ANNO 1979 (Pagine in costruzione) MESE DI MARZO

 

  Il mistero del secolo: Pecorelli

2 MARZO - UGO LA MALFA ricevuto l'incarico per formare un nuovo governo, fallisce il tentativo per l'opposizione della DC che non vuole assolutamente una partecipazione dei comunisti. Fallisce anche per il rifiuto di BERLIGUER alla sua proposta di un direttorio dei segretari dei partiti garanti del nuovo governo.
Doccia fredda e umiliazione per Craxi. Nei colloqui tra Dc e PCI non è stato ammesso. Pajetta è stato brutale "non abbiamo bisogno di sensali"

7 MARZO - Pertini convoca ancora ANDREOTTI. Il 21 costituirà il suo V governo, che il 31 non ottiene la fiducia per un voto. Al senato 149 Sì contro 150 No. Determinante il comportamento dei demo-nazionali i quali si "spaccano": quattro votano a favore, altri quattro si astengono uscendo dall'aula, e uno vota no condannando il neogoverno Andreotti. Il presidente Pertini   scioglie le Camere fissando le  elezioni per il 3-4 giugno.

13 MARZO - Parte lo SME, il nuovo sistema monetario europeo. Sono stabiliti dei limiti alla fluttuazione delle monete, ma la sterlina non aderisce. Per il resto dell'anno in Italia é quasi guerra. L'economia del Paese ha dovuto combattere in trincea. Una vera devastazione sulla linea dei prezzi al consumo e all'ingrosso. 42 mila miliardi il disavanzo pubblico.
In ogni caso la lira italiana ha saputo fronteggiare (grazie sempre al turismo) tutte le bufere valutarie che hanno segnato il corso del 1979. Giocando in difesa nei confronti del dollaro non si é perso nulla, 824 lire era in gennaio, 825 a fine anno. Ne hanno però risentito gli esportatori, anche se la produzione industriale ha fatto registrare un  più 4,7 %.
 
La Borsa ha fatto registrare un più 22%; gli italiani l'hanno finalmente scoperta, l'incremento é stato del 90%, ma la parte del leone l'hanno fatta i beni rifugio, l'antiquariato, i terreni, che schizzano in alto, l'oro (nel '70 era a 1000 lire al grammo, quest'anno tocca le 10.000) . Il sociologo Daniel Bell l'ha definita "Una guerra civile condotta con mezzi non tradizionali".
Una guerra ogni mattina. L'inflazione galoppa, l'aumento del costo del lavoro sale al 16% e la grande industria esportatrice paga il suo ritardo tecnologico, non é più competitiva nei mercati europei;  si apre così una grossa falla nel mondo del lavoro che fa toccare alla disoccupazione l'8%, e a fine anno molte aziende iniziano a "sfrondare" (4500 dipendenti alla Olivetti, che sta cambiando filosofia del prodotto, i computer, e  in ritardo).
I sindacati si allarmano "si sta portando in Italia una cultura industriale ispirata ad un neo-liberismo che metterà fine alle riforme degli ultimi anni". Ma anche i sindacati non hanno capito che si sta aprendo una nuova era; non più fatta di braccia con al massimo la quinta elementare.
Stanno entrando nelle fabbriche i robot,  i computer, e non solo nelle fabbriche; ora servono tecnici qualificati anche per fare un bullone o dare la vernice.
Insomma un anno teso e surriscaldato. Alcuni hanno affermato che in questo periodo si stanno accentuando due mondi, uno che approfitta e l'altro che subisce. Una spaccatura che sta diventando più importante della divisione dei partiti politici.
Infatti i commercianti, gli artigiani, i professionisti, gli albergatori, o di destra o di sinistra, seguono questa corrente neo-liberista; hanno aumentato senza freno e a piacimento, prezzi e tariffe. Nel vuoto di potere si sono accorti tutti che "si può". E se si è sul treno giusto, non su quello a reddito fisso, le ideologie si chiudono in cantina, anzi qualcuno le seppellisce per sempre.
In Romagna, in Toscana, nel Veneto, nelle Marche, perfino negli Abruzzi, chi ha intraprendenza non resta deluso. L'artigianato già trasformatosi in piccola impresa ha già vinto la sfida con le grandi industrie di ogni genere; é competitiva nella regione perchè ha risorse umane sul territorio e ha il suo mercato interno floridissimo.

