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ANNO 1971 (Pag. in costruzione)

'71 - un malessere?
nasce il processore

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IL '71

GEN

MAR

APR

MAG

LUG

DIC

Sindacati

Scuola

Commercio

1970 SICILIA-VENETO A CONFRONTO

Saragat
GIUSEPPE SARAGAT

" discorso inizio anno 1971 "
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Compagni
CANZONE DEL '68
" ben altro discorso la canzone!! "
(richiede plug-in RealAudio® o RealPlayer®)

Qui una veloce panoramica dell'anno
oppure salta alla cronologia dei
FATTI DELL'ANNO

Il 1971 !
Un anno quasi oscuro, poco noto, ma è un anno che ha segnato piu' di tanti altri il destino del Paese. Tutto quello che accadrà in seguito, nel bene e nel male come vedremo, parte da quest'anno e tutto matura nell'ombra misterica e sfuggente di certe sedi di partito, dentro i salotti dell'alta finanza, dentro gli uffici comunali provinciali e regionali, dentro i piccoli e grandi negozi, dentro le immobiliari, dentro le aule, e perfino nel profondo dell'anima di ciascuno italiano. Oltre che dentro i covi di certi estremisti e dentro quelli che li dovevano tenere sotto controllo.

Questo 1971 arriva nel bel mezzo di una grave crisi economica. Dall'inizio fino alla fine il compagno di viaggio degli italiani nel corso di questi mesi è il totale vuoto di potere. Ideale compagno perchè si trasformi nell'anno della presa di possesso del territorio da parte di molti Italiani scaltri.
E dove nessuna categoria ne rimase esclusa.
a) I giovani politici della nuova generazione si impossessano delle segreterie.
b) I gruppuscoli ribelli dominano la piazza con gli "opposti estremismi".
c) I boiardi nelle aziende di Stato diventano i padroni d'Italia.
d) Gli amministratori locali con le Regioni dominano ora nelle attivita' locali.
e) I sindacati - commenta il Washington Post - "sono stati chiamati dagli avvenimenti a riempire il vuoto dei politici" - e di fatto diventano da questo momento e per dieci anni uno dei piu' forti poteri della societa' italiana.
f) I lavoratori si rimpossessano del loro "privato"; c'e' infatti una profonda disaffezione al lavoro che sembra contagiare tutti i settori di attivita': ed è la patologia morbosa dell'assenteismo, che inizia a toccare da quest'anno cifre da capogiro.
g) Nella scuola, ormai gli insegnanti pure loro nei due "disagi", quello economico e quello cosiddetto "della civilta'", scatenano la piu' grande contestazione mai vista in Italia e paralizzano totalmente la scuola.(hanno imparato dagli allievi!)
Insomma la "ribellione" e la "rivoluzione" e' passata ora in mano ai padri!.....
ma anche alle madri, alle donne. Le credevano passive angeli del focolare, e invece le troviamo in piazza a spazzare via duemila anni di pregiudizi e a riprendersi la dignità come "persone".

(Per il "CAPITOLO SCUOLA" , "la grande ribellione del 1971"
un capitolo a parte CLICCA QUI )

L'intolleranza, la contestazione, la ribellione sessantottina insomma sembra aver contagiato tutti, anche se il '68 e' gia' lontano e si aggira piu' solo come un fantasma. Salvo le donne che lotteranno fino in fondo, sembra che ognuno voglia tirare a campare pensando a se stesso. Il "progetto alternativo" che tutti si aspettavano sembra ormai evaporato nell'inerzia della rassegnazione. Il "sistema" che i giovani dicevano di voler combattere ha abilmente giocato d'astuzia e ha "regalato" loro una societa' permissiva consumistica ed edonistica e ha screditato, colpendole, tutte le avanguardie e quelle che di avanguardia non avevano proprio nulla. Alcune si sono rese persino ridicole, folcloristiche (come gli "indiani metropolitani"), mentre altre piu' spericolate hanno "giocato" a fare la guerra.

Infatti lo "stile" giovanile ha creato falsi hippies (nella borghesia e nel ceto operaio), ha creato strafottenti, scandali gratuiti, atti provocatori, finti poveri, le comunita' agresti, la spiritualita' indiana, l'amore libero e l'evasione con gli spinelli. Mentre i settori (detti) "piu' impegnati", presi dal delirio di potenza, sperimentando la violenza (il "si puo'", il "facciamo paura") e sono diventati violenti. Non piu' schierati (i giovani!) uno accanto all'altro contro le generazioni adulte per la conquista di spazi e di agibilita' politiche e culturali, ma schierati ora l'uno contro l'altro, e armati.

