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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1697

*** PACE DI RIJSWIJCK
*** LA POLONIA SI AVVIA AL DISASTRO
*** SALE IN SVEZIA SUL TRONO L'ASSOLUTISTA CARLO II
*** COME POI FINI' CARLO E LA SVEZIA
*** IMPERO E TURCHI - EUGENIO DI SAVOIA PROTAGONISTA


*** EUROPA - Con la fine della guerra della "Francia contro tutti", la Pace di Rijswijck, segnò contemporaneamente l'apogeo della politica espansionistica di Luigi XIV (è in questo periodo che i francesi iniziarono a salutare il loro re come "Luigi il Grande) ma nello stesso tempo è una battuta d'arresto delle sue mire egemoniche. Perfino in Piemonte ha dovuto cedere l'unico "fazzoletto" di terra che aveva in Italia.
Tutte le finanze francesi nei nove anni di guerra - tenendo ostinatamente testa agli avversari- erano state compromesse; l'esercito era esausto e non più bene organizzato e nemmeno più motivato; i confini naturali della Francia restavano le preesistenti  storiche "frontiere nazionali"; mentre i territori conquistati dovevano essere difesi con grande dissipazione di denaro e di impiego di uomini. Tutti fattori negativi 
che la Francia non poteva alimentare ma nemmeno all'improvviso eliminare.  Inoltre sostanzialmente non erano stati fatti grandi progressi, anzi si era messa in ginocchio tutta la prosperosa e innovativa economia "colbertista" della Francia con le varie lacerazioni diplomatiche che la guerra aveva creato con i vari Stati. Per non parlare di quella organizzazione che Colbert aveva creato perfetta, ma stava nuovamente cadendo nelle mani dei senza scrupoli e senza controlli.

Nel mese di settembre Luigi XIV fu alla fine costretto a firmare il preliminare Trattato di Rijswijck e il mese dopo la Pace con la grande coalizione antifrancese. Riconosce Guglielmo III come re d'Inghilterra rinunciando ad appoggiare le pretese di Giacomo II; restituisce alla Spagna le regioni occupate durante la guerra; accetta perfino la formazione di una barriera ai confini dei Paesi Bassi che vogliono garantirsi da eventuali sue nuove incursioni; nelle Colonie del Nordamerica accetta il ristabilimento dello status quo; restituisce tutti i territori annessi dai "suoi" legali (quelle Riunioni che trovavano i mille cavilli giuridici per annettersi i territori); infine riconsegna il Lussemburgo alla Spagna e la  Lorena a Leopoldo.
Sembra che Luigi XIV abbia posto fine al raggiungimento di tutti quegli obiettivi che con la guerra voleva conseguire. Invece (lo scopriremo molto presto) li ha solo rimandati; vuole solo prendere tempo per riorganizzarsi, una tregua in attesa che muoia l'ultimo Asburgo di Spagna e che si scateni la guerra per la sua eredità. 
Non tiene in nessun conto che gli alleati l'hanno già fatta da tempo questa riorganizzaione; la grande alleanza tiene come coesione, ha delle buone risorse economiche, ha ottimi eserciti, ma soprattutto ha ora anche ottimi generali: questi sono emersi nella conduzione della guerra; come  Carlo di Lorena, Eugenio di Savoia, e un certo John Churchill, inglese, duca di Marlborugh, che dentro il suo esercito sta rivoluzionando la tattica militare abbandonando le marce brevi e gli assedi perpetui in favore di avanzate aggressive e battaglie a campo aperto (che i Francesi hanno sempre evitato). E' l'uomo che il 13 agosto del 1704 in Baviera, a Blenheim, con la sua armata di 40.000 uomini scelti, unendosi sulle rive del Danubio con i 10.000 uomini del principe Eugenio, mise fine alla leggenda dell'invincibilità francese. Costrinsero Luigi a chiedere la pace, ma che per le durissime condizioni il re di Francia, ancora una volta ostinato e arrogante, non accettò, continuando la sciagurata guerra fino al 1713. Quasi fino alla morte, lasciando la Francia in una voragine di debiti, la perdita della supremazia come potenza mondiale che passerà alla emergente monarchia austriaca, e la perdita della supremazia commerciale nel mondo che passerà all'Inghilterra.

***  IMPERO CONTRO I TURCHI - Le truppe imperiali hanno nel frattempo proseguito la guerra contro i Turchi in Ungheria. Nominato comandante in capo dell'esercito imperiale troviamo il principe Eugenio di Savoia. Nella Battaglia di Zenta, le truppe dell'impero Ottomano sono sbaragliate.  
Eugenio, francese, con alle spalle un umiliante rifiuto (Luigi XIV in persona non lo volle nel suo esercito per la sua bassa statura) fuggito dalla Francia, quand'era arrivato in Austria si era offerto a Leopoldo I d'Asburgo, che lo mise a fianco del generale Carlo di Lorena.
Giovanissimo, poco più che ventenne, si mise subito in luce nella difesa di Vienna contro i turchi che l'assediavano. Partecipando poi a tutte le successive e numerose campagne militari a fianco dell'efficiente Carlo di Lorena, iniziò la sua fulminea carriera  bruciando tutte le tappe nella gerarchia militare, fino ad arrivare al vertice.
Ora come comandante dell'esercito imperiale il suo genio militare si rivela subito nel corso di quest'anno vincendo la Battaglia di Zenta e conquistando Sarajevo. Due anni dopo (1699) i Turchi saranno costretti alla Pace di Carlowitz. L'Austria asburgica si afferma come grande potenza nello scacchiere balcanico, mentre Venezia che ha contribuito nella guerra contro i turchi, ottiene la Morea ovvero il Peloponneso.
Eugenio poi continuerà a collezionare vittorie su vittorie nella guerra di successione spagnola, riportò numerose vittorie nei Paesi Bassi, e sempre contro i Turchi riuscì nel 1717 a riconquistare Belgrado, divenne la spina nel fianco dei francesi quando nel 1706 scese in Piemonte a liberare il cugino Vittorio Amedeo assediato dai francesi a Torino. 
Ma la sua battaglia più straordinaria -e forse vendicativa- dove regolò il suo conto personale con Luigi XIV fu in Baviera. Assieme a John Churchill, il 13 agosto del 1704 a Blenheim, il principe Eugenio aveva già messo fine alla leggenda dell'invincibilità francese.
Luigi XIV indubbiamente quando lo rifiutò nel suo esercito valutò solo la sua "statura" con il metro, non gli valutò di certo l'intelligenza.

