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1976 arriva Craxi !
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(e la voce di MORO in due circostanze)
(vedi mese di marzo)

 
L'anno é pieno di eventi fin dal primo istante  

Il mattino del 1° gennaio, le annunciate dimissioni della sera prima fatte da  DE MARTINO in una intervista, sono un "bel regalo" di Capodanno per MORO: un "siluro" al "suo" governo. Infatti, alla ripresa dei lavori alla Camera,  il 7 gennaio  è costretto a "rassegnare" le dimissioni.
Ma Moro e alla DC non si perdono d'animo.  Anche se i socialisti di De Martino chiedono un governo d'emergenza, ne formano uno tutto democristiano, un monocolore, quindi senza i socialisti transfughi. Ma il 5° governo Moro, fatto di "toppe" e "tappi", con gli strappi e i buchi della DC,  non va molto lontano perchè i "nemici" la DC li ha soprattutto in casa, dentro la stessa DC. A Palazzo Chigi  Moro ci resta  60 giorni, poi tutti a casa a votare.
Dopo le sofferte elezioni, che vedremo più avanti, il nuovo inquilino a Palazzo Chigi, sarà nonostante tutto, ANDREOTTI con un governo tutto DC e con il PCI messo nelle condizioni di non infastidire.

Il 6 gennaio la "Befana" aveva portato proprio alla DC, un altro regalo "esplodente": ad ANDREOTTI, a DONAT CATTIN e al sindacalista SCALIA della CISL. Regali  "siluri"  arrivati dall'America, con due giornali. Rivelavano i finanziamenti occulti che avrebbero ricevuti dalla CIA il gruppo di destra della DC. (smentiranno tutto).
A soffiare sul fuoco delle polemiche ovviamente sono i comunisti. Ovviamente tacciono nell'indicare la provenienza di molto del loro denaro. Che i maligni indicano Mosca. 

Poi in marzo altra seduta drammatica dentro il congresso democristiano.  ZACCAGNINI  che già lo scorso luglio al Consiglio Naz. era diventato segretario non all'unanimità (92, contro 72 schede bianche, 11 astenuti), al congresso conserva la poltrona con il 51,5% dei voti, mentre il 48,5  va alla destra del partito (Andreotti, Fanfani, Forlani). Dura contrapposizione quindi all'interno della DC con il gruppo di sinistra capeggiato da Moro e dallo stesso Zaccagnini.

Le due forze ormai si equivalgono e si combattono. L'insofferenza é reciproca, e porta ad ulteriori lacerazioni. RUMOR è nei guai (molti amici lo abbandonano) per lo scandalo Lochkeed, e MORO a poco più di un mese dal Congresso é costretto a dare le dimissioni dal governo. Si va alle urne, dove non sappiamo come e perché, dopo le fortunate elezioni, Moro deve cedere lo scettro alla corrente di destra di ANDREOTTI, ed è proprio quest'ultimo che va a formare un governo monocolore "molto singolare", quella della "non sfiducia", dove i favorevoli sono inferiori alle astensioni. Pur essendo al governo una corrente di destra, com'è quella di Andreotti, le astensioni determinanti per dargli la fiducia sono sorprendentemente del PCI assieme al PSI, PRI, PLI, PSDI. Il "gioco" del palazzo va ben oltre la volontà dei cittadini votanti, sembra che contano poco, e in casi come questi: quasi nulla.

Facciamo però un passo indietro. In giugno si va alle ELEZIONI POLITICHE anticipate dove serpeggia la paura del sorpasso dei comunisti. La campagna elettorale democristiana é aspra e barricadera, come non se ne vedeva una uguale dall'epoca degasperiana con le crociate di Gedda. In prima fila il battagliero FANFANI che più che discorsi politici, percorrendo instancabilmente in lungo e in largo la penisola, tiene corsi di "dottrina morale", e come fu per il divorzio, il suo tema preferito per impressionare la piazza, é ora quello dell'aborto, dove evoca scenari apocalittici, il genocidio degli innocenti, e in ogni elettore vede un potenziale Erode, anche quando parla davanti a donne cattoliche.

