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CRONOLOGIA

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E PAESI

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1170

( I NERI SECOLI DI GUERRA NELLA VERDE IRLANDA )


*** INGHILTERRA - Il 29-DICEMBRE in Inghilterra viene ucciso in cattedrale l'arcivescovo di Canterbury, TOMMASO BECKET, prelato nominato dal papa, in perenne ostilità con il re d'Inghilterra che voleva sottrarre al clero la giurisdizione feudale. E' stato assassinato -  é quello che pensa l'opinione pubblica - per essersi opposto e per aver scomunicato i prelati nominati da Enrico, e che hanno poi incoronato suo figlio re, senza l'unzione data da un rappresentante del papa, arcivescovo di madre Chiesa romana.

*** FRANCIA - Il re francese, LUIGI VI, era quasi in procinto a dare un appoggio alle mire che aveva  da anni il Barbarossa, di allontanarsi anche lui dalle ingerenze papali, come stava avvenendo del resto da un po' di tempo in Inghilterra e in Germania, quando l'assassinio dell'arcivescovo gli riavvicinò il monarca inglese, con il   risultato di riprendere il dialogo da tempo interrotto proprio con il papa.
Mossi entrambi dall'indignazione per l'orrendo delitto, i due monarchi sposarono la causa di papa Alessandro creando non poche difficoltà al BARBAROSSA.
A Tours, lo stesso Re Enrico II ne fu turbato, il delitto del prelato papale, anche se lui non era il diretto responsabile, lo rendeva ostile all'opinione pubblica di tutta Europa, perché i motivi che avevano armato la mano dell'assassino erano gli stessi che lui predicava da tempo: cioè le ingerenze dei vescovi nominati dal papa di Roma nelle questioni di Stato (comprese le nomine del clero) che il re riteneva  essere una sua prerogativa.

ANNO 1171

CRISI A VENEZIA
La CONFISCA A COSTANTINOPOLI

Il 12-MARZO, tutti i veneziani in terra bizantina che risiedevano per motivi commerciali nei loro fondachi, sono arrestati; i beni e le navi confiscati.
Venezia davanti al fatto compiuto oltre all'angoscia per i suoi cittadini é impotente in quella che si presenta all'improvviso come una paralisi di tutti i tradizionali e anche lucrosi commerci con l'Oriente, e di riflesso, tutti quelli in patria messi in moto dalle attività mercantili con l'indotto.

Intanto l'arabo SALADINO sempre alla guida del suo forte esercito, che si oppone agli occidentali che hanno invaso l'Oriente con le crociate e col pretesto del Santo Sepolcro, con le sue armate  ottiene una serie di vittorie in Egitto ed inizia il suo inarrestabile cammino verso la città delle tre religioni, deciso a imporre il suo dominio e cacciare da Gerusalemme gli occidentali; un luogo che anche lui considera una Città Santa; ma dei maomettani.
Il figlio del capo curdo, con le sue vittorie ha posto fine anche alla dinastia fatimida, dando inizio alla dinastia Ayyubide.

*** Enrico II Re d'Inghilterra inizia la conquista dell'Irlanda che durerà fino al 1921.

ANNO 1172

*** VENEZIA SI SVEGLIA DAL TORPORE

*** Venezia molto preoccupata per la sorte dei suoi cittadini sequestrati a Bisanzio con navi e averi, per prendere delle serie e opportune decisioni, crea il "Maggior consiglio", formato da 480 membri dell'aristocrazia appartenenti ad ogni attività e soprattutto ai commerci marittimi (più tardi verrà poi creato l'organo esecutivo dei Quaranta (Quarantia) membri dello stesso Maggior Consiglio. Hanno funzioni legislative e poteri sovrani. Mentre la prerogativa di eleggere il Doge è invece riservata ad un collegio di undici elettori, poi ratificata dal Placido.
Per il dramma di Costantinopoli non ci sono alternative, bisogna intervenire. C'é in gioco l'interesse della Repubblica marinara di Venezia . Il doge VITALE MICHIEL, ha organizzato ed é partito lo scorso anno con una spedizione punitiva; ma dopo aver attaccato le coste bizantine e aver saccheggiato le isole di Chio e di Lesbo; commettendo molti errori, ha terminato la sua avventura quest'anno in un'umiliante sconfitta pagando anche con la vita.

Gli succede il doge SEBASTIANO ZIANI; molto abile con la diplomazia, ma ormai a Costantinopoli l'atmosfera si è fatta pesante; inoltre ci sono intrighi delle altre repubbliche rivali di Genova, Pisa e perfino Ancona, fino al punto che i bizantini hanno offerto il loro aiuto nella lotta con Venezia per il dominio del Tirreno. Mentre Federico Barbarossa pur avendo ricevuto un'offerta di aiuto da parte dei veneziani nei suoi momenti peggiori, non ricambia il favore ignorando completamente la situazione di Venezia, che invece sta diventando per la sua economia, drammatica.

