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CRONOLOGIA

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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1191

*** RICCARDO CUOR DI LEONE
*** LA CONQUISTA DI ACRI
*** LA STRAGE
GERUSALEMME E RITORNO

CROCIATI O PREDONI ?

*** L'ISTITUTO PODESTA' IN ITALIA

 

In Terrasanta, Guido di Lusignano, nonostante le difficoltà che aveva creato Corrado di Monferrato (che per rancori personali non gli concesse di attraversare il suo territorio), con l'arrivo di nuovi rinforzi giunti dall'occidente via mare, riuscì ad organizzare l'assedio di Acri pur senza nessun risultato. I Saraceni si erano organizzati bene, ma Guido pur di continuare a mantenere l'assedio ad oltranza, andò incontro quasi ad un fallimento; anche quando in Aprile dello scorso anno erano giunti come rinforzi i crociati francesi guidati da re Filippo
Insieme proseguirono l'assedio, per diciotto mesi in questa città con il porto più importante della Palestina, più popolata perfino di Gerusalemme, dopo che per molti anni, prima della conquista dei saraceni, era stata scelta come residenza reale.

Poi l'8 GIUGNO a togliere dai pasticci i due, sopraggiunse il grosso dell'esercito crociato, guidato da un bellicoso condottiero: il re d'Inghilterra, RICCARDO CUOR DI LEONE, che si era prima attardato - come abbiamo già letto in Sicilia (vi era rimasto più di un anno a pretendere da Tancredi l'eredità della sorella Giovanna)- poi salpato dall'isola aveva perso dell'altro tempo per dedicarsi alla conquista di Cipro.
RICCARDO aveva 33 anni, un gigante come uomo, con i capelli rossicci, era il prototipo del cavaliere bellicoso ma anche frivolo; e nonostante fosse un vero palatino della croce, era di una brutalità sconcertante, né nascondeva la totale assenza di scrupoli.

Con queste qualità e difetti abbinati ad una condotta spregiudicata anche se abile e decisa, risolse subito a suo modo la situazione critica di entrambi: assediati e assedianti. Volendo fare tutto in fretta, cercò degli ambigui compromessi con SALADINO. Prima gli mandò a dire "O ti arrendi o vi massacriamo, non avete scampo".
Dopo diciotto mesi il saraceno era in serie difficoltà per mantenere la coesione dei suoi uomini, che premevano per una resa onorevole. Saladino quindi rispose alle proposte con la sua solita saggezza: "Perchè combatterci, ci sono stati tanti morti, nostri e vostri, il paese è in rovina, la situazione critica per entrambi. Non credi che tutto ciò sia sufficiente per trovare una soluzione pacifica? Noi siamo nati qui, e vogliamo rimanerci; se ci assali i miei uomini lotteranno fino alla morte, forse perderemo anche, ma tu e molti dei tuoi uomini, che siete ancora giovani, non tornerete più nelle vostre belle case e ai piaceri che vi aspettano. Siamo disposti ad arrenderci ma non devi far prigionieri i miei uomini, sono nella loro terra, e se Gerusalemme é Terrasanta per voi, lo è ancora di più per noi che ci siamo nati."

Riccardo pur affascinato dalla risposta di Saladino, colse nel messaggio la debolezza dell'avversario. Comunque di fare la guerra non aveva proprio voglia. Avanzò un'altra proposta, di far sposare sua sorella Giovanna da poco vedova di Gugliemo di Sicilia, con il fratello di Saladino Al Adil. Un altro saggio personaggio che Riccardo iniziò a chiamare "fratello mio" per assimilare la sua saggezza. 
Era un'unione quella proposta, che metteva insieme come doni di nozze vari territori contesi da entrambi. Saladino avallò la strana richiesta, ma Riccardo non aveva fatto i conti con la sorella, che alla notizia di dover sposare un musulmano fu colta da crisi isteriche.

