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UNA PANORAMICA DELL'ANNO
LE TANGENTI: TUTTI SANNO MA TUTTI ZITTI

Sul piano politico, la conflittualità tra DC e PSI (messa in scena da un conflitto quasi unicamente personale tra De Mita e Craxi) continuerà l'intero anno. 
L' esperienza di un ennesimo pentapartito iniziata da una giovane recluta come  Goria, dopo un primo "scoglio"  lo scorso anno (una dimissione dopo un solo mese di lavori del suo nuovo governo) per l'ostinazione socialista fin da inizio anno (10 febbraio) lo costringe a dimettersi. 
Goria accetta di ritornare a Palazzo Chigi, ma per pochi giorni, solo per far approvare la contestata legge finanziaria; ma poi un siluro socialista  l'11 marzo lo costringe a dare le dimissioni definitive. Alla guida dell'esecutivo in aprile ci va proprio il protestato De Mita.

Ci resta un anno (fino al 19 maggio '89), ma poi un "processo" e una "sentenza" di Craxi al congresso del Psi, lo costringe a salire sul Colle a dare le dimissioni (E' una novita! Ora il governo lo si sfiducia ai congressi non più in Parlamento).

Sul piano invece della vita civile il Paese nell'arco dell'intero anno è turbato da una serie di attacchi della criminalità organizzata che semina morti e terrore. Il preoccupante fenomeno non è solo legato al controllo dei soliti traffici illeciti delle varie cosche vecchie o nuove, ma allarma per le intricate trame della criminalità con il mondo politico ed economico. Trame non nuove, perfino di vecchia data, ma che solo in questi mesi ricompaiono nelle cronache, dando l'impressione che ci siano faide interne nella politica come nella malavita organizzata.

Esplodono infatti altri grossi scandali di corruzione come quello delle "Carceri d'oro"; poi quello delle "Lenzuola d'oro" nelle ferrovie (LIGATO il presidente finirà poi ammazzato il 27 agosto del prossimo anno); il "traffico" di armi e mine in Oriente. Si sta formando la famosa unione Eni- Montedison (con le note sorprese del poi). C'è la aggrovigliata vendita della Mondadori e della catena Standa. Si sta varando l'ambigua legge sulle televisioni (legge Mammì). E fra i delitti di inizio anno viene freddato  INSALACO, l'ex sindaco DC di Palermo;  poche ore dopo anche un collaboratore del vicequestore Cassarà assassinato nel '85.
A Forlì resta ucciso RUFFILLI, stretto collaboratore di DE MITA e lui stesso nelle mire di un commando che lo voleva assassinare a gennaio. Ancora a Palermo è assassinato il giudice SAETTA che aveva letto le sentenze al maxiprocesso della mafia. Ucciso anche l'ex dirigente di Lotta Continua MAURO ROSTAGNO che si stava occupando di una comunità di tossicodipendenti e aveva denunciato in Tv il traffico di droga.

Si fanno in Italia due volte  retate di mafiosi; si cambiano poi i vertici della lotta alla mafia, ma queste nuove nomine provocano polemiche  dentro il CSM (Falcone, "caso Palermo", "Il corvo", Pool antimafia, Sica  ecc.) .
A metà anno  il governo della città è affidato inaspettatamente a democristiani e comunisti (giunta Orlando - micro sinistra con voti Pci). Un esperimento "sovversivo", di cui Craxi ha capito subito la "pericolosità": in una delle comunità più tormentate d'Italia sta nascendo "il nuovo" e i socialisti ne sono fuori. Si ha paura che l'esperimento s'estenda ad altre grandi città, e questo "nuovo" costringerebbe il Psi a fare il convitato di pietra.

La campagna di discredito su Leoluca Orlando da parte del Psi è feroce, "Mala giunta" strillerà Craxi (lui che puntava su Palermo al punto da candidare Martelli)
Orlando resiste, ma per  a fare il mestiere di sindaco, quando si muove lo segue una scorta che sembra una panzerdivison.

