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(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

vedi anche dello stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1588

 "L'INVENCIBLE ARMADA" DI FILIPPO  RE DI SPAGNA
CONTRO L'INGHILTERRA DI ELISABETTA

*** ITALIA - SAVOIA - Cercando di ripetere le gesta del padre Emanuele Filberto, CARLO EMANUELE di Savoia, dopo aver già tentato inutilmente di impadronirsi di un cantone svizzero, Ginevra, approfitta quest'anno della debolezza della Francia e si impadronisce del marchesato francese di Saluzzo, espandendo il suo territorio. 

*** FRANCIA - Ripresa in mano la situazione, dopo aver sconfitto i tedeschi a Auneau, la Lega cattolica del Guisa Enrico I, marcia su Parigi, in maggio vi entra, Enrico III di Francia si rifugia a Chartres, poi in luglio è costretto ad accettare le richieste del Guisa ad allontanare gli ugonotti, oltre a impegnarsi di convocare a Blois  gli Stati Generali, che si tengono in ottobre. Enrico perde ogni autonomia politica e la Lega Cattolica ottiene il suo completo successo.
Ma il 23 dicembre sia il Guisa che suo fratello il cardinale Luigi, sono assassinati, si dice da sicari di Enrico III. Alla guida della Lega Cattolica, dopo il Guisa, gli succede il fratello Carlo di Mayenne.

***  SPAGNA - L’ "INVENCIBLE ARMADA" è pronta a salpare, la vittoria è sicura, "Dio è con la Spagna" questa è l'esortazione del papa.
L'Armata comprendeva sei squadroni con 129 (o 132) navi: galeoni, galeazze a remi, galere, mercantili armati (2), caravelle e pinacce, con tonnellaggi varianti da 1300 a 40 per un tonnellaggio complessivo di quasi 58.000 tonnellate, 2420 (o2680) cannoni, provvigioni per 40.000 uomini per 6 mesi, 8066 marinai, 21.621 soldati imbarcati, e 2088 galeotti.

Quella inglese in attesa comprendevano 191 navi, ma con un tonnellaggio complessivo di 32.000 tonnellate, quasi la metà di quella spagnola, quindi più piccole.  Erano 24 tra le 60 e 1000 tonnellate, 12 ancora minori, e alcuni mercantili (le navi mercantili erano allora molto piccole, l'intera flotta inglese contava solo 135 navi superiori a 100 tonnellate e più di 600  fra le 100 e le 60). Imbarcarono circa 17.000 uomini. Mentre come artiglieria erano abbastanza valide, pari a quelle spagnole.
La differenza era la rapidità nei movimenti, perchè erano navi più manovrabili e stabili e rispetto a quelle spagnole molto basse, quindi poco soggette al rollio, importante per i tiri dell'artiglieria.
Altra differenza c'erano sopra due lupi di mare e con loro non ciurma ma marinai e artiglieri già esperti.

L'"INVENCIBLE ARMADA" salpa il 19 maggio da Lisbona, ma dopo poche miglia la flotta è costretta ad approdare a La Coruña a causa di una tremenda tempesta che ha danneggiato molte navi; si riparte il 12 luglio.
Se queste sono le premesse della spedizione spagnola, non migliore è la situazione in Inghilterra dove alla spavalderia di HAWKINS e DRAKE si contrappongono le titubanze e le ansie di ELISABETTA che lesina denari e ha sempre paura di rimetterci anche i pochi che sta spendendo, mettendo più di una volta nello scontento le maestranze impiegate a preparare la flotta e gli stessi comandanti.