A complicare la situazione ci si mise di mezzo il ribelle Corrado di Monferrato, l'uomo che aveva sbarrato il passo alle truppe di Guido di Lusignano, marito di Sibilla, l'ex moglie di suo fratello. Il rancore seguitava a covare, e ora a conoscenza di questi accordi pacifici, nel timore di essere privato dei suoi territori, propose a Saladino il suo aiuto per combattere i suoi amici occidentali. Il saraceno sconcertato, non accettò l'offerta di questo tradimento, ma dopo il rifiuto del matrimonio, nelle trattative con Riccardo fece pesare questa defezione come una delle tante debolezze dei cristiani, e che Riccardo - lo avvertì - non poteva di certo sentirsi molto al sicuro in mezzo a questa infida gente. Quindi avanzò altre proposte, più forti ma a suo favore, che invece fecero perdere la pazienza a Riccardo.
Sbarcato da poco più di un mese, Riccardo il 12 luglio sferrò l'attacco, e riuscì a sfondare le difese saracene, per riconquistare Acri.

Riccardo, anche se era rimasto affascinato dalle risposte di Saladino, nel prendere possesso della città, si comportò da sanguinario. I prigionieri, circa 2700 uomini di Saladino furono ammassati contro le mura, con delle corde furono legati alle loro trecento donne e bambini, poi i soldati "cristiani" ne fecero scempio con spade, lance, bastoni, pietre, fino a quando cessò l'ultimo lamento e il gruppo divenne un solo ammasso di carne sanguinolenta

Alla notizia, Saladino pianse. Invece Riccardo aveva fretta di lanciare un'offensiva anche su Gerusalemme, e per liberarsi dei prigionieri non aveva trovato altra soluzione che ucciderli tutti.
Non fu certo il comportamento tenuto da Saladino nel '187 alla conquista di Gerusalemme.

Riccardo aveva fretta di concludere e tornare a casa. In agosto iniziava la sua marcia verso Gerusalemme, il 7 settembre inflisse a Saladino una sconfitta ad Arsuf, poi si assicurò Giaffa, infine a fine novembre era a pochi chilometri da Gerusalemme, molto ben difesa dai saraceni, quindi molto più difficile di Acri la sua conquista.

Iniziò così altre trattative con Saladino, invitandolo a cedere Gerusalemme, altrimenti avrebbe passato un altro inverno a combatterlo, Saladino profondamente addolorato per Acri, gli rispose: "io sono nel mio paese, con la mia gente, la mia famiglia, qui ci passeremo l'inverno, poi l'estate, poi un altro inverno e poi un'altra estate e così via. Non ho la tua fretta di tornare a casa in mezzo ai piaceri e soffri perché ti mancano; questo é la debolezza degli occidentali, se tutti gli invasori si comporteranno come te, Saladino e la sua gente possono stare tranquilli, prima o poi, il paese che a te e ai tuoi amici sembra inospitale, ma che io e la mia gente amiamo, si sbarazzerà di gente come te, perché combatteremo sempre. Se vuoi, ora, in questo inverno combatteremo, e se vinci, torneremo a combattere appena sarai partito nel prossimo inverno, e sempre, quando un altro come te sbarcherà per invaderci"

Riccardo più che per le fallite trattative con Saladino che accettava la sfida, iniziò a doversi occupare delle vecchie faide interne che riesplosero con violenza dentro i gruppi di genovesi, di pisani, veneziani, inglesi, francesi, nelle file di Guido di Lusignano, in quelle di Corrado, di Enrico di Champagne e tanti altri feudatari d'Europa. Una disgrazia per i veri cristiani della missione.
Il re francese trovò una scusa per rientrare in patria, mentre, altri gruppi dell'esercito, guidati da grandi e piccoli nobili, cercando pure loro dei pretesti, se ne tornarono ad Acri, dove iniziò da questo momento a regnare un clima di aperta discordia tra i sostenitori delle varie famiglie precedenti (inglesi e francesi) e gli uomini - i nuovi venuti - che invece pretendevano il diritto della riconquista avvenuta per merito loro. Volevano insomma le proprietà, impedendo ai precedenti proprietari che avevano perso di rientrarne in possesso.

Questa situazione durò poi per quattro generazioni, per quasi cento anni. Acri quando cadde, era abitata da 16 fazioni diverse (di diverse casate e di diverse nazioni europee) che non avevano mai cessato di farsi la guerra, per un quartiere ma anche per contestare un metro di terreno. Un quartiere come quello dei Veneziani era addirittura fortificato da un alto e spesso muro all'interno della stessa città, fra questa e il mare, per evitare assalti dai "cristiani" e non dagli "infedeli".

