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CRONOLOGIA

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(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1195

Tutto era iniziato qui, sulla Drina, tanti anni fa, nel 395 d.C.
Il cippo divide (ancora oggi) l'Oriente dall'Occidente

*** LA FONDAZIONE DELLA BULGARIA
*** LA FONDAZIONE DELLA SERBIA - ACCENNI ALL'ALBANIA
*** BISANZIO - DOPO ISACCO, IMPERATORE ALESSIO III

*** A COSTANTINOPOLI (quest'anno 1195) Alessio pone termine all'avventura del fratello: l'imperatore ISACCO . Sempre uomo incapace di valutare la situazione politica con lungimiranza, Isacco ha appoggiato il re di Bulgaria, filo-imperiale, che invece una buona parte del Paese (nominalmente sotto Bisanzio)  non riconosce. Sono invece nel frattempo emersi nell'irrequieto Paese, i tre fratelli Asen; guidano da alcuni anni una rivolta indipendentista, decisi a creare un impero bulgaro, uno regno indipendente e non servo di Costantinopoli.

Costituito un governo-ombra con il movimento che lotta per l'autodeterminazione, due fratelli ASEN, TEODORO e PIETRO, hanno più volte sferrato un attacco all'impero bizantino.
L'Imperatore ISACCO ha vinto alcune battaglie ma strategicamente di nessuna importanza, mentre i due fratelli proseguendo a piccoli passi, hanno vinto quelle decisive: sottraendo a Bisanzio grandi estensioni di territorio; costituendo ed organizzando il governo e l'amministrazione del nuovo stato e fondando a Tarnovo la capitale del potenziale futuro nuovo regno. 
Il fratello maggiore, TEODORO, per acclamazione  di popolo, viene incoronato zar, ma subito dopo preferisce cedere il potere al fratello, più disinvolto, energico e molto più abile politicamente: PIETRO ASEN.
(I bulgari lo considerano il fondatore della BULGARIA)
Il terzo fratello, ancora giovinetto, in una battaglia fu catturato, preso in ostaggio, portato a Costantinopoli. Non fu una una buona idea. Vissuto tra i nemici, quando verrà liberato, darà del filo da torcere ai bizantini; poi quando cadde Costantinopoli sarà lui il giustiziere dei "predatori" della Quarta Crociata.

ISACCO, come i precedenti imperatori, era stato sempre ostile alla nascita di questo nuovo regno indipendente, che poteva trasformarsi in una pericolosa potenza troppo vicina al suo territorio, sempre stato soggetto ai bizantini. Iniziò a combatterli, ma i due fratelli erano appena all'inizio di una serie inarrestabile di conquiste. Approfittando delle difficoltà e degli impegni che Isacco aveva sui Balcani, dove anche lo slavo NEMANJA, a sua volta, e sempre a spese dei bizantini, sta costituendo la SERBIA (sarà lui il prossimo anno l'artefice dell'indipendenza politica Serba), i due fratelli si sono spinti ancora più a ovest conquistando Sardica (la odierna SOFIA). Poi proseguirono e inflissero nella città di Arcadiopoli un'altra tremenda sconfitta all'esercito bizantino. Si avvicinavano così sempre di più a Costantinopoli, quello che temeva l'imperatore.
A questo punto ISACCO volle affrontarli con un grosso esercito; ma in questa primavera, mentre sta riunendo le truppe a Cipsela, scoppia una rivolta; Isacco viene spodestato fatto accecare e gettato in carcere dallo stesso fratello, ALESSIO, che gli usurpa il trono col nome di ALESSIO III ANGELO.
Se il breve regno di Isacco non era stato tenuto insieme da una saggia politica, quella di Alessio, improvvisata da un rozzo militare qual'era, fu disastrosa. Ad approfittare di questo declino di autorità e di prestigio, gli indipendentisti Slavi e Bulgari.

Il nuovo imperatore abbandonò i progetti del fratello verso lo scontro aperto; cercò invece ambiguamente prima di venire a patti con i bulgari, ma poi con vari pretesti proseguì la guerra, fino al 1197. Dopo varie battaglie non sempre a favore dei bizantini le ostilità cessarono, ma solo perché vennero mancare i due fratelli condottieri.
Prima Teodoro Asen, poi lo stesso fratello Pietro, in una congiura bulgara filo-bizantina -ordita dagli intrighi di Alessio- furono assassinati.
Per ALESSIO ci fu una speranza a breve termine di riconquistare i territori perduti, ma purtroppo per lui, eliminati i due fratelli gli spuntò davanti il terzo fratello, che per dieci anni dal 1197 al 1207 dominerà la scena sui Balcani: é KALOJAN, che ha in progetto non solo di consolidare l'impero bulgaro appena abbozzato dai fratelli, ma assorbire tutti i territori bizantini (dove sorge oggi la Bulgaria) e conquistare tutto il territorio confinante a nord ovest, fino al mare Adriatico, cioè l'odierna Iugoslavia.

Destino vuole che nello stesso tempo, proprio sul territorio slavo, vive un personaggio che ha la stessa intenzione; la svolta prenderà corpo il prossimo anno, anche se erano iniziate già da alcuni anni alcune rivolte contro l'impero bizantino; la più audace quella del 1170 con il Grande zupano STEFANO NEMANJIA contro l'allora imperatore MANUELE COMNENO.

( I Serbi,  NEMANJIA  lo considerano il fondatore della SERBIA )

L'imperatore MANUELE con la solita consolidata prassi aveva sempre risolto le ostilità mettendo in mano ai serbi sempre tanto oro. Un sistema questo, che invece di rallentare le invasioni - spesso giunte fino alle mura di Costantinopoli - le moltiplicò. Alcuni consiglieri nel vedere questo circolo vizioso affermavano che: "non affrontare il problema alla radice, voleva dire far ritornare non solo periodicamente i serbi a chiedere altro oro, ma si dava ogni volta la dimostrazione che l'Impero era debole". I consiglieri non si sbagliavano; era proprio quello che i serbi da qualche secolo aspettavano; altro che oro!  Consideravano quelle regalie l'elemosina di un potente impero, ricco e opulento. Aspettavano solo il momento favorevole, cioè la sua debolezza, poi ci avrebbero pensato loro a dargli la spallata decisiva.

