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CRONOLOGIA

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ANNO 1968
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I MITI DEL '68 - (aNALISI) 


Una "Primavera abbagliante",
poi....nuvole oscure, raggi "sinistri", inquietanti, calarono su  scenari di violenza e si posarono su spettrali e oscure ombre "rosse" e "nere", lasciando un lago di sangue.

il '68

Universita'
La voce della contestazione...
in diretta..... dalla piazza....
(plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

"" Ragazzi...facciamo paura! Capite?
"loro" hanno paura di noi!!! ""

Compagni
LA CANZONE DEL '68

(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

Innanzitutto una generale panoramica degli eventi
prima di arrivare alle pagine con tutti i fatti in cronologia.

ANNI DI CAMBIAMENTO E CONTRADDIZIONI

IO ALL'ASSEMBLEA C'ERO

CHE COSA SCRIVEVANO I GIORNALI

( INTANTO A PRAGA...... QUEL 20 AGOSTO )

'68 - FISCHIA IL VENTO

IL '68! Un vento di filosofica follia si trasmette dalla costa californiana al mondo: sono i valori borghesi del secolo, le caparbie filosofie del bempensantismo, l'abbigliamento, la musica, la cultura tradizionale, la superbia e altezzosità da ufficio, a venire lacerati, dissacrati e travolti in un'ondata di provocatoria, ubriacante e irritante giovinezza.

Una follia che fece però venire a galla la fragilità della cultura collettiva e la grande insicurezza di molte ideologie schiacciate dagli eventi passati e recenti che avevano impedito di far maturare i popoli negli ultimi anni. Erano quei giovani dei "folli" ma con lampi di intelligente genialità, pari ai lampi di stupidità dei "saggi", arroccati nell'immobilismo dentro le loro oscurantistiche torri d'avorio, o seduti a dottoreggiare, concionare e pontificare nelle aule, nel Parlamento, nelle sedi dei Partiti e perfino dentro le Curie.
Si è scritto che dopo il '68 il mondo non fu più quello di prima. E se non fu proprio molto diverso, certamente non era più uguale dopo la "primavera abbagliante" vissuta dai giovani di questa generazione. Non più uguale perche' si andò ben oltre la contestazione studentesca che viene sempre ricordata. E di crepe dentro il "sistema" ce ne furono molte, e alcune, ma forse tutte, furono epocali, di diritto entrate nelle pagine della storia recente e saranno sempre in evidenza in quella futura.
"Si inizia un giorno a esser rivoluzionario e non si finisce più di esserlo, perchè ogni giorno la conoscenza si arricchisce, le idee si chiariscono, lo spirito si rafforza e nessuno può dire che era più rivoluzionario ieri di oggi o che domani sarà meno rivoluzionario di oggi" scriveva Fidel Castro
Allen Ginsberg, poeta barbuto e ormai quasi vecchio dirà vivendo questo periodo "Noi siamo tutti dei personaggi transitori. Noi teniamo troppo del passato per essere avvenire. Ora ci eclisseremo per far posto alle genti a cui appartengono veramente l'avvenire e la nuova società".

E' dunque un anno detonatore per tutto il mondo. Quando, dove e come partì la scintilla della rivolta studentesca nessuno lo sa. (forse un giorno sapremo che fu una mutazione neuro-biologica, forse cosmica, una tempesta elettromagnetica fotonica solare, forse di neutrini stellare). Forse partì nelle università americane quando iniziarono a reclutare per mandare in Vietnam gli studenti con i voti scadenti (come se un voto basso affrancasse la morte in guerra. - Ma allora fu una guerra di stupidi? Per come poi finì, il dubbio è lecito). Forse in Francia a Nanterre. Forse a Roma. Forse a Pechino. Forse ad Atene. A Praga. A Tokio. In Brasile oppure in Messico, dove lì, non si andò tanto per il sottile, l'esercito affrontò gli studenti con i bazooka provocando stragi con centinaia di morti nella grande Piazza delle Tre Culture (!). Il luogo scelto non poteva essere il migliore!