Riccardo a quel punto, quasi rimasto solo, ripromettendosi di saldare i conti con i ribelli che si erano defilati - e addirittura stavano congiurando contro di lui offrendo alleanza a Saladino - inizia altre trattative con il capo saraceno per arrivare ad una pace onorevole per entrambi. Riccardo ha avuto modo di conoscere il capo dei Saraceni, ne é perfino affascinato, ma ha intorno i "suoi" nemici che cercano di far fallire ogni trattativa.
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*** IN ITALIA nel frattempo in Marzo muore papa Clemente III, il 30 marzo viene incoronato GIACINTO BOBO (O Bobone) ORSINI, con il nome di CELESTINO III.

Ne approfitta ENRICO VI, per scendere in Italia con delle cattive intenzioni; con il suo esercito, accompagnato dalla moglie Costanza, cala su Roma, si fa incoronare il 15 aprile Imperatore dal nuovo papa CELESTINO da pochi giorni eletto e rivendica per se' e la moglie il titolo di re di Sicilia, contestando - perchè figlio illegittimo di Ruggero II - l'elezione di TANCREDI fatta dalla feudalità locale, ignorando i diritti della legittima successione alla legittima figlia di Ruggero, COSTANZA, sua consorte.
Non conosciamo esattamente - se ci fu - qualche accordo con Celestino. Fresco di elezione, il papa (che non voleva inimicarsi né Tancredi né Enrico, cercò forse di svincolarsi dalla pretesa dell'imperatore tedesco con un compromesso: doveva guadagnarsela sul campo la corona di Sicilia poi semmai gli avrebbe concesso l'incoronazione. Infatti, Enrico lascia Roma e si dirige a sud. A sbarrargli il passo trova Napoli; qui per fermarlo si erano concentrate le truppe normanne di TANCREDI.
Enrico fece riparare la moglie Costanza a Salerno - città normanna che decide di fare subito atto di sottomissione all'imperatore - poi pose l'assedio a Napoli; per tutta l'estate.

Nel caldo torrido in mezzo agli assediati e assedianti scoppia una grave pestilenza. Enrico nel timore del contagio che ha già colpito gli uomini, decide di togliere l'assedio; sua intenzione é ritornarsene in Germania abbandonando la spedizione. Saputa la notizia, temendo ora una ritorsione da Tancredi per essersi sottomessi, gli abitanti di Salerno catturano Costanza nel palazzo reale di Terracina e la consegnano a Tancredi. Enrico é costretto a ritornarsene in Germania senza la consorte.

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*** In Italia si afferma l'istituto del podesta' caratterizzato (questa era l'intenzione) da una "incorruttibile" magistratura, affidata solo a stranieri - in modo da evitare favoritismi ad amici, conoscenti e parenti locali; l'incarico é di svolgere la propria attività solo in forma temporanea, per evitare di dare origine a clientelismi o rapporti troppi personali con i potenziali soggetti che entrano in contatto con i dirigenti delle amministrazioni pubbliche, per riceverne favori.
Un'istituzione che in questa forma durerà poco e in seguito non verrà mai più riproposta, essendo comprensibile che alcune spartizioni avvenivano nella propria giurisdizione reciprocamente e tacitamente anche con gli avversari (è così da quando esiste il mondo - troviamo gli stessi casi di corruzione e di nepotismo perfino sulle tavolette d'argilla dei sumeri). Soprattutto quando poi a svolgere le mansioni di amministratori pubblici subentreranno i rappresentanti dei partiti politici dove il potere dei vari istituti viene ripartito anche fra gli uomini di alcune fazioni contrarie alle scelte politiche della maggioranza, per avere il meno possibile, interferenze, ostracismi o boicottaggi.

ANNO 1192


*** LA "DISONOREVOLE" TERZA CROCIATA

Il giovane RICCARDO CUOR DI LEONE, rimasto solo a Gerusalemme, senza grandi risorse, abbandonato da molti cavalieri (nel frattempo qualcuno ha ucciso il traditore CORRADO di MONFERRATO), indebolito non dai tuschi ma dalle faide dei suoi alleati (ancora più infide, che gli rimproverano ora anche questo assassinio) e anche perché gravemente ammalato, ha proseguito le trattative con Saladino prendendo la strada più saggia che gli ha prospettato il saraceno: quella di aprire le porte di Gerusalemme ad ogni popolo. Creare una città universale.

