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L'ANNO PIU' VUOTO. IL PIU' SALATO (Inflazione al 22%).
CON TANTO SANGUE (stragi)  E IL MISTERO PECORELLI


(ma appare CRAXI e qualcosa cambia) (evita di far ghettizzare i  comunisti )
( vedi luglio - il ricatto di Zaccagnini)

Un gran vuoto di governo nel corso dell'anno. Per quasi  nove mesi l'Italia è allo sbando.
Il potere é del tutto assente, mentre l'inflazione al 20/22 per cento - e la spietata pressione fiscale ai salariati - falcidia i redditi di lavoro.
Entra in funzione il SME nei paesi della CEE, mentre in Italia scoppia lo scandalo del Banco Ambrosiano (Sindona, Calvi, Gelli, Ambrosoli - il giallo del secolo!);  provoca un terremoto anche dentro la Banca D'Italia. Incriminato il Governatore BAFFI, arrestato il direttore SARCINELLI. (In seguito saranno prosciolti - Il primo però si dimetterà (!?) il 20 settembre, aprendo così la carriera a CARLO AZEGLIO CIAMPI governatore, e a LAMBERTO DINI la direzione generale).

Un anno non male invece per commercianti, professionisti, artigiani, osti, idraulici, carrozzieri e altre mille categorie; fanno tutti affari d'oro senza pagare le tasse, previdenza sociale, sanità, infortuni; categorie privilegiate che continuano serenamente a sfuggire al fisco che, in realtà, non vuole colpirli. E se  alcuni  pagano sono somme risibili.
Mentre quasi tutti i prodotti o i servizi dopo una sola settimana costano più cari, spesso  senza nessuna giustificazione.  Si prende  alle volte la più banale scusa per aumentare i prezzi. "Caro signore e signora, ma non legge i giornali? e nemmeno li compra? perchè a proposito di giornale a marzo costava 200 lire, in aprile 250, a maggio 300, quindi il 50% in due mesi". E giù il 50 per cento di aumenti anche sul riso, la pasta, l'olio ecc.; o i conti salati al parrucchiere, al facchino, al dottore, all'idraulico, e ai vari approfittatori. Cioè tutti.
Il costo del denaro nelle banche é da Terzo Mondo, si sfiora il 35 per cento, ma se non hai forti garanzie, lo sportello è un muro di gomma. Così gli strozzini fanno affari d'oro; chiedono anche loro il 35%, ma al mese!
I sindacati? L'8 ottobre su "Rinascita" a riflettere sul loro   "totale fallimento" si alza la voce di un veterano padre della Patria: il comunista GIORGIO AMENDOLA. E se lo dice lui !
Dopo il congresso all'EUR in febbraio, stanno ricomparendo gli egoismi, le bandiere di organizzazione; detto in altre parole ognuno va per conto suo. La CISL ha riacceso il dialogo con la DC, la UIL con il PSI, la CGIL con il PCI. Per riavvicinarsi ai partiti, le tre confederazioni sindacali si sono allontanate fra loro, e con una parte della base che li sta duramente contestando.

"L'ombra del compromesso storico ha reso tutto più difficile per le organizzazioni sindacali" si giustifica   BENVENUTO: "il governo d'emergenza sul piano nazionale ha portato un logoramento dei rapporti unitari e ognuno ha voluto cercare una sua precisa caratterizzazione. La crisi ha prodotto lacerazioni vastissime non solo tra le tre organizzazioni, ma tra tutti i lavoratori". - Gli fa eco MARIANETTI "La spinta dal basso é diminuita e questo ha spento il processo di unità e di democrazia sindacale". (L'Espresso, n.6, 11 febbraio)

Intanto il "partito armato" (PL, BR) non alza la voce ma alza il tiro, continua a seminare cadaveri eccellenti e fa un "salto di qualita";  per la prima volta inizia ad ammazzare anche dentro il proletariato: sindacalisti, operai, domestici, studenti, professori, agenti di custodia e tanti tanti agenti. La reazione del proletariato? "Ma come, non hanno ammazzato nemmeno un borghese e adesso ammazzano i nostri, i poveracci?".
(la lunga serie, elencata nel mese di FEBBRAIO)

Dove sono i "coraggiosi" intellettuali che nel 1971 affermavano che il terrorismo non era una cosa che riguardava la sinistra ma solo la borghesia? Cosa dicono adesso? Aveva allora ragione Amendola due anni fa sull'Unità scrivendo che erano stati oltre che ciechi dei "cattivi maestri"? (vedi fine Gennaio)

MA INIZIAMO DA UNA PANORAMICA POLITICA DELL'ANNO
poi i singoli avvenimenti nei rispettivi link dei mesi.

