ANNO 1969 - (provvisorio)

CULTURA E COSTUME
(in costruzione)


LUCIO BATTISTI 
E IL SESSANTOTTO

..*** MUSICA LEGGERA - Una rivelazione dI quest'anno è il LUCIO BATTISTI cantante. Gia' prestigioso il suo nome abbinato a Mogol (e da tempo firmano canzoni che diventano grandi successi di Mina, Patty Pravo, Lauzi, Equipe 84, Dik Dik ecc ecc.) Battisti decise di dare il proprio volto e la propria voce alle sue canzoni.
Se avesse fatto un provino discografico, presentandosi come uno sconosciuto, le case discografiche lo avrebbero cacciato via con quella sua voce stridula, rauca e persino sfiatata, ma lui era Battisti, e non si lascera' mai gestire dai discografici e dai produttori, lui si gestisce da solo e canta a suo modo, fresco e personale, divertendosi anche.

Veniva dalla provincia, ma paradossalmente fu proprio lui a sprovincializzare la canzone. Da vent'anni la musica e la canzone italiana era proprio provinciale, isolata dal resto del mondo, era melliflua, aveva altri accenti, testi spesso cretini, e titoli paesani.

I giovani non ci misero molto a capire che c'era un abisso fra i loro gusti e quelli dei loro genitori, e a contribuire a questo distacco oltre al ritmo pulsante della vita moderna, ci si mise Renzo Arbore e Gianni Boncompagni inventandosi la radio per i giovani, il Bandiera Gialla. Un contenitore di musica detonante, nuova, tutta da scoprire.

C'era gia' stato Crocetta che si era inventato il Piper (dove si esibivano nientemeno che i Pink Floyd), c'era stato gia' il fenomeno del rock, del molleggiato Celentano che si era sbarazzato sul palco delle buone maniere e aveva violentato i testi melodici (basti ricordare Il ragazzo della via Gluck, che San Remo relegò per ultima - essendo abituata ai gorgheggi di Taioli a quelli di Villa ecc. -dissero che quella canzone era una "nenia"). C'era stato poi il fenomeno della minuscola ma ribelle Rita Pavone che con la sua voce, i suoi urli, la sua grinta,  fece relegare la melodia italiana negli ospizi, mentre lei urlando la portò negli stadi. C'era gia' stata la musica dei cantautori intellettuali con le loro quiete malinconie (i Paoli, Tenco, Bindi, De Andre', Endrigo ecc.).

Ora invece c'era l'esplosione della musica negra, la musica beat, quella dei complessi pop, i faraonici concerti, i festival hippies, il culto rock. Bob Dylan cantava con rabbia, misticismo, dissoluzione, impotenza, e il riccone Jimi Hendrix diventava con la sua chitarra un (angelo) selvaggio. (basti ricordare il film Easy Rider che abbiamo citato sopra e il festival dell'Isola di Wight). E' stato scritto che fu l'avvento di tutta una umanita' nuova e disperata che rifiutava il culto del lavoro, contestava la societa' liberal-capitalistica, irrideva al puritanesimo, respingeva il denaro come unita' di misura dei meriti di una persona, faceva crociate pacifiste (anti-Vietnam). In apparenza fu "anche" così, fin quando ad alcuni di loro arrivarono contratti miliardari dalle radio, dalle Tv, dalle case discografiche.

Ma anche in Italia i giovani del '69 si sentono cittadini del mondo. E i giovani sono una nuova realta' in questi anni della musica italiana perche' spadroneggiano nel gusto e negli interessi musicali d'oltreoceano e oltre Manica. Hanno da poco conosciuto i Beatles, i Rolling Stones, la musica negra, le nuove sonorita', i nuovi ritmi, e soprattutto i nuovi timbri vocali, che non hanno nulla piu' a che vedere con le tradizioni melodiche italiane. E perfino gli ambienti non sono piu' quelli tradizionali, ci sono (seguendo la moda dei festival pop) ora i grandi concerti ai Palasport.

