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(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1627

*** LA SECONDA GUERRA DEL MONFERRATO
"L'origine del Marchesato del Monferrato"
*** I SAVOIA COMPLOTTANO E CAMBIANO "BANDIERA"
*** LE AMBIGUITA' DELLA FRANCIA CON L'INGHILTERRA
*** IMPERO: WELLESTEIN E LE STRAGI


*** ITALIA -  Con la morte di VINCENZO II GONZAGA duca di Mantova, che lo scorso anno era succeduto al fratello Ferdinando, e già questi quando aveva ereditato dall'altro fratello Francesco IV nel 1612 il marchesato del Monferrato era stato contestato da un Savoia, si riapre la disputa per i diritti di successione. Ma questa volta non solo per il marchesato del Monferrato, ma per lo stesso ducato di Mantova ora vacante.

Vincenzo, morendo ha infatti estinto la linea diretta maschile del ramo dei Gonzaga.
Restano i cadetti dei Gonzaga di Nevers in Francia, e quelli di Guastalla, ed ognuno di loro rivendica i suoi diritti; i primi appoggiati dalla Francia, mentre i secondi essendo sotto la sua influenza sono appoggiati dalla Spagna.

A inserirsi nella disputa della successione troviamo l'imperatore Ferdinando II d'Asburgo che rivendica il carattere di feudo imperiale del ducato vacante, ma anche Carlo Emanuele di Savoia; 
Lui stesso già nel 1612 traendo spunto dai diritti della figlia Margherita, moglie del duca di Mantova Francesco IV (quindi suo suocero) aveva rivendicato -per via indiretta- il marchesato del Monferrato.
 
Per far valere questo debole diritto aveva fatto una guerra, durata tre anni, ma non era riuscito nel suo intento, anzi perse Vercelli, che poi con la pace di Parigi del 1617, gli fu restituita. Da notare che allora il Gonzaga per combattere il Savoia si era preso come alleati gli spagnoli e furono proprio questi a sconfiggere Carlo Emanuele filo-francese. 

Mentre ora troviamo gli Spagnoli suoi alleati, e quindi contro i Francesi. Che sono suoi parenti; il figlio Vittorio Amedeo (futuro successore) nel 1619 ha sposato la 13 enne Cristina figlia di Enrico IV e di Maria de' Medici, quindi sorella dell'attuale Luigi XIII.
Ma il Sabaudo (è una vocazione della dinastia) è molto ambiguo e spesso "cambiabandiera" pur di riuscire ad allargare i suoi piccoli domini. Infatti si è schierato con gli spagnoli.

Non così per gli altri, le grandi potenze, che da alcuni anni e anche nei successivi, i territori italiani più che volerli conquistare li usano come teatri di guerra per i loro grandi scontri per l'egemonia politica europea e la supremazia religiosa con le lotte fra cattolici e protestanti che sono in atto con guerre che stanno insanguinando l'intera Europa da mezzo secolo con soluzioni drastiche, repressioni, conversioni forzate, genocidi, e battaglie in ogni angolo del continente.

E la guerra del Monferrato è appunto uno dei tanti duelli dentro "l'arena Italia".  
Spagna, Francia, Olanda, Asburgo, Principi Tedeschi e indirettamente anche l'Inghilterra, vogliono ridisegnare la cartina  d'Europa. Alcuni stati stanno nascendo potenti, altri si stanno avviando verso la decadenza.

L' origine del tanto conteso Marchesato del Monferrato

La genesi e avvolta nella leggenda. Se ne parla all'inizio del sec.X e XI in seguito allo smembramento della marca aleramica (Aleramo, marchese di Savona e del Monferrato - 967-991) poi divisa in due linee: a Oddone(Ottone) I va il Monferrato, ad Anselmo I il Savonese.

