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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1433


GIOVANNI POI....... COSIMO DEI MEDICI
....


....a Firenze (dopo la morte del padre Giovanni, avvenuta nel 1429) di fatto era a capo del partito popolare.


La sua casata non apparteneva alla nobiltà, ma si era, partendo dal povero Mugello, guadagnata a Firenze prestigio con le attività mercantili, fino a possedere una grande banca. Proprio per quest'umile estrazione sociale i Medici erano diventati molto popolari tra i poveri anche se avevano ora tanti soldi. Vi s'identificavano, era il nuovo "spirito del tempo": "si può nascere anche poveri ma "nessuno" ti impedisce di diventare ricco".

Questa era la più importante eredità mentale che aveva lasciato Giovanni.  Non era una cosa da poco! Era una nuova filosofia di vita La predestinazione crollava, era una tutta una fandonia. "L'emulazione" , era questa che stava facendo i veri "miracoli". Il riscatto era semplice: bisognava muoversi, agire; meglio se le informazioni necessarie per le proprie attività erano ostinatamente cercate, inseguite, applicate con la determinazione. Come i Medici! Loro erano diventati il simbolo di questa ferrea volontà.
Stava nascendo quella che potremmo chiamare la "New economy" del tempo. Una economia in un senso molto allargata. Economia di mercato. Pluralismo economico (e culturale) che si nutre del confronto tra proposte diverse, sta nascendo una nuova società che realizza l'unica libertà ai cittadini, quella che li vede allineati sulla riga di partenza. Poi vincerà il migliore. Il "liberismo" non è ancora nato, ma già si va dicendo che questa libertà è per il bene di tutti.

Lo "spirito del tempo"  era quella ragione che si era prima esercitata nell'ambito di una fede religiosa, e che ora, era smaniosa ed ansiosa di tentare nuovi orizzonti, considerando ormai come un giogo quella che era (diceva, della "ragione") stata la sua provvida guida. Al mercante, che nel momento dell'impresa ardimentosa aveva invocato dall'alto assistenza e protezione, succede il signore che, sprezzante di ogni soccorso estraneo, ripone tutta la fiducia nella sua forza e nella sua ricchezza interiore. Da un po' di tempo non si pensa più all'Impero universale, predicato dai religiosi come disegno divino, nè si pensa più alla repubblica cittadina che nasce per volontà di tutti i suoi figli, ma si pensa più solo allo Stato costruito come un'opera d'arte, dall'ardimento, dall'astuzia, dalla tenacia, e perchè no? dalla  spregiudicatezza dell'uomo: il nuovo signore. 
Machiavelli deve ancora nascere (1469-1527), ma l'ambiente è già pronto alla sua "dottrina"; ci sono già quegli individui che sentono l'orgoglio delle nuove risorse intellettuali, di cui pretendono disporre senza alcuna limitazione.

Sempre odiati, invidiati, disprezzati ed emarginati dai nobili, i Medici si erano schierati dalla parte del popolo. Lo abbiamo letto nel '417, quando si opposero all'applicazione di una tassa sul popolo minuto per far recuperare i costi della guerra che era invece andata solo a beneficio dei ricchi. Ma perchè mai dovevano pagarla i poveri? 
Probabilmente fece lo stesso discorso di Mussolini all'indomani del critico primo dopoguerra; : "Le casse sono vuote. Chi deve riempirle? Noi, forse? Noi che non possediamo case, banche, miniere, terre, fabbriche, banconote? Chi può, "deve" pagare. Chi può, deve sborsare...E' l'ora dei sacrifici per tutti. Chi non ha dato sangue, dia denaro".(Il Popolo d'Italia 10 giugno 1919).

Infatti la riflessione del Medici fu anche di carattere economico, non solo sociale. Era il popolo minuto, nonostante povero ma pur sempre numeroso, a far girare il volano della piccola economia, fatta di arti e mestieri e del piccolo commercio, che in un modo o nell'altro alimentava la grande economia, i grandi importatori, quindi anche la sua banca.
In una parola, i Medici molto accorti, guardavano alla (diremmo oggi) "ridistribuzione del reddito". Se i pochi soldi in tasca ai poveri venivano divorati tutti dal fisco e sperperati, il libero mercato non solo ne soffriva, ma moriva l'intera "piccola ma importante" nuova economia che negli ultimi anni stava sostenendo la città, anzi la stava trasformando.

