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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1193

*** GIOVANNI SENZA TERRA
*** LA DISCESA IN ITALIA DI ENRICO
*** RICCARDO CUOR DI LEONE
*** MA DOVE FINI' L'ULTIMO RE NORMANNO ?



*** Ad approfittare delle "disgrazie" di RICCARDO CUOR DI LEONE troviamo FILIPPO re di Francia. Coglie l'occasione della sua assenza e della disgrazia di essere finito in prigione; ne approfitta per sferrare un attacco all'Inghilterra rimasta con il trono vacante.
Inizia a dar battaglia dai possedimenti sul continente, invade il Vexin poi assedia Rouen, infine attraversa La Manica, sbarca sull'Isola e corre in soccorso e libera GIOVANNI SENZATERRA, il fratello di Riccardo, che languiva in galera da anni, da quando era stato dal fratello spodestato nella successione al trono.

In Inghilterra, Filippo si appoggia ad un gruppo di nobili, da tempo forti oppositori di Riccardo, libera Giovanni, lo fa proclamare re, e a sua volta il nuovo sovrano  riconoscente concede al re di Francia i possedimenti continentali.
Siamo all'inizio di una partita tra due re, Filippo e Riccardo, con un carattere del tutto diverso; cinico e spregiudicato nella sua politica il primo, idealista anche se frivolo il secondo.
Le incomprensioni personali e la rottura di questo sodalizio tra Filippo e Riccardo erano iniziate in Terrasanta. Il primo dopo l'inutile permanenza - quasi un anno in Palestina - muovendosi autonomamente per ottenere dei vantaggi politici, non ottenendoli,  lasciò solo Riccardo nel momento più critico. Mentre il secondo anche se in apparenza appariva più belligerante del primo, aveva una visione politica completamente diversa e pur avendo abbracciato la missione in Terrasanta da appassionato campione della croce, nei rapporti con l' "infedele" Saladino che doveva combattere, aveva scoperto forse un altro mondo. Pur sembrando superficiale e impaziente fin dal primo istante, aveva sempre creduto in una soluzione diplomatica del conflitto.

Forse era l'atteggiamento di Riccardo il più realistico! L'Occidente malgrado la potenza militare che aveva, capace di vincere una battaglia, o anche tante battaglie, che potevano dettare legge al mondo arabo, la "guerra" contro gli arabi l'occidente non l'avrebbe mai vinta. Gli occidentali - in questo ambiente- non avrebbero mai potuto controllare degli Stati veri e propri, bensì soltanto degli insediamenti.

Riccardo, non si sbagliava! Nei successivi anni, terminato il fervore delle crociate, diventate ormai solo un mezzo per fare conquiste feudali e scambi mercantili,  dopo aver tradito i latini  quello spirito pacifista che li aveva animati e di cui si vantavano,  per tenere sotto controllare i propri insediamenti, dovettero vivere blindati, dentro castelli, fortezze, e sempre con le armi in pugno, spesso non per difendersi dagli arabi e dai turchi,  ma soprattutto anche fra di loro.
Se invece gli occidentali, con un altro spirito, si univano con gli arabi in un'alleanza, creando così una potente forza di difesa, avrebbero retto all'urto delle turbe dei turchi-mongoli che dai prossimi decenni compariranno dalle steppe iniziando a spazzare via ogni resistenza; non perché erano potenti ma solo perché i bizantini, gli occidentali e gli arabi in un lento processo di disgregazione, non erano più capaci nemmeno di difendersi fra di loro. Basterebbe ricordare la caduta di S. Giovanni Acri, l'ultimo baluardo, con dentro gli occidentali ma divisi in 16 feudi! Non si aiutarono nemmeno fra di loro, quando furono assediati, ognuno pensava  al proprio quartiere, al suo "piccolo "cortile".  Da dove, infine, furono scacciati in massa. Ovviamente queste cose non sono mai state scritte nei libri di storia occidentali, ma solo in quelli arabi.


