HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

  ANNO 1974 (pag. in costruzione)
 Scoperte/Scienza  Cultura/Costume

GEN

FEB

MAR

APR

MAG

GIU

LUG

AGO

SET

OTT

NOV

DIC

Qui di seguito una veloce
panoramica dell'anno oppure vai ai singoli mesi

Il 1974 inizia con una diffusa inquietudine nel Paese, sia per la crisi economica e sia per l'austerità; che se ha modificato alcune abitudini degli italiani non ha per nulla paralizzato le loro attività, ha tolto solo alcune solide certezze. E' in discussione la continuità, anche se   procede nonostante tutto a ritmi ridotti lo sviluppo economico dell'Italia, che improvvisamente si è ritrovata fuori "carreggiata", paradossalmente arrivando a queste riflessioni "andando a piedi". L'effetto psicologico,  fu molto maggiore dei veri e propri danni causati sull'economia in generale da questi mesi di "scomodità".

L'italiano si chiede quanto durerà quest'inopinato "revival" del tempo di guerra, con usi, costumi e paesaggio urbano degli anni Quaranta; con l'auto diventata un lusso (persino le utilitarie sono tassate), le città oscurate, il riscaldamento problematico, la disagevole riconversione degli svaghi, e la coda ai negozi che vendono il semplice zucchero: In più deve sorbirsi tanti "appelli patriottici" che invitano allo spirito di sacrificio.

 Nei primi giorni, molti cittadini celando l'amaro in bocca -che tutti avevano ma non manifestavano - andavano dicendo a destra e a sinistra che l'austerità era in fin dei conti anche piacevole. Le città erano ridiventate nuovamente vivibili.
I bontemponi la domenica si erano scatenati con le mille stravaganti idee nell'inventare mezzi di locomozione alternativi. Agli anziani, con le ricorrenti nostalgie, sembrava di rivivere i vecchi tempi. Ma come succede a tutti gli anziani i brutti ricordi li confusero con la nostalgia dei loro vent'anni anagrafici che non c'erano più...e solo quelli ricordavano,  dimenticando la vita quotidiana di allora, cioè grama, con tanti sacrifici, tanta miseria, e come prospettiva dinanzi solo il nulla, o le guerre imperialiste di re nani che ubbidivano ai "caporali".

 Anche adesso, come allora, i giovani di venti anni pur senza tracce d'oggettivo ottimismo affrontano l'emergenza con il sorriso sulle labbra e tanta disinvoltura. Non hanno perso gli entusiasmi nemmeno quando AGNELLI ha fatto sapere dai giornali che "questa è certamente una crisi con la quale dovremo rassegnarci a vivere parecchio tempo" (A fine agosto, molti con sgomento si chiesero se la Fiat avrebbe riaperto ancora i suoi cancelli - vedi il 2 ottobre).

Pessimista anche GIROTTI, Pres. dell'ENI che andava affermando: "Le misure d'emergenza prese non sono taumaturgiche, anzi sono insufficienti, e sono il preludio di una più rigorosa "fase due" della strategia energetica, quindi prepariamoci a fare altri sacrifici".

 Il petrolio non è che manchi nel mondo, è che l'Italia è stata inserita (e "incastrata") nella lista dei Paesi "cattivi" dagli arabi, perché appoggia, insieme a tanti altri paesi europei dell'Alleanza atlantica, l'occupazione dei territori palestinesi compiuta dagli israeliani. Non c'è scampo "o stare con gli arabi o pagare il prezzo dell'occupazione dei territori", afferma per conto dell'Opec, Yamani. (In sostanza il 5% in meno delle consegne di greggio)