Anche a fare il mestiere del sindacalista quest'anno non è facile.  Alcuni contratti (come quello della Fiat) si fanno con la Cgil fuori. "Una lacerazione tra la Uilm e la Fim da una parte e la Fiom dall'altra, che minaccia di cancellare definitivamente quel poco che rimane dell'unità sindacale. Uil e Cisl sparano a zero sui veti della Fiom. Molti (lo scrive Miriam Mafai il 9 luglio '88 su Repubblica) iniziano ad avere nostalgia di un epoca nella quale i dirigenti della Cgil (con Di Vittorio, Lama) parlavano a voce alta a tutto il paese e il paese ascoltava. Nostalgia di un'epoca in cui la sinistra era unita (o meno divisa di ora), di un epoca in cui il sindacato si faceva quasi con naturalezza portavoce degli interessi dei lavoratori e di quelli generali della società".

Ma questo è un male comune nel sindacato di questi tempi, nei partiti e nelle istituzioni. Negli  ultimi anni è cresciuto il bisogno di avere leader forti, che tendono a stabilire con gli iscritti o gli elettori o i rappresentanti un rapporto diretto. C'è invece una società sempre più frammentata che avrebbe bisogno di leader carismatici, ma questi purtroppo non ci sono.

Tutti discutono di tutto. Si discute per ore, per giorni e per mesi interi. Ma non c'è chi sia in grado di fare autorevolmente una sintesi. Tutto è pesante, difficile, con l'apparato sempre più esteso. Le componenti interne congelano i dibattiti e hanno troppo potere. 
Se chiedi in giro che cos'è questo male, alcuni hanno le bocche cucite, mentre altri dicono abbiamo bisogno di nuovi strumenti, di nuovi politici, di nuove idee. I vecchi politici non le hanno perché non vedono e quindi non capiscono il "nuovo" e le nuove masse. Mentre i nuovi "politici" hanno capito benissimo come muoversi (nel "vuoto") e non si fanno scrupoli e "arrampicano" sprezzando i capi storici, li fanno ammutolire.

Altri ancora invece predicano la "protesta" a nome del piccolo Terzo Stato fatto di artigiani e piccoli imprenditori, ormai orfani delle potenti protezioni politiche - queste ormai si interessano solo alle grandi aziende, alle aziende di stato, agli appalti, alle Ulss, agli smembramenti o alle fusioni delle grosse società, ponendo pretestuosi veti nell'uno e nell'altro caso. Salvo "accordarsi" versando (disinteressatamente) un "obolo".
 
Nella crisi del sindacato invece ecco emergere nel paese "un'altra protesta" (dentro molte categorie - trasporti, piloti, ferrovieri, insegnanti, dipendenti pubblici ecc.) quella dei Comitati di base (i Cobas) che non si riconoscono più nelle organizzazioni sindacali tradizionali e vogliono essere ammessi al tavolo delle trattative senza la loro mediazione. Ma trovano i muri di gomma, come lo scorso anno quando un ministro  (cieco?) del lavoro disdegnandoli nemmeno li ha ricevuti. Ma loro avanzano e diventano una difficile realtà da gestire.
Pizzinato proprio dentro la Cgil (dopo un brevissimo periodo nel posto occupato da Lama per sedici anni) in novembre dà le dimissioni, non indica un successore, e davanti alla Tv si sfoga e polemizza: "Non è più possibile garantire il diritto-dovere di condurre una battaglia politica aperta e leale e di dirigere la Confederazione. Ritengo fondamentale che siano i lavoratori a decidere al di là dei modi scomposti e sguaiati". Chiara l'allusione ai Cobas.
(da notare che i lavoratori in sciopero dell'Alitalia, in aprile,  hanno bocciato compatti l'accordo raggiunto tra l'azienda e i sindacati confederali. Per i Cobas è un trionfo. Che fa "scuola" soprattutto nella Scuola che è già in fermento.

Pizzinato da giugno veniva attaccato dall' Unità, dai suoi comunisti (la sortita apparve come un vero e proprio processo), ma la goccia che fece traboccare il vaso venne da un articolo su Rinascita di Occhetto  nel quale accennava alla "possibilità di un cambiamento al vertice sindacale con un socialista". E quando in novembre il comitato esecutivo votò sulla riconferma del segretario,  Pizzinato (il comunista) si ritrovò (che disegno diabolico!) eletto con i voti in maggior parte dei socialisti (27, contro 17 e 4 astenuti) con gran parte dei comunisti all'opposizione; di qui le "irritate" dimissioni.