Emerge dunque nel governo veneziano il grosso problema per tirarsi fuori in qualche modo dal problema bizantino, che invece di pacifiche soluzioni e miglioramento dei rapporti,  questi stanno semmai peggiorando. Bisogna avere - ormai è chiaro dicono - una decisa linea di condotta che può scaturire solo da grandi idee, che però al momento non sono ancora emerse; anzi sono in contrapposizione con due orientamenti -pacifisti e bellicisti- per risolvere il dramma di una città operosa come Venezia. Quella tradizionale, moderata, che afferma che vere e proprie ostilità non sono possibili; soprattutto per non creare ulteriori ostacoli alle altre grandi rotte commerciali che Venezia ha con l'Oriente; del resto - affermano - queste sono le attitudini e le grandi risorse della città lagunare e bisogna mettere in conto gli imprevisti.
 Mentre un'ala più realistica, che non vede altre soluzioni al problema a breve scadenza, e nemmeno una sufficiente potenzialità offensiva di Venezia nei confronti dell'impero bizantino, indica una politica di espansione sulla terra ferma, che nonostante sia in questo periodo ancora limitata nei commerci promette comunque un futuro meno rischioso.

ENRICO DANDOLO da anni ha iniziato un grande lavoro di codificazione giuridica con i nuovi ordinamenti e gli statuti; sua la Promissiones: una procedura per l'elezione e gli obblighi del Doge, che modifica i rapporti tra cittadini e potere dogale, ancora tipicamente feudale e personale. Inoltre per i territori interni ed esteri, DANDOLO ha studiato e creato nuove istituzioni economiche e mercantili che dovrebbero dare impulso ad innumerevoli altre attività industriali e commerciali sulla terra ferma, creando nello stesso tempo altre attività con il relativo indotto. E' insomma in atto, guardando realisticamente la situazione, una profonda trasformazione nel governo della città, che il prossimo anno imboccherà la strada della gestione delle attività con una vera e propria classe dirigente, nuova, non più feudale, ma capitalistica che inizia a gestire le risorse umane e territoriali, promuove delle infrastrutture, ma soprattutto tutela l'iniziativa privata coinvolgendo non più quello che viene "ora" ancora chiamato Ducato, ma quello che si trasformerà presto in "Stato", con lo Stato stesso interessato all'affluenza di grandi capitali sul suo territorio, non più rinchiusi nei forzieri personali del Doge, ma accortamente investiti in attività industriali e in infrastrutture a beneficio di tutta l'economia sia dei singoli cittadini e indirettamente del territorio.

E' in pratica, con largo anticipo, l'inizio di una politica che adotterà con pieno successo, nella seconda metà del Cinquecento, in Inghilterra, Elisabetta I (vedi nei link dei Personaggi).

ANNO 1173

*** VENEZIA L'AFFARISTA

*** A Venezia appare durante la difficile "crisi bizantina" (che durerà più di dieci anni) il primo contratto di società in accomandita. Alla vecchie "Compagnie" prendono ora forma anche società in nome collettivo (unione del capitale con le forze lavoro!). Più che una novità estemporanea di carattere economico, è una intelligente innovazione,  una maturata necessità per alcune aziende che devono operare spesso lontano dalla sede lagunare in concerto con elementi responsabili che necessitano di uno spirito di corpo, coscienza d'impresa. Sono finiti i tempi, dei soggetti passivi, ubbidienti, e solo fino ad un certo punto affidabili. Ora ogni elemento che opera in un'attività é cointeressato con una partecipazione agli utili, risulta così più coinvolto, responsabilizzato, più motivato. Oltre a fare i propri interessi, contemporaneamente valorizza la ditta stessa, l'impresa commerciale o industriale, dove prima lui era un semplice esecutore di ordini, quindi con le limitate capacità decisionali.
La cosa più interessante è che chi dimostra delle forti capacità imprenditoriali,  per averle acquisite come dipendente presso un'azienda, anche se non possiede capitali, non gli é difficile trovare chi possiede  denari ed é pronto a metterli a sua disposizione per creare un'attività con una società collettiva.

Il riflesso di questi mutamenti di carattere mercantile commerciale fanno maturare delle straordinarie novità anche molto singolari all'interno della vita cittadina. Venezia in questi anni si separa dalle prerogative personali e dal potere dogale ancora regalistico e medievale, e s'inventa la sovranità impersonale.