 Il dominio di questo territorio viene affidato a una influente famiglia locale. Sono questi i primi marchesi locali che poi - la scelta fu dunque oculata- si distinsero con una costante amicizia con gli imperatori e si misero in luce anche presso la corte papale con una costante partecipazione alle crociate. Con questa tendenza e con i vari benefici i marchesi Monferrato accrebbero  considerevolmente i loro domini per eredità, infeudazioni e conquiste. Riuscendo a formare ben presto un vasto stato regionale sottomettendo o cercando di sottomettere, Vercelli, Alessandria, Acqui, Casale e perfino Milano. Su quest'ultima città s'infransero i grandi sogni di conquista fermati da Ottone Visconti, con i Savoia, con il comune di Asti e con la repubblica di Genova.
Nel 1305 morto l'ultimo discendente maschile dei Monferrato, Giovanni il Giusto, il marchesato passa alla moglie, a Margherita di Savoia e diventa per un brevissimo tempo un feudo femminile.  Morta questa, passò a una sorella del defunto, che era poi la moglie dell'Imperatore Latino d'Oriente Andronico II Paleologo, e da lei al suo secondogenito Teodoro I. Iniziò qui la dinastia monferrina dei PALEOLOGO che durò fino al 1533.
Tre secoli di governo che rappresentarono da un punto di vista politico-istituzionale, un tipico esempio di Stato feudale formato da ceti. Quasi un Parlamento moderno, anche se con pochi risultati pratici, pur essendo dualistico ed eterogeneo.
Un nucleo di potere era formato dal marchese con un consiglio composto da suoi congiunti, vassalli, ecclesiastici e giuristi, che formavano così un governo centrale, con una camera (una specie di Senato) e una cancelleria. 
E un secondo nucleo era una vera e propria "Camera di deputati", composta da nobili, rappresentanti delle comunità, ecclesiastici. Quest'ultimo gruppo poteva confermare o negare il suo assenso al primo nucleo quando decideva tassazioni, spese, contingenti di uomini per le guerre, sussidi vari, giustizia  ecc.
Tutto lo stato era composto quindi dal Sacro Palazzo del Marchese, dai nobili dei conglomerati delle città, dai nobili a capo di comunità libere, dalle singole comunità dei feudi dei grandi nobili o da consorzi di famiglie di piccoli nobili. Circa 80 consorterie, con i più disparati interessi e certamente con alcune molto influenti.
La situazione giuridica era quindi molto complessa; piuttosto settaria con la dominanza dei poteri forti; non mancarono per i tanti servigi resi al marchese i privilegi verso alcuni di queste consorterie o verso singoli nobili, nè mancarono le tendenze al protezionismo degli stessi. Pochi gli scambi commerciali fra di loro, con la conseguenza che i vari territori del marchesato -piuttosto autonomi dentro nel loro più o meno piccolo feudale "cortile"- non sempre ebbero gli stessi sviluppi economici, nè le stesse vocazioni come nell'agricoltura, nelle manifatture, o nelle attività mercantili. 
Solo nella metà del XV secolo, Giovanni IV cercò di cambiare politica riducendo le autonomie, accentrando il potere per rendere omogeneo il territorio, sopprimendo quell'anomalo parlamento che era diventato solo più una congrega di individualisti che si muovevano nella concussione e nella corruzione. 
Una serie di riforme le sue che però -nonostante quasi vent'anni alla guida del marchesato- alcune non videro neppure la luce, perché il suo compito non ebbe una continuazione dopo la sua morte senza eredi, ma anche perchè il Monferrato nelle guerre straniere combattute in Italia, diventò un territorio strategico, quasi un crocevia di due grandi potenze: la Spagna a Sud nell'attuale Liguria e a Nord nel Milanese, e la Francia tutta o quasi (secondo il voltafaccia dei Savoia) confinante a Est.
 