La contestazione studentesca nel '68 aveva favorito questo nuovo clima. La folla variopinta e rumorosa -che si agitava fra proclami e  occupazioni- veniva tenuta insieme solo dalla musica nelle lunghe ore di noia, nella quale tutti diventavano con una semplice chitarra non solo imitatori di Bob Dylan (Profeta della cultura pop, nemmeno lui un genio della chitarra e per nulla straordinaria la sua voce afona e monocorde) ma diventarono consumatori di quella musica che aveva una componente importante, non c'erano i vecchi temi e gli antiquati canoni musicali, non c'era cioe' l'ascolto attenzionale, ma un rito collettivo, dell'individualismo di gruppo. E' un filo' moderno, in cui tutti raccontano la loro storia, e tutti vi si cimentano con i propri mezzi vocali, stonati, rauchi, diafoni, striduli e sfiatati. L'importante e' il testo, spesso graffiante, si snocciolano parole variamente accentate senza problemi. E se gia' le frasi con i temi improvvisati pongono dei limiti cantabili, il gorgheggio apparirebbe addirittura ridicolo in questo contesto "incazzato". Questa e' una ribellione, dove si celebrano riti anticonformisti, una totale rottura con tutto il passato. La contestazione infatti del resto si era spostata dal particolare (la scuola) al generale (sull'intera societa').

Ma in questo 1969, finita la kermesse del '68, quasi tutti sono ritornati al privato, c'e' il riflusso. (Chi per paura chi per opportunismo). I movimenti giovanili pero' sono rimasti una realta',  i singoli partecipanti hanno quei suoni nelle orecchie e le esperienze della "primavera abbagliante" del '68, per la quale si era vissuta nell'ansia una nuova vita, pur provando tante delusioni. Quasi tutti (lo abbiamo visto nella parte storica) si sono convinti in questo '69 che non si "puo'" abbattere il "sistema", e che il "sistema" regge, ha reagito, e salvo qualche scheggia, il sistema tiene a suo modo sotto controllo il Paese, ed e' ritornato prepotente anche se in modo demagogico, falso e ambiguo. (Forlani ha detto chiaro che "la polizia non puo' stare a guardare!" Ha lanciato il sasso e ha ritirato la mano).

Ai giovani manca ora il calderone rumoroso, che non sono piu' i cortei, le occupazioni, manca dove ritrovarsi, dove riconoscersi, "gli spazi dove possiamo esprimerci" dicono. E se l'industria gestita dai furbi "matusa" inizia subito a soddisfare questi "consumatori", e fa nascere il "mito dei giovani", sono gli stessi giovani a generarlo, a creare il consumismo. Lo hanno cacciato dalla porta e l'hanno fatto subito rientrare dalla finestra.

I giovani hanno riempito le pagine dei giornali per mesi, si sono sentiti tutti protagonisti, sono stati oggetto di discussione in ogni ambiente, e se hanno creato dei problemi ai politici, non li hanno affatto creati agli attenti osservatori che studiano i loro comportamenti sotto il profilo musicale, culturale, sociologico, economico, pubblicitario, e ora sanno cosa vogliono i giovani e hanno capito come agire.

I giovani invece, pur spinti da una energia motrice di idee straordinarie e ammirevoli (idealistiche, contro la guerra, crociate ecologiche, socialiste, maoiste, leniniste, ecc ) non sanno chi sono. Pier Paolo Pasolini sostiene "i giovani, fascisti e antifascisti, sono tutti uguali", l'Italia ha una nuova nazione, ambigua, vitale, contemporanea.

