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27 MARZO - ARIA NUOVA IN ITALIA  dopo tangentopoli....?
(vedi
"LA DISCESA IN CAMPO"

Ma a fine anno doppia sorpresa
BERLUSCONI fa flop e chi spunta?
COSSIGA premier dei COMUNISTI ?

Una sintesi innanzitutto dell'anno.

ELEZIONI POLITICHE : IL 27 MARZO si va alle urne col nuovo sistema (uninominale-maggioritario proporzionale) e con una novità; "scende in campo" il personaggio più noto dell'Italia emergente di questi ultimi anni.
In un sondaggio fatto presso i bambini è risultato più famoso di Gesù. Ma anche nei giovani, la sua dinamica azienda è quella dove la maggior parte di loro sogna di trovarci un impiego.
E' un uomo carismatico, abile, simpatico, generoso, iperdinamico: in una parola, di "successo".
E' SILVIO BERLUSCONI, il noto decisionista, il maggiore imprenditore televisivo ed editoriale. L'unico al mondo a possedere tre televisioni (si dice create dal nulla, ma non si capisce perchè nel crearle abbia costituito in un sol colpo 22 società a scatole cinesi. Non ha mai spiegato, perchè, e per quale motivo erano intestate ad alcune parrucchiere o donne di servizio).

E' Lui il singolare fondatore, trascinatore e quasi unico protagonista del Movimento che battezza col nome di Forza Italia. Lui la "chiave d'accensione"  per mettere in moto la "macchina" elettorale ("all'americana", tipo "acqua profumata con le bollicine") e poi il "marchingegno" (non proprio all'"americana") per organizzare un'alleanza politica molto singolare con i "Due Poli": uno con la Lega Nord di BOSSI (nel Nord Italia) e l'altro con il MSI-AN guidata da FINI (nel Sud Italia). Non senza problemi e insofferenze (e tanti insulti) del primo nei confronti del secondo.

I più attenti osservatori, conoscendo bene politicamente i due "galli" nel "cortile risorgimentale" Italia,  ritengono essere questa scelta, per entrambi un "alleanza suicida", una impossibile  coesistenza, soprattutto dentro "un cortile"  dove si muove autoritariamente già l'assoluto "protagonista", tutti gli altri all'interno o alleati vivono nell'ombra del "divo" che fra l'altro paga anche le loro spese. Un soggetto politico nuovo, che é "sceso in campo" per motivi che forse nulla hanno a che vedere con gli obiettivi di Bossi o l'ideologia di Fini. Vuol far credere agli italiani che vuole evitare che i "cosacchi rossi" arrivino a San Pietro, ma in effetti quello che teme è che i potenziali  futuri direttori delle banche, eletti dai "rossi" (se vincono),  vadano a mettere le tende nel parco di Arcore;  perchè del fanatismo nazionalpopolare (televisivo) di Berlusconi (o di chiunque altro) gli istituti di credito non sanno cosa farsene. Le banche sono realiste, rivolgono lo sguardo  -e sempre si adeguano- al vincitore. Del resto da anni ai vertici bancari, ma anche nei consigli di amministrazione, le poltrone sono occupate dai politici dei relativi partiti che vincono le elezioni.

Potrebbero, gli "gnomi" della finanza nei consigli di amministrazione, subito dopo il "cambio della guardia" (temuta vestita di rosso) chiedere al cavaliere di "rientrare" dai debiti, che sono tanti. A paventare questa eventualità è proprio Il Mondo, (che é della Rizzoli) del 10 gennaio, che fa   in tasca al gruppo i conti, che sono molto negativi  (Vedi Gennaio)

Nello suo staff per la "discesa in campo" ci sono molti a gioire ma sono molti anche i preoccupati - scrive Ettore Tamos, sul Il Mondo, citato sopra, pag 124:
"C'è chi lo fa per piaggeria. E chi per non rovinare la festa. Ma anche se si uniscono al coro degli evviva che rimbalzano dalla villa di Arcore al quartiere generale di Forza Italia, a Milano, molti fedelissimi di Silvio Berlusconi voterebbero no. No all'impegno politico di sua emittenza. ...Più che un consiglio di buon senso sembra un grido di allarme. Che rende bene l'idea di come il vertice
manageriale del gruppo Fininvest, nella holding e nelle aziende operative, sta vivendo la vigilia del tanto atteso annuncio. Con la preoccupante prospettiva di gestire un conglomerato di 12 mila miliardi senza il carisma del leader. Lo sapeva bene Fedele Confalonieri, vicepresidente della Fininvest, quando mostrava segnali di evidente insofferenza ai progetti di Berlusconi in politica. E lo sa bene Franco Tatò chiamato a gestire la ristrutturazione del gruppo in un momento così delicato. Con problemi organizzativi e di politica aziendale che si sommano con la definizione dei bilanci del 1993, un esercizio pesante che impone rapide decisioni di ristrutturazione e rilancio. Con o senza il cavaliere.