Dopo le amministrative (vedi giugno dello scorso anno)  dopo il pessimo risultato elettorale, Occhetto (subentrato prima del tempo a Natta, colpito da un leggero infarto) è cominciato a cadere nella rete di Craxi. (Occhetto sperava in Craxi protestandosi e dichiarandosi a nome del partito un moderato). 

"Fa un tentativo ancora informe, dentro la crisi del Pci,  tentando di mutarne l'eredità genetica. Fece capire in quale direzione lui e il partito si sarebbe mosso. Poi il 9 luglio a Civitavecchia all'inaugurazione di un monumento a Togliatti,  affermava che questi doveva ritenersi "corresponsabile" dei crimini commessi da Stalin". Infine il 17 settembre, chiudendo la Festa dell'Unità di Firenze, aveva annunciato che "Il Pci si sarebbe mosso in nome e per conto dell'"interesse generale". Non più in difesa di un interesse di classe, punto cardine dell'ideologia comunista fino a quel momento" (riportato su Repubblica, mercoledì 19 ottobre, a firma di Mario Pirani - poi in I nostri anni 1988, pag.70,  supplemento al n. 50, 1-3-89)

Pochi mesi, poi il 24 novembre  dell'89 (intanto era caduto il "Muro") e prima delle amministrative del maggio '90, il titolo il giorno dopo su Repubblica,  25 nov. 1989 è già questo "...A Occhetto le cose vanno già male, un terzo del partito dice no alla sua sfida di far morire il PCI; 219 gli dicono sì, ma ne ha contro 107 (73 no, 34 astenuti) e fra i no, Natta, Pajetta, Ingrao". 
 E' in difficoltà? No! "Da Martelli e Craxi segnali di apertura". E lui ci crede! (La Repubblica,  25 nov. 1989).
Ma la punizione per il PCI di Occhetto sarà cocente, dal 26,6% dell'87, nel '92 crollerà al 16,1%. I comunisti lo accuseranno di aver portato allo sfascio il partito.

Non a pochi (e le cifre sono quasi quelle) sono venute in mente le contraddizioni del 1921 quando a Livorno nacque il partito, o il travaglio di Gramsci, le rotture con Silone, Tasca, Terracini, Valiani, Spinelli, tanto per fare qualche nome. Ma erano altri tempi; c'era allora la clandestinità stretta fra il terrore staliniano e le carceri fasciste. Inoltre c'erano le utopie rivoluzionarie e c'era il terrore dei borghesi della dittatura proletaria. Bene o male ora c'è una democrazia formale, una Italia quasi tutta imborghesita, una sovranità parlamentare. E gli italiani non sono più sprovveduti e analfabeti. Forse non leggono molti giornali, forse non approfondiscono la politica, chiacchierano molto, ma hanno il sesto senso nel giungere alle  conclusioni; e le arguzie non le risparmiano.
Forattini con la sua matita coglie al volo queste freddure nazionalpopolari e su Repubblica apparve proprio il 25 novembre una vignetta con un Occhetto allo specchio che si dice "E  mo' so' craxi miei!". 

Insomma per Occhetto questo 1988 è nefasto; non ha capito lo scorso anno e durante l'anno che il "Consolato"  De Mita-Craxi (ovvero della Diarchia ruotante - e se c'era un Consolato vuol dire che esisteva anche un Direttorio - e questo fin dal '63), da tempo è finito. Quando Occhetto crede di poter entrare nel direttorio, farne parte (magari anche come Console), le cose sono da tempo cambiate  fin dalla formazione del secondo governo Craxi del 6 agosto '86, quando la Dc quel giorno scoprì che Craxi rivelava le intenzioni di aspirare al consolato a vita. 
E la DC (facendo finta di essere compatta) cosa fa? Lo contrasta duramente tutto l'anno '87 e lo sconfigge per far ritornare quest'anno in aprile (dopo la pausa Goria) il "Console" De Mita.
Molti della DC non ce lo manderebbero l'avellinese, ma solo mandando lui inviano un segnale forte, di potere. Mandando in "nemico n. 1"  De Mita, sanno che per Craxi è uno smacco! Una bella figuraccia con i suoi dopo tanto strillare.

