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"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA"

ANNO 1492-1493

INIZIO ERA MODERNA
(VIAGGIO DI COLOMBO - e una breve BIOGRAFIA)



(vedi anche COLONIALISMO e COLONIE E IMPERI )

1492: E' INIZIATO e si è concluso il primo viaggio di Colombo.
convenzionalmente é TERMINATA l'età del MEDIOEVO
COMINCIA IN EUROPA con il 1493 l' ETÀ MODERNA


(vedi qui le ESPLORAZIONI e altre notizie curiose su COLOMBO)

qui la RELAZIONE UFFICIALE DI COLOMBO AL RE DI SPAGNA

Nella penisola italiana invece, le invasioni straniere portano in Italia eserciti assoldati da altri popoli, che non la lasceranno in pace per quasi tre secoli. La fine delle libertà italiane comincia fatalmente con la marcia di questi eserciti.

A iniziare é CARLO VIII, re di Francia, nel settembre del prossimo anno.
Poi un susseguirsi di guerre fra principi stranieri che combattono sul suolo italiano, se lo dividono a piacimento, lo insanguinano, lo saccheggiano, tolgono all'Italia per trecento anni il sogno d'indipendenza, e quel piccolo desiderio di rivedere le antiche glorie di un'epoca che sembra a tutti ormai molto lontana, oltre dieci secoli di esistenza grigia, e sepolti nella polvere fasti, cultura, arte, civiltà..
Riprenderemo questo periodo il prossimo anno nel 1494


Prima ripercorriamo in una sintesi  la scoperta di Colombo
e in fondo, vi rimandiamo alle scoperte che seguirono

Il 3-agosto, da Porto Palos, salpa CRISTOFORO COLOMBO con le tre caravelle, la Nina, la Pinta e l'ammiraglia Santa Maria.
Rispettivamente di 100, 140 e 200 tonnellate di stazza. Piccole se pensiamo che c'erano navi da 600-700 tonnellate (i carrak o caracche). I Galeoni solo in seguito saranno costruiti, a Venezia, tra il 1526 e il 1530 dal mastro d'ascia Matteo Bressan. Furono questo tipo di navi che in seguito la Spagna affidò la navigazione sulle rotte atlantiche, ma soprattutto per difendersi dagli attacchi dei pirati, quando le stesse navi riportavano in patria metalli preziosi.

Dopo numerosi tentativi fatti alla Corte del Portogallo e in Spagna, Colombo é riuscito a convincere i sovrani spagnoli, a finanziare ed allestire la spedizione per trovare una nuova rotta per le Indie navigando ad ovest.

Dopo 79 giorni di navigazione, il 12 OTTOBRE, approda su un isoletta delle Bahamas (S. Salvador); poi sbarcherà a Cuba e Haiti.
Colombo non sa, nè lo saprà mai (ma questo non lo sappiamo noi)  di aver scoperto un nuovo continente. Ci sono molti dubbi a tale proposito. Dopo il primo, e dopo altri tre viaggi, Colombo era perfettamente a conoscenza quanto distava la Spagna dalle Indie. Con tutte le notizie sulla sfericità della Terra ancora dai tempi di Eratostene, la distanza che doveva esserci per raggiungere le coste della Cina non quadrava con quelle effettivamente percorse, pur mettendo in conto i grossolani errori degli empirici conta-miglia installati sui velieri.

Apparirebbe singolare che Colombo e alcuni geografi e cosmografi del tempo non sapessero che le terre scoperte non potevano essere quelle dell'oriente. Mancavano ancora diecimila chilometri, settemila miglia marine; anche dopo aver fatto superficiali e affrettati calcoli. Mentre Colombo ne aveva percorse solo tremila.
Inoltre appare molto strano un'altra coincidenza: se davvero avesse pensato ai reami delle Indie, Colombo prima di partire. non avrebbe chiesto governatorati, per sé e i suoi eredi.

Ripartiamo dall'inizio.....dell'avventura!

CRISTOFORO COLOMBO

Cristoforo Colombo nacque a Genova, probabilmente nella casa dell'Olivello, vicino a Porta S. Andrea, fra l'agosto e l'ottobre 1451, primo figlio di Domenico, lanaiolo e di Susanna Fontanarossa. Ebbero altri tre figli, Giovanni, Bartolomeo e Diego.

