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(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1723

*** LUIGI XV RE DI FRANCIA
*** QUEL RIVOLUZIONARIO PRETE: 
JEAN MESLIER



*** ITALIA - Nel Granducato di Toscana muore COSIMO III de' Medici.  Eredita il granducato GIAN GASTONE. ultimo rappresentante della casata de' Medici, con il quale si estingue la secolare dinastia.

*** LUIGI XV  sale sul trono di Francia. 
Nel mese di dicembre muore Filippo, duca di Orleans, reggente del regno fin dal 1715 del piccolo nipote di Luigi XIV.
Nonostante la giovane età (ora ha 13 anni), Luigi viene proclamato re di Francia, ponendo fine al periodo di reggenza che sotto Filippo era stato caratterizzato da un vivace clima culturale.
Il potere è affidato a un personaggio influente della corte, il duca LUIGI ENRICO di Borbone, che però cadde in disgrazia nel 1726, subito sostituito dal Fleury che accenniamo qui sotto.

Con il regno di Luigi XV e la nomina nel 1726 del cardinale Andrè Hercule Fleury (suo ex precettore), alla carica di primo ministro, inizia in Francia un periodo di relativa pace che, oltre a far riprendere e a favorire lo sviluppo economico, senza quelle pluri-decennali gravose spese di guerra care a Luigi XIV, Fleury attuando un risanamento monetario permise  il risanamento delle finanze dello Stato fino al pareggio. Il ministro Fleury, molto abile anche in diplomazia (più volte evitò il peggio) durerà fino al 1743, anno della sua morte (mentre era in pieno svolgimento la europea guerra di successione austriaca).
 
Luigi XV (forse volendo imitare la presunzione del suo predecessore Luigi XIV- quando morì Mazzarino) non lo rimpiazzò, assunse lui direttamente il potere. Che però -oltre non esserne all'altezza, indolente com'era- nelle azioni di governo e anche in politica estera, fu sempre influenzato da persone ambigue, ma soprattutto dalle "favorite" in particolare la marchesa de POMPADOUR, che ha però il merito di aver fatto sperperare denaro anche in prestigiose istituzioni culturali e benefiche; la Pompadour, fu infatti una vera e propria protettrice degli illuministi; "allevò delle serpi in seno" dissero i maligni. Colta, brillante, appoggiò la pubblicazione dell'Enciclopedia, ma influenzò la politica del sovrano favorendo il cosiddetto "rovesciamento delle alleanze" e quindi la partecipazione francese alla guerra dei Sette anni.

Ma fu proprio questo sviluppo culturale ed economico di questi primi anni di regno di Luigi XV (che coincise con la fase di più intensa elaborazione e diffusione dell'Illuminismo) che fece emergere dentro la società francese oltre che gli interessi della emergente borghesia, le varie posizioni culturali e politiche, che non avevano più nulla in comune con il debole "mondo dorato" dei personaggi di Versailles. Sulle sponde della Senna già alla morte di Luigi XIV, c'erano le forze di un "mondo di idee"; era già nata da 27 anni quell'istituzione inglese ammirata e agognata; c'era il Parlamento di Parigi già in fermento;  fuori da quel ristretto piaggiatore gruppo isolato a Versailles  c'era in agitazione quella piccola nobiltà che da anni  non contava più nulla; quella provinciale lontana da Parigi ancora meno; gli ecclesiastici non inseriti come cortigiani pure. La monarchia assolutista restava in piedi solo perchè c'era (dentro il "palazzo") quel partito di "devoti", i faccendieri dignitari di corte, e le dame intriganti e invadenti. Sarebbe bastata una spinta per buttarla giù, o per farla trasformare, imitando quella monarchia costituzionale che in Gran Bretagna stava già diventando una realtà con la Camera dei Comuni, dove vi erano già rappresentati gli interessi dei ceti più importanti e vitali del Paese (commercianti, industriali, agrari, ecc.) che riuscirono a tenersi fuori dai grandi conflitti europei.

C'era, abbiamo detto, la Rivoluzione Liberale del 1688-89 (il Bill of Right, modello esemplare di istituzione, il "patto" Re e Parlamento). Un rivoluzione politica la cui filosofia era stata tracciata da John Locke nei memorandi Due trattati sul governo e nell'Epistola sulla tolleranza che sono - potremmo dire - i classici che segnano l'inizio del nostro pensiero liberale e dell'idea di tolleranza religiosa, che diventano carne e sangue della nostra civiltà moderna. Questi i due punti che non vanno dimenticati: la "Rivoluzione gloriosa" inglese e il "pensiero lockiano" (che illuminò Voltaire quando fra due anni (1726) si rifugia in Inghilterra).
Una "rivoluzione" clemente quella inglese  perchè non implicò la proscrizione del partito vinto; fu un "Patto" tra popolo e il sovrano, tra il Parlamento e la Monarchia. (cosa che purtroppo non avvenne neppure nella cruenta Rivoluzione Francese, che di quella filosofia usò quella astratta).
 
