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Craxi
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ELEZIONI POLITICHE Il 26-27 Giugno.
Caduto  il governo "fotocopia" di SPADOLINI lo scorso
agosto, in dicembre FANFANI aveva messo insieme un quadripartito,  che è durato nemmeno cento giorni, infatti  CRAXI  gli apre la crisi in Aprile, annunciando l'uscita dalla maggioranza.

Impossibile sanare i contrasti o aggirare i veti che sembrano venire da ogni parte dalla maggioranza e dall'opposizione; si andrà così il 26-27 giugno alle urne.   
La sorpresa (ma Craxi aveva fatto bene i suoi conti) sarà il crollo della DC.
(che anticipiamo)
Risultati: DC 32,9 - PCI 29,9 - PSI 11,4 - MSI-DN 6,8
PRI 5,1 - PSDI 4,1 - PLI 2,9 - PR 2,2 - DP 1,5
(vedi in dettagli nel mese di giugno)

DC penalizzata nonostante il tentativo di rinnovamento avviato da DE MITA. Perde il 5,4 alla Camera e il 6,9 al Senato. Mai la Dc aveva subito un crollo così vistoso. Mai era stata così vicina al PCI in tutta la sua storia.

BETTINO CRAXI riceve l'incarico il 21 luglio e il 4 agosto forma il suo governo. Alla fiducia del 12 agosto il governo Craxi ottiene 361 si e 234 no (in questi ultimi ci sono i comunisti, la Sinistra indipendente, il MSI, DP, PSd'Az., Liga Veneta).

Un buon consenso anche in Senato il giorno dopo, il 13 agosto: 185 si e 120 no.

LAMA lo definisce un "fatto storico", mentre il PCI imputa a Craxi una vocazione troppo autoritaria. (Ma anche Donat Cattin (DC) lo ha definito un "rapporto stalinista"). Comunque l'obiettivo preminente che si pone Craxi - esponendo il suo programma- è la lotta all'inflazione e al costo del lavoro. Le premesse ci sono anche perché all'orizzonte, dopo la crisi mondiale e europea, c'è una ripresa nell'industria che favorisce il programma governativo del premier socialista. Inoltre ci sono altre componenti in questa congiuntura, molto favorevoli.

L'impegno di Bettino Craxi nei confronti della nazione è stato chiaro fin dall'inizio, "un'Italia economicamente salda, socialmente avanzata con un basso profilo nelle lotte politiche e sociali".

Per portare avanti le necessarie riforme, occorre ovviamente in questo periodo così difficile una stabilità politica affiancata da una stabilità economica; obiettivi prefissati e condivisibili  indipendentemente dagli schieramenti politici; purtroppo i nuovi "piccoli cesari" poi si sporcheranno le mani con la marmellata rovinando tutto. Tuttavia non significa sconfessare storicamente il modello di sviluppo Craxiano; riformatore ed interclassista teso (con un idealismo tutto suo, alcuni affermeranno poi un po' troppo disincantato da non vedere le serpi in seno) a gettare delle nuove basi economiche di raccordo sociale con una politica estera fortemente nazionale ed interventista con le radici fortemente europee e con l'Italia militarmente legata alla NATO (- America + Europa). Sul contrasto "istallazione missili a Comiso" con le manifestazioni dei pacifisti, Craxi porta il suo governo a votare a favore della istallazione, con 351 si contro 219 no.

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L'ECONOMIA e IL LAVORO IN ITALIA - Le "Fabbriche tecnologiche" fanno la loro prima comparsa in Italia. L'uso di tecnologie innovative, l'automazioni informatica e la robotica, con la flessibilità, consentono di adeguare rapidamente le produzioni. Si "cambia registro" e alcune aziende lo fanno con molto coraggio. Spesso senza tecnici.

