ANNO 1975 (Pagine in costruzione) mese di AGOSTO

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18 AGOSTO - PAOLO BAFFI é il nuovo Governatore della Banca d'Italia. GUIDO CARLI lascia oggi l'incarico dopo che le sue dimissioni sono diventate  una macchinosa vicenda dentro la politica italiana. - Infatti, Zappulli, su Il Giornale, scrive: "Non gli hanno chiesto nè gli chiederanno di persona di spiegare  perchè se ne é andato, sono tutti presi nella zuffa per sostituirlo subito con un uomo del proprio partito o della propria corrente, come se la Banca d'Italia fosse l'Omni, la Regione Lazio o l'ultimo ente locale."

Un personaggio GUIDO CARLI che in quindici anni ha lasciato una profonda traccia nella storia del Paese. Da alcuni criticata, da altri idolatrata, e da altri  usata come riparo per non assumersi dirette responsabilità. Un perenne e comodo "alibi" per i politici - quello del governatore  Carli -  quando si deve dire "no" ai finanziamenti degli avversari di partito o di corrente, tipo il "Tutto si potrebbe dare se egli vi consentisse". Insomma uno scaricabarile che ultimamente Carli non si è più prestato a fare.
Ma non é immune da responsabilità  lo stesso Carli;  il clientelismo del malgoverno che poi ha creato la degenerazione nella politica che ora lui rifiuta, l'ha favorito lui. Quell'ingigantimento del reddito fisso e quindi l'indebitamento dello Stato, lui ne è stato l'ispiratore e lui l'esecutore. L'allegra e permissiva finanza alle industrie pubbliche l'ha creata lui. Le svalutazioni per favorire alcuni comparti e non altri le ha proposte lui. L'accesso privilegiato al credito degli enti anche a spese dell'economia produttiva lo ha inventato, lo ha favorito e l'ha facilitato proprio Carli.
Il "Debito Pubblico" che diventerà poi un'allegra abitudine dei dilettanti della finanza pubblica al governo,  nasce nel 1963 con questa formula  di Carli: "Copertura con mezzi monetari dei fabbisogni di capitali per investimenti". (I Bot e le Obbligazioni). Tutti gli italiani sanno dove sono andati a finire buona parte di questi investimenti: nel sottobosco clientelare e nelle grandi e faraoniche "cattedrali nel deserto". Il debito accumulato, sempre più enorme, non lo dimenticheranno nemmeno i pronipoti, visto che ci sono già i nipoti  in questo 2000 sommersi fino al collo in quella montagna di debiti lasciata in eredità da padri e nonni che negli anni Sessanta e Settanta restavano a casa con lo stipendio assicurato anche 7 anni di seguito, in cassa integrazione, perchè occupati  dentro un'allegra e disinvolta e protetta  azienda di Stato, ed infine poi andati in pensione con un abbuono di altri 7 anni; a soli 45 anni con meno di venti anni di lavoro. (es. Lanerossi, Vicenza). Il terno al lotto, era in questi anni Settanta, trovare un posto di lavoro in queste aziende (dove con qualche raccomandazione o ricatto sindacale, si entrava) e dopo pochi mesi trovarsi in cassa integrazione per molti anni.

  Ma a parte questo, fra le altre cose misteriose di Carli, non dimentichiamo nemmeno quella famosa sera del 16 luglio del 1964, del non tanto presunto Colpo di Stato del "Piano Solo", dov'era presente Segni, Moro e Rumor (allora uniti), e il tanto discusso generale De Lorenzo, con la sua lista di "enucleandi" da deportare in Sardegna con le sue tre divisioni dell'arma. Presente c'era anche Carli. E fra gli "enucleandi" non c'erano solo i "rossi".

Non sapremo mai cosa ha indotto Carli ad abbandonare la Banca d'Italia in questi giorni. Le supposizioni su giornali autorevoli si sono sprecate. Quello che sappiamo già  in anticipo, é che guiderà d'ora in avanti l'industria privata, e sarà questa a tenere ora sulla corda i politici, e a riconquistarsi fra breve il management, e a far chiudere o a far fallire le grandi imprese di Stato, in sofferenza o perchè gestite da incompetenti, o peggio, da opportunisti.
Una cosa é scontata, Carli non é un semplice direttore dell'Omni, e conosce l'incapacità, la cecità e l'ignoranza dei politici, oltre che le loro "debolezze", visto che la politica ora, con il moltiplicarsi delle correnti,   inizia a costare, a costare molto.

Al cambio della guardia alla Banca d'Italia, ha assistito ANTONIO BISAGLIA, ministro delle Partecipazioni Statali. Prima delle ferie d'agosto ha subito voluto comunicare il suo riordino in gestazione. Cioè le nuove nomine ai vertici delle grandi aziende pubbliche. All' ENI, all'Efim, all'Ente Cinema, ecc, mentre si affretta a dire:  "...a molte altre, come all' IRI, ci penserò dopo le vacanze". Il suo ex capo, Mariano Rumor é agli Esteri e lui ora dentro la stanza dei bottoni, la stanza che conta. LA MALFA(vice Pr.d.C.) con COLOMBO (al Tesoro), sta predisponendo un complesso di interventi "urgenti" di 3.500 miliardi, con canali di spesa più celeri (un pronto flusso di spesa) per la ripresa del ritmo produttivo (!?), denari che sono invece destinati, guarda un po',  in buona parte alle Regioni per finanziare opere di completamento (!?). Naturalmente ricorrendo alla Cassa depositi e prestiti (senza fondo), visto che quest'anno il disavanzo della pubblica amministrazione è di 7.172 miliardi, mentre già per il prossimo 1976 il disavanzo di competenza previsto è di 11.515 miliardi. (equivalenti a 92 mila miliardi del 1998).
Nel 1970 il denaro pubblico indirizzato alle aziende era stato di 6 mila miliardi, in questo 1975, siamo già a 17.000 miliardi (equivalenti a 136 mila miliardi del 1998).

Ma iniziano ora, anche le appetitose dotazioni finanziarie per le Regioni, che il prossimo anno saranno 5.345 miliardi, e nel '78 raggiungeranno gli 8.312 miliardi.  Poi con l'istituzione del Servizio sanitario nazionale (23 Dic. '78, legge 833) il cui controllo é dei Comuni, la spesa salirà alle stelle. I Comuni  provvederanno a creare 674  Unità sanitarie locali, le cui amministrazioni saranno subito popolate da un nuovo grande esercito di funzionari di ogni grado, e tutti uomini di partito, a cui bisogna  dare uno stipendio. Si utilizzano quindi i fondi destinati alle strutture e alle dotazioni a usi alquanto impropri.
I buoni propositi di efficienza cadono già sul nascere nella mediocrità di una classe dirigente  che fino al giorno prima era occupata nella piccola scrivania dell'azienda del gas, a fare l'assessore ai giardini pubblici, al traffico, o al macello comunale.

L'allegra finanza pubblica è appena cominciata. Ha appena iniziata la sua spirale verso il "buco nero".  Per pagare gli interessi inizia a utilizzare una buona parte delle nuove emissioni, poi arriverà fino al punto che le intere nuove emissioni saranno appena sufficienti per pagare gli   interessi delle emissioni precedenti. Un "buco nero" di cui gli italiani, ma nemmeno i migliori addetti,  non hanno la minima idea quando finirà.

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