HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1962
SECONDA PARTE MORO A SINISTRA  -  TERZA PARTE (LA FINE DI MATTEI, IL CORSARO DEL PETROLIO)
  QUARTA PARTE (CUBA)
- MARILYN MONROE 
Scoperte/Scienza
   -  Cultura/Costume   -   PAPA GIOVANNI xxiii
(voce)

E' in arrivo la beatlemania, i capelloni, la generazione beat = (da ribelle)

 

E' l'anno delle promesse di FANFANI con il "suo" centrosinistra con l'alta regia di ALDO MORO e i suoi "DOROTEI". 
Hanno contro la Chiesa, gli Usa e una buona parte della stessa DC. 
Ma saranno loro d'ora in avanti a gestire il potere per i prossimi sedici anni; a scatenarsi in lotte intestine, a farsi lo sgambetto, a darsi spinte. Con Fanfani  messo in un angolo, trionfano i dorotei, poi lotte intestini anche in questa corrente, infine quasi solo Moro andrà incontro al suo destino, non prima di essere stato messo all'"angolo" anche lui; ma nell'aria c'era l'ultimo  pericolo (ed era quasi certo), quello che salisse al Quirinale.

Fra i dorotei e i fanfaniani di questo periodo intanto spunta un "cavallo di razza" GIULIO ANDREOTTI con la sua corrente "Primavera". Un "osso" che nessuno ancora immagina quanto sarà duro in seguito, ma anche sfuggente, ironico, spesso agnostico,  ma però non smetterà mai di fare il "ragioniere" di voti, raccogliendo a destra a sinistra, al centro, nelle chiese, dentro le forze armate, o nella semplice ciociaria, con il suo più efficiente e accuratissimo apparato elettorale d'Italia.

E' l'anno delle idee: delle Regioni, della riforma della Scuola, della prima Nazionalizzazione, della Riforma urbanistica, della Riforma pubblica, della Mezzadria e della cedolare. Ma alcuni progetti, pur con la concretezza e la volontà di Fanfani (ma forse proprio questa fattibilità, allarmava) verranno accantonati, e anche villanamente boicottati. C'e' da spartirsi il Paese, creare i sottogoverni, aggregare le clientele di provincia, crearsi con gli uni e le altre il proprio potere locale; e su questo foraggiare la propria corrente; che stanno nascendo numerose, spesso dentro quei movimenti in cui i leader hanno poi scoperto (ma con molto ritardo) di aver allevato in seno ed aver avuto accanto  delle piccole "serpi".

E' l'anno dove si tenta di frenare i consumi pubblici e privati, ma una buona metà dell'Italia è stata ormai drogata. Produce opulenza per l'estero (40%) e gli italiani  anche loro ne vogliono assaggiare un pezzettino. Questa opulenza (tale a qualcuno sembrava, dopo tanti anni di fame e di toppe) la ottengono in cambiali, (poi non userà neppure quelle, basterà il "segni" e i pagherò)  ipotecando il reddito di mesi e mesi, e togliendo la liquidità  e la manovrabilità del denaro alle banche; un sistema che porterà fra poco all'inflazione strisciante (dallo 0,42 del '59 si passa all'8 il prossimo anno), e verso la fine di un sogno che durò soltanto qualche anno.

E' l'anno dove le grandi industrie devono accettare di tutto, senza più fare discriminazioni sindacali. I Movimenti, lacerati, sempre più deboli negli ultimi anni e sempre sulla difensiva, scoprono nel corso di una disfatta (Torino) l'unità, il rapporto di forza tra padronato e operai, ma è ancora blando, opportunisticamente accettato dai primi  ma non seriamente concertato dai secondi. Ma entrambi le parti stanno al gioco.  Deve passare  tutto il '68 prima che il sindacato scopra di essere il primo attore dell'economia e, (dicono all'estero) della politica, perchè la politica in questi anni sarà del tutto assente. Incapace di seguire le profonde modificazioni, di capirle, quindi sempre maldestra nell'intervenire, salvo alcuni pionieri, poco ascoltati (Olivetti), spesso insultati, messi alla berlina (Sullo), ferocemente criticati (La Malfa), o attaccati (Fanfani).