In Inghilterra Carlo I Stuart era già finito sul ceppo decapitato, nel 1649! C'era stata già una Repubblica (Cromwell); c'era già stata una Restaurazione; ma subito dopo era avvenuta la cosa più sensazionale: il popolo si scelse il sovrano (Guglielmo d'Orange) e non si potè più parlare per i re d'Inghilterra di "diritto divino". Il "popolo" decideva! Solo più tardi, nel 1751, sull'Enciclopedia, alla voce "Volontà politica",  Diderot, chiamerà con un termine nuovo, poi universalizzato: "Nazione" e non più "popolo".  "Nazione" è una specificazione di cultura, tradizione, lingua, territorio che possiedono (e sentono) tutti i cittadini di uno Stato, dal sovrano fino all'ultimo servo; augusti o non augusti mortali.
Come non ricordare il rimprovero che Federico II faceva ai suoi nobili  "dovete essere i padri non i carnefici dei vostri contadini. Siete stupidi a trattarli come animali, in caso di bisogno voi potete contare su degli animali, che ubbidiscono solo, ma operano male come degli animali".

Ma la spinta non venne. Era troppo presto. Ci si crogiolava con orgoglio ancora in quel periodo aureo di Luigi XIV -del primo periodo- che aveva dato  grande prestigio alla Francia. Il suo secondo periodo invece nessuno volle analizzarlo, criticarlo, o almeno prendere atto che camminare solo per spinta di inerzia non si andava molto lontano. E che non bastavano solo le idee, ma occorreva agire; e agire senza fare i carnefici..

Eppure in Francia, già qualche voce isolata tonante si levava in questi anni. Fu poi Voltaire a riscoprirlo, quarant'anni dopo, nel 1762.

Jean Meslier - un oscuro curato di campagna- nel suo singolare Testamento da lui scritto nel 1729, lancia l'appello più violento, forte e disperato in favore di una rivoluzione, incitando il popolo ad unirsi per scuotere il giogo tirannico dei principi e dei re. Per questo oscuro curato di campagna "...la salvezza del popolo non dipende che dal popolo stesso". Jean Meslier nei primi decenni del 1700, é quasi un simbolo delle contraddizioni ormai insanabili dell'organizzazione sociale del tempo, anche se apparteneva egli stesso al Clero, che era uno dei ceti titolari di quei privilegi feudali oggetto delle denunce dei filosofi illuministi. 
Nel testamento da lui scritto nel 1729 si possono ritrovare analisi ed esortazioni che già prefigurano parole d'ordine della Rivoluzione Francese.

"la vostra salvezza è nelle vostre mani, la vostra liberazione dipenderebbe solo da voi se riuscirete a mettervi d'accordo. Unitevi dunque uomini se siete saggi unitevi tutti se avete coraggio per liberarvi dalle vostre comuni miserie . E da voi dalla vostra laboriosità, dal vostro lavoro che nasce l'abbondanza di beni e delle ricchezza della Terra.... E' il lavoro dell'uomo che permette di trasformare la natura creando ricchezza che il popolo deve tenere per se: teneteveli per voi e per i vostri simili (i beni prodotti), non date niente a questi superbi e fannulloni.  

Non si vedono più ormai, fra coloro che detengono le più alte cariche dello Stato se non meschini adulatori pronti ad approvare i loro turpi disegni ad inseguirne gli ingiusti ordini e le ancor più ingiuste ordinanze. Tali sono nella nostra Francia i giudici e i magistrati del Regno...i quali sono capaci solo di giudicare le cause private e di sottoscrivere ciecamente tutte le ordinanze dei loro Re che non oserebbero contrastare
. Intendenti delle Province, governatori delle città, comandanti militari, ufficiali, soldati che non servono che a sostenere l'autorità del tiranno. Impiegati, controllori, gabellieri, sbirri, guardie, ufficiali giudiziari che come lupi affamati mirano soltanto a divorare la preda, saccheggiando e tiranneggiando il popolo oppresso avvalendosi del nome e dell'autorità del Re".