La proposta era molto semplice: ognuno avrebbe mantenuto dei territori ciò che possedeva prima; mentre per Gerusalemme, la città rimaneva in mano dei Musulmani ma aperta a tutti per i pellegrinaggi garantendo ad ogni fedele di qualsiasi religione la sua protezione.
La pace fu firmata a settembre. Saladino mantenne la parola. Tutti i cristiani di ogni regione si riunirono a Gerusalemme a pregare sulla tomba di Cristo. Saladino, molti nobili li invitò anche a palazzo, persino a sedere alla sua mensa, serviti e riveriti come il loro rango esigeva. Fu una grande festa, che però Riccardo non volle partecipare; per l'orgoglio di non essere entrato nella Città Santa come conquistatore rifiutò l'invito. Dopo poche settimane lasciò l'Oriente senza aver mai visto né Gerusalemme, né il Santo Sepolcro, né Saladino. Quest'ultimo morirà a 55 anni dopo pochi mesi, il prossimo 4 marzo, mentre Riccardo morirà nel '199 in una battaglia contro un suo vassallo, dopo tante peripezie, dovute a questa pace "disonorevole "fatta con gli infedeli".

La storia c'insegna che tutti i grandi capi, quando muoiono lasciano un'eredità sempre molto difficile; se poi gli imperi sono divisi fra molti figli e parenti, un regno si smembra, le gelosie crescono, le guerre civili diventano frequenti.
Saladino alla sua morte lasciò diciassette figli maschi, una femmina, e un numero imprecisato di nipoti; tutti incapaci, solo avidi e gelosi l'un l'altro.
La difficile eredità causò insomma guerre intestine per nove anni. Fin quando a dominare la scena rispuntò il fratello minore di Saladino, AL-ADIL, detto Il Giusto, che si rivelò di grandi qualità diplomatiche e amministrative - che strano a dirsi - conoscendo l'acutezza nel giudicare le intenzione degli uomini anche con un solo sguardo - per quanto ammirato Saladino non aveva.

AL-ADIL non aveva il genio militare, né il carisma del fratello, ma si rivelò un formidabile amministratore. In pochi anni era il sultano e il padrone assoluto di tutto l'impero Ayyubita.
Il destino, anche qui curiosamente, aveva battuto alla porta, quando accettò Al-Adil, con gioia di sposare la sorella di Riccardo. Dobbiamo solo al rifiuto di Giovanna se le sorti del mondo islamico e quello occidentale non camminò verso altri sentieri di cui possiamo solo immaginare quali enormi sviluppi avrebbero preso gli eventi successivi.

RICCARDO, dopo aver subìto anche un naufragio sulla via del ritorno nei pressi di Istria, si rifugia in Austria, mentre in Europa la sua "pace" fatta con "gli infedeli", senza aver conquistato Gerusalemme si è già diffusa ai quattro venti, provocando un grande scandalo! Un disonore abilmente propagandato. In Austria Riccardo é fatto prigioniero da Leopoldo e consegnato all'imperatore ENRICO VI che lo butta in carcere per aver pattuito una pace con Saladino, per non aver continuato la guerra ai profanatori della Terrasanta, ma forse anche per liberarsi di un rivale che avanza pretese con la sorella sul regno di Sicilia dove sta governando - secondo lui un altro usurpatore dei diritti suoi e di sua moglie Costanza d'Altavilla, la figlia di Ruggero II; cioè Tancredi

Poi a scagliare anatemi contro Riccardo é soprattutto il papa, che considera infame questo contratto con i "figli di satana".

Nel frattempo in Francia un suo ex amico che già in Palestina gli ha manifestato le sue ostilità,  mentre Riccardo langue in prigione,  tenta la sua carta per impadronirsi dell'Inghilterra. Si appoggia al fratello di Riccardo, Giovanni Senza Terra, da anni in prigione, promettendogli il regno inglese.

GERUSALEMME E RITORNO

CROCIATI O PREDONI ?

Al prossimo anno 1193....

 CONTINUA ANNO 1193