"Abbiamo capito subito e ci siamo resi conto che non avremmo saputo dirigere la società
italiana. Il Paese, fuori, era più forte della politica, e anche più intelligente. Non fare nulla fu la scelta migliore di tanti provvedimenti governativi.  Il paese fu così lasciato nella logica della foresta e per fortuna ci è andata bene
" Onestamente lo confesserà l'industriale ma anche senatore Dc PieroBassetti, su Repubblica, anni dopo.

E' l'anno del Concilio di Papa Giovanni XXIII, che sconcerta,  rivoluziona la Chiesa e la stessa politica; con una maggiore apertura verso i problemi contemporanei e, vera rivoluzione epocale, una maggiore apertura fra i non credenti. I comunisti ringraziano, la democrazia cristiana (quella confessionale) si straccia le vesti,  e una buona metà dell' episcopato reagisce. Papa Giovanni era stato scelto perchè doveva essere un papa transitorio (l'età l'aveva) non per fare il "rivoluzionario". Fra l'altro contagiando anche il suo successore Paolo VI (che doveva essere già eletto al posto di Giovanni XXIII, poi si differì la sua elezione perchè dopo Pacelli mettere sul soglio un altro intellettuale come Montini, non era proprio il caso).
Una pausa di un paio di anni con un buon Pastore era invece l'ideale. Invece Papa  Roncalli non solo restò sul soglio cinque anni, ma in questo quinquennio sconvolse la chiesa come nessuno aveva fatto in cento anni; ebbe l'ardire di convocare anche il primo Concilio dopo la fine del potere temporale (del 1869-70 che come oggetto questo era proprio la condanna al materialismo marxista e al razionalismo liberale di allora), e lo convocò Papa  Roncalli anche a suo modo, ribellandosi alle regole. (Vedi il link sopra dedicato a GIOVANNI XXIII)

E' l'anno, piuttosto virtuale, migliore del Paese, di quell'Italia precedente e di quella che verrà in seguito. Si e' partiti a gennaio chiudendo con il PIL del precedente anno a piu' 8,6%. Un record che fa sperare in un avvenire migliore, ma anche se sarà uguale farà comunque percorrere un altro pezzo di strada tutta in discesa. La potenzialità della nuova fase "non politica", con i rappresentanti degli operai dentro quella che dice NENNI essere (sua la famosa frase) "la stanza dei bottoni" fa sperare molto. Anche se l'illuso Nenni troverà di tutto nella "stanza" quando ci entrerà, meno che i bottoni di comando. Provò a pestare i piedi, ma lo fecero calmare subito "con un rumore di sciabole".

E' l'anno dove si producono molti frutti, ma molti rimarranno acerbi, mentre altri troppo maturi e perfino un po' guasti (nei posti di potere sono ancora molti quelli del vecchio regime) andranno a far marcire anche quelli sani nei prossimi anni. La stessa Chiesa convinta di aver manipolato bene il partito cattolico, dal partito verrà essa stessa manipolata (e questo lo aveva già capito in anticipo Pio XII - vedi qui  GEDDA);  verrà messa sempre di piu' in un angolo, esautorata perfino nelle piccole borgate. I suoi Comitati Civici furono fagocitati, sostituiti dalle sedi del partito che all'entrata hanno anche loro il simbolo della croce.