Ma questo atteggiamento - di pagare e sempre pagare- e il modo di agire di MANUELE non era una sua scellerata visione politica, e non era neppure nuova per Costantinopoli. Giustiniano ( 482-565) proprio lui che era illirico, di Skopje, l'imperatore che ebbe a che fare per primo con gli slavi e che non era uno sprovveduto (quindi circa sette secoli prima di Manuele) per tenerli calmi, all'oro ricorse. Perchè li temeva!

PROCOPIO, lo storico, ci illumina. "....Giustiniano sprecava le ricchezze dell'impero in dono agli slavi; così loro ricavavano doppio profitto, le rapine e i doni che Giustiniano poi offriva per tenerli lontani. Risultato: una volta gustata la ricchezza bizantina, fu impossibile tenerli lontani; e dopo di loro ne vennero altri, e altri ancora; una marea che dilagò dal medio alle foci del Danubio.  Ma l'imperatore  sosteneva che non era uno spreco; il costo delle truppe, delle vite umane, delle armi, e dei sacrifici che l'Impero avrebbe dovuto sostenere per combattere gli slavi, sarebbero stati di molto superiore; e che era più saggio comprare gli slavi che batterli con le armi, quindi meno esoso fornire  sussidi, cioè dare una parte della ricchezza dell'Impero per permettere ai cittadini dell'impero stesso di godersi in pace l'altra parte di ricchezza....".
".....Affrontarli? Nemmeno pensabile;  per mantenere un esercito sul piede di guerra, o solo per tenerli a bada sul loro infido territorio (lui lo conosceva bene!) e per chissà per quanto tempo, i costi sarebbero stati enormi.  Giustiniano continuò fino alla morte a far loro doni, a coprirli d'oro. Se fosse vissuto abbastanza a lungo Giustiniano avrebbe comprato e vinto  i barbari slavi, in quel modo, senza mai estrarre la spada....".(Procopio)
Era riuscito ad ammansire i Longobardi offrendo denari e terre in Pannonia chiedendo in cambio che rifornissero Bisanzio di soldati; con gli Eruli si comportò allo stesso modo offrendo la Dacia;  gli Avari li fece insediare in Tracia; ma tutti, sempre, sotto la giurisdizione bizantina.

Con gli slavi, Giustiniano quando morì, non era ancora riuscito ad acquietarli, loro pensavano a un proprio regno sulla terra che Giustiniano non era disposto a concedere; volevano l'indipendenza. Costantinopoli che offriva solo doni e non questa indipendenza, non incuteva agli slavi tanti timori; chi paga ha paura! Seppero attendere sette secoli, e quando l'Impero Bizantino disorganizzato (dal 1170 a questo 1197) cadde in rovina, Costantinopoli si trovò alla loro mercè. Per gli Slavi era giunta l'ora!

Giustiniano - proprio lui poi! -  non era nè sprovveduto, né apatico,  né imprudente, e non operava solo con le sue convinzioni o strategie personali, ma aveva sempre a disposizione un re barbaro slavo, se non proprio a consigliarlo, almeno a fargli capire chi erano gli Slavi, e si comportò con la massima prudenza   (pur con tante critiche - Procopio non le risparmiò, ma per fortuna ci riporta i fatti con molta obiettività). Giustiniano contro gli slavi non prese mai in considerazione l'aggressione, cosciente che questo brutale antidodo che funzionava con tutti gli altri, non avrebbe mai funzionato con loro, anche mettendo in conto grandi sacrifici.
Lo vedremo più avanti perchè.

Al prossimo anno.....che segue:  1196. Una sintesi della loro storia.

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*** INGHILTERRA - RICCARDO CUOR DI LEONE dopo la prigionia, lo scorso anno, liberato in seguito al pagamento di un forte riscatto, rientrò in Inghilterra appena in tempo per sventare un colpo di mano del fratello GIOVANNI SENZA TERRA impegnato durante la sua assenza - ma con l'infido appoggio di Filippo di Francia - a strappargli definitivamente il trono d'Inghilterra.

Riccardo, poi appena giunto in patria, il fratello Giovanni si affrettò a fare ammenda delle sue colpe chiedendogli perdono e riconsegnandogli il trono. Poi lasciato il governo all'arcivescovo di Canterbury, Riccardo salpò nuovamente per il continente deciso a combattere il re di Francia Filippo; prima per vendicarsi del tradimento mentre lui era in Terrasanta; poi per riprendersi i territori che Giovanni, plagiato, in cambio della sua liberazione gli aveva ceduto in Francia.
A Freeteval vince la sua prima battaglia con Filippo, poi stipula una tregua per decidere le spartizioni.

Non soddisfatto dalle proposte di Filippo, Riccardo quest'anno riprende le ostilità e lo sconfigge un'altra volta. Il re di Francia con il trattato di Louvier é costretto a cedere a Riccardo tutti i territori a est della Senna, mentre Riccardo cede il Vexin normanno. Stipulano alla fine un'altra tregua, ma la guerra a più riprese continuerà fino al 13 gennnaio del 1199; a Vernon, sconfitto, il re di Francia é costretto a cedere tutti i territori che aveva occupato durante la sua assenza in Terrasanta e mentre era in prigione.

ANNO 1196

*** FONDAZIONE DELL'IMPERO SERBO
*** IL DECLINO DEI BIZANTINI
*** GLI ILLIRICI-ALBANESI
*** CROAZIA-DALMAZIA
*** UN PO' DI STORIA DEGLI SLAVI

**** Il costante declino dell'impero bizantino, divenuto con ALESSIO ancora più drammatico come abbiamo letto negli ultimi anni dopo la morte nel 1180 di MANUELE COMNENO, non ha solo scatenato l'offensiva dei bulgari guidata dai fratelli ASEN, ma perdendo Costantinopoli prestigio e - con gli inetti e sanguinari imperatori - autorità anche sugli altri territori dei Balcani, dopo anni di tensioni, ne ha approfittato e ha preso coraggio nell'organizzare una ribellione nel suo paese anche il figlio del Grande Zupano Stefano: STEFANO I NEMANJA, che sale sul trono Zupano, proprio quest'anno, dopo la morte del padre.
I Zupani, erano i capi delle varie tribù di SLAVI originari dei Carpazi, giunti con le invasioni e le migrazioni dei grandi popoli nel IV e V secolo.

Comparvero nel 397 in Illiria (così si chiamava tutto l'attuale territorio iugoslavo) prima i Visigoti; poi nel 450 giunsero gli Unni; nel 470 gli Eruli di Odoacre; infine gli Amali di Teodorico (re dal 474 di tutti gli Ostrogoti) che in massa si stanziarono in Pannonia, poi si trasferirono in Mesia, razziando tutta la penisola balcanica fino in Grecia, e nel 480 minacciarono pure Costantinopoli.

