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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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PERIODI STORICI
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PERSONAGGI
E PAESI

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

vedi anche dello stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1556



*** Forse umiliato, forse perdente nel morale, o forse stanco, l'imperatore CARLO V abdica dal trono di Spagna, che affida al figlio FILIPPO II, lasciandogli il gravoso compito di risanare un impero che sta scivolando verso un disastro economico irreversibile. Poi in settembre rinuncia (ma erano queste  nelle condizioni della pace di Augusta) anche al trono imperiale "romano"-germanico, lasciandolo al fratello FERDINANDO, che a sua volta lo ha già destinato al figlio MASSIMILIANO.

Troppi gli impegni militari di Carlo, ininterrottamente ostinato in una guerra franco-asburgica guidata personalmente per 35 anni.
Così  alla fine di questo lungo percorso (a 16 anni era già re di Spagna, a 19 imperatore) arrivò spiazzato a un complicato conflitto religioso che gli ha creato un monaco a Worms. Carlo reagì con Lutero, con i protestanti, poi, sconfitto più volte, sul campo e nella dialettica, organizzò incontri, diete, concili per evitare a tutti i costi che i conflitti religiosi ostacolassero i suoi progetti di restaurazione imperiale; cercò perfino di esercitare pressioni sui papi addirittura chiedendo una fortissima inquisizione in Germania; ma fu inutile, forse  se fosse stato in vita il suo precettore Adriano VI, l'avrebbe accontentato, ma purtroppo morì subito dopo lo scontro con Lutero.

Agitarsi tanto non servì a nulla! La Germania non era la Spagna che si stava (la corte e l'apparato amministrativo) crogiolando in una ricchezza transitoria. Quando fu chiaro che i protestanti non avrebbero partecipato al concilio di Trento, Carlo V, diede il suo colpo di coda scendendo in guerra con la Lega Smalcalda. Ma anche la vittoria a Muhlberg fu inutile. Quando i protestanti costituirono un'alleanza addirittura con la cattolica Francia di ENRICO II, e dopo la Pace di Augusta che smembrava quello che c'era ancora rimasto di sano (Paesi Bassi e Italia) CARLO V decise di abdicare, ritirandosi in un convento, dove morirà subito dopo, nel '58 all'età di soli 58 anni, dopo aver regnato e dominato per 37 anni. Una fine ingloriosa, messo al tappeto da un monaco che usò la parola meglio delle sue armi.
Che sconfitta per un imperatore guerriero!

Con le guerre ad ogni costo, con i troppi debiti, con la troppa dispersione di incarichi, e quindi il saccheggio delle risorse nel Paese con tutti i macchinosi e contorti apparati amministrativi, il regno di Carlo V finiva con le casse completamente vuote e una montagna di debiti, nonostante l'esasperato fiscalismo dei suoi esattori, incuranti dei suoi problemi e dei suoi rovesci militari.
Un suicidio finanziario, nonostante le ricche entrate dal nuovo continente e la nuova tecnica della raffinazione dell'argento (col mercurio - amalgama) adottata in Messico che aveva permesso di riempire le casse erariali. Ma con la corruzione, le ruberie, l'amministrazione disonesta diffusa, e con le enormi e incontrollate spese militari, anche queste ricchezze piovute dal cielo non furono in grado di saldare neppure i grandi prestiti avuti da Enrico V per salire sul trono, erogati dai potenti banchieri tedeschi, i Fugger; un debito che era arrivato con gli interessi, a una montagna di denaro da riscuotere. Per non perdere tutto, cioé le "esattorie" della corona che gestivano, furono costretti i Fugger ad accontentarsi di diluire in tempi lunghissimi i rimborsi delle annualità.