E dentro alcune di queste sedi, inizia il forte dissenso cattolico che nonostante le aperture di papa Giovanni, a forza di delegare ai politici il potere anche dei "piccoli cortili", negli anni '90 (Tangentopoli) la Chiesa rimarrà alla fine orfana, e di quello scudo crociato usato e utilizzato da altri, gli resterà solo un'altra croce da portare sulla schiena; ("aspettavamo il sereno e invece sta arrivando la tempesta"  aveva detto amareggiato Paolo VI qualche anno prima; e aveva già visto lontano)
Il quel '91-92 (quando accadde Tangentopoli), sara' lapidario un monsignore di Vicenza, (dopo il naufragio della DC & C.) nell'ascoltare gli ipocriti appelli, o nel sentirsi spingere a destra o a sinistra e con ognuno le sue mille tesi demagogiche: "state zitti, lasciateci almeno piangere in silenzio dalla vergogna". Quante alleanze sbagliate e compromettenti! (spesso subìte, in buona fede; un prete direbbe "subite evangelicamente") 

E' l'anno nel mondo dove molti piccoli Stati lottano e conquistano l'indipendenza, L' Algeria (dopo uno drammatico scontro con la Francia), l'Egitto, il Congo, il Tanganica, l'Uganda, il Mozambico, il Ruanda, lo Yemen ecc. Nascono gli Stati Africani (20). Mentre i "grandi" (quelli civilizzati) Russia e America tengono col fiato sospeso il mondo con la minaccia di una guerra nucleare, si sfiora la Terza guerra mondiale, poi risolta in extremis, e chissà come; sembra che nessuno dei due voleva perdere la faccia. E qualche oscuro compromesso ci fu.
(i particolari e quanto incise in seguito questo evento, compreso il '67 e il '68)

UN ANNO DA INCUBO?
forse solo la miccia.... del '67-'68


 E' il secondo fallimento della politica di KENNEDY (dopo Berlino Est) e questa volta vincente è FIDEL CASTRO. Ma già sta preparandosi il presidente Usa a commettere il terzo errore che costerà all'America per dieci anni lacrime e sangue e per la prima volta conoscerà la sconfitta.

MA ANDIAMO PER ORDINE CRONOLOGICO


17 GENNAIO - Tiene banco alla Camera lo scandalo di Fiumicino. Inaugurato il 20 agosto del 1960 in occasioni delle Olimpiadi, dopo sei mesi risulto' inagibile, costruito con infimi materiali e su un terreno paludoso, senza nemmeno drenarlo.
E' l'inizio delle grandi opere pubbliche date in appalto con licitazione privata che procurano fiumi di quattrini alle correnti. Le inchieste portarono a galla la colossale speculazione sia nell'acquisto dei terreni (che erano stati stimati a un prezzo, ma furono poi con varie scatole cinese - create appositamente - venduti  piu' del doppio) sia nella stessa costruzione. Un ex ufficiale dell'aviazione stranamente (fra l'altro di basso grado) rientro' in servizio, ottenne la direzione generale dei lavori, creo' all'esterno una decina di societa' intestate a moglie, figli, fratelli, parenti e amici vari, e ancora stranamente (!) a queste societa' vennero affidati tutti gli appalti delle opere della gigantesca costruzione, e tutti a licitazione privata e non con delle aste pubbliche. Motivo si disse, l'urgenza. I costi salirono al 250%, e nonostante questo, alla fine si scoprì che sotto un velo di cemento che si spaccava o al sole o sotto il peso del primo aereo che atterrava, c'era solo sabbia e il terreno paludoso era tutto da bonificare. I costi per la ricostruzione salirono alle stelle e gli italiani pagarono per 5 aeroporti e ne ottennero finalmente uno: Il Leonardo da Vinci! Italia anni '60!

E' l'inizio di un "perverso costume"; nelle opere pubbliche (fra poco in quelle nazionalizzate, nei gruppi a partecipazione statale) si aggirano i boiardi, i corruttori e i concussi in un turbinio di mazzette, tangenti, favori, che si moltiplicheranno "biologicamente" in "amplessi" politici spesso incestuosi fra le correnti, o in "congiungimenti" vari nei fidanzamenti e nei matrimoni con gli avversari.
Sempre di piu' si fanno stretti i rapporti tra partiti e i grandi gruppi. Diventano i primi i padrini del "capitalismo assistito", poi alla fine saranno questi ultimi a prendere il "vero potere". E saranno poi proprio loro a ripartire tra i partiti di governo sulla base di un rapporto proporzionale il "foraggio". Nascono fra poco gli imperi della chimica, del cemento, del petrolio, dell'energia, del turismo, dei giornali. Referenti l'Eni, l'Efim, l'Iri, ecc. le perle. Nasce la "razza padrona" che sta già alimentandosi per il momento con le regalie, poi la politica divenuta spettacolo, costerà, non basteranno più le fiasche di vino o le caciotte in regalo, occorreranno soldi, sempre più soldi contanti.