"Vengono messi nel preventivo quelli che qualcuno chiama eufemisticamente effetti collaterali di natura diversa: attacco dagli schieramenti politici contrari a Berlusconi; caduta dell'alone di simpatia intorno ai prodotti del gruppo, dai giornali alla tv, fino ai centri commerciali; provvedimenti legislativi penalizzanti; minore interesse dei partner internazionali; pressioni delle banche creditrici allarmate!".

Timori non vaghi. Il primo luglio, a elezioni avvenute e con al governo già Berlusconi, una serie di attentati colpiscono i supermercati della Standa del gruppo Fininvest a Roma, Milano, Brescia, Trento, Modena e Firenze. Mentre la Consulta e la Corte Costituzionale inizia a vagliare  il "taglio" alle Tv private del Gruppo di Berlusconi, ritenute in base all'art. 21 anticostituzionali .
Inoltre potrebbe cadere il soggetto nel mirino di alcuni magistrati di altra fede politica contrari per tanti motivi alla sua politica. Nessuno meglio di Berlusconi sa che l'informazione vera o falsa, se strumentalizzata, o fatta esplodere ad orologeria, distrugge uomini e imperi. (vedremo infatti lo scalpore suscitato il 22 novembre dal Corriere della Sera (anche questo nel pianeta Rizzoli) che pubblica in anteprima l'avviso di garanzia a Berlusconi, proprio mentre lo stesso si trova a Napoli a presiedere come Presidente del Consiglio la conferenza ONU contro la criminalità organizzata. Il massimo che a un leader di un partito e a un capo di governo gli poteva capitare. 

Insomma i rischi ci sono per questa discesa in campo, ma ci sono anche se accantona l'idea come tanti gli suggeriscono. O la padella o la brace, non esistono alternative. Oltre tutto restare a guardare non rientra nel suo carattere. Dunque anche umanamente da ammirare per il coraggio di aver scelto la strada più difficile. Perchè difficile questo nuovo percorso della sua vita sarà, e in crescendo. All'inizio, inesperto improvviserà, ma è costretto ad affilare le armi ad ogni attacco. E' costretto a dimenticare il "suo" tavolo da dove dirige i "suoi" uomini con la "sua" autorevolezza imprenditoriale, che può sostituire in un istante se non graditi o incapaci. Ma nel "Palazzo" non è la stessa cosa! 
Inoltre alla partenza è salpato solo con delle linee progettuali, perchè non può scontentare gli alleati e i relativi potenziali elettori. Solo quando sarà al governo farà un programma, quindi anche salendo a Palazzo Chigi sa che rischia grosso.

Tra Natale '93 e Capodanno '94, prima di "scendere in campo" si era dato, ampio risalto su molti giornali a un sondaggio della Swg dove su un campione di 800 (!!! - Ndr.) italiani, rappresentativo di tutte le classi di età, il 38,1% affermava che nel 1993 il personaggio più positivo per l'economia era stato il capo del governo Ciampi, ma il personaggio Berlusconi lo incalzava da vicino con il 36% dei consensi. Consensi di una fascia di elettori fra i 18 e 34 anni, mentre il gradimento però decresceva con l'aumentare dell'età del campione. (Un altro sondaggio però diceva esattamente il contrario - vedi 
"LA DISCESA IN CAMPO" (la lunga e intrigante storia)
Il 27-MARZO dunque, con questi sondaggi, e dopo una martellante campagna pubblicitaria, alla chiusura dei seggi elettorali di queste elezioni, si affermano clamorosamente i 2 poli e vince la stravagante alleanza messa insieme da BERLUSCONI.

La sinistra tiene, ma è sconfitta. La vittoria é del Centro destra con Polo della Libertà 30,3% (191 seggi) e con il Polo Buon Governo 26,1% (165). Progressisti 33,9 (213). Patto Italia 7,3 (46). AN 1,6 (10). Altri 0,8 (5)

BERLUSCONI a elezioni concluse, celebra il trionfo. Ma iniziano subito le prime schermaglie con BOSSI, su chi deve andare a palazzo Chigi. Dice il "padano" "Berlusconi premier? Avere lui al governo significa avere un affarista che si troverebbe a fare i conti tutti i giorni con i suoi interessi".