Purtroppo, FILIPPO II, salito sul trono, prima iniziò a non pagare i creditori in Spagna, poi fece la stessa cosa nei Paesi Bassi, ed infine volendo agire nello stesso modo con i Fugger, il contrasto con gli erogatori di denaro per le sue spese si fece ancora più pesante e critico. Non pagando i debiti, non ricevette più nulla, i Fugger iniziarono così a trattenersi le tasse erariali che avevano in appalto.

Non ha altre alternative Filippo II, che svendere alcuni possedimenti. In ITALIA, ai Farnese restituisce Piacenza, a Cosimo dei Medici riconsegna Siena, lungo la costa toscana fraziona paesi e città in un effimero Stato dei Presidi. E nei Paesi Bassi dove ha messo la sua residenza spolpa con le tasse fino all'osso i cittadini.
Ciononostante, sta fantasticando come suo padre, vuole iniziare una nuova guerra contro la Francia coinvolgendo l'Inghilterra.

*** Il monaco THEVET di ritorno dal Brasile porta con sè in Spagna le prime piantine di tabacco. Viene usato come medicinale e venduto solo in farmacie. JEAN NICOT un ambasciatore francese in Portogallo, con la passione della chimica, fra quattro anni - nel 1560 - ne invierà in Francia alcune piantine e nello stesso tempo ne scopre le proprietà e darà il suo nome alla principale sostanza contenuta la NICOtina.

ANNO 1557


*** Quello che molti in Europa temevano, si avvera anche senza l'alleanza tedesca e anche se FILIPPO II non ha un soldo in cassa. Con un'ambigua dichiarazione di guerra alla Francia, il 7 GIUGNO la regina MARIA TUDOR, consorte di Filippo II, dichiara guerra alla Francia, affermando che l'Inghilterra si é alleata alla Spagna.
Questa mossa non passa inosservata ai sudditi inglesi, anche tra gli stessi sostenitori di Maria. Infatti questa subalternità agli spagnoli (prima commerciale ora anche quella politico-militare) non piace proprio agli inglesi, e se molti non ci avevano pensato prima, la realtà li porta a prendere coscienza che di questo passo l'Isola - con gli spagnoli un tempo rivali - rischia di trasformarsi in una  colonia asbugica , dove prendere i soldati,  comodi per i loro progetti continentali.

*** A dargli una mano ci si mette anche un SAVOIA, il duca EMANUELE FILIBERTO. Approfitta dell'assenza dell'esercito francese comandato dal duca di GUISA, e - dicono i panegiristi savoiardi - "colse un'importante vittoria il 10 agosto alla battaglia di San Quintino". In effetti, era un presidio sguarnito di francesi, presi a tradimento, non aspettandosi ne il Guisa, né ENRICO II di Francia, nè un intervento di un Savoia come comandante delle truppe asburgiche, anche se i voltafaccia dei Savoia, Enrico doveva già conoscerli perché recenti. Nel 1495 aiutarono i francesi ad entrare in Italia per combattere i tedeschi, poi divenuto duca Emanuele Filiberto, aveva trovato più conveniente passare dall'altra parte della barricata. Ora lo troviamo Filiberto a fare l'eroe nei campi delle retrovie francesi mentre il vero esercito è lontano.

*** Papa Paolo IV, non si comporta meglio! Nel '56 aveva istigato ferocemente ENRICO II contro gli Asburgo, e contro gli Spagnoli per riprendersi Napoli con l'intenzione di costituire uno stato autonomo. Poi scesi i francesi in Italia lo scorso anno in dicembre - per invaderla, il papa dopo che le sue truppe avevano subito alcune banali sconfitte dagli spagnoli, a settembre, stipula con loro una pace.
Al comandante Guisa, con il suo potente esercito, non resta che nuovamente riattraversare le Alpi che aveva appena disceso.