Venezia non é più un Ducato, ma uno Stato retto da un consiglio di Savi, le cui delibere hanno effetto esecutivo. Spesso è lo Stato stesso ad intervenire nella vita economica. Non dimentichiamo che il Consiglio oltre che essere una classe dirigente dello Stato, é formato da elementi di una classe imprenditoriale che conosce molto bene le esigenze pratiche, non vive nel Palazzo, ma opera nelle attività in prima persona. I cantieri, la scorta dei convogli, i grandi lavori in laguna, sono organizzati e sono sotto il controllo dello Stato; nella pratica, se il governo della città delibera di fare una diga per migliorare la navigazione oltre che creare un bene pubblico le stesse infrastrutture permettono un maggior sviluppo imprenditoriale, e il suo indotto procura benefici all'intera economia della città.
La stessa edilizia è incentivata per le stesse ragioni, non per nulla ci resta il proverbio veneziano La roda del murer far girar ogni mestier" cioé, quando l'edilizia è in movimento lavorano tutti.

Lo spirito d'impresa, rileggendo i documenti dell'epoca era dunque molto sentito. Infatti, i veneziani non dovettero aspettare l'Europa calvinista-protestante che molti economisti indicano come il tempo della nascita del capitalismo.
A Venezia, tutto cominciò con l'avvento dell'economia cittadina e con lo sganciamento dal sistema feudale ed ecclesiastico, che abbiamo visto finora dominare nelle altre regioni d'Italia. La laguna si trasforma in un importante centro di commercio con la libera impresa; attività che ha fatto nascere e ha alimentato - partendo anche dal basso - una mentalità capitalistica, considerata finora un'attività "non santa".

Venezia - l'unica citta' che é riuscita a conservare la sua autonomia e a rendere sacro il "liberismo" - vive questo periodo offrendo a tutti - soprattutto a chi possiede intraprendenza - l'occasione di emergere. Molte famiglie anonime di questi anni sono poco più che marinai, ma con grande ingegno,  in pochi anni si trasformeranno in impresari, alcuni in armatori, e molti di loro fra breve entreranno a far parte della grande borghesia mercantile veneziana, e di diritto nel governo. E' la prima aristocrazia fondata sul lavoro e sui commerci e non sulla spada spesso mercenaria, anche se la spada i veneziani (come vedremo più avanti) la useranno, ma non per difendere i castelli medievali, ma (anche se le vicende che seguiranno sembreranno ciniche) le loro imprese commerciali.

Insomma, la Venezia di questi anni - che conta già 100.000 abitanti - con le nuove grandi famiglie emerse, arricchitisi nei commerci, porta la città a rinnovarsi facendo arrivare preziosa linfa alla vecchia classe dirigente (quella che ha capito immediatamente i mutamenti senza arroccarsi nel conservatorismo). E'  l'anno dove termina il concetto etico-politico di Comune Veneciarum, e nasce il nazionalistico Stato Venecia.

(La piu' bella espressione (anche se fu pronunciata più tardi, a Firenze) la troviamo in COLUCCIO SALUTATI (1331-1406)" cosa santa é la peregrinatio, tuttavia più santa é la giustizia, ma a nostro giudizio, santissima é la marcatura (il commercio), senza la quale il mondo non può vivere". Venezia con questa nuova vocazione era in anticipo di 200 anni sulle considerazioni di Salutati; ma proprio per questo è già sommersa di anatemi da parte della Chiesa.

In questo periodo a Venezia tra i "pulpiti papali" e il "capitalismo" non correva molto buon sangue. l'"istinto lucrativo" gia' molto presente negli ultimi decenni, iniziava ad avere la meglio sull'intera societa', prima dominata dalla "morale", dalla "provvidenza" e dalla "giurisdizione" della chiesa, che esigeva il rispetto della cosiddetta "libertà ecclesiastica" e riteneva lesive queste "libertà mercenarie " e le leggi veneziane che erano state create "uguali per tutti" anche per i preti
 (La "morale" veneziana era che chi commetteva un reato contro la collettività doveva essere processato e condannato senza distinzione, con nessuna immunità. Mentre prestare denari (Dandolo dà inizio quest'anno ad una zecca) non era considerata, come affermava la chiesa una immorale usura, ma ritenuto un necessario "sistema bancario" per le attività economiche della intera collettività. 
Ma gli anatemi proseguirono.

I veneziani già esercitano da anni il dominio dei traffici in quasi tutto il mondo conosciuto; e con disinvoltura ignorano gli anatemi che sono a loro rivolti, quelli di essere tacciati di mercanteria in senso spregiativo, cioe' per definizione ladroni e usurai.
I primi pilastri dello spirito capitalistico stavano per essere in questi anni costruiti; e sono proprio i primi fondachi, e gli arsenali, le prime fondamenta di un'inarrestabile potenza economica a vocazione capitalistica che farà scuola, all'inizio del prossimo secolo, prima a Milano poi nel resto d'Europa.