Quando nel 1533 si estinse l'ultimo dei Paleologo-Monferrato, per antichi legami di parentela le pretese sul marchesato causarono fin da allora dei forti contrasti tra  i Gonzaga e i Savoia. Nel 1536 l'accesa disputa non era stata ancora risolta. Intervenne allora Enrico V, che per mantenere certi equilibri di forze da lui creati in Italia ancora nel 1530, prima sequestrò il marchesato, poi fece decidere la questione a una commissione di giuristi, che nel 1536 emisero una sentenza a favore dei Gonzaga, che però non fu nemmeno applicata. La vertenza ritornò sul tavolo delle trattative alla Pace di Cateau-Cambresis e finalmente nel 1559 i Gonzaga ne presero il legittimo possesso.
Ma erano passati più di venti anni di vuoto di potere; e oltre all'anarchia che si era instaurata, ad aggravare la critica situazione, sul territorio si abbatté anche una grande pestilenza nel 1536. Quando ne entrarono in possesso i Gonzaga nel 1559 la regione era ormai sconvolta politicamente ed economicamente. I duchi di Mantova abituati a tutt'altra vita e a una amministrazione molto oculata, prima trattarono il povero martoriato marchesato come una colonia -prendendo mai offrendo denaro- poi ricavandone sempre meno preferirono far subito pecunia vendendo feudi e titoli a degli arricchiti mantovani, genovesi, piemontesi, milanesi. Che non è che li acquistavano per produrci qualcosa ma solo per il prestigio di avere delle proprietà terriere, 
 Il territorio non era un granchè; c'era a malapena l'aria per vivere. Cerano le Langhe, una successione di strati corrugati con fitte boscaglie, c'erano dei modesti casolari dispersi nelle centinaia di colline, dossi tondeggianti di terra calcarea commiste a sabbie e argille, che vanno dai 300 ai 600 metri di altitudine con scarsezza di acque, ma paradossalmente una delle zone più esposte del Piemonte alle grandinate estive, e c'erano alcuni "grossi" centri, come Casale, Alessandria, Alba, Acqui, che erano piccoli paesi con poche migliaia di abitanti (Ancora nel 1800 nessuno raggiungeva i 20mila abitanti, ed era una delle zone più povere d'Italia. Anche se erano o erano state città illustri, nobili, molto stimate e considerate, sedi vescovili con lunghe tradizioni di urbanità).
Più ricco invece l'Alto Monferrato la cui primaria risorsa fu essenzialmente la produzione del vino commercializzato nella vicina Lombardia.
La poca pianura disponibile era scarsamente abitata perchè a dominarvi c'era solo la malaria o le apocalittiche inondazioni del Po, del Tanaro, della Bormida; ne sono testimoni i molti centri che sorgono su posizioni dominanti.

 Arriviamo quindi all'ultima considerazione: che le precedenti lotte per il possesso - visto il territorio- furono perfino spropositate, ma l'ambizione dei potenti legati alla concezione medievale non era la qualità del territorio, il prestigio nobiliare era dato solo dall'ampiezza dei possedimenti anche se improduttivi, e soffrivano i blasonati se guardavano l'orizzonte dei loro feudi e non potevano dire "quello che si vede è tutto mio"!

Quando arriviamo alla disputa sul marchesato, alla prima guerra del Monferrato del 1612, e a questa seconda guerra, detta anche di "successione", dopo le lucrose "svendite" degli ultimi Gonzaga, le famiglie  monferrine con i vari titoli, tutte vassalle del ducato di Mantova erano già 265 contro le 80 prima del dominio dei Gonzaga. Dunque un marchesato sbriciolato in inutili feudi a economia chiusa e quindi con poco futuro. Infatti proprio a causa di questo sciagurato governo dei Gonzaga, il territorio -pur con le sue qualità intrinseche- fu ben presto travagliato da crisi economiche e sottosviluppo dovute al tipo di feroce sfruttamento a cui fu sottoposto. 

Eppure Carlo Emanuele (che mirava all'annessione di un territorio potenzialmente ricco, dallo straordinario valore strategico e viario) assalì Trino, Moncalvo e Alba, provocando la generale reazione delle grandi potenze: Spagna, Impero, Venezia, Toscana e Francia presero le difese dell'ultimo dei Gonzaga.  Il sabaudo rimasto quasi solo, fu così costretto nel 1617 ad accettare la pace e a rinunciare alla successione. Ma allora si trattava solo del Monferrato.