Vale la pena ricordare una storia del Vasari che sembra una pagliacciata, ma prova cosa stava accadendo a Firenze. DELLO DELLI, un misero artigiano da alcuni anni immigrato, tornato a Firenze ostentò (forse in un modo troppo pacchiano) la fortuna fatta in Spagna. La signoria fiorentina voleva dargli gli sproni di cavaliere per i suoi meriti. Si oppose Pippo Spano, il nobile che era tornato vittorioso dalla guerra contro i turchi; Spano era ancora legato agli onori della spada, non a quelli economici, che ovviamente disprezzava. 
Dello Delli quasi a sberleffo si recò a cavallo vestito a festa in via Vacchereccia, dove allora c'erano le botteghe degli orefici per far vedere ai colleghi quanta fortuna avesse fatto. Fu accolto a pernacchie da alcuni, ma di rimando lui fece a loro le corna con ambedue le mani. Poi se ne tornò in Spagna a continuare le sue fortune. Le pernacchie erano vere, ma le intenzione dispregiative non erano tanto sincere; molti cominciarono a pensare che l'accumulo del capitale non era solo un artificio di Belzebù, come altri volevano dipingere, cioè come il male oscuro satanico. Qualcuno cominciò a dirsi, "ma se ha fatto i soldi "quello lì", ma allora li posso fare anch'io".

Questo schierarsi dei Medici con il popolo e il piccolo ceto mercantile ormai solidamente organizzato nelle corporazioni delle arti e dei mestieri era una chiara espressione di rivalsa nei confronti del mondo feudale ancora sempre presente nelle varie istituzioni governative in una forma parassitaria altamente burocratizzata che ostacolava in tutti i modi le attività economiche e di riflesso quelle a carattere sociale (la ridistribuzione del reddito aveva appunto questo carattere! che non era puro e semplice assistenzialismo, ma era ciò che la medesima società a tutti i livelli si guadagnava sul campo delle molteplici attività, le più umili in indispensabile sinergia con le più ricche)

Purtroppo questa piccola minoranza aveva il potere, i vecchi nobili avevano in mano le istituzione, i soldati, i tribunali, e subito scesero in campo per difendere i loro privilegi dai reazionari, ricchi o poveri che fossero, ma entrambi ritenuti pericolosi.

Cosimo, ormai paladino di questi reazionari (di ideologia diremmo oggi socialista e insieme liberista - e qui viene in mente ancora il Mussolini del 1919-20-21) viene quindi accusato di attentare alle istituzioni, e di vari altri reati sovversivi e infine esiliato a Padova per 10 anni.

I salariati delle manifatture laniere (i Ciompi - diremmo oggi il proletariato più basso), erano già scesi una volta in piazza e ottennero una gestione più democratica del potere, organizzando le 3 Arti del "popolo di Dio" (tintori, farsettai, ciompi) esigendo che nelle liste dei nomi, dai quali si estraevano i partecipanti al governo, fossero inseriti alcuni cittadini appartenenti al "popolo minuto". Il tentativo fallì, perchè come al solito, la base grida solo, irrazionalmente spacca tutto, e se anche prende una fetta del potere, poi non è in grado di gestirlo. (ne abbiamo un esempio nella Rivoluzione Russa).
 
Silvestro dei Medici, con il nipote Michele di Lando, era stato esponente di una fazione popolare durante questa rivolta dei Ciompi. Anche di questo fatto (turbativo) si avvalsero gli Albrizzi per spedire in esilio Cosimo il Vecchio. 
Il fratello Lorenzo, che era rimasto al Mugello, tornò a Firenze deciso lui a fare qualcosa. Ma i magistrati avevano esteso a tutta la famiglia dei Medici l'esilio e citarono in tribunale anche lui; ma Silvestro non si presentò. Tornò in Mugello a preparare gli armati. Gli amici lo dissuasero. Ci riuscirono; prese allora i figli di Cosimo, racimolò tutto il denaro possibile e se ne andò a Venezia dal fratello. Vi rimarrà 5 anni.