Era questa una rotazione? Occhetto la prese per tale. E mutando pelle credeva di inserirsi? Ma nemmeno per sogno. "Ora ci aspetta -  (scriveva acutamente Alberto Cavallari, il 10 dicembre '88, su Repubblica)  una nuova fase. Quella in cui il consolato a vita si consolidi per rotazione tra il primo e il secondo console; oppure sfoci nel consolato a vita di un solo console. Nel primo caso le cose resteranno come sono nel presente anno di grazia. Nel secondo caso, avremo una fase semipresidenzialista occulta, poi presidenzialista, insomma l'Impero ...Il consolato a vita di un console solo, con l'altro che si rassegna a far da secondo....A tratti, nella giungla italiana, quest'ombra (dice proprio così Ndr) è stata già intravista. La data di transizione potrebbe situarsi nel 1992".§
(Cavallari fu abbastanza profetico in questo 1988. Cossiga nel 1990-91 iniziò a "picconare"  proprio questa "ombra". Basta rileggersi la grossa "picconata" di Cossiga del Marzo 1991

Da più giornali si levano voci che affermano che alcune trame (nuove e vecchie) collegano il mondo camorristico campano e della mafia siciliana con la politica e l'economia del resto d'Italia e soprattutto del nord. Queste trame diventano sempre di più intrigate, preoccupanti ma anche  inquietanti quando iniziano a cadere sotto i colpi di lupara o saltano con il tritolo alcuni uomini "eccellenti". Tutto con una precisione millimetrica e tempestivamente legati ai fatti che emergono improvvisamente dalle cronache dei processi, dai primi grandi affari sporchi e dal fronte dei pentiti di cui solo una stretta cerchia di inquirenti conoscono alcune confidenze. E sono spesso proprio questi giudici a cadere sotto i colpi delle vendette. Ma come vedremo iniziano a cadere anche gli inquisiti (Ligato sarà il primo, ma forse era stato preceduto da Bisaglia).

Tutti tacciono, ma qualcuno sta già incrociando sui computer i dati relazionali di vari enti o privati con  banche, finanziarie, salotti, scoprendo affari e scambi commerciali poco chiari. Effettuando controlli incrociati si scoprono dai Data Base i nomi ricorrenti e quindi le connivenze, i grandi spostamenti di denaro che vanno dal Sud al Nord Italia oppure all'estero nei paradisi fiscali. Alcuni ingenui non sanno che anche in questi posti ci sono "informatori" internazionali e quindi il quadro generale in certi ambienti sembra già chiaro; ma ci sono le arroganti pretese di immunità degli inquisiti o la negazioni di certe concessioni date, o le querele ai giornali quando appena appena accennano a qualcosa. Craxi, ad esempio ha querelato subito l'Unità per aver detto che De Mico pagava il Psi. 
Ma tutti i vertici di partito si comportano così.  Può essere corrotto il singolo, ma il partito no, il partito mai! (tutto ricade sull'occasionale "mariuolo" )
Eppure troppe vicende affermano l'incontrario. Come lo "scandalo petroli" che è del 1980 ma solo oggi sappiamo dove finirono i denari (Pecorelli aveva dunque visto giusto. E la misteriosa morte di Bisaglia solleva qualche dubbio)
Ma ora si attendono passi falsi (o faide interne) per dare l'avvio a inchieste mirate a personaggi eccellenti, finora ai vertici, ma del tutto incontrollati e intoccabili.

Qualcuno azzarda coraggiosamente qualche riga sui giornali. Ma tutto finisce lì.
Ma rileggiamole quelle righe. Profeticamente anticipano lo sconquasso di Tangentopoli.

