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CRONOLOGIA

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PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1658

*** VENEZIA VERSO IL DECLINO
*** INGHILTERRA - LA MORTE DI CROMWELL
*** GERMANIA - MORTE DELL'IMPERATORE


*** ITALIA -  Nel ducato di Modena muore Francesco I, gli succede il figlio ALFONSO IV

*** La lunga guerra dei Turchi contro Venezia iniziata nel 1645 dal sultano Ibrahin I, per via di alcuni interessi commerciali nel Mar Egeo, conosce quest'anno il punto suo più critico a sfavore della potenza della Serenissima. Dopo aver conquistato lo scorso anno le isole di Lemmo e di Tenedo, roccaforti veneziane, quest'anno danno inizio all'assedio di Creta che durerà circa 10 anni, difesa fino all'estremo da Francesco Morosini. Una resistenza così ardimentosa che il gran visir ottomano Kopruln quando la conquisterà, concederà ai superstiti gli onori militari per il valore dimostrato.

Nel frattempo, terminati i grandi commerci, che ora si svolgono non più nel "lago romano" del Mediterraneo ma nelle grande rotte oceaniche, persi i contatti con i mercati del centro Europa, Venezia anche con il peso finanziario di questa guerra, che l'ha obbligata perfino a vendere beni comunali e titoli nobiliari, si sta avviando al declino non solo economico ma anche politico.
Un isolamento che gli fa perdere progressivamente quel ruolo internazionale che aveva dal 1300 fino alla metà del 1500. Abbandonate per contingenza quella vocazione marina che aveva, inventandosi una vocazione terricola sulla terra ferma che non aveva, non mentalmente preparata a seguire i nuovi mercati all'interno, tanto meno quelli della produzione manifatturiera e più tardi quella della rivoluzione industriale, non troverà in alternativa nessuna altra strada della prosperità.
Quando a fine '800 arriverà Napoleone, troverà gli stessi 900 aristocratici che stanno chiudendosi ora dentro i loro palazzi o saltuariamente dentro le loro inutili e improduttive Ville nella terraferma.
Mentre in questo periodo stanno esplodendo in ogni contrada d'Europa iniziative, ci sono nuovi impulsi, nascono nuove attitudini, si fanno nuovi progetti, iniziano a dominare gli ingegni.

Tutto questo accadde anche nel resto d'Italia e non solo a Venezia.
Parallelo al declino Spagnolo si produsse il declino dell’Italia. Nel medioevo l’Italia aveva una condizione avanzata, o almeno in parte avanzata, ora non solo perde il primato ma entra proprio in crisi. Tutto comincia quando vengono meno gli ordinamenti comunali e si instaurano le Signorie: le masse cominciano a sentirsi sempre più alienate dall’amministrazione pubblica ed il "merito" del singolo viene subordinato a discriminazioni di vario genere (da notare il contrasto con lo spirito Calvinista). Le attività artigianali cominciano ad essere viste come attività volgari che relegano chi le esercita ai livelli più bassi della società, che non ha nessuna possibilità di intervenire nelle scelte che una ottusa finanza (in mano a una aristocrazia sorda e chiusa) mette in atto. Cipolla analizza anche in modo molto dettagliato e con dati precisi la specifica situazione di alcune città d’Italia. La seconda metà del ‘500 è definita come "l’estate di San Martino" dell’economia dell‘Italia centro-settentrionale. Si rafforzò in questo periodo l’ordinamento delle corporazioni, il numero delle corporazioni  crebbe in modo spaventoso, irrigidendo la struttura produttiva del paese. 
L’Italia è fondamentalmente priva di materie prime......

 (altrettanto lo era la Spagna, Jean Bodin attribuisce alla Spagna una eccessiva dipendenza dalla Francia per quanto riguarda l’importazione delle materie prime. Una delle cause di questo mancato sviluppo è senza dubbio da attribuire alla sua struttura morfologica. La Spagna non è una terra ricca, solo il 38% di essa può essere considerato arabile, il 47% è terreno da pascolo, il 10% da bosco, mentre si ha un 6% che rimane inutilizzato. Cipolla prende come esempio la Spagna anche per dimostrare che la "domanda" è elemento necessario, ma tutt’altro che sufficiente per attuare lo sviluppo. Afferma infatti che l’afflusso massiccio di oro e argento dalle Americhe, e l’accrescersi della effettiva domanda, cioè richiesta del prodotto stesso, avrebbero potuto sviluppare notevolmente l’economia del paese. Cosa che invece non è avvenuto).

... e la prosperità di un paese - tornando all'Italia- dipende principalmente dalla capacità di esportare un’alta percentuale delle manifatture e dei servizi prodotti. La crisi dell’Italia (rispetto alle crisi di alcuni paesi) è integrata in un contesto ben più ampio di crisi, infatti nel momento in cui crollano il mercato spagnolo, quello tedesco e quello turco, non c’è evidentemente più posto per l’Italia che ormai ha assunto un ruolo di produttore marginale. Il prodotto italiano perse lentamente il suo ruolo e scomparve non solo dai mercati stranieri, ma anche da quelli dell’Italia stessa. Tutto questo fondamentalmente perché i prodotti inglesi, francesi o olandesi erano offerti a prezzi più bassi. 