ANNO 1194

*** LA DISCESA IN ITALIA DI ENRICO VI
*** LA MORTE DI TANCREDI
*** ENRICO RE DI SICILIA

*** ITALIA - In Sicilia la contesa per la successione del regno dopo l'elezione di TANCREDI ha il suo epilogo. Il normanno ha sempre come ostaggio la normanna Costanza d'Altavilla, sua sorellastra, ma che è anche consorte di Enrico VI, ed é lei, figlia naturale del grande Ruggero II, a contendergli il trono con il marito imperatore. Quindi prevedendo una nuova invasione di Enrico - doppiamente motivata - Tancredi ha chiesto l'aiuto addirittura dei bizantini, arrivando perfino a combinare il matrimonio di suo figlio Ruggero (il figlio maggiore che con lui divideva la corona) con IRENE figlia di ISACCO ANGELO, l'imperatore bizantino che pur di difendersi dai tedeschi - lo abbiamo già visto negli scorsi anni - fa le alleanze più strane anche con gli ex nemici di ieri, quindi quasi suicide, perchè questi "giochi" sporchi allarmarono gli altri.
TANCREDI chiese aiuto anche a papa CELESTINO III (il precedente Clemente III ne aveva invece spalleggiato la sua elezione - in funzione anti-Barbarossa) in cambio rinunciava ai diritti su Benevento, ma Celestino vista la disperata situazione del normanno, non solo non gli offerse aiuti, ma lo consigliò di lasciare subito libera Costanza, facendogli notare che forse il castigo di Enrico - in caso di sconfitta - (ma doveva già averla già messa in conto) sarebbe stato più mite. Un consiglio, che Tancredi seguì, liberando la sorellastra.

Purtroppo, mentre l'esercito di Enrico in Germania era in procinto di partire per scendere in Italia, a Tancredi gli premoriva il figlio maggiore Ruggero, poi, il 20 febbraio moriva anche lui. Come successore c'era in vita solo il secondogenito, GUGLIELMO III, ancora bambino, affidato a Sibilla, sorella del conte d'Acerra Riccardo.

ENRICO VI pur a conoscenza della morte di Tancredi, non rinunciò alla sua spedizione in Italia; in marzo si mise in marcia. Non incontrò nessuna resistenza lungo il percorso. Considerato da tutti finito il regno normanno e ormai senza speranza l'elezione del piccolo Guglielmo, le città d'Italia al suo apparire gli aprirono le porte.

Il 20 NOVEMBRE, anche l'ultima città, Palermo, senza colpo ferire, e con nessuna resistenza gli spalancava le porte. Accanto a Sibilla non si schierò nessuno. Un grande voltafaccia della città, per l'ultimo re Normanno che era ancora in vita, dopo che i Normanni in un leggendario percorso avevano portato il regno di Sicilia a contrapporsi per duecento anni ai regni più potenti d'Italia e d'Europa.



*** MA DOVE FINI' L'ULTIMO RE NORMANNO D'ALTAVILLA?


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Il 24 Dicembre 1194, l' usurpatore Enrico VI diviene Re di Sicilia

La notte di Natale del 1194 Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, fu incoronato Re di Sicilia. 
Erano presenti anche il giovane Guglielmo III d’Altavilla, ultimo Re Normanno, e la madre Sibilla. Enrico offrì al detronizzato re la contea di Lecce e Taranto, ma dopo tre giorni, con la scusa di un complotto, lo fece arrestare insieme alla madre e ad altri nobili. L’atto indegno - vista la giovane età di Guglielmo ed il fatto che la povera Sibilla non aveva nemmeno un difensore - in alcuni nobili risvegliò un senso di ribellione. Era quello che aspettava Enrico per scoprire tutti coloro che gli erano contro e per metterli in prigione. Vi rimasero due anni. Poi quando effettivamente, visto l’autoritarismo del tedesco, nel 1196-97 scoppiò un’insurrezione, Enrico ordinò delle esecuzioni in massa, sanguinose repressioni, accecò molti nobili che vi avevano preso parte, e fatti uscire i nobili che erano in prigione da due anni, fece strappare gli occhi anche a loro. 
Del giovane Guglielmo III, ultimo re Normanno di Sicilia, non si seppe più nulla; alcune fonti lo dicono deportato e morto in Germania, altre affermano che fu catturato e mutilato da Enrico VI, e altre ancora che fu chiuso in un convento. Ma nessuna di queste notizie ha una esaustiva verifica storica.