A Bizanzio, Teodorico (che era stato allevato proprio a Bisanzio come ostaggio) divenne utile all'imperatore ZENONE per eliminare il rivale BASILISCO, ma presto, forte del proprio esercito e quindi molto temuto, il capo goto, esercitò di fatto la sua egemonia su alcuni territori bizantini (poi in Italia) chiedendo anche un riconoscimento ufficiale, che però gli venne negato da Zenone (a un "barbaro" l'impero?) ma poi concesso (per tanti motivi) nel 498 da ANASTASIO (dandogli però non formalmente la porpora dell'Impero Romano d'Occidente che Odoacre aveva rimesso a Costantinopoli nel 476 alla caduta dell'Impero, ma solo il titolo di patricius,  poi quello di magisteer militiae, ufficiale dell'impero.

A questo punto, TEODORICO con la sua abile e personale arte del governo, sviluppò un disegno politico di notevole ampiezza: prima su tutto il territorio balcanico, successivamente in Italia. Diede vita (il "barbaro") ad uno stato fondato sulla coesistenza pacifica di bizantini, latini-romani e ostrogoti, cercando però sempre di salvaguardare il più a lungo possibile l'individualità della sua gente di cui era orgoglioso, nonostante la rozzezza e l'ignoranza, sua e del suo popolo (ma sia Roma sia Costantinopoli gli misero però a fianco eminenti personaggi)

Purtroppo crollata la dignità e l'autorità imperiale d'occidente (Teodorico aveva iniziato a fare il dittatore - voleva creare un impero barbaro ) fattasi dominante quella bizantina, Roma ormai guidata dalla teocrazia papale, più impegnata sul fronte religioso che non su quello politico, riuscì a ostacolare questo progetto e a impedire questo assorbimento e quest'integrazione, mediante il divieto di matrimoni misti con i goti, riconoscendo a loro solo "compiti militari", mentre a Roma rimanevano le funzioni amministrative (ma politicamente molto astratte, perchè a dominare erano ora solo i bizantini).

Il sistema politico di TEODORICO si deteriorò gravemente e ulteriormente con Bisanzio, quando l'imperatore Giustiniano, mise al bando, nel 524, in tutto l'impero l'Eresia Ariana. La reazione di Teodorico fu dura. ("il barbaro", con il suo popolo, si era da pochi anni convertito alla fede ariana, dopo la grande opera di evangelizzazione fatta dal leggendario monaco goto Wulfrid (o Ulfrid -vedi anno 341- 377) e Teodorico questa voleva imporre a tutto l'Occidente. 

Teodorico che aveva governato (ripetiamo, di fatto) un trentennio con equilibrio e moderazione, sempre tollerante in materia religiosa verso "tutti i cristiani" e gli ebrei - diventato un ostinato ariano- costrinse il papa a recarsi a Costantinopoli, chiedendo ad entrambi i due responsabili (ritenuti da lui tacitamente consenzienti - non poteva capire di certo la complessa teologica disputa nata a Nicea nel 325), la riammissione degli ariani nell'ambito della chiesa. Ottenendone un rifiuto, fece uccidere diversi esponenti, mise in carcere lo stesso papa, e ordinò l'espulsione dei cristiani niceani, da tutte le chiese dell'impero; ma pochi giorni dopo morì.

Dopo la morte di TEODORICO, i rapporti tra la Roma papale e la Costantinopoli imperiale (ancora più teocratica di quella romana, ma saldamente in mano all'imperatore, da Costantino in poi) si deteriorarono del tutto sul piano religioso. La diatriba era iniziata al concilio di Nicea nel 325 con la condanna ariana, poi l'accesa contesa era proseguita fino al concilio del 451 complicando ulteriormente quanto approvato a Nicea, con la condanna del Monofisismo (dubbi sulla natura del Cristo - una sola o duplice umana/divina) causando lo scisma delle due chiese. Ci furono altri inutili incontri e scontri dialettici, poi, con l'editto di Giustiniano del 524 e con l'impero già diviso politicamente da Teodosio, la disputa religiosa causò il definitivo distacco delle due chiese e di due popoli.

Nel 395 TEODOSIO (leggi anni 392-395) per motivi dinastici (con il suo famoso editto  fece sprofondare l'Europa nel medioevo) aveva già tracciato -per dividere l'impero tra i due figli- una riga sui Balcani dividendo l'attuale territorio iugoslavo in due parti: quello a nord della Drina venne assegnata all'Impero d'Occidente di Onorio; quello a sud della Drina all'Impero d'Oriente di Arcadio. (vedi foto iniziale. Il punto esatto).

Le dominazioni successive fino ai giorni nostri, con alterne vicende, si svolsero sempre al di quà e al di là di questa linea. Per contendersi il territorio gli antagonisti si massacrarono a vicenda. Praticandovi la pulizia etnica quando lo conquistavano, seminando nei perdenti di turno odio e vendette, fino alla successiva riconquista chi subito, chi dopo pochi anni, e chi mai dimenticando, dopo secoli.
(come tanti altri popoli nel mondo: I Baschi in Spagna, i Tirolesi in Italia, i Palestinesi, I Kiurdi, gli Irlandesi, e ultimamente anche nel giovane popolo USA, con i Texani, ecc.)

Tutto questo ebbe inizio mentre a nord, lungo il Danubio, in Pannonia, stanziavano i Longobardi prima di invadere l'Italia nel 568 con ALBOINO; nello stesso periodo apparvero gli Slavi provenienti dai Carpazi;  a più riprese cominciarono ad infiltrarsi nelle valli del Danubio, della Drava e della Sava. Gli Slavi lentamente si sistemarono nei territori a sud delle Alpi (odierna Slovenia), poi dalla Drava alla Dalmazia (Croazia) e del Danubio centrale (Serbia), ma erano ancora  misti agli Unni.