Purtroppo come spesso avviene in questi casi, spuntarono gli speculatori, e col pretesto che la colpa era tutta degli arabi ne approfittarono per vestirsi loro da feroci Saladini e a gonfiare fino al 250% gli aumenti. Racconteremo più avanti il meccanismo perverso di questi aumenti sconsiderati; gli italiani scoprirono che il "blocco energetico" fu tutta una truffa, che la benzina c'era, e la carenza fu solo una ignobile speculazione di una cricca senza scrupoli.
(Il giornale sopra nei titoli parla di 30 miliardi, ma la truffa quando venne fuori era molto di più, era di 2000 miliardi. Lo scandalo fu uno dei più grandi. Il processo lo troveremo molto più avanti. Implicati politici, petrolieri, finanzieri ecc. Ci furono anche dei drammi; il famoso giornalista Pecorelli era in procinto di fare delle clamorose rivelazioni sul suo OP nel '78-79. Ma finì ammazzato. E con lui altri furono trovati "suicidi").  

 L'America, che ha indirettamente provocato questi atteggiamenti ostili, restando indifferente all'occupazione palestinese e non appoggiando la decisa (?) risoluzione ONU che obbligava Israele allo sgombero, si è chiusa in un sacro egoismo di fronte alle difficoltà in cui si dibatte l'Europa stretta nel laccio arabo e in uno strangolamento economico, che ha pure molte ripercussioni politiche, come in Italia. Ma se i ricatti vengono dalla tracotanza araba,  non è che dall'altra parte si possano chiamare in un modo diverso: ricatti sono anche questi. E quelli degli speculatori (un manipolo) più che ricatti sono delle grandi colossali truffe fatte ai danni di tutta la collettività.

 Il 1974 inizia con queste inquietudini; e come se non bastassero a pochi giorni dall'inizio dell'anno, alcuni avvertono nell'aria odore di "golpe".

 In effetti, dopo la prima uscita dell'intervista di BERLINGUER su Rinascita, molti della sinistra cominciarono a pensare le stesse cose dette allusivamente dal segretario del PCI, anche se lui sapeva benissimo che in Italia non poteva accadere proprio nulla di simile al Cile o alla Grecia.

Alcuni comunisti però, meno cauti di altri, pensarono, e rimuginano in questo inizio anno, che Berlinguer abbia fatto simili considerazioni in ottobre (con l'amo del "compomesso storico") proprio per cercare di spiazzare o isolare coloro che volevano ad ogni costo all'interno e soprattutto all'esterno della sinistra estremizzare lo scontro. Fare la rivoluzione.

Questo, Berlinguer voleva far intendere con le sue righe; si sarebbe potuto evitare il peggio accettando la corte di MORO che a sua volta (anche lui) non era in buona compagnia dentro il suo partito (essendo circondato da agitazioni, gruppi in fermento e avversato dalle stesse organizzazioni religiose): insomma gli estremisti intorno li aveva anche lui,  e tutto fa pensare che l'ispiratore degli articoli di Berlinguer fosse proprio Moro. L'abbraccio tra i due era necessario per sostenersi entrambi visto che barcollavano. Una necessità per rimanere in piedi evitando i traumi della piazza e le congiure di Palazzo  dei loro "amici"; e questo lo abbiamo accennato lo scorso anno.

 Alle manifestazioni del dopo Cile, infatti, Berlinguer aveva sempre preso le distanze dagli extraparlamentari e nello stesso tempo si era avvicinato molto alle posizioni governative appoggiando o concordando alcune  riforme e misure restrittive prese negli ultimi mesi del '73 nel clima dell'austerità. (E spesso sarà (ipocritamente) interpellato  in quelle che saranno prese nel corso di quest'anno).

Ma fra poco, il 19 aprile dalle Brigate Rosse arriverà questo comunicato: "Le forze oscure della controrivoluzione tramano per realizzare, dopo la prova del referendum, una riforma costituzionale di stampo neogollista. Il neogollismo è un progetto armato contro le lotte operaie e nessun compromesso è possibile con i carnefici della libertà. Chi cerca e propone il compromesso non può parlare a nome di tutto il movimento operaio. Compagni, entriamo in una fase nuova della guerra di classe, fase il cui compito principale delle forze rivoluzionarie è quello di rompere l'accerchiamento delle lotte operaie, estendendo la resistenza e l'iniziativa armata ai centri vitali dello stato. Contro il neogollismo portare l'attacco al cuore dello stato! Trasformare la crisi di regime  in lotta armata per il comunismo!" (Comun. Ansa, 19 aprile, '7, ore 10.52)