Sembra un paradosso eppure il "sistema", che ha sempre nella sua storia soffocato dentro la societa' l'autonomia del singolo o dei gruppi ribelli sempre reagendo, ha promosso invece in questi due tre anni il piu' singolare individualismo proprio dentro il "sistema".

Ma il secondo capolavoro machiavellico e' quello di essere riuscita una certa politica a mettere i giovani uno contro l'altro. Ha colto lo slancio vitale e l'ha dirottato nella mediocrita', nell'etica della bellezza, nella liberta' sessuale (divorzio e pillola, con il via libera il 17 marzo alla pubblicita' anticoncezionale), nell'erotismo, nella moda, nel consumismo di massa, e nell'antagonismo caratteristico di quella civilta' liberista e opulenta, proprio dove inizialmente era stata indirizzata la protesta.

La politica, il sistema, la classe emergente, realizzati i due capolavori e ora al riparo dalla grande ondata della contestazione (che in pratica termina quest'anno visto che il prossimo non fa piu' notizia in se') dirotta le proprie energie non sull'impegno sociale, non sulla soluzione dei mille problemi economici e sociali della collettivita', ma va a creare dentro le rispettive caste, o in connivenza, l'individualismo piu' smanioso misterico e sfuggente: dentro lo Stato, dentro i salotti della finanza, dentro la vecchia e la nuova borghesia, e tutti insieme danno inizio a un'altra epoca. 

Saranno gli anni che costoro domineranno nella vita pubblica con un generale vincolo omertoso consociativo a base di ricatti incrociati fino al 1992. Nel 1998 alcuni vorrebbero rivisitare la storia, ma si nega tutto, "fuori le prove, fuori i nomi - dicono gli altri - in questi anni non e' accaduto nulla!!!"

Invece nasce la "razza padrona", nascono le corporazioni dei commercianti, l'economia assistita, i poteri dentro le regioni e nei comuni, nascono le grandi lobby e l'economia sommersa. E cominciano le prime corruzione (o concussioni), come vedremo.
Tutti insieme, con l'immobilismo e quindi in un vuoto di potere, in dieci e piu' anni faranno tutti il proprio comodo. Cambieranno poi alcuni uomini dopo gli anni Ottanta ma il consociativismo rimase e la corruzione (o concussione) era ormai diventata una onnipresente "dazione ambientale".
La grande corruzione inizia il 26 novembre di quest'anno 1971, quando si scoprono i primi "fondi neri" per il finanziamento ai partiti, le prime tangenti date dalla Montedison alla DC, al PSI, al PLI, al MSI, al PSDI, e al PRI. Cioe' ai partiti di governo. E sono gli stessi che a fine anno (anche se si stracciano le vesti nel vedere la destra avanzare, e l'accusano ipocritamente di essere la responsabile del terrorismo) manderanno al Quirinale GIOVANNI LEONE proprio con l'appoggio della destra pur di impedire di far salire sul Colle, MORO, FANFANI, NENNI.

La produttivita' industriale nel corso del decennio avra' periodi molto difficili, le maggiori imprese entreranno in crisi, con cadute, riprese, ristagni, ancora cadute e ancora riprese fino al 1980. Ma e' tutto apparente, le industrie piangono ma intanto decentrano, si lamentano dei costi ma si appoggiano al "sommerso"; a quel settore dove gli italiani in pieno individualismo si stanno mobilitando sfuggendo ai controlli sindacali e a quelli fiscali e stanno fondando la propria prosperita' in quella che verra' chiamata la "Terza Italia", che e' la fortuna di molti italiani ma anche una singolare fortuna del Paese Italia lasciato allo sbando o meglio trasformato in una grande torta per i "banchetti".

Singolare perche' caleranno ufficialmente la produttivita', l'occupazione e gli investimenti, ma la domanda nei consumi risultera' sempre fortissima, cosi' forte che l'inflazione parte quest'anno con un 10% e arriva a fine decennio a superare il 20% annuo. Cosa che non dispiace affatto alle aziende grandi e piccole che hanno contratto grossi debiti con le banche. Una manna!

Pagheranno invece i salariati che dovranno rimanere sempre sulla difensiva e chiedere ogni anno aumenti, che poi vengono subito vanificati dal rialzo selvaggio dei prezzi.

Una spirale perversa che pero' va tutta a beneficio dei produttori e commercianti, che faranno affari d'oro dopo quella che viene definita la "data storica" del commercio, che permette loro di non far piu' nascere concorrenti, di fare i prezzi che vogliono, e infine creare una corporazione con i referenti politici dentro ogni settore merceologico. (Un colpo di mano in grande stile!)