Il padre di Colombo, verso il 1470 si trasferì con tutta la famiglia a Savona. Avviò i quattro figli all'arte della lana poi facendo poco affari, avviò i figli al piccolo commercio marittimo e questi abbandonarono definitivamente Savona. Cosicchè le condizioni finanziarie di Domenico peggiorarono, anche quando il figlio era già diventato famoso.
Nel '494, rimasto solo, Domenico chiuse bottega a Savona e rientrò a Genova. Qui possedeva due case, che dovettero essere vendute, ma non furono sufficienti i soldi per pagare i debiti. Alla fine del  '94 Domenico morì indebitato e povero.

Nel periodo nero di Savona, i figli quasi tutti intorno ai vent'anni cercarono di rendersi indipendenti. Il primo ad abbandonare la famiglia fu Bartolomeo, s'imbarcò dandosi per molto tempo alla navigazione. Il Portogallo era la meta prescelta dai navigatori liguri per i commerci che vi si svolgevano. Bartolomeo viaggiando molto, si appassionò così tanto alla cartografia allora usata, che presto iniziò ad essere così esperto da fornire alla marina dello Stato portoghese le ricercatissime carte nautiche. Divenne un lavoro ben pagato tanto da decidere di fare solo quello, e smise di navigare prendendo nel '72 la residenza a Lisbona. Questa passione lo trascinò a fare ricerche, a scoprire vecchie carte, testi, relazioni di naviganti. Mano a mano che scopriva questo "mondo" sommerso nei testi storici, che però riportavano geniali intuizioni, le folgorazioni furono così tante che sopraggiunse la passione per l'ignoto e i sogni fantastici.

Anche CRISTOFORO, quand'era partito il fratello da Savona, vedendo le disastrose condizioni economiche del padre lo aveva imitato; si era imbarcato anche lui - non sappiamo con quali funzioni, ma non avendo molti studi, probabilmente mozzo- compiendo alcuni viaggi nei porti del Mediterraneo allora possessi genovesi, come Scio e Chio. Infine nel '74 lasciò la Liguria e si trasferì a Lisbona, raggiungendo così il fratello.

La passione di Bartolomeo fu subito trasmessa al fratello, e i sogni fantastici pure, però con un Colombo più deciso a realizzarli, fino al punto che cominciò a progettare l'impresa ritenuta una pazzia, quella di raggiungere le Indie via ovest. Ma dove trovare i mezzi? Colombo convinse il fratello di proporre l'impresa a Enrico VII re d'Inghilterra o alla corte francese.
Bartolomeo, sappiamo, partì per l'Inghilterra, portando in regalo al re perfino un suo planisfero, ma si attardò così tanto che Colombo, sempre più deciso a realizzare l'impresa, prima del suo rientro, aveva illustrato l'impresa sia alla corte del Portogallo sia in quella Spagnola, e ricevuto da quest'ultima i finanziamenti, aveva già allestito la spedizione ed era partito.

Ma ritorniamo al suo viaggio a Lisbona nel 1474. Dopo il suo arrivo, la passione comunicatagli dal fratello lo portò a frequentare un cosmografo; tra un disegno e una carta nautica conobbe sua figlia, se ne invaghì e nel 1479 prese in moglie Felipe Moniz, figlia appunto di Bartolomeo Parestrello, di professione cosmografo e capitano colonizzatore di Porto Santo, dove aveva raccolto mappe, portolani, antichi libri greci e arabi, appunti sulle rotte atlantiche delle coste africane, di Madera, e delle Azzorre; quest'ultima una importante base per tutte quelle gelose scoperte fatte dai portoghesi in Atlantico. L'infante Re Enrico fu chiamato proprio "il navigatore", anche se lui non navigava. 