Il 31 GENNAIO  per il venire meno della maggioranza  di solidarietà nazionale, ANDREOTTI dopo un dibattito parlamentare è costretto a dimettersi dal suo IV governo. BERLINGUER ( prestato a dare la voce per chiedere sacrifici ai lavoratori italiani) ha accusato Andreotti di non aver mantenuto i patti e ha ritirato l'appoggio al monocolore: a quella DC che si é presa il lusso di avere l'interlocutore delle masse a sua disposizione, a completo servizio per far mandare giù i peggiori rospi a una metà degli italiani.
Berlinguer afferma "Siamo giunti alla conclusione, dopo l'esame dei fatti, che la nostra permanenza é diventata impossibile". Andreotti di rimando "Sono emerse posizioni che richiedono un chiarimento di fondo". Più che in parlamento la vera battaglia si sta svolgendo dentro le due segreterie. In quella della DC lo scontro é   furibondo. La causa : il rapporto che la DC deve avere o non avere con i comunisti. Coveranno tutti per l'intero anno, poi nel gennaio dell''80, al congresso DC tra applausi, urla, insulti e fischi  arriveranno al famoso "preambolo".

Di governo ci proverà a formarne uno LA MALFA il 2 marzo: propone una diretta partecipazione al  PCI e la nomina di ministri della sinistra indipendente. Ma oltre il netto rifiuto della DC, si schiera contro la sua proposta  anche il PCI. (A Berlinguer questa mossa costerà cara!).

PERTINI convoca ancora Andreotti il 7 marzo; il 21 il democristiano  costituisce il suo V governo. Un tripartito DC-PSDI-PRI. Ma il 31 marzo Andreotti non ottiene la fiducia al Senato per un voto (149 si contro 150). Il Presidente d. R. PERTINI scioglie le Camere, e fissa le elezioni anticipate al 3 giugno (vedi GIUGNO per i risultati)

Clima preelettorale in stile anni Cinquanta, mancano solo le scomuniche di Pio XII. Intanto è  bloccata la "linea Moro"; quella del "confronto DC-PCI per evitare lo scontro". Il "compromesso storico" l'hanno sepolto con lui il 9 maggio scorso (non è stato mica ucciso per niente!).  Ma sono anche impraticabili altre vie, come il centrismo, con un PSI guidato da un Craxi ancora molto vago, sospettoso e ambiguo, che punta a una sola cosa: sfruttare il malcontento dentro il PCI, rafforzare il PSI, e infine se non proprio sorpassarlo, fare  l'ago della bilancia; verso dove, nessuno lo sa. Forse nemmeno lui. I giochi - è ormai chiaro - si faranno solo dopo i risultati. Mai stati così incerti. Quindi alla vigilia delle elezioni, appare  molto precario anche un ritorno al centro sinistra.

CRAXI insiste nel dire di voler andare su una "terza via" ma non dice quale e con chi. Fa così sognare i comunisti e i democristiani. Sembra agire per un coinvolgimento del PCI, ma presta molta attenzione alla DC,  che  - spaventata di perdere il potere - non smette un attimo di tirarlo per la giacca. "Lascia perdere i comunisti, unisciti a noi e spartiamoci la grande torta Italia". 
("Quello di non saper scegliere tra la destra e la sinistra in forma esplicita e non surrettizia, sarà in seguito il fallimento di Craxi. Fa il tattico ma non lo stratega. Fa il politico nazionale ma non lo statista. Ed è questo suo oscillare che ha posto una delle basi della crisi della mediazione, allorchè ha definitivamente scelto il patto con Andreotti, mentre la situazione internazionale irreversibilmente mutava e quindi quel patto medesimo, dopo l'89, veniva inteso dall'alto capitalismo come un prezzo che non era necessario, come un tempo, pagare" - Lo scriverà in seguito  Giulio Sappelli, in L'Italia di fine secolo, Marsilio editore, 1998)

Il partito di Berlinguer, nel tastare il polso della piazza,  sta registrando una flessione delle simpatie. Gli rimproverano di aver dato al governo Andreotti un appoggio "gratis"  e con i suoi  "dialoghi" di essersi "prestato" a fare solo scena muta. (a dire   "ero costretto" sarà Berlinguer stesso - vedi l'intervista che abbiamo anticipato nel GENNAIO 1977 )
Una situazione che sta portando allo sbando una gran fetta di elettorato del PCI (sarà il 4%)

La DC ne approfitta, e nella campagna elettorale;  rispolvera tutti i vecchi pregiudizi sui comunisti; ripiomba nelle storiche polemiche sulla assenza di democraticità della sinistra; riesuma tutti gli slogan anticomunisti; che riescono ad avere l'effetto desiderato: "la paura dei rossi senza Dio".