Quello sopra è il comunicato dopo il rapimento del giudice Sossi. Ma le Br non sono le sole a voler portare l'attacco al cuore dello Stato. Il 4 agosto c'è la strage dell'Italicus rivendicato da "Ordine Nero": "Con la bomba al tritolo che abbiamo messo sull'espresso Ro-Fi abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e quando ci pare". "La bandiera nazista non è morta a Berlino nel lontano 1945. Essa continua a vivere per una grande Italia, fascista e nazista. Il nazismo ritornerà. Viva l'Italia! Ordine Nero" (Comun. Ansa, 5 Ago. ore 12.58)

 A dare notizia di timori di golpe e di guerra armata, questa volta era già  stata L'Unità del 27 gennaio. Il ministro della difesa MARIO TANASSI il giorno dopo interviene e non smentisce le "Voci di allarme" e  lo stato di allerta nelle caserme di cui si parla nei giornali, conferma e giustifica alcuni provvedimenti, "presi -afferma - per contrastare ipotesi eversive di diversi gruppi di fanatici terroristi", che metà giornali additano essere estremisti di estrema destra, l'altra metà di sinistra, e alcuni introversi hanno perfino il dubbio che ci sia una connivenza e tante complicità. L'idea che si era fatta la gente era proprio quest'ultima.

 In sostanza Tanassi conferma implicitamente che se un gruppo d'estremisti è deciso a scendere in piazza con intenzioni rivoluzionarie e con attentati per destabilizzare il Paese, è meglio che sappiano tutti che c'è un esercito pronto a difendere la legalità con ogni mezzo di cui dispone, compresi i carri armati. "La risposta dello Stato questa deve essere, non ne esiste un'altra".

La preoccupazione di alcuni "rossi" è invece che proprio con queste ammissioni si stia facendo il doppio gioco; in altre parole che alcune forze conservatrici che siedono al governo, utilizzando provocatori "neri" vestiti di "rosso", e che da un momento all'altro possono creare le condizioni di incidenti di una certa gravità, tale da giustificare poi l'intervento dell'esercito nelle strade, come in Cile e come in Grecia.

TANASSI, smentisce categoricamente queste ipotesi, e, in effetti, ha ragione lui. Il suo è un semplice piano d'ordine pubblico, di rispetto della legalità, non certo dettato da gravi timori di natura rivoluzionaria, né tanto meno destabilizzanti. Sono un centinaio le teste effettivamente calde, e non più di trecento i fiancheggiatori che fanno parte di un singolare campionario umano, con dentro tanti elementi narcisisti, capaci di fare solo apologia dell'ignoranza - quella dell'operaismo comunista e maoista anticapitalista - ma nessuna proposta concreta che rispecchi la società moderna dove essi stessi vivono e abilmente dentro questa si mimetizzano; rivoluzionari sì, ma sempre attenti ad utilizzare paradossalmente proprio quello che stanno combattendo, opponendosi al consumismo.

L'impulso sessantottino alla moderatezza era già finito da un pezzo, l'eskimo era già stato messo in naftalina, e fra i "rivoluzionari" emergono "i ben vestiti". Opportunisti che avvalorano la vita solo attraverso i beni di consumo frivoli. Alcuni si vestono con i soldi del padre che magari fa addirittura il dirigente politico nella DC (come il figlio di Donat Cattin); poi per gioco e per passatempo fanno i terroristi.