Berlusconi alla fine viene chiamato dal presidente della Repubblica, e democraticamente come rappresentante del maggior partito (FI) che ha vinto le elezioni, gli affida il compito di formare il Governo, che ottiene la fiducia il 16-20 maggio alla Camera con 366 sì e 245 no.
Sarà breve "la luna di miele". Con Bossi é scontro duro fino al 22 Dicembre quando il premier dovrà dimettersi per l'ingovernabilità della maggioranza.


(vedi per la cronaca da
OTTOBRE in avanti, giorno per giorno).

Berlusconi ha ottenuto alla Camera, una discreta maggioranza, non così al Senato, dove ha un vantaggio molto esiguo; virtualmente un solo voto, cioè seggi 159 contro 153 dell'opposizione, cioè con 2 astenuti (Spadolini e Taviani) e 4 assenti volontari C. Gori, Grillo, Zanoletti e Cusamano. Decisivi il voto dei senatori a vita COSSIGA, AGNELLI, LEONE.
Ma l'ingovernabilità diventa ancora più critica quando la Lega inizia ad avanzare alcune pretese.

BOSSI ha fiutato la situazione, e intuisce che a fianco del leader di Forza Italia, il suo partito verrà lentamente fagocitato, non ha scampo, è destinato a sparire dalla scena italiana, e soprattutto proprio nel Nord dove è raccolto tutto il suo elettorato. L'origine del "ribaltone" come è stato definito, é in sostanza un autoallarmismo con un segnale che arriva a Bossi dopo nemmeno quattro mesi, e accade alle....

ELEZIONI EUROPEE del 12-13 giugno. Dove ogni partito ha corso da solo. E c'è la sorpresa! Forza Italia ha consolidato la sua posizione con il 30,6 per cento, quasi dieci punti in più.


Questi i risultati alle Europee
F. ITALIA 30,6 % - AN 12,5 % - PPI 10,0 % - LEGA NORD 6,6 -
PDS 19,1 % - RIF. COM. 6,1 - P.SEGNI 3,3 VERDI 3,2
PANNELLA 2,1 - PSI-AD 1,8 - RETE 1,1 - PRI 0,7 - PSDI 0,7
PLI 0,2 - L'AZIONE 0,7

In calo dunque BOSSI che con il 6,6 per cento perde quasi due punti, mentre l'altro alleato FINI perde un punto e ottiene il 12,5 per cento. Ma anche lo schieramento di sinistra perde in totale un 3 per cento. Il coro dell'opposizione (ma paradossalmente anche dentro un partito (virtuale) della maggioranza) è quindi "fermate il cavaliere"- vedi giornale di MARZO)
Bossi si rifà subito alle amministrative del 26 giugno (si vota in 137 comuni, in 7 province e in Sardegna). In Lombardia la sua Lega ha la meglio nei duri scontri con Forza Italia, ma il campanello d'allarme è già suonato e il disturbo viene già sentito.

La situazione globale é diventata quindi caotica,  per alcuni partiti perfino disastrosa,  per altri una Caporetto, e per altri ancora la definitiva scomparsa dalla scena politica nazionale. E se Bossi non fa molta attenzione anche la sua Lega presto finirà "nell'angolo". Tutti ormai parlano di un bipartitismo netto, quindi non ci sono spazi per altri schieramenti. L'esempio più clamoroso ci viene da quel grande monumento che era la DC, che non ha nemmeno più un basamento, si è polverizzato con la caduta degli "idoli" che teneva in piedi.

Dentro il PDS che ha perso un altro 1,2 per cento c'é anche lì crisi nera. Per la seconda volta in quattro mesi il "disastro" elettorale non va proprio giù a molti; si cerca il  capo espiatorio,  e OCCHETTO è proprio lui  alla fine costretto alle dimissioni. Comincia la corsa alla successione tra i due favoriti, MASSIMO D'ALEMA e WALTER VELTRONI (con quest'ultimo già dato favorito in quasi tutte le sezioni del partito).