A elezioni concluse, i risultati oltre  aver provocato un terremoto (per la prima volta il PCI ha indietreggiato nettamente da 34,4 a 30,4 per cento) non ha risolto la crisi. Per formare un governo si dovrà attendere agosto, quando ANDREOTTI, il 2 luglio, fallisce per l'indisponibilità del PSI, e a sua volta il segretario del PSI CRAXI , il 9 luglio, fallisce per l'opposizione della DC; ma poi subito dopo - ricevuto l'incarico il democristiano PANDOLFI il 27 - il segretario socialista si vendica rispondendo picche e aspetta; anche quando a formarlo sarà Cossiga;  nel  suo governo balnerare di agosto  non entra (salvo due tecnici) ma lo appoggia  astenendosi.

Craxi   nell'attesa vuole studiare i due avversari, entrambi  nell'interno dei loro partiti investiti da una profonda crisi;  vuole cuocerli a fuoco lento mentre manda segnali ai ceti medi, a  strati di borghesia produttiva e anche di alta borghesia. Tutti stanno accusando stanchezza verso la DC, si é chiuso un periodo e hanno desiderio di cambiamento. Ma soprattutto Craxi coglie alcune esigenze nuove che affiorano nel paese. Infine,  guarda a Mitterand che in Francia sta diventando più forte dei comunisti,   partendo da un partito che si era ridotto al 6 per cento di voti.

(Ma Mitterand non aspetterà d'essere più forte del Pcf per ricercarne l'alleanza. Nel suo programma e nei dibattiti alla Tv,  fu molto chiaro: "non escluderò mai dal governo la classe operaia francese e un partito come il Pcf, che ne rappresenta una parte" - Mitterand l'ha detto e poi l'ha anche fatto. Craxi invece, lo scorso anno, al suo esordio, si era impegnato a rimuovere le pregiudiziali contro i comunisti, poi al primo veto della DC, le accettò come un dato immutabile. Il prossimo anno il PSI addirittura capovolge la sua linea e passa all'alleanza con la destra democristiana, quella del "preambolo", quella   più ostile al Pci e al movimento operaio. Forse Craxi pensava di crescere più in fretta. In dieci anni ci riuscì.  Ma usando la sua posizione per accrescere il potere del suo partito nella spartizione e nella lottizzazione dello Stato dentro un gruppo sempre più ristretto, non solo causò (che errore!) uno sviluppo e un allargamento dentro la stessa sinistra sempre più moderata, ma la stessa borghesia produttiva riconquistando grazie a lui la propria autonomia dai boiardi anni Settanta, ritornando al suo forte management, fece come al solito l'"usa e getta", e iniziò la congiura quando Craxi stava mettendo un freno (con i  suoi "pedaggi") ai grandi mercati europei, o perché stava salendo troppo in alto: verso l'ultimo gradino, verso il presidenzialismo. Lo spinsero così nella palude di "tangentopoli" con molti amici di percorso.

Forse un giorno scopriremo che il grande capitalismo all'inizio degli anni Novanta, per scrollarsi di dosso i "pesi", e ormai convinto di non poter risolvere la questione politicamente, strinse un patto di ferro con la sinistra o quantomeno ispirò la magistratura a causare il terremoto, sussultorio per distruggere, e ondulatorio per causare crepe in tutte le segreterie dei partiti al governo.
Che un regista politico fosse assente (malgrado tante vantate paternità)  é un dato di fatto. Mancò e non seguì un'alternanza. Nessun altro terreno era stato ideato e predisposto dall'ingegneria politica, e quelli che subito dopo hanno improvvisato partiti e movimenti con le alleanze più singolari, che si sono poi rivelate tutte problematiche e precarie; e  nonostante gli inciuci, le divisioni, i ribaltoni, i bipolarismi veri o finti con i nuovi o i vecchi partiti diventati tutti "spezzatino", si sono rivelate tutti un bluff. Arriveremo, dopo dieci anni,   al 2000,  ancora con i partiti incapaci di mediare e di intermediare tra di loro, alcuni pur con la stessa matrice ideologica, rivelatasi anche questa un "colabrodo". Gli unici a beneficiare della grande confusione: il grande capitalismo, le grandi banche, le dinastie. Non hanno mai avuto i bastoni in mezzo alle ruote come in questi ultimi dieci anni. Ma é quello che volevano nel 1990!! Fare un decennio indisturbato, con  tanti "nani", gente predisposta al "narcisistico pavonismo" da mettere sulle poltrone; tenerli impegnati dentro le segreterie a discutere dell'aria fritta che vi circola, insomma non averli in mezzo ai piedi. Come innvece in questo inizio anni Ottanta.