L’ unica versione che abbia una attendibile verifica è che egli e gli altri sopravvissuti del ramo principale dei d’ Altavilla, Re di Sicilia, Duchi di Calabria e Puglia, si ritirassero in volontario esilio presso la Signoria della Palmara (l’ attuale Gran Camposanto Monumentale) che possedevano a Messina, da cui trassero successivamente la nuova denominazione di Signori Della Palma o della Palmara, successivamente trasformatasi in Palamaro e Palamara. 
Il 29 settembre 1197 misteriosamente muore Enrico VI, dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua, dopo solo tre anni di regno, forse avvelenato per ordine della moglie Costanza. 
Subito dopo, senza una precedente storia familiare nota, vengono alla ribalta della vita politica i Signori della Palmara, che subito assumono alti incarichi sotto Federico II e suoi successori, da Giustizieri a Vicari del Regno di Sicilia. Ciò si deve alla Regina Costanza d'Altavilla, che, assumendo la reggenza del Regno di Sicilia alla morte di Enrico VI, in odio allo stesso, che le aveva distrutto la famiglia Normanna, come primo atto, richiama dall' esilio i fuoriusciti, li reintegra nei beni e nei feudi, e rimette in uso le antiche leggi tolleranti emanate dal padre Ruggero II e dal nipote Guglielmo II il Buono. 
I d' Altavilla sarebbero stati dunque graziati dai nuovi regnanti, loro stretti parenti. Ma il detronizzato, giovanisimo Re di Sicilia, Guglielmo III, che per evitare l’ accecamento e la castrazione aveva consentito, senza reagire, che Enrico VI venisse incoronato Re, al suo posto, sotto i suoi occhi e, successivamente, regnasse incontrastato, ora non può che sottostare al patto stipulato con la zia Costanza e servire il nuovo Re Federico II, senza rivelare ad alcuno la sua vera identità, con ciò lasciando credere alla storia che il suo ramo era estinto.

 


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CONTINUO IO CON QUANTO NOTO ALLA MIA FAMIGLIA (
Conte  ORESTE PALAMARA): Altri storici sostengono che i sopravvissuti del ramo principale dei D' Altavilla, Re di Sicilia, Duchi di Calabria e Puglia, all' avvento di Federico II Barbarossa, per sfuggire alle feroci rappresaglie di suo figlio Enrico VI, detto il Severo, si ritirarono in volontario esilio presso la Signoria della Palmara, che essi possedevano, da cui trassero successivamente la nuova denominazione di Signori Della Palma o della Palmara, successivamente trasformatasi in Palamaro e Palamara. Questa Famiglia fu aggregata alla Nobiltà di Messina nel secolo XVII. Riconosciuta nobile nel 1419.
Le prime memorie certe rimontano agli anni immediatamente successivi al 1194, in persona di Tancredi e Riccardo. Notiamo Guglielmo, Giustiziere per Federico II Imperatore (1236); Bertrando, Giustiziere di Principato (1322); Roberto, Vicario del Regno; e molti altri che illustrarono questa Famiglia. E’ interessante osservare come la lunga serie delle discendenze: Tancredi – Guglielmo D’Altavilla, dopo Guglielmo III riprenda con Tancredi e Guglielmo Palamara, senza interruzione. E’ rimarchevole, inoltre, notare che il giovane Guglielmo Palamara (verosimilmente Guglielmo IV) divenga subito Giustiziere per Federico II Imperatore, suo stretto parente.

Re GUGLIELMO I Il Malvagio m. 1166 Principe / TANCREDI m. 1148 RE GUGLIELMO II Il Buono n. 1155 - m. 1189 /RE TANCREDI m. 1194 /RE GUGLIELMO III D’ ALTAVILLA (Sparisce nel 1194) / TANCREDI PALAMARA (Appare dopo il 1194) /GUGLIELMO PALAMARA Giustiziere per Federico II Imperatore nel 1236 /BERTRANDO PALAMARA Giustiziere di Principato nel 1322 Vicario del Regno /ROBERTO PALAMARA

NOTE: (Dal Nobiliario di Sicilia di Antonio Mango di Casalgerardo – 1915): PALMA. Nobile famiglia, che si vuole di origine normanna; godette nobiltà in Sicilia, nella città di Messina, Marsala, Monte San Giuliano.