La prima vera comparsa di slavi é segnalata nel 547 sempre assieme agli Unni e agli Anti, in Illiria, Macedonia e in Grecia. Dopo aver saccheggiato la Tracia,  l'Illiria e la Grecia fino a Corinto, nel ritorno, una delle bande penetrò sino a Costantinopoli, scoprendo così la opulenta e sfarzosa capitale, che da quel momento non ebbe più pace. Le "visite" si moltiplicarono; ma erano solo delle incursioni di razziatori nomadi, che i generali bizantini riuscivano quasi sempre a respingere. Erano comunque dei flagelli. Procopio lo storico del tempo, fu testimone oculare; nei suoi otto libri di storia Sulle guerre, ci narra che "....nel corso delle invasioni più di 200.000 persone furono massacrate o imprigionate;  le terre devastate sembravano dopo il loro passaggio ai deserti sciti;  intere popolazioni furono costrette a fuggire dalle loro case, nelle foreste e sulle montagne per evitare oltraggi e le atrocità inflitte... ".

Solo nel  551 viene riscontrata la prima invasione in Grecia composta di solo slavi; una banda di 3000 slavi saccheggiò prima la Tracia poi  l'Illirico, infine raggiunse il mar Egeo. L'anno dopo nel 552, ritornarono, minacciarono Tessalonica e si stanziarono in territorio bizantino come se lo avessero conquistato.
Erano i tempi di GIUSTINIANO. Lui nativo dell'Illiria, i "barbari" li aveva già conosciuti prima ancora di salire sul trono, e sapeva che era più facile comprarli con l'oro che non combatterli. (Lo abbiamo già accennato sopra e ne riparleremo più avanti)

DOBBIAMO FARE UN PASSO INDIETRO.....

Il territorio (l'intera odierna Iugoslavia) con l'arrivo degli Slavi, non era deserto, anche se era stato razziato e reso tale dagli Ostrogoti di Teodemiro e da suo figli Teodorico (quest'ultimo 30 anni di dominio; prima come goto, poi come patricius e magisteer militiae dell'Impero). All'inizio delle sue scorribande, la zona era stata da lui e i suoi "barbari" quasi spopolata (come scrive Procopio), ma poi ripopolata con una trama di alleanze con i borgundi, visigoti, turingi, vandali, eruli e persino baltici, oltre che romani, greci e bizantini. Quasi un globale cambiamento etnico fino all'arrivo degli Slavi, a spese degli irascibili e turbolenti Illiri che già da 17 secoli  erano presenti su tutto il territorio, ma concentrati soprattutto nell'attuale Albania. Una zona selvaggia di alte montagne (di tipo carsico) o con una costa frastagliata. Solo il 20 per cento del territorio verso il mare con terreni coltivabili. Tutto il resto immense foreste sotto un cielo che é ancora oggi il più piovoso d'Europa. Fu un insediamento anomalo perchè i vari gruppi iniziarono a vivere (e vivranno) sempre isolati. Ognuno con le sue leggi tribali e il suo linguaggio.
Questa era la Iugoslavia o meglio l'Illiria nei dintorni del primo millennio.

GLI ILLIRI - (ALBANIA)

Infatti, il primo popolo storicamente presente in Iugoslavia é quello degli ILLIRI, una popolazione nomade indoeuropea che inizialmente intorno all'anno 1200 a.C. si era stanziata con varie tribù nelle regioni dell'odierna Iugoslavia meridionale e dell'Albania. Ma nel corso di mille anni alcuni clan (chiamati Grande Famiglia)  risalendo il territorio si erano spinti fino all'attuale Montenegro, Bosnia, Serbia, Croazia, Istria, Slovenia (assoggettati poi dai romani nel I secolo d.C.). Una popolazione questa composta da tribù di dalmati, liburni, giapidi, dardani, istri e... illiri. Furono proprio una di queste ultime, una delle più irrequiete tribù, ad imporsi sulle altre, a conservare nel tempo il nome, e a darlo per un lungo periodo a tutto l'attuale territorio iugoslavo (come  lo diede la piccola tribù di germani alla Germania, gli angli all' Eangland - Inghilterra o i franchi salii in Francia).

Con la vicina Macedonia, questa vivace ed emergente stirpe, entrò in saltuario contatto sulla costa con le colonie greche di Apollonia, Lisso, Faro, poi all'interno con gli stessi macedoni, che però nei primi secoli dal X al IV a.C., mantennero sempre le distanze per la enorme differenza culturale e anche linguistica (che continuò a persistere - nel 1939 l'Albania aveva ancora il 90 per cento di analfabeti; e alcuni dialetti sconosciuti perfino in altre zone della stessa Albania; su un territorio poco più grande del Piemonte).

Fra le stesse tribù, anche se stanziate in un territorio così piccolo oltre che inospitale, pur presentando caratteri abbastanza omogenici, i contatti furono molto infrequenti per il fatto che ogni tribù continuava a parlare un proprio dialetto. Perfino dopo quindici secoli non sono mai riusciti ad integrarsi, e ancora oggi parlano due dialetti (ma riconosciute come lingue) diversi: il GHEGO a N e il TOSCO a S del fiume Shkumbini, con vistose divergenze fonetiche ed alcune influenze, latine nel primo, greche nel secondo.
Forma prevalente nell'insediamento: il villaggio; intenzionalmente isolato (con un forte spirito d'indipendenza e conservazione del tribalismo) composto da una popolazione montanara, fiera, ma molto chiusa soprattutto quella a nord.
Molto più aperta agli influssi stranieri quella a sud, quasi interamente stanziata sulla costa, a contatto con greci, siracusani e romani, che vi fondarono e seguitarono a fondarvi importanti colonie (Apollonia, Epidamnus, Solona, (od. Durazzo) e tante altre.

In tutte  le tribù, fortissimi erano i legami ai costumi ancestrali. Il nucleo sociale era formato (ancora nel 1939) dalla Grande Famiglia patriarcale che contava 30-40 membri; detta fratellanza. Più fratellanze unite formavano una tribù (stirpe), più stirpi, la fis, più fis la bandiera, a capo della quale stava il bairaktar. La vita era regolata da questo personaggio e dai padri di famiglia più anziani di ciascuna fratellanza, che fungevano anche come giudici applicando le arcaiche leggi consuetudinarie (quelle poi riunite nel XII secolo nel Codice della Montagna) ma soprattutto decidevano come sbarcare il lunario.

A distinguersi fra tutte le stirpi, gli Iadastini e gli Illiri; due delle tante bandiere.

Vivaci, astuti  e così intraprendenti queste due tribù sulle altre stirpi, che già nel  IV sec. a.C. diedero molte preoccupazioni  alle prime colonie greche e siracusane sorte sulla terraferma. Per evitare questi assalti alle spalle cominciarono a far sorgere le loro colonie  su  isolette e penisolette. Gli Illiri e gli Adastini si organizzarono allora in un modo diverso. Costruirono navi e iniziarono la pirateria scegliendo piccole isole come covi pronti a sbucar fuori e a sbarrare il passo alle navi mercantili da depredare.