("Ai processi che poi seguirono, quelli che parleranno:  spesso racconteranno di aver rapinato, ferito, ucciso, solo per poterlo raccontare. E lo fecero con un narcisismo irrefrenabile. Coloro che vengono definiti pentiti, gran parte di loro, almeno, appaiono avidi nelle loro minuziose narrazioni, senza manifestare mai neppure un moto d'orrore, di dolore, di ripulsa per gli assassinii commessi" Sono le parole di C. Staiano in L'Italia nichilista, Il caso di M. Cattin, la rivolta, il potere)

 Alle volte fanno i Robin Hood del popolo sequestrando i "capi" che non hanno nulla a che vedere (se la prendono con semplici impiegati) con i capitalisti veri, con i padroni delle ferriere. Altre volte fanno i teppisti con i giornalisti che si azzardano a classificarli tali quando espropriano supermercati, badando però bene nello scegliere caviale e champagne e non semplici pagnotte proletarie come facevano  in Cina, in Russia  in Cile o in Albania.

 E' dunque un clima questo - dove campano gruppuscoli che fanno i "bombaroli" come bricolage e poi si definiscono movimento rivoluzionario - che per quanto possa sembrare strano in questi mesi di grande scontento sociale, carico di tensione già per la crisi economica e nell'inquieta attesa di rassicurazioni, non preoccupava per nulla l'Alleanza Atlantica. La verifica della realtà del Paese non era certo dentro i  titoloni dei giornali, ma nei bar, negli alberghi, nei mercati, nelle botteghe, dove più che fatalismo c'era tanto agnosticismo: la gente non prendeva nessuna posizione, e nemmeno si allarmava. A Rimini come a Viareggio il 5 agosto dopo la strage dell'Italicus, la vita di spiaggia e la vita notturna continuarono nella massima indifferenza, così a Torino il 2 ottobre con 65.000 operai a spasso fuori dei cancelli Fiat, il resto dell'Italia non si preoccupò minimamente. Il disagio c'era, ma non era vissuto come un dramma.

La situazione internazionale fu compresa più dalla gente che non dai politici e dagli addetti. E non aveva i tutti i torti la gente.

 La Russia è in attesa di ricevere a giugno il Presidente NIXON. E  BREZNEV, e si afferma - è scritto su tutti i giornali, anche in Congo -  sottoscriverà con gli americani importanti accordi commerciali con la clausola di "nazione più favorita". Questo sconcertava i rivoluzionari comunisti e sconcertava pure chi vedeva sempre gli americani come implacabili anticomunisti - "ma che fanno adesso, li aiutano anche?")

Quindi qualsiasi cosa fosse accaduta in Italia, la Russia non avrebbe mai mosso un dito, non avrebbe compromesso mesi e mesi di disgelo mirato ad ottenere aiuti considerevoli per la propria economia che era allo sfacelo totale, che ne stava perfino compromettendo l'esistenza. E se questo accadeva in Unione Sovietica, in America pensavano le stesse cose, aiutare -come qualcuno voleva far credere- il terrorismo per una svolta traumatica a destra, e doverla in qualche modo poi appoggiare ma soprattutto gestirla era controproducente e fuori da ogni logica dell'equilibrio internazionale che invece Kissingher stava cesellando.

Quindi il governo italiano, o tinto di rosso o di nero, doveva badare solo a se stesso in caso d'incidenti, ritenuti provinciali e non importanti. Il "compromesso" stava avvenendo a livello planetario, e quello italiano era solo una insignificante particella, trascurabile.

Purtroppo alcuni, in Italia, garantiti da questo disimpegno dei due blocchi, credettero di ricavarsi un proprio spazio per poter essere egemoni sul territorio con la propria corrente personale utilizzando o strumentalizzando gli scontenti, disposti a buttarsi nella mischia con dei motivi che nulla avevano a che vedere con i nuovi modelli di sviluppo che l'Italia da sola stava cercando di proporre, dandosi da fare, e di fatto indicava, visto che vivacchiava una classe politica incapace di modificare prima di tutto se stessa, figuriamoci il Paese. L'Italia senza tanti segnali dall'alto si stava modificando da sola, non aveva più bisogno di tutori. E poi nell'aria c'era la nuova politica, quella che prenderà il nome di "consociativismo". Ora nemmeno tenuta nascosta, Moro e Berlinguer lo notavano tutti: si stavano "abbracciando". La linea moderata del PCI - pur con qualche contestazione - ottenne infatti, dei risultati clamorosi dopo pochi mesi alle elezioni. Molte grandi città si scelsero un sindaco comunista. Possiamo immaginare la reazione dei conservatori e dei cattolici! E dall'altra parte della barricata che delusione per gli estremisti comunisti che ambivano a una Italia Albanese, maoista, leninista.