20 MARZO - Ore 20,45, via Orazio a Roma. Quattro colpi col silenziatore e si fa tacere il più scomodo giornalista d'Italia. "L'uomo che sapeva troppo". MINO PECORELLI: Direttore di OP (Osservatorio Politico); prima agenzia quotidiana e poi dal marzo '78 si trasforma in rivista settimanale; proprio il mese della strage di via Fani.
Pecorelli "con il suo giornale toccava un po' tutti, a destra e a sinistra" lo ha detto la sorella, ma era cosa nota. I suoi titoli su OP erano dei macigni lanciati addosso ai protagonisti della politica e della finanza. Notizie riservate, scottanti, evidentemente provenienti dai servizi segreti, che facevano tremare tutti i potenti. Con queste notizie OP diventa  una rivista "specializzata" nei colpi a sensazione sull'ambiente politico e sull'apparato statale. Ma questo Pecorelli che le scrive dove vuole arrivare? Cosa sa? E perchè sa? E perchè fa paura e inquieta?

PECORELLI, 51 enne, era un avvocato civilista specializzato in diritto fallimentare; professione che ha poi lasciato nel '68 per dedicarsi con impegno nella vita politica (era portavoce del ministro Sullo) poi al giornalismo fondando un'agenzia di stampa. Volontario a 17 anni nella guerra di liberazione, fu insignito della più alta decorazione dal generale Anders. Quasi subito, sulla sua rivista nel '70-'71, iniziò lui a rivelare i particolari scabrosi (anche i minimi) sulla vita privata e sugli affari del presidente della Repubblica Leone e famiglia. Nel famoso libro che poi scatenò la guerra all'inquilino del Quirinale, Camilla Cederna, su Pecorelli scriveva un capitolo: E' il Sid che spia? "L'agenzia di Pecorelli, da sempre passa per essere un'agenzia del Sid, una emanazione del generale VITO MICELI che ne era il capo dal 1970. Si dice che a Op diano notizie una certa fazione, attenzione, attenzione, alcuni dorotei di RUMOR".
Poi Miceli viene arrestato con l'accusa di essere un Golpista. Pecorelli su Op, scrive "ho le prove che il presidente vuole vendicarsi". Perso il "padrino", inizia la persecuzione; lo pedinano, lo minacciano, un giorno gli distruggono la macchina, un altro é accusato di falso in bilancio e di bancarotta;  gli ritirano il passaporto; poi per i continui  reati di diffamazione é denunciato all'ordine dei giornalisti. Tenta lui, o qualcuno lo invita, a fare una trattativa per stare zitto con i Leone.
copertina del 27 giugno 1978

Ma non va in porto perchè -dicono i maligni- che chiese un miliardo mentre gli interessati offrirono meno di cinquanta milioni. Ma secondo la Corte d'Assise di Perugia, Pecorelli pubblicò quasi sempre tutto, perchè era un curioso, ma non si fece mai dare denaro - al momento della morte era titolare di modesti conto correnti e come proprietà aveva solo l'abitazione in via della Camilluccia.
Ricomincia il massacro ma sa che ormai è una lotta impari  "ma io vado avanti... quella famiglia non mi piace per niente".

Ma andiamo indietri di qualche mese, al periodo del "sequestro Moro". Su OP apparvero tre lettere (con autentica copie confrome) scritte da Aldo Moro prigioniero della BR, alla moglie, a Zaccagnini e al fidato Rana, che erano state sequestrate dalla magistratura, tenute segrete, non rese pubbliche. Dopo l'assassinio dello statista, Pecorelli fa sapere in modo molto chiaro su OP che ora ci sarà il gioco al massacro, inizieranno i ricatti o qualche generale morto per incidente. Come al solito é criptico in tanti passi: "Cossiga non poteva fare niente per salvare Moro perché doveva sentire più in alto, ma in alto dove sino alla loggia di Cristo in Paradiso?"