Nel 385 un grosso convoglio greco diretto a Pharos (odierna Stari Grad) e un altro siracusano diretto a Lesina (Hvar) furono aggrediti e depredati. I greci   per eliminare questo flagello del mare, si unirono ai siracusari guidati da Dionisio che salpò con  una potente flotta. Una grande battaglia mise fine agli assalti per qualche anno. Una epigrafe greca rinvenuta a Hvar, ricorda la celebre battaglia "Qui vincemmo strappando le armi agli Iadastani e ai loro alleati". Che erano gli Illiri.

Nel IV-III secolo a.C. questi ultimi - gli Illiri- costiturono un governo unitario, una monarchia, con sede a Scodra (Scuteri). Un dominio di stirpe che presto si affermò su tutte le altre. Ma una preoccupante fama giunse con il primo autorevole e minaccioso bairaktar o re storico: AGRONE ( o Agronte)

Sotto la sua direzione, e subito dopo quando ereditò il "regno" nel 230 a.C la moglie TEUTA, gli Illirici con spedizioni e azioni di pirateria iniziarono a razziare nuovamente i mari e le colonie greche fino a Corinto, mentre quelle romane della costa adriatica furono così tante e devastanti che inquietarono e provocarono l'intervento armato romano, quando gli illirici assalirono addirittura Corfù che era la "New York" del mare Adriatico (Fu la prima guerra illirica di Roma).

La flotta navale romana salpò addirittura con 200 navi con 20.000 uomini, guidata dal proconsole CENTUMALO. La "punizione" ebbe un esito così vincente che nel 228 a.C. a Roma si celebrarono i fasti trionfali per i reduci della spedizione. Come manifestazione di gratitudine per aver liberato i mari dai pirati illirici, Corinto concesse ai romani la partecipazione ai giochi istmici; Atene non meno riconoscente li ammise ai misteri eleusini, e Roma  equiparata a una città greca.

La regina TEUTA  per compensare i danni arrecati ai romani fu costretta a cedere la regione costiera a nord dell'Epiro ed inoltre ad impegnarsi a non mettere più in mare nessuna nave da guerra.
Non passò molto tempo e il trattato non fu rispettato, la pirateria iniziò di nuovo con Re Demetrio, il successore. A Roma nel 219, persero la pazienza; nel 220 a.C. inviarono un'altra potente flotta navale punitiva (seconda guerra illirica); ma questa volta Lucio Emilio Paolo che guidava la spedizione, trattò gli illirici con molta severità e insediò sul territorio un numeroso contingente di soldati. Assunsero così il controllo dell'intera zona (l'odierna Albania). Trascorsero però pochi anni, di convivenza non proprio pacifica, e la pirateria si fece ancora più scaltra e audace.
Del resto, gli abitanti illirici che abitavano sulla costa, di pirateria vivevano. Questa era la loro unica risorsa. 
Omero già citando un popolo che lui chiama Nare-ntami, delle Alpi Di-Nare-che (si elevano in Albania con 11 massici oltre 2000 metri lasciando solo il 20% di territorio arabile) ci informa, che   questo popolo per vivere, esercitava la pirateria. Del resto la stessa  regina TEUCA sconfitta, trattando la resa con i romani, al console Centumalo disse apertamente che non era lei per nulla responsabile, né poteva impedire la pirateria ai suoi sudditi, essendo quello un loro sistema privato - e anche l'unico - per procurarsi da vivere.

Nel 167 a.C., alleandosi con alcuni macedoni ostili alla politica greca di Pisistrato, gli illirici tornarono nuovamente a preoccupare non solo i romani ma anche i greci, con ripetute azioni di pirateria sulle due coste. Furono diffidati dalle guarnigioni locali, ma risposero con  minacciose rivolte e assedi.   A controllare di fatto il territorio erano loro, e non i romani.

Roma si mosse  alla grande per la terza volta, con un'imponente forza navale guidata da ANICIO GALLO; sbarcò in Illiria, catturò re GENZIO a Scuteri, mise fine al suo regno e smembrò l'Illiria in tre distretti; mentre un'altra potente forza terrestre di soldati romani, alla guida di EMILIO PAOLO II, entrarono in Macedonia sconfissero i ribelli e catturarono nella battaglia di Pidna il loro re PERSEO. Rientrati a Roma per i fasti, il Senato  mise fine per sempre alla monarchia. Anche la Macedonia fu smembrata in quattro distretti indipendenti.

Fu quindi creato assieme all'Illiria, il Regnum Illyricum, regno vassallo di Roma.

Nel corso degli anni successivi vi furono altre vane e ulteriori piccole insurrezioni, poi un'altra, più grave, con l'uccisione di soldati e funzionari romani scatenarono un'altra grossa campagna militare contro i ribelli illirici. Registrata negli annali é quella compiuta da OTTAVIANO nel 35-33 a.C. L'imperatore romano aumentò il contingente nel presidio, ed infine nel 27 a.C. fu costituita in Provincia Senatoria con il nome di Illjricum.

Nell' 11 a.C., l'Illiria, i cui confini nordorientali si estendevano fino al Danubio di Bratislava, fu trasformata in Provincia Imperiale, poi nel 10 d.C. divisa in due province: la provincia Superiore o Dalmatia, a sud del bacino della Sava, e la provincia inferiore o Pannonia a nord.
Poco più tardi l'Illiria fu divisa ancora nelle province di Pannonia, Mesia, Dalmazia, Norico e Rezia. Durante l'impero queste regioni divennero una preziosa "riserva" di soldati; ma anche 6 imperatori nati in Illiria salirono sul trono di Roma: Claudio, Aureliano, Probo, Caro, Massimiano e DIOCLEZIANO. Successivamente su quello di Bisanzio, Costantino (nato a Nis), poi Giustino e il nipote Giustiniano (nati a Skopjie - in un periodo ancora poco elleneizzato e con gli slavi ancora lontani)

Proprio Diocleziano (245-313 d.C. nato a Spalato), con la sua Tetrarchia, regolando l'assetto territoriale, dividendo il territorio in prefetture e diocesi, iniziò a chiamare l'Illiria Diocesi occidentale e Diocesi orientale. Una denominazione fatale, che andrà veramente a dividere per secoli e secoli due mondi (Oriente e Occidente) sempre in conflitto; un disegno abbozzato da DIOCLEZIANO, ma poi terminato dal destino nel 395 d.C. (vedi) con l'improvvisa morte di TEODOSIO e per accontentare i figli, due bambini in tenera età: Onorio e Arcadio. L'impero fu diviso (l'attuale territorio iugoslavo) in due parti: il territorio a nord della Drina con la Dalmazia fu assegnato all'Impero d'Occidente; a sud della Drina all'Impero d'Oriente. Poi il destino fatale si compie del tutto nel 547.