LE PAGINE DELLO SVILUPPO DELL'APPARATO DISTRIBUTIVO SONO PAGINE NERE DELLA STORIA D''ITALIA, DAL 1971 IN AVANTI.
(ne abbiamo fatto un piccolo capitolo a parte -
CLICCA QUI )

Ma andiamo avanti......

UNO SGUARDO ALLA POLITICA

Il 1971 - titolava un giornale a inizio anno - "e' un anno difficile e per fortuna ne capita uno ogni sette anni". C'e' infatti la corsa al Quirinale che non è solo una grossa incognita, ma fin dall'inizio si preannunciano grosse "battaglia" fra e dentro i partiti e tra i maggiori personaggi aspiranti. Saranno 23 gli scrutini! I franchi tiratori impallineranno nomi di prestigio, come Moro, Fanfani, Nenni, mentre a Saragat gli daranno il benservito: 45 voti.
Ma quel giornale non immaginava che l'anno oltre che difficile era anche il primo di un decennio nero; cosi' oscuro che ne capita uno ogni secolo. Tante lotte visibili e invisibili, tante astuzie e tante incertezze, tanti drammi e tanti intrallazzi, tanti morti e tanto sgomento. E tanti altri colpi di scena nel "teatro" Italia.
La scena alla prima battuta di questo decennio e' gia' sotto molti aspetti problematica da calcare per la improvvisa crisi economica internazionale quando Nixon dichiara l'inconvertibilita' in oro del dollaro e mette fine al sistema monetario internazionale.

Sulla scena c'e' poi il disagio per la forte conflittualita' sociale provocata dai sindacati riuniti, quando, ormai forti e compatti, iniziano a spingere un po' troppo sulle rivendicazioni e sull'applicazione dello Statuto. Si diffondono così con gli scioperi, molta inquietudine e molti malumori che vanno ad allarmare ancora di piu' il ceto medio, gli industriali, i politici conservatori. E come se non bastassero questi colpi, c'e' l' inquietante escalation del terrorismo che sconvolge l'Italia con omicidi e attentati, e dove ognuno gli da' la matrice che vuole, neri, rossi, anarchici, Servizi segreti. Ognuno ha le sue certezze e quel che e' peggio pensa e scrive le sue verita' a titoli cubitali. Se per il cittadino comune che acquista poco i giornali non e' facile capire, anche per chi legge (e sono pochi) e' un'impresa molto difficile. Ci sono in Italia 11 quotidiani di partito, e altri 74 sono di tendenza: di destra 8, di centro destra 27, di centro 17, di centro sinistra 17 e di sinistra 5. E ognuno riporta le sue verità e il suo sdegno.

Non quindi uno scenario limpido, tanto meno felice, eppure sembra che gli italiani si disinteressano di ogni cosa. Dalla "strategia dell'attenzione" come voleva Moro, ha vissuto subito dopo la "strategia della tensione", ed ora, pur quest'ultima continuando per tutto il decennio, gli italiani entrano dentro nella "strategia della stagnazione e della disaffezione " anche se in qualche zona del paese qualcosa si muove e sussulta.

COLOMBO che guida un caotico governo di centrosinistra definisce l'anno difficile a causa di una "confusa stanchezza degli italiani per la democrazia". Il motivo di questa sua esternazione e' che all'improvviso alle elezioni comunali c'e' la sorpresa. Tanto allarmismo sui giornali e nei discorsi mentre avviene uno spostamento verso il conservatorismo, verso l'ordine ad ogni costo e ad ogni prezzo, con il "Boia chi molla" di Ciccio Franco, cioe' verso destra.

"Amaro fenomeno" scrivono alcuni giornali "dopo un quarto di secolo dalla Liberazione, l'Italia non ha ancora liquidato il fascismo".

I politici di governo non riflettono che sono proprio loro con gli errori, le incapacita' e le intemperanze ad aver agevolato questo spostamento. Ne' riflettono che la nuova classe emergente e' composta da quella generazione che alla fine della guerra aveva venti anni e che ora e' decisa a mettere in un angolo "il vecchio" e a farsi largo nelle leve del potere dentro la vita civile, religiosa e politica in un modo decisamente agnostico, distaccandosi da ogni dottrina idealista e sposandone solo una, quella dell'utilarismo piu' impudente; e lo fa anche sfrontatamente, ma sempre piu' spesso agendo nel sottosuolo con tanta complicita'. Tutti (soprattutto quelli che si scandalizzano) hanno piu' o meno scheletri nell'armadio da anni, e molti dei personaggi vogliono farsi perdonare qualcosa.

Questo agnosticismo lo inaugura la politica, ma tocca anche il mondo del lavoro, quello impiegatizio, e, fenomeno nuovo, anche quello operaio. Ma partiamo dalla politica.

