli Scelba.

22 AGOSTO -
Pella ricuce le alleanze e vara il suo governo monocolore e ottiene sia la fiducia al Senato con 140 voti a favore (DC, PLI, PRI, PNM) contro gli 86 contrari (PCI, PSI e indipendenti) mentre si astengono MSI e PSDI. Alla Camera il 24 agosto lo schieramento è lo stesso, con 361 si', 215 no, 44 astenuti.
All'odiato De Gasperi non concede nemmeno un Ministero.

29 AGOSTO -
Scoppia la crisi di Trieste, che diventa drammatica. A nulla erano serviti i precedenti incontri, di giugno a Londra, di De Gasperi per cercare appoggi chiari. Churchill lo sappiamo fin dal 1944 quanto era   assente alla questione,  ritenuta sempre secondaria, ininfluente, comunque non certo la questione aveva mai occupato i suoi pensieri.
Ma la situazione è ora invece diventata critica, si prevede sul territorio una invasione Iugoslava. Il governo Pella allarmato invia nelle zone limitrofe grosse unità della Marina e dell'Esercito pronte ad intervenire. Vengono perfino richiamate alcune classi. Ma la reazione di TITO non si fa attendere. Il.......

6 SETTEMBRE
a Okronica presso Gorizia Tito fa un discorso chiaro, vuole la internazionalizzazione della città di Trieste e l'annessione alla Iugoslavia del resto del territorio. Una richiesta che fa ancora di più inasprire la crisi, pari alla richiesta di Pella, che propone invece un plebiscito della popolazione triestina, con l'intenzione di ricongiungere così la città alla madrepatria, con la volontà popolare.

28 SETTEMRE -
De Gasperi disoccupato, viene eletto segretario della DC. Ma non tutti sono all'interno del partito d'accordo. Infatti 49 gli votano a favore e 22 infilano dentro le urne 22 schede bianche (un umiliante piatto freddo, che è un cinico benservito). Inoltre un gruppo con in testa GIOVANNI MARCORA (è lui l'ispiratore) fonda una corrente di sinistra con il forte e autorevole appoggio di un soggetto che diventerà prestissimo potente, il presidente dell'Eni ENRICO MATTEI.
Ma non finiscono qui i dissapori dentro la DC con il vecchio uomo politico trentino; un altro gruppo capeggiato da GIULIO PASTORE organizza un'altra corrente con caratteristiche sindacali, chiamata Forze Sociali.

12 OTTOBRE -
Dopo i movimenti a Trieste, Usa e Gran Bretagna ritirano dalla zona A della città le proprie truppe e concordano di dare pieni poteri all'Italia per gestire amministrativamente la popolazione civile. Vogliono comportarsi alla Pilato. Ma PELLA la crisi la vuole gestire anche politicamente, e osando, fa ammassare truppe italiane al confine, ignorando le proteste iugoslave che sono con questo atto una vera e propria invasione di territorio non contemplato dal trattato di pace, che ricordiamo era a favore del Paese Iugoslavia, vincente, contro un Paese belligerante Italia, perdente.

Pella con il suo comportamento alla fine causa degli incidenti diplomatici. L'URSS infatti, critica apertamente gli USA e la G.Bretagna di aver lasciato l'Italia agire contravvenendo ai trattati di pace da loro stessi voluti e firmati. Contemporaneamente Tito minaccia gravi conseguenze e riconferma provocatoriamente di contrastare anche con le armi un eventuale insediamento militare italiano a Trieste.

4 NOVEMBRE -
Nel clima triestino già molto teso,  le pompose celebrazioni italiane di questa ricorrenza, di una guerra dalla Iugoslavia non ancora dimenticata, fanno aumentare la tensione perchè vengono interpretate queste celebrazioni una vera e propria provocazione di tipo irredentistico simile a quella dannunziana di Fiume.  Dimostranti italiani (Tito afferma strumentalizzati) si scontrano con la polizia civile al comando degli Alleati. Il giorno 5 e 6 altre manifestazioni e scontri con sei morti e centinaia di feriti. L'esercito di entrambi i due paesi sono al confine pronti a intervenire. In Italia viene già in mente quanti morti sono costati nel 1918 per riprenderci quel pezzettino di territorio. E chi nelle case italiane vede partire i richiamati, ha delle buone ragioni per inquietarsi. Ma Pella insiste, Tito anche, ma è quest'ultimo, forse cercando di evitare altre nefaste conseguenze, che il ....

15 NOVEMBRE avanza altre proposte più pacifiche: Trieste città andrà all'Italia, ma per il retroterra  vuole la divisione in due zone, A e B. E' una soluzione che il...