INDRO MONTANELLI per la DC si schiera con il "suo"(!?) Giornale Nuovo, e incita i "suoi" lettori: "turatevi il naso ma votate DC". Sufficiente per le Brigate Rosse per metterlo sul "libro nero" dei "servi del regime"; quelli che devono essere eliminati o azzoppati. Il 2 Giugno del prossimo anno, le BR che non hanno dimenticato la frase,  Montanelli diventa il bersaglio di una sventagliata di mitra alle gambe. Non mancherà la sua battuta nostalgica di ex "eroe" dell'Abissinia, né dimentica uno degli slogan murali del suo  "maestro-mito: "Alle prime pallottole mi sono aggrappato a una ringhiera, volevo morire in piedi, come mi ha insegnato Mussolini, perché se cadevo quelli mi fulminavano".

E poi dicono che il fascismo non ha insegnato nulla, e che non é rimasto nulla!
Nei "cenacoli" di Bottai, allora, c'era proprio Montanelli.

A dare un contributo al successo della DC, a parte tutte quelle altre considerazioni  fatte in precedenza lo scorso anno, troviamo inaspettatamente BERLINGUER. A cinque giorni dalle elezioni,  rilascia una intervista  al Corriere che sconcerta tutti i comunisti. Vi sostiene di non volere l'uscita dell'Italia dalla NATO.
Alcuni comunisti moderati (a parte i vendicativi comunicati delle BR) commentano che molto probabilmente il segretario del PCI, o che è andato fuori di cervello o che è sotto ricatto; che non sta facendo più una politica dell'opposizione, e non era proprio  il caso che il PCI per farsi vedere "rassicurante" andasse a toccare a pochi giorni dal voto la questione del Patto Atlantico.

Gli elettori moderati, gli indecisi, i laici, quelli quasi pendenti verso la sinistra, considerano queste affermazioni un servilismo nei confronti dei democristiani, una palese  incapacità di esprimere una forte e decisa autonomia politica, e tornano a dare il voto alla DC. Altrettanti elettori di sinistra moderati, laici, indecisi, arrivano quasi alle stesse conclusioni, "tanto vale allora votare DC". Mentre gli estremisti della sinistra, gli extraparlamentari, con insieme i cossuttiani, Berlinguer lo considerano già un "venduto".

Di socialismo e rispetto delle libertà individuali e collettive, BERLINGUER ne parla al PCUS, sostenendo che si é giunti a una fase storica, e che un sistema pluralistico e democratico é diventato una necessità della nuova classe operaia in Italia. Del resto nello scorso ottobre, il 15, incontrando a Roma MARCHAIS segretario del PC francese, Berlinguer aveva già  sostenuto che "siamo di fronte alla necessità di un pluralismo politico, e bisogna costruire il socialismo nella libertà". Le stesse considerazioni le aveva espresse incontrando SANTIAGO CARRILLO del PC spagnolo. Una svolta che viene chiamata dell' "Eurocomunismo". Ma i dissidenti non mancano.
(vedi qui la
nascita dell'EUROCOMUNISMO e la sua fine)

PAJETTA, SEGRE e NAPOLITANO avevano consigliato di non partecipare al PCUS. Ma Berlinguer non accettò il loro consiglio in quanto temeva di perdere la sua autorità se non vi partecipava. Ma al Pcus non mancarono le critiche nei suoi confronti. Lo criticarono per la politica strana che il PCI conduceva in Italia, contraddittoria negli affari internazionali e in particolare: contatti tra rappresentanti del PCI e rappresentanti Usa; la posizione del PCI sull'appartenenza dell'Italia alla Nato; la tolleranza dell'aggressiva politica di Israele; i tentativi di sviluppare contatti con il mondo comunista cinese.