La nuova politica insomma, sta sbarazzandosi all'interno dei partiti, dei "padri della Patria anni Venti" (alcuni classe 1891) ormai fuori dalla storia, e sta cercando con la nuova leva dei quarantenni di creare un'accettabile e anche minima governabilità del Paese, finora impedita non da un'opposizione, ma irrealizzabile dentro gli stessi partiti della maggioranza, e soprattutto dentro quello dominante: la DC. Partito che è di Moro? Di Rumor? Fanfani? Andreotti? Zaccagnini? Ancora clericale? mezzo di sinistra? Non ci capiscono più nulla né gli italiani e nemmeno gli stessi partiti, come i socialisti, con un travaglio all'interno, e lacerandosi da soli, si mettono in fuori gioco per un paio d'anni, fino alla rivolta dei quarantenni, al Midas di Roma (13 luglio 1976).

 Insomma, in Italia, negli ambienti alti dei quartieri americani, a Verona, Vicenza, Rimini, Rivolto, a parlare di golpe scoppiavano a ridere. I grossi problemi dell'anno per la NATO, ma soprattutto per gli americani, erano semmai in Grecia e in Turchia, nell'Egitto/Libia di SADAT/GHEDDAFI. Poi c'era il dopo Cile, che riserva nel corso dell'anno altre tensioni e diversi colpi di scena, che PINOCHET riesce a controllare con una spietata repressione, aiutato dai milioni di dollari, che la stampa americana (8 Nov.) rimprovera agli stessi USA di aver distribuito con la regia-mediazione del suo segretario di stato KISSINGHER.

  Nel 1974 nella politica italiana il governo RUMOR non va molto lontano. Travolto dalle polemiche sui provvedimenti di natura economica (lite a febbraio tra il ministro del Tesoro LA MALFA (PRI) e GIOLITTI (PSI) del Bilancio) poi attanagliato da una crisi interna oltre che internazionale, la terza esperienza del politico vicentino a Palazzo Chigi dura ancora meno di quella di ANDREOTTI: 8 mesi con un quadripartito, poi ne forma a marzo un altro, questa volta tripartito, sbarazzandosi dei repubblicani.

Ma anche con questa nuova alleanza (con PSI e PSDI) RUMOR non va lontano, è costretto a dimettersi dopo soli tre 3 mesi. Poi fa rientrare le dimissioni e inaugura il Governo Rumor V bis; che non va oltre 4 mesi, vi rimane in tutto 7 mesi.

E' l'ultima volta che Rumor è capo del governo;  inizia qui il suo tramonto, ha i ribelli proprio nel suo collegio. Ha contro perfino la sua corrente; troviamo i suoi due luogotenente del Nord Est, BISAGLIA e PICCOLI ad imbalsamarlo come l'ultimo rappresentante della storica "corrente dorotea" nata nel lontano marzo 1959 con MORO, GUI e RUMOR; per che cosa? Organizzare una congiura per scalzare FANFANI dalla segreteria DC, dal governo, e da ogni altra carica. E ci riuscirono. Ma ora le vittime sono loro. Alcuni si sono allevati le "serpi" in seno.

 Lo scontro delle grandi forze dentro la DC diventa durissimo tra lo schieramento dei due emergenti blocchi: di sinistra capeggiato da MORO e ZACCAGNINI e quello di destra guidato da ANDREOTTI, FORLANI e con FANFANI dentro le "sabbie mobili".

