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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1700

La popolazione mondiale é di circa 550.000.000 di abitanti.- L' Italia  13.000.000.
La Francia circa 25.000.000 (Parigi 500.000)


*** AGLI AVVENIMENTI POLITICI A INIZIO SECOLO
*** IL SECOLO DEI LUMI
*** I MOTIVI SCATENATI DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA
*** RUSSIA-SVEZIA - LA GUERRA DEL NORD

*** Gli avvenimenti politici e militari che accadono fin dal primo anno del Settecento, si configurano come la diretta prosecuzione dei grandi conflitti degli ultimi anni del secolo precedente; tutti miranti a neutralizzare ogni iniziativa di supremazia da parte di qualunque Stato.
Abbiamo però in questa prima parte del Settecento un capovolgimento della situazione rispetto a quella precedente; le alleanze portano alla riscossa altre potenze, ponendo fine al predominio politico della Francia nel contesto europeo. Gli ultimi ostinati tentativi di espansione di Luigi XIV  si concluderanno miseramente. E dopo pochi mesi dalla pace di Rastatt, dopo una guerra rovinosa, il 77 enne Re di Francia  in un malinconico tramonto concludeva anche lui la sua vita terrena.

Si arriva così a un equilibrio di forze che le successive guerre potranno modificare, ma non distruggere, nonostante un singolare "rovesciamento delle alleanze" proprio della Francia, in una guerra assurda, che non solo pagò a caro prezzo, in risorse umane e materiali;  non solo fu estromessa dall'America settentrionale; ma accelerò il disfacimento della monarchia fino agli estremi, quando la Rivoluzione, la decapitò non solo metaforicamente.
Sancendo così il definitivo dominio dell'Inghilterra; consolidando quello degli Asburgo; contribuendo alla nascita della Grande Prussia (la solida base per la futura Germania).
E tutto questo accadde per seguire le tresche di una favorita di corte: la marchesa Pompadour.

 Nascono così in questo periodo, a spese della Francia avviata alla decadenza che si è procurata da sola, potenti strutture economiche (come in Inghilterra) e in parallelo potenti strutture militari (come in Prussia). 
Questa sistemazione con altri stati dell'Europa non avviene senza contrasti, perché ogni stato emergente sentendosi o illudendosi di essere potente (come lo era prima la Francia)  non intende rinunciare alle proprie pretese di supremazia. 
I protagonisti vincenti sono gli Inglesi, gli Asburgo e le due emergenti potenze: la Prussia di Federico I e II e la Russia dello zar Pietro. Entrambi avidi di entrare nel gioco politico; il primo nell'Europa centrale, il secondo sull'intera Europa occidentale oltre che in Asia.

Per quanto invece riguarda le trasformazione economiche sociali. "L'avanzata della borghesia, che già aveva caratterizzato lo sviluppo di una notevole parte dei più civili paesi d'Europa durante il secolo precedente (meno in Italia, ripartita in "cortili" di ottusi sovrani che si facevano chiamare duchi e principi, mentre erano delle "comari" sempre in liti furibonde)  assunse nel Settecento un nuovo impeto e una nuova forza d'urto. Si realizzano cospicui spostamenti di ricchezza, si lanciano nuove imprese economiche, aumenta il commercio; si riorganizza e consolida lo sfruttamento dei popoli coloniali. Le nuove iniziative non tollerano più di venire comunque ostacolate, ed entrano in aperto conflitto con le forze che avevano detenuto il monopolio del potere nelle epoche precedenti.
Se la terra continua ad essere la principale fonte di ricchezza, accanto ad essa se ne comincia ad affermare un'altra che può in certo senso venir considerata come lo sviluppo dell'antica attività artigiana ma con caratteri via via più differenziati. E' legata alla costituzione di grandi opifici, con un notevole quantitativo di mano d'opera e di macchine: essa richiede per ogni addetto un impiego di capitali assai superiore a quello richiesto dalla terra, ma può fornire in breve tempo un elevato numero di prodotti da gettare sul mercato e, se questo è favorevole, permette guadagni per l'innanzi sconosciuti.
Il trapasso dall'artigianato al nuovo tipo di produzione avviene per gradi, attraverso fasi che variano da un popolo all'altro. Il suo inizio può venire fatto risalire -in specie per l'Inghilterra e per la Francia - al secolo precedente, ma è solo nel Settecento che assume un ritmo accelerato ed è soltanto in Inghilterra che esso entra, negli ultimi anni del secolo, in una fase di piena attuazione". (Ib, pag 8)

