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  ANNO 1972

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PIANETA DONNA
E' FINITA L'ATTESA!

1972: l'aurora di una nuova rivoluzione,
l'alba della
"liberazione femminile"
Dalla costola di "Adamo '68" esce
" Eva 1972" e si riprende la "mela".
Spazza così via tabù e pregiudizi.
Stanca di ricevere solo il "torsolo"
si riprende la sua "polpa", la sua libertà,
ma soprattutto si riprende la dignità calpestata.


TABELLA DELLA STORIA
DELL'EMANCIPAZIONE FEMMINILE > >

il 1972

Qui di seguito una veloce panoramica dell'anno
oppure salta alla cronologia dei FATTI DELL'ANNO

( Sangue sulle Olimpiadi di Monaco)

UN ANNO IL 1972 con la politica italiana latitante. Le scelte di una programmazione economica -in una fase molto delicata per il Paese- sono raffazzonate da tre governi nell'arco di sei mesi. Mai si era caduti così in basso! Governi meteoriti, variegati; prima uno di centrosinistra con COLOMBO, poi fa il suo primo infelice esordio GIULIO ANDREOTTI con un governo monocolore ma con forti polemiche e litigi interni nella stessa DC per le spartizioni dei ministeri. Andreotti riesce a giurare al Quirinale ma dopo solo 8 giorni è già nelle sabbie mobili. Si va dunque alle elezioni dove troviamo ancora Andreotti al suo secondo tentativo, ma questa volta con un tripartito di centro, debole, con più problemi con i suoi colleghi che non con gli avversari. Ci resta poco, poi dovrà gettare la spugna per far rientrare sulla scena il prossimo anno RUMOR. Il politico vicentino  (la lite interna deve essere stata furibonda) non gli affiderà nemmeno un ministero al "ribelle" Andreotti.

In questa situazione caotica (che si trascina già da qualche anno) le attenzioni rivolte al Paese sono del tutto assenti. L'incapacità di finanziare investimenti mirati in forme e tempi adeguati, apre nel corso dell'anno delle vere voragini nel disavanzo dello Stato e sconvolge i bilanci delle aziende private nelle ragioni che vedremo più avanti. Non si rinuncia ma anzi si accentua il sistema di potere clientelare che si è andato instaurando con le varie correnti, dove i finanziamenti sono fondati su privilegi di pochi e in settori non prioritari, che creano distorsioni produttive, oltre causare sprechi e inefficienze che fanno precipitare in breve tempo l'economia italiana lasciata allo sbando nel momento più critico, nonostante il dinamismo e tanta buona volontà nella piccola e media imprenditoria creatasi negli ultimi anni. Ma anche di tanti semplici italiani che stavano rimboccandosi le maniche.

Come se non bastasse la congiuntura del ristagno degli ultimi anni, sulla crisi economica interna, piomba anche come un fulmine quella internazionale, che aggrava ancor di più la situazione con maggior costi sulle importazioni e il blocco delle esportazioni. Si studiano correttivi, ma si sceglie la strada peggiore con interventi deflazionistici: cioè compressione dei consumi con il conseguente ulteriore rallentamento della produzione, che così oltre che perdere il mercato estero non produce  nemmeno per quello interno. Quindi netta caduta degli investimenti (nell'ordine del 35-40% anno), della produttività e dell'occupazione. La fuga clandestina dei capitali all'estero diventa impressionante, crea un'ulteriore tensione e dà inizio a una spirale senza fine.

Per porre rimedio all'inflazione si è preferito imboccare la via più facile e breve, fare una politica restrittiva per contenerla; che fallirà su ogni fronte, ma non su quello degli esportatori di capitali che saranno premiati, quando poi, per tamponare la recessione della grande industria si svaluta la lira. E' un altro grave errore che va a premiare solo i settori auto-gomma-chimica, che riprendono le esportazioni, ma che costringe (per la bilancia dei pagamenti) a limitare le necessarie importazioni, nel momento (col modello di sviluppo in atto da un decennio) dove era forte la domanda di petrolio, di alimentari e di materie prime,  provocano così l'aumento dei prezzi di quel poco che si produce all'interno e di quel poco che si permette ora d'importare che costa caro. Infatti, in Italia il petrolio non c'è, le materie prime neppure, e l'agroalimentare negli ultimi dieci anni era stato del tutto ignorato, anzi penalizzato nel piano di sviluppo del Paese.