La Spagna è tuttora la maggiore potenza europea e potenzialmente potrebbe fare dell'Inghilterra un solo boccone. Il piano degli spagnoli è ben congegnato, nonostante l'inesperienza del comandante che non è mai stato in mare; e prevede un'invasione a tenaglia navigando prima verso l'ingresso della Manica, contemporaneamente dai Paesi Bassi, da Dukerque, Gravelines e Calais, ALESSANDRO FARNESE, duca di Parma, imbarcherà trentamila soldati che dovranno attraversando lo stretto con chiatte e piccole barche sbarcare e invadere via terra l'Inghilterra; l'Armata, con i suoi circa 30.000 uomini, proteggerà scortando la flottiglia di Farnese fino alle rive orientali dell'isola dove è previsto lo sbarco e con la protezione dell'artiglieria, l'invasione.
Un piano ben congegnato ma troppo ottimistico poiché non tiene conto delle difese inglesi che sono state predisposte lungo le coste del canale della Manica, pronte a concentrarsi su un unico punto con i segnali di un singolare sistema "telegrafico" fatto di fuochi nella notte e fumi di giorno; e nemmeno hanno tenuto conto delle navi di HOWARD di DRAKE e HAWKINS, concentrate per lo più a Plymouth loro malgrado però. Elisabetta si augura di concludere sbrigativamente quest'odiosa faccenda senza perdite gravi di uomini e... denari (ed era sempre quest'ultima la sua unica preoccupazione).
 La vera flotta, composta dalle 24 navi fatte costruire apposta da Hawkins affiancate da centocinquanta piccole navi mercantili, costa ogni giorno molto denaro e su questo "chiodo fisso" Elisabetta batte e ribatte assillando Howard, Drake e Hawkins affinché il conflitto non superi la durata di sei settimane. Dopo la sosta alla Coruna ( e questo aveva già innervosito a regina)  in luglio gli spagnoli sono avvistati al largo, in Cornovaglia, a poche miglia da Plymouth. È questione di attimi. Non ci si aspetta questo attacco improvviso. Ma il tempo è pessimo e la fortuna è tutta dalla parte degli inglesi quando si alzano i venti.
Altra fortuna è la direzione della flotta spagnola che non ha lo stratega del mare giusto. Vera Cruz il comandante dell'Armata era morto poche settimane prima della partenza della spedizione. Venne sostituito dal duca di Medina Sidonia, che non solo cercò di schivare questo incarico ( e non vi riuscì) ma era anche malaticcio, non era un marinaio, e addirittura soffriva di mal di mare!

Alla prima tempesta e il riparo a la Coruna,  il disorientamento e il ritardo che ne seguì, fece friggere Elisabetta che pensava alle maggiori spese (e già pensava di smobilitare, come aveva già fatto una volta, dopo l'incursione a Cadice) ma permise agli inglesi di organizzarsi meglio. Quando gli spagnoli riprenderanno il largo il 12 luglio, il 19 i bravi sudditi di sua maestà "avarizia", erano pronti più di prima e quando avvistarono le prime navi vicino alla Cornovaglia diedero il via al loro "piano di accoglienza"preparato meticolosamente. Durante la notte, appostati lungo tutta la costa, uscivano precipitosamente al largo e manovrando in velocità si mettevano alle spalle delle navi nemiche per colpirle a cannonate e poi ritirarsi nuovamente sulla costa. Più che una tattica era anche una necessità, Elisabetta aveva lesinato anche sulle polveri, allora costose, e i suoi marinai se volevano polveri dovevano prima procurarsele catturando i galeoni spagnoli.
Mentre gli spagnoli procedevano verso lo stretto, gli inglesi attaccarono l'Armata anche la successiva notte del 20, e poi da Playmouth il 21 cominciò la famosa azione navale con la fortuna lettrealmente alle loro spalle. Gli inglesi che avevano concentrato la maggior parte delle navi in quel porto, rischiarono seriamente di finire bloccati nello stesso. Elisabetta non voleva che le navi andassero troppo al largo, non solo perchè perdere un veliero era per lei una grave disgrazia economica,  ma temeva anche una improvvisa invasione in qualche punto della costa e quindi non voleva che la stessa restasse sguarnita, quindi nessuna azione offensiva. Quelle uscite di notte erano del tutto arbitrarie e anche piuttosto brevi, subito pronti al rientro.

Per una questione di venti, che gli inglesi sul posto conoscevano bene, ma non bene gli spagnoli; questi ultimi quando furono avvistati a Playmouth, non sapendo manovrare con i tremendi venti contrari della Manica persero così tanto tempo da permettere a tutta la flotta di Howard e Drake di uscire dalla trappola che per risparmiare si erano cacciati, dividendo in due la flotta. Il peggio era passato. Il vantaggio fu dalla loro parte con il vento amico che assecondava le loro manovre.  
Gli inglesi lo abbiamo visto sopra, sono armati meglio e hanno vascelli leggeri e veloci. La manovra sottovento con attacchi continui dal retro impedisce all'Armata di congiungersi alle forze del duca di Parma. Il 27 luglio MEDINA SIDONIA riesce a malapena a portare la flotta sino a Calais, inutilmente perchè l’esercito del duca non è trasportabile, le chiatte sono poche, le navi che trasportano i viveri hanno gli alberi spezzati. Le cose insomma si misero molto male per gli spagnoli. L'Armata dal retro è costantemente e gradualmente "spennacchiata" da Howard che si diverte ad attaccare i velieri spagnoli correndogli dietro "come fa un cane dietro un branco di oche starnazzanti e malcerte".