5 DICEMBRE ...viene accettata dall'Italia (ma forse dall'esterno gli viene imposta), ed entrambi i due Paesi decidono di ritirare le  truppe ammassate al confine. Finisce un "piccolo" incubo in Italia, in una avventata prova di forza di due politici che -secondo loro- stavano giocandosi il prestigio. Episodi che  all'inizio appaiono come piccoli incidenti, ma che molte volte diventano la scintilla che fanno debordare la ragione di uno o dell'altro e danno fuoco alla miccia delle polveri. 
Alla fine non vinsero nessuno dei due, ma eseguirono entrambi ordini dall'alto salvando la faccia.

17 DICEMBRE -
Il segretario della DC De Gasperi prende iniziative all'interno del partito per mettere in difficoltà il suo "compagno" (mica tanto) di partito Pella che guida il governo.  De Gasperi perde il suo stile, e per attirargli le antipatie accusa Pella di essere amico della destra (ricordiamo che il suo governo ha ottenuto la maggioranza con i voti dei monarchici e l'astensione del MSI). Insomma i vecchi screzi con l'uomo politico biellese che lo aveva fortemente criticato nei suoi precedenti governi tornano alla ribalta. De Gasperi nel condurre questa campagna denigratoria dimostra semplicemente e pateticamente che non ha nessuna altra carta da giocare. E' insomma un uomo che non conta più nulla dentro la DC, che marcia su un'altra strada, e lui è diventato ingombrante. Anche se la stessa DC non smetterà nei successivi anni di celebrare l'uomo come un grande statista, salvatore della Patria e altre simili affermazioni.

In Italia gli sporadici tentativi di fare delle riforme agrarie falliscono miseramente nei progetti e nella esecuzione, per le piccole dimensioni delle terre affidate agli agricoltori che non possono essere per questo motivo a produttività intensa, ne' possono meccanizzare le colture; i mezzi meccanici non vengono prodotti e quei pochi che ci sono hanno un prezzo proibitivo anche per chi ha centinaia di ettari da dissodare, seminare, raccogliere; siamo nelle campagne ancora alla semina e alla raccolta del grano o del riso col sistema quasi manuale. Ignorati i sistemi di drenaggio del terreno, l'impiego su larga scala dei concimi chimici, del tutto assenti i sistemi di conservazione delle derrate nei silos. Il cereali vengono ancora ammassati in ambienti non idonei, i trattamenti (come la pulitura dalle glume o la bramatura) sono arcaiche, e alcune moderne tecniche che altri paesi utilizzano da decenni, sono ignobilmente e pregiudizialmente (e strumentalmente) criminalizzate, mentre l'agronomia dei grandi latifondi senza scrupoli impiega pesticidi che si riveleranno in seguito micidiali.

Nella zootecnia ancora peggio, l'Italia è ancora ferma ai sistemi adottati da Diocleziano e da Costantino. Assente la prevenzione nelle malattie, e la raccolta del latte avviene ancora con metodi preromani. Nel sud l'80% dell'aratura avviene ancora con i buoi e per gli azotati si continua con il metodo mesopotamico e egiziano, quello di bruciare le stoppie sul posto, mentre l'impiego dei concimi organici é molto limitato, viene impiegato quello ricavato dalle pochissimi stalle (il letame), nella misura che non supera il 10-15% dell'effettivo fabbisogno. 

In sostanza la produzione è scarsa, di bassa qualità, e con tutte le potenzialità delle nefaste malattie delle colture e degli allevamenti. Ricordiamo che non esiste un ministero della Sanità che si occupa di queste cose. Si va avanti con la consuetudinaria agricoltura che ha una data - come tecnica - di circa 2-3 mila anni. Mentre il Paese è ancora affamato, dopo otto anni di dopoguerra.

Mentre invece nell'industria, nelle grandi città del Nord ovest e Centro Nord assistiamo alle premesse di quel periodo che fra poco verrà chiamato "Miracolo Economico" che porterà incrementi da capogiro su articoli che nulla hanno a che vedere con il miglioramento della qualità (ma anche quantità) dei prodotti alimentari. Anzi depauperando ricchi territori a vocazione rurale, depauperando risorse umane in queste regioni addette, le incontrollate selvagge migrazioni, aggraveranno ancora di più la situazione nelle campagne.

In Puglia, in Calabria, in Campania, in Sardegna, piccoli proprietari videro vuotarsi i paesi dalla forza lavoro, e guardavano sconsolatamente i raccolti marcire non avendo più manodopera locale. In pochi anni, si impoverirono ancora di più, fino a che, restituirono la terra alla vegetazione delle gramigne, mentre gli allevamenti di bestiame rimasero fino all'estinzione allo stato brado su terreni dove non cresceva più nemmeno l'erba.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)