Non hanno percepito per niente i governanti  i termini nuovi della crisi mondiale che era nell'aria (in America) e che ora sta aprendo in Italia la prima voragine del suo deficit. Disavanzo subito coperto - per far fronte all'incontrollata spesa pubblica parassitaria e per quella clientelare che costruisce cattedrali nel deserto - con un drenaggio del risparmio privato (emette obbligazioni) che manda in crisi non solo tutte le unità produttive del paese (carenti ora di liquidità e costrette a pagare alti interessi alle banche sempre più vuote di risparmio privato), ma fa iniziare un percorso perverso che non si fermerà più per 10 anni.
Per pagare gli interessi lo Stato continuerà a contrarre debiti, ad emettere obbligazioni e a drenare liquidità offrendo tassi altissimi (ma sono illusori visto che l'inflazione corre in parallelo - sono allettanti all'emissione ma dopo 6 mesi sono pari all'inflazione) con la conseguenza di far sempre di più lievitare il costo del denaro a cifre da capogiro, favorendo così la crescita dei prezzi (già il 10,1% quest'anno, 16,8% il prossimo) e riducendo così i salari reali dei lavoratori che a loro volta apriranno conflittualità fino alla fine degli anni Settanta, deteriorando tutti i rapporti non solo con il padronato in difensiva, ma anche con le forze sindacali incapaci di arginare il malcontento dei lavoratori e maldestri nel sostenere il duro scontro con gli imprenditori.
I sindacati, iniziano fin d'ora a barcollare, poi il 14 ottobre 1980 subiranno la cocente sconfitta dalla "marcia dei quarantamila" colletti bianchi, che portò nelle fabbriche a ristabilire l'autorità del management e la cessazione dei conflitti.

Un anno il 1972 dove queste avventate scelte costringerà il governo nell'autunno del prossimo anno ad emanare misure d'austerità di tipo bellico: andare a piedi la domenica; limitare il riscaldamento, l'illuminazione in casa e nelle insegne; andare a letto presto (Tv e cinema fino alle 23) ecc. Misure che faranno cambiare molte quotidiane abitudini ai cittadini, non potendosi più permettere (dicono - ma presto sapremo che fu una grande truffa) l'Italia un deficit nella bilancia dei pagamenti, che la crisi dovuta alla svalutazione e inconvertibilità in oro del dollaro ha comportato, con un maggior costo nelle importazioni ma anche il crollo delle esportazioni, fra l'altro queste ultime non in area dollaro; mentre in dollari si pagano petrolio, materie prime e paradossalmente (con l'Italia fino a ieri contadina) prodotti agroalimentari, visto che si sono incentivati nel Paese senza una logica ambientale due soli settori: la chimica e la siderurgia, invece dell'agricoltura che è ancora ferma alla zappa, o negli allevamenti di bestiame anche questi fermi a qualche pollo nei cortile di qualche vecchio piccolo podere.

Carenze su ogni fronte, nonostante circolino 12.484.000 di autovetture e se ne producono circa 1.800.000 anno. Ormai le auto sono divenute il talismano della dignità degli italiani, li hanno persuasi che non è "uomo chi non è automobilista". Serve l'auto a soddisfare il desiderio di affermare il proprio successo e con la sua cilindrata il simbolo dello stato sociale raggiunto. Per averla si è disposti a qualsiasi sacrificio e a firmare un pacco di "pagherò", facendo dimenticare o volutamente ignorare i guasti che questa corsa e questa foga comportavano alla collettività, afflitta da alcuni anni da gravi carenze - nonostante i "miracoli" passati - dentro ogni settore: della sanità, dei servizi, del sociale. 