Il fenomeno fu planetario, espressioni di animosità, gli uni e gli altri non reciprocamente influenzati e ispirati, perche' contemporanei a diverse latitudini, dunque al di fuori di ogni razionalità e da ogni studio psicologico, sociologico e politico. Accadde nei Paesi democratici, in quelli fascisti, in quelli comunisti.

Quel che è certo è che ogni rivolta fu guidata da capi intellettualmente freschi e provocatori dentro un contesto generazionale costituito da seguaci agitatori altrettanto non stagionati . Per rimanere in Europa facciamo alcuni nomi, tutti poco più che ventenni:  DANIEL COHN BENDIT in Francia, RUDI DUTSCHE in Germania, MARIO CAPANNA in Italia. Una contestazione giovanile che si propagò contagiando il pianeta; tutta l'Europa, e  sembrò travolgere le vecchie strutture e i sistemi di pensiero acquisiti.

E' l'anno della "rottura" anche in Italia. Riformismi malaccorti, cedimenti a interessi corporativi e comportamenti anche irrazionali poggianti su un utopistico marxismo maoismo, andranno a determinare una generale atmosfera antindustriale e provocheranno notevoli mutazioni psicologiche nelle realtà sociali, di cui le principali erano spinte dalle mutate motivazioni scuola-lavoro. L'organizzazione scientifica del lavoro con il taylorismo (la catena di montaggio) stava crollando; la demotivazione fabbrica-cottimo non era stata prevista a tempi così brevi (*) e la grande industria conosce la sua crisi fra scioperi, sabotaggi, occupazioni, con mobilitazioni e forti contestazioni, dove è purtroppo carente una globale strategia sindacale, gracile e corporativistica, contestata alla base e quindi affannosamente essa stessa (come stanno facendo i propri iscritti) alla ricerca di una unità meno dipendente dai partiti: troppo legata a vecchie concezioni del tipo "operaio-proletario" dunque meno attenta all'evoluzione in atto del nuovo tipo, cioè il "lavoratore sociale".
(*) Ma Wiener (proprio lui padre della cybernetica) lo aveva già annunciato gia nel 1950 (Vedi, in "Scienza"). "Gli uomini non diventeranno mai formiche.... La condizione umana modellata su quella della formica è dovuta a una fondamentale ignoranza incomprensione sia della natura della formica che della natura dell'uomo". I tayloristi oltre che non conoscere l'uomo, non conoscevano nemmeno le formiche.

Sta cambiando l'Italia e il suo modello di sviluppo, quella che si appoggia ancora in buona parte su una massa (formica) proletaria analfabeta (i padri dei sessantottini) con la sua misera "scuola" di classe,  tagliata su misura dai ricchi, e difesa dai conservatori rimasti arroccati dentro le loro fortezze istituzionali,  non concedendo aperture e riforme nemmeno davanti alle proteste, che sono subito liquidate  dai serventi-media  "ragazzate", "studenti svogliati", " queste cose da giovani le abbiamo fatte anche noi, ma ora basta, andate a casa". Invece c'era ben altro. Comincia una sequenza di "tuoni" già a inizio anno, a Gennaio, che va sempre più diventando "tempesta":

il 15 sono gli studenti del S.Cuore
il 20 gennaio iniziarono i primi tafferugli
il 26 gennaio iniziarono le prime occupazioni
1l 13 febbraio iniziarono i primi insulti e schiaffi
il 23 febbraio iniziarono i primi espliciti striscioni
il 23 febbraio sera s'iniziarono a contare i primi feriti
il 24 febbraio iniziarono i primi fascisti a menar le mani
il 26 febbraio alcuni comunisti iniziarono ad ammirare Mao
il 29  febbraio  iniziarono  a  rompere  le vetrine  nelle  sfilate
il 10 marzo gli  estremisti  iniziano  a toccarsi  con le randellate
il 30 marzo alcuni gruppi iniziarono a chiamarsi  extraparlamentari
il  31  maggio  iniziarono a  parlare di  armi e di un  attacco allo Stato
l'8 giugno iniziarono a chiamarsi "nazimaoisti" alzando il libretto rosso.