Da 130 milioni di ore di sciopero per rivendicazioni salariali si passano a 50 milioni. La motivazioni principale? c'è la paura della disoccupazione! La tecnologia avanza, e la si teme solo perché non la si conosce, né qualcuno permette la formazione di una mentalità anticipatrice.
I giornali sono pieni in questo periodo di informazioni tecnologiche, ma è totalmente assente la necessaria attenzione per fare formazione. Ma non era necessario andare in America, era sufficiente fare un viaggio nella vicina Germania.

IL TERZIARO AVANZATO... diventa il vero protagonista del decennio che inizia proprio con questo 1983,  in sordina e senza molte attenzioni da parte dei politici. 
Solo alcuni manager hanno iniziato a toccare un vero computer; i primissimi che entrano timidi timidi nelle prime fabbriche, spesso sono usati da chi in casa si è già fatto una buona esperienza di programmazione con i piccoli (per modo di dire) computer amatoriali (da tre anni in circolazione che fanno molto di più di quanto appare a prima vista al neofita)
Infatti questi sono impiegati per giochi ma hanno già a disposizione linguaggi strutturati, come il Fort, il Pascal, ecc.  l'Assembler che è poi un potentissimo linguaggio macchina anche se si usa un banale Commodore, un Texas, uno Sharp ecc.
  
 Il settore detto dei servizi, ha già superato come addetti quello dell'industria e dell'agricoltura messi insieme. Sembra una tendenza tipica del mondo tecnologico, ma non è così, solo ora nasce timidamente  in Italia il "terziario avanzato", quello veramente legato alla tecnologia, all'istruzione, all'informazione e soprattutto alla formazione della professionalità legata alla nuova scienza della produzione. Ma l'Italia di risorse umane in tal senso (cioè "formatori") é molto carente.
Anzi non vede nemmeno il "nuovo strumento". Non sa nemmeno cos'è. E questo a livello di organismi istituzionali.
L'annona non rilasciava licenze a chi voleva vendere Computer. Nelle tabelle della Camera di Commercio (nel 1983!) il nome computer era ancora assente. Le chiamavano macchine da calcolo, quindi per venderle era necessaria la licenza di forniture d'ufficio e una superficie di 200 mq (cioè chi vendeva scrivanie, schedari, calcolatrici, macchine da scrivere).
Chi scrive queste righe (che è stato un pioniere della vendita di computer in Italia) ha un aneddoto paradossale. Presentò in una conferenza (per la prima volta) il "computer" alle varie categorie commerciali e imprenditoriali nel salone della locale Camera di Commercio di Vicenza, ma poi per avere la licenza per venderli (sollecitata, implorata) dovette sostenere gli esami al Rec e proprio davanti a coloro a cui aveva insegnato a usare il computer. 
Una farsa, ma quello era il regolamento!
Inutile far notare che in Francia e in Germania gli stessi computer li vendevano già nei supermercati alimentari, che chiamavano ordinateur.
Per aggirare l'ostacolo, avendo un negozio di cartoleria, giocattoli e tabaccheria, iniziai a venderli come macchine per giocare a scacchi (cioè ogni computer per poterlo vendere e aggirare l'ostacolo, lo fornivo con questo programma)  anche se poi li andavo a vendere nelle banche, nelle scuole, alle prime industrie, ai giornalisti, alla Corte di Cassazione, alla Rai, al Vaticano, alla Polizia ecc. (6000 macchine vendute e oltre 100.000 programmi). 



Gli stessi giornalisti dedicandomi pagine intere suoi loro giornali  mi indicavano a piena pagina che stavo vendendo migliaia di "computer".