Tra il '74 e il '79 Colombo aveva nel frattempo compiuto un viaggio in Inghilterra, si era recato poi a Madera, a Porto Santo e molto probabilmente aveva navigato intorno all'Africa occidentale, sino alla Guinea.
E proprio a Porto Santo aveva conosciuto Parestrello. Fino a quel tempo Colombo non aveva avuta alcuna istruzione scientifica, ma solo quella fornitagli dal fratello oltre la sua esperienza di un paio d'anni come semplice marittimo. Con Parestrello invece si formò la sua cultura cosmografica e geografica; e diventato suo suocero non si limitò a fargli leggere carte nautiche ma i classici, Eratostene, Plinio (Storia naturale), Pausania, Zacuto, l'opera del card. Pietro d'Ailly ( Imago Mundi e Piccolomini (Pio II Historia Rerum) che avevano trattato l'argomento con le concezione della distribuzione di terre e mari. Alcune errate, altre esatte ma Colombo queste ultime a quel tempo non lo poteva certo sapere: erano solo intuizioni, alcune sempre rifiutate, altre del tutto sconosciute. A Porto Santo ci rimase due anni; e oltre che aver l'Atlantico davanti, in casa aveva una raccolta impressionante di carte, di pergamene di libri. Morto il suocero la suocera gli donò tutto.
Ma l'osservazione più preziosa che fece Colombo sull'isola, fu quella di riscontrare, che il vento costantemente spirava da ponente verso levante.

Anche il racconto di Marco Polo gli accese la fantasia e gli fece nascere il desiderio di giungere al mitico Cipango o Zipungo per la via d'occidente.
Non abbiamo testimonianza di Colombo, se lesse anche le scoperte, a proposito dell'oceano Atlantico (e di una terra al di là del mare) fatte dai Cartaginesi, dagli Scandinavi, dagli Irlandesi, dai Normanni, dai fratelli Zeno. Sappiamo solo che ebbe molti contatti con Toscanelli e il Cardinale Martines, e questi sappiamo che tutte queste scoperte le conoscevano benissimo, e sapevano anche quant'era la circonferenza della Terra.
A Lisbona infatti Colombo conobbe il dotto canonico: FERDINANDO MARTINES (o Martins) il quale fin dal 1474 era stato in corrispondenza con PAOLO dal POZZO TOSCANELLI, reputatissimo cosmografo fiorentino che aveva ideato un ardito piano di viaggio transatlantico.

Colombo, ormai entrato dentro nel firmamento della cosmografia tramite il suocero Parestrello, e con le notizie di Martinez, chiese al Toscanelli una copia della lettera inviata nel '474. Toscanelli non solo gli spedì la lettera, ma aggiunse anche una carta geografica nautica dandogli altri consigli, altre notizie nel frattempo venute a sua conoscenza, oltre a dargli incitamenti calorosi.
Colombo in base a questa carta ne disegnò un'altra grande, probabilmente ne aveva bisogno per mostrare la situazione delle terre e dei mari al di là di Gibilterra e poter convincere i finanziatori dell'impresa o per i contraddittori degli increduli. (La carta nautica, disegnata da Colombo é oggi conservata alla biblioteca naz. di Parigi, fu riscoperta solo nel 1924. ).
A quel tempo governava il Portogallo re Giovanni II. Era anche lui un appassionato di avventure marittime; Colombo infatti a lui si rivolse.
Progetto ardito, straordinario, ma nonostante il fervore di Colombo nel presentarglielo, il re pur entusiasta, non osò andare oltre le sue impressioni e la sua passione, nominò quindi una commissione per valutarlo.
La commissione, composta da vecchi capitani, studiò il progetto, ma conservatrice, diffidente e anche superstiziosa com'era la commissione, esaminando quelle carte con lo scarso appoggio delle nozioni geografiche di allora, concluse respingendo il progetto, perché a suo giudizio "ineseguibile", null'altro che una "fantasticheria".

Colombo non si disanimò per questo, anzi decise di offrire il progetto alla Spagna, e nello stesso tempo, col medesimo intento, inviò il fratello Bartolomeo alla corte d'Inghilterra, e qualora da Enrico VII il progetto fosse stato respinto, di rivolgersi alla corte di Francia.

Di entusiasmo per il suo progetto negli ultimi anni Colombo ne aveva molto, ma anche afflitto da un periodo di amarezze. Nel '486 era padre di famiglia, gli era morta la moglie, e non aveva nemmeno i mezzi per fare il viaggio in Spagna che seguitava a rimandare. Fu proprio per queste ristrettezze economiche che decise di lasciare Lisbona e stabilirsi a Cordova. Il caso (o altro?) volle, che in quel periodo per intensificare la lotta ai mori e agli ebrei, la corte si era insediata proprio a Cordova. Colombo ebbe qualche contatto con alcuni influenti personaggi per poter essere ricevuto dai sovrani e ci riuscì (ma c'è nell'ombra un grosso finanziere, Alfonso de Quintanilla- ebreo ma non espulso; forse per le sue ricchezze?) Fu così presentato a Ferdinando di Spagna e alla consorte regina Isabella.