Lo sfascio dei partiti dopo Tangentopoli è insomma totale. I più travolti sono la DC e il PSI. In alcune  roccaforti i relativi rappresentanti  "padrini" sono spariti del tutto, trombati senza pietà da quell'elettorato che fino a ieri aveva esaltato le qualità "che non avevano".
Alcuni si sono riciclati e sono passati dalla sera alla mattina sotto un'altra bandiera giustificandosi in vari modi su ogni organo di informazione a (servile) disposizione, facendo tanta dietrologia, e nello stesso tempo prendendo le distanze da  alcuni ex potenti di quei partiti caduti in disgrazia, o "tirando la giacca"  al magistrato che ha dato a quelli la spinta verso la rovina: Di Pietro, strattonato da più parti.
Qualcuno ha il buon gusto di defilarsi ma altri tornano alla ribalta con le facce di bronzo.

Spaccature, divorzi e "unioni" anche incestuose non si contano, mentre altre, come nel partito democristiano le separazioni e i nuovi matrimoni sono i più insoliti. Ci sono gruppi che si spostano a destra e altri che emigrano nella sinistra.
(ma cosa sta pensando effettivamente l'elettorato sembra proprio che nessuno lo sa).

I vecchi leader con varie giustificazioni e motivazioni fanno dei veri e propri esercizi ginnici, dove predominanti ci sono tante capriole, i doppi e i tripli salti mortali, pur di ritagliarsi uno spazio politico nelle nuove formazioni e nei nuovi movimenti che nascono in ogni angolo del Paese (saranno poi 311 i simboli !!! ); alcuni con una ideologia ben precisa, altri per confondere l'elettorato, e altri ancora fanno i trasformisti solo per salvaguardare i propri interessi o per seguitare a fare politica perchè altro non saprebbero fare.
Un monsignore a Vicenza, rivolto alle tante "sirene incantatrici", su un giornale è molto lapidario "....almeno abbiate il pudore di fare silenzio, e lasciateci piangere dalla vergogna in pace".

Infatti, nei paesi e nelle piccole cittadine, la popolazione un tempo era abituata a stare sotto la chioccia dei parroci. Ma negli ultimi anni anche costoro (loro malgrado) sono diventati solerti referenti dell'uomo politico democristiano locale perchè  la gerarchia politica s'era sostituita totalmente alla gerarchia ecclesiastica; negli ultimi anni si era perfino ridotta a "elemosinare" anch'essa contributi e a dire sì, sì, sì, sempre sì a coloro che senza tanto pudore avevano adottato il simbolo cristiano, la "croce", ma solo per farla portare agli avversari, e lo scudo serviva loro solo per ripararsi dalla punibilità di molti affari.

Crollati i "benefattori" nei processi, con le sozzure che sono poi venute fuori, indicati al pubblico ludibrio e messi alla berlina dalle Tv (la bava alla bocca di uno di loro fu uno "spettacolo" di dirompente impatto nell'opinione pubblica - "e questi erano i potenti?") alcuni pensano che la fine della DC, significa anche la fine della Chiesa, di quel "collante" che ha tenuto insieme dalla notte dei tempi le comunità, non distribuendo forse scienza e conoscenza, ma coltivando e indicando i più importanti valori umani. Quelli che ambiscono gli uomini dentro una società di Uomini (dalle società selvagge a quelle più progredite). Società e comunità dove anche con pochi mezzi la solidarietà non é un opzional (assistenzialismo elettorale per prendere voti, tessere, prebende, privilegi e raccomandazioni) ma un sentimento profondo, innato nell'uomo, che nella sua semplicità anche con delle carenze dell'istruzione (anzi più è bassa, più forte è questo sentimento), è un profondo bisogno spirituale di una religione,  non legato a nessun tipo di gratitudine o tornaconto materiale.
(La si nota soltanto quando accadono e siamo coinvolti in grandi disastri naturali; si dimenticano tutte le distanze culturali, le acquisizioni intellettuali, il ceto, l'istruzione, le mille diversità e  le ideologie più estreme. L'abnegazione solidale in certi frangenti, tocca vertici altissimi)

Ora, dopo il "tornado" (ma questo non è naturale) che ha spazzato via quasi tutti gli "uomini della provvidenza", i poveri preti di provincia si sentono traditi e gli stessi parroci sembrano orfani.
Sono forse proprio loro con molta amarezza i primi a sentirsi scippati; forse hanno creduto troppo al partito, a "questa nuova provvidenza", spesso  senza scrupoli, che era andata sempre di più ad occupare o aveva fatto occupare dai propri iscritti  con le loro potenti raccomandazioni i posti chiave del Paese dentro ogni settore, compreso quello religioso (es. i Patronati partitici)

Sconsolato, defraudato, senza più alcun punto di riferimento, l'elettorato cattolico (e anche quello socialista per altri motivi - con un accanimento, e le cui ragioni sono ancora molto oscure) abbraccerà i nuovi partiti che stanno sorgendo, i cui connotati ideologici alle volte sono in contraddizione con tutto il patrimonio di tradizione e di ideali politici dei vecchi partiti e dei loro storici e mitici e idealisti fondatori. 