Non più protagonista ma solo partecipante: la Francia. Più impegnata (con dispendio di risorse) a fare tentativi per colpire gli inglesi, che non a modificare se stessa, anche se il processo di maturazione che andrà a sconvolgere tutta Europa era partito proprio dalla Francia. Un merito che non va attribuito solo a Luigi XIV (nel suo primo periodo d'oro)  ma ai suoi straordinari collaboratori. Il "colbertismo" fece scuola nella nuova economia emergente legata alla prima fase della rivoluzione industriale; mentre "l'Illuminismo" nato sulle sponde della Senna, seppe far trionfare la ragione e l'utilità pubblica sul fanatismo e sui privilegi di classe, indicando al sovrano che le sue azioni e la sua opera di governo doveva avvalersi dell'aiuto di uomini di scienza e di pensiero (e non di suggerimenti
di alcune prostitute diventate favorite, ricolme di gioielli e di donazioni di castelli). Uomini che stanno tentando nei primi anni di questo secolo di fondare delle nuove discipline che si rivolgono con rigore e metodo allo studio dei fatti, delle leggi fondamentali della vita politica, economica ma un po' meno in quella sociale, quella che nel secolo seguente Comte denominerà sociologia.

Non ultimo, ma il primo in assoluto, in questo tentativo di far uscire la Francia dal tunnel della decadenza, che infine causò la Rivoluzione: è TURGOT, che molti ricordano solo come grande economista e politico e pochi come filosofo (alcuni con delle pruderie pari a quelle dei tanti cascamorti  puliscipiedi che bramavano le sue grazie del suo bassoventre, danno più spazio alla Pompadour)  mentre Turgot è il vero inventore della "dottrina del progresso",  e non solo con delle pagine  -tra le più interessanti di tutta la letteratura filosofica settecentesca- ma con le azioni, cioè l'applicazione delle sue teorie (già nel 1761) che prima furono fortemente contrastate da quella casta di rapaci sovrintendenti delle finanze, poi dai perenni parassiti di corte, ed infine pur messo al vertice, fu cacciato nel 1776. (da notare che Luigi XVI, per quanto se ne dirà, fu l'unico ad essere d'accordo con le sue idee (visto che gli affidò l'incarico, dopo aver cacciato Moupeou) ma purtroppo con attorno ancora i parassiti, commentò, quando fu costretto a licenziarlo "siamo rimasti solo io e lei a volere il bene della Francia".
Un licenziamento che Federico commentò cosi: "la monarchia francese ha firmato la propria condanna a morte"; Voltaire "Turgot licenziato? a me non resta che morire".
E' infatti con Turgot "in trincea" che inizia la Storia del Mondo Moderno!

Ma D'ALAMBERT e DIDEROT  (con la loro Enciclopedia) non l'avevano iniziato molto bene. "Non avevano compreso appieno il valore della rivoluzione industriale; a vedere i gravi conflitti economici che traggono origine dalla nuova organizzazione della produzione; i problemi sociali non suscitano ancora un interesse molto grande nel Settecento, neppure fra i pensatori più progressisti; la preoccupazione fondamentale è, per il momento, un'altra: quella di agevolare l'iniziativa dei nuovi imprenditori (abbattendo gli ostacoli che essa incontra nelle vecchie legislazioni di origine feudale) e di permettere che essi assumano nel più breve tempo il peso politico che compete alla loro crescente forza economica" (Ib, pag 7) (lo si vedrà poi nella Rivoluzione, quanto erano immaturi!)

