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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 1964
SECONDA PARTE  -  TERZA PARTE  -  Da Beneduce a Cuccia  -  QUARTA PARTE  -   IL VIETNAM

Scoperte/Scienza   -  Cultura/Costume  -  ITALIA   " non ha l'età"   e "una  lacrima!"

Finisce il folle "miracolo economico". Il Min. Colombo allarma "se continuiamo così  si va verso il collasso dell'economia italiana".  Tasse sulle auto, disciplina sulle vendite rateali, cedolare secca,   rinuncia alle Regioni, all'Urbanistica, allo statuto dei lavoratori.
La " carica " delle 600. Tutti al mare ! Sulla nuova  autostrada del Sole. La Romagna " rossa " decolla ! Nessuno immaginò che il 18 giugno in Italia si stava attuando un Colpo di Stato. Lo sapremo solo nel 1968.

















E' l'anno dove dopo il "miracolo" appare la prima congiuntura; scoppia la prima crisi; c'e' la fuga dei capitali all'estero che non provoca solo ristagno, ma quasi un collasso, e qualcuno conferma come canta Gigliola Cinguetti che l'italiano "non ha l'eta'".

E' l'anno che i contrasti tra i partiti di centrosinistra provocano uno delle piu' gravi crisi della storia della Repubblica. Si è andati molto vicino al Colpo di Stato, all'arresto dei dissidenti (anche fra le file democristiane) e a una guerra civile nel Paese. (Piano Solo)

E' l'anno dove scompare TOGLIATTI il cui testamento politico, "Il memoriale di Yalta", ha un forte impatto nel Paese e nello stesso PCI. Una critica liberante all'interno del partito rispetto all'impostazione trionfalistica dei precedenti anni. E mentre prima alcune frange accusavano il partito di silenzi, anche ora, nonostante l'autocritica non è proprio per nulla diminuita; anzi provocano profonde lacerazioni.

E' l'anno che sul piano internazionale vi sono due grandi eventi nei due blocchi, l'allontanamento di KHRUSCEV in Urss e gli americani male consigliati che vanno a imbarcarsi in una guerra in Vietnam che durera' quasi dieci anni, senza ottenere nulla, ma solo sdegno in molti Paesi, compresi quelli della Nato, come l'Italia; e più tardi anche nella stessa America quando inizieranno i genitori a vedere tornare a casa sempre più numerosi i propri figli dentro le bare, ma anche gli altri non toccati dai lutti  nel non vedere alcun risultato, ma solo spese. (In Vietnam - i bombardamenti furono due-tre volte superiori alla seconda guerra mondiale).

Nell'anno, in ottobre, in quindici giorni, si succedono TRE NOTIZIE che rimescolano tutta la politica mondiale dei prossimi anni. Sullo scena le due grandi potenze Urss (liquidazione di Kruscev) e Usa (elezione di Johnson), ma appare all'orizzonte la terza potenza, la Cina, che annuncia mentre sta divampando il Vietnam:
"Pechino - Importante comunicazione. I cinesi hanno sperimentato la loro prima bomba atomica. Grande successo per il popolo cinese per rafforzare le proprie difese nazionali e contrastare la politica imperialistica degli USA, basata sul ricatto nucleare e le minacce" (Com. Ansa, 16 ottobre, ore 16.03). 
I maoisti che stavano già nascendo in Italia fecero festa cantando  "La Cina è vicina/è già in Albania". Ricordando così agli italiani che il primo gennaio in Albania era stato in visita il primo ministro cinese CHOU EN LAI (dallo scorso anno in lite con l'Urss, e la stessa Albania, che ora è sotto la protezione dei cinesi) (E se la bomba i cinesi la portano in Albania, cosa succede in Italia e in Europa? Questa era l'inquietante domanda). 