Siamo così ritornati a GIUSTINIANO (che era - guarda caso anche lui Illirico e non di razza latina come affermano tradizioni romantiche) e  alla contemporanea invasione degli Slavi.
A loro, ora, dobbiamo ritornare, per comprendere un po' di  storia della Iugoslavia.

Ritorniamo dunque al 565; da alcuni anni c'era già una consistente presenza di Slavi nell'Illiria.  Provenivano dai Carpazi, ma non da un'unica zona, ma da diverse regioni: da Kijev, medio Dnepr, Beresina, Desna, con un ramo principale nella regione del Pripjat.
Non erano del tutto sconosciuti in occidente: gli storici Plinio, Tacito e il geografo Tolomeo li denominano Venedi, popolazioni slave stanziate lungo la Vistola, italianizzando il nome Vendi dal Wendi che i germani usavano per indicare queste popolazioni a est, la cui radice Ven-Wen ha il significato di membro di una Grande Famiglia. I nordici per indicare i Russi della zona di KIJEV (ogine degli slavi) li chiamavano  venai.   Quando da Kijev scesero in Bulgaria e poi a Bisanzio gli scrittori bizantini (Procopio e Giordane) iniziano a denominarli sklaboi e sclavi.

Non dobbiamo dimenticare che gli "Slavi" rappresentano oggi il gruppo linguistico indoeuropeo più numeroso d'Europa. Ne fanno parte gli slavi orientali (russi, ucraini, bielorussi), occidentali (polacchi, cechi, slovacchi) e meridionali (bulgari, macedoni, serbo-croati, sloveni). (E se dobbiamo dar credito a Plinio e Tacito anche i veneti di Venezia! Molti veneti famosi, conosciuti con un nome italiano, "dietro" quello, hanno un nome slavo. Il famoso doge DANDOLO, si chiamava  Jaksic. Ma a parte Plinio e Tacito, l'indipendenza veneziana é nota, secolare, celebre, ostinata e tipicamente slava.
In Italia erano insomma arrivati 2000 anni prima dei cugini, quando il paleolitici dei laghi prealpini scesi nella pianura padana nel 1200 a.C. scomparvero; ma non loro: i veneziani.
Case sui pali, in Italia rimasero solo quelle dei veneziani. E i paleolitici - oggi lo sappiamo - provenivano da una migrazione della zona della Laguna di Varna  (vedi Paleolitici e Roma nei link "Schegge di Storia"). Da Varna, risalirono il Danubio, entrarono dalle Porte di Ferro alle spalle di "Belgrado", poi scesero in Italia; alcune tribù da est, mentre altre arrivate sul Danubio dopo essere state nei laghi pealpini (Iseo, Garda, Ledro, Valcamonica ecc. ) scesero nella Pianura Padana, veronese, vicentina (Fimon), di Este, di Rovigo, poi scomparvero. Ma non a Venezia; le case sui pali non smisero mai di farle. Come a Varna, e sulle coste del Caspio, rumene, bulgare e di Kijev
Poi i cugini, "slavi" (venai) sempre da Kijev, dopo quasi duemila anni risalirono e poi scesero dalla stessa strada.

Del resto già città ribelle con i romani (ovviamente del papato romano e non dei Romani) Venezia rimase sempre estranea a tutte quelle forme di organizzazione feudale, longobarda, bizantina, poi carolingia, infine normanna, e altrettanto diversificata é la sua affermazione nell'autonomia comunale. Le lotte con la Chiesa sono notorie ed é stato il primo e unico Stato d'Europa che già nel 1500   riuscì a rendersi indipendente dalla Chiesa. Questa indipendenza poi la  perse (!?) nel 1797, ma.... come sappiamo "cova" nelle ceneri..... "di Napoleone".
Al primo disordine politico, il famoso Nord Est, la  "Serenissima" - dicono da queste parti-  l'indipendenza la "ritrova" o se la "riprenderà".

RITORNIAMO AGLI SLAVI - In Grecia, dove alcuni gruppi di slavi penetrarono per la prima volta nel 547  li chiamarono al loro apparire con il greco sklabenoi, sklaboi, sclavones, sclavi, (in italiano slavi e schiavi, e solo più tardi  usando il latino il sinonimo "servi", che in rumeno-bulgaro divenne "serb").

Dall'impero bizantino dilagarono in tutta la penisola balcanica, fino ad estendersi dalla Grecia alla Carinzia. Tra il secolo IX e il X, gli slavi raggiunsero la massima espansione nell'Europa centrale, fino in Germania ad Amburgo. Fu proprio in questo periodo, per sfuggire alla pressione dell'impero germanico carolingio, MOJMIR nel 830-846 fondò il regno della Grande Moravia (che comprendeva Slovacchia, Boemia, Piccola Polonia, Lusazia e Slesia) e si alleò ai bizantini stringendo un forte rapporto politico; ma anche religioso quando la corte di Bisanzio, tesa alla riconquista dei Balcani, inviò nella regione i fratelli CIRILLO e METODIO ad evangelizzarla. E ci riuscirono, visto che nell'874 gli Slavi, si convertirono al cristianesimo, entrando così anche nella campo d'azione religioso e politico bizantino. Più consistente il primo, solo nominale il secondo.

Crearono così, i Grandi Zupani, dei piccoli regni. Nulla a che vedere con il feudalesimo carolingio. Fortemente indipendentisti, anche se comune avevano l'origine, gli slavi non si unirono mai di fatto politicamente contro un comune pericolo: sia contro le mire dominatrici imperiali bizantine, o contro quelle che provenivano dal nord germanico e dall'est bulgaro (pur essendo quest'ultimo slavo). Ogni stirpe fatta di molte tribù, cercò di costituire regni autonomi di durata più o meno effimera.