Andiamo a leggere cosa scriveva Diderot sull'Enciclopedia alla  voce Arte. "La bontà della materie prime sarà il principale fattore della superiorità di una manifattura su un'altra, insieme con al speditezza del lavoro e con la sua perfetta esecuzione. La bontà dei materiali è questione di attenzione, mentre la speditezza e perfezione del lavoro sono soltanto in funzione del numero degli operai impiegati. Quando una fabbrica ha numerosi operai, ciascuna fase di lavorazione occupa un uomo diverso. Un operaio ha eseguito ed eseguirà per tutta la vita una sola ed unica operazione; un altro, un'altra; perciò ognuna è compiuta bene e prontamente, e la migliore esecuzione coincide con il minimo costo. Inoltre, il gusto e la destrezza si perfezionano indubbiamente fra un gran numero di operai, poiché è difficile che non ve ne siano taluni capaci di riflettere, combinare e scoprire infine il solo modo che consenta loro di superare i compagni: Ossia come risparmiare il materiale, guadagnar tempo, o far progredire l'industria, sia con una nuova macchina, sia con una manovra più comoda".

"Non si chiede per esempio Diderot, che interesse debba avere l'operaio - il quale non è proprietario o comproprietario dell'azienda, come lo era l'antico artigiano-  a risparmiare il materiale, a guadagnar tempo o a far progredire l'industria; ne' a rendersi conto della frustrazione psichica del lavoratore costretto a eseguire per tutta la vita una sola ed unica operazione. Ciò che attrae la sua attenzione, è l'enorme vantaggio che la produzione ricava dalla suddivisione del lavoro e dell'impiego di sempre nuove macchine; macchine però che l'industria introduce sempre più numerose nel ciclo produttivo non - come scrive Diderot - perchè l'operaio ne comprenda l'utilità ma perché il padrone dispone dei capitali indispensabili per acquistarle e sa quale aumento di reddito può ricavare dal loro uso." (ib. pag. 8).

Diderot sta insomma teorizzando la "catena di montaggio" delle future macchine; e non vede che l'uomo, l'operaio che vi è addetto, diventa null'altro che una appendice, un accessorio della macchina stessa. Un pezzo di ricambio. Sostituibile subito se pretende una mercede superiore, perché fuori dalla fabbrica (con la immanente disoccupazione che provocheranno le macchine) c'è una miriade di "pezzi di ricambio"; cui basta dare il minimo per sostenersi, perché "... il di più lo spenderebbero nelle bettole". 
Non avevano ancora considerato che a un certo punto l'alta produzione, soddisfatta la classe che disponeva di mezzi, non avrebbe più trovato uno sbocco sul mercato. Che era inutile fare un milione di scarpe, quando le stesse le potevano acquistare solo  qualche migliaio di individui. 

SUGLI ALTRI AVVENIMENTI CULTURALI DEDICHEREMO
PROSSIMAMENTE ALTRE PAGINE A PARTE

I MOTIVI SCATENANTI 
DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA

*** SPAGNA - Tentativi di entrare in contatto con il re di Spagna, nonostante malato, per sottoporgli il trattato ratificato dalla Grande Alleanza, c'erano stati. Nè non dobbiamo dimenticare che Luigi XIV aveva negli anni precedenti dichiarato guerra alla Spagna, nel '94 l'aveva invasa, e tutta la sua guerra contro i Paesi Bassi fino allo scorso anno era contro la Spagna. Eppure il piano di spartizione presentato a Carlo II, da Leopoldo I d'Asburgo (suo parente) non era stato accettato dal re di Spagna nei suoi ultimi giorni terreni. Indubbiamente, su questo No, la pressioni o l'influenza dei funzionari francesi ebbero il sopravvento sul malato sovrano.