E questo non sfugge all'industria, si ruffiana, riesce a manipolare e a strumentalizzare tutto, gonfia come un pallone il mito dei giovani e i miti dei giovani, e fa la sua grande scoperta "che i giovani vogliono sembrare tutti uguali" (paradossalmente proprio ora che potrebbero scegliere in piena libertà)  nel vestire, nel parlare, nel divertimento, nei gusti musicali; e alimentano questa "cultura di massa" che conferisce valore qualitativo alla quantita', mentre la "cultura d'élite" agisce sempre al contrario e non e' adatta certo (con la sua ricerca di unicita', rarita') a creare una civilta' dei consumi.

Non avendo punti di riferimento precisi, perche' il dissenso dei giovani e' su tutto e su tutti, rifiutano il conformismo dei padri e tutti i loro modelli, e paradossalmente creano il loro conformismo, molto piu' commerciale, creano ed eleggono loro il "modello", e nel momento che lo imitano, imitano se stessi. E' un circolo vizioso che se a loro sfugge, non sfugge all'industria che crea  subito dei modelli da imporre e fra i tanti messi in cantiere ecco i miti (dove il mito e' anche una gomma da masticare o un paio di jeans) da lanciare, e appena questi hanno un calo nelle vendite, subito nella catena di montaggio a far sorgere un altro mito da ravvivare il mercato. Ogni mito diventa una Araba Fenice, ma che non muore ogni cinquecento anni e poi rinasce dalle sue ceneri, ma è a ciclo continuo, non si aspettano le ceneri, varato uno, se ne studia ed è subito pronto un altro e si attende solo l'attimo fatidico del varo, cioé al primo calo dei profitti. Molti durano una stagione e scompaiono perché nonostante bravi (quanti hanno fatto questa fine!) non fanno cassetta, sono diventati d'élite, quindi si mettono a marcire, anche se gia' noti, anche se hanno un contratto. Si salva qualche fenomeno e qualche ribelle, e Battisti è uno di quelli: lui non entra dentro nella "fabbrica" dei miti, nella fabbrica degli "usa e getta".

La Beatles Limited in cinque anni fino ad oggi 1969, ha gia' realizzato incassi di diciannove miliardi di lire, notevoli per questi tempi, ma erano briciole perche' provoco' un indotto di mille miliardi di lire nell'industria di ogni genere. I Beatles fecero nascere la vera "cultura di massa", diventarono "il faro tracciante", la "rotta" da seguire, e tutti riuscirono a fare quattrini alle spalle del mondo sprovveduto dei giovani che si comportarono proprio come avevano deciso i matusa, e che loro avevano contestato. Acquistarono tutti lo stesso maglione, la stessa rivista, le stesse scarpe, gli stessi jeans, gli stessi libri, gli stessi dischi, e celebrarono tutto questo come una conquistata liberta' nell'illusione che erano loro a "decidere" che cosa volevano indossare, quale gomma da masticare, cosa cantare e come divertirsi.

Battisti in questo panorama di indeterminatezza, di caos quantistico ma dove poi ogni particella rientra e fa parte di una precisa legge e torna a formare la massa, è una mosca bianca, è un elettrone impazzito, che sfugge alla regola.

Battisti capisce al volo la situazione, e mescola con furberia gli elementi del rock col ritmo, tratta il vocale del rhythm and blues negro, e non fa gli errori dei precedenti cantautori intellettuali che esprimono malesseri, vita soffocata, angoscia. Poi capisce, che invece di essere inadatta la sua voce, è invece la componente essenziale delle sue canzoni, è la voce di ogni giovane "incazzato col mondo" di tutte le classe sociali. Esprime con semplicita' sentimenti delicati, il suo pessimismo è cauto, fa gridi di gioia, si lancia in frasi cantabili e orecchiabili, poi se non incontra delle combinazioni, recita. Va fuori da tutte le regole delle vecchie articolazioni melodiche, e quindi non risulta ne' falso ne' affettato, lui è il ragazzo che vive a Milano a Roma o a Canicatti', che fa l'operaio alla Fiat o studia fisica alla Sapienza.