Infine Medina dovette sloggiare anche da Calais, per tutto il giorno del 29 luglio, dalle 4 del mattino alle 6 di sera nei dintorni di Dunkerque, l'Armata fu tormentata da micidiali attacchi. Oltre il fallimento di uno sbarco sull'isola, anche la navigazione per tornare indietro era diventata impossibile. Unica via di salvezza era quella di governare verso Nord e rientrare in Spagna compiendo i periplo dell'Inghilterra. L'armata aveva perso 30 navi, quasi tutte facevano acqua, c'erano stati molti morti causati sui legni dalle cannonate inglesi, e infine avevano finito la polvere.
Quello che non sapevano, è che le polveri le avevano finite anche gli inglesi che li inseguivano; Infatti anche Howard e Blake anche loro non avevano più polveri,  ma visto che gli spagnoli stavano fuggendo e prendendo il largo disimpegnandosi verso nord, con un colossale bluff perfettamente riuscito, non le inseguirono, ma a distanza le seguirono solo, fino in Scozia.  

Altre navi spagnole furono poi distrutte da un'altra tempesta a Nord, mentre alcune danneggiate riuscirono a riparare sulle coste irlandesi. Delle 132 navi spagnole se ne salveranno solo 53, dei 30.000 uomini solo 10.000, un terzo. Gli inglesi persero invece una sola nave, e solo 60 uomini.

8 AGOSTO, con l’Invincibile Armata ormai in fuga, la regina ELISABETTA si reca a Tilbury, sull’estuario del Tamigi dov' è concentrato il grosso dell’esercito che non è stato nemmeno impiegato perchè di sbarco e di invasione non si è visto nemmeno l'ombra. Lei con la corazza e l’elmo sul suo stallone bianco, ap parendo come una regina delle amazzoni, con al suo fianco LEICESTER, passa in rassegna i soldati rivolgendosi a tutti con tono familiare e parole di gratitudine, anche se non avevano fatto proprio nulla. Anzi avanzano la paga che non gli era stata ancora data da maggio. Howard e Drake pure loro erano rimasti in difficoltà, e per non causare degli ammutinamenti avevano pagato di tasca propria viveri e medicinali. Ma al dunque, nonostante la vittoria ("che non aveva reso in moneta contante nulla")  Elisabetta spilluzzicò sui conti sicchè i due comandanti ci rimisero anche quelli.

20 AGOSTO 1588. La regina, questa volta molto elegante, partecipa nella cattedrale di San Paolo ad una cerimonia di ringraziamento per la vittoria; ha 55 anni e regna da 30 (e regnerà per altri quindici).  E' vigorosa, ma intorno a lei i sui fidi invecchiano, WALSINGHAM è malato (morirà nel 1590), Leicester grasso e alcolizzato muore per una febbre improvvisa. ELISABETTA piange disperata la scomparsa del suo favorito che non sarà più accanto a lei per adularla e consolarla nei momenti difficili. 
Ma la regina non cambia mai ed è destinata ad innamorarsi un'altra volta; questa volta il favorito è un certo WALTER RALEGH, di 35 anni, capitano delle guardie con un passato glorioso di combattente e pirata. E’ un uomo attraente, simpatico e ambizioso, che conquista Elisabetta con le sue poesie adulatorie (la regina che dà sempre un soprannome a tutti lo chiama "Water" ). 
La fortuna di Raleigh è però fugace (Elisabetta si indispettisce quando si sposa) ed il suo posto di favorito viene presto preso da ROBERT DEVEREUX conte di Essex e figliastro di Leicester (soprannominato a sua volta "Robin", "il pettirosso"). E' un 21enne l'astro sorgente, con cui ama ballare, cavalcare, giocare a carte e a scacchi. Robert é un impetuoso esaspera la sua posizione e tocca Elisabetta nel tasto sbagliato: il denaro. Indebitatosi crede di poter risarcire il tutto appellandosi alla regina, ma si sbaglia di grosso, non sa che la regina guarda anche gli spiccioli; il "bello" scroccone di turno è costretto ad imbarcarsi con Drake per la spedizione di Playmouth.

Poi anche per Drake ci sarà dell'ingratitudine, nel 1590 cadde in disgrazia. Elisabetta che ormai preferiva le imprese e le guerre commerciali agli attacchi di corsari, gli affidò come azionista, dando navi e soldati  cercando di sottrarre alla Spagna il trono portoghese occupato da Filippo II. Drake fallì militarmente, e fallì ancora quando tornato al vecchio lavoro di pirata  le flotte dell'oro spagnole erano con le navi più moderne  ormai diventate inattaccabili. Elisabetta si scoraggiò. Per Drake iniziò il tramonto.
Del resto tutta la situazione politica auropea e con la Francia ora in primo piano, allontanava il pericolo di una revanche spagnola. Dopo l'assassinio di Enrico III, erano i Borbone, con un altro Enrico  a preoccuparla e perfino a indignarla, a fargli gridare - con la sua conversione- "tradimento". Ma il terzo partito in Francia, patriottico e cattolico diveniva sempre più forte di fronte all'invadenza spagnola, e a questo ora bisognava guardare. E nonostante fra lei e il Borbone era un continuo gioco di menzogne, mutue accuse, mezzi tradimenti, Elisabetta con Enrico IV cercò di assicurarsi un alleanza offensiva e difensiva contro la Spagna. 