E' insomma nato il SESSANTOTTO - Un singolare  "INVOLUCRO"

Chauteabriand scriveva "Tutto accade grazie alle idee; le idee producono i fatti, che servono loro soltanto d'involucro". E aggiungeva Nievo "dove tuona un fatto, siatene certi, lì ha lampeggiato un'idea".

E Arendt a proposito dei "tuoni" del '68: "E' stato fatto dipendere da tutti i tipi di fattori sociali e psicologici - da un'eccessiva permissività della loro educazione in America e da una reazione a un eccesso di autorità in Germania e in Giappone, da una mancanza di libertà nell'Europa orientale e da troppa libertà in Occidente......tutte cose che appaiono localmente abbastanza plausibili ma che sono chiaramente contraddette dal fatto che la rivolta degli studenti è un fenomeno mondiale. Un comune denominatore sociale del movimento sembra fuori discussione, ma è anche vero che psicologicamente questa generazione sembra dappertutto caratterizzata dal semplice coraggio, da una sorprendente volontà di agire e da una non meno sorprendente fiducia nella possibilità di cambiamento. Ma queste qualità non sono cause, e  se ci si domanda che cosa ha effettivamente provocato questa evoluzione del tutto inaspettata nelle Università di tutto il mondo, sembra assurdo ignorare il più ovvio e forse il più potente dei fattori, per il quale, per giunta, non esistono precedenti ne' analogie: il semplice fatto che il "progresso" tecnologico porta in molti casi direttamente al disastro, cioe' che le scienze, insegnate e apprese da questa generazione, sembrano non soltanto incapaci di modificare le disastrose conseguenze della propria tecnologia ma hanno anche raggiunto un livello tale di sviluppo per cui "non è rimasta neanche una maledetta cosa che uno possa fare e che non possa venire trasformata in guerra".) Arendt, Politica e menzogna, Milano, 1985)

E ancora: "L'idea non è affatto quella di impadronirsi del potere, ma di costruire spazi di libera espressione e comunicazione, che consentono di diventare soggetti di decisione e azione. Spazi fisici: strade e piazze ... ma anche altri luoghi in genere già pubblici, che vengono trasformati e adattati anche al privato: ma contemporaneamente spazi espressivi, nei mezzi di comunicazione di massa, attraverso parole e immagini; e naturalmente spazi politici all'interno dell'organizzazione e del sapere e subito dopo in punti nevralgici del sociale, come i rapporti tra le classi lavoratrici e gli strati intellettualizzati della società. (Passerini, Il 68 nella storia dei processi di comunicazione).

I partiti comunisti, le sinistre europee e mondiali, ma anche tutti gli altri partiti democratici, guardarono interdetti ma non ancora traumatizzati, la "violenza espressiva" del movimento studentesco che li aveva colti di sorpresa, con la guardia abbassata proprio mentre in ogni Paese, era in atto un convulso travaglio ideologico. E come l'occidente capitalista, anche l'oriente marxista entrò in una crisi di profonda riflessione.

Fortunatamente per i teorici dei vecchi equilibri, l'ondata rivoluzionaria in Italia, si spense in fretta col l'ultimo "botto" a fine anno, a mezzanotte, alla Bussola (a sparare ad altezza d'uomo un ufficiale di pubblica (!) sicurezza) e, al declinare dei fermenti di lotta, molti tirarono un sospiro di sollievo. Ma si erano sbagliati: si era appena all'inizio. Non si erano per nulla approfondite alcune realtà che erano invece state partorite mostruosamente (e antevedute da Pasolini) nel corso di questo intero anno: inizialmente nelle occupazioni delle Università, poi nelle mobilitazioni sul lavoro; e perfino (anche qui molta cecità) nel mondo religioso che vede la luce proprio a Firenze pochi giorni prima dall'ultimo "botto" studentesco a Marina di Pietrasanta.

Il potere gerarchico politico e religioso si ritrovò così - dopo questo '68, i bubboni dentro il "sistema" e corse ai ripari con altrettanta improvvisazione, sconsideratezza, metodi e tecniche "Reclutando uomini affidabili, creando una serie di poteri per l'emergenza, una rete paramilitare segreta parallela a quella ufficiale, ma ad essa superiore, che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione" (come qualcuno già drammaticamente annunciava). 