Poi il numero di OP, dopo in rinvenimento delle carte di Moro in via Montenevoso (vedi maggio 1978) preannunciava la eliminazione del generale  Amen (così chiamava il generale DALLA CHIESA) che ha rinvenuto le carte di Moro (accenna perfino a una cassetta magnetica) e sospetta non consegnate tutte alla magistratura,  nè allo stesso Andreotti, ma che si é trattenuto quelle più compromettenti. (Questo particolare, lo confermerà poi in una deposizione pure la suocera di Dalla Chiesa).

SU PECORELLI VEDI ANCHE MAGGIO '78

Il giornalista insomma stava appurando "cose politiche" troppo collegate al delitto MORO". Lo aveva fatto capire dalle  colonne di  Op, che da un momento all'altro avrebbe fatto domande scabrose, che  come al solito erano anche risposte.
Una cosa non immaginava, di essere fatto fuori prima di Dalla Chiesa. Con quattro colpi micidiali; uno in bocca (! significative) e tre alla schiena.

Nel numero del 2 gennaio, nella copertina di OP appariva un Berlinguer vestito da Befana che portava in braccio Andreotti (COSA VOLEVA SIGNIFICARE?) Dentro fra le altre cose una inchiesta sulle "case impopolari".
Mentre nella copertina del 15 agosto c'era un curioso titolo-occhiello
"Requiem per una spia".

Sulla sua morte nel 1980 si aprirà un'inchiesta contro ignoti. Il procuratore Gallucci parla di un dossier trovato (da Domenico Sica - nominato poi nell'88 alto commissario per la lotta alla mafia con poteri straordinari)  nell'ufficio di Pecorelli, ma ha aggiunto che parte del fascicolo riguarda la sicurezza nazionale (!). Ai giornalisti fa poche ammissioni sul contenuto: "un giorno vi sarà spiegato il perchè di questo silenzio"; il MISTERO PECORELLI ha inizio!

Il 18 novembre allo scandalo dei petroli si toccano momenti di massima tensione alla Camera e al Senato. Il missino PISANO' (leggendo una lettera di Pecorelli in cui chiedeva gli arretrati di pagamenti concordati) accusa BISAGLIA il ministro dell'industria del governo FORLANI appena varato (vedi 1980, in quale critica occasione), di aver finanziato l'agenzia e la rivista OP di Pecorelli. L'esponente DC replica che è tutto falso (intanto si dimette) e chiede un Giurì d'onore. Entra poi in scena Rosita Pecorelli, la sorella del giornalista, che conferma di aver consegnato a Pisanò la lettera da lui esibita in Parlamento e che era stata indirizzata dal fratello a Bisaglia per richiedere "altri" finanziamenti.
Il Giurì emette una sentenza salomonica. I finanziamenti non sono provati. La lettera é autentica ma non prova che Bisaglia l'abbia mai ricevuta. Pecorelli è morto e non può confermare.
Bisaglia capogruppo della DC al Senato della corrente dorotea morirà annegato in circostanze strane a Portofino il 25 giugno del 1984. Il fratello prete che voleva far luce sulla sua morte anche lui morirà in circostanze misteriose.

(Nello studio di Pecorelli viene trovato una copia del fascicolo "Mi-Fo-Biali", da cui partirà lo scandalo petroli. Pochi giorni prima Pecorelli aveva avuto un incontro con AMBROSOLI alla presenza del generale VARISCO. Ambrosoli sarà assassinato il 12 luglio. Varisco il 13 luglio. Mentre il maresciallo del Sid Augusto CIFERRI che aveva eseguito le intercettazioni telefoniche relative al caso Mi-Fo-Biali" muore il 12 ottobre in un "incidente". Mentre il 5 giugno del '81 il colonnello della G.di Finanza Luciano ROSSI si "suicida". Quest'ultimo con il colonnello FLORIO (morto anche lui in uno strano incidente d'auto) i due avevano steso nel '78 tre note informative su GELLI.)