Il nuovo governo (DC-PSDI-PLI) varato il 5 agosto, é una vera sorpresa. A guidarlo FRANCESCO COSSIGA, dato "spacciato", "bruciato", per le conseguenze tragiche della vicenda Moro.
La Camera gli dà la fiducia con 287 sì (DC, PSDI, PLI, SVP)  242 no, (PCI, MSI, PR) con 65 astenuti (il PSI e il PRI). Mentre il Senato vota il 12 agosto con 153 sì e 118 no.
Poi tutti al mare, a fare i bagni. Con le spiagge affollate. I corrispondenti dei giornali stranieri non ci capiscono più nulla. Ma come, il Paese affonda e gli italiani tutti a galla con il 24 per cento d'inflazione? Sono sconcertati.  Quello che poi dice il ministro dell'Industria Prodi proprio non lo capiscono....

Il professor PRODI, neoministro dell'Industria, su Panorama n. 688, aveva affermato a inizio anno: "Il Paese é percorso da una linfa benefica che alimenta il tronco e le membra. A Milano ho visto ragazze eleganti, bei vestiti, buoni profumi. Allora ha ragione Alberoni! Perchè a parte le ragazze profumate, negli ultimi mesi lo stato di salute dell'economia é migliorato, nonostante che tutta una serie di scartoffie prevedesse una fase di difficoltà. In giro c'é desiderio di fare, c'é disponibilità a investire, ci sono programmi e non il mesto bla bla degli anni scorsi".
(Forse Prodi si riferisce  all'economia sommersa, che sta creando grandi profitti alle industrie. Sfruttati (prima si lamentavano di 8 ore ora ne fanno 16) e sfruttatori   hanno scoperto la manna: cioè come non pagare le tasse, i contributi, e come essere al riparo dai sindacati che ultimamente controllano solo più un gruppo di metalmeccanici, molto esiguo. Solo la Fiat a Torino si serve di 20.000 (ventimila) aziendine create quasi tutte da ex operai. Così nel Bresciano. Altrettanto nei telai domestici del Modenese o Trevigiano, dove in 24 ore senza mai fermarsi, si alternano figli, padri, madri, zie e nonne.

Di quale Paese sta parlando Prodi nessuno lo sa. Non può essere l'Italia 1979. Gli economisti dell'Ocse hanno dichiarato "con sincero sgomento che ormai l'Italia é stata superata persino dalla Spagna; che sta scivolando verso il Terzo Mondo". (Espresso, n. 6, febbraio 1979).
Gli economisti esteri per fortuna sbagliano. Hanno solo i dati ufficiali del governo: il PIL, ma nulla sanno del PIS, il "Sommerso". Che non solo tiene a galla il Paese, ma come ha notato Prodi, la gente va in giro  elegante e profumata e corre in vacanza al mare. Neoliberismo illusorio e spesso anche triste edonismo. Molti fondano sulla disponibilità di denaro il loro prestigio, ma spesso con il basso livello culturale, é tutto fasullo, non contano proprio nulla nel mondo borghese né ai vertici del potere; contano solo perchè hanno addosso - anche se sono ora a casa e non più nelle fabbriche nei campi o nelle miniere -  la maledizione biblica: lavorare a testa bassa.

Per chi e per cosa non se lo chiedono nemmeno più; non hanno né tempo né respiro per rispondere. Il mezzo é diventato il fine, e il vivere é solo per lavorare. Ogni "intervallo" di altro genere é una perdita di introito, la cultura dei valori non produce PIL.  Questo  nuovo gruppo sociale é impegnato in una trasformazione esistenziale così assurda che non gli consente più di esistere per sè. Sono di fatto degli schiavi sazi e soddisfatti del loro destino che lavorano senza saperlo per i padroni occulti. E come non potrebbero esserlo, sono le gerarchie occulte che formano i "valori" e il senso della loro vita; non lo sanno ma inconsapevolmente agiscono e alimentano questa  casta contemplativa.

Intanto il Paese si sta spaccando in due. Né Prodi né Alberoni  evidentemente sono stati  oltre Roma e Pescara. O se ci sono stati non hanno visto nulla. Giravano solo nei salotti profumati. L'ultimo poi sempre a pontificare nei suoi articoli, come si può essere felici, come dominare, come farsi gli amici, come vivere sereni. Un Seneca moderno, che scriveva l'"arte della felicità", predicava i piaceri della contemplazione anche sulle piccole cose, ma intanto anche lui non rinunciava a farsi servire da 250 schiavi.

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