Un anno con negativi risultati a causa di una programmazione economica fatta nei precedenti anni, che ora la crisi sta ingigantendo e ingarbugliando portando tutti i nodi al pettine. Nei prossimi 8 anni eroderà alle famiglie italiane con la recessione e le inflazioni a due cifre 116.000 miliardi (teniamo presente che il bilancio del 1971 era di 23.449 miliardi). L'Italia con il suo deficit nel debito pubblico, balza già al primo posto dell' "Europa dei 10" - un posto nella classifica che non abbandonerà più fino e forse molto oltre il 2000, visto che già nel 1988 il suo disavanzo era quasi pari all'intero PIL del Paese, nonostante la ripresa.

Non solo erosione di risparmio familiare temporaneo! Il cittadino italiano di questo periodo sta lasciando non solo ai figli, ma ai suoi nipoti, i suoi debiti per le allegre gestioni di queste dissennate scelte di politica economica, attuate da dilettanti, ignorando non solo le ferree leggi economiche che dovevano tenere conto di una vocazione, delle risorse delle materie prime, del potenziale mercato interno ed esterno, della caratteristiche del territorio e del contesto sociale: ma essere anche attente a una logica contabile (quasi da serva); cioè chi avrebbe poi pagato questi enormi debiti che stanno ora iniziando e crescendo in forma esponenziale (gli interessi sugli interessi) inarrestabile e che stanno non attenuando ma sempre di più aggravando le disfunzioni strutturali dell'economia italiana, sia privata sia pubblica, che la crisi mondiale ha ora portato al capolinea; e non perché è debole la sua moneta ma perché è debole la sua economia, che riprenderà solo negli anni '80 e non certo per merito di una nuova e più illuminata coalizione di governo ma solo perché tornerà una ripresa internazionale che influenzerà positivamente i mercati europei, per nulla penalizzati come quello italiano, che registrerà invece inflazioni di tipo sudamericano, e in 10 anni assumerà debiti per i successivi 60 anni (per due generazioni).

Purtroppo è l'anno della continuità dell'improvvisazione, delle incapacità e della confusione dei governi che si succederanno, e che fin dai primi giorni appaiono già con le tare ereditarie. Troviamo infatti  un Presidente della Repubblica, LEONE, scelto dai partiti di centro con l'apporto dei voti del MSI. Si afferma da più parti, che è stato mandato al Quirinale solo per contrastare gli sviluppi della "strategia dell'attenzione" indicata da MORO o per sfuggire agli  "equilibri più avanzati" suggeriti dai socialisti. Leone, infatti, non creerà mai un saldo ancoraggio ad un consistente gruppo politico, sempre fragile nella coalizione, sussultorio e con scarsa omogeneità nella direzione politica nel governo e dentro i partiti che lo compongono. Il "restauratore" (così è chiamato) per la prima volta dal dopoguerra, appena s'insedia al Quirinale (dopo soli 30 giorni) scioglie anticipatamente le Camere. Condizionerà tutti i governi successivi, fino a quel giorno in cui MORO sarà assassinato alla vigilia di un accordo col PCI. Dopo pochi giorni si scatenerà una feroce campagna di stampa contro di lui, e dopo un mese sarà costretto il Presidente della Repubblica a dimettersi prima di porre fine al suo settennato; opaco politicamente (pur essendo un precoce, geniale e insigne personaggio del foro), apparentemente ininfluente, ma devastante per la politica, dove troviamo tutti i leader e quelli al governo, incapaci di gestire l'ordine pubblico, i conflitti sociali, il terrorismo, l'economia, ma abilissimi a gestire solo i propri "feudi" elettorali.

Un periodo italiano opaco, ma dove negli angoli più oscuri del paese, si sono moltiplicati i gruppi eversivi rivoluzionari e controrivoluzionari, i "controllati" e gli "incontrollati", le cui matrici ideologiche sono rimasti sempre un mistero, e il colore dei militanti un vero rebus.