Bisaglia con Piccoli, al consiglio della DC del 1975, luogotenente in Veneto di RUMOR   aveva posto in minoranza il suo padrino e aveva iniziato la scalata; non solo, ma gli aveva invaso il  collegio a Vicenza, distribuendo i "santini" elettorali dentro le sue roccaforti: i numerosi istituti religiosi che Rumor da una vita controllava completamente con la tipografia che monopolizzava le edizioni cattoliche e religiose del territorio (il padre fu uno dei fondatori dell'Opera dei Congressi).

Nel 1982 riceveranno avvisi di reato per concorso in omicidio volontario e aggravato di Pecorelli, GIUSVA FIORAVANTI (verrà implicato anche nella strage di Bologna, e per un omicidio plurimo di due agenti nell'81) e il capo del P2 LICIO GELLI. Nel luglio del 1993 la procura di Roma - sulla base delle informazioni dei pentiti TOMMASO BUSCETTA e FRANCESCO MARINO MANNOIA - chiederà al Senato l'autorizzazione a procedere contro il senatore a vita GIULIO ANDREOTTI.
BUSCETTA, trasformato in pentito,  nell'interrogatorio reso il 6 aprile 1993 dichiara che "L'omicidio di PECORELLI è stato deciso da Stefano BONTATE (poi morto ammazzato n.d.r.)  nell'interesse di Andreotti".

Mentre CARLO BORDONI,   braccio destro (oltre che genero) di MICHELE SINDONA (che Gelli ha difeso per la non estradizione dall'America per non farlo finire in carcere in Italia)  davanti alla Commissione d'inchiesta parlamentare sulla P2 (il 29 settembre del '83) fa una rivelazioni clamorosa, afferma che "é GIULIO  ANDREOTTI  il vero capo effettivo della loggia segreta P2, e non LICIO GELLI". Andreotti sdegnato respingerà l'accusa.
(gli esiti dei vari processi sono riportati nei vari anni. Quello di Andreotti (scagionato dalla prima Corte) nell'anno 1999-2000)


Licio Gelli e Giulio Andreotti.

Per 26 volte le immunità parlamentari in passato hanno protetto sempre Andreotti. - Ma arriviamo a maggio del 1994; sembra una bomba ad orologeria;   il 20, Berlusconi ha ottenuto il voto di fiducia alla Camera  con il suo nuovo governo. GIULIO ANDREOTTI  il 21 dalla procura di Palermo é rinviato a giudizio.
In Italia si volta pagina  su una vicenda oscura.

(non dimentichiamo che Licio Gelli dopo la fiducia al governo Forlani (29 ottobre di quell'anno 1980)  in smoking, vola in America subito dopo l'elezione di Reagan (6 Novembre) invitato alla cerimonia del giuramento del Presidente americano)

21 MARZO - Impertubabile ANDREOTTI il giorno dopo l'assassinio di Pecorelli (mentre  il giornalista lavorava  su un nuovo numero di OP proprio con qualcosa di clamoroso su Andreotti)  vara il suo V governo tripartito, DC-PSDI-PRI, con vicepresidente LA MALFA.

26 MARZO - Muore improvvisamente UGO LA MALFA. Nato a Palermo nel 1903, alla vigilia del Delitto Matteotti entrò nel movimento antifascista. Nel 1941 fu tra i promotori del Partito d'Azione. Nel 1946 entrò nel PRI. Ministro in vari dicasteri. Ministro del Bilancio nel primo governo di centrosinistra, dal 1965 al 1975 é stato segretario politico del PRI.
Nei governi, uno dei pochi profondi conoscitori dei problemi economici, si scontrò con gente incompetente.  Convinto europeista, fu lui a impostare la politica di liberazione degli scambi che pose le premesse del "miracolo economico". Dal 1973 le sue proposte alle forze politiche di un nuovo modello di sviluppo e (uno dei pochi a prevederle) rimedi per frenare l'inflazione sono state contrastate dai governi Rumor e Giolitti ministro del tesoro nel '74 fino al punto che si dimise.

