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BREVE PANORAMICA dell'ANNO

In Gennaio (vedi)  a lanciare la proposta per una lotta agli sprechi dei consumi individuali, e quindi a proporre una politica di "austerità" non è il capo del governo ANDREOTTI, ma il leader dell'opposizione, ENRICO BERLINGUER. Chiede anche collaborazione agli intellettuali, ma in effetti sta appoggiando i sacrifici che il governo monocolore democristiano non ha il coraggio di chiedere agli italiani dopo gli scandali che per la prima volta stanno investendo il partito dopo trent'anni di governo. Infatti, .........

In MARZO (vedi) si svolge in Italia il primo  processo ai politici per corruzione. Alcuni potenti della classe dirigente sono "alla sbarra" nelle due sedi del Parlamento, davanti ai propri colleghi (e anche a quelli del proprio partito, dove l'aria che tira non è la migliore - ci sono rese di conti di vecchia data) che li devono giudicare per il rinvio a giudizio.

Ma la giustizia è una cosa la politica un'altra.
(naturalmente a secondo dei tempi)

Dirà LUIGI GUI (DC) mandato sotto processo (anche da qualche franco tiratore del suo partito):  ""Mi hanno giustiziato, ha prevalso  la volontà del PCI. I comunisti  sono stati assecondati per motivi opportunistici, di calcolo o di paura. E quando in un Paese si sovrappone la politica alla giustizia (nel 1998 si dirà l'incontrario. Ndr) si incominciano a compiere esecuzioni politiche, si sa come si comincia ma non si sa come si finisce. Quando un mondo vuole purificarsi  (da quando  mondo é mondo) si comincia sempre con il sacrifico di un innocente".

BRIGATE ROSSE. - In piena escalation il terrorismo. Una spirale che pur con l'uscita di scena di  Potere operaio e di Lotta continua (sciolta lo scorso anno) non conosce sosta. Sono assassinati giudici, magistrati, giornalisti, professori, poliziotti, e spesso anche degli innocenti.  Nel corso dell'anno si registrano 2128 attentati, 32 personaggi gambizzati, 11 assassinati.  
L'ampiezza di questo fenomeno che torna alla ribalta prepotentemente e le motivazioni   della ricostituzione o nuova costituzione di queste bande armate terroristiche  (che prenderanno il nome "del '77") sono sfuggite a tutte le spiegazioni sociologiche prima, durante e dopo.

Non deve destare meraviglia. Prima, perchè gli studiosi sono pochi e quasi tutti politicizzati; poi perchè questa disciplina è ancora giovane; ed infine,   paradossalmente proprio dalla prima Università di Sociologia (costituita a Trento nel '67/'68) é partito il nucleo originario delle Brigate Rosse. Dalle costole di questo gruppo quest'anno escono Prima Linea, le Unità comuniste combattenti e tanti altri gruppi improvvisati; alcuni addirittura chiamati poi gruppi dei "figli di famiglia" (La XXIII marzo di Barbone e Morandini). Componenti  questi che non avevano nulla a che vedere con  le frustrazioni del proletariato, tutti vani i tentativi di coinvolgerlo in una rivoluzione. Questi estremisti sono magari iscritti al PCI, ma non lottano certo per la "lotta di classe",  nè tanto meno hanno l'appoggio e le simpatie delle stesse masse proletarie. Sono tutti di estrazione borghese; molti sono figli di papà, ben vestiti, ben curati, ben foraggiati, ben alimentati e soprattutto spiccatamente di cultura edonistica - cioè non disdegnano i prodotti di quello Stato imperialista delle multinazionali che dicono di combattere citando parole e frasi colte molto ricercate della tradizione marxista.
Nè fanno la controrivoluzione gli altri gruppi estremistici di destra,  non meno borghesi dei primi  e che con l'identico antagonismo nella violenza, operano, sostenendo che il loro agire é una necessità per allontanare il  pericolo "rosso". Anche qui  la "lotta" che stanno conducendo non riceve certo la simpatia dei borghesi agnostici.