E' l'anno dove sul territorio nazionale, nonostante tante difficoltà, è quasi terminata la galleria del Monte Bianco; si inaugura l'intera Autostrada del Sole Milano Napoli; entra in funzione la Metropolitana Milanese; inizia il Centro siderurgico di Taranto. Nell'ambito invece dei grandi gruppi privati, un abile regista, Enrico Cuccia (teorie e analisi alla Keynes sottobraccio - precoce analista di economie geopolitiche - (poi vedremo anche perchè)  che già concepisce la globalizzazione) inizia la grande concentrazione dell'Italia industrializzata. Secondo le sue concezioni  (molto in anticipo sui tempi, ma aveva un grande maestro che pochi ricordano)  era indispensabile una forte accumulazione di capitali, che poteva essere salda durevole e a dimensioni internazionali solo se almeno in parte fosse stata ben centralizzata. Una realtà questa di tutto l'Occidente industriale, che già sta correndo verso questa strada: quella delle grandi sfide per il momento europee, poi in quella mondiale che alla fine degli anni '90 diventerà ancora più ardua.

E' anche l'anno 1964 d. C.  quando appare questo articolo in prima pagina sul Giornale di Bergamo. Fotografa una situazione ben precisa; l'articolo porta il titolo "Carta Canta - Mentre i cervelloni del centro-sinistra stanno perfezionando i programmi che dovranno trasformare l'Italia nel paese di  bengodi i sindaci continuano a dibattersi nelle strettoie di bilanci impostati con criteri dell'età della pietra... i servizi pubblici, le cosiddette sovrastrutture che in altri tempi erano considerati sogni avveniristici, capricci voluttuari, conforts superflui, sono ormai esigenze insopprimibili. Però lo Stato lascia i comuni nella tragica situazione che sappiamo". 21 luglio.

Ed è l'anno che per fortuna si pensa anche al frivolo. Escono i primi TOPLESS. Ma è scandalo su tutte le spiagge! Poliziotti e pretori  non arrestano e processano solo le "svergognate", ma a Prato, a Firenze, a Terni gli agenti hanno sequestrato i manichini esposti nei negozi, e denunciato i negozianti con la motivazione "esposizione di oggetti osceni".
Perfino nella liberale Saint Tropez (dove il Topless è stato inaugurato) il sindaco ha minacciato "chiederò che la gendarmeria sorvoli con gli elicotteri gli stabilimenti balneari, ci opporremo con tutti i mezzi"
(Com. Ansa del 28 sett, ore 18.47).
"Parigi_ Con una circolare ai prefetti il ministro francese dell'interno ha vietato in tutto il territorio i topless"
(ib. 23 luglio, ore 23.26).

Una ondata di medioevo sta rispuntando in questi giorni sulle coste marine.
La Cina ha la bomba atomica, in Russia non si sa cosa sta accadendo, in America c'è un nuovo presidente, eppure in Italia accadono queste cose nell'anno 1964.
A non avere "l'età" in Italia ci sono anche molto politici. O ne hanno troppi di anni, sono tutti vecchi.

MA ANDIAMO IN ORDINE CRONOLOGICO

12 GENNAIO - La crisi in casa socialista porta alla definitiva rottura. I ventisei deputati e gli undici senatori ribelli (la sinistra del PSI, contraria alla collaborazione con la DC) che il 17 dicembre avevano abbandonato l'aula nel corso della fiducia al governo MORO, sospesi dal partito, formano il loro nuovo partito, il PSIU. A presiederlo come segretario troviamo TULLIO VECCHIETTI. (abbiamo letto le sue motivazioni lo scorso anno)

26 GENNAIO - Alla DC, dimessosi Moro, che guida ora il governo, diventa segretario del partito MARIANO RUMOR (doroteo) suo vice ARNALDO FORLANI (fanfaniano). Unanime il voto a Rumor, 127 si' e 10 schede bianche. I dorotei insomma fanno il vuoto.

28 GENNAIO - Espulsione anche in casa dei repubblicani, con le stessa motivazione dei socialisti, quella di aver votato contro il governo Moro. E' RANDOLFO PACCIARDI il ribelle, ed anche lui va a formare un nuovo partito, Unione Democratica dove c'e' un po' di tutto: il generale CADORNA comandante del CVR nella Resistenza, ACCAME un ideologo di destra, il missino SBARDELLA, l'antifascista monarchico VINCIGUERRA, il socialdemocratico LOMBARDO e il comunista SMITH. Un assortimento completo che non riuscirà a convivere a lungo, infatti alcuni ne usciranno.