Il giorno dopo avevo i vigili del comune a farmi il verbale e a fare gli spiritosi. "Lei vende i computer, computer significa computare, quindi macchine calcolatrici da ufficio, e lei questa  licenza non ce l'ha". Non l'avevo perchè non era contemplata nel Rec e nell'annona, dove -sempre paradossalmente a molti di loro - io insegnavo a usare lo "sconosciuto" computer che mi avevano appena acquistato nel negozio.
Ancora più paradossale è che alla Fiera di Vicenza, allo spettacolo (e due ore in Tv, con il team di Piero Angela) in onore di Federico Faggin, con il ministro della ricerca scientifica Granelli a fare gli onori di casa, mi indicavano come "Imprenditore tracciante".

Superato questo scoglio mi trovai a combattere un'altra "guerra". Andreatta voleva mettere sui computer l'Iva al 34 %, ritenendoli oggetti voluttuari, di lusso, come l'oro e i brillanti. Cose da pazzi!!
Scrissi un articolo sui giornali ridicolizzando lui e il governo. L'articolo qualcuno lo fece pervenire alla Camera. Qualcuno spiritoso fece capire che li stavo prendendo tutti per i fondelli. E per fortuna ci ripensarono. I computer rimasero al 18% di Iva. (grazie proprio a questa mia lettera - del 1983 !!!)


Così è decollata l'informatica in Italia! - Tutte le istituzioni pubbliche  assenti da questa mutazione culturale, epocale, che dalla pancia passava al cervello. Così in un paio d'anni venne subito al pettine la bassa istruzione e l'orientamento scolastico degli anni  '80. Quelli che dovevano entrare nell'anno 2000, a 20 e 30 anni nelle nuove infrastrutture tecnologiche non gli venne riservata la minima necessaria preparazione, nè ai professori una decente "formazione". E prima di tutto non si era riusciti a spazzare via certi pregiudizi. Negli Istituti superiori dove andavo a portare e a illustrare i primi computer, c'era lo stupido  timore che il computer avrebbe eliminato il professore.

L'informatica in Italia decollò in questi anni (dal 1980 fino al 1990-92) con l'autodidattica! Dieci anni di ritardo! Con i politici ciechi. 
Responsabile anche la bassa professionalità di molti vecchi provveditorati, che rifiutavano in blocco le nuove tecnologie informatiche e perfino le calcolatrici scientifiche; queste ultime un'altra spina nel fianco. Si vendevano a migliaia (soprattutto H.P., Sharp, Texas) ma si proibiva severamente l'uso agli studenti. Guai a portarle a scuola! (dove forse - dallo studente- avrebbe potuto imparare anche il professore a usarle!)
Provavano una vera e propria repulsione. Inutile andare a proporre o a fare dimostrazioni in vari istituti superiori con programmi di Contabilità, di Cad, di Gestioni ordini, di Marketing, ecc. Erano questi incontri sempre osteggiati, boicottati. Non meno fatica nelle grandi aziende e negli studi dei professionisti, Commercialisti, Ingegneri, Architetti, Notai, Avvocati ecc.

Volete proprio ridere? Sono venni in possesso dei primi modem (ancora con l'accoppiatore acustico per il telefono). Modem e protocollo lo presentai alla Banca Cattolica (oggi Banca Intesa). Con il capo centro utilizzammo una coppia e lo mettemmo in funzione tra due filiali per la trasmissione in tempo reale dei dati di un C:C:. Dopo la dimostrazione, un funzionario scettico disse: "Sì bello, ma non avrà nessun futuro nè oggi nè mai. I conti nelle banche non possono viaggiare su un banale filo del telefono. I conti abbisognano della discrezione!!".

E a proposito di modem, leggete cosa avvenne nel 1985 - E' tutto da ridere (o meglio da piangere) > .

Chi scrive qui, per l'opera meritoria di pionierismo che faceva, in una famosa trasmissione televisiva (con Faggin, l'inventore del microprocessore, con Granelli ministro della ricerca scientifica e lo staff di Piero Angela) fui messo sul palco, intervistato e indicato come "l'imprenditore tracciante". Ma quanta fatica per farla "la traccia"!!