Già nel 623 gli SLOVENI erano insorti contro gli Avari cacciandoli. Subito dopo (623-658) apparve un francese a dominare con il suo caduco "Impero di Samo" che durò poco (ma fu lui a creare il primo regno di Slavi occidentali) Poi apparve un duca di Baviera (745-788) di breve durata. Un altro franco fino al 907. Poi arrivò il periodo degli imperatori germanici, poi il potente patriarca di Aquileia e gli ex slavi dell'Impero di Samo, si piegarono, divennero vassalli i "servi" dell'Impero tedesco e dal XIII secolo fino al 1918, entrarono a far parte dell'impero degli Asburgo.

CROAZIA - DALMAZIA - ALBANIA

Anche i CROATI erano in continua lotta contro i Bulgari per non venire assorbiti. Bisanzio o per la troppa distanza o perchè aveva ben altri problemi in casa in quel periodo, pur mantenendo una autorità nominale, preferì scaricarseli, riconoscendo loro una certa autonomia, da permettere così nel 925 a TOMISLAV di proclamarsi re di Croazia; che allora si estendeva dalla Slavonia fino alla Dalmazia.
Prima le lotte delle gerarchie religiose tra cattolici e ortodossi, poi gli attacchi degli Ungheresi a nord e dei Veneziani a sud - che di fatto (prima dei cugini - secondo la tesi di Plinio e Tacito) si erano già impadroniti delle coste - fecero crollare il grande regno di Croazia-Dalmazia. Nel 1102 l'ultimo re PETER SVACIC finì ucciso dagli ungheresi di re COLOMANO d'UNGHERIA che assunse la corona di Croazia e Dalmazia che i successori conservarono fino al 1918.

I veneziani però con le buone o le cattive sulla Dalmazia rimasero; si erano estesi anche all'interno, e anche se c'era il regno di Croazia fondato da Tomislav, già nell'anno 1000 il doge PIETRO ORSEOLO II, si era assunto il titolo di Doge della Dalmazia. Poi i re d'Ungheria (non esercitando quasi più nessun potere su questa parte del loro regno) vendettero a Venezia gran parte dei territori dalmati. Il dominio veneto (quasi tutta la costa, fino al Montenegro) rimase pressoché incontrastato fino alla caduta della Serenissima nel 1797.
Venezia si era spinta anche oltre, fino a Ragusa. Qui un'altra stirpe di slavi (ma mista ad illirici) si era resa autonoma da Bisanzio. Venezia con la forza la conquistò nel 1205; vi rimase fino al 1358, poi gli abitanti di Dubrovnick scacciarono i veneziani, riconquistarono l'indipendenza e proclamarono una repubblica (che resse fino al 1808).

I veneziani provarono poi ad attaccare il cuore della vecchia Illiria (l'Albania) ma qui trovarono sempre grosse difficoltà e non solo loro. Dopo la caduta dell'Impero Romano (476) su questo territorio i bizantini esercitarono solo un'autorità nominale dividendola in tante piccole signorie locali - di fatto già esistenti da 2000 anni - e le diedero loro il nome attuale: ALBANIA. Più autorità invece, la esercitarono i bizantini sulla costa; Nicopoli e Durazzo era da secoli due grandi importanti porti.

L'interno invece, montagnoso, molto ostile, pur invaso sporadicamente da goti, ungari, avari e in ultimo...slavi, era rimasto solidamente in mano alle stirpi locali illiriche. Cioè l'unica zona (soprattutto quella interna) dove gli slavi, pur temuti da tutti, non riuscirono a fare grandi conquiste. Gli illiri albanesi, in una occasione li travolsero.
Quelli sulla costa, più volte dovettero piegare la testa, di fronte alle invasioni organizzate con grandi e potenti flotte navali. Ma se conquistare il suolo albanese era facile, rimanerci poi era difficile. Non ci riuscì nessuno. Tranne fare delle repressioni feroci e operando con una sistematica pulizia etnica, come fecero i turchi, che andavano per le spicce; ne buttarono a mare 200.000. Finito l'impero ottomano i pochi rimasti si moltiplicarono subito. Furono dolori per chi credeva che bastasse sbarcare sulla costa per poi domarli.
Non ci riuscirono nemmeno nella prima e nella seconda guerra mondiale con i cannoni puntati.

Bisanzio nel corso dei secoli inutilmente tentò di aggregare l'Albania ad altri stati. Stringendo molte alleanze matrimoniali con i vari regnanti, poi con delle divisioni, e andò anche peggio con le successioni quando si trattava di far cambiare "padrone" all'Albania; i nuovi sovrani si trovavano di fronte a grossi problemi territoriali, difficile da risolvere, spesso anche impossibile. Riemergevano compatte le vecchie stirpi illiriche.

Nel 1081 ci provò il normanno Roberto il Guiscardo, ci lasciò la vita. Nel 1230 toccò alla Bulgaria. Nel 1272 ci provarono gli Angioini con Carlo. Nel 1346 tentò di occuparla la Grande Serbia. I veneziani vi subentrarono nel 1363 cercando di conquistare Valona e Scuteri. Subito dopo nel 1366 una stirpe, i Balsa anche se locale, regnò solo fino al 1421.

Infine  (nonostante avessero in mano il vicino KOSOVO dopo la strage di serbi) i turchi tentarono per quarant'anni un invasione. Finalmente nel 1431, un imponente esercito musulmano sferrò l'attacco e occupò  l'Albania, nonostante una tenace lotta impari dell'eroe dell'indipendenza albanese, GIORGIO CASTRIOTA (in arabo Iskender Bey -noto come Skanderberg, il bey della frontiera). Era stato fin da ragazzo allevato dai turchi, ne avevano fatto un guerriero formidabile, ma quando gli affidarono nel  Kosovo i confini con l'Albania, gli tornò alla testa il sangue illirico, si trasformò in un micidiale "capitano della rivolta" di tutto il popolo albanese. Resistettero vent'anni, a Kroja fino al 1450, poi il crollo. Fu l'unica città dove poi i turchi confinarono gli Albanesi superstiti.

Questa invasione dei turchi dal 1431 al 1450, provocò con gli eccidi di massa e la pulizia etnica, uno spopolamento degli albanesi e il primo biblico esodo di massa dall'Albania. Migliaia e migliaia di barche di fortuna, piene di profughi in fuga, si riversarono sull'Adriatico, approdando soprattutto in Puglia, Calabria e Sicilia (famosa la Piana degli Albanesi) creandovi quelle comunità tuttora dislocate nel sud d'Italia. Il cui numero è valutato sui 150.000 individui. Altrettanti perirono in patria oppure nei naufragi.