Prima di tutti Cefis, tipico imprenditore di Stato, che si vale della politica per fondare, sui padrinaggi di partito un immenso potere personale. Mattei (un ex fattorino che ha scalato il potere) invece, é meno riservato, parla cinicamente ("i partiti per me sono come i taxi, li prendo poi a fine corsa scendo e pago") avviato anche lui verso l'onnipotenza, precipiterà inspiegabilmente con il suo personale jet, e come un Icaro verso il Sole gli si scioglieranno le ali. Stava volando troppo, troppo  in alto.

Il dualismo politico che sta per nascere con il centrosinistra, porta piccole ventate di falso pluralismo ma anche una maggiore distribuzione di poteri e quindi verso una scellerata gestione e spartizione del territorio. Non per nulla si accantonerà subito l'idea delle Regioni. Nato il progetto per decentralizzare, ci si accorse che a Roma veniva meno il controllo del territorio, e ci si affrettò a dire che nulla sarebbe cambiato. Serviranno le Regioni (per il momento così come sono)  per chi non ha un posto a Roma per creare centri di potere locale e con referenti il padrino politico di turno. (Ma anche quando nasceranno formalmente le Regioni, zero sarà l'autonomia, le 650 appetitose aziende Ulss (il primo grande apparato decentrato) serviranno ai partiti ). O come nelle industrie di Stato, nate per centralizzare e socializzare le imprese serviranno come forzieri per finanziare le correnti politiche dei partiti. O fare un favore all'amico nel fare assorbire allo Stato ad alto prezzo una sua azienda secca, o cedere a un altro un'azienda florida di Stato a basso prezzo.

Ma e' ancora presto per raccontare gli sviluppi, siamo appena all'inizio, siamo appena alla gestazione di un mostro famelico.

25 GENNAIO - Siamo alla svolta! Al congresso DC a Napoli. ALDO MORO, il segretario del partito, convince dopo sette ore di "curiali parole", i convenuti sulla necessita' di "avviarsi verso sinistra per dare l'avvio a una nuova politica".

Gia' dai primi mesi del 1960 si era profilata in concreto la possibilità di un ingresso del Psi nella maggioranza. Ma la situazione nella DC non era matura e la stessa Chiesa sempre determinante sulla politica democristiana (anche se  stava già entrando nel cono d'ombra) poneva il veto. Ma Moro ha proseguito imperturbabile su questo progetto. Ha lavorato un anno intero, ed è pronto ora, in questo fatidico 25 gennaio a vararlo.
NENNI in parte fu il fautore di questo "incontro storico" con i cattolici, fu lui a rallegrarsi con i suoi dicendo che finalmente si poteva entrare con Moro nella "stanza dei bottoni", anche se poi rimase deluso perche' tutto c'era nella stanza tranne che i bottoni di comando. E forse molti dei suoi amici di partito già l'avevano intuito. Non era lui il protagonista, era stato solo usato.

Infatti a Napoli, al congresso democristiano i socialisti non si presentarono tutti uniti. C'erano state fratture e l'ala sinistra era contraria a un ingresso nel governo a certe condizioni. L'ala di LOMBARDI era invece favorevole ma non si trovò l'accordo, anzi seguiranno mesi di polemiche che nel '63 portarono alla scissione e alla nascita del PSIUP di SASSO, VALORI, VECCHIETTI, FOA e altri.