Infatti  Fanfani, anche questa volta, è duramente contestato sia dal suo movimento giovanile (che scioglie improvvisamente il 25 febbraio del prossimo anno) e sia dalla stessa DC. In luglio (il 26) gli viene tolta perfino la segreteria, mettendo al suo posto l'uomo nuovo di Aldo Moro, BENIGNO ZACCAGNINI, non senza forti polemiche, visto che sarà eletto con 92 voti a favore, e con ben 72 schede bianche e 11 disperse. 
Al Congresso del '76 i due blocchi saranno quasi identici, il 51,5% è a sinistra, il 48,5% è a destra. Ma a questa fatidica data, nel '76, sarà MORO ad essere messo nell'angolo e a ricevere (non senza polemiche - e accorate furono le sue) la carica di Presidente della DC, una poltrona da lui stesso diabolicamente inventata come premio di consolazione per i trombati. Ma corriamo troppo avanti.

 Dobbiamo ora ritornare a questo 1974;  registriamo tre fatti importanti: le prime fratture democristiane; l'uscita di scena dei socialisti e la costante presenza dei comunisti fino al '78, quando assisteremo alla tragica uscita di scena di Moro.

 Fallita dunque l'ultima esperienza di RUMOR, a novembre (il 23) ritorna al vertice del partito DC e del governo proprio lo stratega ALDO MORO, con una mossa a sorpresa abbastanza clamorosa: va a formare un governo bicolore con gli alleati, ma questa volta con i ruoli invertiti. Accetta il rientro del PRI e lascia fuori i Socialisti. Anzi, politicamente li fa fuori del tutto. Il PSI ricomparirà solo quattro anni dopo, quattro giorni prima del rapimento di Moro nel marzo del '78; fra l'altro non dentro il governo ma assieme al PCI a sostegno del nuovo premier ANDREOTTI.

 MORO insomma ha fatto un governo su misura per spartire i vari ministeri ai capi corrente nuovi e vecchi, che questa volta possono, dopo aver fatto per un paio d'anni i prepotenti (abbiamo visto Donat Cattin lo scorso anno) finalmente sedersi (il 23 Nov.) sulla poltrona come ministri, sottosegretari e nelle varie commissioni, proprio nel periodo quando la Borsa (il 13 Set.) dall'indice 100 del '63, scende a 48,7 (perdite dell'8,15 in un paio di giorni); e proprio mentre 65.000 operai della Fiat (2-30 Ott.) sono messi in cassa integrazione. Quindi un serio aggravamento della tensione sociale, che questa volta non tocca solo la classe operaia ma anche la classe media e in parte il ceto ricco: alcuni possessori di titoli vanno infatti sul lastrico dopo la batosta del "mercoledì nero".  Cosa ci si poteva aspettare se non questo? Le aziende non producono, sono tassate, non hanno soldi, e inoltre sono assediate dai sindacati: se otterranno quello che rivendicano, il costo del lavoro schizzerà in alto, e ... addio profitti, investimenti, e addio competitività sui mercati esteri. La Borsa che è la cartina tornasole, questo lo capisce subito e cola a picco senza risparmiare nessuno.

Un governo - quello di Moro- che però già alla fine dell'anno dà prova di un lodevole attivismo e riesce a trovare i suoi naturali interlocutori: l'opposizione, le forze sociali, i sindacati e gli imprenditori. Si evita una caduta ulteriore a "vite" della domanda e si manterrà quindi ad un livello ragionevole l'attività produttiva. LA MALFA propone (o meglio esige col suo proverbiale rigore) gli investimenti "congiunturalmente utili". Basta agli sprechi e ai lussi! Insomma l'anno finisce con un'economia nazionale che fa un piccolo passo avanti ed entra nell'anno nuovo con buone prospettive. Molti meriti se li prendono anche i comunisti, a discapito dei socialisti. Meriti che verranno subito premiati alle prossime elezioni.
Resta un fatto da chiarire (che non hanno poi mai chiarito) che cosa volevano e cosa pretendevano con questa contingenza gli extraparlamentari, fuori dalla realtà, e quando i dati di fatto erano questi.

CONTINUA