Il Galluppi (Giuseppe Galluppi: Nobiliario della Città di Messina, pag.239) parla di una famiglia PALMARO, che dice nobile di Messina, Baroni nel secolo XIV, e feudataria e l’ arma: "d’oro, alla palma sradicata di verde, fruttifera del campo", la stessa arma della famiglia Palma di Monte San Giuliano. Noi abbiamo notizia di un Nicolò e di un Bernardo PALAMARO , padre e figlio, che nel secolo XIV possedettero il fondo Baronessa o Scitibillini (Barreri, Capibreve, Val di Noto, pag.239.. Doveva il Galluppi scrivere PALAMARO invece di PALMARO ?).
Un Raineri fu Giudice Straticoziale in Messina nel 1381; un Giuseppe fu Proconservatore in Monte di San Giuliano nell' anno 1631. (Conservatoria dei Registri, reg.1810, foglio 92). Un Vincenzo fu giurato in Marsala nel 1694/95 e Capitano di Giustizia nel 1705/6. Un Andrea fu Barone della Salina di Fragiovanni in Marsala; un Clemente, da Monte San Giuliano, fu giurato di detta citt nel 1701/2 e nel 1723 ottenne in concessione del feudo di Radilbesa; fu poi monaco cappuccino col nome di Onorato e trasmise il feudo al figlio Antonio, che fu Proconservatore in Monte San Giuliano nel 1734, un Vincenzo, barone della Salina di Fragiovanni per investitura del 13.3.1749, faceva parte, nel 1759 della nobiltà di Marsala e tenne la carica di Prefetto di detta citt nel 1775/76. – Uno Stanislao e un Giuseppe furono giurati di Monte San Giuliano negli anni 1798/99 e 1799/1800. Un Michele fu Lucio fu ascritto alla Mastra Nobile di Messina nel 1798 – 1807, un Vincenzo fu Capitano di Giustizia in Marsala nel 1802/3. Con decreto ministeriale del 27.1.1906, il signor Giuseppe di Lucio Di Palma (ora Di Palma Castiglione) ottenne riconoscimento di titolo di nobile e di Patrizio di Messina ( padre di Domenico) (Da Giuseppe Galluppi: Nobiliario della Città di Messina (1877) )

 

1846 – D. Michele Palma del fu Lucio – confrate dell’ Arciconfraternita degli Azzurri. (L’Arciconfraternita di Nostra Signora della Pietà, detta di S.Basilio degli Azzurri, esigeva prova di antica nobiltà per essere ascritto confrate). Lo stesso Michele Palma figura iscritto nella Mastra Nobile di Messina del 1798-1807 (pag. 404) 
( Prof. Ing. Conte ORESTE PALAMARA, via Panoramica dello Stretto, 340 - 98168 MESSINA)

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Riprendiamo la narrazione e ripetiamo quanto scritto nel 1189
Per la Sicilia termina ed inizia un altro periodo storico con i tedeschi. Poi il destino (per breve tempo) intervenne nuovamente, con un concepimento; proprio nel periodo più tetro della Sicilia. In questo stesso 1194, nasceva a Iesi dove si era rifugiata Costanza, FEDERICO II; era figlio di un tedesco, ma con il sangue di una vera normanna purosangue, Costanza d'Altavilla, la figlia del grande Ruggero II.

I due secoli di presenza di Normanni in Sicilia, sono stati e hanno rappresentato un periodo di mutamenti importanti su tutta l'Isola. Nel bene e nel male. Realizzazioni politiche e organizzazione amministrativa sono stati i due fattori che hanno sicuramente trasformato la Sicilia in quasi duecento anni.
Proseguendo sulla strada già tracciata dagli arabi, i normanni - anche loro non molto numerosi rispetto alle popolazioni indigene dell'isola - riuscirono a creare e a conservare la supremazia con un metodo molto semplice ma avveduto. Innanzitutto (come del resto avevano fatto gli arabi) concessero una grande tolleranza religiosa; sia ai greci-bizantini di antica data, sia a quei musulmani che erano (perchè chiamati) sbarcati sull'isola l'Isola, e sia ai cristiani latini.