Il  1° novembre CARLO II re si Spagna muore. E' l ultimo esponente degli Asburgo di Spagna. La politica degli stati europei nei due anni che precedono la sua morte era stata tutta mirata alla spartizione dell'enorme Impero Spagnolo anche per evitare che finisse sotto una sola energica mano. Quella che da anni con una politica espansionistica aggressiva, sta inquietando l'Europa.
Trent'anni prima (già allora prevedendo una imminente dipartita del debole re), quando i rapporti erano migliori, Luigi XIV, con gli Asburgo aveva già abbozzato una spartizione; ma poi nei successivi anni i rapporti con l'Impero erano diventati reciprocamente di guerra a oltranza.
La grande coalizione antifrancese, già sentendosi più forte, oltre che notare una grave crisi della Francia, nel 1698, al primo allarme di una improvvisa morte di Carlo, stesero a Londra
un primo trattato di spartizione.
Il ducato di Milano andava al secondogenito di Leopoldo, Carlo. Al figlio dell'elettore di Baviera, principe Giuseppe Ferdinando  la Spagna i Paesi Bassi e le colonie americane. E riservarono al Delfino di Francia le Due Sicilie e alcuni porti in Toscana.
L'anno dopo questo trattato fu vanificato per la morte di Giuseppe Ferdinando.
Con un "secondo" trattato, Carlo d'Asburgo ottiene la Spagna e i possessi coloniali in America.
Il duca di Lorena, Milano e i porti toscani.  Al Delfino di Francia le Due Sicilie e la Lorena.


Mentre ora, il testamento di Carlo II indica come erede universale dei suoi possessi europei e coloniali (in pratica tutto)  Filippo di Borbone Duca di Angiò nipote di Luigi XIV.

 Il rischio che l'enorme Impero Spagnolo possa finire praticamente nelle mani del guerrafondaio sovrano francese, fa scendere in campo, dopo la guerra Franco-Olandese la coalizione. (Gran Bretagna, Olanda, Austria, Prussia, Hannover, più tardi si aggiungerà il Portogallo e il Piemonte sabaudo)  dando così inizio alla disastrosa (per la Francia) Guerra di Successione Spagnola. 
L'unico alleato che Luigi XIV ha in Europa è la modesta Baviera.


Ad intralciare questa illimitata ambizione di Luigi XIV -che é poi quella di dominare l'Europa- si scatenano tutti gli Stati, con le rispettive dinastie che hanno la stessa sua ambizione; in prima fila gli Asburgo per l'egemonia politica sul continente; non meno ambiziosi gli Inglesi (in fase di profondo rinnovamento dopo le sue due rivoluzioni) per l'egemonia economica nel mondo.
Rifiutata ogni ipotesi di spartizione dei domini spagnoli per via diplomatica, bisognava fare una sola cosa: la guerra! per il timore che la potenza dei Borboni appoggiata da Luigi XIV potesse ricreare quella grande potenza economica, qual'era fino a pochi anni prima la Spagna; ma questa volta sotto l'ala protettrice francese, grande e smisurata potenza  indirettamente diventava la Francia.
La guerra era quindi inevitabile.

Il vecchio continente si trasforma in una polveriera e le ambiguità e i tradimenti con le più disparate alleanze diventeranno (assieme a tanti rancori e rivalse personali o pseudo-nazionalistiche) d'ora in poi una regola fino al 1918 (che dopo la pausa, proseguì con quella del 1939-45 e sullo stesso identico scenario) quando già con la prima Grande Guerra segnò la fine di un'era. Le grandi dinastie dell'Europa centrale ed orientale - i Romanov, gli Asburgo, gli Hohenzollern- vennero spazzate via nel giro di un paio di anni.
Nell'incapacità di mettersi d'accordo, non solo uscirono tutti sconfitti, ma faranno crollare i tre imperi storici e il predominio europeo nel mondo che detenevano; in quanto la loro ultima guerra segnò (gli stati protagonisti erano quasi gli stessi di questo inizio Settecento)- se non la causò direttamente - uno spostamento della potenza internazionale dall'Europa all'America da un lato, alla Russia sovietica dall'altro.

IL CLIMA POLITICO DI QUESTI ANNI

Il Settecento viene definito il "Secolo dei lumi", per la sua vivacità intellettuale; passioni che iniziarono a "illuminare"  "le tenebre dell'ignoranza". Viene anche definito il secolo della "borghesia", perchè la cultura scientifica e filosofica, diede origine al dinamismo economico di un ceto moderno, operoso, denso di iniziative in tutti i settori della nuova società;  creatività e dinamicità affiancata dalle nuove teorie dell'economia, scaturite e sollecitate dalla pre-"rivoluzione industriale", entrambe nate dalla diffusione delle idee. 
Tutta la scienza e la tecnica trovarono straordinari impulsi in questo clima culturale; ma anche il pensiero politico e giuridico -molto attento a questa mutazione epocale- elabora concezioni nuove sui temi politico-sociali ed economici.  E saranno proprio questi ultimi a  influenzare o manifestamente a condizionare -dopo questo Settecento e dopo la prima metà dell'Ottocento- la politica dei sovrani e dei popoli 