Nella Geografia Mondiale del Marmocchi del 1855, Nella sezione dell'impero Ottomano, si citano gli abitanti delle città dell'Albania indicandoli come cittadini turchi. Mentre citando Kroja, (Ak-Serai in turco) é indicato come "il paese degli albanesi" con 8.000 abitanti.

Solo operando con una feroce pulizia etnica, la dominazione turca riuscì a imporre la sua presenza, che durò 482 anni.
Fino alle guerre balcaniche terminate nel 1912-13, quando alla Conferenza di Londra del luglio 1913, fu creato lo stato indipendente di Albania, il 7 marzo del 1914 nominato un sovrano, il principe tedesco GUGLIELMO di WIED. Con poca fortuna. Durò 6 mesi!

Nonostante la riacquistata indipendenza, fra le varie tribù albanesi scoppiarono sanguinose lotte intestine e una feroce ribellione contro il sovrano tedesco; il 4 ottobre 1914, Wied amareggiato abbandonò il paese.
Nel caos, ognuno appoggiando una fazione e col pretesto di riportare l'ordine, ne approfittarono per invadere l'Albania, i greci, i serbi, i montenegrini, i bulgari, gli austriaci e i francesi. L'Italia nel dicembre del 1914 occupa Valona e nel maggio del 1915 si spinge fino a Durazzo ma per le vicende della guerra deve sgomberarla.  Finchè nel giugno del 1917 mentre era in corso la guerra mondiale (con in difficoltà l'Austria) Valona divenne un confuso e molto ambiguo protettorato dell'Italia mettendo le mani in avanti temendo finita la guerra nessuna spartizione. Infatti avvenne proprio questo, Wilson aveva già deciso cosa farne. E gli albanesi pure.

Finito il conflitto scoppiarono così nuove rivolte a Valona contro gli italiani che la occupavano. L'"esercito di liberazione" del comitato di difesa nazionale albanese (forte delle "linee" di Wilson e dell'autonomia già concessa nel 1912) inviò un ultimatum all'Italia: "24 ore per sgomberare!". L'Italia respinse l'ultimatum e si preparò ad inviare altre truppe. Ma ad Ancona, un reggimento di bersaglieri pronto per essere inviato in Albania, con un ammutinamento, rifiutò di partire. L'intera città si schierò con i soldati con rivolte e barricate. Bilancio: una decine di morti e centinaia di feriti, poi nei giorni successivi scoppiarono rivolte in altre città d'Italia in segno di protesta contro l'occupazione dell'Albania. Finita la Grande Guerra, più nessuno voleva morire per Tirana. Intanto a Valona gli albanesi assediarono gli italiani.
Il 3 agosto del 1920 l'Italia fu costretta ad abbandonare l'Albania.

Nel 1925, dopo cinque anni di lotte interne, l'Albania il 21 gennaio 1925, si costituì in repubblica sotto la presidenza di AHMED ZUGU (Zoc) , il quale, con l'appoggio dell'Italia di Mussolini, si proclamò re, instaurando (si disse per giustificare poi le ostilità italiane) un regime dittatoriale. Un buon pretesto per Mussolini (con una massiccia propaganda a sfondo umanitario) per avere il consenso dall'opinione pubblica italiana e da quella piccola fazione dentro il Paese contraria a Zugu. Per invadere l'Albania. Mussolini inviò un ultimatum, ma aveva già deciso e fatta scattare l'invasione. Il territorio gli serviva soprattutto per "spezzare le reni alla Grecia".

Occupata dalle truppe italiane il 7 aprile del 1939, il 16 l'Albania é unita alla corona d'Italia, e nel 1941 (questo era l'obiettivo) fu trasformata in testa di ponte per l'invasione della Grecia; poi, Hitler, dopo aver tirato fuori  Mussolini dai pasticci dove si era cacciato, gli "regalò" per coprisrsi le spalle verso la Russia, una Iugoslavia rovente e l'Albania divenne ancora più utile per sbarcarci le truppe italiane, mandate al massacro, prima in Albania, poi in Iugoslavia. Alla liberazione partigiana, gli italiani superstiti, quelli che non erano morti in combattimento - circa 20.000 - finirono nelle foibe.

In Albania, alla fine della guerra, costituitosi un movimento di liberazione guidato da ENVER HOXA,  l'11 gennaio 1946, si proclamò "Repubblica Popolare"; presidente lo stesso Hoxa, strettamente legato all'URSS. In seguito alla destalinizzazione in Russia, l'Albania nel 1961, si avvicinò alla Cina Popolare, promuovendo nel 1968-69 una propria "rivoluzione culturale" (il 90% era ancora analfabeta) un'economia interamente collettivizzata, soprattutto contadina (il 70% del pil era agricolo). Nonostante sia stata prodigiosa l'assistenza cinese con i piani quinquennali, il livello di vita rimase il più basso di tutti gli stati europei, ma anche il più basso degli stati comunisti europei. Questo, nonostante le risorse naturali, che sono rilevanti in rapporto alle dimensioni del paese, che possiede un grande bacino petrolifero, sette miniere di carbone, sette di cromo, sei di rame e vari giacimenti di minerali di ferro e nichelio, ma quasi del tutto privo di strade all'interno e con una rete ferroviaria pressoché inesistente.

In fatto di religione l'Albania, non aveva mai aderito nel corso dei secoli alla religione cristiana d'occidente per ovvi motivi, né alla Bizantina la cui autorità politica e religiosa rimase sempre nominale; mentre quella musulmana, nonostante la dominazione dei turchi per 482 anni e oltre 2000 moschee costruite sul territorio, alla costituzione della repubblica nel 1946, l'Albania si proclamò il primo Stato ateo del mondo. Fondando anche il primo museo ateista del mondo. Chiuse tutte le moschee. Non osserva nessuna religione. Un 10 per cento afferma "ora" di essere cristiana cattolica. L'80 per cento afferma di "essere stata" Musulmana, un altro 10 per cento ortodosso.

Nel 1939 l'Albania divisa in 9 province, contava 1.105.000 abitanti. Molto ricco il bestiame: contava 1.589.000 ovini, 930.000 caprini, 395.000 bovini, 100.000 equini, 91.000 bufali, 15.000 suini, 2.000.000 pollame.

Parliamo ora della SERBIA e ovviamento ancora dell'ALBANIA

  CONTINUA  >>>>>