Fallita poi anche l'esperienza politica di quest'anno (dimissioni a fine anno di Berlusconi) alcuni democristiani si schiereranno alle prossime elezioni con una coalizione addirittura comunista. Molti preti, molte monache, molti cattolici a questo punto (ricevendo dall'alto indicazioni come votare e chi votare) non ci capirono proprio più nulla. 

Clamoroso fu lo spoglio di un seggio in una città Veneta (!) dove la presenza di monache di un grande istituto scolastico, pari al 90% degli elettori di quel seggio, dentro lo stesso istituto, i comunisti presero il 60%, mentre negli anni d'oro di Rumor, nello stesso seggio, così molto particolare e singolare, non superavano l'1 o il 2 %.

A qualcuno, ai vecchi "Don Camillo" di provincia,  sembrò il Giudizio Universale, mentre altri, uno in particolare, Berlusconi solo per conservare i propri privilegi e cautelare i propri interessi (lo afferma lui stesso a Biagi), era "sceso in campo", dichiarandosi unico paladino della democrazia, unico difensore capace di evitare di far pascolare i cavalli dei cosacchi in Piazza San Pietro.

In questo grande caos descritto sopra, la gente disorientata e frastornata si è appoggiata a lui, dal sorriso accattivante, dalle qualità imprenditoriale straordinarie, e ce stata l'identificazione di massa (e non solo di massa) nel suo ottimismo che hanno fatto breccia nell'immaginario collettivo degli italiani.

Tutti, anche chi non lo affermava esplicitamente -anche se era avversario- ebbe l'impressione che l'Italia avrebbe avuto finalmente al vertice un grande manager, quindi l'efficienza; nelle idee, nella logistica, nell'operatività. "Quello, i lavativi che non lavorano li manda a casa subito con la regola del "due": su due piedi, in due secondi, con due parole". "Se fa così anche nel Governo, in un paio d'anni ci libera di tutte le mezze cartucce che ci hanno fino ad oggi "sgovernato".
Ma " la politica non è una scienza esatta - affermava Bismarck - come molti s'immaginano, ma un arte".

((("Quando il 21 MAGGIO del '98 ci fu l'infuocata polemica sul "RICATTO" ALLA BICAMERALE, fatto da BERLUSCONI per la persecuzione della Giustizia nei suoi confronti e con l'accusa alla maggioranza di massacrarlo per motivi politici. Sul Corriere della Sera Enzo Biagi di questo anno 1994 ricordava: "Quando decise di entrare in politica, Berlusconi mi chiamò e mi disse "Entro in politica", gli risposi che stava commettendo un errore. E lui "caro Biagi, se non entro in politica, mi fanno fallire". Questo é la prova che non é vero che i giudici lo perseguitano perché é entrato in politica. Quando poi disse agli italiani dalla Tv che lo faceva per il Paese non precisò se il paese era l'Italia o Arcore". Enzo Biagi.)))

 

Chi aveva ricordi del 1948 (vedi) apparve sconvolto e sconcertato. A quel tempo il fanatismo religioso con le "crociate" e gli "eserciti di Dio" di Gedda furono mobilitati per la "paura", "rossa" dei "senza Dio", e sembrò allora alle menti evolute già un atteggiamento anacronistico in un'era moderna, abbastanza acculturata, quasi tutta alfabetizzata, quindi non più medievale e sanfedista.
Ora, questo fanatismo é stato mutuato integralmente in queste elezioni, ma la crociata è di natura capitalistica, e i timori paventati agli elettori non è il timor di Dio o i cosacchi (che in questo 1994 si vedono solo al circo), ma la propria personale perdita del potere economico, o lo spauracchio del fallimento.

E se allora, nel '48, con il timore di Dio si trascinavano paradossalmente poveracci e anche gli atei nelle crociate anticomuniste per difendere la spiritualità e i valori cristiani (pur sempre etici, quindi rispettati anche dai non credenti), ora anche in questo '94 si trascinano nelle crociate elettorali  poveracci (di altro),  unicamente per difendere i propri capitali e i propri feudi, dichiarando che lo si fa per il loro bene e per il Paese.