(sulla congiura dei CIOMPI vedi riassunto del periodo qui)


*** Nel corso del concilio di Basilea si raggiunge un compromesso con gli Utraquisti, ala moderata degli Ussiti. Questo compromesso ha il nome di Compattate di Praga. Il raggiungimento di questo accordo scatena una guerra civile interna al movimento ussita. Gli Utraquisti ed i Taboriti si affrontano in armi nella battaglia di Lipan l'anno successivo, e questi ultimi vengono sconfitti. Tre anni dopo, nel 1436, ad Iglau, nel corso di una dieta, gli Utraquisti riconoscono Sigismondo come Re di Boemia.

*** Con la Pace di Ferrara il bellicoso Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, deve cedere Bergamo e Brescia alla Serenissima Repubblica di Venezia, che estende i suoi domini fino all'Adda ed, in seguito, fino al Mincio.


*** Dipinti del BEATO ANGELICO di quest' anno: tabernacolo dei Linaioli, ora al museo di S.Marco, si stacca dalle influenze masaccesche. Il disegno della cornice e' di Lorenzo Ghiberti, ralizzata da Jacopo di Bartolomeo da Settignano e da Simone di Nanni da Fiesole. La parte lignea fu eseguita da Jacopo detto il Papero. Le opere successive, luminose e cristalline, si pongono in alternativa a Domenico Veneziano e Piero della Francesca: Polittico di Perugia, Pala di San Marco, Affreschi della Cappella Niccolina in Vaticano. - Dipinge 4 reliquiari per fra' Giovanni Masi: 3 sono nel Museo di S. Marco (Madonna della Stella, Annunciazione, Adorazione dei Magi e Incoronazione della Vergine). - Seppellimento e Assunzione di Maria nel Museo Isabella Steward a Boston. - Deposizione per S.Trinita, ora nel Museo di S.Marco. Le 3 cuspidi sono di Lorenzo Monaco. La predella, ora nell'Accademia, con Nativita', Storia di S.Onofrio, Storia di S.Niccolo' di Bari.

*** GONZALO, un capitano portoghese, nel corso di un viaggio di ventura scopre l'arcipelago delle Isole Azzorre
Ancora sconosciute dagli europei (ma non nell'antichità) vi s'insedia e costituisce un suo piccolo regno fino a quando il Portogallo ne reclamerà la restituzione per farne una colonia Atlantica, che avrà in seguito una grande importanza strategica sulle rotte mercantili e poi in quella degli schiavi, quando prima della fine di questo secolo, verrà scoperta la rotta atlantica per le due Americhe.


ANNO 1
434



*** Crisi mistica per AMEDEO VIII di SAVOIA. Il duca si ritira a vita eremitica lasciando il ducato al figlio LUDOVICO.

*** Roma assediata da molti mesi da NICCOLO' FORTEBRACCIO si scatena una rivolta interna e viene restaurata la Repubblica Romana. Il Papa è costretto a fuggire a Ostia, ma inseguito si rifugia in Toscana.
La causa dei tumulti sono dovuti al duca di Milano contro papa EUGENIO IV; mentre il Fortebraccio alleatosi con i COLONNA ha marciato su Roma assediandola.

*** A Firenze gli ALBRIZZI, i principali esponenti del partito oligarchico che lo scorso anno avevano allontanato i Medici, subiscono una sconfitta e sono messi questa volta loro sotto processo. Il popolo sempre deciso a volere un governo della città piu' democratico e sensibile ai mutamenti sociali che sono avvenuti in questi ultimi anni, in pochi mesi hanno capovolto la situazione.
Per il popolo fiorentino, i Medici richiamati in fretta in città,  tutto lo "spirito nuovo" che la pervade e perfino l'aria stessa che si respira a Firenze, sono fortune che piovono tutte insieme sulla città di Firenze. Queste fortune s'identificheranno per tre secoli con quelle della città.

