ANNO 1982 (Pagine in costruzione) MESE DI SETTEMBRE

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3 SETTEMBRE - "Palermo - Il prefetto generale CARLO ALBERTO DALLA CHIESA  e la moglie Emanuela Setti Carraro,  sono stati assassinati questa sera in un agguato nel centro della città" (Comun. Ansa delle ore 21,44).
"La coppia viaggiava su una A 112, targata Roma, guidata dalla moglie; l'automobile era seguita da un Alfetta non blindata, guidata da un agente in borghese. Gli assassini hanno prima sparato alla signora Dalla Chiesa e subito dopo al prefetto; l'A 112 è andata a sbattere contro il muro. "Roma 3 Settembre - Carlo Alberto Dalla Chiesa, nato a Saluzzo 62 anni fa da una famiglia di militari, era stato il secondo generale dei carabinieri a diventare prefetto, dopo Edoardo Palombi prefetto di Genova tre anni fa. La nomina era stata per Dalla Chiesa un ritorno in Sicilia. Era andato per la prima volta nell'isola subito dopo la guerra come comandante di un nucleo speciale contro la mafia; la seconda nella metà degli anni sessanta, come comandante della legione Palermo. Laureato in giurisprudenza e scienze politiche, ufficiale di fanteria durante la guerra, partigiano dopo il 1943, Dalla Chiesa ha ricoperto i più importanti incarichi nel corso della sua carriera. Il suo nome è legato soprattutto alla lotta contro il terrorismo, per i molti successi ottenuti (tra i quali la cattura di Renato Curcio) e anche le polemiche che hanno accompagnato il suo operato" (Ib. ore 22,28). 

"Colpito a morte anche l'agente di scorta. Si chiamava Domenico Russo ed aveva 32 anni"
(ib, ore 22,34)

DALLA CHIESA sgominato il terrorismo con la sua efficienza operativa, qualcuno a Roma nel mese di Aprile, dopo l'omicidio Dalla Torre, questa sua abilità l'aveva invocata (!?) per andare a combattere la mafia.
Ma questa volta a "mani nude", senza poteri e, come confesserà il generale dopo poche settimane ch'era giunto sull'isola, in un'intervista del 10 agosto (quindi pochi giorni prima) a GIORGIO BOCCA della Repubblica (che abbiamo già riportato) si lamentava che era stato mandato in Sicilia per combattere la mafia, ma senza poteri. Cioè senza poter coordinare gli uomini delle istituzioni dello Stato presenti nell'isola. "Da quando sono qui nessuno mi telefona". Tutti scantonano. "Mi hanno lasciato solo. Lo scriva Bocca e lo faccia sapere".

In effetti la guerra contro la mafia, l'intera classe politica non ha voglia di farla, forse non la vuole fare, né la può fare; la Sicilia non è fatta di cento teste calde come alcuni terroristi del nord che ammazzano in strada un giornalista, un giudice, un sindacalista, un fattorino, un professore, o un semplice operaio "spesso motivati solo da protagonismo, dal narcisismo irrefrenabile, e uccidere solo per poterlo raccontare" (Lo scrive C. Stajano, in L'Italia nichilista).

In Sicilia domina il vero potere, il denaro e i voti. Tanto potere, e tanto denaro che riciclato viene utilizzato nel Nord in molte attività imprenditoriali. I voti si spostano con disinvoltura da uno schieramento all'altro, in un tacito reciproco consenso che nessun partito in Sicilia può fare a meno di sottrarsi a questa prassi (o regola?), se vuole arrivare ai vertici del potere. O gli è difficile gestirlo senza aver prima dato o ipotecato qualcosa; come gli interventi su leggi che dal "governo" locale sono spesso "spinte",  o definite "gradite", oppure "sgradite", e molto spesso perfino "proposte". (" A Roma ti abbiamo mandato con i "nostri" voti, adesso caro picciotta il tuo dovere devi fare, ascoltarci tu ci devi).

"La passività e l'inerzia dello Stato lasciano aperta la strada alla sanguinosa sfida"
titolerà il prossimo anno un giornale, quando fra nove mesi con un telecomando a distanza verrà fatta saltare l'auto del Giudice CHINNICI che aveva affermato pubblicamente: "Scoprirò i mandanti per LA TORRE e DALLA CHIESA" . Firmando così la sua condanna!

"Molti voti che oggi i partiti di governo riscuotono nelle zone dominate dal potere mafioso, vengono da strati che vogliono che le cose non cambino..... I delitti Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa, non sono vendette collegabili a un fatto giudiziario o amministrativo, o ad una inchiesta. No, viene assassinato chi in modo efficace mette in discussione l'esercizio di un potere reale che si esercita in tutti i gangli della vita della città, della Regione e dello Stato. Di fatto il terrorismo politico-mafioso esercita oggi il dominio su una parte della società ottenendo con tutti i mezzi consenso o obbedienza" Lo scriveva EMANUELE MACALUSO sullo stesso giornale, L'Unità del 30 luglio.
Mentre sempre sulla Repubblica, cinque giorni dopo l'esecuzione di DALLA CHIESA, il figlio
 NANDO rilasciò una clamorosa dichiarazione "E' un delitto politico, deciso e commesso a Palermo" e i mandanti vanno cercati nella DC siciliana".

In effetti, in Sicilia Dalla Chiesa non aveva (nè poteva) ancora alzato  nemmeno un dito contro la Mafia, ma nemmeno i dirigenti dello Stato... "Qui, non mi hanno  invitato nemmeno a prendere un caffè, non mi telefona nessuno"  (per collaborare con lui, perchè era senza poteri) (dall'intervista con Bocca).

Badalamenti commentò "Lo hanno mandato a Palermo per sbarazzarsi di lui: non aveva ancora fatto niente in Sicilia che potesse giustificare questo grande odio contro di lui, così tanto da ammazzarlo. La Mafia non è come il terrorismo, con le ideologie. La Mafia significa tanto denaro e tanti voti a chi da Roma  la protegge  con certe leggi".

I modi come fare per  eliminare Dalla Chiesa (per le "mancanti" lettere di Moro ritrovate a via Montenevoso) erano stati già tutti indicati da Pecorelli (prima di essere assassinato anche lui in un agguato) nel suo N.27 di OP;  ma questo "tipo di eliminazione" Pecorelli proprio non lo aveva previsto.
Infatti aveva scritto (sul 27) con una presagio inquietante: "...Ora c'è solo da immaginarsi...quale sarà il Generale dei CC che sarà trovato suicida con la classica revolverata che fà tutto da sè .... o con il solito incidente d’auto radiocomandato nelle curve.... o la sbadataggine di un camionista... o l' incidente d'elicottero ... Purtroppo il nome del Generale dei CC è noto: AMEN" 
(Pecorelli dimentica (?) di aver già mesi prima dato questo nome al generale)
(vedi intero anno 1978; ( in particolare maggio ) delitto Moro; le lettere di Moro)
Ma anche " 22 maggio, agosto 1974 e settembre"

Per il delitto "PECORELLI"

5 SETTEMBRE - Dopo la morte di Dalla Chiesa, viene nominato alto commissario per la lotta alla mafia Emanuele De Francesco, con più alti poteri del suo predecessore.

11 SETTEMBRE - Il Senato e la Camera approva una legge che dovrebbe favorire i pentimenti dei mafiosi, che introduce i reati di associazione mafiosa come l'illecita concorrenza (appalti), che permette accertamenti fiscali e bancari. (Legge La Torre).

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