Spiegazioni e motivazioni non le hanno trovate i politici, i giornalisti e gli intellettuali contemporanei che scrivevano in questi anni, nè sono stati capaci di spiegarcelo quelli che sono venuti dopo.
Dopo vent'anni abbiamo letto tutto e il contrario di tutto. Tante analisi di autorevoli personaggi ma anche tanta confusione  e contraddizioni. E poi tante negazioni, smentite, apostasie o antitesi di quanto avevano scritto in questi tempi, teorizzando nuove e vecchie teorie in contrapposizione.
Silvio Lanaro, in Storia dell'Italia repubblicana, scrive qualcosa di più preciso ma anche lui scrive "forse":  "Più plausibile, forse, è un abbozzo d'interpretazione in chiave antropologica, che anzichè partire dalla storia delle organizzazioni prenda le mosse dalle caratteristiche dei movimenti, i quali  in genere le precedono (oltre ad alimentarle e rifornirle continuamente di forze fresche) e sono l'epifenomeno di una "violenza sociale" tipica del capitalismo maturo e dei processi di modernizzazione particolarmente veloci".

Una cosa é certa: tanta confusione ideologica  nei militanti dei vari gruppi (erano in fin dei conti giovani, né sapevano nulla di metodi rivoluzionari né tantomeno di lotte proletarie degli anni Venti o anni Cinquanta - lo abbiamo già detto, avevano seppellito il passato e rifiutato ogni radice ) ma anche tanta confusione in coloro (non più giovani che il passato lo conoscevano bene) che dovevano invece individuare, capire e prendere le distanze da quelli che si rivelarono poi essere subito i loro carnefici, e che dopo si rivelarono alcuni dei "disertori" , e altri ancora con il "pentitismo" (che quest'anno già inizia a frantumare i gruppi) degli opportunisti senza nessuna "etica rivoluzionaria" nei confronti sia della massa - così tradita da certe ideologie portate avanti solo con l'estremismo dialettico che per un breve periodo ci credettero e simpatizzarono - e sia nei confronti dei vecchi amici di lotta. Infatti, non esitarono - questi idealisti da strapazzo- per ottenere benefici o immunità nell'indicarli con l'indice uno dopo l'altro, per rifarsi una verginità morale. "Del resto non sono io ad aver cominciato la lotta armata, nè le BR le ho fondate io, io ho solo semplicemente condiviso quello che mi pareva giusto e morale fare in quel momento" dirà un dissociato a un processo per (con il "premio") ritornarsene tranquillamente a casa. (come l'8 settembre '43, "mica l'ho voluta e iniziata io la guerra")

LA MALFA il 6 novembre, chiede l'ingresso del PCI nel governo, mentre MORO anche se è ormai un ininfluente presidente della DC, continua gli incontri con BERLINGUER. Dall'America intanto si invita a "dimostrare fermezza e resistere alle tentazioni". Note di inviti, che si aggiungono alle aspre critiche dentro i parlamentari della DC, ma soprattutto negli ambienti cattolici più conservatori, che non perdonano a Moro questi passi verso gli odiati nemici "rossi". Lo si accusa di fare dei grossi e gravi danni alla Democrazia Cristiana e soprattutto alla Chiesa. "I fedeli che pensano di essere con lui sulla rotta di Cristo, poi di fatto si trovano sulla rotta di Marx" affermava il potente Cardinale Siri, quello che quando fu rapito Moro disse "Ha avuto quel che si meritava".

Inoltre non dimentichiamo che già il 17 luglio dello scorso anno, SCHMIDT aveva già anticipato in un vertice negli Stati Uniti, con Francia, Germania e Inghilterra, la sua ostilità a Moro. Il Cancelliere tedesco ha concordato con i rappresentanti dei quattro Paesi di non concedere più aiuti e prestiti all'Italia (teniamo a mente questo particolare, per il caso Kappler) nel caso si formi un governo appoggiato dai comunisti. (Da non impressionarsi però più di tanto; era pura propaganda americana.  Proprio Mitterand tranquillamente farà entrare quattro comunisti al governo e manderà a dire agli USA "la politica della Francia appartiene alla Francia e resta della Francia". Ma di Mitterand noi in Italia non ne avevamo, ma di debiti sì; e basta parlare di soldi e di aiuti dall'estero e molti si calano le braghe.