Esposto l'audace piano ai sovrani, a poco a poco riuscì ad incontrare più volte la regina e a convincerla. Isabella incaricò il suo confessore De Talavera di discutere l'ardita proposta. Mentre Ferdinando più freddo, a Salamanca, riuniva anche lui una commissione di esperti, scienziati, navigatori, dotti domenicani che però non concluse diversamente dalla commissione portoghese.
L'oscurantismo religioso ebbe anche qui la sua parte. Colombo nell'esporre la sua idea, doveva vincere il sospetto che il suo progetto non contenesse opinioni incompatibili con la concezione della forma della Terra, quale é descritta nella Bibbia, cioè piana, e non rotonda, com'egli asseriva.
C'è da dire che a Lisbona non c'era scienziato, geografo, matematico o anche semplice marinaio che non fosse entrato nell'idea di una terra rotonda. Ma un conto era pensarlo, un altro dirlo in giro.

La personalità religiosa di Colombo, non è mai stata approfondita. Forse potremmo scoprire, perché poi ci furono tante ostilità nei suoi confronti, e anche perché si ostinò a non accettare l'idea che le terre appartenessero ad un nuovo continente.

Sappiamo poco, ma conosciamo una sua citazione, dove afferma che "lo Spirito Santo opera in cristiani, giudei, mori e altri di ogni possibile setta" (la sua sigla era proprio XMY, cristiani, mori, giudei) un'affermazione fortemente eretica la sua nella Spagna di questo periodo (che abbiamo appena letto). L'inquisizione, stava massacrando da dodici anni per queste eresie, e anche per molto meno, bruciava sul rogo sia ebrei che mori. Stava compiendo la più grande "pulizia etnica" mai avvenuta prima e dopo in Europa.
Alcuni affermano che Colombo era legato ai Templari, antidogmatici, che cercavano - aiutando lui - di vendicarsi dei roghi (fatti con gli avalli papali), un appoggio non tanto disinteressato, ma concesso per distruggere la visione dogmatica su cui la Chiesa fondava la sua autorità e dottrina. E' certo un mistero il perché le vele delle tre caravelle di Colombo avevano bene in vista la croce templare; nessuno ebbe da ridire in anni così spaventosi; ma un motivo ci doveva pur essere. Lo "sponsor" era abbastanza chiaro a tutti. Ma in seguito non se ne parlò più.

Altri affermano che l'impresa fu possibile anche per il concorso degli ebrei, per via dei forti finanziamenti, anche se questi apparentemente uscirono dalla corte di Ferdinando "il Cattolico". C'e' forse l'appoggio di papa Alessandro VI? Proprio lui che guida l'inquisizione spagnola nell'espulsione degli ebrei? Tutto è possibile; era un Borgia! nipote (da parte di madre) del precedente  Papa Callisto III (Alonso Borgia 1378-1458), nativo di Canais, nella Spagna, Catalana, Aragonese e che quando salì sul soglio pontificio nel '55, gli ebrei aragonesi lo indicavano non col nome Alonso Borgia, ma Alonso Borja, ed era l'arcivescovo di Valencia,  più noto con il nome di Aharon Cybo, che era il nome di una famiglia  smaccatamente ebrea. Qualcosa quindi non quadra, e il mistero s'infittisce.
Anche curiosa e singolare - subito dopo la scoperta- quella immediatezza di Papa Borgia nel tracciare la famosa "riga" Inter Caetera (ne parleremo più avanti).

La superstizione anche questa bisognava combatterla per vincere il terrore che incuteva l'Oceano tenebroso, come si chiamava allora l'Atlantico; poi bisognava distruggere pure la credenza della zona torrida - dove -affermavano alcuni reduci di quei viaggi- non si respirava più. Le leggende marinare (portoghesi) le avevano costruite ad arte e le avevano messe in giro, forse per non far scoprire alcune rotte che solo pochi capitani portoghesi conoscevano. All'equatore c'erano già stati parecchi, compreso Colombo, perché abitava a Lisbona, ma le rotte sulle coste africane erano di pertinenza solo portoghesi, e in quelle rotte loro non volevano intrusi.
La leggenda riporta che alcuni personaggi nella commissione affermarono che il progetto di Colombo, poteva solo uscire da una mente malata. Non se ne fece più nulla. Tutti i contatti col sovrano e anche con la regina s'interruppero.