Per fortuna che c'erano i ragazzini e i ventenni. Sarà grazie alla loro encomiabile autodidattica se nei primi anni Novanta (mentre altri paesi esplodevano) l'Italia riuscirà a far sedere davanti a un computer  persone con una certa competenza. Di quasi 6000 miei clienti che acquistarono in questi primi anni Ottanta il loro primo computer, oggi (anno 2000)  l'Autore che qui scrive, li ha ritrovati quasi tutti in rete a guidare i centri informatici del Paese. Dei 13.000 che mantennero la corrispondenza con il mio Club Francomputer, 12.999 mi hanno superato oggi in conoscenza informatica. E molti di questi, trovandoci in rete oggi, ridiamo di gusto di quei modesti 100.000 programmi che realizzammo tutti insieme vendendoli o scambiandoceli.

Le uniche istituzioni attente a queste tecnologie in questi anni fu la Polizia, i Carabinieri e la Finanza, con dentro della gente molto in gamba. Ma tutto il mondo scolastico era assente.

Abbiamo parlato sopra di "Fabbriche tecnologiche". In verità in questi primi anni gli imprenditori si arrangiano. Non essendoci scuole che preparano tecnici di computer e quindi sistemi globali di automazione, gli stessi sono realizzati utilizzando paradossalmente i computer dei ragazzini. 
Infatti io stesso vendo a un colossale zuccherificio nazionale 100 Texas TI 99 da applicare "ognuno" a una macchina,  utilizzando solo le istruzioni di 8/10 righe di programma. 
Altrettanto in una grossa acciaieria. Cioè non esistevano ancora dei tecnici capaci di fare una centralina (un host) 
capace di smistare da un unico computer le varie istruzioni alle singole macchine; le banalissime connessioni seriali o in parallelo diventavano grossi problemi.

Costando pochissimo i computer amatoriali (comunque potenti - il processore 9900 del TI 99 è ancora oggi usato nella missilistica)  si preferiva acquistarne uno per ogni macchina per poi utilizzarlo con una sola banalissima istruzione (mille volte inferiore alle istruzioni usate per realizzare un videogioco - Infatti per guidare un tornio bastano 20 istruzioni, per realizzare un gioco ne occorrono almeno 100.000.

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IL TERZIARIO POVERO....: La ripercussioni a quanto sopra, fa sviluppare (con le forze lavoro esuberanti - e  lo continuerà a far crescere) il settore fatto essenzialmente di servizi alle persone, alla manutenzione, nella ristorazione, nel turismo, nel piccolo commercio, o va ad alimentare attività quali Agenti di commercio in ogni attività o di venditori porta a porta, e tanti altri. Tutte occupazioni instabili, mal pagate, scarsamente tutelate e con poche pretese; ma solo perché la professionalità di questa massa si rivelava sempre molto bassa. L'improvvisazione comunque opererà nel corso degli anni una grossa selezione fra i tanti imbonitori di ogni settore, dove spesso hanno venduto solo fumo.

I CATTIVI LAVORI - Purtroppo......... questi soggetti deboli e poco qualificati, sempre in esubero perché non hanno più una collocazione in altre realtà (ma non vogliono rinunciare all'ambito lavoro decoroso) seguitano a rifiutare l'occupazione in quei comparti dichiarati umili, dove sempre di più l'Italia sarà costretta progressivamente a fare (e molto!) solo più affidamento all'inserimento delle nuove schiere di extracomunitari.

Dalla contraddittoria e dualistica "terziarizzazione" vista sopra, l'Italia pur con l'aggravarsi dei suoi problemi occupazionali nella sua (anomala) popolazione, va a creare il grande paradosso, che da Paese di emigranti fino agli anni '80, si trasforma da quest'anno, e sempre più, in Paese importatore di manodopera, cioè di immigranti, pur avendo già qualche milione di disoccupati; alcuni per scelta e non per destino.
(VEDI ANCHE IN SCIENZA)

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