Mentre in quest'altra guerra c'è in gioco per le grandi potenze anche il ducato di Mantova, e questa disputa della successione diventò presto un "affare di somma importanza del sistema Italia" (L.A. Muratori), scatenando un conflitto  che coinvolse seriamente la Francia da un lato, la Spagna e l'Impero dall'altro. E all'improvviso il Monferrato diventò importante proprio per questo.

La prima fase della guerra di quest'anno fu subito un attacco spagnolo con le truppe del governatore di Milano Fernandez de Cordoba, che misero in assedio la potente e grande fortezza di Casale costruita senza badare a spese da Vincenzo I Gonzaga. Assedio inutile, Casale resistette fino a quando arrivarono i Francesi dopo aver sistemato i loro affari interni (gli ugonotti).

Altro fatto in questo inizio delle ostilità è l'azione di Carlo Emanuele di Savoia (che non dimentichiamo, quest'anno ha come alleato la Spagna). Mentre gli spagnoli di Milano sono impegnati a Casale, il sabaudo non potendo ovviamente usare le armi, con un complotto cerca di prendersi Genova, che è una repubblica oligarchica, ma sempre  sotto l'influenza spagnola.
Corrompendo Giulio Cesare Vachero, un esponente  genovese, cerca di abbattere il governo con una congiura per poi annettersela. Scoperto il complotto, il Vachero sarà giustiziato. La seconda fare della guerra la leggeremo il prossimo anno; ed è legata anche ai fatti sotto riportati.

FRANCIA-INGHILTERRA-SPAGNA - Nonostante accordi di alleanze antispagnole, nonostante le alleanze parentali (la figlia di Enrico IV e Maria de' Medici, quindi sorella di Luigi XIII, sposata due anni fa da Carlo d'Inghilterra), la lite di un banale trattato commerciale, fa rompere il sodalizio e capovolgere la politica di entrambi i due paesi; che entrano in guerra.
Per rivalsa Carlo d'Inghilterra appoggia gli Ugonotti della fortezza di la Rochelle, nuovamente in rivolta contro i cattolici, la Corona e Richelieu. Con una spedizione oltre Manica, Carlo affida il comando al suo solito favorito duca di Buckingam, che però non conclude nulla. La Rochelle è già assediata dalle truppe inviate da Richelieu deciso questa volta a far capitolare gli Ugonotti e a distruggere la fortezza.

Non solo, ma la mossa inglese anti-francese, spinge Richelieu a firmare un trattato anti-inglese proprio con i suoi -fino a ieri- più irriducibili nemici; cioè con gli Spagnoli, che però in Italia il prossimo anno per la disputa del Monferrato la troveremo schierata la Francia proprio contro la Spagna.

*** GERMANIA - L'avventura del danese Cristiano IV in Germania contro la Lega Cattolica ha il suo epilogo. Dopo la serie di sconfitte subite dall'esercito imperiale, incalzato a oltranza, è costretto a fuggire dalla Germania rifugiandosi nelle isole danesi. I suoi generali cadono tutti nelle mani dei tedeschi.
Il generale Wellestein non contento della vittoria, come aveva fatto nel Palatinato, conduce una terribile repressione anche nella ribelle Boemia, distruggendo ogni cosa, mandando in esilio i protestanti più miti, giustiziando i più ribelli, togliendo dalle amministrazioni imperiali i tipi sospetti, convertendo forzosamente al cattolicesimo i sottomessi.
 
*** DESCARTES (Cartesio) scrive le sue prime e più note Regule, fondamentali per il razionalismo: la geometria analitica.

***
HARWEY, descrive invece la circolazione del sangue; lo aveva già fatto un altro suo collega, ma una notte fu accoltellato, e con lui seppellirono anche le sue conoscenze. 
Ma anche ad Harwey non gli é risparmiata l'accusa di eresia. Svelare i segreti del corpo umano non era considerata scienza, ma era appunto una eresia.

CONTINUA ANNO 1628 >