Più che schierarsi per una religione avevano una concezione della monarchia teocratica molto simile a quella di Bisanzio, ma piuttosto pratica. Ruggero II con una frase che ripeteva spesso ci chiarisce questo concetto: "Cavillare sulle mie leggi, sulle mie azioni, sui miei pareri e pari ad un sacrilegio".

Grande importanza fu poi la tolleranza agli usi e ai costumi di tutte le razze che vivevano sull'Isola; che era diventato indubbiamente il Paese più cosmopolita del Mediterraneo. Basterebbe ricordare, anche se la lingua francese dominava la corte di Sicilia, che tutti i funzionari della cancelleria normanna dovevano conoscere il greco, il latino, e l'arabo.
Ruggero II alle Assisi di Ariano, promulgando le sue leggi concluse con questa frase "Tutte le leggi testé promulgate sono vincolanti per tutti, ma senza pregiudizio per le abitudini, gli usi e le leggi dei popoli soggetti alla nostra autorità, ciascuno nella propria sfera, a meno che una qualsiasi di queste leggi od usi non sia opposta ai nostri decreti".

Una nota dolente invece é quella dell'introduzione del vero "Feudalesimo" in Italia, che mette profonde radici proprio nel regno di Sicilia con l'arrivo dei normanni. Il preludio della gerarchia feudale era stato composto dai bizantini e dai longobardi, ma entrambi non avevano le note e la nozione del vassallaggio e dei feudi; i nobili erano solo i conti; mentre la gerarchia feudale dei normanni, soprattutto con il citato Ruggero, creò i prìncipi, i duchi, i conti, e i baroni che detenevano proprietà, spesso con una propria giurisdizione feudale in cambio di omaggi e fedeltà militari. Cioè creò il feudalesimo nel vero senso della parola, conferendo all'intero corpo feudale il carattere di una specie di casta, allora ancora sconosciuta in Italia, ma molto simile a quell'esistente in Normandia dov'era nata, anche se era più spartana e decisamente meno colta (ma queste carenze solo all'inizio).

Il contatto con le civiltà orientali infatti influenzarono molto i re normanni della Sicilia. Tutti gli elementi che erano presenti in occidente si fusero con la ricchezza dell'Oriente; teocrazia, costume, arte, letteratura, costruzioni, scienza, commerci, industria. Crearono appunto una civiltà (la possiamo chiamare tale) arricchita dagli influssi più disparati (l'araba era del resto già un concentrato di multiformi conoscenze universali)
Alla corte di Ruggero II, erano di casa il geografo al-Idrisi, Dossopatre, Aristippo, c'era Eugenio che scopriva e traduceva L'ottica di Tolomeo, poi Nazianzeno scopriva e intraprese la traduzione del Fedone e Metereologia di Aristotele. Poeti e letterati arabi, bizantini, greci, spagnoli, latini erano sempre numerosi e a contatto di gomito. Con Ruggero era stata introdotta (o più semplicemente potenziata) anche l'arte della seta, del vetro, della pasta secca, della carta, dei mulini idraulici, ecc. creando quindi le prime vere industrie in assoluto in Europa. Gli agronomi arabi erano sempre tenuti per il loro lavoro in alta considerazione. Erano del resto stati loro a fare della Sicilia il "giardino profumato" del Mediterraneo.

Nello sfarzo dei palazzi, vestiti quasi sempre in pompa magna, nei rituali e anche in banalissime celebrazioni, i normanni adottarono contemporaneamente il cerimoniale Bizantino, la magnificenza dell'oriente Saraceno e la cavalleria occidentale. I reali furono contagiati dal lusso; questa moda fu subito imitata dai nobili della corte, poi dai soldati con le sgargianti uniformi saracene, e tutto iniziò a degenerare diremmo oggi "nell'edonismo" un po' troppo arrogante. 
Alcuni storici affermano che furono questi costumi, che a poco a poco indebolirono le energie e minarono la loro dignità, e che l'eccessivo eccletismo - vissuto e concesso a piene mani - si trasformò in una funesta influenza: quella che fece aprire quest'anno ad altri palermitani -esclusi da questa agiatezza- le porte ad Enrico VI, e ad ignorare in un angolo l'ultimo re normanno.