Venezia con i nuovi interessi finanziari, ricalcando le orme delle ricche  istituzioni ecclesiastiche, le  apre queste associazioni, e consolida l'interesse privato dei soggetti che ne fanno parte per il possesso fondiario, cercato anche oltre i confini lagunari, cioè anche sulla terraferma.

Con queste "libertà", Venezia si scontrerà ancora con le pretese dello Stato della Chiesa nel 1605, che gli impose di rinunciare alla propria sovranità e di ritirare certe leggi al papa non gradite (c'era in corso un processo a due prelati per reati penali economici).
I veneziani - ligi alle proprie leggi - si rifiutarono di ubbidire; anche dopo la scomunica e l'interdetto di papa Paolo V sull'intera città, e ribadirono, che semmai era lui che doveva rispettare con le prerogative sovrane degli Stati, e i diritti della coscienza dei credenti.
Dopo un'accanita disputa, la Repubblica di Venezia, fu il primo stato europeo a distaccarsi dall'egemonia della Chiesa. Non senza problemi. Quest'atteggiamento dei veneziani, quasi di sfida avrà - loro malgrado - molti risvolti negativi, prima all'esterno, poi accentuarono i contrasti che c'erano anche all'interno. Insomma una "libertà" pagata molto cara, come vedremo in seguito.

Ritorniamo a questi anni "rivoluzionari". Abili imprenditori conoscevano la contabilità e la partita doppia, esportavano merci e le importavano col sistema di pagamento estero-estero; prestavano denaro con una specie di obbligazione; esistevano buoni fruttiferi, speculavano sui cambi, e operavano in grandi società in nome collettivo o in accomandita con la partecipazione degli utili dei soci, pluri-mandatari e pluri-commandatari; e una specie di società per azioni con veri e propri amministratori delegati e consigli di amministrazione. L' "architetto" di queste nuove strategie e di queste nuove istituzioni economiche era ENRICO DANDOLO. Monumentali le sue raccolte di volumi di giurisprudenza, serie di ordinamenti, di statuti, istituzioni economiche, mercantili. Dandolo reintroduce perfino quelle "monetarie"   coniando una moneta (copiando dagli arabi che a loro volta si erano reinventate quelle romane, da secoli scomparse).

Erano formule quelle delle nuove società a concentrazione di capitali, che ancora nel 1800 il grande economista SMITH nel prendere in esame la possibilità di creare proprio queste società di capitali, le reputava una scelta senza avvenire per lo sviluppo economico di una nazione.
Sbagliò clamorosamente; indubbiamente ignorava la storia veneziana, e, osservando il prossimo 1300, anche quella lombarda (periodo degli Sforza 1350-1400). Infatti, Milano dopo aver mutuato da Venezia durante il suo breve declino certe strategie economiche, sfruttando la sua ottima posizione geografica, puntando sui trasporti, seppe ancor di più valorizzare lo spirito d'impresa; tanto da trasformarsi la città lombarda in breve tempo in una delle più importanti grandi capitali produttive  dell'intera Europa, e anche in una delle più ricche.

Alcuni trattati del commercio dell'epoca o negli anni successivi fino al 1700 non sono ancora stati analizzati a dovere. Ma di questi trattati ne esistono a centinaia nelle biblioteche! (chi scrive ne ha alcuni). Attendono solo di essere letti e studiati. Soprattutto la sterminata produzione di ENRICO DANDOLO. Che non dimentichiamo - l'abbiamo già accennata sopra - ha un'altra grande idea quest'anno: la coniazione della prima moneta: il "grosso" in argento (il "ducato d'oro" vedrà la luce solo nel 1284)
(In tutta l'area mediterranea, diffusissima in Sicilia, c'è da anni il Tari, una vera moneta aurea araba. Nello  mondo arabo da oltre tre secoli operavano banche, i cambi, le lettere di credito, il sakk, divenuto poi in inglese check, in francese cheque, in italiano assegno di conto corrente; il socio in affari che maneggiava il denaro derivava dall'arabo sakhà, la stessa zecca creata da dandolo era l'araba sekkah dove uscivano i dinhar (i denari). Lo stesso Arsenale o darsena di Venezia era il arabo-siculo tirzanà storpiato dall'arabo darcanah, i magazzini erano gli arabi
machasin.

*** BONANNO PISANO inizia la costruzione della TORRE DI PISA. Una costruzione che risulta già pendente all'inaugurazione, di un centimetro, per il cedimento del terreno.

 CONTINUA ANNO 1174