Scriveva Giampaolo Pansa in questo 1988::
"Sì, ormai è una fogna, da dove ogni giorno vengono a galla reperti sempre più fradici della nostra vita pubblica. Residui dei banchetti della politica politicante, detriti di ciò che fu la speranza di buon governo, il tutto immerso nel liquame della corruzione. E questa fogna ci regala sorprese che non finiscono mai...,assume forma e sostanza ogni volta diverse, e così penetra in ogni fessura, e non c'è verso di non esserne toccati, di restarne immuni. Certo parliamo della corruzione politica, ma non soltanto di questa.
Come nella vicenda De Mico
(l'architetto delle "carceri d'oro" ha spiegato chiaramente qual'era la tecnica delle tangenti date ai partiti. Ndr.) Due personaggi finiti sotto inchiesta sono titolari di società di consulenza finanziaria alle quali s'appoggiavano una serie d'aziende interessate a certi fondi statali. E per avere quei fondi, o averli celermente, certe imprese sarebbero state costrette a ungere le ruote a qualche burocrate, insomma a versare tangenti. Secondo un paio di giornali sarebbero incappate, volenti o nolenti, alcune imprese forti, anzi tra le più forti: la Fiat, l'Olivetti, l'Italtel, l'Enichem (quest'ultima si sta unendo proprio ora con la Montedison di Gardini. Ndr.)
Nel caso che la storia sia vera, c'è da mettersi le mani nei capelli. Se anche questi big sono stati costretti a versare la mazzetta per godere d'un contributo statale, allora non c'è più salvezza per nessuno. Che cosa dovranno dare i piccoli imprenditori o i singoli cittadini? La camicia? Le mutande? (...) Uno degli inquisiti, un burocrate delle opere pubbliche ha ammesso "Si, ho preso 40 milioni da De Mico. E li ho presi perché li prendevano tutti" (...). Leggo dallo "scandalo petroli", che un burocrate dell'Utif, riceveva uno "stipendio" di settanta milioni al mese; una tangente collettiva raccolta con versamenti di petrolieri piemontesi e lombardi" (...)
"Se il buco della corruzione non verrà illuminato a fondo, sarà inutile che i partiti strillano contro quello che loro chiamano qualunquismo. E non gli servirà neppure accusare i giornali o giornalisti d'essere al servizio di questo o quel potentato industriale-finanziario. Quand'anche i giornali non stampassero più una parola sulla corruzione pubblica, il giudizio dei cittadini non muterebbe. Infatti, la gente sa. Il cittadino ha una fonte di informazione formidabile e obiettiva: se stesso. Ciascuno di noi sa quel che gli capita non appena ha bisogno dell'intervento politico o burocratico. Lo sa perchè lo prova sulla propria pelle. Statene sicuri, l'italiano privo di potere giudica anche senza le "imbeccate" dei giornali. E per giudicare s'attiene alla vecchia regola: il pesce marcio puzza sempre dalla testa. Sì, i cittadini sanno. E non si potrà sempre abusare della loro pazienza" (Venerdì 1° Aprile 1988, Giampaolo Pansa, su Repubblica).


Pansa scrive queste cose, perchè fin d'ora  non convincono certi fatti legati al mondo economico pubblico e privato e in quello legislativo, come la nascita dell'Enimont, la famosa legge per le emittenze televisive (legge Mammì). Sorprese alla stessa Montedison che vende la catena Standa alla Fininvest di Berlusconi, altra storia quella della intricata vendita della Sme, della Mondadori, della Buitoni-Perugina, dell'Espresso e Repubblica sempre alla Mondadori, e altre.

Infine le tante polemiche sulla non elezione di GIOVANNI FALCONE (già capo di un pool antimafia) a capo dell'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo (ma perchè?); gli viene preferito MELI. Una nomina che provoca un'insanabile spaccatura dentro il CSM con roventi polemiche (e quelle successive con la "stagione dei veleni con il "corvo" saranno ancora più polemiche).

Tutto questo mentre si é appena concluso il Maxiprocesso a Palermo dove si sono distribuiti diciannove ergastoli, 358 condanne, ma 156 sono stati assolti, e pochi sanno perché e cosa hanno rivelato questi pentiti (liberi) con in testa Buscetta, agli inquirenti e a quali inquirenti (!?).

Commentava il Giornale di Sicilia dello scorso anno: "La mafia di cui si parla, nel processo, ha una sua potenza economica enorme ed i soldi illecitamente accumulati si riciclano in massima parte fuori dalla Sicilia, nelle aree corrispondenti ai più grandi circuiti finanziari..."

