ANNO 1975 (Pagine in costruzione) mese di LUGLIO

 
12 LUGLIO - BERLINGUER  sta godendosi il successo, per il momento con il risultato dei voti, più che con delle precise indicazioni di come intervenire a sanare i mali del Paese. A Livorno incontra il suo collega spagnolo CARRILLO e a Roma il 15 - mentre il comunista DIEGO NOVELLI    a Torino e MAURIZIO VALENZI a Napoli sono eletti sindaci - incontra il suo collega francese MARCHAIS. In entrambi i discorsi parla del successo, parla di eurocomunismo, di "una fase superiore della democrazia", di pluralismo, e di alternanze al governo con maggioranze diverse, e di tanti  programmi governativi;   nuovi modelli di sviluppo e modi  di governare,  ma  manca di realismo. Allo stato delle cose non solo il PCI può fare qualcosa, ma nemmeno la stessa DC, entrambi fanno demagogia, perchè ormai gli apparati che sono stati creati (o si sono creati da se nei continui vuoti di potere - basti pensare al vertice delle grandi imprese pubbliche  - Cefis e C.) non sono più disponibili a una restaurazione. Non vogliono modificare un bel nulla. Sollecitati a operare in tal senso, hanno perfino   abbandonato i più delicati e importanti settori dello Stato e sono passati dall'altra parte della barricata. Prima erano proprio questi soggetti, inventandosi e ricorrendo al facile debito pubblico a tenere sulla corda (con finanziamenti delle banche o commesse pubbliche) l'imprenditoria privata. Ora a casse dello Stato vuote, abbiamo visto uscire Cefis, e lo ritroviamo quest'anno vice della Confindustria accanto ad Agnelli e Pirelli, e fra pochi giorni il 18 agosto  uscirà CARLI, il governatore della Banca d'Italia, che si sta preparando a sostituire Agnelli. Per la prima volta un non industriale  a guidare la Confindustria. E' un clamoroso ribaltamento di ruoli che Carli aveva già motivato nel luglio dello scorso anno. "In Italia manca un grande progetto economico preparato da governo, imprese, sindacato; anzi non vedo nemmeno un piccolo progetto".
(Le dimissioni di Carli le leggeremo in 18 agosto)

25- 26 LUGLIO - FANFANI (già fortemente contestato dal movimento giovanile della DC -   il 25 febbraio ne ha sciolto il movimento) è ora, dopo le elezioni, in serie difficoltà dentro la segreteria democristiana. 
Emergente (o meglio da far emergere) c'é il nuovo pupillo di Moro, BENIGNO ZACCAGNINI che   toglie a Fanfani la poltrona della segreteria della DC, anche se solo con 92 voti a favore,   mentre 72 sono le schede bianche e 11 i voti dispersi.
I numeri evidenziano il disagio all'interno della DC, e il titolo del giornale accanto è abbastanza esplicito..."Dopo la drammatica elezione di stanotte...".