18 FEBBRAIO - Sembra ormai chiaro a tutti che si sta andando verso una grande crisi. In ritardo qualcuno facendo i conti si accorge che da un momento all'altro si potrebbe provocare un collasso economico per quelle ragioni anomale del mercato che abbiamo accennato nel precedente anno. E' lui, UGO LA MALFA, il castigatore dell "euforico quinquennio" che ora sta portando l'Italia - afferma - sull'orlo dell'abisso".

Sono tutte misure le sue che arrivano con un certo ritardo, ma vanno a salvare il salvabile. Sono misure dure da mandare giù in un solo boccone, ma non c'e' altro da fare. Si è quasi all'emergenza.

La Malfa dunque propone una correzione nella politica dei redditi.

1) Contenimento della distribuzione. 2) Divieto di costruzione di abitazioni di lusso. 3) Aumento imposte su auto e barche. 4) Imposta cedolare secca del 30% sulle azioni. 5) Un prestito obbligazionario da offrire agli ex proprietari delle aziende elettriche nazionalizzate. 6) Divieto di costruire nuovi impianti industriali nel triangolo industriale nel Nord gia' intasato. 7) Sospensione della scala mobile. 8) Tutte le rivendicazioni salariali devono essere risolte congiuntamente da sindacati, industriali e governo.

Sono tutte misure che sembrano chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Infatti  gli azionisti (con la cedolare secca) allarmati scappano subito all'estero con quello che gli era rimasto in tasca.  Ma sono gli ultimi, alcuni che hanno preso i miliardi dall'Enel li hanno già preceduti. Sono tutti sotto l'effetto degli aumenti salariali, quindi con la riduzione dei profitti, o stanno soffrendo per le diminuite esportazioni. Hanno reagito riducendo gli investimenti e la produzione,  portato in salvo (dopo la grande vendemmia) i capitali all'estero. Fuga che crea ulteriori tensioni, ulteriore crisi, mancati investimenti, altra disoccupazione.

Nei grandi gruppi come in quello automobilistico o nella chimica accade che chi produce per l'estero per non perdere i mercati non aumenta i prezzi, e se lo fa è prudente, mentre chi produce per l'interno riversa i maggiori costi nella produzione sui beni prodotti, a causa del maggior costo del lavoro e soprattutto per l'alto costo del denaro delle banche, dove in queste  non ci sono solo le piccole e medie industrie in sofferenza ma anche qualche grosso nome. Il risultato è che ogni aumento salariale viene vanificato dall'inflazione; la spirale ha inizio, si viaggia sul 8% per il momento.

La scure si abbattè su coloro che avuta l'impressione che il miracolo sarebbe continuato all'infinito,  avevano fatto - piccoli, medi e grandi imprenditori - tardivi investimenti; nell'ultimo periodo anche gli scettici si erano lanciati con un po' di ritardo nella mischia. Ma con l'improvviso calo della domanda, quindi calo della produzione si erano ritrovati in mano non solo la mancanza di utili per l'autofinanziamento ma erano entrati nella spirale del crescente indebitamento con l'alto costo degli scoperti in banca. Nel 1959 il costo del denaro, con un'inflazione a 0,42 %, era del 4% o al massimo 6%, in questo 1964 era salito al 14% e anche al 18%.

La Malfa dunque propose una rigorosa "austerità" a tutti, lo abbiamo visto nel suo programma. Un periodo di riflessione e nello stesso tempo degli interventi nella politica dei redditi. Queste erano le proposte, ma non si andò molto lontano quando furono approvate. Erano correttivi in attesa di trovare una seria soluzione (che nessuno sembrava avere) più globale, e con una programmazione economica a lungo termine. Questi provvedimenti adottati, chiudevano una falla a monte ma subito  se ne apriva un'altra a valle.
Li si chiamarono questi provvedimenti della "congiuntura", ma già in alcuni ambienti appare la "disgiuntura", perfino in casa democristiana le liti sono furibonde; in una parte del  mondo cattolico  si avverte un evidente spostamento a sinistra e nell'altra parte vi è un riflusso a destra.