FACCIAMO ORA UNA BREVE SINTESI DELL'ANNO
(maggiori dettagli e altri fatti nei rispettivi mesi)

GENNAIO - Fra i tanti problemi seri - con il Paese paralizzato dagli scioperi nei trasporti, con le manifestazioni di donne per i pari diritti, con gli insegnanti in fermento e fin dai primi giorni dell'anno con alcuni omicidi "eccellenti" a Palermo - assistiamo alla potenza persuasiva di un falso messaggio pubblicitario in Tv. Più chiaro il messaggio che riceve invece De Mita, è arrestato un commando che voleva "farlo fuori" (vedi gennaio). 

FEBBRAIO - Anomale vendite di titoli in borsa (in scena la Montedison con Gardini che rastrella e scala). A fine mese scoppia lo scandalo delle "Carceri d'oro". Coinvolti due ministri, accusati di aver preso le bustarelle per favorire alcune ditte appaltatrici. Senza reticenza l'architetto inquisito spiega agli inquirenti come corrompeva i politici. (vedi febbraio).

MARZO - Goria era già stato costretto a dimettersi il 10 febbraio scorso. Ritornato pochi giorni dopo (il 18) a Palazzo Chigi gli era stata data la fiducia e l'approvazione alla finanziaria. Ma il 10 marzo per  non aver avallato (questa è l'accusa precisa del PSI) la chiusura della centrale nucleare di Montalto di Castro, con un siluro della sconfessione da parte dei socialisti, Goria è costretto per la terza volta a dimettersi; questa volta definitivamente. (vedi marzo, questo e altro)

APRILE - De Mita ha vinto la sfida. Il "Direttorio" Dc ha avallato (ma sembra solo una sfida a Craxi) la sua candidatura. E' lui a formare il nuovo governo, non facile da gestire. Perchè oltre ad avere i soliti dichiarati nemici, dovrà lottare con gli "amici" nemici. I dorotei  già a fine anno si ripromettono di togliergli al Congresso la segreteria  per darla a Forlani , poi " a quel punto un vertice potrebbe anche sfociare in un rimpasto e persino una crisi al buio".

E se Occhetto porterà il Pci allo sfascio, Forlani gli farà concorrenza dentro la Dc. Entrambi i loro due partiti nel '92 toccheranno i minimi storici. Per i cattolici bisogna andare indietro al 1919, al partito di don Sturzo (vedi aprile).

MAGGIO - Sguardi a Est con la Polonia in fermento con Solidarnosc; sguardi in Francia con l'elezione di Mitterand. In Italia invece fermenti nella scuola con i Cobas. Inizia anche la "Storia infinita" della cessione della Mondadori. Muore Enzo Tortora. Muore Giorgio Almirante. Disgelo dopo 14 anni a Mosca tra Reagan e Gorbaciov. Sorpresa alle elezioni amministrative in 1200 comuni. Che è quasi un test in un anno così politicamente inquieto e rissoso dentro i tradizionali partiti. La Lega Lombarda sta raccogliendo voti "con la sporta aperta"; in alcuni Comuni sfiora il 10 per cento; intanto il Pci subisce un altro calo del 4%. Con Occhetto che non si accorge di nulla. (vedi maggio)

GIUGNO - La cronaca di questo mese, che farà poi storia, è il già accennato sopra cambio al vertice del partito comunista. Achille Occhetto assume - dopo le anomale e sofferte dimissioni di Natta- la carica di segretario (prima era vice con delega a segretario). Gli "achillei" hanno premuto e il capo storico abbandona il campo. Non mancano critiche alle contraddizioni di Occhetto nell'esporre il proprio pensiero su quale direzione andrà il partito. Lascia molti dubbi ai veri elettori, ma il PSI plaude, come del resto hanno applaudito quelli del Cc del PCI riuniti, dandogli  il voto quasi plebiscitario. Poi ci si mette anche il bacio. Occhetto sta diventando un vero borghese vanno dicendo i maligni (vedi giugno).

LUGLIO - Occhetto stupisce e sconcerta ancora i "suoi" (?) comunisti: nell'inaugurare un monumento a Togliatti, lo indica come "corresponsabile" dei crimini commessi da Stalin.
Stupisce anche il ministro FERRI che mette il limite di velocità a 90 all'ora sulle strade e a 110 sulle autostrade. Infine dopo 16 anni sbalordiscono gli arresti del delitto CALABRESI. Un pentito ha avuto crisi spirituali; ha "parlato" autoaccusandosi e coinvolgendo i suoi (così lui li definisce) "compagni". (vedi luglio).