(Ma gli Agnelli, più realisti, più collaudati a certe esperienze di socialismo reale da Valletta in poi (ma anche più solidi economicamente - quindi non dovevano temere nulla dalle banche "rosse"- loro non hanno "fabbriche che hanno il fascino primordiale della stupidità" -così le definì Bocca le Tv commerciali- ma vere industrie), non avevano questi timori, ed evitarono sia le discese in campo sia certi atteggiamenti sanfedisti;  o al limite se proprio lo avessero fatto, non avrebbero certo usato le crociate o le propagande ideologiche spesso di "bassa macelleria" come quelle quotidiane affidate a  uno sgarbato tuttologo televisivo. 

Fu in effetti una sorpresa: "Prenderà il sopravvento sulla political logic, la media logic", dicevano gli osservatori. Insomma che le sue Tv avrebbero battuto la lottizzazione. Che le sue immagini ci avrebbero fatto dimenticare i bellicosi discorsi che si facevano nel '48 con  i grandi scontri di Togliatti,  De Gasperi, Nenni, Amendola, o quegli anatemi alla Savornarola, che uscivano a valanga dal "microfono di Dio" del gesuita  Lombardi. O dimenticare quelle noiose  "tribune politiche" di Ugo Zatterin più tardi.  Ci si aspettava campagne elettorali all'americana, tutte impostate sullo "spettacolo", con lustrini e  belle donne in primo piano nelle convention con i sorrisi e il self-control dei leader.

Invece, chi lo avrebbe mai detto (infatti sbagliarono tutti) la campagna elettorale ripiomba nel clima del  1948; si svolge all'insegna della più dura ideologizzazione. Sulla scena rispunta  la propaganda politica caratterizzata al massimo dallo scontro fra chi urla che i "sporchi comunisti" mangiano ancora i bambini e hanno la coda,  e chi strilla che gli "sporchi fascisti" sono ancora dei nazisti che usano ancora i forni. I sociologi avevano parlato di media logic, ma di questa nemmeno l'ombra, sulla scena solo  "bestie nere" e "bestie rosse" ad azzuffarsi non nella savana  ma sui nostri casalinghi schermi, o a graffiarsi a sangue sui civili quotidiani giornali.
Sembrava che i mass media si stavano negli ultimi anni prendendo molto spazio rispetto alla politica, e che il  peso di questa sul sistema della comunicazione andava diminuendo con l'avvento della nazionalpopolare generalista tivù. E invece saltano all'improvviso tutte le logiche, vanno tutte in corto circuito. Così Mazzoleni  la sintetizzò: "fra i mass media e la politica, siamo ora quasi all'incesto".

Dove ci condurrà questa nuova ondata, nessuno osa prevederlo. Eppure circa 40 milioni di italiani non hanno (salvo qualche ottuagenario) conosciuto nè la pazzia di un fascismo, nè gli orrori di un comunismo, nè un 8 settembre del 43! Lo hanno forse letto,  ma letto sui libri  che è comunque un'altra cosa. I libri si aprono, si sfogliano, si leggono, si chiudono, si ripongono in biblioteca, poi si va fuori con gli amici, in discoteca, a teatro o a cena. 

Quello stato d'animo collettivo dei due schieramenti di allora era ben diverso da oggi; si abbandonarono nella violenza (con valutazioni e giustificazioni non sempre coincidenti ma entrambi esaltando quella violenza ), solo perchè dovevano entrambi rimuovere e scaricare  le proprie responsabilità di un disastro, dov'erano -questo non volevano entrambi ammetterlo - corresponsabili.

Per fortuna quei fantasmi che si porta dietro il "nuovo" maturo soggetto della politica italiana  li hanno soltanto pochi milioni di italiani, fra l'altro ormai tutti anziani o vecchi quasi come il soggetto che è sceso in campo, il che lo si potrebbe giustificare il suo livore come una insania senile della terza età. Ma si spera che gli altri 40 milioni non cadano in queste rievocanti spettrali apparizioni che si vogliono così angosciosamente riproporre. 
Non siamo nel 1920-22 e nemmeno siamo nel 1943-45. Nè dobbiamo sbarazzarci nè di uno zar, nè di uno Stalin.

