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CRONOLOGIA

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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1189

 *** LA TERZA CROCIATA
Ne facciamo subito una sintesi.


La TERZA CROCIATA (1189-1192)  fu bandita da GREGORIO VIII, appena salito sul soglio dopo la morte di URBANO III, ma vi rimase nemmeno due mesi; gli successe CLEMENTE III. La motivazione era la caduta di Gerusalemme (1187) per opera del grande condottiero turco Saladino, che aveva con una serie di strepitose vittorie  già esteso la sua signoria sull’Egitto e sull’Arabia occidentale. A differenza dei crociati, il Saladino non effettuava stragi nelle città vinte ai cristiani: questi anzi avevano la possibilità di andarsene pagando un riscatto (un uomo 10 denari, 5 la donna); chi non pagava era fatto schiavo. Ma poi Saladino abolì anche quest'iniqua richiesta per chi voleva andarsene, né costrinse a fare gli schiavi chi restava se aveva delle qualità che gli permettevano di vivere del suo lavoro senza gravare nelle casse dello stato. Mise perfino una milizia per proteggere da alcuni fanatici musulmani la minoranza cristiana.

Sebbene alla crociata  partecipassero i re d’Inghilterra Riccardo Cuordileone, e di Francia Filippo II, nonché l’imperatore germanico Federico Barbarossa, i risultati furono irrilevanti (l’imperatore addirittura vi morì, lasciando un esercito allo sbando). Troppe erano le discordie interne:  francesi, inglesi, tedeschi e italiani, si combatteranno a vicenda per il possesso di alcuni territori conquistati. Ma il più ambiguo rapporto si creò tra il re di Francia e il Re d'Inghilterra fino a rompere il sodalizio e ritornare il primo in Francia a combinare guai e a seminare discordia.
Gerusalemme, in sostanza, restava in mano turca, anche se i cristiani  residenti avevano libertà di accesso alla città santa. Per le violenze e l'arroganza dei nuovi arrivati Bisanzio fu costretta ripetutamente ad allearsi con i turchi perché si era accorta che la presenza latina le causava più danni che vantaggi. Alla fine l'imperatore Isacco come aveva fatto il suo predecessore Commeno, si convinse che invece di aiutarli i crociati era meglio combatterli.
Riccardo Cuor di Leone dopo i dissidi con il re di Francia rientrato in patria con ben altri obiettivi, invece di combatterlo, preferì fare una pace con Saladino. Ma al ritorno pur scampando a un naufragio, fu fatto prigioniero, poi consegnato a Enrico VI. Sul trono salì il fratello Giovanni Senzaterra, messo in soggezione proprio dal Re di Francia Filippo Augusto. Ritornato libero, Riccardo perdonerà il fratello, affronterà Filippo, riconquisterà il trono, ma nel '99 nell'assedio di Chalus in combattimento perderà la vita. Tornerà a regnare il fratello più volte in conflitto con l'avido re di Francia, Filippo.

Ma ritorniamo all'inizio di questa crociata:

*** In Sicilia all'inizio di novembre, durante i preparativi, con la flotta già in partenza, muore re GUGLIELMO II, fratello di Ruggero II d'Altavilla, sposato a GIOVANNA sorella di Riccardo Cuor di Leone, da poco re d'Inghilterra.
Guglielmo senza eredi, al matrimonio della nipote COSTANZA (figlia di suo fratello) con Enrico il figlio di Barbarossa, aveva imposto ai suoi vassalli di giurarle fedeltà, indicando così la futura successione.
Dovrebbe quindi ora succedergli e regnare il genero ENRICO con la moglie COSTANZA, ma a furore di popolo, una fazione siciliana con l'appoggio del papa, elegge l'altro figlio illegittimo di Ruggero II, il fratellastro di Costanza: TANCREDI conte di Lecce; mentre un'altra fazione anti-tedesca come l'altra, parteggia per il figlio di Barbarossa solo perché hanno in odio Tancredi; e un'altra ancora meno consistente parteggia per RUGGERO d'ANDRIA.

A complicare questa successione, con l'arrivo dei crociati inglesi a Messina, si presentò anche Riccardo Cuor di Leone, da pochi mesi re d'Inghilterra dopo la morte di Enrico II cognato di Guglielmo, per rivendicare il patrimonio che spettava alla vedova, cioè sua sorella Giovanna. Nell'attesa, s'impossessò con i suoi soldati di Messina, deciso a non andarsene.
TANCREDI per liberarsene fu costretto a fornire 60.000 carichi di grano, 100 galee equipaggiate, 200 cavalieri, un tavolo d'oro massiccio lungo 4 metri, 24 coppe d'oro, alcune navi ricolme d'anfore di vino e d'orzo, un 1.000.000 di tari (moneta aurea araba usata in Sicilia) e 20.000 once d'oro.
Tancredi si liberò dell'avido parente dopo due anni, quando Riccardo dopo aver quasi inglesizzato Messina con i suoi soldati e la corte al seguito, finalmente ripartì per la crociata in Terrasanta nel marzo del '191.