A Madrid, Nikita Ryzhov, su istruzioni del Comitato centrale consegnò una lettera a Berlinguer "in cui si esprimeva allarme per il meeting madrileno dei tre partiti comunisti e preoccupazione per l'instaurazione di una sorta di aerea regionale".
Un giorno forse verranno fuori documenti che comproveranno che l'Urss aveva tutto l'interesse a non far prendere il potere ai comunisti in Italia. Insomma la stessa Russia non era proprio per nulla interessata all'Eucomunismo. I Patti di Yalta bisognava rispettarli e l'ininfluente Italia non doveva creare problemi. (qualcosa del genere era già avvenuto verso la fine del 1943 inizio 1944)

Sarebbe paradossale (ma  mica tanto) se un giorno scopriremo che era pronto del materiale sovietico per compromettere Berlinguer, con ogni sorta di accuse per screditarlo. Di essere un possidente di terre, oppure coinvolgerlo in affari equivoci relativi a intrighi edilizi in Sardegna.
Ancora più paradossale potrebbe essere la imbarazzante notizia che alcune gruppi di destra erano  -  proprio per ostacolare l'ascesa del PCI - finanziati dalla Russia e non dall'America.

*** Prima della caduta del governo MORO, il 5 FEBBRAIO il Messaggero con le sue rivelazione ha già fatto scoppiare lo scandalo Loockheed (tangenti sull'acquisto di aerei militari). Coinvolti ex ministri all'epoca, RUMOR, GUI e TANASSI. Grandi servizi sui giornali.

Lo scandalo investirà poi anche il Presidente della Repubblica LEONE. Contro di lui si scatenerà una campagna diffamatoria con il libro-scoop di CAMILLA CEDERNA, poi querelata per diffamazione: il processo si rivelò un boomerang e vennero così alla luce e si accertarono: il diffuso nepotismo, le disinvolture affaristiche e i piccoli scandali della famiglia del Presidente.
LEONE nel '78, (pochi giorni dopo il delitto Moro) sarà costretto alle dimissioni.

La crisi -  "Scossa da una grave crisi economica, la societá italiana vede aumentare la disoccupazione fino a toccare i due milioni di disoccupati nel 1976, mentre la produzione ristagna e i capitali fuggono all'estero; nello stesso tempo, il governo non é in grado di condurre un'azione incisiva, le periferie urbane degradano, il Sud piomba nell'abisso del sottosviluppo, il terrorismo incalza. Esso trova un terreno fertile di coltura in universitá che, a seguito del provvedimento di liberalizzazione indiscriminata dell'accesso a chiunque abbia un diploma di scuola secondaria, sono diventate veri ghetti di emarginazione per giovani che non trovano sbocco professionale". (VIOLENZA SOCIALE E VIOLENZA POLITICA NELL'ITALIA DEGLI ANNI 70 - GIANNI STATERA F. ANGELI EDITORE.

La violenza in italia - Nel centro-nord ma in parte anche nel Meridione, la disoccupazione intellettuale favorisce l'immigrazione di marginali di colore nel nostro paese. Questo tipo di forza- lavoro, infatti, si presta, anzi é costretta ad accettare salari da fame e mansioni poco gradite ai giovani disoccupati italiani. Piccoli imprenditori, ristoranti, negozi vari, ecc. possono cosí, da un canto, ridurre il costo del lavoro al di sotto di qualsiasi minimo previsto dalla legge o dagli usi locali, e, dall'altro, far svolgere alla mano d'opera di colore, una funzione calmieratrice sul mercato del lavoro. Il supersfruttamento a cui sono sottoposti questi lavoratori stranieri (in Italia si stima siano presenti ben cinquecentomila operai di colore stipendiati) é uno degli strumenti attraverso cui il sistema capitalistico centrale contrasta la caduta tendenziale del saggio di profitto. Il fenomeno é cosí esteso che persino nelle prigioni, alle mansioni piú umili e ingrate, cominciano ad essere addetti i detenuti di colore. Rientra in questo quadro, anche se per angolazioni e motivi leggermente diversi, la massiccia presenza di personale domestico di colore (soprattutto donne) nelle case-bene. Tutto ció, in futuro, é probabile che determini contraddizioni non indifferenti nel sistema socio-politico italiano. (GIULIO SALIERNO - LA VIOLENZA IN ITALIA - MONDADORI)

Ma ora andiamo a percorrere gli altri mesi; oltre quanto accennato, troviamo il terrorismo che compie un salto degenerativo drammatico con le prime esecuzioni di importanti magistrati. Poi troviamo il terremoto politico dentro le file del PSI con i ribelli "quarantenni"   riuniti al Midas di Roma. Il terremoto vero in Friuli, il disastro ecologico a Seveso, ed infine la battaglia per la legge sull'aborto.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)