*** PALESTRINA musico papale, dedica la sua celebre prima Missa Papae Marcelli al papa deceduto, ma sul soglio c'è ora PAOLO IV, che adirato lo allontana perchè viene a sapere che è sposato. Aveva appena pubblicato la bolla Motu proprio, indirizzata al clero, ai cappellani e ai cantori, ribadendo formalmente l'assoluta osservanza del celibato, oltre che proibire ai musicisti di comporre musica profana.
Palestrina allontanato dalla Chiesa, proseguirà il suo lavoro di musicista e pubblicherà fra breve la sua prima raccolta di madrigali molto popolari.

*** A contribuire nella musica, anche se fortemente osteggiato da Roma, troviamo NICOLA VICENTINO. Oltre che autore di un trattato di musica rifacendosi ai greci scrivendo L'antica musica ridotta alla pratica moderna, segue proprio quei trattati antichi e costruisce due strumenti: un arciorgano simile a quelli in uso a Costantinopoli prima di Costantino, mettendoci 126 tasti e ricavandoci i tre generi musicali: diatonico, enarmonico e cromatico, inoltre perfeziona un archicembalo a 5 toni (un antesignano del clavicembalo, poi pianoforte)

*** Se alla musica l'ospitalità nel mondo civile non è bene accettata dal mondo del clero ("con li suoni perniciosi van dispersi li puri sentimenti delli ommini"), nella conoscenza le cose non vanno meglio. PAOLO CALIARI un medico naturalista, appassionato di scienza e di tutto il sapere, compila un'enciclopedia dal taglio filosofico De varietate rerum. Appena fuori l'opera, nel 1570 sarà incriminato dall'inquisizione.
Anche qui scatta la solita frase che lo condanna "sti libracci perniciosi rovina li menti delli giovini, che poi pretendon di fare scienza, anzi dicon d'esser quelli tomi scienza; al foco tutti quanti, li scrittori, li lettori e li libri".


ANNO 1558



*** La pace del papa con gli spagnoli, se da una parte ha vanificato l'intervento francese, dall'altra, ritornando sui propri passi, ha permesso a GUISA di lasciare subito l'Italia per andare a fronteggiare l'invasione alla Francia che ha scatenato l'Inghilterra della lancasteriana MARIA TUDOR.

*** I Francesi appena rientrati dall'Italia - a GENNAIO - si dirigono verso la Manica. Guisa che li comanda inferisce una sconfitta agli inglesi a Calais e la occupa, allarmando gli inglesi sull'Isola. Poi è costretto anche lui a subire un rovescio a Gravelines dalle truppe guidate dal conte di EGMONT.
Una vittoria ad entrambi i due eserciti che però non risolvono nulla. I due rispettivi contendenti chiedono prima un armistizio, poi in OTTOBRE viene siglata una pace a CAMBRAI tra Inghilterra, Spagna e Francia.
Anche quest'ultima - come la Spagna - nel tirare le somme si ritrova in una profonda crisi finanziaria; é quasi bancarotta.
Sono questi i motivi principali che fanno finire una guerra durata decenni.

A risolvere la situazione critica, con una quasi certa invasione-occupazione da parte degli spagnoli, é la Morte. Il.....
17 NOVEMBRE, la regina tanto discussa, MARIA  ormai odiata anche da chi la considerava una paladina del cattolicesimo, si ammala gravemente di idropisia che credeva una gravidanza; pochi giorni e cessa di vivere il 17; dodici ore dopo moriva anche il cardinale Pole . La notizia é come la liberazione da un incubo; fa ricompattare gli inglesi (molti rientrano dal continente) trattiene il popolo nello scatenare una guerra civile, e  lo fa scendere nelle strade a invocare l'immediato ritorno di ELISABETTA I sul trono (che in quanto figlia di Anna Bolena e quindi di nascita illegittima  (é legata al protestantesimo) dal punto di vista cattolico  considerata indegna di regnare.

Maria aveva dovuto riconoscere la successione di Elisabetta: diseredandola avrebbe consegnato il trono alla francese Maria Stuarda, e il popolo sarebbe insorto. Ricordiamo che il 24 aprile Maria Stuarda ha sposato il Delfino di Francia.
Gli inglesi non volevano di certo esseri governati da un francese; e questo sarebbe accaduto se moriva Elisabetta.