Per TANCREDI era solo l'inizio di una serie di gravi difficoltà. ENRICO intendeva prendere con la forza l'eredità che gli spettava, ed oltre alla potenza militare che possedeva, fu anche appoggiato da alcuni nobili normanni in esilio, che erano stati in precedenza, allontanati dall'isola per tanti motivi.
Enrico, ci riuscirà il 20 novembre del '194, seminando morte e terrore sull'isola con sanguinose repressioni. Tancredi, era morto pochi mesi prima, il 20 febbraio dello stesso anno; i siciliani che poi aprirono le porte di Palermo ad Enrico, ebbero modo di rimpiangerlo nonostante il breve regno. Del figlio ancora infante, GUGLIELMO III, ultimo possibile re Normanno di Sicilia, non si seppe più nulla; alcune fonti dicono deportato e morto in Germania, altre affermano che fu catturato e mutilato da Enrico VI, e altre ancora che fu seppellito in un convento.

Per la Sicilia terminava e iniziava un altro periodo storico: con i tedeschi. Poi il destino (per breve tempo) si mise in mezzo, con un concepimento, proprio nel periodo più fosco della Sicilia. Nello stesso '194, nasceva FEDERICO II, figlio di un tedesco, ma con il sangue materno di una normanna, Costanza d'Altavilla, la figlia del grande Ruggero II.
L'"illuminato" Federico II fece poi ritornare il "sole" in Sicilia. Il periodo più "luminoso" dell'Isola. Da "buco nero" a epicentro di un nuovo universo in formazione, con il "big-bang" esplosivo di tutta la cultura europea del XIII secolo.
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*** Abbiamo anticipato di qualche anno gli eventi e perfino le conclusioni, ma ora dobbiamo ancora ritornare all'inizio della  Terza Crociata. 
Torniamo a FEDERICO BARBAROSSA impegnato a Ratisbona a fare i preparativi dentro il suo esercito e ad organizzare la partenza per la Terrasanta. In rassegna sta passando 100.000 uomini. Altre fonti affermano più e meno. In ogni caso una massa considerevole che si mette in marcia via terra, con i problemi logistici connessi; prima nell'ostile territorio balcanico con Ungheresi, Bulgari e Serbi in questa circostanza ritornati con varie promesse ad affiancare ambiguamente i bizantini; poi in Asia Minore ad avanzare in un ambiente tormentato dai Turchi di Saladino sempre ai lati dell'inospitale e quasi solitario percorso.
ISACCO ANGELO, spregiudicatamente aveva stretto con Saladino una subdola alleanza e aveva incitato i turchi, non proprio apertamente di combattere gli uomini di Barbarossa, ma di creare una serie di ostacoli lungo il percorso.
Gli eventi che seguirono, li leggeremo il prossimo anno.

*** ITALIA - In Piemonte TOMMASO I di SAVOIA succede al padre UMBERTO III. Barbarossa prima di partire é intervenuto nella successione, cercando d'imporre il vescovo di Torino. Ma Tommaso - con l'imperatore impegnato nei preparativi della crociata e prossimo a partire per il suo viaggio senza ritorno - continuerà in ogni caso a governare; riunirà il Piemonte e la Savoia dopo i sogni autonomistici di alcune città, e lo stesso figlio del Barbarossa, Federico II, nel 1225, con una politica opposta a quella del padre, lo nominerà addirittura vicario dell'impero.


ANNO 1190


*** LA TERZA CROCIATA
*** MORTE DI FEDERICO BARBAROSSA

GERUSALEMME E RITORNO

CROCIATI O PREDONI ?

 


*** FEDERICO BARBAROSSA partito nel maggio dello scorso anno da Ratisbona, iniziò la marcia di trasferimento sul territorio balcanico in mezzo a mille difficoltà.
Sul suo cammino iniziò a trovare ogni sorta di ostacoli. Superato il confine della nuova Serbia, il suo esercito incontrò difficoltà nell'approvvigionarsi alimenti lungo il percorso. Poi entrati in territorio ungherese e bulgaro, si aggiunsero vere e proprie ostilità delle popolazioni, non solo istigata a reagire dagli alleati del perfido ISACCO, ma reagiva anche spontaneamente all'attraversamento dei loro villaggi di quell'esercito che sembrava una nuvola di cavallette affamate. Barbarossa esigeva aiuti in nome della missione che stava compiendo, altamente spirituale, ma per i villaggi con poche centinaia d'anime, voleva dire privarsi d'ogni risorsa per mesi e mesi.

