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ALDO MORO
"...io temo l'emergenza!"

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Prima una sintesi dell'intero anno, poi passeremo ai drammatici singoli mesi 

Il 1978 ! Inizia un anno tenebroso, un anno di tante tragedie  e di tanti  lutti che il terrorismo porta dentro molte famiglie. Fra queste sciagure: la tragedia di ALDO MORO. Inizia in un modo drammatico il 16 marzo, e si conclude con l'uccisione dello statista il 9 maggio; una data storica tristissima e atroce per ogni democratico, che sente e sa di aver perso non solo Moro (che ce ne può importare poco o tanto) ma un punto di riferimento essenziale nel procedere nel faticoso cammino della democrazia italiana. A tutti, indistintamente questa democrazia nel pomeriggio di questo fatidico giorno è apparsa meno vera e anche meno civile.

Le sorprese non mancarono nei mesi successivi. A giugno dopo l'uscita di  un libro di una coraggiosa giornalista, CAMILLA CEDERNA,  venne alla luce lo scandalo "del palazzo", scatenando  una tremenda campagna stampa contro  l'inquilino del Quirinale, cioè contro la massima carica dello Stato. Impietose accuse, escono dal libro La carriera di un Presidente e distruggono veramente la carriera del Presidente LEONE che è "costretto" a dimettersi a pochi mesi dalla fine del suo mandato.

E' anche l'anno il 1978, in cui sulla cattedra di San Pietro, al soglio pontificio,  nell'arco di pochi mesi salgono tre Papi. Muore in agosto PAOLO VI. E' eletto GIOVANNI PAOLO I, Papa LUCIANI, che muore dopo soli trentatré giorni, a Settembre. In ottobre viene eletto GIOVANNI PAOLO II, il Papa "venuto dal freddo". E'  KAROL WOJTYLA, il primo papa polacco nella storia della Chiesa  e il primo papa straniero dopo 455 anni (dal 1523). Un uomo di "chiesa in trincea", e proprio per questo va a  rivoluzionare i rapporti chiesa-fedeli. Pur essendo un anticonformista il suo carisma  in breve tempo é così grande che non rimane confinato in un territorio limitato, ma per la prima volta il termine della Chiesa cristiana, "ecumenismo" rispecchia il suo significato etimologico, "che riguarda tutta la terra abitata, tutti i popoli.".

Nell'anno del "dopo Moro" e del "dopo LEONE",  al Quirinale, in luglio, sale  un socialista. E' SANDRO PERTINI. Con un lungo passato di oppositore al fascismo. Dopo molti anni di carcere e di confino, lo ritroviamo nell'ultimo anno della guerra mondiale a capo dei comitati della Liberazione dell'Alta Italia. Eletto quest'anno Presidente, conquisterà anche lui  "l'affetto" degli italiani con quella sua immagine di nonno burbero ma affettuoso, spartano ma non troppo; giulivo come un ragazzino ai  mondiali di calcio, ma severo e con estemporanee bacchettate ai politici, spesso con tanta retorica e demagogia. (Patetico quando non volle ricevere i parlamentari il cui nome risultava iscritto nelle liste P2, che sapeva benissimo che erano fra quelli che lo avevano eletto.  Uno che era a capo di una commissione parlamentare non riuscì a varcare il portone del Quirinale. Ma restò comunque pervicacemente al suo posto, coperto e difeso dal suo partito. De resto -scrisse Scalfari il 18 giugno su Repubblica- se certi partiti isolassero le mele marce, resterebbero quasi senza dirigenti") 

 Ma non dimentichiamo che Pertini ha 82 anni; ed è stato messo a fare il Presidente proprio per questo. Fare un ambiguo maquillage alla politica. Un MORO avrebbe sconvolto la politica. Un FANFANI l'avrebbe stravolta. PERTINI l'ha imbalsamata quel tanto che serviva agli uni e agli altri che per il loro gretto operato si giustificavano nel dire che avevano all'interno dei loro partiti le mele marce; ma spesso lo dicevano con lo scopo di isolare le mele sane.

ECONOMIA 1978 -  Le previsioni all'inizio dell'anno erano quelle di una netta ripresa per l'economia mondiale e per quella italiana. Questa c'era veramente stata nel corso dell'anno, ma molto blanda. In Italia la si chiamò "ripresina". Deludente ma sufficiente per stabilizzare la crisi. L'inflazione non ha avuto altre impennate, e la tendenza registrata a fine anno (il precedente '77 ha chiuso con un 18,11%) dovrebbe farla scendere nel '79, secondo le ottimistiche previsioni a un 13%. (sarà invece del 17,71% e il successivo 1980 del 21,14%. Altro che "ottimistiche").
E' scattato il "Piano Pandolfi" che mette sotto controllo la spesa pubblica.   Di trentamila miliardi  (15% del GNP) é il deficit del bilancio dello stato.

  A fine anno, l'abile  Andreotti, controcorrente e quasi mettendo in crisi la maggioranza è riuscito a far entrare l'Italia nello SME, nel Sistema Monetario Europeo.
Come ci sia riuscito non è un mistero. Davanti ai tedeschi si calò le braghe sulla "fuga" di Kappler. Poi andò in Tv recitando la parte del finto tonto.