Pochi giorni dopo, in pieno agosto (il 15, mentre tutti sono al mare)  scoppia lo scandalo della fuga di KAPPLER. La storiella di "Ridolini" iniziò così, divertendo gli italiani sotto gli ombrelloni.
(vi rimandiamo al mese di agosto per i particolari).

Ma MORO non è il solo a ricevere dal suo partito dure critiche. Una netta disapprovazione arriva  a BERLINGUER dalla dirigenza sovietica, dopo il suo discorso nell'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre; discorso dove il segretario del PCI italiano ha ripetuto con più convinzione i contenuti già tracciati ed espressi nel "compromesso".
Disapprovazione anche da CRAXI che sollecita il segretario del PCI ad essere più "liberale". Mentre  forti critiche vengono da certi gruppi di comunisti molto insofferenti alle sue aperture. Gli si rimprovera oltre al revisionismo, l'appoggio palese che lui vorrebbe dare ad un governo tutto democristiano  alla cui guida c'è addirittura il capocorrente del gruppo più a destra della DC: ANDREOTTI.
Berlinguer è criticato anche dagli intellettuali francesi (fra cui Jean Paul Sartre e Michel Foucault) a cui si unisce Leonardo Sciascia con un intervento sulla Stampa); esprimono molte preoccupazioni e accusano il PCI d'essere la "nuova polizia (accuse simili apparvero poi in un comunicato delle BR al rapimento di Moro; più precisamente nel comunicato n. 3). Vedi pagina COMUNICATI BR

21 GENNAIO - Nei due rami del Parlamento, la tanto discussa Legge sull'aborto, che sta lacerando  il Paese (ma lo afferma una minoranza)   é approvata alla Camera con 310 SI - 296 NO; mentre al Senato 156 sono favorevoli e 154 contrari. Ma la questione non viene per nulla risolta.

Il 4 MAGGIO si vorrebbe a Torino iniziare il processo agli uomini delle Brigate Rosse catturati e richiusi nelle carceri, ma nessuno é disposto a fare sia la difesa sia il giudice popolare. Hanno tutti paura per le minacce; che non sono per nulla vaghe, infatti, viene ucciso dalle BR il Presidente dell'ordine degli Avvocati che avrebbe dovuto designare i difensori d'ufficio dei 50 brigatisti. Si è ricorso poi al sorteggio, ma anche qui la defezione fu enorme. Si diedero malati, colpiti (scrissero i medici fiscali) da una defatigante "profonda depressione psichica".
I giornalisti sono sotto il mirino dei brigatisti per quello che scrivono o fanno vedere in Tv. Non accettano il dileggio, la morale e le paternali. Vogliono leggere sui giornali che sono eroi. Guai a sgarrare, un mattino una P38 potrebbe attendere la vittima sull'uscio di casa, come accadrà quest'anno a molti di loro: 11.

Prima iniziarono le minacce poi cominciò la vera e propria "mattanza". Il primo a cadere ucciso sotto i colpi è il vicedirettore della Stampa, CARLO CASALEGNO, un ex partigiano. E' un "salto di qualità", con lui hanno cominciato a mirare non alle gambe ma alla testa.
Il 3 GIUGNO (vedi)  era già stato gambizzato INDRO MONTANELLI. Stessa sorte al vicedirettore VITTORIO BRUNO del Secolo XIX . Preso di mira pure il direttore del Tg1 EMILIO ROSSI e perfino NINO FERRERO dell'Unità organo del PCI. Più avanti uccideranno al Corriere il giornalista Tobagi,  e GIORGIO BOCCA scappa in montagna dopo aver ricevuto il messaggio "e adesso tocca a te". Fuga inutile;  scampa perchè non è arrivato il suo turno,  ma sarà sconvolto quando scoprirà che i due brigatisti della "colonna" rivoluzionaria che hanno ucciso Tobagi, sono i due figli di due suoi colleghi giornalisti,  quindi amici di suo figlio, e uno di loro così amico che lo ospitava addirittura perfino in montagna, a La Salle,  proprio dove si era rifugiato per salvare la pelle.

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