18 NOVEMBRE, ELISABETTA riceve l’anello di MARIA TUDOR che comprova la sua morte. "Gloriana", come amerà farsi chiamare è la nuova regina d’Inghilterra.
L'eretica, la bastarda giungeva al trono portata in palma di mano dai poteri cattolici. Ma vi giungeva soprattutto, portata dal suo attaccamento alla nazione e della nazione a lei. Eretica o no, era inglese e soltanto inglese. Bastarda o no, era figlia di Enrico VIII. La nazione era con lei, non fosse altro perchè Elisabetta era stata sempre  in contrasto con Maria. E tutti dopo anni di oppressione, di estorsione, di umiliazione nazionale.
E' significativo che lo stesso Arcivescovo cattolico proclamasse subito Elisabetta; era la figlia dello scisma, bastarda per dichiarazione del re suo padre e per dichiarazione del papa. Ma il titolo di lei al trono era parlamentare: l'atto 35° di Enrico VIII, c 1 del 1543. Se si respingeva questo titolo, si sarebbero dovuti rifiutare anche gli eredi legittimi della sorella minore di Enrico VIII (i Grey) in favore di Maria Stuarda, erede legittima della sorella maggiore. Voleva dire mettere il trono in mano alla Francia: Filippo II non l'avrebbe mai tollerato; e l'Inghilterra era ancora, teoricamente, in guerra con la Francia. Ci fu questa ironia della sorte: il Consiglio, i nobili, i vescovi - tutti papisti all'estremo- tradirono la loro fede per ragioni politiche, e praticamente furono loro a mettere sul trono il primo frutto dello scisma, una Regina che era andata a messa soltanto per forza - e tutti lo sapevano.

La questione giuridica verrà ignorata: la proclamazione reale e, più tardi, il Parlamento la diranno "legittima erede per sangue e legittima successione". Nessuno chiederà precisazioni.

20 NOVEMBRE, ELISABETTA sceglie il suo consigliere privato - e dimostra di saper scegliere con oculatezza - WILLIAM CECIL, di 38 anni, fino ad ora semplice cortigiano, che gli giura fedeltà. Gallese, diplomatico finissimo e uomo d’azione spregiudicato Cecil (più tardi lord Burghley) sarà a fianco della sovrana per molti anni (morirà cinque anni prima di Elisabetta) risolvendo molti dei grovigli politico-economici in cui l’Inghilterra nel lungo percorso della reggenza elisabettiana dovrà affrontare.
Era evidente a tutti che  Elisabetta, ancor prima di giungere al trono, aveva deciso di staccarsi da Roma e tornare alla situazione ecclesiastica di Enrico VIII. La stessa nomina di Cecil prova che questo era il primo ed unico punto fisso del suo programma.
Elisabetta, per quanto educata da protestanti e intimamente "anglicana", era una opportunista e non aveva una fede profonda. Discuteva volentieri e abilmente di teologia: ma non aveva nè la mania del padre di aver sempre ragione, né le convinzioni cieche del fratello protestante e della sorella cattolica. E il protestantesimo, a prima vista, era inopportuno. Una  difficoltà -aggiunta alle altre- con le quali Elisabetta doveva lottare.
Anche se il protestantesimo era la vera forza. Una forza economica che era contro il papismo poichè le città e i porti di Londra soprattutto erano contro il papa: il successo del protestantesimo conseguiva allo spostamento del centro di gravità dell'economia inglese dall'agricoltura al commercio.