A consolarlo in questi giorni, una dolce figura, una giovane spagnola, Beatrice Henriquez, che gli diede anche un figlio, Don Fernando (il suo biografo!)
Dall'Inghilterra nessuna notizia del fratello. Sfinito, lacero e affranto Colombo decise di tentare l'ultima carta, recarsi lui in Francia. Giunto a Palos, rimasto senza nemmeno i mezzi per vivere, chiese qualche piatto di minestra al convento di Santa Maria della Rabida. Il fato ci mette lo zampino? Forse. Nel convento il padre guardiano, don Juan Perez, non era un semplice monaco, era stato un tempo il confessore della regina Isabella. Lo ascoltò con attenzione, e con le sue conoscenze geografiche apprese in convento, il progetto di Colombo non gli sembrò affatto quello di un folle, si offrì così di intercedere per lui presso la sovrana. In un momento molto particolare e favorevole.
La Spagna stava celebrando in quei giorni la definitiva "Reconquista".

Era il 2 Gennaio del 1491. A Granada, assediata da 80.000 soldati, cadevano le ultime due fortezze degli arabi, e l'ultimo sultano musulmano si arrendeva. Per la Spagna terminava la "guerra dei mori". Le feste a corte (e quelle religiose) si sprecarono. Isabella libera da ogni altra preoccupazione decise di ascoltare JUAN PEREZ e di promuovere la vagheggiata spedizione. Il 17 aprile Colombo già sottoscriveva i patti coi Reali Spagnoli, mentre si allestivano per lui le tre caravelle.

Nominato Ammiraglio del Grande Oceano, il 3 agosto Colombo salpava da Palos.
Con lui il mastro cartografo Giovanni de la Cosa, il fratello Francesco, due bravi capitani Alonso Pinzon sulla Pinta, Vincenzo Pinzon sulla Nina, e 90 marinai come "compagni d'avventura". Solo la Santa Maria ne aveva 50, le altre due caravelle ognuna 20.

Dopo 12 giorni giunsero alle Canarie, il 7 settembre ripresero il viaggio. Dopo altri 30 di navigazione, la Terra promessa da Colombo non appariva. La leggenda narra che ci fu l'ammutinamento di alcuni marinai. Il Giornale di bordo di Colombo non ne fa menzione, ma qualcosa accadde: ad un'attenta osservazione del diario, traspare inoltre una velata inquietudine. E vi appare anche un inferiore  riporto del numero di miglia percorse per non allarmare troppo gli equipaggi. Era sì inquieto tuttavia era determinato, anche perchè tornare indietro sarebbe stato un suicidio.

Finalmente all'alba del 12 ottobre, scorse la Terra. Sbarcò in una delle isole Lucaie cui dette il nome di San Salvador. Il 15 approdò ad un'altra isola, S. Maria, il 16 alla Grande Exuma, il 28 scoprì le isole poi dette delle Grandi Antille, ed il 6 dicembre nell'isola di Haiti che chiamò Hispaniola.

RITORNO IN SPAGNA

Partito da Hispaniola il 16 gennaio 1493, dopo una tempesta nelle Azzorre, rientrò a Lisbona e poi a Palos, ove sbarcò il 15 marzo.
La relazione del viaggio che pubblichiamo in altre pagine è appunto del 15 marzo 1493

Grandi trionfali accoglienze a Barcellona. Solennemente ricevuto dai sovrani lo elessero Nobile, Grande Ammiraglio dell'Oceano, Vicerè delle Indie, con diritti e titoli trasmissibili agli eredi.