E se dissenso c'e' nella sinistra, non meno sono le divergenze  in casa democristiana al suo Congresso. Ma il protagonista è lui,  MORO. E ' lui il grande tessitore, non trascina, rimane sempre sotto tono nella lunga esposizione dove parla per sette ore di fila; non magnetizza di certo con la sua voce, eppure è lui a dirigere l'orchestra, lui l'artefice ideologico, sara' lui a formare il prossimo governo Fanfani, lui a dargli l'investitura politica e l'ossigeno, a questo governo e a quelli che verranno d'ora in avanti, a quelli che lui guiderà; e anche quando non vi parteciperà sarà sempre lui il regista. 
Lo fara' per sedici anni e continuera' a tirare i fili di tutta la politica italiana, lui a rappresentare l'ago della bilancia, fino alla sua morte quando stava preparando quella che doveva essere la sua operazione più ardita: l'ingresso del PCI nella maggioranza e lui candidato al Quirinale. Lo uccisero poche ore prima.

Moro é mite ma é temuto, lo ossequiano e lo baciano in mille occasioni, ma dietro lo contrastano, lo attaccano, più tardi lo umilieranno perfino, relegandolo a fare non il segretario della DC, ma il presidente, quella carica onorifica che proprio lui aveva inventato per mettere da parte i ribelli. Chiuderà la carriera in un modo drammatico nel '78.

A questo Congresso è Moro a sorvegliare FANFANI, lui a neutralizzare i dissidenti, lui a creare l'intesa per il nuovo governo e poi in quelli successivi, lui ad affrancare ANDREOTTI, lui a inventarsi poi ZACCAGNINI, e sarà lui a difendere la DC dagli attacchi nei processi di corruzione (non ci faremo processare in piazza), lui insomma è il regista e il guerriero. 
("l'uomo onesto", che "nessuno puo' accusare prima e dopo di scarso senso sociale o di mancato servizio alla giustizia". -Elogio di Paolo VI ai funerali- Ma fu proprio perchè era un simbolo che cadde assassinato.

Ed e' lui in questo Congresso a tirare fuori dal cilindro i nomi che domineranno la scena politica nei prossimi anni. Dopo la sua esposizione durata sette ore, sono concordi alla sua linea la  potente corrente dei Dorotei, riesce ad attrarre i Fanfaniani, e a farsi appoggiare dagli amici di Andreotti con la sua corrente Primavera.

Moro prende l'80% dei consensi. Forma un Consiglio dove ci sono 52 dorotei, 28 fanfaniani, 22 andreottiani. 18 sono quelli di Rinnovamento e Base. Inoltre rimane bene in sella a guidare il partito come segretario con 134 voti a favore, 24 schede bianche (ma erano ancora i bei tempi!)

C'e' insomma una rivoluzione in casa DC. Le due correnti sono e saranno le protagoniste per diversi anni: I DOROTEI e gli ANDREOTTIANI. E bisogna subito conoscere queste due correnti.

I Dorotei: E' la potenza della DC di questi prossimi anni, l'anima stessa della DC. Sono dorotei non solo una parte dei democristiani, ma ci sono dorotei tra i socialisti, nell'industria e nella finanza. Nata questa corrente il 14 marzo del 59, quando Fanfani era diventato l'uomo piu' potente d'Italia (contemporaneamente, Presidente del Consiglio, Segretario della DC, e ministro degli Esteri - cariche meritate, perchè Fanfani non era un uomo qualunque, ma era preparato e di grande intelligenza), si disse che dentro quel Convento di Santa Dorotea si svolse una riunione "sediziosa". (Mancava solo l'assassinio e poteva sembrare benissimo una riunione dei Borgia).

Infatti la "congiura" portò Fanfani il giorno dopo (e chissà a quale prezzo) a doversi dimettere da tutte le cariche. A sbranarlo c'erano RUMOR, GAVA, SEGNI, PICCIONI, GONELLA, COLOMBO, GUI, ZACCAGNINI, RUSSO e altri, ma soprattutto ALDO MORO. Un gruppo quindi di antagonisti interni al partito che rappresentavano la piccola borghesia, un gruppo che stava aggregando la clientela della provincia e che si apprestava con questa a conquistare governo e sottogoverno.