Tutti i giovani si riconosceranno in quella voce, che era poi la loro, ed esplose il successo!

Battisti aprira' gli occhi ad altri autori, si scriveranno infatti d'ora in avanti, "altre" canzoni, fa insomma scuola, e tutti i Baglioni, i Pappalardo, Vecchioni ecc ecc , seguiranno la sua scia.

Battisti dopo aver fatto un flop nel '68 nell'arroccata San Remo con L'avventura, vince, non a caso in giro per l'Italia, il Cantagiro con Balla Linda e in quell'anno, ad Asiago, viene incoronato vincitore del Festivalbar, con la piu' gettonata canzone Acqua azzurra, acqua chiara, che piace non solo ai giovani, operai o studenti, poveri o ricchi, ma a tutti. E' il piu' grosso fenomeno della musica leggera italiana e Lucio Battisti ha centrato in pieno!

Poi sempre fedele alle sue non conformistiche scelte, salito sul treno del successo piu' strepitoso, in una fermata, lascia i bagagli nello scompartimento, scende dal treno, e non lo rivedremo piu'. Si eclissa perfino con la sua immagine, ridiventa (ma così cantando era partito) con coerenza un uomo comune, anche se rimane un uomo non comune. Una mosca bianca in mezzo a tanti moscerini fastidiosi, patetici, spesso fabbricati in provetta con materiale genetico grezzo e che tale rimane.

 

*** FILM Easy rider (Liberta' e paura) "e' il film che conta piu' del suo reale valore" e' stato scritto. E' un film storico! E' il film piu' importante dell'anno in America. Segna una tappa fondamentale nel cinema americano. Si e' detto che dopo questo film Hollywood cambio'. Infatti segna l'abbandono dei film dei cow boy, degli indiani massacrati, che hanno "divertito" due generazione, e segna la fine dei costosi colossal.

E' un film manifesto. Interpreta e mitizza tutta una generazione e si interessa per la prima volta dei problemi dei giovani e delle loro inquietudini. Nel film c'e' di tutto e tutto sul "mondo dei giovani". Il disagio, la droga, la cocaina, la marijuana come paradisi artificiali, LSD come terrore del momento, la violenza, la ribellione, le grandi moto ( i chopper) e infine la musica. C'e' la musica di Bob Dylan, Jimi Hendrix, dei Byrds, Robbie Robertson. E un grande interprete Jack Nicholson. (**** stelle)

*** FILM - LUCHINO VISCONTI presenta il film La caduta degli dei. Un affresco impressionante che ci racconta attraverso le vicende di una potente famiglia tedesca avida di potere, i giorni dell'ascesa del nazismo, l'incendio del Reichstag, la "notte dei lunghi coltelli", e alla fine, con la disfatta, la decadenza di una borghesia industriale. Non molto fedele la storia, resa solo spettacolare e drammatica, perche' molti fatti non andarono esattamente cosi'. I grandi magnati, i potenti industriali, non "morirono" con Hitler, e non entrarono in disgrazia.(** stelle)

*** FILM - FEDERICO FELLINI presenta Satyricon. Una ricostruzione della vita romana che ci ha lasciato scritto Petronio Arbitrio, dove pero' Fellini ha messo molta sua immaginazione e molta approssimazione della Roma antica, indugiando soprattutto sulla trasgressione e sulla decadenza dei costumi romani. Ma e' solo una ricostruzione alla Fellini, non alla Petronio, che invece lascia aperta l'immaginazione. (* stella)