ANNO 1589


  *** FRANCIA - Enrico III di Francia, ormai impotente sugli eventi provocati dal Guisa, quindi impotente davanti allo strapotere della Lega Cattolica, si riconcilia con Enrico di Navarra, ed è proprio lui a indicarlo il 30 aprile come suo effettivo successore al trono di Francia. 
Ma passano solo tre mesi ed Enrico III, viene assassinato a Saint Cloud da un frate domenicano.
Con lui si estingue la dinastia dei Valois. 

Sale sul trono ENRICO di NAVARRA con il nome di Enrico IV. E' lui a dare inizio ad un nuovo ramo della dinastia dei BORBONI. Il primo ramo, in origine piccoli signori feudali fin dal 1272, con un matrimonio con il figlio di LUIGI IX si erano inseriti nella famiglia reale, ma si era estinta con la morte di Carlo di Borbone avvenuta nel 1527.

Ovviamente questa nomina - essendo Enrico IV ugonotto, solleva  le forze cattoliche, che sono forti e tengono sotto controllo Parigi aiutati dagli spagnoli di Filippo II, che con la morte di Enrico, rivendica la successione al trono di Francia di sua figlia ISABELLA


Enrico IV non si perde d'animo, ed è proprio il Re di Francia a iniziare le ostilità sconfiggendo il 21 settembre nella battaglia di Arques l'esercito della Lega cattolica. A dargli man forte gli inglesi che sbarcano in Francia unendosi nella sua guerra contro i cattolici preferendo attaccare gli spagnoli il Portogallo.  Comanda la flotta  Francis Drake che già in aprile ha tentato di occupare Lisbona. Elisabetta molto opportunista, aiutando ed inviando alcune migliaia di soldati in terra di Francia, contemporaneamente allestendo una flotta, crede di poter tentare qualcosa in Portogallo, appoggiando le pretese di DON ANTONIO, uno dei pretendenti al trono occupato da Filippo II.

La spedizione di Drake con 150 navi (fra l'altro Elisabetta vi partecipa come azionista, dando navi e soldati) si consumò in attacchi inutili: conquistò la Coruna, ma perse tempo e uomini. Intanto Lisbona era stata messa in stato di difesa; Drake dal mare con la flotta si diresse sul Tago guadagnandone l'imboccatura, ma commise l'errore di non penetrarvi; la sua vocazione o abitudine era catturare navigli in aperto mare, non osava entrare nell'estuario per non correre il rischio di essere imbottigliato.

L'esercito inglese nel frattempo sbarcato a Peniche, rimase senza l'artiglieria d'appoggio navale, e non potè far nulla contro la città. Dovette rimbarcarsi. Ritornare sull'isola senza neppure un bottino, con la massima azionista proprio Elisabetta, per Drake sarebbe stato umiliante. Si mise a catturare  qualche naviglio, ma questi non erano imbottiti d'oro, come quelli che era abituato a catturare quando faceva il corsaro.
Inoltre ci si mise anche la sfortuna, l'esercito che imbarcava fu decimato prima dalle malattie, poi una tempesta sul ritorno disperse la flotta e mandò in fondo al mare navi e uomini.
Tornando a Londra, Drake sapeva già cosa l'aspettava; una infuriata Elisabetta e di cadere in disgrazia. Fu infatti definitivamente messo in disparte. 

Nel frattempo in Inghilterra è ricominciata la persecuzione ai cattolici; soprattutto nei confronti degli intolleranti gesuiti. Protagonista negativo di questa storia è Richard Topcliffe che con torture e varie malvagità li caccia dall'isola senza tregua.
Elisabetta non vuole avere sulla coscienza questi morti, convocato il consiglio ordina la sospensione di queste gratuite atrocità urlando "Non voglio più !! "

*** LEE un reverendo inglese, fa dei disegni e copia da alcuni libri arabi - che riportavano alcune macchine per la fabbricazione dei tappeti - un telaio meccanico per la tessitura delle stoffe. Ma questa portentosa macchina sarà costruita e usata solo nel 1600, sconvolgendo tutta la miriade di artigiani "pannaioli".

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