La novità più importante, per il momento solo apparente (ma che è l'inizio in sordina di un grande mutamento, formale e sostanziale nell'economia privata italiana, compresi i grandi gruppi) é il cambiamento di rotta che le unità produttive adottano dopo che GUIDO CARLI (passato dall'altra parte della barricata - da uomo di potere del governo a uomo della Confindustria) ha lanciato le sue romanzine ai politici dal pulpito dell'Assemblea degli industriali.  E' una dura requisitoria contro lo Stato assistenziale. Ed è' il rilancio del liberismo davanti a otto ministri che lo ascoltavano, che Carli con la sua filippica, ha letteralmente "schiaffeggiato". (Ma lo ritroveremo più avanti, nuovamente accanto a loro, al governo, e farà nuovamente quello che faceva prima, o meglio quello che ora stanno facendo gli altri presi a "schiaffi").

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 (MA NON DIMENTICHIAMO  di dare uno sguardo anche al link LINK CULTURA e al fenomeno "travoltiismo" che c'entra molto poco con i fatti tragici sopra riportati, ma ha un'influenza non indifferente nella società di questo periodo, soprattutto nelle due nuove generazioni: quella fine anni Sessanta (il '68) e fine anni Settanta (il '78) dove il fenomeno non è il "travoltismo" ma il terreno fertile che questa moda trova in questo periodo nella nuova generazione, cioè il totale disimpegno dalla politica; che significa   una dissociazione (attiva e psicologica) dai loro ex compagni, che invece proseguono scelleratamente e senza idee a desiderare una società utopistica, irrealizzabile, non accorgendosi che buona parte della società stessa, ma soprattutto la loro stessa generazione è agnostica.  I loro coetanei - sia di ala proletaria che borghese - non hanno  apprezzato una loro sola azione, spesso mirata a insignificanti obiettivi; che nulla hanno a che vedere i primi con la fanatica "lotta di classe",   nè i secondi con la fanatica lotta ai comunisti.

I sociologi di questo periodo (una vera malattia del tempo)  seguitano a cercare le origini sociali dei malesseri giovanili, e ognuno dice la sua per individuare queste spinte estremistiche, o per individuare nel "sistema" le colpe,  mentre davanti a loro scorre una società anormale seguendo regole anormali, con tanta irrequietezza, velleità, egoismo, cinismo, violenza, e tutti indistintamente muovendosi su un terreno dove sta crescendo (e l'esempio viene dall'alto) l'arroganza corporativa; e parallela ad essa l'immunità. Significativa è la ritirata storica della borghesia  (la prima a farla) che ripiega sul "privato" staccandosi dalle responsabilità, perchè ormai è convinta di non averne nessuna.

Perfino gli stessi partecipanti che si erano votati alla filosofia dell estremismo sfoggiando il materialismo dialettico, con addosso una perenne sindrome dell'infelicità e della frustrazione - più estetizzata che vissuta -   sostituiscono la filosofia della violenza con la filosofia edonistica; c'è il "riflusso", si ritorna al "privato".
Infine, in molti, c'è anche il cedimento ideologico (!?). Per farsi condonare pochi mesi, con la nuova legge dei "pentiti", mandano in galera e all'ergastolo i vecchi amici. Questi "pentiti" subito "cantano", fregandosene di miti, di ideologie e di coloro che  le avevano coltivate, anche se in una forma distorta e fanatica; forse questi ultimi più per ragioni educative, che non come gli altri per tare genetiche.

Alcuni di questi "eroi" volevano cambiare il mondo ma non sono stati capaci di cambiare se stessi, e quando lo hanno fatto, l'hanno fatto nel modo peggiore, non hanno saputo perdere. Ma chi era stato molto attento, chi aveva vissuto non lontano da loro o addirittura vicino e dentro nei loro covi, sapeva da molto tempo che erano così (naturalmente, non tutti): molti (ma si sono assunti le responsabilità) stanno ancora pagando per alcuni di questi "amorali" soggetti. L'espediente fu utile alla giustizia, certo, ma somigliava questo modo per ottenere questa giustizia a quei manifesti che in tempo di guerra civile si affiggevano sui muri "premio di 10.000 lire a chi ci segnala un fascista" "o un partigiano".
Non un motivo di vanto per chi fa questi proclami, e peggio ancora chi li asseconda.

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UNA SINTESI DEI FATTI - "MA PERCHE' LO UCCISERO?"

INFINE

Un commosso ricordo anche agli UOMINI DELLA SCORTA . Un omaggio dell'Autore Franco che scrive, al suo istruttore al Centro Paracadutisti Sabotatori di Viterbo; lo straordinario maestro di vita: ORESTE LEONARDI, il capo scorta di Moro barbaramente ucciso in via Fani.
("Un uomo eccezionale che Franco non ha mai dimenticato né mai dimenticherà !!!").
GUARDATE CHE LANCI MI HA FATTO FARE, I PIU' BELLI DEL MONDO !! >>>


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