*** FILM - MARCO FERRERI presenta Dillinger e' morto. L'ambiente e' il quotidiano di un uomo nella sua alienazione moderna, che vive alcune assurdita' della vita quasi con indifferenza; opera nel non senso, senza opporsi, anche quando ha le tentazioni piu' nichilistiche. Non gestisce piu' il reale, ma vive e convive e si costruisce le fughe dalla realta' con le cose piu' semplici e con quelle piu' impossibili, ma resta sempre ingabbiato, impotente a reagire al mondo moderno che lo seduce e nello stesso tempo l'opprime. Marco Ferreri come al solito raccoglie i "momenti" del suo tempo e i suoi film non sono solo racconti, ma testimonianze di una realta', quella di questi fine anni Sessanta. Una rigorosa e allucinante analisi degli stimoli alla rivolta anarchica dell'uomo contemporaneo. Uscito in questo 1969 e' un singolare ritratto del "ribelle" che abbiamo conosciuto negli eventi storici dell'anno. (**** stelle)

*** FILM - PAOLO E VITTORIO TAVIANI presentano Sotto il segno dello scorpione. Girato imitando il migliore Godard (La cinese) , Taviani (spostando pero' l'azione in un epoca imprecisata) vorrebbe (anche lui) raccontarci metaforicamente il Sessantotto quando due gruppi con il reciproco delirante desiderio di come costruire una societa' utopica, si scontrano e si affrontano anche con la violenza, ognuno con una ideologia in forte contrapposizione. Girato in questo '69, gli eventi accadranno esattamente cosi', ma il film rimarra' blando perche' la realta' del dopo '69 superera' la finzione. (* stella)

*** FILM - Tre film leggeri, ma di costume e divertenti. Al primo posto degli incassi della stagione 1968-69, spopola LUIGI ZAMPA con l'attore ALBERTO SORDI, che interpreta l'arrivista leccapiedi e mascalzone Medico della mutua. (** stelle)
Segue di PIETRO GERMI il divertente film Serafino dove ADRIANO CELENTANO interpreta il personaggio di un pastore che si gode la vita e il libero amore (e' in tema con l'anno del divorzio e la non punibilita' del concubinato) rifiutando il matrimonio che dice essere "contro natura". E' uno delle sue migliori interpretazioni, anche se il film pur essendo molto divertente, non e' un grande capolavoro. (* stella)
Infine MARIO MONICELLI presenta il film La ragazza con la pistola. . Una siciliana (dove si rivela per la prima volta la comicita' di MONICA VITTI ) viene sedotta e parte per Londra per uccidere l'uomo che l'ha disonorata, ma nella grande citta' si sprovincializza. Sembra un inno alla emancipazione femminile ma e' solo un quadretto della Commedia Italiana.(** stelle)

*** TEATRO - DARIO FO presenta a teatro il suo Mistero Buffo. Fo, gia' nel '53 nel teatro dei Gobbi, si e' ora trasformato in un artista di acutezza e personalita' straordinarie, il cui immediato bersaglio era la corruzione politica e il male oscuro della societa' italiana, allora ancora blanda e perfino patetica. Questa indignazione civile la stempera con degli effetti comici straordinari ma anche di una intensita' tragica. Alterna la bizzarria e il grottesco, il realismo e il surrealismo, fa il beffardo poi l'angosciato, e scrive, rappresenta e costruisce questo tipo di teatro: "il mondo di Fo", che e' poi quello doloroso della condizione umana.

*** LIBRI - Arriva in Italia ma non ancora in forma ufficiale (verra' stampato nel 1973) la bibbia di MAO TSE-TUNG. Viva il pensiero di Mao. Una raccolta di scritti dal 1950 al 1968. Mandano in visibilio i "maoisti" italiani della estrema sinistra.
Il pensiero di Mao (detto il "Libretto rosso" culto del "Pensiero di Mao") e' una "battaglia" ideologica contro il revisionismo sovietico (critica verso l'ortodossia marxista) e dal 1966 e' il simbolo della grande "battaglia" della Rivoluzione culturale cinese.
Nella prima scoppiano profondi dissidi con i russi, che culmineranno quest'anno con violenti scontri armati con le truppe sovietiche nel Sinkiang. La seconda segnava l'inizio di una grave crisi e di importanti mutamenti negli indirizzi politici ed economici che porteranno al disastro la Cina.