28 NOVEMBRE, ELISABETTA torna ufficialmente a Londra e prende possesso di quel castello la cui torre, poco tempo prima l’aveva ospitata come prigioniera. Tutta la corte saluta entusiasta il passaggio di Elisabetta, già subito lei è "La grande", "La salvatrice"; i cannoni sparano colpi a salve, e la regina, vestita di velluto rosso, è costretta a fermarsi spesso per salutare la gente che le corre incontro. Dietro di lei su un cavallo nero, è ROBERT DUDLEY di cui sentiremo parlare in seguito.
(vedi Vita di Elisabetta, in PERSONAGGI, su questo sito)

14 DICEMBRE, Ai funerali della sorellastra Maria, ELISABETTA, in un discorso alla corte, prende le distanze dall’intransigenza cattolica, scivola via dal problema religioso, e sull’applicazione della propria fede ai sudditi, fa chiaramente capire una sua politica di tolleranza.

MONSIGNOR DELLA CASA scrive "Il Galateo oltre che compilare L'Indice dei Libri Proibiti" su ordine di PAOLO IV per far condannare con estrema severità i testi non solo ereticali, ma molte opere umanistiche del tempo. Con varie edizioni sarà sempre pubblicato fino al 1938. L'ultimo dalla Tipografia Poliglotta del Vaticano, con il censore Can. Carolus Figini, Imprimatur in curia Arch. Mediolani die, in data 17-10 1938)

ANNO 1559



17 GENNAIO, prima seduta del Parlamento per sanare la situazione religiosa. Elisabetta mostra una sostanziale freddezza nei confronti della religione, la sua fede è piegata alla ragion di Stato. In realtà Elisabetta è un'agnostica. Ciò proteggerà il Paese dall'intolleranza e risparmierà vite umane in un'epoca in cui dovunque, in Europa, le guerre di religioni sono più letali delle guerre politiche ed economiche.

Il 23 GENNAIO il Parlamento inglese vota l' Atto di Uniformità che con il successivo Atto di Supremazia del 1563 é il fondamento della Chiesa anglicana riformata, quindi in sostanza viene sancito lo scisma da Roma con il Common Prayer Book: indipendenza da Roma della Chiesa nazionale, e su questa la supremazia della regina.
ELISABETTA assume dunque il titolo, se non di "supremo capo della Chiesa", di "suprema governante": una differenza puramente formale ma sufficiente ad attenuare la resistenza dei cattolici, che soltanto al Pontefice attribuiscono la qualifica di capo supremo. Al tempo stesso, però, il titolo impegna clero e laici a non riconoscere in campo religioso autorità superiore a quella di Sua Maestà.

Con l'Atto di Uniformità, invece, s'impone un comune libro di preghiere, con ciò stabilendo per tutti i sudditi i medesimi riti e obblighi religiosi. Eliminato il latino, le cerimonie sono ammesse soltanto in lingua inglese affinché tutti possano capire il significato delle preghiere. Obbligatoria la presenza in chiesa ogni domenica: a chi trasgredirà l'ordine sarà inflitta una multa di dodici soldi. Ma più che queste disposizioni formali sono i delicati contenuti dell'Atto a turbare i cattolici, soprattutto al riguardo della reale presenza divina nella comunione, o a dispiacere ai protestanti che vorrebbero un maggiore rigore. Nove vescovi votano contro, ma l'Atto passa ugualmente con tre voti di maggioranza.
Nella messa del Natale dell'anno precedente Elisabetta aveva dato l'ordine all'officiante di non elevare l'ostia, e poichè questi rifiutò trasgredendo, la regina uscì dalla chiesa. 

ELISABETTA salendo sul trono qualche difficoltà le trova comunque. Sempre considerata figlia illegittima di ENRICO VIII (con questo sospetto proprio lui aveva messo a morte Anna Bolena, la indiretta responsabile della scissione religiosa), alcune frange di avversari, con i cattolici in primo piano vanno affermando che é indegna di regnare. Elisabetta rompe gli indugi iniziali (quelli della tolleranza religiosa) aggira abilmente la polemica esce allo scoperto e si professa protestante. E costoro sull'Isola sono molto di più dei cattolici (ma principalmente a Londra e nel Kent).