26 MARZO - Scoppia il caso "una vicenda oscura" alla Banca d'Italia. Incriminato il governatore PAOLO BAFFI, arrestato il vicedirettore MARIO SARCINELLI. Accusati di interesse   privato in atti d'ufficio e di favoreggiamento per non aver inviato ai giudici il rapporto delle ispezioni sui finanziamenti a oltre 150 società collegate alla Sir di ROVELLI. Si tratta di crediti agevolati ammontanti a quasi 3.000 miliardi destinati a sviluppare un piano d'investimento in Campania, Sicilia e Sardegna.

Secondo l'accusa, questi crediti sarebbero stati concessi (attraverso FRANCO PIGA) senza rispettare le previste procedure, e per non aver portato a termine le opere per le quali avevano ottenuto i crediti negli ultimi anni dalla Cassa del Mezzogiorno, dall'Imi, dall'Efibanca, dalla Isveimer e dal Credito industriale Sardo.

A qualcuno sembra un pretesto e ha dei sospetti. Baffi e Sarcinelli avevano promosso indagini su istituti di credito - come l'Italcasse e l'Ambrosiano (di cui sentiremo presto parlare) - banche finanziariamente e politicamente compromesse, e i due avevano risposto no alle richieste politiche di revocare il fallimento SINDONA.
(Nel famoso "tabulato dei 500" nomi (che non si conosceranno mai) ci sono persone che attraverso la banca di Sindona, hanno esportato all'estero 37 milioni di dollari. GIORGIO AMBROSOLI liquidatore della potente Banca privata (la seconda in Italia) verrà assassinato il prossimo 11 luglio da un killer, William Arico, come dichiarerà in sede processuale assoldato da Sindona, fuggito in America ma che a sua volta è stato incriminato per il fallimento della banca Franklyn.
Sindona verrà poi estradato dagli USA nel 1984, condannato all'ergastolo per l'uccisione di Ambrosoli, il 20 marzo 1986 morirà  in carcere con un caffè al cianuro (1 grammo) portandosi  i suoi segreti nella tomba. Indagini; ma si arriva subito alla conclusione il 3 novembre: suicidio per simulare un omicidio.
(Il 24 Febbraio 1981, Piccoli in "Tribuna Politica" in Tv,  definisce una "menzogna" la voce secondo la quale la DC avrebbe avuto da Sindona 11 miliardi. Ma ha poi successivamente detto che il suo partito ha avuto 2 miliardi nel periodo sul divorzio e per nove mesi 10-15 milioni al mese. E che secondo lui non è poi così grave!)

Stupore, incredulità e sgomento in via Nazionale quando sono comparsi i carabinieri con i mandati di cattura. Pallido in volto Banfi (non arrestato per l'età): "Questo è un gioco violento al quale non ci piegheremo". Sarcinelli invece finisce a Regina Coeli. I vertici dei maggiori istituti tremano, prossimi anch'essi ad essere colpiti da numerosi mandati di cattura.

Annota E. Scalfari su La Repubblica "Le Procure trasformate in luoghi dove magistrati altercano tra di loro e si scambiano accuse roventi e infamanti sotto gli occhi dei cronisti: mai, dopo il giorno dell'assassinio di Moro, la situazione é stata così grave. Con LA MALFA  morente;  viene meno una guida preziosa in ore di grave incertezza".

147 economisti sottoscrivono un appello. Mentre alla Banca D'Italia i funzionari minacciano "se non  scarcerano Sarcinelli ci dimettiamo tutti".
Il 5 aprile a Sarcinelli sarà concessa la libertà provvisoria. L'11 giugno 1981, entrambi i due dirigenti saranno prosciolti.
Il 20 settembre inizia la carriera di CARLO AZEGLIO CIAMPI nominato nuovo governatore della B.d'I. con a fianco LAMBERTO DINI direttore generale. Il 16 si era dimesso (!?) Paolo Banfi.

FINE MARZO

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