Mao ha gia destituito il capo dello Stato, con Lin Piao (che voleva fare la rivoluzione mondiale) che in seguito mori', ma la crisi proseguira' fino alla morte di Mao nel '75, con vari colpi di scena, fra cui l'arricchimento per ruberie della "banda dei quattro" fra cui sua moglie.

I "cinesi" italiani non sanno ancora nulla dei fallimenti di Mao, ma stravedono per le sue massime e per l'illuminato pensiero del "grande timoniere"

*** LIBRI - In tema con questi anni Sessanta, GIORGIO BOCCA pubblica una singolare e vivace Storia d'Italia nella guerra fascista. Ed esce un libro altrettanto polemico di EUGENIO SCALFARI L'autunno della repubblica.

*** LIBRI - LUCIO COLLETTI impostando due suoi saggi sulla filosofia di DELLA VOLPE originale interprete delle teorie marxiste (celebre la sua opera Rosseau e Marx) presenta Ideologia e societa' e Il marxismo ed Hegel.

*** LIBRI - Scrive BUKOWSKI il Taccuino dello sporcaccione

*** MUSICA LEGGERA - Il 15 agosto fra i giovani diventa molto popolare una canzone molto particolare cantata da GAINSBOURG e BIRKIN. E' al primo posto nella classifica delle vendite ma ostinatamente non viene presentata nella Hit parate alla radio italiana. E' ritenuta oscena. Interviene anche l'Osservatore Romano, e la magistratura fa il suo (!?) dovere, il disco viene sequestrato su tutto il territorio nazionale. La canzone e' Je t'aime, moi non plus.

*** IL PIU PAZZO FESTIVAL MUSICALE DELL'ANNO di musica pop e' quello dell'Isola di Wight sulla Manica il 31 Agosto. 200.000 hippies invadono l'isola che vedra' le esibizioni di BOB DYLAN l'idolo indiscusso del canto folk. E fra i presenti JOHN LENNON, RINGO STAR, JANE FONDA.

E' l'apoteosi dei festival hippies e del culto del rock. Due giorni di folle kermesse nel freddo, nel fango, nella beatitudine di un delirio di massa.. Si disse che in quel giorno, dove le orchestre suonarono notte e giorno accompagnando i lamenti degli amanti che si rotolavano al suolo senza ritegno, si esprimeva la vuota intensita' dell'epoca; annullamento e misticismo, dissoluzione e impotenza. Avvento di una umanita' nuova e disperata, dove la musica ossessiva le da' l'impressione di formare una classe libera, una nazione degli dei.

500.000 saranno poi gli angeli selvaggi nel raduno di Woodstock in America, a consumare la loro passione; anche loro a rotolarsi a terra nell'amore, anche loro si credono simili a Cristo. Due dei grandi di Woodstock, Jimi Hendrix e Janes Joplin, muoiono nell'esaltazione, ma non della musica, ma della droga.

*** MUSICA LEGGERA - In pieno clima di lotte sindacali e manifestazioni operaie con scioperi e occupazioni di fabbriche, DARIO FO e FRANCA RAME "per risvegliare la coscienza dei lavoratori", contestano il Festival di San Remo organizzando un controfestival con canti appropriati.

Sulla stessa lunghezza d'onda di Fo, un gruppo di contestatori si scagliano invece contro un'altra manifestazione canora, contro il Cantagiro.

*** MUSICA LEGGERA- Al Festival di San Remo vince BOBBY SOLO in coppia con IVA ZANICCHI cantando Zingara, al 2° posto si piazza SERGIO ENDRIGO in coppia con MARY HOPKIN con Lontano dagli occhi, al 3° posto finisce MILVA in coppia con DON BACKY interpretando Un sorriso. Si rivela e ha successo la cantante NADA, con Che freddo fa

FINE 1969

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