Il 2 APRILE con una conferenza a Cateau Cambresis viene stipulata una pace tra Francia, Spagna e Inghilterra, e tra Francia e Spagna.

Elisabetta tuttavia deve sfidare parecchi problemi: il popolo è confuso, la giustizia è trascurata, tutto è caro, tanti i dissidi interni, c'era alle spalle una costosa guerra con la Francia, ci sono nemici sicuri e non sicuri amici. Maria ha lasciato un Paese dilaniato da rivalità religiose e ristrettezze economiche. Nelle casse del Tesoro non c'è una sterlina e l'inflazione galoppa. I raccolti sono stati miseri, nelle campagne centinaia di famiglie sono ridotte alla fame. In tutta 1'Inghilterra non c'è protestante che non pianga i suoi morti finiti sul rogo. La borghesia che prima si era arricchita a spese della Chiesa dopo lo scisma, da tempo sta stringendo la cinghia e a ogni angolo, nelle città, si vedono vagabondi e accattoni.

Più gravi sono i problemi politici: con la Francia c’è guerra virtuale, l'alleato spagnolo non suscita né fiducia né simpatia, e le pretese di MARIA regina di SCOZIA (come vedremo sotto, moglie di FRANCESCO II) complicano i rapporti con gli scozzesi che premono aiutati dai francesi sui confini settentrionali. A complicare ulteriormente i rapporti, é la repentina salita al trono proprio di FRANCESCO, poiché il....

*** 30 GIUGNO, re ENRICO II di Francia viene trafitto all'occhio da una lancia durante un pericoloso torneo nonostante l'opera dissuasiva della moglie Caterina de' Medici che aveva presagito "non farlo, morirai!"; infatti, morirà pochi giorni dopo, il 10 di luglio, a soli 40 anni. Per la successione, il....

*** 18 SETTEMBRE, il figlio FRANCESCO II viene incoronato a 16 anni, re di Francia nella cattedrale di Reims; al suo fianco siede MARIA STUART di SCOZIA sposata l'anno precedente, forse con una delle tante clausole contenute nella Pace di Cambriai. Maria si proclama anche regina d'Inghilterra non riconoscendo (assieme ai suoi giuristi cattolici) la salita al trono di Elisabetta.

*** Fra intrighi, tradimenti, rivalse e pretese, spunta fuori un'altra volta un SAVOIA. Abbiamo trovato - dopo aver tradito i francesi - EMANUELE FILIBERTO schierato con gli Asburgo, ed impegnato ad attaccarli. Ma alla pace di Cateau Cambresis, anche lui ottiene qualcosa per la solerzia dimostrata a San Quintino nel '57. La Spagna infatti, gli restituisce il Piemonte e la Savoia, conservando però il controllo su Torino, Chivasso, Chieri, Villanova e Pinerolo. Un po' poco per le mire del Savoia.
Non trova di meglio che passare dall'altra parte, nuovamente con la Francia, tradendo questa volta i tedeschi. Sposa addirittura il 27 GIUGNO la sorella del re di Francia, MARGHERITA di VALOIS, di 37 anni, mentre lui é 42 enne.
Comunque buona la successiva conduzione del ducato, ed eccellente l'opera di sua moglie, grande mecenate e protettrice di poeti e letterati.

*** Altro coraggioso medico anatomista. REALDO COLOMBO come il suo predecessore MICHELE SERVETO, o forse continuando la sue ricerche, pubblica De re anatomica. Illustra la circolazione sanguigna polmonare, ma anche lui cade sotto i colpi della censura dell'Inquisizione.

*** Non teme invece nulla CALVINO che finalmente pubblica a Basilea l'intera sua opera più rappresentativa Istitutio christianae religionis. E il calvinismo dilaga anche in Francia. (quelli designati come UGONOTTI).

ANCORA SUL 1558

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