AGOSTO - Polemiche sulle nomina del commissario antimafia in Sicilia. Gli italiani intanto vanno in vacanza al mare. Quelli sull'Adriatico dovranno fare a meno di tuffarsi nelle acque per una forte presenza della mucillagine; mentre quelli sul Tirreno, alla marina di Massa, sono costretti a fuggire anche dalle spiagge e dalle case; una nube tossica ha invaso la zona provocando irritazione ai polmoni e agli occhi. I residenti fanno manifestazioni di protesta, la polizia per disperderla lancia (come se non bastasse la nube) i lacrimogeni.
Tragedia a Ramstein, tre aerei della pattuglia acrobatica si sono scontrati in volo (vedi agosto).

SETTEMBRE - Scoppia la polemica di Craxi sul disavanzo e sullo  sfascio delle Ferrovie. Si lancia una campagna contro il presidente Ligato coinvolto nell'ultimo scandalo emerso; quello delle "lenzuola d'oro"; si vuole la sua testa e si spara anche nel mucchio intero. Eugenio Scalfari si arrabbia e su Repubblica attacca. Un corsivo al vetriolo.
" Ma è Ligato il responsabile dello sfascio delle Ferrovie?  Risolviamo così il disastro delle Ferrovie che fino a ieri avete gestito voi? Ligato non lo avete nominato voi? E' colpevole solo lui? Allora basterà appendere Ligato alla lanterna".
(Per la cronaca. Tutto il vertice dell'Ente è messo sotto accusa, viene azzerato, e le Ferrovie sono commissariate (da Schimberni ex Pres. Montedison ora esautorato da Gardini. Mentre Ligato sarà costretto a dimettersi, poi... in agosto verrà pure assassinato).
A fine settembre assassinato a Trapani anche il giudice del Maxiprocesso contro la mafia (vedi settembre  per i fatti sopra e altro)

OTTOBRE - Una bella notizia per i figli e nipoti degli italiani di fine anni Ottanta. Ciampi ministro del Tesoro "annuncia" (!) che il debito pubblico dell'Italia ha raggiunto i 1.000.000 di miliardi.
Ondata di scioperi, i Cobas delle ferrovie minacciano di paralizzare il Paese. Si ricorre a una legge fascista: la precettazione; chi si astiene incorre in sanzioni penali.
Presa di posizione di Craxi sul "problema droga" in Italia. Dagli Stati Uniti, annuncia "Bisogna cominciare a punire anche chi consuma e non solo chi la spaccia. Questo è un problema prioritario del Governo". (vedi ottobre)

NOVEMBRE - Tornano a farsi vedere i tre sindacati confederali, non vogliono essere da meno dai Cobas (latitanti dai sindacati). Organizzano e fanno scendere in piazza a Roma 300.000 lavoratori per chiedere equità fiscale. Ma i problemi sono ben più gravi, compreso quello dello stesso sindacato. Pizzinato segretario della Cgil, polemizza, poi clamorosamente dà le dimissioni. Lo spostamento del Pci di Occhetto e dell'ala comunista socialisteggiante verso Craxi non gli piace. 
Su i fatti internazionali, la notizia di prima pagina è l'elezione in America di BUSH presidente degli Stati Uniti. (Questa e altri fatti a novembre).

DICEMBRE - Clima di buonismo a Roma con gli incontri di De Mita e Andreotti con il leader palestinese Arafat (fino a ieri accusato di essere a capo del terrorismo mondiale). Meno buoni quelli interni dentro la sua DC (come se non gli bastassero gli attacchi di Craxi). Infatti già qualcuno va parlando di "tagliargli la testa", mandarlo a casa, prima come segretario, poi a quel punto anche come premier.
Sul Giornale di Montanelli parte una campagna sull'Irpiniagate. De Mita reagisce con un "sono dei prezzolati". Montanelli risponde per le rime. Ma un sottosegretario afferma che dietro il complotto c'è Licio Gelli; ma è costretto a dare le dimissioni. Mentre il rapporto di De Mita e Montanelli sarà d'ora in avanti una guerra senza tregua.
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