22 FEBBRAIO - Dopo pochi giorni i provvedimenti del governo Moro scattano con qualche variazione; la piu' importante è la disciplina della vendita a rate. Finalmente qualcuno si è accorto che questa era diventata abnorme e stava paralizzando la liquidità. Purtroppo anche questo provvedimento era una pezza che non copriva il buco. I milioni di "bigliettini" e "libretti" non è che potevano scomparire all'improvviso nè in un mese nè in un anno.
Altra novità fu la "Cedolare secca", che al suo annuncio già aveva provocato la fuga di capitali. Per trattenerli (ma ormai i buoi dalla stalla erano scappati) fu varato il provvedimento che manteneva il 30% sul possesso dei titoli anonimi, e solo il 5% su quelli nominativi. Per un 5% - si disse- conveniva agli azionisti rimanere in Italia. Si cercò così di chiudere una falla; ma chi aveva già preso il volo non ritornò di sicuro con i capitali in Italia per acquistare titoli nominativi.
Altro provvedimento per fronteggiare la congiuntura, furono le tasse sull'acquisto delle auto e l'aumento della benzina. Un brutto colpo per gli Agnelli.

14 MARZO - L'America nonostante qualcuno veda questo periodo nero, crede ancora nell'Italia, e se ne intende di consumismo e non crede affatto che gli italiani assaggiato l'antipasto si lascino scappare il resto; non solo gli analisti ma anche le banche interessate considerano la crisi solo passeggera, il volano è ormai partito - dicono loro- basta solo correggere alcune linee di rotta (e avevano ragione). Concedono quindi per fronteggiare la crisi un prestito all'Italia di un miliardo di dollari, mentre il fondo monetario europeo di riflesso a questa fiducia d'oltre Atlantico a sua volta concede all'Italia altri 225 miliardi di dollari. Del resto la CEE stessa ha invitato l'Italia con le proposte di La Malfa a perseverare soprattutto nella spesa di contenimento e proseguire nel controllo dei redditi per uscire presto dalla crisi (anche loro avevano ragione)

27 MAGGIO - In questa crisi immanente dove non sembrano mai abbastanza i provvedimenti, i prestiti e l'assistenza della CEE, ci sono alcuni pessimisti che già suonano le campane a morto. Il primo a inserirsi nella schiera dei disfattisti (senza peraltro proporre nulla) è il ministro del Bilancio: il socialista ANTONIO GIOLITTI. Non è d'accordo sulla bontà degli interventi, ma prevede semmai un aggravamento della situazione, e proprio lui socialista si rivolge ai lavoratori invitandoli a non avanzare richieste di aumenti salariali. 
A dargli man forte scoppia il caso del ministro del Tesoro EMILIO COLOMBO che "ha detto e non ha detto" in una intervista alcune cose che hanno imbarazzato i suoi colleghi di governo e ha tolto credibilità agli stessi interventi governativi. Gli scettici già non mancavano, ma sentire un ministro pessimista,  la fiducia al governo veniva a mancare del tutto. Colombo in una lettera a Moro (poi pubblicata da un giornale) affermava che prevedeva un collasso dell'economia per l'eccessivo aumento dei salari rispetto al reddito. Ma disse anche dell'altro, non voleva più sentire parlare di riforma urbanistica, di Regioni, e ciliegina in fondo alla lettera, non voleva più sentire parlare di Statuto dei Lavoratori.

Colombo smenti l'intervista, il giornale invece confermò punto su punto quello che aveva detto. Ci fu una interrogazione in parlamento, si volle indagare;  ma più sulla forma che nella sostanza, e Moro stroncò la discussione, anche se non fece vedere il resto della lettera di Colombo. 
Quelle affermazioni ormai avevano inquinato un rapporto e allarmato le sinistre comprese quelle socialiste al governo che entrarono in fibrillazione (non lo sapremo mai se fu veramente così, Nenni per quanto accadrà fra poco, mantenne sempre l'assoluto riserbo o si limitò a fare solo delle battute).

In poche parole la crisi, dopo che solo alcuni nel  quinquennio avevano fatto una abbondante vendemmia, la dovevano pagare i lavoratori, quando ancora il pane e la mortadella dominava la loro mensa, e i beni durevoli (auto ed elettrodomestici vari) glieli avevano quasi tirati addosso. Qualcosa dovette serpeggiare nell'aria. E ad aggravarla il....