Nel corso dell'anno, infatti, non ci sono solo i problemi dell'economia. C'è l'escalation del terrorismo nero e rosso (mai nessuno ha accennato al bianco pur essendoci deduzioni e palesi relazioni in molti fatti e personaggi), dove la militanza degli uni si confonderà molto spesso con gli altri. I colori sotto la pelle sono diversi, ma sopra sono uguali e ognuno ignora in realtà chi è veramente l'altro che ha accanto, che sollecita la lotta o partecipa alle "missioni". Alcuni lo scopriranno in seguito, ma con ritardo, perché molti, canteranno, tradiranno, si pentiranno, parleranno di connivenze vere o millantate. Alcuni erano fatti di questa pasta, e non furono certo dei protagonisti, ma solo comparse senza "carattere" e coerenza; altri invece, taceranno sempre, e non conosceremo mai la verità. Si giustificheranno i primi nella sconfitta affermando che furono "errori di analisi", e il terrorismo il "male necessario". Più avanti sapremo, che le loro gesta servirono, in buona fede o no, ai conservatori e ai reazionari per frenare lo sviluppo civile, politico ed economico del paese. Riuscirono a sfasciare e a far degenerare le istituzioni dove c'erano piccoli uomini, impreparati a fronteggiare simili situazioni.

Il 1972, dopo l'irrisolto mistero della strage di Piazza Fontana, il fallito colpo di Stato, e il primo sequestro firmato dalla Brigate Rosse il 3 marzo, è l'anno dove tutti vogliono capirci qualcosa. Per difendersi o attaccare, ma dove gli uni temono gli altri, e reciprocamente congiurano organizzandosi autonomamente. Si organizzano anche "singolari" servizi segreti, dove ormai ognuno ha il suo. Rumor è ben saldo al ministero degli interni e ha il più potente apparato a sua disposizione, ma anche gli altri hanno il proprio, con o senza alleanze, in concorrenza, per spiare, prevenire, contrastare, controllarsi a vicenda. Perfino singoli generali autonomamente creano reti informative parallele o traversali. Ognuno ha la sua strategia, la sua "missione", il suo progetto, la sua filosofia, il suo referente, e i suoi mezzi più o meno ortodossi pari agli altri, che ormai si sono infiltrati ovunque, in una totale ambiguità e spesso anche... ubiquità.

Più ci sono quelle estere, a guardare e a non intervenire, o intervenire ma senza guardare. L'Italia nello scacchiere mondiale in questo periodo non è un problema per l'Alleanza atlantica, la stessa Russia non s'imbarcherebbe in un'avventura per appoggiare un colpo di Stato rosso, né per contrastare un colpo di Stato nero. L'America (che non ha mosso un dito per Praga o Budapest) sta avviandosi verso la distensione internazionale con la Cina di Mao (vedi visita di Nixon il 21 febbraio) e con la stessa Russia di Breznev (visita di Nixon il 30 maggio). Entrambi due mondi alla deriva per non dire in palese fallimento. In ogni caso, all'isola della Maddalena quest'anno, il 21 settembre, l'America ha piazzato la sua base di sommergibili nucleari, ed entra contemporaneamente in funzione in una città veneta il suo centro strategico operativo del sud Europa. Un "ombrello" che copre tutta l'area balcanica e il Mediterraneo (vedi 21 settembre). L'Italia in poche parole è colonizzata militarmente e i golpe non sono presi nemmeno in considerazione, e se accadranno sono escluse le ripercussioni internazionali. L'Italia o in rosso o in nero è considerata pericolo Zero. Esclusa in ogni caso anche una guerra civile. Non siamo nel 1948! C'è una massa sociale pigra, annoiata, agnostica. Dopo il '68 si è rinchiusa nel privato. Un paese così poco unificato non fa blocco come i francesi intorno alle istituzioni. Ha poco da contrapporre, manca la coscienza nazionale. I francesi hanno fatto tre rivoluzioni democratiche borghesi, gli italiani hanno invece compiuto lo scorso anno i cent'anni dell'Unità con una democrazia voluta da uno sparuto gruppetto di cui si potrebbe fare i nomi su poche pagine. Hanno vissuto poi la delusione del fascismo. Infine la lotta partigiana fu di un mezzo suo popolo, non in tutte le regioni, e non con identici obiettivi e risultati, politici, sociali, territoriali, economici. 
Negli Anni Sessanta poi questa divisione si accentuò non solo per volontà, ma opportunismo politico-affaristico trasformando la metà del Paese in terra di conquista elettorale per alcuni e un grande affare per altri. Entrambe le due cose hanno fatto dimenticare a molti gli ideali della storia dei partiti e di certe istituzioni, perfino in quella più antica, l'unica che ha sempre fatto blocco: la Chiesa. L'hanno messa da parte. Gli affari contarono più di tutti i valori, e certe bandiere simbolo di cui si erano appropriati le usarono solo per la facciata, tradendo ideali e valori per massificare tutto. 