ZACCAGNINI ha avuto i voti dei fanfaniani, dei morotei, degli amici di Colombo e delle due correnti di sinistra, mentre i dorotei e gli andreottiani hanno votato scheda bianca.
BISAGLIA (Basista) commenta "Abbiamo votato scheda bianca perchè siamo rispettosi della maggioranza. (!?)  Bisognerà avere il coraggio di andare in minoranza". Più chiaro di così non si può essere!
DONAT CATTIN (Forze Nuove)  "Abbiamo votato per Zaccagnini, come i morotei, i basisti, e i fanfaniani (!). Ma è preoccupante  la spaccatura verticale dentro il partito".
"L'uomo giusto nel modo peggiore..." - è l'occhiello sopra di Lino Rizzi - "...uscito da un formicaio impazzito a cui si é ridotto per lunghissime ore il falansterio, i brutali violenti colpi di coda di un sistema fatiscente come quello delle correnti, la stanza di compensazione dei ricatti e dei veti in cui si é via via trasformata la trafila delle trattative e dei patteggiamenti, che costituiscono una nuova pagina da dimenticare e da far dimenticare ad un Paese giustamente sbigottito e scandalizzato di fronte alla protervia di metodi inaccettabili e alla tenacia di comportamenti inqualificabili" - "abbiamo visto assurdamente allineati sulle stesse posizioni le sinistre e i fanfaniani, e i dorotei confinati  a minoranza;   questa corrente che sull'arroganza dei numeri  hanno avuto il grosso torto di adagiarsi sulla legge del "più forte"...."Ma era la notte del 25 LUGLIO, che la bizzarria del calendario é andata caricando di richiami ossessivi e di evocazioni inquietanti".
Ad approvare il cambio della guardia troviamo anche i socialisti. MANCA (demartiniano) commenta:  "Zaccagnini è di alta levatura morale e politica, ma non può far passare sotto silenzio che la DC è tuttora paralizzata da una crisi, dall'incapacità di scegliere una linea politica idonea a rispondere al voto del 15 giugno. Emerge ora una contradditorietà dello schieramento, anche se va sottolineato il ruolo positivo e di iniziative  che sembrano aver ritrovato le sinistre DC".

Anche se Zaccagnini é  per tutti l'onesto Zac, l'ex partigiano, l'uomo dalle mani nette e di alta levatura morale, ha una scarsa abilità manovriera, ha poca disilvoltura. Rispetto ai suoi colleghi ha meno spregiudicatezza. Dentro il partito si sta infatti formando una nuova generazione di dirigenti,  che sia gli avversari interni sia quelli esterni soprannomineranno "la banda dei quattro": GUIDO BODRATO, GIOVANNI GALLONI, CIRIACO DE MITA. In contrapposizione l'altro schieramento dove sta emergendo quello che un tempo era stato ritenuto il delfino di Fanfani e suo successore in pectore, ARNALDO FORLANI, ma in molti non gli riconoscono nemmeno lontanamente quell'autorità e quel prestigio che ha (e avrà sempre) Fanfani anche quando non occupa nessuna carica. Non per nulla si scrive in questa circostanza  che "nonostante sia stato silurato in questa elezione-rissa,   il "meno defenestrato" appare proprio lui, Fanfani".
(Alle scene del processo Cusani, a quello spettacolo a cui tutti gli italiani assistettero, Fanfani alquanto amareggiato, senza minimizzare, ha commentato in un modo molto lapidario:  "La nostra colpa  é quella di avere allevato troppi mediocri")

Del resto lo stesso articolista citato sopra - Rizzi - concludeva l'articolo della traumatica elezione con "Dio rende folli coloro  che vuole perdere".

Infatti, il dopo elezioni va ancora peggio a RUMOR, la sua corrente dorotea non solo va a rotoli, ma i suoi due luogotenenti ANTONIO BISAGLIA e FLAMINIO PICCOLI, pongono in minoranza il vecchio leader. Un vero e proprio sgambetto, che è già iniziato da tempo nel collegio veneto. Bisaglia  non ha avuto riguardi per il suo maestro - il fondatore del potente gruppo doroteo (già da tempo allo sfascio e a pezzi) - ma ha invaso con la sua propaganda elettorale le roccaforti di Rumor, perfino nella sua Vicenza. Infatti, non disdegna di presentarsi negli istituti di monache, di preti e nelle varie canoniche, a distribuire i suoi "santini" e le sue "promesse". Un vero e proprio attacco irriguardoso (ma quella era del resto la "scuola") ai fianchi del potente capo corrente, che sta per essere travolto dallo scandalo Lockheed. Difeso in piazza per attenuare i danni, ma poi  all'interno del partito buttato a mare dai suoi stessi ex amici (sarà lui a confessarlo - "Mi telefonano tutti per dirmi - "sappiamo che sei innocente; mi dispiace"- tutto qui")

FINE MESE LUGLIO
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