La scoperta e l'ardimentosa traversata sulle terre che si reputavano far parte dell'Estremo oriente, si diffuse in un baleno in tutto il mondo. Al grande ricevimento alla corte di Barcellona era presente PIETRO D'ANGHIERA, e fu lui a leggere la notizia ufficiale del resoconto del viaggio; lo fece con tanto entusiasmo, poi volle commentare ed aggiunse anche d'altro oltre la notizia, disse che sospettava che non si fosse raggiunto il lembo più orientale dell'Asia, ma scoperto un NUOVO MONDO.
Non ci fecero tanto caso, ma la coniazione delle "nuove terre" era ormai cosa fatta; ma perchè lo fossero di fatto ci sarà da attendere qualche anno per confermarlo.
Intanto Colombo e altri restavano ostinatamente fermi nella credenza di essere giunti nelle indie; e sempre fermi anche quando altri si avventureranno verso nuovi lidi e scopriranno e daranno il loro nome al "Nuovo Continente". Amerigo Vespucci nel 1499 toccherà il Brasile, mentre Caboto sfiora un lembo dei futuri Stati Uniti.

Ma siamo sicuri che nessuno lo sapesse fin dal primo giorno che era un nuovo mondo? E siamo anche sicuri dell'ostinazione di Colombo a non credere che lo fosse?. Come poteva Colombo ignorare Eratostene proprio ora, e dov'erano i 110-120 gradi che mancavano? Era sincero o fu bloccato dall'alto? Si voleva forse dar tempo agli spagnoli (a Ferdinando "il cattolico") di conquistare tutto il Nuovo Mondo?

Per dare questa risposta ritorniamo alla curiosa "riga Inter Caetera" del Borgia, che divideva l'Atlantico longitudinalmente esattamente al centro e quindi il mondo in due, ma tutto a favore della Spagna. Ai portoghesi fu lasciato quasi nulla; solo acqua, le Azzorre, le Canarie, Madera e le isole di C. Verde che possedevano già. La riga lambiva appena appena la "gobba" del Sud America. Neppure un Machiavelli avrebbe mai pensato a una riga così partigiana. Si ha proprio quasi l'impressione che Borgia sapesse esattamente cosa c'era di là della riga. (l'attuale meridiano 40° di long.) 

IL 25 SETTEMBRE 1493 Colombo, compie il 2° viaggio verso l'America con diciassette navi; raggiunge Puerto Rico nelle Nuove Antille. Il 3 novembre é nelle isole Dominica, scopre poi nel corso di una lunga esplorazione, le isole Caraibi, Giamaica, Maria Galante, le Vergini, S. Cristoforo, Guadalupa, le Trinità. Siano così arrivati al 1496
Intanto i malevoli, invidiando la gloria dell'Eroe, lo calunniano di volersi fare Signore assoluto delle terre scoperte, ed inducono i Sovrani di Spagna ad ingiungergli di sospendere il corso delle sue esplorazioni e di far ritorno in Europa. Colombo ubbidisce e, presentatosi ai Monarchi, dimostra false le accuse.

Il 30 MAGGIO del 1498, Colombo riparte per il 3° viaggio. Questa volta il 5 agosto raggiunge davvero il Nuovo continente. Scopre l'Orinoco, la costa occidentale dell'America del Sud (Colombia), e vi fonda la città di Cartagena. Di nuovo calunniato, nel novembre del 1500, é ricondotto in Europa, carico di catene, ma riesce ancora a dimostrare false le accuse.

Il 9 MAGGIO 1502, Colombo riparte per il suo 4° viaggio. Esplora le coste orientali dell'America Centrale. Senonchè, per le malattie, i patimenti e le amarezze procurategli dai compagni, decide di ritornare in Spagna. Intanto, Isabella, la sua protettrice, era morta. Ferdinando il consorte, sopraffatto da maligne insinuazioni, gli negava i diritti che gli spettavano in virtù dei patti stipulati.
L'Infelice affranto dalle fatiche, dai disinganni e dal peso delle sventure, muore in Valladolid, il 20 maggio 1506.

PER LE ATRE ESPLORAZIONI AVVENUTE IN CONTEMPORANEA 
E SUCCESSIVAMENTE ---  VEDI QUI 

inoltre

qui la RELAZIONE UFFICIALE DI COLOMBO AL RE DI SPAGNA

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NOTE VARIE - Al ritorno dai viaggi, fra le altre cose, Colombo portò con se in Europa grani di mais (che gli inglesi coltiveranno come mangime per darlo ai tacchini=turkey, a questi animali da cortile anch'essi provenienti dal nuovo mondo. In seguito si darà al mais quello strano nome grano-turco che però non ha proprio nulla a che vedere con i turchi, ma con i "tacchini".