Jean Meslier (1664 - 1729), era nato a Mazerny (Champagne), avviato alla carriera ecclesiastica presso il seminario di Reims per compiacere ai suoi genitori, ordinato sacerdote nel 1688, diventa parroco di Etrèpigny, un paesino ai margini delle Ardenne : qui, per quarant'anni trascorre l'oscura esistenza d'un curato di campagna fino a quando non riuscendo ad ottenere giustizia in una lite con un feudatario, preso dalla disperazione decide di uccidersi (lasciandosi morire di fame) dopo aver scritto, in tre copie il suo testamento. Questo incredibile testo, materialista e ateo, comunista e rivoluzionario, è uno dei più violenti atti d'accusa contro l'Ancienne Régime e la religione cristiana gallicana (considerata il puntello della tirannide). Voltaire, nel 1762 pubblicherà degli estratti dell'opera (tralasciando gli spunti più radicali), rendendo immediatamente famoso questo prete rivoluzionario.


L'appello più che il popolo, lo raccolse la nuova borghesia, il Terzo Stato. Poi venne il resto: traumatico;  perchè non era sufficiente il "popolo", occorreva la "nazione" (diderotiana) che non si era ancora formata. 

L'epicentro di tutti i movimenti è stato indubbiamente la Francia, e qui, il ruolo che l'illuminista si dà, è quello di proporre e perseguire un'analisi critica della realtà. Interessante è il fatto che nel pensiero degli illuministi in genere prevalgano gli argomenti di filosofia pratica. La società è vagliata criticamente nella sua globalità, così che si potrebbero individuare i motivi che ne impediscono il corretto sviluppo e "rimuoverli". 
Sulla politica, la ricerca si pone in continuità con la tradizione inaugurata in età moderna da Machiavelli, che per primo concepì l'autonomia del politico; in Francia si era sviluppata in autori come Montesquieu, che giunge a teorizzare la concezione del potere tripartito così come oggi la intendiamo. Un tentativo di riformare la società lo sta già introducendolo Federico II in Prussia con il suo "dispotismo illuminato", ma questo sforzo, paradossalmente in Francia, resterà al di sotto delle necessità, ciò aprirà la strada alla Rivoluzione francese, e anche in questa i risultati non è che furono confortanti e  immediati, dovrà aspettare più di mezzo secolo; in Italia un secolo e mezzo!
 
La cosa strana è che, mentre in Francia l'opera Lo spirito delle Leggi di Montesquieu veniva sequestrata e messa all'indice (1751), in America, l'anno dopo l'opera era già negli scaffali della biblioteca della Carolina del Sud, ed ebbe un influenza feconda sui padri della costituzione degli Stati Uniti (il Federalist  scrisse "l' "oracolo" viene sempre da noi consultato e citato")
Sulla diffusione del libro siamo ben informati grazie alla ricerca di Paul Spurlin. Nel 1802 quando apparve la prima edizione stampata in America, Spurlin affermava, che la maggior parte dei capitoli erano già da anni pubblicati e così diffusi sui giornali che "se un improbabile incidente causasse la scomparsa dell'opera, la si potrebbe ricostruire con tutti gli estratti pubblicati dai giornali americani nei precedenti 50 anni".
Sull'influenza esercitata, gli americani devono molto a Montesquieu, ma l'idea della separazione dei poteri era già molto consolidata, Montesquieu li ha solo aiutati a formularla e a iscriverla nella costituzione.
Tutti gli storici oggi sono concordi nell'affermare che se fu ben accolta in America, è perchè vi ha trovato un terreno preparato. La tendenza coloniale era già verso la separazione dei tre poteri; anzi stava già pensando in grande: alla radicale separazione dei poteri del vecchio continente e dalle varie ex patrie.

Burke aveva ragione quando nel 1791 (mentre in Francia si scannavano) nel ricordare l'eccellenza della costituzione ai suoi compatrioti, e indicò il testo "tradotto" come "una delle più celebri della letteratura "inglese", ma ignoto alla maggior parte dei francesi"... (...) Montesquieu ha ammirato e ha proposto all'ammirazione dell'umanità, la costituzione dell'Inghilterra"


 
G.A.GUARNERI (del Gesu') a Cremona costruisce il suo 1° violino.

*** L'olandese ROGGEVEEN scopre l'Isola di Pasqua. Una sperduta isola immersa nello sconfinato oceano pacifico. Una zona del pianeta, dove vengono scoperti i segni di un'isolata e singolare civiltà; le gigantesche sculture presenti sull'isola  ne sono una testimonianza inquietante e affascinante.

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