Una città che aveva un precedente in quanto a "determinazione". Il 12 SETTEMBRE del 1125 i fiorentini conquistando Fiesole e sottraendosi al loro dominio, avevano subito creato le basi per lo sviluppo della città. Firenze fino al 1000 inoltrato, era poco più di un sobborgo sulla riva destra dell'Arno. Esautorando Fiesole che l'aveva soffocata per secoli, Firenze si era subito estesa anche sulla riva sinistra ed era salita, dopo pochi decenni, da 3000 a 130.000 abitanti. La peste del 1348 aveva dimezzato la popolazione a 60.000 abitanti, ma nell'arco di pochi anni riprese lentamente a crescere, e anche se modesto fu l'incremento demografico, corrispose il periodo ad una vita politica, economica e culturale molto intensa.

Infatti, ritroviamo Firenze in questo 1434 come una delle più grandi e importanti città d'Europa; come Centro culturale non uno dei più importanti, ma l'unico. Infine per tutte quelle ragioni che abbiamo negli ultimi anni sopra esposte, sul piano economico troviamo il Fiorino d'oro come principale moneta europea. Non dimentichiamo che sia la Francia sia l'Inghilterra se volevano fare o proseguire una guerra non potevano fare a meno di rivolgersi ai banchieri fiorentini, gli unici in grado di concedere non solo crediti a lunghe scadenze, ma gli unici a possedere veramente del denaro.

Londra contava quasi 400.000 abitanti, Parigi altrettanti, ma le riserve auree di queste due grandi città messe insieme non erano neppure la metà di quelle che possedevano nelle loro casseforti le banche fiorentine. La ragione era molto semplice. Le due grandi (ma solo virtuali) potenze gestivano le risorse con le finanze di uno Stato che aveva le casse centrali ridotte a un colabrodo, con i buchi del parassitismo dei funzionari del mega-apparato; mentre a Firenze, il libero mercato, quel liberismo che gli inglesi scopriranno solo più tardi (periodo elisabettiano) era già una realtà. I soldi erano in mano e li gestivano gli operosi cittadini, e i cittadini erano i migliori gestori delle finanze e quindi dell'intera economia di una "nazione".


Se i banchieri fiorentini tutto a un tratto avessero abbandonato la vocazione capitalistica e tutti insieme scendevano in campo con i loro capitali per dedicarsi alla politica avrebbero fatto crollare prima economicamente e poi politicamente  la Francia e anche l'Inghilterra, mentre il resto dell'Italia la potevano acquistarla con gli spiccioli; compreso lo Stato Pontificio che con i fiorentini aveva sempre debiti al pari di Francia e Inghilterra.

Bologna (non un paesino qualsiasi) pochi anni prima, dai Pepoli, fu acquistata per 200.000 fiorini, e  GIOVANNI DEI MEDICI alla sua morte lasciò agli eredi nelle sue casse cento volte tanto.

La situazione vista sotto quest'ottica e in questo nuovo contesto, fece cambiare definitivamente la politica nella città fiorentina che si era già svincolata dall'ingerenza della Chiesa.

Il ceto mercantile (chiamato impropriamente popolare perchè ha dalla sua parte il popolo) era ormai solidamente organizzato e anche ben visto dal popolo; dopo la condanna di Cosimo dei Medici, tutti uniti i fiorentini  scesero in campo più forte che mai. Fu la reazione fisiologica di un organismo potente che prendeva coscienza che poteva condizionare ogni cosa; che insieme (braccia e oro) rappresentavano la più forte categoria. Chiesero e ottennero subito a distanza di solo un anno la reintegrazione di Cosimo.

Il Medici rientrato assume senza tante formalità la reggenza politica della città fiorentina e la governerà per 30 anni senza alcun titolo ufficiale. Una "dittatura" voluta e desiderata dal popolo.
Cosimo ha 45 anni. E mentre il padre Giovanni di Bicci si era servito della politica per procurarsi autorità e ricchezza, Cosimo sfrutterà largamente la ricchezza per guadagnarsi autorità e potere politico, senza usare la violenza.

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