Grandi fermenti, grandi movimenti, grandi scienziati, grandi economisti, grandi teorici politici e ideologici; eppure i governi di questo Settecento sono ostinatamente regolati dal gretto assolutismo monarchico dalle varie dinastie europee (salvo qualche eccezione - come FEDERICO II il GRANDE autoritario, accentratore perfino nelle insignificanti cose, ma comunque  pur sempre definito "il dispotico più illuminato". L'uomo che creò dal nulla una grande potenza! Le basi della futura Germania). 
Dinastie senza leggi nè freni, rimaste ancorate al dominio feudale di inizio millennio, anzi peggio perchè si era tramutato in dispotismo, come quello "zarista", pur volendo fare Pietro "l'illuminato".
 "Sua Maestà è un monarca assoluto, e non è obbligato a rispondere delle proprie azioni a nessuno al mondo, ma ha il potere e l’autorità di governare i propri stati e territori secondo il suo desiderio e la sua benevolenza." Disposizioni (cap. 3, art. 20) di Pietro il Grande, anno 1716.
Una concezione, questa "benevolenza",  che non era certo in sintonia con quella di Voltaire che invece definiva il popolo "la più virtuosa e la più rispettabile parte degli uomini, composta da coloro che studiano le leggi e le scienze, dai negozianti, dagli artigiani, in una parola da quanti non rappresentano nulla di tirannico".

Nulla dentro le corti era cambiato, nonostante negli ultimi cinque secoli, a partire dal 1300, dall'Umanesimo, le sinergie in tutti i campi erano state copiose, in certi casi perfino audaci.

Queste ottusità, erano ancora legate ai primitivi privilegi nobiliari che (con la immutata arroganza, del "diritto divino", dell' "unto dal signore") impediva loro perfino di accorgersi che era in atto un inarrestabile processo di trasformazione della società; una cecità che avrà poi gravissime ripercussioni sociali; che esploderanno  verso la fine del secolo con la Rivoluzione Francese. Che i promotori, su queste sopra accennate premesse teoriche fonderanno il loro programma.

Ma non paghi della violenta e drammatica esperienza della Rivoluzione, che gelò il "sangue blu" in molte corti europee, i nobili tornarono agli editti primitivi. E quelli che evitarono (spesso proprio con l'appoggio del popolo che avevano sempre disprezzato) che la loro testa finisse dentro la cesta di vimini della ghigliottina, torneranno nuovamente a reprimere con la Restaurazione i legittimi desideri di rinnovamenti sociali e politici che i sudditi -ormai in ogni parte d'Europa- chiedevano. Sudditi che non erano più uomini di braccia, ma d'intelletto. Sudditi non erano più solo servi, ma sempre più inseriti dentro quel nuovo processo economico e industriale che aveva creato nell'arco di poche decine di anni una miriade di soggetti dediti a una quantità sterminata di attività, creando quella nuova categoria che sta emergendo proprio in questo inizio Settecento: la borghesia.

L'ottusità ebbe il risultato di scatenare sempre di più la lotta fra i due mondi. (Goethe durante la Rivoluzione disse: "calma! non è la fine del mondo, e solo la fine di "un mondo".) Sbagliò solo di qualche anno. Ma Napoleone lo aveva già profetizzato a Sant'Elena: "deve passare una generazione, poi i giovani che verranno, capiranno, e vendicheranno l'oltraggio che io ora soffro qui. All'ingiustizia, alla violenza essi mi aggiungono l'oltraggio, il dolore, il martirio. Ma non iscorgono essi che uccidono in me sè medesimi colle proprie mani?" (Da Sant'Elena, Memoriale, 1818.

La "rivolta degli spiriti" travolse poi anche Metternich; ma i tre imperatori non impararono nulla da Napoleone. Tutti volevano dividere l'Europa "napoleonica", ma nello stesso tempo nessuno fu in grado di tenere unito il proprio Paese. E furono travolti!