Ma da cosa deriva questa differenza di prezzo? Semplicemente dal fatto che il prodotto italiano era (secondo Cipolla per "orgoglioso tradizionalismo") di qualità superiore. La ragione per cui il prodotto italiano è più caro non è solo il fatto che è di migliore qualità, ma anche perché si dovevano sostenere costi di produzione più elevati, e ciò dipendeva principalmente da tre cause: 
1) un eccessivo controllo delle vecchie corporazioni costrinse a lavorare con metodi di produzione superati; 
2) una pressione fiscale mal congegnata, ed infine..
 3) l’eccessivo costo del lavoro in Italia rispetto ai paesi concorrenti. Tutto ciò comportò la crisi che si può riassumere come articolata su tre punti fondamentali: 

1) ci fu un drastico declino delle esportazioni; 
2) mancarono per molto tempo gli investimenti manifatturieri, armatoriali e bancari (Venezia pur con la sua ricchezza è un caso emblematico);
 3) lo spostamento dai centri urbani a piccoli centri rurali dove era possibile costo del lavoro più basso, meno controlli fiscali, meno controlli delle corporazioni.

 A tutto ciò bisogna aggiungere anche una arretratezza tecnologica. In tutto questo panorama di crisi, l’unica eccezione è forse Genova che fu per molto tempo uno dei più grossi centri finanziari anche per la sua favorevole posizione geografica (ma anche per aver sempre mantenuto buoni rapporti con i porti e quindi i mercati francesi, spagnoli e portoghesi. Dal tempo dei cartaginesi!


*** INGHILTERRA - Lo scorso anno, Cromwell, dopo averlo sciolto nel '55, crea un nuovo Parlamento, con una nuova camera dei Lord. Chiede nuovi poteri personali. Una parte vorrebbe offrirgli anche il titolo regio, mentre un'altra -repubblicana e militare-  temendo la sua ormai ostentata dittatura inizia a tramare una congiura. Cromwell non ottiene quello che vuole, non gradisce l'opposizione e scioglie il Parlamento. Pochi giorni dopo la congiura, organizzata dai realisti viene anche scoperta, e sembra prendere corpo. Ma il 3 settembre Cromwell il grande protagonista della rivoluzione inglese, muore. Gli succede come Lord Protettore (ma questa trasmettibilità era stata chiesta da Cromwell, ma non era stata mai convalidata dal Parlamento) il figlio RICCARDO; ma a parte il formalismo, fin dai primi mesi non seppe conquistarsi la fiducia delle varie fazioni. Anzi farà riaccendere le ostilità fino a far ritornare in l'Inghilterra la paura di una nuova lunga guerra civile.
Come vedremo nei prossimi anni, si arriverà a un compromesso, chiudendo il capitolo Repubblica, restaurando la Monarchia -proprio con il figlio del sovrano giustiziato- con Carlo II Stuard.

*** GUERRA ANGLO-FRANCESE - Prima ancora della morte di Cromwel, l'offensiva scatenata alla Spagna, coglie un clamoroso successo in giugno a Dunkerque nella Battaglia delle Dune. La vincono i francesi guidati da Turenne, occupano la città, ma poi la lasciano in mano agli inglesi.
Si impegnano nuovamente in agosto nella Battaglia di Gravelines, e sconfiggono definitivamente gli spagnoli. La Spagna è ormai al tramonto, c'è la scomparsa di Cromwell, e c'è Mazzarino, che senza ricorrere ad ulteriori fatti d'armi,  trova una singolare strada con una visione lungimirante per concludere il prossimo anno una pace con la Spagna.

*** GERMANIA - Morto l'imperatore Ferdinando III, la contesa suprema carica del Sacro Romano Impero, va al figlio LEOPOLDO d'ASBURGO.
Una parte di elettori tedeschi  quando Mazzarino aveva -con varie promesse- posto la candidatura di Luigi XIV, era favorevole alla sua elezioni in funzione antiasbugica. Fallito questo tentativo è sempre Mazzarino a tramare e a favorire la nascita di una Lega Renana in funzione antimperiale. Che comprende la Francia, la Svezia, la Baviera, il Munster, il Neuburg, il Brunswick e l'Assia-Cassel.
Un'alchimia politica complessa difficile da gestire anche da un abilissimo Mazzarino.

*** SVEZIA-DANIMARCA -  Se la guerra in Polonia è quasi terminata, non è invece terminata tra la Svezia e la Danimarca che si era schierata a favore della Polonia e quindi contro la Svezia, che non dimentica disimpegnata a est assedia Copenaghen per punirla. Solo l'intervento di Federico Guglielmo (in precedenza alleato della Svezia- ma che ora teme il suo espansionismo) fa recedere Carlo X, nell'insistere nell'offensiva.  

 *** POLONIA - Anche il governo polacco al pari di Mazzarino fa delle sofisticate alchimie politiche per mettere fine alla guerra in Ucraina, ora sotto il controllo russo. Riconosce formalmente ma solo ad alcuni cosacchi il possesso del territorio, elevandoli a classe privilegiata, parificata all'aristocrazia polacca, e in quanto tale, con gli stessi privilegi che la nobiltà polacca ha sulla massa contadina, cioè lo sfruttamento e la servitù della gleba come uno status inamovibile. Una manovra questa che dovrebbe poi riuscire -con i promossi nobili- nuovamente a riprendere il controllo della regione, visto che con il controllo russo l'Ucraina rischia di finire con la loro stabile presenza in mano ai Romanov.

*** LORENZO BERNINI, a Roma, inizia il COLONNATO nella piazza prospiciente la basilica di S.PIETRO.

 CONTINUA ANNO 1659 >