Oggi è diverso e non vorremmo che per evitare un disastro di un impero personale siano nuovamente chiamati tutti gli italiani a un altro (ancora più assurdo degli altri due) abbandono alla violenza. Come si giustificherebbero un domani? Per cosa e per chi? Per seguitare a vedere gratis qualche film e tanti spot pubblicitari? O per avere la libertà di poter ascoltare quel bellimbusto che ogni tanto sbraita dagli schermi affetto da quella patologia neurologica nota agli esperti come coprolalia?

22 DICEMBRE - Dopo 200 giorni (dove non sono mancati errori plateali del Leader) la maggioranza del governo BERLUSCONI va in frantumi per l'uscita di UMBERTO BOSSI.

Le motivazioni: improvvisazione, scarsa abilità politica, poca considerazione degli avversari, cesarismo (lo diranno alcuni suoi co-fondatori di FI - Vedi febbraio 1998 ) troppa autostima, e infine attorno pochi veri consiglieri politici, del tutto incapaci a tastare il vero polso del Paese (quello non solo mercantile, edonistico, trasformista, ma più semplicemente quello "tipico", abitato dall' "italiano" volubile, che ogni tanto si sveglia un mattino, in un'ora della storia,  e vuol cavalcare  il suo individualismo senza impacci e con il minor numero di regole possibili.

Tutta questa approssimazione dopo pochi mesi portano Berlusconi alla fine dell'"Avventura", che molti, moltissimi, anche fra gli avversari, non credevano durasse così poco; meno di una delle tante telenovela delle saghe televisive nazionalpopolari. Insomma una delusione per tutti!
L'errore più grosso (oltre a quello sulla Giustizia - l'ispezione a Di Pietro - giusta o non giusta, era comunque un simbolo nella coscienza collettiva, quindi doveva essere abilmente evitato  l'attacco "politico", perfino se c'erano dei motivi), é quello che viene riportato nelle pagine dei giornali del 15 OTTOBRE (vedi)
IL MESE DEI VELENI

Altro grande errore, fu quando "in campo" scese l'Italia in piazza con milioni di cittadini.  La più imponente manifestazione popolare dal dopoguerra. Era il primo campanello d'allarme, ma Berlusconi ha snobbato l'avvenimento e l'avvertimento che veniva dal basso, e ha regalato agli avversari "voti a piene mani". Molti si sentirono offesi, anche coloro che  non avevano partecipato alla manifestazione, ma avevano sentito ai quattro venti (Tv e giornali) le infelici parole provenienti da Mosca dove Berlusconi si trovava in visita: "Ho altro a cui pensare" - "nemmeno dieci scioperi possono cambiare la mia finanziaria" - "Se tre milioni sono scesi in piazza, altri venti sono rimasti a casa". Ed ecco gli italiani! che perdonano  una gaffe ma non l'arroganza (anche se siamo conosciuti all'estero come arroganti) e questa era arroganza, l'ultima che consiglierebbe a un politico un abile  conoscitore di masse; quella italiana poi, è la più difficile da studiare.

WALTER VELTRONI commenterà: "Una sfida alla statistica. E che strano proprio mentre lui era asserragliato al Cremlino mostra un misto di disprezzo per i milioni di lavoratori "scesi in campo". Non ne vuole parlare, non ne vuole sentir parlare. Nel suo mondo virtuale questo sciopero non c'é stato perchè contrasta palesemente con i sondaggi di Gianni Pilo. Crede solo in se stesso. Ma dove vive?" (Unità, 15 ottobre,'94, prima pagina).

La fine dell'"avventura", per chi aveva in mano la Tv e i giornali, e soprattutto i sondaggi, é stata una vera beffa.