Lotte spesso anche intestine, liti e forti contrasti con alcuni sovrani più attenti, che avevano frequentazioni dotte, che stavano mutando atteggiamento, stile di governo, seguivano più da vicino le esigenze della nuova società in inarrestabile mutazione; come il ricordato FEDERICO il GRANDE, che già da ragazzino preoccupando il padre "il re sergente", scriveva a Voltaire paradossalamente criticando Il Principe  di Machiavelli . Divenne poi invece un innovatore, anche se era chiamato il "dispotico più illuminato". Così Pietro Leopoldo di Lorena, così Carlo III, così Caterina di Russia, Maria Teresa d'Austria. Anche se lo strumento di potere lo mascherarono con atteggiamenti di opportunistico paternalismo. O giustificandosi che la loro autorità era una  "missione divina solo a  loro affidata".
Significativa invece quella lapide che l'ateo Voltaire fece mettere nella "sua" chiesetta dentro il suo grande giardino a Fresney: "Dio la volle, ma Voltaire la eresse".

Ciechi ad ogni nuova concezione politica, le guerre europee di questo secolo, sono spesso originate da dissapori, contrasti, invidie, controversie dinastiche e... di corna (rancori spesso molto squallidi - illuminante La tragedia di tre Imperi, di Egone Cesare e Conte Corti, Mondadori, 1951. Vi sono riportate le impietose lettere dei sovrani di tutta Europa, con i loro spiriti rosi dall'invidia, per quel matrimonio mancato, per quell'altro ripudiato, o per qualche vizietto pedofilo di quel monarca con moglie e 5 figli, che però non disdegnava di frequentare i collegi di tenere fanciulle di 10 anni; o quel zotico re piemontese (con moglie austriaca e figli), che la sua "caccia" preferita la praticava invece nelle campagne, le adocchiava, le faceva rapire, e si procurava  prosperose giovani selvatiche donzelle, fresche di carni e con gli odori forti, di sudore popolano, come piacevano a lui).
 
Fanno alleanze con alcuni Stati e contemporaneamente ne fanno altri in segreto con gli avversari, che spessissimo sono anche parenti, pieni di rancori per motivi meschini.
In pratica fanno la guerra con l'alleato fingendo le ostilità verso il comune nemico, poi quando entra in difficoltà l'alleato, cambiano bandiera, e spesso sono loro stessi a dargli il colpo di grazia. Spesso dopo aver immolato sempre per gli squallidi motivi le loro figlie, all'arrogante e indegno zotico di turno, o per avere qualche chilometro in più di territorio.

 Purtroppo chi veramente combatte, il suddito, i motivi non li sa quasi mai, marcia sempre verso il "macello" che gli è stato preparato. "Alzati, cammina, spara e uccidi" questo l'ordine! Senza mai sapere per che cosa combatte e spesso neppure per chi (se lo sapesse!!! ma la massa non riflette; ubbidisce! è sempre stato così, anche nei secoli migliori e nelle nazioni più dotte e civili, e guardandoci anche oggi attorno, sarà sempre così. "Il popolo sarà sempre una branco di pecore, e per farlo pascolare, non occorre un saggio, basta un mandriano qualsiasi con accanto un cane che abbaia"; lo affermava Vincenzo Gioberti, in Storia della Filosofia).

Le guerre antinapoleoniche ampliarono poi a livello europeo questa politica sordida e ambigua.
Nella Prima  guerra mondiale quest'arte diventò raffinata. Il primo "macello" causò 10 milioni di morti, il secondo (che era la prosecuzione del primo) ne causò 50 milioni. E anche in questi due conflitti, chi aveva iniziato una guerra sotto una bandiera, la finì sotto un'altra (*) quelli che la finirono! mentre su quelli che  morirono calò il silenzio, fu perfino scomodo ricordarli.  
Chi perde (suo malgrado) non ne ha il diritto. Anzi spesso viene ricordato come un "bandito". Anche se i vincitori normalmente sono quelli che ne hanno uccisi di più.