*** POLONIA - Lo scorso anno era morto re Giovanni III Sobieski, anche lui grande protagonista nelle varie battaglie contro i turchi (soprattutto la liberazione di Vienna nell'83 proprio con Eugenio e Carlo di Lorena).
 Per l'intero anno il trono era rimasto vacante. Poi quest'anno, con la conversione al cattolicesimo di Federico Augusto di Sassonia, gli Asburgo eleggono lui sovrano, che si insedia sul trono, ma continuamente osteggiato dalla grande nobiltà polacca che invece di collaborare per riformare una grande monarchia centrale asburgica, il progetto lo ostacola, agisce nel far disgregare quella che è stata imposta, una monarchia guidata da uno "straniero" sotto la tutela degli Asburgo. 
I polacchi quasi immaginano  il proprio avvenire; infatti gli Asburgo trascineranno fra breve la Polonia nella Seconda Guerra del Nord (1700-1721) uscendone il Paese stremato, ma anche paralizzato dal principio del diritto di veto nell'elezione regia; una questione controllata ormai dalle grandi potenze come la Russia e la Francia, che interferendo nella nobiltà locale (divisa in due fazioni) provocarono la guerra di successione polacca (1733-1738). Guerra che portò a far risorgere una nuova coscienza nazionale del popolo polacco, che iniziò delle lotte a oltranza, perfino drammatiche, che però si infransero in altrettanto sconfitte nel giro di tre successive lotte per le spartizioni (1772, 1793, 1795) quando Russia e Prussia con cinismo distrussero lo stato polacco e fecero sparire la Polonia come entità territoriale indipendente. Questo grazie alle scelte di una parte della nobiltà polacca, che favorì l'intervento russo, creando una situazione di convivenza molto difficile fra le masse popolari e la politica dei nuovi governi stranieri, che per snazionalizzare il paese (togliendo loro lingua, tradizioni, religione, cultura) ricorsero oltre che alle repressioni e deportazioni, a un insediamento massiccio di coloni (prussiani da una parte, russi dall'altra). Queste soluzioni furono poi l'inizio di tante sventure successive; da Napoleone in poi, e una delle ultime del nostro secolo l'invasione di Hitler; poi nuovamente il ritorno della Polonia alla Russia.

*** SVEZIA - Per i fatti che accadranno in Polonia-Russia (appena accennati sopra nella prima parte) uno dei responsabili della Guerra del Nord che inizierà fra tre anni, sta salendo ora sul trono. E' Carlo XII, che succede a Carlo XI re di Svezia. Proseguendo la politica assolutista  del padre, ereditando il suo bilancio attivo e il suo forte esercito, ambizioso più di lui (leggeremo una descrizione del suo carattere nel 1709, scritta da Voltaire)  inizierà a compiere ardite campagne militari in Russia e in Germania, cercando di espandersi nel Baltico e anche all'interno della Russia, minacciando perfino Mosca.
 Le operazioni militari le guidò personalmente, riuscendo più volte a sconfiggere gli avversari. Nel 1702 occupò anche Varsavia, cacciò il re di Polonia e ne mise uno sul trono a lui gradito. Le folli ambizioni proseguirono, e nel 1707 attaccò nientemeno lo zar Pietro (non ancora "Grande") spingendosi fino all'Ucraina senza quasi (!?) incontrare resistenza. Ma poi a Poltava, trovò la sorpresa che lo zar gli aveva riservata; una
"Grande Trappola"; Carlo ci finì dentro con l'intero suo esercito, che fu annientato.
I Russi fecero poi tesoro di questa tecnica; la stessa trappola la riservarono a Napoleone, poi a Hitler; e consisteva di attirare i nemici all'interno della Russia, per poi ritirarsi lasciandosi alle spalle paesi e città deserti, trasformando (pur con dispiacere) il proprio territorio invaso in "terra bruciata".

Carlo XII scampò fuggendo presso i turchi. Ritornato in Svezia nel 1711, non gli era bastata la lezione. Riprese le offensive espansionistiche invadendo la vicina Norvegia, ma ci lasciò la vita, fu ucciso. Non avendo eredi, prima si crearono problemi di successione, poi il territorio passò alla Russia, mettendo fine al ruolo della Svezia come potenza egemone del Baltico.
Stessa sorte toccò alla Polonia, anche se con vari altri interventi:  quelli accennati sopra.

***   INGHILTERRA - Come in Francia, nasce a Bristol,  la prima "casa per vecchi", orfani, poveri e vagabondi. Mentre i carcerati lavorano nelle filande statali; sono le Work-House con funzioni (dicono) sociali. In effetti é un vero e proprio sfruttamento di alcuni imprenditori senza scrupoli;  con l'alibi della rieducazione civile di una popolazione di emarginati hanno buon gioco nel creare per la loro produzione una manodopera quasi gratis.

 CONTINUA ANNO 1698 >