Le voci allarmistiche, nelle zone attraversate, corsero più in fretta dei crociati lungo i paesi del percorso, e quando Federico vi giungeva con il suo esercito, trovava una desolazione e nulla da mangiare. A Fillippopoli, e Adrianopoli gli abitanti prima del loro arrivo fuggirono tutti, lasciando due città completamente deserte. L'esercito quando vi entrò già in preda ai crampi della fame si trasformò in un branco di iene affamate.
ISACCO aveva operato troppo in profondità con il suo piano di fare terra bruciata. La fame e i disagi avevano creato una inferocita massa di uomini in movimento. Federico inviò un'ambasciata chiedendo di inviare subito aiuti e di disporne altri lungo il percorso. ISACCO, sempre guidato dall'odio per i tedeschi, non ascoltò nemmeno l'appello, ma buttò in prigione i messaggeri con una scusa

Forse Federico intuì il doppio gioco, e invece di inviare altri messaggeri a Costantinopoli, scrisse al figlio in Italia, di procurarsi subito una flotta e dirigersi verso la Grecia.

Le successive notizie, allarmarono ISACCO. I crociati avevano deviato e stavano dirigendosi verso Costantinopoli come un maglio. Potenzialmente quest'esercito inferocito era come una bomba che si avvicinava. Preso dal panico, inviò al Barbarossa aiuti e un'ambasceria per riferire che acconsentiva ad approvvigionare l'esercito andandogli incontro con i viveri, poi anche disponibile a trasportarlo via mare in Asia Minore. Operazioni che avvennero, impedendo così all'esercito di nemmeno sfiorare la capitale.

ISACCO evitò così, con 14 anni d'anticipo quanto accadrà poi al suo successore: il feroce saccheggio di Costantinopoli, con i Crociati della Quarta Crociata.
(sembrò la prova generale - per qualche osservatore un "prezioso" precedente da tenere a mente per il futuro)

Federico, dopo Gallipoli, sbarcato in Asia Minore, trovò moltissimi altri ostacoli, causati da patti di approvvigionamenti improvvisamente non onorati nella giusta misura dai governanti locali, creandogli grosse difficoltà alimentari, pari a quelle di Adrianopoli. Anche qui, dovette usare la forza e catturarne uno di questi infidi alleati doppiogiochisti, poi saccheggiato il paese, rifocillati gli uomini, proseguì la marcia attraverso il Tauro fino a raggiungere le rive del Fiume Salef, in Cilicia.

Era il 10 GIUGNO. In un piccolo corso d'acqua, c'era il destino che metteva fine ai sogni e ai giorni del grande Barbarossa. Federico volle rinfrescarsi nel fiume, dove l'acqua - scrisse Athir - arrivava appena all'anca; in quel punto, forse vittima di una crisi cardiaca, FEDERICO BARBAROSSA scomparve fra i flutti. Quando riemerse poche decine di metri più a valle era già un cadavere che galleggiava.

Il suo già malridotto esercito senza validi condottieri capaci d'essere all'altezza di una situazione così disperata, in una zona come abbiamo appena letto così ostile, restò in balia degli eventi per qualche ora, poi nella confusione si disperse con una massiccia diserzione.
Finisce così in un dramma della fatalità dentro una pozzanghera d'acqua, la imponente spedizione di centomila uomini dell'imperatore tedesco che aveva le intenzioni di conquistare l'Asia.

Termina in un modo così singolare l'uomo che aveva fatto parlare di sé tutta Europa, che aveva terrorizzato mezza Italia, dominato in Germania, sfidato cinque papa, lottato contro le autonomie locali, assediato mille città, incenerito Milano.
Moriva affogato in un banalissimo bagno, l'uomo che voleva coronare la sua carriera con le gesta di Alessandro Magno.

Per Saladino, continuamente minacciato dai franchi che promettevano dopo la conquista di Gerusalemme  la vendetta dell'occidente cristiano, che sarebbe stata terribile e risolta in un bagno di sangue, con l'avvicinarsi della grande armata del grande Federico Barbarossa, aveva cominciato seriamente a preoccuparsi; ma con la notizia di una fine così singolare, il pericolo miracolosamente era svanito dentro una pozzanghera d'acqua. Il suo Dio lo aveva aiutato nell'ora più difficile.

Ma non era così; la sua posizione continuava ad essere critica nell'assedio di Acri, mentre il fiume di crociati provenienti dal mare non faceva che aumentare.
In aprile il re di Francia FILIPPO AUGUSTO era già sbarcato nei pressi di Acri con le sue truppe, seguito, all'inizio di giugno dallo sbarco del re d'Inghilterra RICCARDO CUOR DI LEONE (proprio mentre affogava Federico).  La situazione per Saladino divenne quasi drammatica negli ultimi giorni dell'anno.

 CONTINUA ANNO 1191