Infatti, oltre alla distensione internazionale abbastanza esplicita nei fatti come abbiamo visto sopra, in Italia le ragioni delle profonde incompatibilità fra i partiti stanno praticamente  sparendo. Le spinte sindacali e le pratiche clientelari stanno introducendo nel sistema italiano un apparente socialismo reale fondato solo sul compromesso. Gli esperimenti cinesi e sovietici sono falliti. Le rivoluzioni sono irreali. Tutti i partiti si sono convinti arrogantemente non di rappresentare ma di essere l'opinione pubblica. Insomma il consociativismo della partitocrazia fa il suo ingresso nella politica italiana. Lo stesso Berlinguer (per i fatti cileni, o imitando il PC francese) con il suo "compromesso storico" legittimò la partitocrazia e avallò il regime con la "coesistenza".

Il prossimo settembre (il 28) Togliatti sarà esplicito su Rinascita con un titolo: "Necessaria una riflessione attenta sul quadro mondiale. Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni". In sostanza un abbraccio. L'alternanza della sinistra era diventato ormai un sogno. Era più utile fare una "alternativa democratica", che poi era una "democrazia consociativa", vale a dire una partecipazione al potere. Per il momento tutto questo è cronaca, poi diventerà la storia degli anni che seguirannoComuqnue è una formula che fallirà - per le riluttanze della  DC , l'opposizione del PSI e i dissensi all'interno dello stesso  PCI - ma che avrà il meito di raccogliere le più importanti forze politiche e sociali nella lotta al terrorismo e nel superamento delle gravi emergenze economiche e finanziarie di quelli che saranno chiamati gli "anni di piombo".

Eppure qualche politico quest'anno, straparla, come FORLANI, che in un comizio (5 Nov. a La Spezia) afferma persino di avere una documentazione e indica che c'è in corso un inquietante e pericoloso disegno eversivo della destra, organizzato e finanziato da italiani, oltre che da forze internazionali. Qualcuno chiede di spiegarsi, di fare i nomi. Ma tace; e tace perché non sa nulla. Nessuno era in grado di spiegare qualcosa (né saranno capaci in seguito) e dire: a marzo per chi operava il FELTRINELLI e come e perché saltò in aria; a maggio chi uccise il Commissario CALABRESI anche se erano in molti a volerlo, direttamente o indirettamente; a fine maggio chi fece saltare in aria i carabinieri a Peteano; e in ottobre chi mise undici bombe sui treni pieni di sindacalisti. Verranno fuori in seguito gli autori materiali, ma mai si è saputo qualcosa dei referenti, gli organizzatori, gli aiuti finanziari logistici e di copertura, anche quando alcuni finirono nelle reti di qualche solerte generale antagonista di un altro generale.

E' insomma, come abbiamo appena letto, un anno dove accadono molte cose, e vale la pena di seguirne ora la cronologia passo passo.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)