30 MAGGIO - ....ci si mette anche GUIDO CARLI il governatore della Banca d'Italia. Che arriva a quella conclusione che ogni più sprovveduto bottegaio già sperimentava tutti i giorni, quando constatava senza fare tante analisi astratte: che invece di scendere, i "paghero" aumentavano. Carli  disse che era impossibile andare avanti così e che prima o dopo qualcuno avrebbe pagato, e questo qualcuno era l'intero sistema produttivo (per il momento Carli è dall'altra parte della barricata, quando ne uscirà e sarà presidente della Confindustria, dirà esattamente l'incontrario).

Infatti gli italiani (sollecitati) seguitavano ad acquistare di tutto, ma avevano iniziato a non pagare e a rimandare al mese successivo  una grossa fetta del saldo. Così i fornitori che andavano a incassare le fatture trovavano il negoziante in sofferenza; iniziava il mese successivo con la metà dei libretti che riportavano una buona fetta dell'importo non saldato del mese precedente. Quelli invece dei beni durevoli non avevano i libretti ma una lunga lista di clienti in sofferenza, e a sua volta entravano loro in sofferenza e ai fornitori che sollecitavano i pagamenti facevano vedere pacchi di svolazzanti biglietti e bigliettini di "paghero", tutti inesigibili attraverso i normali canali bancari, perchè tutti fatti sulla fiducia negoziante-consumatore. Era la prassi. La gente aveva ancora il tabù delle cambiali, le evitava, e per il negoziante, quello era l'unico sistema per vendere, se voleva vendere.

Cosa proponeva Carli? Rallentare lo sviluppo della domanda interna per non compromettere la competitività dell'economia italiana sui mercati esteri. Mercati che però erano in buona parte in mano solo ai grandi gruppi industriali (chimica, petrolchimica, automobilistica - che andrà a dirigere poi proprio Carli assumendo la carica di presidente della Confindustria).
Una economia che continuava a ignorare gli investimenti alle media industria a produzione interna, soprattutto alimentare, tessile, agricola (che significava in quest'ultima, carne, cereali, zucchero, formaggi - infatti il 50% del venduto di questi prodotti era di provenienza estera) anzi la si penalizzava con la conseguenza che più la si trascurava più aumentavano le importazioni di prodotti alimentari. Così i grandi gruppi avevano un grosso alibi: e dicevano che per compensare la bilancia dei pagamenti dovevano necessariamente  produrre ad ogni costo (cioè a basso costo) per l'estero.

Gli economisti al soldo dei grandi gruppi dicevano "è una necessità produrre per l'esportazione per pareggiare le importazioni dei beni di consumo". I "bifolchi" saggi invece suggerivano "ma  bestie che non siete altro! se ci date anche a noi gli aiuti che invece date solo a chi produce beni durevoli, o al limite ci costruite qualche trattore, camion e attrezzi, noi spianiamo campagne, canalizziamo acque, facciamo allevamenti razionali  e l'Italia non avrà affatto bisogno di importare carne, grano, zucchero e altro". E alla luce del poi avevamo ragione proprio i "bifolchi".

L'economia italiana aveva spinto la domanda sui beni opulenti (abbiamo visto come - con ridicole rate per far nascere il desiderio) e gli italiani si erano così limitati nell'acquisto dei beni di consumo primari pur di avere l'auto, il televisore, il frigorifero mangiando pane e mortadella,  mentre ora gli si diceva non acquistateli più (hanno infatti tassato le auto, non si possono più acquistare altri beni a rate, e hanno aumentato la benzina). 
Ma il male doveva ancora venire, e nessuno ci aveva pensato. Penalizzando gli acquisti dei beni durevoli, disponendo di quella fetta che prima veniva destinata ai beni durevoli e con i redditi di lavoro addirittura in aumento, quando sul mercato si riversò una sostitutiva forte domanda di beni di consumo,  vennero a mancare ... proprio i beni di consumo.

Non ci voleva un economista, ma era lapalissiano. Se una famiglia non acquistava più un auto, una moto, un televisore, dei mobili perchè le rateazioni erano finite, iniziò a riversare quotidianamente le sue entrate nei prodotti di consumo, acquistava  cioè piu' carne e abbandonava la mortadella, ecc. ecc.
Alcuni economisti avevano proprio studiato per nulla. Per capirlo ci misero anni. Carli governava la Banca d'Italia ma non sapeva come si governava una famiglia.