Non erano per nulla esatte le analisi trionfalistiche (i panegirici - prima li dedicava a Craxi) fatte da GIANNI BAGET BOZZO all'indomani della vittoria del 27 marzo di quest'anno. Dopo 200 giorni si rivelò un analisi "bufala" fra l'altro anche "arrogante". Scrisse: "Se l'elettorato italiano fosse stato quello degli anni 80 o anche solo quello del '92, in tali condizioni, i progressisti avrebbero vinto. Invece hanno perduto: IL PAESE E' CAMBIATO (!!!) è AVVENUTA  una "RIVOLUZIONE CULTURALE". Per decenni gli italiani avevano votato per i partiti-valori: per il cattolicesimo politico, il socialismo democratico, il comunismo.... Se Berlusconi ha avuto successo, é esattamente per le ragioni per cui egli é delegittimato sia dai popolari che dai progressisti: cioè di non presentarsi in nome dei valori....(esatto!!! - Ndr.) Berlusconi cominciò a vincere quando disse di preferire Fini a Rutelli. .... E' CADUTO UN MONDO, non la sinistra soltanto o il cattolicesimo politico.... La sinistra deve sapere che IL POPOLO E' CAMBIATO (!!!): e la cosa più assurda che gli uomini della sinistra possono fare é di assumere la parte di Catone, praticando un Aventino minore verso il Signore Del Governo e della Fininvest e i suoi alleati.  Il pensiero debole andava bene con il governo Ciampi. Ma non con il governo Berlusconi, che ha grinta e potrebbe persino averne troppa (!!!) se manca quello che tutti invochiamo da anni: l'alternativa". (Panorama, 3 giugno 1994, pag 17).

Analisi frettolosa e clamorosamente errata. L'alternativa arrivò invece subito! Due possono essere le ragioni: o che non si conoscevano abbastanza gli italiani e quindi non era "avvenuta" proprio nessuna "rivoluzione culturale"; oppure sono stati commessi tanti errori con il trionfalismo salito alla testa.
In entrambi i casi un distacco dalla vera realtà del Paese. Che infatti reagì. Non era possibile (con questa analisi) che dopo solo 12 mesi il vero "ribaltone" arrivasse proprio dalle urne, prima in quelle locali del 24 aprile a soli quattro mesi dalle dimissioni, e poi con il voto ancora più penalizzante nelle politiche del 21 aprile del '96.
"Basta un titolo su un giornale e in 24 ore gli italiani ti fanno cadere dal piedistallo e ti ritrovi nella polvere", affermava profeticamente Mussolini, che aveva letto il Napoleone di "Sant'Elena", e gli rimproverava -leggendo le sue amare riflessioni e l'ammissione dei suoi errori- di aver lui creduto troppo sulle virtù del popolo.

Cose del genere sono sempre accadute, accadono e accadranno sempre.

22 DICEMBRE - E' dunque "ribaltone". SILVIO BERLUSCONI Capo del Governo presenta le dimissioni al Presidente della Repubblica e invoca le Elezioni anticipate perché ritiene che il Parlamento è delegittimato. E' convinto, dopo le europee, di aver aumentato i consensi, forse di avere a portata di mano perfino un plebiscito (si fida dei consiglieri e dei sondaggisti!)
Intanto si vara un governo provvisorio (DINI - ma durerà tutto il 1995) in attesa di nuove elezioni, che si svolgeranno però solo il 21 Aprile del 1996 e che vedrà la definitiva sconfitta di chi le aveva sollecitate.

Il Polo motiverà che non si erano tenute subito le elezioni. Ma già il 25 aprile del 1995, cioè dopo soli quattro mesi dalle dimissioni, il ribaltone era già avvenuto, espresso dalle urne. Non ci fu l'ondata azzurra e neppure l'ondata nera, cioè il trionfale sfondamento previsto da Berlusconi, e dai "suoi", e solo "suoi" sondaggi e dai servili panegiristi. Al contrario, il Centro-sinistra, a sorpresa vince, e con il PDS al 24,9%, che sorpassa Forza Italia, 22,4 (alle Europee aveva il 30,6). (otto punti non si perdono nemmeno in venti anni in un partito politico con una pur minima ideologia! non in quattro mesi!)

Alla vittoria, FI credette per tutta la notte con gli exit pool, e giù champagne e tanta retorica (Fede al Tg 4 metteva bandierine su tutta Italia) poi al mattino il brusco risveglio e con i sondaggi rivelatisi non solo sbagliati, ma addirittura  una amara beffa (vedi 1995).
Non se l'aspettavano neppure i comunisti!  Che qualcuno abbia fatto loro un regalo non vi è nessun dubbio. Per questa vittoria la sinistra non aveva mosso un dito, o quasi. Gli bastò agitare solo il  propiziatorio cornetto del mattino da inzuppare nel cappuccino.

Poi verranno le elezioni politiche. E la sinistra bissò il successo. Il Gianni Baget Bozzo non aveva capito proprio nulla (rileggiamo i paroloni di sopra),  e Pilo, il "mago" dei sondaggi non ne aveva azzeccata una. In quanto a Fede e le sue bandierine azzurre, per chi non conosceva le regole fu una "lezione" notturna -abbastanza patetica- di come si fa il "gioco dell'Oca".

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