Fanfani fu fatto "fuori". Lui aveva dato le dimissioni, 37 gli chiesero di ritirarle, ma 54 "amici" invece le accettarono. Dominò dunque Moro con 137 voti a favore, e con i rimanenti voti, Fanfani nemmeno più lo nominarono (una umiliazione) misero infatti dentro 24 schede bianche. Fu dunque Moro a rimanere alla guida del partito. E nasceva da questo momento la sua "forza" (ma anche Fanfani apparteneva ad un'altra razza, a quella onesta e leale, e nonostante questa sua infelice giornata congressuale, fu l'unico quando accadde il "fattaccio" a schierarsi per la liberazione di Moro. L'unico! E quando un grande politico non si porta dietro i rancori, diventa ancora più grande!)

Gli andreottiani: - GIULIO ANDREOTTI fino a questo 26 gennaio non contava molto. Salvo a Roma e nel Lazio. E' quì che prende voti ed e' quì che crea la sua corrente Primavera. In questi anni Sessanta non ha una parte di primo piano nella costellazione dei leader democristiani. Delfino di De Gasperi fin dal 1945, ha ricoperto qualche incarico di governo, e' diventato ministro sotto il governo di SEGNI nel '59, ed e' ministro nel discusso governo bicolore TAMBRONI del '60, quello che creo' (vedi 26 marzo '60) scandalo non solo nella sinistra ma un putiferio dentro nella stessa DC che ne chiese le dimissioni perche' era un governo nato con i voti del MSI, quindi disse, la stessa Direzione Dc, inaccettabile "in contrasto con le intenzioni, le finalita' e la obiettiva funzione politica della DC". (di queste finalità e funzione nel 1994 se ne infischieranno i nuovi Dc)

 Fu una "commedia". Ad opporsi a quel consiglio dei ministri dimissionario (di Tambroni) fu solo Andreotti, che fra l'altro si oppose con Scelba, anche quando Fanfani tentò di fare subito dopo un tripartito con l'appoggio del PSI. Quindi chiara la posizione della corrente di Andreotti, dove questa trovava appoggi proprio a destra. Perfino nella estrema. E forse soprattutto nella estrema (lo vedremo nei prossimi anni, visto che allo scioglimento di un gruppo di destra, quello più estremo, si mise proprio sotto l'ala della "chioccia" Andreotti). 

Ma MORO è un abile tessitore, ottiene a questo Congresso il consenso di Andreotti  (fino allora all'opposizione) e ottiene (lo abbiamo visto ai voti sopra) anche l'appoggio della corrente di sinistra di Fanfani (un audace pastrocchio!).

1 FEBBRAIO - "l'80 per cento a favore del centrosinistra. La votazione per l'elezione del nuovo consiglio nazionale della DC ha dato i seguenti risultati: "amici di Moro" 75, Rinnovamento 10, Base 11, Centrismo(Scelba) 13, Primavera (Andreotti) 9, "amici di Gonnella" 3, Indipendenti 4, "amici di Fanfani" 39. La mozione di maggioranza, favorevole alla collaborazione col Psi, ha così ottenuto più dell'80 per cento dei voti"
(Comun. Ansa, del 1 febbraio, ore 18,13)

Moro non solo ha vinto  ma opera in modo tale che riuscirà a mettere in un angolo Fanfani, anche se lo manda per il momento al governo con un bel po' di dorotei e con lo stesso Andreotti. Poi riuscira' ad occupare lo spazio sia di uno che dell'altro e a ottenere il suo scopo, tutti i governi d'ora in avanti verranno guidati da lui o dai dorotei, fino a quando le "serpi" che si sono allevati in casa, ognuno con una propria corrente si scateneranno in una lotta intestina. Da ex luogotenenti, con i vari sgambetti inizieranno a esautorare i vecchi leader, compreso e soprattutto Moro, che  da una destra moderata stava svoltando troppo a sinistra; non solo, ma stava indicando agli altri, in mezzo all'incrocio, come un vigile del traffico, di svoltare anche loro (vedi immagine seguente )

 < < inizio ANNO 1962          Continua > > 

(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)