(*) Il sovrano che la propose, che firmò la dichiarazione di guerra, non fece neppure il solito atavico voltagabbana. Scappò perfino dallo scenario; da Roma capitale, senza andare nè con gli uni nè con gli altri, pensava solo alla...  "qui se restiamo ci tagliano la gola". Lasciando così che gli altri si scannassero senza un perché, per chi, e per cosa.
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AVVENIMENTI DELL'ANNO 1700

*** ITALIA - Il 27 settembre muore papa Innocenzo XII. Il 23 novembre viene eletto GIANFRANCESCO ALBANI con il nome di CLEMENTE XI.
 Un pontificato che durerà 21 anni, e sarà sempre al centro dei vari eventi della guerra di successione spagnola. Non sempre schierato da una sola parte, quando gli equilibri diventavano poco stabili.

*** GERMANIA-PRUSSIA - Con una guerra che già si delinea, Leopoldo I d'Asburgo riconosce il titolo di re di Prussia a Federico III Hohenzollern del Brandeburgo (che il prossimo anno viene incoronato a Konigsberg prendendo il nome di FEDERICO I) e firma con lui un trattato con l'impegno di fornire aiuti militari all'esercito imperiale schierato contro la Francia.

*** GERMANIA - In questo stesso anno, nella sua capitale, a Berlino, e su indicazione di Leibniz, il nuovo re di Prussia, Federico I, fonda l'Accademia delle Scienze di Berlino.

LA GUERRA DEL NORD - Mentre già si attende lo scoppio della guerra di successione in Europa occidentale, ha inizio la "Guerra del Nord".  Russia, Polonia, Danimarca e Sassonia contro l'egemonia della Svezia sul Mar Baltico. Una guerra che durerà fino al 1721.
Protagonista di questa guerra, è CARLO XII, salito sul trono tre anni fa, nel 1697, a 21 anni, dopo la morte del padre Carlo XI. Proseguendo la assolutistica politica espansionistica del padre, fin dallo scorso anno ha messo in allarme la Russia e la Danimarca che hanno firmato un trattato di mutua difesa, e subito dopo la stessa Danimarca stipula un medesimo trattato con la Polonia e l'Impero.
A questo punto a  Preobrazhenskoe, si ritrovano tutti e firmano un altro trattato che prevede la guerra contro la Svezia, la sua sconfitta, e la spartizione dei suoi domini baltici.
Ma il primo a muoversi è proprio il re di Svezia. Con uno sbarco improvviso sbarca su un isola della Danimarca e minaccia da vicino Copenaghen. Prima ancora che inizi la sua guerra con gli alleati, la Danimarca è costretta a firmare il Trattato di Travendal impegnandosi a rimanere neutrale.
Carlo XII, si porta immediatamente sul golfo di Finlandia, sconfigge anche le prime truppe inviate da Pietro il Grande nella Battaglia di Narva; infine si dirige verso la Polonia minacciando Riga.

Pietro il Grande era appena rientrato dal suo lungo viaggio in Europa; aveva appena iniziato alcune riforme dentro l'esercito, oltre che alla gigantesca opera di ammodernamento del paese.
Questo primo scontro, e questa prima sconfitta, gli fanno accelerare queste riforme, permettendogli in brevissimo tempo, introducendo la coscrizione obbligatoria su modello Prussiano e creando una marina da guerra su modello britannico, di organizzare un potente esercito ben presto in grado di competere con le grandi potenze Europee, ma fin d'ora pronto a competere con il re di Svezia; che è prevedibile, dopo le prime due offensive in Danimarca e in Finlandia, entrerà in Polonia e minaccerà la stessa Russia.
Pietro il Grande sulle intenzioni bellicose del re di Svezia, non si era proprio sbagliato. Si era invece sbagliato il re di Svezia sottovalutando il giovane zar.
Pietro  con i Turchi ha firmato un armistizio, ha ottenuto la conferma della conquista di Azov, non ha più l'esercito impegnato a sud e quindi potrà d'ora in avanti concentrarsi a nord a dare il benvenuto a Carlo XII. Anche se nella prima fase della guerra, non essendo molto preparato subirà delle sconfitte.

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