IL MAIS (quindi il granoturco) sarà coltivato inizialmente in Europa ed esclusivamente per le bestie. Solo durante le grandi carestie del 1800, per la sua alta resa, si iniziò a consigliarne la coltura (si usarono i parroci nelle campagne per diffonderne la produzione) per soddisfare la grande richiesta di cibo delle popolazioni povere. Se ne fece poi così grande uso come unico cibo per sfamarsi, ma il cereale essendo carente di alcune importanti vitamine, necessarie all'organismo, causò per più di un secolo, uno dei più grandi flagelli europei nell'alimentazione nella povera gente: la pellagra (ne parleremo a suo tempo)

1492: La scoperta del Nuovo Mondo -  Questa data, è di rilevante importanza anche per Venezia. Il viaggio di Colombo, volto a scoprire il Levante navigando a Ponente, inaugura una lunga serie di grandi spedizioni navigazioni oceaniche, in particolare la circumnavigazione dell'Africa compiuta da Vasco da Gama, che consente ai Portoghesi di raggiungere per mare i luoghi di produzione delle spezie, realizzando notevoli vantaggi rispetto ai mercanti veneziani, abituati ad esserne riforniti attraverso lunghi e spesso insicuri percorsi terrestri. Non che questo abbia costituito, come troppo spesso si suole ripetere, la rovina per la città lagunare.
Infatti per tutto il XVI secolo, e anche oltre, l'economia veneziana continua a prosperare, pur battendo cammini che (con la sola eccezione dell'editoria che registra in laguna una delle sue produzioni più alte) sono abbastanza diversi da quelli seguiti, in generale, dal mondo moderno. Per non citare che due esempi, a Venezia si insiste nella produzione di tessuti di altissima qualità e quindi di alto costo (con un mercato molto ristretto), mentre si diffonde in tutto il mondo civilizzato la confezione di generi d'abbigliamento di tipo medio-basso; inoltre si cerca di snellire e di ammodernare, sull'esempio degli Olandesi, le costruzioni marittime. Ma, soprattutto, a Venezia, si assiste -con inizio del 1404- a un gigantesco trasferimento di capitali dal mare alla terra (fino a Bergamo)  attraverso le bonifiche di terreni paludosi promosse dal patriziato veneziano, anche se  una fazione  in città, quella del "partito del mare" contrasta il partito dei "terricoli", timoroso il primo che questa operazione -di travaso di capitali verso la terra ferma- potesse arrecare danni all'integrità dell'economia della Laguna, tutta a vocazione marittima da ormai cinquecento anni. "Lassemo le cose come le sta" soleva dire un doge.

Del resto le "avventure" sulla terra ferma, in certi casi si erano concluse con dei grandi fallimenti. E quando invece andarono bene, l'espansionismo veneziano mise in allarme gli altri stati che si coalizzarono tutti contro la Serenissima. Solo la Lega Cambriai del 1509 riportò un po' di pace con alcuni compromessi. Alla fine di sette anni di rovinosa guerra - che mise perfino a rischio l'esistenza stessa della Repubblica- si ristabilì il dominio di terraferma fino all’Adda, quale rimase fino alla fine della Repubblica. 
Ammaestrata dall'esperienza, la città dogale, a partire dal 1525, manterrà una saggia neutralità nella situazione di conflittualità internazionale creata dallo scontro fra gli Stati europei. Positiva questa neutralità per la pace interna, ma troppo isolazionista e inerme, fino a un punto che non riuscì poi a conservarla (non avendo alcun alleato) di fronte all'attacco napoleonico, a quello successivo austriaco nel 1848, e per una fazione (quella che voleva ritornare all'indipendenza della Serenissima) fu nefasto anche l'Unione all'Italia sabauda.

*** Con la Pace di Senlis Carlo VIII Re di Francia interrompe momentaneamente le ostilità con gli Asburgo sull'eredità borgognone per avere mano libera nella discesa in Italia che compirà l'anno successivo. In particolare rinuncia ai suoi diritti sulla Franca Contea e sull'Artois. Nonostante questo la politica europea dei prossimi tre secoli sarà contraddistinta dall'ostilità tra la Francia e gli Asburgo.


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