La DC e' piu' impegnata a nascondere le sue beghe interne che non a occuparsi del Paese. Alla sua segreteria infatti ci sono lacerazioni dolorose. C'e' il sinistrismo di DONAT CATTIN e il centrosinistrismo di FORLANI e PICCOLI, mentre RUMOR e' (vecchia ruggine dorotea) ai ferri corti con MORO (aspirante al Colle), e non di meno ANDREOTTI e FANFANI (altro aspirante al Colle), ma i due, proprio non si comprendono a vicenda. E oltre a DE MITA che ha gli stessi obiettivi di Moro (colloquiare col PCI) troviamo perfino alle ACLI (!) l'ex presidente LABOR che sta fondando un partito di sinistra svincolandosi dalle gerarchia ecclesiastica; ma anche questa è dentro tante contraddizioni (create dal Concilio). Una parte vorrebbe il dialogo perfino con i non cattolici, mentre un'altra va' creando rotture insanabili dentro quei cattolici che invece vogliono secolarizzarsi, mondanizzarsi "convertirsi al mondo" invece di "convertire il mondo". Il papale giovanneo "segno dei tempi" sta creando insomma il problema della coscienza individuale nelle scelte di vita, dentro la societa' e dentro la stessa famiglia) (vedi il "caso Mazzi").

Ma ritorniamo alla DC dove corre il sospetto che una corrente giovane spregiudicata stia facendo un compromesso con una meta' del PCI per il referendum del divorzio e per l'appoggio da dare a MORO per farlo salire al Quirinale. Mentre un'altra corrente, non meno spregiudicata della prima, il compromesso lo sta gia' facendo con la destra (e ci riuscira'!).

Rotture anche nel PCI; una buona meta' aborrendo certi inciuci accetta solo il compagno NENNI al Colle e vuol rimanere fedele all'ideologia marxista-leninista.

Burrasche anche nel PSI; qui Mancini e De Martino con la teoria-obiettivo della "costruzione di equilibri avanzati" e di "convergenza" con il PCI stanno provocando forti contrasti all'interno, e consequenziali rotture nei rapporti con il PSU, che a sua volta lacerato, cambiera' fra poco nome, in PSDI, equamente diviso tra MAURO FERRI e MARIO TANASSI.

Ciclone anche in casa del PSIUP, di tale gravita' che alle prossime elezioni politiche subiranno una Caporetto. Neppure un seggio, esclusi dalla Camera!

Per ultimo il PRI, che non condividendo la politica economica esce all'improvviso dal governo ma lo appoggia in Parlamento. E qui non solo gli elettori non ci capiscono più nulla ma nemmeno i giornali che si chiedono a che gioco sta giocando La Malfa: perche', per cosa e per chi.

Affermare, dentro questo panorama, Colombo che l'italiano e' preso da una "stanchezza politica" non sembra proprio molto originale perche' e' una realta' endemica del Paese, e non solo nella politica, ma su larghi strati della popolazione. Ma che reagisce con un bell'antidoto. Infatti l'italiano in questi vuoti di potere sta rivolgendo tutte le sue energie all'arte di arrangiarsi; piccoli, medi e grandi soggetti si ritagliano il proprio spazio locale aiutati dal padrino di turno, mentre la politica centralista diventa solo utile, serve e servira' solo per farsi foraggiare con le sovvenzioni, che cadranno a pioggia a secondo del padrino piu' o meno potente. E i potenti si contano su una mano, un numero che corrisponde a quelle regioni che in Italia in questo decennio sono quelle che decollano (gia' ricordate).

(alla fine, nelle ultime righe della cronologia di quest'anno, metteremo in comparazione i vari dati di due regioni, la Sicilia e il Veneto, anno 1970. E per il lettore sara' una sorpresa)

Ma la sorpresa di questo 1971 e' nel mondo del lavoro. L'atteggiamento agnostico, il non porsi problemi, il non affannarsi a tracciare piani, come abbiamo visto sopra fare dalla classe politica, era un atteggiamento finora sconosciuto nel mondo operaio, mentre ora va espandendosi; il fenomeno del "posto vuoto" negli uffici e nelle fabbriche si va ingigantendo. La disaffezione al lavoro contagia tutti i settori di attivita', quello privato e quello pubblico, nel Nord e nel Sud. E non avviene durante un felice periodo dell'economia italiana, ma in un momento di crisi, di ristagno, quasi di recessione, e dove nel corso dell'anno la lira diventa piu' debole delle altre valute europee perchè piu' debole è la sua economia.

Ma il fenomeno non è legato alle pure leggi economiche, ma avviene perchè è finita un'epoca. Ed è un fenomeno che interessa forse piu' il biologo e il neurologo che non il politico, l'economista e il sociologo, che non ne hanno azzeccata una in questi anni.


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