Dunque nella famiglia italiana, esplose la domanda sui beni di consumo. L'italiano per diversi anni li aveva sacrificati pur di poter dire anche lui "mi sono fatto la macchina" (scriveva subito l'immigrato al nord a casa nel sud), o "abbiamo messo la Tivù" (diceva subito alla portiera o al salumiere la padrona di casa o l'impiegato in ufficio ai suoi colleghi).
La programmazione governativa aveva sempre grossolanamente ignorato gli enormi sacrifici che lo sviluppo aveva imposto alle classe lavoratrici, per non parlare dell'immigrato proveniente da quelle sacche povere del paese i cui sacrifici li sopportava solo perchè temprato da generazioni ai disagio, alle carenze, all'ozio forzato, stroncate le sue potenziali capacità, inutilizzate, vanificate, si era  adattato a sopravvivere in una lotta individuale quasi quotidiana non priva di tributi di sangue (dal 1950 al 1963 vi furono per incidenti sul lavoro 43.000 morti e 675.000 inabili - fu anche questo il "miracolo" per chi lo ignora).

Si assisteva ora alla crisi di una economia (ma anche alla gerarchia dei valori) la cui tutela doveva essere affidata allo Stato, rivelatosi subito con dei grossi limiti non solo nel guidare questa economia, ma anche nel seguire il processo di sviluppo di cui ha finito con l'andarci a rimorchio. (Abbiamo visto Saragat lo scorso anno entrare in questioni altamente scientifiche pur non capendoci nulla, nè poteva; non si trattava di produrre o non produrre caciotte, ma energia nucleare!)

Quindi finita la facilità ad acquistare i beni durevoli gli italiani iniziarono proprio da quest'anno a indirizzarsi verso i prodotti di consumo, ad alimentarsi decentemente. A far più ricca la mensa, a iniziare ad acquistare prodotti per la casa e per la persona. A spendere qualcosa nel tempo libero e nel vestiario.

Ma l'Italia non era in grado di farvi fronte, da anni e anni  si era preferito (o furono costretti i politici) a dare impulso e protezioni  solo a chi produceva per l'estero e non per il mercato interno. I grandi gruppi premevano e i politici che non ci capivano nulla rimasero a fare i subalterni, a firmare le carte sbagliate o a non firmare quelle giuste (Lo disse Bassetti, che abbiamo già citato, che era contemporaneamente senatore e industriale. "Non capendoci nulla la cosa migliore era non far nulla"). Invece qualcuno parlava di reattori nucleari e non sapeva nemmeno come funzionava una dinamo della bicicletta.

Cosicchè non avendo sviluppato le piccole aziende che producevano beni di consumo, questi ultimi ora massicciamente richiesti, l'Italia non li produceva, aveva ancora all'angolo della strada il piccolo artigiano, o in campagna il contadino che usava la zappa per provvedere a quel minimo necessario che occorreva al Paese. 
Gli affari veramente d'oro le fecero alcune ditte estere piazzandosi in Italia. Un classico esempio: Ogni casa, ogni massaia d'Italia aveva iniziato a usare i detersivi. La chimica italiana ignorò del tutto questo settore. Due ditte, una americana, la Proctle Gamble, e l'altra tedesca, la Henkel si divisero l'intero mercato italiano. Dominarono incontrastate. Nelle case (tanto per citare nomi che tutti ricordano) c'era  Dash o Dixan, per non parlare degli altri numerosi prodotti, compresi quelli chimici industriali, o quelli usati nelle grandi comunità. Tutti gli ospedali, istituti, case di riposo ecc. per le pulizie usavano prodotti tedeschi. Un mercato colossale, di uso quotidiano. Provate a chiedere a una massaia quanto spende di detersivi in un mese poi moltiplicate per 28 milioni di famiglie. Questo era il mercato del tutto "dimenticato".
Purtroppo andò tutto in mano estera, i nostri politici (e gli esperti di economia) di questi anni non erano mai entrati nel tinello della propria casa. Si occupavano del sesso degli angeli.

Per quanto riguarda tutto il resto è  la prova generale del '69. Alterando i preesistenti equilibri, le grandi  imprese ora risparmiano sugli investimenti, sulla manodopera e ricorrono sempre di più all'intermediazione decentrando alcune produzioni all'esterno, e non solo la produzione ma anche le vendite; cioè creano nel primo caso i terzisti e nel secondo i concessionari.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)