Lo avevano fatto già nel 1948, e il fra virgolette è un'ammissione di Scelba riguardo a quel periodo "pre-Gladio". Infatti molti anni dopo si accerterà (giudice Mastelloni) che c'erano state già nel '48 deviazioni (!?). Dentro i Comitati Civici di Luigi Gedda? "Sì, forse, può darsi che alcune deviazioni sono da ascriversi probabilmente alla componente della Fuci, forse a livello locale per ordini di alcuni militanti" E' Gedda stesso a dirlo senza esporsi troppo (e non dice chi erano questi militanti)
Erano del resto oscure iniziative di carattere paramilitari dentro quella struttura voluta da Papa Pacelli (89 udienze concesse a Gedda) uomini pronti ad agire il 18 aprile 1948 nel caso di una vittoria della sinistra. Scelba infatti in una intervista a Federico Orlando aggiunse "Mantengo il riserbo. Ma posso solo dire che non avremmo ceduto il potere".
(E' interessante ricordare che il flemmatico Andreotti era stato pochi anni prima dal 1942 al 1945 presidente proprio della Fuci (quella che indica Gedda) poi subito a soli 25 anni delfino prediletto di De Gasperi, poi a 26 anni nel 1945 membro della Consulta e nel 1946-1948 della Costituente e..... ininterrottamente poi deputato in tutte le legislature fino al 1992. Cinquanta anni di potere. Quasi intoccabile. Una ragione ci doveva essere. Anche perchè grandi cose non le ha mai fatte! Dopo aver fatto quasi vent'anni di esperienza dentro il Parlamento quando mise su lui un governo nel '72  durò 8 giorni!).

Ma in questo fine '68, dove c'è una realtà molto diversa dal '48, c'è un anomalo traghettamento a sinistra della DC compiuto da Moro; c'è un forte dissenso cattolico dentro la Chiesa; e si stanno muovendo in un modo quasi a tutti incomprensibile i moti studenteschi;  le strutture anti insurrezionali diventano così molte (21 di numero), più sofisticate, clandestine come nel '48; anzi peggio, perchè non rispondono più ai potenti leader politici o al potere esecutivo ma sono gestite alcune di queste strutture da personaggi autonomi pur essendo loro stessi dentro le istituzioni; ma nonostante questo darsi da fare, tutti sono impreparati e incapaci, convinti di trovarsi davanti a moti di piazza del tipo 1948;  invece i gruppi autonomi prendono ora precisi ordini da "professori" , da "generali", da  "colonnelli", da "capitani" o ex capitani , e iniziano a operare  con l'autodecisione, in quella che si chiamerà poi "strategia della tensione". Del tutto assente o marginale apparve in seguito perfino la stessa destra storica, il MSI di ALMIRANTE pur sempre attivo a intervenire nella piazza, ma pregiudizialmente sempre compromesso ed esposto perche' agiva alla luce del sole affrontando frontalmente i "nemici" dell' "ordine": i comunisti! Attivismo classico, di piazza.

Gli altri invece agirono così autonomamente e all'insaputa della stessa destra storica e dalla DC  (anch'essa di fatto una specie di destra storica per le sue connivenze passate, e con ancora ai vertici delle istituzioni tantissimi vecchi funzionari del regime) che gli atti terroristici (dai politici subito etichettati "destabilizzanti" - Scelba poi ne era quasi sicuro) non crearono paradossalmente ciò che volevano ottenere: cioe' lo stato di emergenza e il potere in mano ai militari. Questi ultimi, pur fondamentalmente di destra, molti non avevano proprio più nulla della destra, si erano imborghesiti anche loro,  salvo qualche irriducibile nostalgico repubblichino. Erano così scollati anche i militari, che fecero tutti insieme un grande flop (Piano Solo; Piano Tora Tora, ecc.)  Colpi di Stato da operetta (vedremo fra poco più di un anno quello di Borghese; non certo con dietro una strategia Cia, ne' tantomeno lo era l'operazione, che si avvalse di... guardie forestali).

Ma lasciamo i meandri più o meno oscuri e andiamo direttamente sulla scena......delle "battaglie"

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)