Altri storici arrivano a questa conclusione: che proprio queste (più che encomiabili) grandi aperture dei normanni a tutte le civiltà, questa eccessiva spinta all'eccletismo, questi inviti alla tolleranza reciproca e agli usi e costumi di ogni gruppo presente, paradossalmente fu il principale motivo della decadenza della corte normanna in Sicilia, prima ancora che arrivasse Enrico. Essendo così molto disparati, tutti gli elementi che concorsero a creare questa felice convivenza non potevano certo creare una stabile fusione tra le razze esistenti, creare una identità territoriale comune, né poteva formarsi un popolo, soprattutto se ognuno di questi gruppi etnici - libera scelta era stata con magnanimità concessa - restava fedele ai propri usi, costumi, proprie tradizioni, religioni, cultura e linguaggio. Più che una unione dell'isola si crearono delle "isole" nell'isola.
(insomma è il rovescio della medaglia; i dittatori sono da condannare ma tengono unito un popolo, mentre i democratici (dando piena libertà) rischiano di creare quanto sopra, se ognuno è libero di conservare le sue etnie, tradizioni culturali e si chiude nel suo guscio; queste libertà non permettono certo un'unione, una coscienza nazionale. Ognuno crea il suo "orticello" e, solo dentro questo si muove; tutti gli altri non gli interessano. La solidarietà del gruppo viene a mancare.

Questo mosaico di colori della cosmopolita vita siciliana poteva convivere, poteva anche apparire un'armonia di raffinatezza e di saggezza universalista, ma questo fino a quando nel palazzo - se pur paludato in un ricco e raffinato costume da sultano (come quello di Ruggero - tuttora conservato al museo) c'era al vertice un re universalista, dotato di grande carisma e la sua buffa e ricca veste non insolentiva per nulla anzi conferiva solennità all'autorità. 
Quando invece - morto il re che rappresentava  questa armonia- apparve  tutta addobbata la "fauna" dei "palloni gonfiati" tutto il resto crollò. Ogni capo di gruppo etnico credette di essere l'erede della "nazione". E fu l'anarchia. Ricchezze e mollezze di alcuni inetti soggetti avevano fiaccato il corpo e lo spirito.

Forse il partito che non aveva molte simpatie per Tancredi, sperò in un provvidenziale ritorno di Costanza, la figlia di Ruggero, ora consorte di Enrico VI. Ma quando suo marito arrivato in Sicilia iniziò dopo soli tre giorni dall'incoronazione a colpire gli avversari, prima con repressioni, poi nei successivi anni fino al '97 a far strappare anche gli occhi a centinaia di nobili, si accorsero che Costanza non era più la figlia di Ruggero II, bensì una imperatrice plagiata dal sovrano germanico.

I siciliani per finire di soffrire, dovranno aspettare suo figlio Federico, che nasce proprio quest'anno, un bimbo che "vide" suo padre due sole volte; alla nascita e al battesimo.

L'"illuminato" Federico II fece poi ritornare il "sole" in Sicilia. Il periodo più "luminoso" dell'Isola. Da "buco nero" ad epicentro di un nuovo universo in formazione, accompagnato dal "big-bang" esplosivo di tutta la cultura europea del XIII secolo.
E' appena nato, ma nei prossimi anni, poi nei successivi secoli, fino ad oggi, e per chissà quanti altri secoli, Federico II, resta leggendario. Uno dei più grandi e illuminati imperatori, se non il più grande di tutti i tempi della storia europea e di tutta quella occidentale. 
Non era privo di molti difetti; ma era  un uomo, non un Dio!

Avremo molte occasioni di incontrarlo nelle pagine dei prossimi anni

 CONTINUA ANNO 1195